{"id":3380,"date":"2019-06-23T13:35:37","date_gmt":"2019-06-23T11:35:37","guid":{"rendered":"http:\/\/millemotti.mooo.com\/?p=3380"},"modified":"2019-08-29T18:07:13","modified_gmt":"2019-08-29T16:07:13","slug":"numero1421-testo-completo-dal-1426-al-1421","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=3380","title":{"rendered":"Numero1421   (Testo completo dal 1426 al 1421)."},"content":{"rendered":"<p>Leonardo da Vinci \u00e8 in Francia, nel piccolo castello di campagna di Clos-Luc\u00e9, messogli a disposizione dal Sovrano francese Francesco I, suo grande ammiratore, sponsor e patrono. La localit\u00e0 \u00e8 vicino a Cloux, presso Amboise. Vi si trova in compagnia del suo fedele Francesco Melzi e del fidato domestico Batista de Vilanis. Sala\u00ec non c\u2019\u00e8. Solamente quando la salute di Leonardo peggiorer\u00e0, egli torner\u00e0 ad assistere il suo Maestro ed amante. Il 10 ottobre 1517, vengono in visita a Leonardo il Cardinale Luigi d\u2019Aragona e il suo segretario Antonio De Beatis. Nello studio di pittura, si trovano esposti tre dipinti. Uno grande \u00e8 la \u201cMadonna col bambino e sant\u2019Anna\u201d, il secondo, \u00e8 il \u201cSan Giovanni\u201d, il terzo, il pi\u00f9 piccolo, \u00e8 la \u201cGioconda\u201d. Antonio De Beatis rivolge a Leonardo la domanda: chi era la dama ritratta nel quadro e chi glielo aveva commissionato. Risponde Leonardo che si trattava di una dama fiorentina e che la committenza era del Magnifico Giuliano de\u2019 Medici. Ma questi non poteva conoscere Lisa Gherardini, perch\u00e9 in quegli anni era in esilio, lontano da Firenze. Non si parl\u00f2, dunque, di Monna Lisa Gherardini e di Francesco del Giocondo. Ma, Leonardo equivoc\u00f2, credo volutamente, sulla provenienza della dama dipinta, probabilmente perch\u00e9 Giuliano non glielo aveva mai detto e poi, anche, per depistare la curiosit\u00e0 dei visitatori, perch\u00e9 il Cardinale d\u2019Aragona apparteneva ad una casata ostile ai Medici. Cos\u00ec facendo, difese anche la privacy e i sentimenti del suo patrono Giuliano, morto da un anno.<br \/>\nQuanto riferito \u00e8 contenuto storico di una approfondita ricerca del Prof. Roberto Zapperi, che ribadisce e conferma l\u2019ipotesi, fatta gi\u00e0 diversi decenni prima (1957) dal Prof. Carlo Pedretti, il maggior esperto\u00a0 della vita di Leonardo. La figura di donna dipinta sul quadro conosciuto come \u201cLa Gioconda\u201d, non \u00e8 Monna Lisa Gherardini e il committente non \u00e8 suo marito Francesco del Giocondo. Si tratterebbe, dunque, di Pacifica Brandani? E chi pu\u00f2 dirlo?<br \/>\nQui si innesta la mia perplessit\u00e0. Leonardo avrebbe dovuto rappresentare il volto di quella gentildonna. Ma come fa il volto della Gioconda ad assomigliare a quello della Pacifica, quando sappiamo che Leonardo non l\u2019aveva mai vista e ne aveva avuto solo una descrizione sommaria da Giuliano de\u2019 Medici? Pu\u00f2 essere un ritratto somigliante al vero, se dipinto a memoria o a fantasia? Va bene essere genio, ma fino a questo punto\u2026.<br \/>\nGiuliano aveva chiesto, verosimilmente , a Leonardo di rappresentare il volto di una madre, che sorride benignamente ad un bambino orfano; doveva trasparire solo l\u2019atmosfera della serenit\u00e0 e dell\u2019affetto materno. Il piccolo Ippolito non aveva mai visto sua madre. La somiglianza con il soggetto reale non era richiesta, non era neanche un \u201coptional\u201d.<br \/>\nStando alle stupefacenti ricerche del Dott. Cotte, ci sarebbero tre dipinti sotto quello definitivo.<br \/>\nIl primo potrebbe essere il ritratto della Lisa Gherardini, iniziato e impostato con certi dati somatici, fra cui le famose sopracciglia e fossette, che non si vedono nel volto finale. Leonardo, come faceva spesso e, come dice il Vasari, non lo aveva finito. Infatti non risulta che fosse stato pagato. Ma il Maestro aveva conservato la tavola gi\u00e0 impostata. Alla richiesta di Giuliano di dipingere un volto femminile di madre, a memoria o ad immaginazione, Leonardo, \u00e8 la mia ipotesi, adoper\u00f2 la stessa tavola, apportandovi le opportune modifiche\u00a0 e inserendo anche i particolari decorativi che potessero connotare il rango di nobildonna della Pacifica Brandani. Probabilmente, ci fu ancora una ulteriore fase di ripensamento, forse dovuta ai suggerimenti che Giuliano poteva dargli sui particolari. Quindi la reimpostazione di un altro volto. Ma dopo la morte del suo patrono e committente, cosa fece Leonardo del dipinto? Non aveva nessuno a cui consegnarlo. Lo port\u00f2, allora, con s\u00e9 e continu\u00f2 a dipingerlo e ritoccarlo con infinito amore, modificando ancora una volta i particolari troppo specifici del volto precedente, ivi compresi, spilloni con perle, drappeggi decorati di stelle e quant\u2019altro, perch\u00e9 ormai aveva in mente di rappresentare per s\u00e9, e soltanto per s\u00e9, un volto che era, a lui, il pi\u00f9 caro e che lui non aveva mai guardato abbastanza: quello di sua madre.<br \/>\nCome intu\u00ec Sigmund Freud, in un suo geniale saggio sull\u2019infanzia di Leonardo, pubblicato nel 1911, il sorriso conturbante della supposta &#8220;Gioconda&#8221;, \u00e8 un ricordo di Caterina, la madre dell\u2019artista fiorentino e l\u2019unica donna che egli abbia veramente amato.<br \/>\nCome ho gi\u00e0 scritto in premessa, io non intendo qui profferire una verit\u00e0 storica inoppugnabile. Siamo nel campo dei pi\u00f9 sottili e profondi sentimenti umani, dove i fatti e i comportamenti sono meno impositivi delle sensazioni e delle intuizioni. E, una di queste intuizioni, modesta e dimessa, quanto si voglia, ma mia, mi dice che, davanti alla incertezza degli accadimenti, debba prevalere, sempre e anche in questo caso, la strada del cuore: s\u00ec, il sorriso della figura femminile del dipinto pi\u00f9 famoso del mondo \u00e8 il sorriso di una madre. Questo \u00e8 il suo valore universale e intramontabile.<\/p>\n<p>Dedicato a mia madre.<\/p>\n<p>P.S. : Chi l&#8217;ha conosciuta lo pu\u00f2 confermare. Secondo me, mia madre assomigliava, se non molto, certamente abbastanza, alla figura femminile denominata &#8220;La Gioconda&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leonardo da Vinci \u00e8 in Francia, nel piccolo castello di campagna di Clos-Luc\u00e9, messogli a disposizione dal Sovrano francese Francesco I, suo grande ammiratore, sponsor e patrono. 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