{"id":11109,"date":"2023-07-28T16:04:24","date_gmt":"2023-07-28T14:04:24","guid":{"rendered":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=11109"},"modified":"2023-07-28T16:23:57","modified_gmt":"2023-07-28T14:23:57","slug":"numero2756","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=11109","title":{"rendered":"Numero2756."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>RIFLESSIONE\u00a0 SUI\u00a0\u00a0RIFLESSIVI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella\u00a0lingua italiana\u00a0un\u00a0<b>verbo riflessivo<\/b>\u00a0\u00e8 un\u00a0verbo\u00a0che, nella propria\u00a0coniugazione, \u00e8 sempre accompagnato da un\u00a0pronome riflessivo (<em>mi, ti ci, si, vi) ,viene di solito usato quando il\u00a0complemento oggetto\u00a0di una frase ne \u00e8 anche\u00a0soggetto. Permette di far ricadere l&#8217;azione sul soggetto<\/em>.<\/p>\n<p>Dal punto di vista\u00a0semantico, spesso i verbi riflessivi hanno la caratteristica di far coincidere l&#8217;<em>agente\u00a0<\/em>e il\u00a0<em>paziente<\/em>\u00a0(in italiano, il\u00a0soggetto\u00a0e il\u00a0complemento oggetto). In questo senso i linguisti usano anche i termini\u00a0<em>auto benefattivo<\/em>\u00a0e\u00a0<em>medio<\/em>.<\/p>\n<h2><span id=\"Categorie_di_verbi_riflessivi\" class=\"mw-headline\">Categorie di verbi riflessivi<\/span><\/h2>\n<ul>\n<li>Riflessivo proprio<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nelle frasi con un verbo riflessivo proprio il\u00a0soggetto\u00a0dell&#8217;azione corrisponde al\u00a0complemento oggetto. Questa categoria pu\u00f2 essere considerata l&#8217;unica e vera categoria di verbi riflessivi.<\/p>\n<p>Es. Mario si pettina (=Mario pettina se stesso)<\/p>\n<p>Es. Sara si lava (=Sara lava se stessa)<\/p>\n<ul>\n<li>Riflessivo apparente<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nei verbi riflessivi apparenti, la particella riflessiva rappresenta il complemento di termine, essendo gi\u00e0 presente un complemento oggetto.<\/p>\n<p>Es. Luigi si asciuga i capelli (=Luigi asciuga i capelli a se stesso)<\/p>\n<p>Es. Luisa si pettina i capelli (=Luisa pettina i capelli a se stessa)<\/p>\n<ul>\n<li>Riflessivo reciproco<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nei verbi riflessivi reciproci ci sono due soggetti che compiono l&#8217;azione descritta (predicato) a vicenda.<\/p>\n<p>Es. Sara e Mario si sposano (= Mario sposa Sara e Sara sposa Mario)<\/p>\n<p>Es. Elena e Laura si scrivono (= Elena scrive a Laura e Laura scrive a Elena)<\/p>\n<ul>\n<li>Riflessivo pleonastico<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nei verbi riflessivi pleonastici la particella riflessiva non ha un ruolo fondamentale, infatti se questa viene tolta, il senso della frase non varia. <strong>Questa particella riflessiva ha la funzione di rafforzare il significato del verbo esprimendo piacere o soddisfazione nel compimento dell&#8217;azione espressa dal verbo.<\/strong><\/p>\n<p>Es. Si \u00e8 mangiato una pizza (= Ha mangiato una pizza)<\/p>\n<p>Es. Si \u00e8 bevuto l&#8217;aranciata (= Ha bevuto l&#8217;aranciata)<\/p>\n<p>Es. Mi sono comprata una gonna (= Ho comprato una gonna)<\/p>\n<p>Es. Mi sono fatta un regalo per aver superato l&#8217;esame (= Ho comprato un regalo per me quale premio per il mio esame).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>N.d.R.: Ho fatto questa premessa esplicativa per introdurre il seguente mio dubbio personale riguardo a due verbi riflessivi che sentiamo tutti i giorni: sposarsi e laurearsi.<\/p>\n<p><em>Mi sono sposato<\/em>: non vuol dire che io ho sposato me stesso. Infatti, ho sposato la donna, fidanzata o compagna, che \u00e8 salita con me sull&#8217;altare o nell&#8217;ufficio del Sindaco.<\/p>\n<p>SPOSO e SPOSA<\/p>\n<p><span class=\"crit-ss\">ETIMOLOGIA<\/span>\u00a0dal latino\u00a0<i>sponsus e sponsa<\/i>, participio passato del verbo\u00a0<i>spond\u00e9re<\/i>\u00a0\u2018promettere solennemente, garantire\u2019.<\/p>\n<p>Oggi, le parole sposo e sposa suonano sempre dolci, tenere: gli sposi si chiamano cos\u00ec solo nel giorno del matrimonio o poco dopo; essi sono sempre, per definizione, \u201cnovelli\u201d. Il padre accompagna la sposa all\u2019altare, lo sposo pu\u00f2 baciare la sposa dopo la celebrazione, gli sposi sono in luna di miele nel primo mese dopo le nozze. Dopodich\u00e9, si tramutano in banali mariti e mogli. Chiamare, in seguito, il proprio coniuge \u201csposo\u201d o \u201csposa\u201d significa assurgere a vette di pura, irresistibile poesia.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, in latino gli <em>sponsi<\/em> erano tali prima del fatidico giorno matrimoniale (le <em>nuptiae<\/em>, da cui l\u2019italiano nozze): erano i fidanzati, i promessi sposi (quest\u2019uso della parola \u00e8 oggi, in italiano, obsoleto o regionale). La parola <em>sponsus<\/em>, per\u00f2, non era altro che il participio passato del verbo spond\u00e9re, cio\u00e8 \u201cpromettere solennemente, garantire\u201d. A sua volta, poi, spond\u00e9re derivava dal greco \u03c3\u03c0\u03ad\u03bd\u03b4\u03c9 (sp\u00e9ndo), che indicava anzitutto l\u2019azione di versare un liquido, poi il fare una libagione per sancire ritualmente un accordo, e infine, semplicemente, fare un patto o un trattato. Dalla stessa radice greca derivano anche <em>rispondere<\/em> (anche nel senso di \u201cessere responsabile per qualcosa\u201d), <em>corrispondere e sponsor<\/em> (che in latino era il mallevadore, il garante). Anche <em>sponsus<\/em>, peraltro, con un cambio di declinazione diventava la malleveria, la garanzia. Insomma, \u00e8 chiaro che qui si parla di accordi suggellati, e delle relative assicurazioni richieste e concesse. In una parola: affari, business.<\/p>\n<p>A tutto questo noi italiani, quando pronunciamo la parola sposa, con quel suo dolce suono spirante vita in fiore e rosei orizzonti, non pensiamo affatto. Non cos\u00ec invece gli ispanofoni, probabilmente, quando pronunciano la parola <em>esposa<\/em>. Intanto, rispetto all\u2019italiano sposa, lo spagnolo <em>esposa<\/em> non indica la fidanzata o la sposa novella (che si traducono con <em>novia<\/em>) bens\u00ec, formalmente, la moglie, la consorte. Soprattutto, per\u00f2, le <em>esposas<\/em> (solo al plurale), oltre che le mogli sono anche le manette, mentre il verbo esposar non d\u00e0 proprio adito a dubbi: significa \u201cammanettare\u201d e nient\u2019altro.<\/p>\n<p>Piacerebbe, agli inguaribili romantici, pensare che si tratti di una circostanza casuale, di una coincidenza. Ahinoi, no: la cosa \u00e8 proprio intenzionale. Lo spiritosone che ha partorito per primo quest\u2019insolente metafora intendeva precisamente abbinare spose e manette in quanto entrambe nemiche dell\u2019indomita libert\u00e0 del maschio.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che anche noi italiani non esprimiamo un concetto molto diverso con la parola <em>scapolo<\/em>, derivante dal latino <em>excapulare<\/em>, letteralmente \u201cliberarsi dal cappio\u201d.<\/p>\n<p>Quindi, anche etimologicamente,\u00a0<em>io mi sposo<\/em> sembra essere una espressione verbale impropriamente detta ed adoperata.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, chi \u00e8 preposto alla funzione di sposare qualcuno dovrebbe essere il sacerdote o il sindaco, quindi gli interessati alle nozze sembra che subiscano un&#8217;azione fatta da altri da s\u00e9.<br \/>\nAttenzione, per\u00f2! Secondo la Chiesa Cattolica, i ministri del matrimonio sono\u00a0<b>lo sposo e la sposa<\/b>. Il sacerdote, pur se presente, non \u00e8 ministro del sacramento delle nozze. Cosa questa non molto sottolineata e conosciuta a livello popolare. Sono gli sposi che, RECIPROCAMENTE, si impegnano nel contratto del matrimonio, mentre gli officianti dovrebbero limitare la loro sfera di competenza alla ratifica amministrativa. In questo senso, dunque, gli sposi si sposano, l&#8217;un l&#8217;altro, si prendono promettendosi la continuit\u00e0 della vita in comune. Io mi sposo, ancora di pi\u00f9, \u00e8 espressione impropria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Io mi sono laureato.<\/em><\/p>\n<div>\n<div class=\"dnXCYb\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-controls=\"_rb_DZJKMPNSQxc8P7sSx2AU_37\" aria-expanded=\"true\" data-hveid=\"CD0QAQ\">\n<div class=\"JlqpRe\"><span class=\"JCzEY ZwRhJd\"><span class=\"CSkcDe\">Cosa vuol dire laurearsi?<\/span><\/span><\/div>\n<div class=\"aj35ze\"><\/div>\n<div class=\"L3Ezfd\" data-ved=\"2ahUKEwjSlrKcvrGAAxVUSPEDHW5iDFsQuk56BAg9EAI\"><b>\u00c8 il riconoscimento ufficiale del compimento di un corso di stud\u00ee universitario, che in Italia d\u00e0 diritto al titolo di dottore<\/b>: conferire, conseguire, prendere la laurea.<\/div>\n<\/div>\n<div data-ved=\"2ahUKEwjSlrKcvrGAAxVUSPEDHW5iDFsQuk56BAg9EAI\">Anche in questo caso, la riflessivit\u00e0 dell&#8217;azione del verbo \u00e8 piuttosto opinabile: non \u00e8 il dottorando o laureando che laurea\u00a0 se stesso, ma \u00e8 la Commissione d&#8217;esame di Laurea che conferisce la laurea a chi ha compiuto il corso di studi, coronato dalla presentazione di una Tesi di Laurea. Quindi si dovrebbe dire pi\u00f9 propriamente: <em>ho conseguito la laurea<\/em>. Come espressione riflessiva,<em> io mi sono laureato<\/em> sembra essere auto benefattiva e pleonastica.<\/div>\n<\/div>\n<div data-ved=\"2ahUKEwjSlrKcvrGAAxVUSPEDHW5iDFsQuk56BAg9EAI\"><\/div>\n<div data-ved=\"2ahUKEwjSlrKcvrGAAxVUSPEDHW5iDFsQuk56BAg9EAI\">La\u00a0<b>laurea<\/b>\u00a0(formalmente anche\u00a0<b>diploma di laurea<\/b>) \u00e8 un\u00a0titolo di studio universitario\u00a0rilasciato da un istituto di\u00a0istruzione superiore, generalmente un&#8217;universit\u00e0, dopo aver completato l&#8217;intero ciclo di studi previsto da ogni facolt\u00e0.<\/div>\n<div data-ved=\"2ahUKEwjSlrKcvrGAAxVUSPEDHW5iDFsQuk56BAg9EAI\">La parola deriva dal\u00a0latino\u00a0<i>laurea<\/i>, femminile di\u00a0<i>laureus<\/i>\u00a0(cinto d&#8217;alloro,\u00a0<i>laurus<\/i>\u00a0in\u00a0lingua latina). Questo aggettivo poteva inoltre essere preceduto dal sostantivo\u00a0<i>corona<\/i>\u00a0e, in tal caso, indicava la corona d&#8217;alloro, il lauro imperiale o poetico.<br \/>\nIn\u00a0Italia\u00a0\u00e8 tradizione recente porre una\u00a0corona di alloro\u00a0sul capo di uno studente che ha conseguito la laurea.<\/div>\n<div data-ved=\"2ahUKEwjSlrKcvrGAAxVUSPEDHW5iDFsQuk56BAg9EAI\"><\/div>\n<div data-ved=\"2ahUKEwjSlrKcvrGAAxVUSPEDHW5iDFsQuk56BAg9EAI\"><\/div>\n<div data-ved=\"2ahUKEwjSlrKcvrGAAxVUSPEDHW5iDFsQuk56BAg9EAI\">N.d.R.: amara considerazione! Riconosco adesso, solo dopo aver scritto la presente riflessione, che i due argomenti di cui ho trattato, cio\u00e8 matrimonio e corso di studi, sono gli unici due che nella mia vita hanno avuto come risultato un &#8220;nulla di fatto&#8221;, cio\u00e8 un fallimento. \u00c8 stata una riflessione molto &#8220;riflessiva&#8221;.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; RIFLESSIONE\u00a0 SUI\u00a0\u00a0RIFLESSIVI &nbsp; Nella\u00a0lingua italiana\u00a0un\u00a0verbo riflessivo\u00a0\u00e8 un\u00a0verbo\u00a0che, nella propria\u00a0coniugazione, \u00e8 sempre accompagnato da un\u00a0pronome riflessivo (mi, ti ci, si, vi) ,viene di solito usato quando il\u00a0complemento oggetto\u00a0di una frase ne \u00e8 anche\u00a0soggetto. Permette di far ricadere l&#8217;azione sul soggetto. 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