{"id":6255,"date":"2020-05-23T09:23:31","date_gmt":"2020-05-23T07:23:31","guid":{"rendered":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=6255"},"modified":"2020-07-16T08:49:21","modified_gmt":"2020-07-16T06:49:21","slug":"numero1998","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=6255","title":{"rendered":"Numero1999."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riporto, qui di seguito, una interessantissima dissertazione su un tema di vitale importanza per la democrazia, come quello della rappresentanza democratica, che per\u00f2, a mio avviso, non so se sia pi\u00f9 disatteso dai partiti politici o ignorato e sconosciuto dai cittadini elettori. Giudicate voi, dopo esservi, spero, un po&#8217; sorpresi e non annoiati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L A\u00a0 \u00a0R I L E V A N Z A\u00a0 \u00a0D E L L E\u00a0 \u00a0S C H E D E\u00a0 \u00a0B I A N C H E\u00a0 \u00a0N E L\u00a0 \u00a0 C O M P U T O\u00a0 \u00a0E L E T T O R A L E :<\/p>\n<p>I L\u00a0 \u00a0V A L O R E\u00a0 \u00a0D E L\u00a0 \u00a0D I S S E N S O.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di Ester Tanasso<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Introduzione.<\/p>\n<p>Scorrendo i risultati elettorali dal 1948 al 2006, si assiste dapprima al timido apparire e poi<br \/>\nsempre pi\u00f9 al consolidarsi del voto bianco in Italia. Con un lento ma convinto procedere,<br \/>\ninfatti, le schede bianche sono passate dalle poco pi\u00f9 di seicentomila del 1948,<br \/>\nespressione del 2,3% dei votanti, ai quattro milioni e mezzo circa del 2001, pari al 12,39%<br \/>\ndei voti scrutinati. Nel 2006, invece, in assoluta controtendenza rispetto ai risultati<br \/>\nsostanzialmente stabili e crescenti delle precedenti tornate elettorali, si \u00e8 registrato un<br \/>\ncrollo di tale dato di circa dieci punti percentuali, curioso al punto da richiedere l\u2019apertura di<br \/>\nun\u2019inchiesta da parte della magistratura.<br \/>\nIl voto bianco, dunque, appare come un fenomeno ormai connaturato alle consultazioni<br \/>\nelettorali che recentemente ha assunto dimensioni sempre pi\u00f9 rilevanti: nel 1994, nel 1996<br \/>\ne nel 2001 circa <strong>quattro milioni di italiani<\/strong> si sono espressi in tal senso. Per rendere chiaro il<br \/>\ndato, il numero coincide con i voti ricevuti alla Camera, negli anni di riferimento, di volta in<br \/>\nvolta da partiti come il PPI, la Lega Nord e Alleanza Nazionale.<br \/>\nComputata in una categoria specifica, la scheda bianca non \u00e8 per\u00f2 equiparabile al voto<br \/>\n\u201cvalidamente espresso\u201d e se ne tiene conto solo ai fini statistici della partecipazione<br \/>\nelettorale.\u00a0Come tale, viene assimilato ai voti nulli e viene letto come fosse un generico<br \/>\nastensionismo, non dissimile dal comportamento di \u201cnon voto\u201d di coloro che non vanno a<br \/>\nvotare. Di fatto, \u00e8 un voto che tace.<br \/>\nAnche l\u2019analisi del fenomeno astensionista ha risentito lungamente di questa<br \/>\nomogeneizzazione: \u201cSi suppone che schede bianche, annullate, elettori assenti al voto<br \/>\nsiano persone che \u201cvolontariamente\u201d chiedono che di loro non si tenga conto\u201d.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br \/>\nDati: Ministero dell\u2019Interno &#8211; Archivio storico delle elezioni.<br \/>\nSi considerano bianche le schede che, regolarmente munite del bollo e della firma dello scrutatore, non<br \/>\nportano alcuna espressione di suffragio, n\u00e9 segni o tracce di scrittura. Di esse deve essere presa nota nel<br \/>\nverbale oltre che, una volta vidimate e incluse in un\u2019apposita \u201cBusta\u201d, esservi allegate.<br \/>\n\u201cSi parla genericamente di \u201castenuti\u201d per indicare sia coloro che non si recano alle urne sia coloro che vi si<br \/>\nrecano ma che votano scheda bianca od annullano la scheda &#8211; terminologia che per\u00f2 \u00e8 fuorviante, poich\u00e9<br \/>\nsolo alle schede bianche ed a quelle volontariamente rese nulle pu\u00f2 attribuirsi il valore di una presa di<br \/>\nposizione politica consapevole, mentre al non votante va accreditata ordinariamente una radicale incertezza<br \/>\ne\/o indifferenza rispetto alle vicende elettorali\u201d: Chimenti C. (1983), Proviamo con la libert\u00e0 di voto, in Queste<br \/>\nIstituzioni, n.2, pag.19.<br \/>\n&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>L&#8217;astensionismo, infatti, \u00e8 stato lungamente ricondotto ad un problema di scarsa cultura<br \/>\ncivica e di marginalit\u00e0 socio-politica di alcune ristrette fasce della popolazione. Il risultato<br \/>\ndi un\u2019alienazione che, quale che fosse il suo modo di esprimersi &#8211; non arrivando ad avere<br \/>\nalcuna incidenza sul numero degli eletti &#8211; non intaccava n\u00e9 le sfere di potere, n\u00e9 i rapporti<br \/>\ndi forza tra i partiti. Senz\u2019altro una sacca critica della democrazia, dunque, ma tutto<br \/>\nsommato innocua e per certi versi comoda: non meritevole, quindi, di vera attenzione.<br \/>\nNon si \u00e8 potuto per\u00f2 nascondere che, nel tempo, il fenomeno, nel suo incrementarsi, abbia<br \/>\nassunto connotazioni vieppi\u00f9 politiche: al non voto di chi \u00e8 incapace di scegliere, si \u00e8<br \/>\naggiunto \u2013 e massicciamente &#8211; il non voto di chi si rifiuta di scegliere.<br \/>\n<strong>La ricerca sociologica pi\u00f9 accorta ha potuto, allora, distinguere dall\u2019 astensionismo da<\/strong><br \/>\n<strong>apatia che attribuisce la decisione di non votare a una forma di estraneit\u00e0 e distacco, un<\/strong><br \/>\n<strong>astensionismo di protesta che assume il significato di un atto intenzionale, compiuto da<\/strong><br \/>\n<strong>cittadini consapevoli che, in questo modo, esprimono la loro opinione.<\/strong><br \/>\nSe non \u00e8, quindi, certamente corretto dare una lettura univoca del \u201cpartito del non voto\u201d,<br \/>\noccorre, tuttavia, individuare al suo interno ragioni precise, che si concretano in<br \/>\natteggiamenti diversificati, suscettibili, come tali, di valutazioni differenti.\u00a0Ed infatti,<br \/>\ntralasciando qui di soffermarsi sulle motivazioni di coloro che non si recano alle urne, di cui<br \/>\nsarebbe azzardato interpretare gli umori, ma che senz\u2019altro delegano ad altri la loro scelta<br \/>\ne, sgombrato il campo dagli errori tecnici che caratterizzano le schede nulle, ben diversa<br \/>\nappare la condotta di chi, di fronte alle proposte dei partiti, non si sente di esprimere la sua<br \/>\npreferenza nei confronti di nessun candidato e, quindi, depone nell\u2019urna una scheda<br \/>\nbianca. E\u2019 difficile qui immaginare che il cittadino \u201cnon sappia\u201d decidersi, una volta giunto<br \/>\nal seggio elettorale. Dati, infatti, i costi in termini di tempo (raggiungimento del seggio, a<br \/>\nvolte lunghe file) che l\u2019operazione richiede e l\u2019informazione martellante della campagna<br \/>\nelettorale che lo ha accompagnato fino a quel momento, <strong>quando l\u2019elettore va a votare,<\/strong><br \/>\n<strong>presumibilmente, \u00e8 ben convinto di ci\u00f2 che far\u00e0<\/strong>.<br \/>\n<strong>Nel lasciare volontariamente in bianco la scheda, esprime quasi sempre la negazione del<\/strong><br \/>\n<strong>proprio consenso, un giudizio consapevole ed intenzionale di rifiuto, una bocciatura in<\/strong><br \/>\n<strong>risposta all\u2019offerta dei partiti ed alle loro strategie. Come tale, la scheda bianca \u00e8 un<\/strong><br \/>\n<strong>comportamento di voto in senso pieno.<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il senso del voto<\/p>\n<p>Ma pu\u00f2 essere considerato voto \u201cvalido\u201d la scheda bianca? Per rispondere, bisogna<br \/>\nchiedersi quale sia lo scopo della partecipazione elettorale e se, al suo interno, possa<br \/>\navere ragione di essere la scelta prima della preferenza, l\u2019opinione prima del consenso.<br \/>\nLe elezioni, come emerge dal dato glottologico (eligere: scegliere, electio: scelta), sono<br \/>\npreposte ad una selezione: la nostra complessit\u00e0 sociale, infatti, impone che la nostra<br \/>\nsovranit\u00e0 venga delegata ad un piccolo numero di rappresentanti. L\u2019essenziale della teoria<br \/>\nelezionistica \u00e8 di assicurare, infatti, nell\u2019effettivit\u00e0 e nel tempo, l\u2019obbligo dei governanti di<br \/>\nrispondere responsabilmente ai governati. <strong>Ci\u00f2 non avviene per\u00f2 nei termini del rapporto di<\/strong><br \/>\n<strong>mandato, posto che gli eletti non sono obbligati a conformarsi al volere degli elettori, n\u00e9 da<\/strong><br \/>\n<strong>questi possono essere destituit<\/strong>i. Ma questo non vuol dire che non sono legati da nulla. Pur<br \/>\nse il deputato non \u00e8 revocabile a discrezione dei suoi rappresentati e non \u00e8 obbligato a<br \/>\nconformarsi all\u2019incarico ricevuto, egli non \u00e8 per\u00f2 inamovibile: la temporaneit\u00e0 dell\u2019incarico,<br \/>\ncon il periodico ricorso al corpo elettorale, costringe l\u2019eletto ad una sottomissione indiretta<br \/>\ne sostanziale nei suoi confronti e lo inchioda a quella responsabilit\u00e0 verso l\u2019elettorato che<br \/>\ndefiniamo \u201cpolitica\u201d.<br \/>\nCon la partecipazione elettorale, allora, si ha che il popolo \u00e8 esso stesso parte di un<br \/>\nprocesso di competizione tra attori politici, in cui interviene, dando luogo ad una conta<br \/>\ndalla quale dipende l\u2019esclusione o l\u2019inclusione dei candidati nell\u2019organismo<br \/>\nrappresentativo.\u00a0Nel momento in cui delega la propria sovranit\u00e0, in cui sceglie i propri<br \/>\nrappresentanti, il cittadino \u00e8 realmente sovrano e ci\u00f2 che conferisce responsabilit\u00e0 e<br \/>\nquindi senso democratico alla dinamica rappresentativa \u00e8 proprio la prospettiva<br \/>\ncompetitiva.<br \/>\nIn quest\u2019ottica, pu\u00f2 avere senso il voto bianco?<strong> In effetti, il cittadino che vota in questo<\/strong><br \/>\n<strong>modo non compie un gesto eversivo e fuori dal sistema, al contrario lo ossequia: si reca<\/strong><br \/>\n<strong>alle urne e vota.<\/strong> Ora, inteso come un generico non liquet (non \u00e8 chiaro), questo gesto non ha alcun<br \/>\nsignificato, ma se \u00e8, come appare, una bocciatura, l\u2019altra possibile faccia di una scelta,<br \/>\n<strong>gioverebbe alla competizione e quindi alla democrazia se esso avesse un\u2019efficacia sui<\/strong><br \/>\n<strong>risultati elettorali.<\/strong><br \/>\nSe le proposte dei partiti, infatti, non consentono di esprimere una preferenza convinta,<br \/>\n<strong>perch\u00e8 deve \u201cchiamarsi fuori\u201d l\u2019elettore e non il candidato?<\/strong><\/p>\n<p>Se \u201cil voto \u00e8 una manifestazione di volont\u00e0\u201d, ritenere che esso esiste solo quando,<br \/>\nincardinandosi nella rappresentanza fisica, esprime un consenso, non \u00e8 forse una<br \/>\n<em>diminutio<\/em> del potere democratico di giudizio degli elettori?<br \/>\nVa osservato infatti, che mentre Governi e Parlamenti sono esposti continuamente, nel<br \/>\nloro operato, a critiche e bocciature, ci\u00f2 non avviene con riguardo all\u2019attivit\u00e0 dei partiti e<br \/>\ndelle loro segreterie, nel momento \u2013 fondamentale, in democrazia &#8211; in cui provvedono,<br \/>\ncome oggi accade, alla scelta delle candidature.<br \/>\nIn assenza di elezioni primarie previste dall\u2019ordinamento ed anzi, in presenza di liste<br \/>\nbloccate come quelle dell\u2019attuale legge elettorale, <strong>manca a monte un contrappeso<\/strong><br \/>\n<strong>democratico alle scelte dei partiti.<\/strong><br \/>\nTanto se si intenda la rappresentanza elettorale come somiglianza al corpus dei votanti,<br \/>\nquanto se la si associ al concetto di rispondenza e quindi responsabilit\u00e0, beninteso<br \/>\npolitica, verso gli elettori, <strong>ci si accorge che il voto bianco, che pure \u00e8 un\u2019opinione espressa,<\/strong><br \/>\n<strong>un parere dato, non ha nessuna corrispondenza nei risultati elettorali.<\/strong>\u00a0Se, infatti, la<br \/>\npartecipazione al voto deve dar luogo ad una rappresentanza, allo stato delle cose,<strong> l\u2019intero<\/strong><br \/>\n<strong>corpo elettorale \u00e8 effettivamente rappresentato dagli eletti? Ed \u00e8 democratico un<\/strong><br \/>\n<strong>Parlamento che non tiene conto dell\u2019opinione di una buona percentuale di elettori?<\/strong><br \/>\nVale la pena, allora, di esaminare l\u2019art. 48 della Costituzione, laddove sancisce che il voto<br \/>\n\u00e8 \u201cpersonale ed eguale, libero e segreto\u201d.<br \/>\nNaturalmente, la definizione si pone come il portato storico di una lungo percorso che ha<br \/>\nvisto, nell\u2019estensione universale del suffragio, il riconoscimento che ogni individuo fosse<br \/>\nportatore di un voto di pari valore. Tuttavia, \u00e8 lecito domandarsi se la \u201cprevisione<br \/>\nd\u2019uguaglianza sia richiesta non soltanto in partenza ma anche in arrivo\u201d, se cio\u00e8 i diversi<br \/>\n(o uguali?) comportamenti di voto debbano produrre ugualmente dei risultati.<\/p>\n<p>Dare voce al dissenso.<\/p>\n<p>Ravvisando nella competizione aperta il metodo della rappresentanza, ci sembra che<br \/>\ncompetizione vera esista solo ammettendo la possibilit\u00e0 di bocciature, che consentano di<br \/>\ninterloquire in questo modo con l\u2019operato dei partiti. Senza infatti disconoscerne il ruolo<br \/>\nstorico di sintesi e di mediazione delle istanze della societ\u00e0 civile, non sfugge come oggi<br \/>\n<strong>essi vengano troppo spesso percepiti come un potere avulso e \u201ctotalitarista\u201d, quando non<\/strong><br \/>\n<strong>semplici macchine organizzative e di propaganda.<\/strong><br \/>\nTirando le fila del nostro ragionamento, dunque, <strong>la proposta che ci sentiamo di avanzare<\/strong><br \/>\n<strong>\u00e8 quella di dare alle schede bianche, in sede di computo elettorale, la stessa rilevanza dei<\/strong><br \/>\n<strong>voti di preferenza e \u201cattribuire\u201d loro un certo numero di seggi, lasciandoli semplicemente<\/strong><br \/>\n<strong>vuoti, con la conseguenza di diminuire il numero degli eletti in proporzione al numero delle<\/strong><br \/>\n<strong>schede bianche.<\/strong><\/p>\n<p>Proviamo a calare questa iniziativa nella pratica elettorale.<br \/>\nAd esempio, nell\u2019attuale legge elettorale per la Camera dei Deputati, la ripartizione dei<br \/>\nseggi \u00e8 effettuata, sulla base di un voto di lista, in ragione proporzionale, con l\u2019eventuale<br \/>\nattribuzione di un premio di maggioranza. Pertanto viene diviso il totale dei voti validi a<br \/>\nlivello nazionale per il numero di seggi da attribuire, ottenendo cos\u00ec <strong>il quoziente elettorale<\/strong><br \/>\n<strong>nazionale<\/strong>. Si divide poi il risultato elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o<br \/>\nsingola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente cos\u00ec ottenuta rappresenta il<br \/>\nnumero di seggi da assegnare a ciascuna coalizione o alla singola lista. I seggi che<br \/>\nrimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o<br \/>\nsingole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato i maggiori resti e, in caso di<br \/>\nparit\u00e0 di resti, a quelle che hanno conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale.<br \/>\n<strong>Le schede bianche dovrebbero concorrere alla formazione di una propria cifra elettorale,<\/strong><br \/>\n<strong>assimilabile alle altre cifre nazionali di lista, da dividere per il quoziente elettorale<\/strong><br \/>\n<strong>nazionale.<\/strong> Ove tale quoziente fosse maggiore di zero, quello sarebbe il numero dei seggi<br \/>\nda lasciare vuoti. Altrimenti, guardando ai pi\u00f9 alti resti, si procederebbe all\u2019assegnazione<br \/>\ndei seggi, lasciandoli vuoti, laddove essi fossero appannaggio della \u201clista\u201d delle schede<br \/>\nbianche.<br \/>\nIl Senato della Repubblica \u00e8 eletto invece, come si sa, su base regionale. Anche qui<br \/>\nl\u2019assegnazione dei seggi tra le liste concorrenti \u00e8 effettuata in ragione proporzionale, con<br \/>\nl\u2019eventuale attribuzione del premio di coalizione regionale. L\u2019ufficio elettorale regionale<br \/>\nprocede allora ad una prima attribuzione provvisoria dei seggi alle liste e coalizioni di liste,<br \/>\nin base alla cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna di esse. A tal fine divide il totale<br \/>\ndelle cifre elettorali circoscrizionali di tutte le liste per il numero dei seggi da attribuire nella<br \/>\nregione, ottenendo cos\u00ec il quoziente elettorale circoscrizionale, senza tener conto<br \/>\ndell\u2019eventuale parte frazionaria di tale quoziente.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p><strong>Si potrebbe prevedere l\u2019espressione positiva del dissenso inserendo sulle schede un riquadro che<\/strong><br \/>\n<strong>contenga formule quali \u201cscheda bianca\u201d o \u201crifiuto\u201d marcabili con un chiaro segno.<\/strong><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per il quoziente elettorale<br \/>\ncircoscrizionale. La parte intera del quoziente cos\u00ec ottenuto rappresenta il numero dei<br \/>\nseggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o alla singola lista. I seggi che<br \/>\nrimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o<br \/>\nsingole liste che hanno ottenuto i maggiori resti e, in caso di parit\u00e0, a quelle che abbiano<br \/>\nconseguito la maggiore cifra elettorale circoscrizionale.<br \/>\nAnche al Senato si dovrebbe seguire lo stesso meccanismo di calcolo: le schede bianche<br \/>\ndovrebbero formare una cifra elettorale concorrente da dividere poi per il quoziente<br \/>\nelettorale circoscrizionale. Se il risultato fosse un numero intero o, in caso di seggi<br \/>\ninassegnati, il pi\u00f9 alto resto, <strong>si otterrebbe l\u2019effetto di diminuire il numero dei Senatori nelle<\/strong><br \/>\n<strong>regioni ove fosse maggiore il voto di protesta.<\/strong><br \/>\nE\u2019 interessante a questo punto notare cosa avverrebbe in altro tipo di sistema elettorale,<br \/>\ncome quello del maggioritario con doppio turno introdotto per l\u2019elezione diretta dei sindaci.<br \/>\nEsso si applica nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti e secondo la<br \/>\nregola della maggioranza semplice o assoluta \u00e8 dichiarato vincitore chi riceve al primo<br \/>\nturno il 50%+1 delle preferenze espresse. Nel caso di due soli candidati vince chi dei due<br \/>\nottiene pi\u00f9 voti. Se i candidati sono pi\u00f9 di due, le eventuali situazioni di stallo in cui<br \/>\nnessuno riceve i voti richiesti vengono risolte col secondo turno di votazione, al quale sono<br \/>\nammessi solo i due candidati che hanno ottenuto pi\u00f9 voti al primo turno.<br \/>\nCosa accadrebbe in questo caso se le schede bianche avessero valore?<br \/>\nCome si sa, oltre al <em>referendum<\/em>, \u00e8 questo l\u2019unico caso in cui l\u2019astensionismo ha incidenza<br \/>\nsulla consultazione elettorale. Nelle elezioni comunali, infatti, laddove vi sia stata un\u2019unica<br \/>\ncandidatura a sindaco ed i votanti non raggiungano la soglia del 50% degli aventi diritto al<br \/>\nvoto, l\u2019ente viene commissariato ed indette nuove consultazioni. Ci\u00f2 induce talvolta il<br \/>\ncandidato unico a porre in essere una seconda candidatura tecnica, proprio per<br \/>\nscongiurare il rischio di nullit\u00e0 delle elezioni.<\/p>\n<p>Nel referendum abrogativo di leggi ordinarie statali, l\u2019art.75 c.4 della Costituzione impone che i votanti<br \/>\nsiano pari ad almeno il 50% pi\u00f9 uno degli aventi diritto.<\/p>\n<p>Paradossalmente, invece, in presenza di due candidati, con le relative liste di consiglieri,<br \/>\nanche se un solo elettore si recasse alle urne, avremmo un sindaco e un consiglio<br \/>\ncomunale validamente eletti. Cosa certo non molto rassicurante per la democrazia.<br \/>\nImmaginiamo invece che i cittadini possano efficacemente votare scheda bianca in<br \/>\npresenza di due candidati non graditi. Certamente anche in questo caso al secondo turno<br \/>\naccederebbero i due candidati pi\u00f9 votati, anche se le schede bianche risultassero<br \/>\nmaggioritarie. Tuttavia, con riferimento all\u2019elezione dei consiglieri, non si vede perch\u00e9 la<br \/>\ncifra elettorale delle schede bianche non debba concorrere con quelle delle altre liste. La<br \/>\ncifra elettorale di ciascuna lista o gruppo di liste collegate, infatti, viene divisa per 1,2,3,4,<br \/>\nsino a concorrenza del numero dei consiglieri da eleggere. Si scelgono quindi, fra i<br \/>\nquozienti cos\u00ec ottenuti, i pi\u00f9 alti, in numero eguale a quello dei consiglieri da eleggere,<br \/>\ndisponendoli in una graduatoria decrescente. Posto che ciascuna lista avr\u00e0 tanti<br \/>\nrappresentanti quanti sono i quozienti ad essa appartenenti compresi nella graduatoria, la<br \/>\ncifra elettorale delle schede bianche diminuir\u00e0 in misura corrispondente al proprio<br \/>\nquoziente il numero dei consiglieri eletti.<\/p>\n<p>Conclusioni.<\/p>\n<p>Naturalmente, si obietter\u00e0 che esigenze di governabilit\u00e0 suggeriscono di non tenere conto<br \/>\ndi proposte, come questa, \u201ccorrosive\u201d delle compagini governative. <strong>Bisogna per\u00f2 chiedersi<\/strong><br \/>\n<strong>quanto queste siano legittimate ad esercitare il loro potere, quando risultino espressione di<\/strong><br \/>\n<strong>percentuali fortemente minoritarie di cittadini.<\/strong> Ove si consideri, poi, che i seggi vengono<br \/>\nassegnati sulla base della popolazione residente, in certe zone in cui l\u2019astensionismo \u00e8<br \/>\normai una componente costante e consistente del comportamento di voto, i seggi<br \/>\nfiniscono per \u201ccostare\u201d, in termini di voti validi, assai meno di quanto non accade in quelle<br \/>\ncon forte partecipazione.<strong> E questo \u00e8 un paradosso pericoloso per la democrazia.<\/strong><br \/>\nSarebbe invece opportuno, riteniamo, dare voce al dissenso e recuperare in questo modo<br \/>\nil pi\u00f9 ampio numero di cittadini alla partecipazione attiva, quanto mai necessaria in un<br \/>\nmondo che dovrebbe aspirare all\u2019inclusione di ciascuno nel gioco democratico.<br \/>\nInoltre, sarebbe un monito forte ed efficace ad una politica dei migliori, senza dimenticare<br \/>\nil non trascurabile vantaggio per le pubbliche casse, prodotto, automaticamente e<br \/>\ndemocraticamente, da un minor numero di eletti.<br \/>\nOra, nella prospettazione riguardante l\u2019elezione dei sindaci, va ricordato che l\u2019art.37 del<br \/>\nd.lgs. 267\/2000 stabilisce il numero dei componenti il consiglio comunale a seconda della<br \/>\npopolazione dei vari comuni. Accogliendo la nostra proposta, <strong>si potrebbe prevedere, con<\/strong><br \/>\n<strong>semplice modifica legislativa, che tale numero dato venga ridotto nella misura del<\/strong><br \/>\n<strong>quoziente ottenuto dalle schede bianche.<\/strong><\/p>\n<p>Pi\u00f9 temibilmente, invece, si pone il problema della compatibilit\u00e0 costituzionale di questa<br \/>\nipotesi con gli art. 56 e 57 della Costituzione, i quali fissano a 630 e 315 i membri di<br \/>\nCamera e Senato.<br \/>\nVa tuttavia rilevato che, gi\u00e0 nella scorsa legislatura, le cosiddette \u201cliste civetta\u201d hanno<br \/>\navuto l\u2019esito di lasciare alcuni seggi inassegnati, senza che &#8211; questo almeno &#8211; facesse<br \/>\ngridare nessuno allo scandalo. Paradossalmente, anzi, previsioni di questo tipo,<br \/>\npotrebbero essere un contrappunto proprio ai meccanismi pi\u00f9 criticati dell\u2019attuale legge<br \/>\nelettorale. Laddove si rendesse necessario, si dovrebbe tentare la modifica costituzionale,<br \/>\nprevedendo che il numero \u201cdei seggi\u201d dei Deputati e Senatori elettivi sia rispettivamente di<br \/>\n630 e 315., contemplando la possibilit\u00e0 che, per volont\u00e0 dell\u2019elettorato, alcuni restino<br \/>\nvuoti. Ma questi sono dilemmi che volentieri lasciamo a chi, nell\u2019auspicata costruzione<br \/>\ndella nuova legge elettorale, si vorr\u00e0 cimentare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Riporto, qui di seguito, una interessantissima dissertazione su un tema di vitale importanza per la democrazia, come quello della rappresentanza democratica, che per\u00f2, a mio avviso, non so se sia pi\u00f9 disatteso dai partiti politici o ignorato e sconosciuto dai cittadini elettori. 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