{"id":5285,"date":"2020-02-04T20:44:14","date_gmt":"2020-02-04T19:44:14","guid":{"rendered":"http:\/\/millemotti.mooo.com\/?p=5285"},"modified":"2020-02-15T15:18:54","modified_gmt":"2020-02-15T14:18:54","slug":"numero1856","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=5285","title":{"rendered":"Numero1856."},"content":{"rendered":"<p>AD\u00a0 ULTERIORE\u00a0 INTEGRAZIONE\u00a0 ED APPROFONDIMENTO\u00a0 DEL\u00a0 NUMERO\u00a0 1857<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/computerquantistico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/computer-quantistico-300x200.jpg\" alt=\"Computer Quantistico\" \/>Lo sviluppo dei\u00a0<strong>computer quantistici<\/strong>\u00a0affonda le sue origini negli anni \u201980. Fu allora che i ricercatori cominciarono ad intravedere la possibilit\u00e0 di creare un super elaboratore in grado di\u00a0<strong>sfruttare le leggi della meccanica e della fisica quantistica<\/strong>\u00a0per oltrepassare finalmente i limiti dei cosiddetti super computer, spalancando di fatto le porte ai nuovi e interessantissimi orizzonti dell\u2019<a href=\"http:\/\/intelligenzaartificiale.it\/\"><strong>Intelligenza Artificiale<\/strong><\/a>. Ad oggi, sono gi\u00e0 stati creati sistemi avanzati basati su pochi\u00a0<strong>qubit<\/strong>\u00a0(bit quantistici), ma la vera sfida di scienziati e ricercatori \u00e8 realizzare computer quantistici basati su migliaia di qubit entro pochi anni. Soltanto questa condizione consentirebbe\u00a0<strong>un vero e proprio \u201csalto quantico\u201d nella qualit\u00e0 dei calcoli<\/strong>\u00a0che un computer riesce ad eseguire. In sostanza, stiamo parlando di sistemi contenenti infiniti qubit (e non i bit utilizzati dai computer che conosciamo), capaci di effettuare\u00a0<strong>centinaia di migliaia di calcoli al secondo<\/strong>. Gli studi tuttora in corso fanno sapere che ci vorranno almeno dieci anni per raggiungere una maturit\u00e0 tecnologica tale da poter realizzare una macchina di questo genere. A contendersi la partita al momento sono Google, IBM, Intel e Microsoft, ma anche alcuni centri specializzati come quello di Harvard e il MIT (Massachusetts Institute of Technology), che si scontrano con le ingerenze di alcuni studi russi e cinesi. Di recente, anche l\u2019Unione Europea ha finalmente deciso di\u00a0<strong>investire nella ricerca<\/strong>, destinando un miliardo di euro per i prossimi dieci anni.<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 e come \u00e8 fatto un computer quantistico?<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/computerquantistico.com\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/bit-e-qubit-300x267.png\" alt=\"Bit e Qubit\" \/>Tutti i computer che usiamo si basano sulla\u00a0<strong>logica binaria<\/strong>. Ogni unit\u00e0 (il bit) prevede due possibilit\u00e0 di scelta (0 e 1) e tutte le informazioni offerte (pi\u00f9 o meno complesse) vengono elaborate con una stringa di valori composta da tanti 0 e 1.\u00a0<strong>Questo non \u00e8 il caso del computer quantistico, che punta a sfruttare le diverse propriet\u00e0 della fisica e della meccanica quantistica<\/strong>, consentendo al sistema di ragionare in maniera profondamente diversa dai computer precedenti e, quindi, non lineare.\u00a0<strong>Il bit, infatti, \u00e8 stato sostituito con il qubit, in grado di analizzare qualsiasi query o problema in maniera simultanea, anzich\u00e9 binaria<\/strong>. Il computer quantistico, pertanto, non funziona in parallelo e la sua rapidit\u00e0 non dipende da una mera questione di potenza, ma \u00e8 legata semplicemente a un\u00a0<strong>modo totalmente nuovo di elaborare le informazioni<\/strong>. Se gli attuali computer seguono le regole della fisica classica, questo non \u00e8 il caso dei computer quantistici, i quali grazie alla fisica quantistica sarebbero in grado di processare informazioni che con gli attuali sistemi richiederebbero migliaia di anni. Non si tratta di una tecnologia che dar\u00e0 vantaggi in ogni ambito, motivo per il quale i computer tradizionali non verranno accantonati. Ci\u00f2 nonostante, questo nuovo approccio lascia intravedere\u00a0<strong>possibilit\u00e0 di applicazione enormi<\/strong>\u00a0e, gi\u00e0 attualmente, esistono settori nei quali il salto sembra molto interessante. Tra questi la chimica, la fisica, la farmaceutica e la crittografia. Per adesso, queste macchine sono ancora in fase embrionale, soprattutto dal punto di vista dell\u2019hardware. Malgrado gli investimenti effettuati negli ultimi anni da molte aziende attive nel settore informatico, la sperimentazione procede ancora a tentoni. Il motivo principale sta nella\u00a0<strong>mancanza degli standard<\/strong>\u00a0e, soprattutto, nella scarsit\u00e0 di specialisti in grado di lavorarvi, essendo questi poche centinaia in tutto il mondo. Per capire come la scienza sia arrivata alla realizzazione dei computer quantistici \u00e8 necessario tirare in ballo la\u00a0<strong>Legge di Moore<\/strong>\u00a0e la miniaturizzazione dei circuiti: a partire dagli anni \u201960, si \u00e8 assistito a un miglioramento progressivo della potenza di calcolo dei Pc, incremento legato a doppio filo con la parallela e costante miniaturizzazione dei circuiti elettronici da cui deriva anche la celebre Legge di Moore.\u00a0<strong>Secondo questa regola, la complessit\u00e0 dei microcircuiti, misurata attraverso il numero di transistor presenti in un chip (il processore) e la conseguente velocit\u00e0 di calcolo, raddoppiano ogni 18 mesi<\/strong>. Tuttavia, questa legge oggi non risulta quasi pi\u00f9 applicabile e il motivo principale sta nel\u00a0<strong>raggiungimento dei limiti imposti dalla meccanica<\/strong>, che rendono molto pi\u00f9 difficile che in passato proseguire sulla strada della miniaturizzazione. Limite questo, che in un certo senso ha spalancato le porte a un\u00a0<strong>netto cambio di paradigma<\/strong>, basato sulla necessit\u00e0 di sfruttare le potenzialit\u00e0 della meccanica e della fisica quantistica, allo scopo di raggiungere una maggior potenza e fluidit\u00e0 di calcolo.\u00a0<strong>Ed ecco che i bit sono stati sostituiti dai qubit<\/strong>, non codificati medianti i simboli 1 e 0, ma relativi allo stato quantistico in cui si trovano le particelle o gli atomi impiegati. Questi ultimi\u00a0<strong>possono avere contemporaneamente valore 1 e 0<\/strong>, tra l\u2019altro in una variet\u00e0 di combinazioni tali da produrre milioni di stati quantistici differenti. Una condizione che assume significati vastissimi se pensata in relazione alla progressione matematica:\u00a0<strong>2 qubit possono avere ben 4 stati contemporaneamente, 4 qubit corrispondono a 16 stati, 16 qubit a 256 stati e cos\u00ec via<\/strong>\u00a0fino a quantit\u00e0 che nessuno strumento elettronico attuale \u00e8 in grado di immaginare. Grazie a questi sistemi le capacit\u00e0 di codifica si amplierebbero talmente tanto da poter processare informazioni estremamente complesse, come quelle che regolano l\u2019<strong>Intelligenza Artificiale<\/strong>. In poche parole, un computer quantistico sarebbe capace di elaborare nello stesso momento, in virt\u00f9 delle sue capacit\u00e0 di calcolo parallelo, diverse soluzioni per un singolo problema, anzich\u00e9 semplici calcoli sequenziali come avviene attualmente per i pc tradizionali.<\/p>\n<p>Come funzionano i computer quantistici?<\/p>\n<p>Per il momento, a frenare gli scienziati che stanno lavorando a questi sistemi, \u00e8 stata la\u00a0<strong>manipolazione controllata degli atomi e delle particelle<\/strong>\u00a0(finora realizzata con successo soltanto in presenza di pochi qubit ma mai per elaborazioni pi\u00f9 complesse, che necessitano di centinaia o migliaia di qubit). La gestione degli atomi riguarda principalmente la loro comunicazione e connessione. Inoltre,\u00a0<strong>\u00e8 fondamentale uno sviluppo parallelo degli algoritmi dedicati<\/strong>. Il funzionamento di questi sistemi avanzati si basa essenzialmente su\u00a0<strong>due delle leggi che regolano la meccanica quantistica<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li>\u201c<strong>il principio di sovrapposizione<\/strong>\u201c, da cui ha origine la capacit\u00e0 delle particelle di trovarsi in pi\u00f9 stati diversi contemporaneamente (dando la possibilit\u00e0 anche al qubit di poter essere sia 1 che 0 simultaneamente);<\/li>\n<li>\u201c<strong>la correlazione quantistica<\/strong>\u201d (<strong>entanglement<\/strong>), che indica il vincolo esistente tra due particelle e, in questo caso, due qubit; secondo tale principio, \u00e8 possibile individuare lo stato di una particella (e di un qubit) osservando quella a cui \u00e8 vincolata.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Dal punto di vista puramente pratico,\u00a0<strong>il funzionamento dei computer quantistici prevede due approcci fondamentali<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li>il primo, che avviene attraverso il\u00a0<strong>raffreddamento dei circuiti con il raggiungimento del cosiddetto zero assoluto<\/strong>(indicato con il valore di 0 gradi Kelvin, corrispondenti a -273,15 gradi Celsius). In questo modo\u00a0<strong>i circuiti funzionano come conduttori senza alcuna resistenza che interferisca sulla corrente<\/strong>; in tal caso \u00e8 possibile parlare di \u201c<strong>punti quantici<\/strong>\u201c, termine usato per indicare una nanostruttura dotata di uno speciale materiale semiconduttore, situata in un altro semiconduttore con un intervallo di energia pi\u00f9 ampio;<\/li>\n<li>il secondo metodo previsto, invece, ricorre ai cosiddetti\u00a0<strong>ioni intrappolati<\/strong>, ovvero quegli atomi e molecole dotati di una carica elettrica e intrappolati in un campo elettromagnetico. Questi atomi vengono manipolati affinch\u00e9 il dislocamento degli elettroni sia in grado di produrre una trasformazione dello stato degli ioni e di conseguenza possa funzionare come qubit;<\/li>\n<\/ul>\n<p>Seguendo tali principi,<strong>\u00a0il computer quantistico \u00e8 in grado di sfruttare i qubit per processare calcoli infinitamente complessi<\/strong>, a una velocit\u00e0 che attualmente risulta inimmaginabile (rispetto alle macchine odierne, sarebbero capaci di impiegare\u00a0<strong>secondi anzich\u00e9 anni<\/strong>, garantendo risultati nettamente pi\u00f9 affidabili). Come affermato in precedenza,\u00a0<strong>esistono ancora molti ostacoli da superare<\/strong>, tra cui la manipolazione corretta delle particelle (particolarmente fragili e volatili, proprio perch\u00e9 soggette a cambiamenti di stato repentini), la creazione di\u00a0<strong>infrastrutture hardware adeguate<\/strong>\u00a0(attualmente per il raffreddamento di questi particolari sistemi viene impiegato l\u2019elio e le macchine devono essere conservate in ambienti senza vibrazioni) e lo sviluppo di algoritmi espressamente dedicati al quantum computing.<\/p>\n<p>La storia del computer quantistico<\/p>\n<p>Murray Gell-Mann<\/p>\n<p>Il primo a pensare ad un computer basato sull\u2019uso delle particelle elementari fu\u00a0<strong>Murray Gell-Mann<\/strong>\u00a0(cui fu assegnato il premio Nobel per la fisica nel 1969). Il fisico statunitense, nel 1982, aveva gi\u00e0 intravisto la possibilit\u00e0 di sfruttare talune propriet\u00e0 degli atomi per dar vita a una tipologia innovativa di scienza informatica.\u00a0<strong>Richard Feynman raccolse le idee di Gell-Mann e introdusse il metodo della sovrapposizione degli stati delle particelle elementari<\/strong>. Tre anni dopo, nel 1985, David Deutsch dimostr\u00f2 l\u2019assoluta validit\u00e0 di queste indicazioni e lavor\u00f2 per metterle in pratica.\u00a0<strong>Nel 1998 fu realizzato il primo prototipo di computer quantistico<\/strong>. A rendere realt\u00e0 le intuizioni dei colleghi che l\u2019avevano preceduto fu il fisico\u00a0<strong>Bruce Kane<\/strong>, che realizz\u00f2 un elaboratore basato su atomi di fosforo disposti su uno strato di silicio spesso soltanto 25 nanometri. Nel 2001, IBM ha realizzato uno dei primissimi elaboratori quantistici a 7 qubit, mentre nel 2013 \u00e8 stato presentato al pubblico il computer quantistico D-Wave. Nel 2016, dopo che\u00a0<strong>IBM ha messo pubblicamente a disposizione il primo computer quantistico in modalit\u00e0 cloud<\/strong>\u00a0(Quantum Experience, dotato di un processore a 5 qubit), il governo cinese ha lanciato in orbita il\u00a0<strong>satellite Micius<\/strong>, il primo della storia ad usare standard di comunicazioni quantistiche, avviando di fatto una competizione serrata tra Cina e Stati Uniti. Nel 2017, IBM ha aggiornato i suoi elaboratori quantistici via cloud, dotandoli di\u00a0<strong>processori a 16 e a 20 qubit<\/strong>. Il primato di IBM, tuttavia, \u00e8 durato soltanto pochi mesi, poich\u00e9 nel marzo del 2018 a strapparlo all\u2019azienda informatica americana ci ha pensato\u00a0<strong>Google, con il suo nuovissimo Quantum AI Lab, dotato di un processore Bristlecone a 72 qubit<\/strong>. Sempre nel marzo del 2018 l\u2019Istituto di Fisica e di Tecnologia di Mosca ha lanciato una nuova affascinante sfida, presentando al mondo intero un articolo relativo agli sviluppi di una\u00a0<strong>connessione Internet quantistica ad alta velocit\u00e0<\/strong>, un\u2019innovazione che aprirebbe scenari inimmaginabili.<\/p>\n<p>Gli ambiti interessati: chimica, biologia, farmaceutica e crittografia<\/p>\n<p>Quantum Computing e Blockchain<\/p>\n<p><strong>Le future applicazioni dei computer quantistici cominceranno laddove le macchine tradizionali non sono in grado di arrivare<\/strong>. I computer del prossimo futuro, infatti, puntano a risolvere problemi estremamente complessi, sia definendo simulazioni basate sulle regole della natura, sia velocizzando in maniera esponenziale le operazioni richieste. Scendendo pi\u00f9 nel dettaglio, una delle applicazioni future che pare maggiormente alla portata del\u00a0<strong>quantum computing<\/strong>\u00a0sembra essere quella relativa al\u00a0<strong>settore chimico-biologico<\/strong>. In questo caso, le simulazioni possono essere utili per comprendere meglio le possibili interazioni tra le molecole da impiegare nello sviluppo dei farmaci. In futuro, potremmo produrre in maniera pi\u00f9 efficiente e aderente alle nostre esigenze prodotti quali\u00a0<strong>medicinali<\/strong>\u00a0e concimi. E per ottenere quanto appena detto potrebbero bastare processori costituiti da 100\/200 qubit. Oggi, le macchine pi\u00f9 evolute ed affidabili raggiungono i 70-75 qubit. Qualora si riuscissero a creare computer quantistici animati da migliaia di qubit, potremmo accedere a simulazioni e informazioni sempre pi\u00f9 complesse e, quindi, ad ulteriori\u00a0<strong>applicazioni in grado di abbracciare un gran numero di settori diversi<\/strong>. L\u2019altro campo interessato dalle sperimentazioni \u00e8 la\u00a0<strong>crittografia<\/strong>, ovvero la tecnologia che consente di cifrare i messaggi rendendoli incomprensibili a tutti coloro che non sono in possesso delle chiavi che permettono di renderli leggibili.<\/p>\n<p>Oltre che per cifrare meglio le proprie informazioni,\u00a0<strong>i computer quantistici potrebbero essere anche lo strumento per svelare e decifrare i messaggi di eventuali vittime o avversari. In teoria, con questi sistemi sarebbe possibile persino \u201cbucare\u201d una blockchain, oggi praticamente inattaccabili con i computer tradizionali<\/strong>. Al momento, soltanto i governi e le pi\u00f9 importanti aziende di ricerca hanno accesso ad applicazioni di questo tipo, ma \u00e8 ovvio che nel prossimo futuro andr\u00e0 messa in piedi anche una discussione relativa al tema delle competenze, onde evitare spiacevoli inconvenienti.<\/p>\n<p>I computer quantistici di IBM e Google<\/p>\n<p><strong>IBM \u00e8 stata una delle prime realt\u00e0 ad aver investito nello sviluppo del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.research.ibm.com\/ibm-q\/\">Quantum Computing<\/a><\/strong>\u00a0e nella realizzazione di computer quantistici generalisti ed accessibili a tutti. Oggi, sono disponibili sistemi da 20 qubit pronti all\u2019uso e, a breve, anche macchine dotate di processori da 50 e pi\u00f9 qubit. I sistemi IBM Q online dotati di processori da 20 qubit, a partire dall\u2019anno in corso vedranno miglioramenti nella progettazione degli stessi qubit, oltre che nel packaging, nell\u2019hardware e nella connettivit\u00e0. I\u00a0<strong>tempi di coerenza<\/strong>\u00a0(ovvero la quantit\u00e0 di tempo necessaria per eseguire i calcoli) si attestano attualmente sui 90 microsecondi. Oltre che per l\u2019elevata velocit\u00e0 di calcolo, questi sistemi di nuova generazione si differenziano anche per un\u2019eccellente affidabilit\u00e0. Su quantit\u00e0 di qubit infinitamente pi\u00f9 elevate si attestano i\u00a0<strong>computer quantistici realizzati in collaborazione da NASA e Google<\/strong>, presso uno dei poli di sviluppo informatico pi\u00f9 noti al mondo: il\u00a0<strong>Quantum Artificial Intelligence Lab in California<\/strong>.\u00a0Il dispositivo realizzato pi\u00f9 di recente prende il nome di D-Wave Two, un computer quantistico a 512 qubit derivato direttamente dal\u00a0<strong>D-Wave<\/strong>, nato nel 2011 e dotato di un processore da 128 qubit. Il D-Wave Two \u00e8 un computer quantistico in cui ogni qubit si presenta come un\u00a0<strong>circuito superconduttore tenuto a temperature bassissime<\/strong>\u00a0(circa -271 gradi Celsius), grazie all\u2019impiego dell\u2019elio e di alcuni dischi in rame che provvedono a schermare il sistema dalle interferenze elettromagnetiche e a dissipare il calore prodotto dalla macchina.\u00a0<strong>Il problema principale che i computer quantistici sono chiamati ad affrontare riguarda l\u2019ancora elevata percentuale di errore<\/strong>. Questi dispositivi funzionano a temperature bassissime e\u00a0<strong>vanno schermati dall\u2019ambiente circostante<\/strong>\u00a0in quanto i bit quantistici usati attualmente risultano ancora molto instabili e ogni genere di rumore o cambio di temperatura pu\u00f2 generare errori. Proprio per questo motivo, i qubit presenti nei processori quantistici non sono in realt\u00e0 singoli qubit, ma spesso combinazioni di bit in grado di ridurre gli eventuali errori. Un altro fattore che limita la ricerca e la produzione di sistemi super intelligenti \u00e8 relativo al fatto che<strong>\u00a0la maggior parte di questi computer \u00e8 in grado di conservare il proprio stato per meno di 100 microsecondi<\/strong>. I sistemi realizzati da Google hanno evidenziato tassi di errore ancora elevati, pari all\u20191% per quanto riguarda la lettura, allo 0,1% per i single-qubit e allo 0,6% nel caso delle porte a due-qubit. Ciascuno dei chip Bristlecone a basso errore realizzati da Google \u00e8 munito di 72 qubit. Google, oltre che sui qubit, sta lavorando anche per\u00a0<strong>migliorare la sincronizzazione di tutte le tecnologie presenti<\/strong>\u00a0in un computer di questo genere (il software, l\u2019elettronica di controllo e il processore stesso).<\/p>\n<p>Il futuro dei computer quantistici<\/p>\n<p>IonQ sta attualmente lavorando alla realizzazione di un\u00a0<strong>computer quantistico che impiega il metodo degli ioni intrappolati<\/strong>. Secondo Christopher Monroe, fisico e fondatore di IonQ, la scienza si sta attualmente concentrando su due modelli distinti, ovvero i circuiti superconduttori (la strada percorsa da IBM e Google) e gli ioni intrappolati (sui quali sta lavorando il centro di ricerca di Harvard). Facendo delle comparazioni tra i due sistemi, Monroe \u00e8 giunto alla conclusione che le prestazioni ottenute attraverso tali tecnologie siano molto simili. A fare la differenza, per\u00f2, sarebbe il\u00a0<strong>collegamento tra i qubit<\/strong>: tutti gli ioni intrappolati sono collegati fra loro mediante forze elettromagnetiche; nei circuiti superconduttori, invece, soltanto alcuni qubit sono connessi, condizione in grado di rallentare il passaggio delle informazioni. Sempre\u00a0<strong>secondo Monroe, l\u2019umanit\u00e0 potr\u00e0 salutare la comparsa dei primi sistemi dotati di migliaia di qubit entro poco pi\u00f9 di un decennio<\/strong>. Ovviamente, scienziati e ricercatori intuiranno meglio le possibili applicazioni man mano che questi sistemi verranno migliorati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"content\" class=\"site-content\">\n<div id=\"primary\" class=\"content-area\">\n<article id=\"post-8\" class=\"twentyseventeen-panel post-8 page type-page status-publish hentry\">\n<div class=\"panel-content\">\n<div class=\"wrap\"><\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<footer id=\"colophon\" class=\"site-footer\" role=\"contentinfo\">\n<div class=\"wrap\">\n<div class=\"site-info\"><\/div>\n<\/div>\n<\/footer>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AD\u00a0 ULTERIORE\u00a0 INTEGRAZIONE\u00a0 ED APPROFONDIMENTO\u00a0 DEL\u00a0 NUMERO\u00a0 1857 Lo sviluppo dei\u00a0computer quantistici\u00a0affonda le sue origini negli anni \u201980. 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