{"id":3388,"date":"2019-06-23T13:44:24","date_gmt":"2019-06-23T11:44:24","guid":{"rendered":"http:\/\/millemotti.mooo.com\/?p=3388"},"modified":"2019-06-26T15:38:34","modified_gmt":"2019-06-26T13:38:34","slug":"numero1425-testo-completo-dal-1426-al-1421","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=3388","title":{"rendered":"Numero1425   (Testo completo dal 1426 al 1421)."},"content":{"rendered":"<p>Uno dei \u201cgialli storici\u201d che pi\u00f9 mi stanno appassionando in questi tempi, \u00e8 quello che riguarda la \u201cGioconda\u201d, il dipinto di Leonardo da Vinci, ad olio su tavola di legno di pioppo di 77 X 53 cm e 13 mm di spessore, che si trova al Museo del Louvre di Parigi.<br \/>\nLa sua datazione \u00e8 imprecisata, ma copre un arco di tempo che va dal 1503-4 al 1512-13 e anni seguenti fino alla data della morte del Maestro, nel 1519.<br \/>\nVa subito detto che si tratta di un dipinto incompiuto. Da quando Leonardo cominci\u00f2 a dipingerlo, vi pose mano continuamente fino ai suoi ultimi giorni. Con grande pazienza e amorevole devozione. Vi si notano, infatti, affioramenti dei colori di base. In alto, a destra, vicino alla cornice, si nota un piccolo tratto color blu brillante, che non \u00e8 il colore del cielo, come alcuni critici scrivono, bens\u00ec il colore di fondo. Mentre il color marrone affiora, a chiazze, dietro le spalle del personaggio. Leonardo, come altri pittori, partiva dalla tavola di legno levigata, vi applicava del gesso duro, che lasciava asciugare. Poi, applicava del blu nella met\u00e0 alta e del marrone in quella bassa e, una volta seccati questi due colori di fondo, cominciava a dipingere.<br \/>\nIl quadro \u00e8 integro, non \u00e8 stato tagliato o ridotto. Si pu\u00f2 riscontrare solo una maggiore opacit\u00e0, causata da una disastrosa pulitura con solvente effettuata nel 1809 e da una successiva applicazione d\u2019una vernice che provoc\u00f2 la comparsa della finissima \u201ccraquelure\u201d oggi visibile.<br \/>\nGi\u00e0 studi radiografici avevano reso noto che, sulla tavola di pioppo, c\u2019erano almeno 3 versioni del dipinto.<br \/>\nNel 2004, lo scienziato francese Pascal Cotte, fondatore della Societ\u00e0 di Ingegneria Elettronica \u201cLumiere Technology\u201d di Parigi, ha analizzato, con la sua equipe, migliaia di immagini multispettrali, archiviato 3 miliardi di punti dati e individuato 155 elementi nascosti sotto la vernice e non visibili ad occhio nudo.<br \/>\nCotte non si lancia in interpretazioni da critico d\u2019arte, ma racconta cos\u00ec quello che ha trovato.<br \/>\n\u201cAbbiamo analizzato esattamente cosa c\u2019\u00e8 fra i vari strati del dipinto e siamo in grado di ricostruire tutta la cronologia della creazione del quadro\u201d. Ci sarebbe un primo ritratto, nascosto sotto la Gioconda che noi vediamo, che Leonardo avrebbe iniziato a dipingere nel 1503; era pi\u00f9 grande rispetto alla cosiddetta \u201cMonna Lisa\u201d, che noi oggi vediamo, pi\u00f9 grande la mano e la manica destra, pi\u00f9 grandi e orientate verso il basso le dita della mano sinistra. Poi, ci sarebbe un secondo ritratto con l\u2019aggiunta di molti dettagli stupefacenti: ampie cancellature del ritratto precedente, che sembrano eseguite con la mano destra (Leonardo era mancino naturale ma, anche, ambidestro), aghi o spilloni per sorreggere l\u2019acconciatura dei capelli e diversi elementi decorativi a forma di stella sulla veste. Le mani sono gi\u00e0 impostate e cos\u00ec la balaustra e il paesaggio, ma subiranno ulteriori trasformazioni. Gli accessori e le gioie sono proprie di un ritratto di dama facoltosa: in questo caso, sembrano corrispondere bene e riferirsi credibilmente, anche a una Lisa Gherardini, il cui marito, Francesco del Giocondo, , mercante e strozzino, era molto ricco.<br \/>\nNel terzo ritratto nascosto, lo studio di Cotte rileva come Leonardo abbia cancellato e ridisegnato alcuni contorni, stendendo un nuovo strato di fondo. Spariscono spilloni e perle, cambia la cuffia, l\u2019acconciatura dei capelli sulle spalle \u00e8 differente da quella della versione precedente e della quarta, e finale, visibile oggi.<br \/>\nModificati anche i lineamenti del volto e del naso, la veste ha pi\u00f9 volume, la bocca appare molto pi\u00f9 piccola, il collo e le spalle diverse dalla versione conclusiva; la camicia con d\u00e9collet\u00e9 \u00e8 differente dall\u2019attuale e cos\u00ec, anche, molti dettagli delle maniche.<br \/>\nUna sottolineatura particolare merita il sottilissimo velo (o veletta) di seta scura che si trova sul capo e sui lati del volto della figura femminile. Va\u00a0 ricordato che questo accessorio, nella vita comune dell&#8217;epoca, era il segno distintivo della donna in gravidanza o in puerperio e, quindi, la sua presenza \u00e8 un rafforzativo dell&#8217;ipotesi che il volto abbia a che fare con &#8220;la maternit\u00e0&#8221;.<br \/>\nPensate anche voi quello che penso io? Che, presto o tardi, il Louvre dovr\u00e0 cambiare la targhetta con il nome del personaggio dipinto? Vedremo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei \u201cgialli storici\u201d che pi\u00f9 mi stanno appassionando in questi tempi, \u00e8 quello che riguarda la \u201cGioconda\u201d, il dipinto di Leonardo da Vinci, ad olio su tavola di legno di pioppo di 77 X 53 cm e 13 mm di spessore, che si trova al Museo del Louvre di Parigi. 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