{"id":6600,"date":"2020-09-06T18:44:08","date_gmt":"2020-09-06T16:44:08","guid":{"rendered":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=6600"},"modified":"2020-09-07T17:57:32","modified_gmt":"2020-09-07T15:57:32","slug":"numero2060","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=6600","title":{"rendered":"Numero2060."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pubblicato il 19 Giugno 2012 da Antonio Santantoni.<\/p>\n<h1><\/h1>\n<h1 class=\"entry-title\">E Fabrizio De Andr\u00e9 riscrisse i 10 comandamenti<\/h1>\n<div><\/div>\n<div class=\"entry-meta\"><\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Affronto con qualche trepidazione questo ultimo appuntamento con Fabrizio de Andr\u00e9, il quale si prefigge, ora, un compito ambizioso: salire sul Sinai, per riscrivere nientemeno, che le Tavole della Legge di Mos\u00e8, umanizzandone alcune voci, abrogandone altre.<span id=\"more-1015\"><\/span><br \/>\nQuando ho pensato alle\u00a0<em>bestemmie devote\u00a0<\/em>come titolo di questa piccola serie di articoli, avevo in mente primariamente proprio le parole di questo ultimo canto: un vero manifesto della laicit\u00e0: dell\u2019uomo che non ha pi\u00f9 bisogno di Dio, anzi dell\u2019uomo che per affermare veramente s\u00e9 stesso e la propria umanit\u00e0, ha bisogno di sostituirsi a Dio. Non pi\u00f9 la tentazione dell\u2019Eden \u00absarete come Dio\u00bb, ma proprio: \u00abprenderete il posto di Dio\u00bb, sostituendovi a lui.<br \/>\nDe Andr\u00e9 come nuovo Mos\u00e8, che riscrive la Legge, ma non pi\u00f9 sulla pietra, ma sulle corde d\u2019una chitarra: come non pensare al profeta Ezechiele: \u00ab<em>toglier\u00f2 dal loro petto il cuore di pietra e dar\u00f2 loro un cuore di carne<\/em>\u00bb (Ez 11,19)?<\/p>\n<p>Intanto il titolo:\u00a0<strong>Il Testamento di Tito<\/strong>.<br \/>\nChi \u00e8 il Tito della canzone? \u00c8 Il buon ladrone secondo un vangelo apocrifo di origine araba. Dunque non il ladrone blasfemo: quello era l\u2019altro: Disma, secondo la stessa fonte.<br \/>\nTito \u00e8 quello che chiese a Ges\u00f9 \u00abricordati di me quando sarai nel tuo regno\u00bb: e per queste poche parole merit\u00f2 di sentirsi dire \u00aboggi sarai con me in paradiso\u00bb (Lc 23,43).<br \/>\nMa qui il\u00a0<em>buon ladrone<\/em>\u00a0cambia decisamente pelle. E si trasforma in un severo accusatore di Dio: seguir\u00f2 passo passo le sue accuse e le sue proposte per una revisione del testo della Legge:<\/p>\n<div><em>Non avrai altro Dio all\u2019infuori di me,<br \/>\nspesso mi ha fatto pensare:<br \/>\ngenti diverse venute dall\u2019est<br \/>\ndicevan che in fondo era uguale.<br \/>\nCredevano a un altro diverso da te<br \/>\ne non mi hanno fatto del male.<br \/>\nCredevano a un altro diverso da te<br \/>\ne non mi hanno fatto del male.<\/em><\/div>\n<p>Perch\u00e9 poi, sembra domandarsi De Andr\u00e9: che differenza farebbe? Ne ho conosciuti tanti che adorano un Dio con un nome diverso dal tuo. Non mi hanno fatto alcun male. Venivano dall\u2019Est: forse mussulmani? Loro lo chiamano Allah, ma non mi hanno fatto niente di male. Perch\u00e9 non dovremmo lasciare che ognuno adori il suo Dio? Se non ci fanno del male! Forse non son tanto gli dei a essere malvagi, quanto\u2026Lasciamo stare!<\/p>\n<div><em>Non nominare il nome di Dio,<br \/>\nnon nominarlo invano.<br \/>\nCon un coltello piantato nel fianco<br \/>\ngridai la mia pena e il suo nome:<br \/>\nma forse era stanco, forse troppo occupato,<br \/>\ne non ascolt\u00f2 il mio dolore.<br \/>\nMa forse era stanco, forse troppo lontano,<br \/>\ndavvero lo nominai invano.<\/em><\/div>\n<p>Qui De Andr\u00e9 non si accontenta di dire che pregare \u00e8 inutile, ma carica la sua critica di un\u2019ironia che arriva al sarcasmo. Anzi, ha detto: ma forse era distratto, forse un po\u2019 addormentato\u2026 Comunque il risultato non sarebbe cambiato: davvero lo nominai invano. Come dire: date retta a me: non perdeteci tempo!<\/p>\n<div><em>Onora il padre, onora la madre<br \/>\ne onora anche il loro bastone,<br \/>\nbacia la mano che ruppe il tuo naso<br \/>\nperch\u00e9 le chiedevi un boccone:<br \/>\nquando a mio padre si ferm\u00f2 il cuore<br \/>\nnon ho provato dolore.<br \/>\n(bis)<\/em><\/div>\n<p>Qui il gioco comincia a farsi duro davvero. Io non so se Fabrizio racconti qui qualcosa che \u00e8 accaduto a lui, o a un suo amico, o se parli cos\u00ec solo perch\u00e9 sa che questo pu\u00f2 accadere, anche molto pi\u00f9 spesso di quanto non si pensi. Tuttavia l\u2019attacco \u00e8 diretto: quel padre e\/o quella madre che rompono il naso al figlioletto che gli\u00a0<em>chiedeva un boccone<\/em>, fanno tanto pensare a un\u00a0<em>padre<\/em>\u00a0o\/e a una\u00a0<em>madre-padrona<\/em>\u00a0(si noti che il testo dice del\u00a0<em>loro<\/em>\u00a0non del\u00a0<em>suo<\/em>\u00a0bastone, come dire che bastonare dove essere uno sport bisex in quella casa. Chiss\u00e0 se il genovese De Andr\u00e9, che ha molto amato e praticato la Sardegna di Gavino Ledda (l\u2019autore di\u00a0<em>Padre padrone<\/em>), stava pensando a lui e alla sua storia, mentre scriveva quei versi? E come non pensare qui alle parole di Ges\u00f9, in tanto netto contrasto con tutto quanto precede: \u00abQuale padre tra voi, se il figlio gli chiede un\u00a0<em>pane<\/em>, gli dar\u00e0 una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dar\u00e0 al posto del _pesce una serpe? (Lc 11,11).<\/p>\n<div><em>Ricorda di santificare le feste.<br \/>\nFacile per noi ladroni<br \/>\nentrare nei templi che rigurgitan salmi<br \/>\ndi schiavi e dei loro padroni,<br \/>\nsenza finire legati agli altari<br \/>\nsgozzati come animali.<br \/>\n(bis)<\/em><\/div>\n<p>Confesso qualche mia difficolt\u00e0 nel fare un\u2019esegesi di questo testo non chiarissimo. Dal momento che chi parla, Tito, \u00e8 per l\u2019appunto uno dei due ladroni, non sarebbe improprio pensare che stia parlando di s\u00e9 stesso. Ma il testo si svuoterebbe di senso. Pi\u00f9 congruo forse, dato lo spirito dell\u2019intero brano, pensare che qui Tito, o meglio De Andr\u00e9, stia alludendo a qualcun altro, forse ai sacerdoti che del tempio vivono e con il Tempio si ingrassano. A meno che non sia da vederci anche qui una greve ironia: per noi ladroni, era in realt\u00e0 una pacchia entrare nei templi che rigurgitano salmi che tutti insieme, schiavi e padroni, tutti ugualmente abbindolati e contenti, elevano al Dio onnipotente, intanto che i sacerdoti se la ridono. In questa bolgia dove si vende e si compra di tutto, noi ladroni andavamo a nozze: senza rischiare n\u00e9 la vita n\u00e9 il taglio della mano.<\/p>\n<div><em>Il quinto dice non devi rubare<br \/>\ne forse io l\u2019ho rispettato<br \/>\nvuotando, in silenzio, le tasche gi\u00e0 gonfie<br \/>\ndi quelli che avevan rubato:<br \/>\nma io, senza legge, rubai in nome mio,<br \/>\nquegli altri nel nome di Dio.<br \/>\n(bis)<\/em><\/div>\n<p>Altra botta durissima per la gente del Tempio. Non c\u2019\u00e8 che dire, il grande cantautore sa picchiare duro. Su questo punto lui potrebbe anche dichiararsi pulito\u2026forse\u2026 senza colpa; o almeno si sente di poter dire d\u2019aver pescato sempre l\u00e0 dove sono solo pesci grandi. Allusione forse ai suoi ingenti guadagni, tutti perfettamente legali, certo, ma altrettanto certamente lontani da ci\u00f2 che vorrebbe l\u2019etica cristiana delle origini, secondo cui \u00e8 gi\u00e0 una cosa deplorevole guadagnare in due o tre sere pi\u00f9 di quanto un normale dipendente ha visto entrare in tasca sua in un\u2019intera vita di sacrifici e di fatica.<br \/>\nMa la botta grossa arriva solo adesso e si abbatte ancora una volta, manco a dirlo, sugli uomini del Tempio, sulla casta dei sacerdoti e degli addetti all\u2019altare. Perch\u00e9 egli tiene a far presente che lui, se anche avesse in qualche modo sbagliato, lo avrebbe fatto a suo rischio e pericolo (<em>a nome mio<\/em>): quest\u2019altri, la gente del Tempio, lo fanno sempre facendosi belli del nome di Dio.<\/p>\n<div><em>Non commettere atti che non siano puri<br \/>\ncio\u00e8 non disperdere il seme.<br \/>\nFeconda una donna ogni volta che l\u2019ami<br \/>\ncos\u00ec sarai uomo di fede.<br \/>\nPoi la voglia svanisce e il figlio rimane<br \/>\ne tanti ne uccide la fame.<br \/>\nIo, forse, ho confuso il piacere e l\u2019amore:<br \/>\nma non ho creato dolore.<\/em><\/div>\n<p>Qui l\u2019Autore ce l\u2019ha con un\u2019idea fissa della morale sessuale della Chiesa: quella secondo cui ogni abbraccio coniugale debba portare o, almeno tendere, o almeno deve essere aperto alla concezione di una nuova vita. Niente barriere artificiose alla vita. Devi lasciare alla vita di poter fare tutta la sua strada: solo cos\u00ec rispetterai il precetto divino (<em>sarai uomo di fede<\/em>). Ma tu ne hai \u201cla voglia\u201d e le tue difese traballano? Se ti fidi di questa legge sei incastrato: si\u00a0<em>la voglia<\/em>\u00a0ti passa, ma il figlio rimane; e te lo dovrai \u201csorbettare\u201d. con tutto quello che ne consegue per te. Qui il poeta-cantante non si \u00e8 fatto incastrare:e non ha rimpianti di sorta: non ha perso l\u2019occasione (ogni lasciata \u00e8 persa!) e \u00abnon ho creato dolore\u00bb (com\u2019era suo dovere).<\/p>\n<div><em>Il settimo dice non ammazzare<br \/>\nse del cielo vuoi essere degno.<br \/>\nGuardatela oggi, questa legge di Dio,<br \/>\ntre volte inchiodata nel legno:<br \/>\nguardate la fine di quel nazzareno<br \/>\ne un ladro non muore di meno.<br \/>\nGuardate la fine di quel nazzareno<br \/>\ne un ladro non muore di meno.<\/em><\/div>\n<p>Qui torna un\u2019idea che abbiamo gi\u00e0 incontrato, nel canto delle\u00a0<em>Tre Madri<\/em>, ma qui \u00e8 molto pi\u00f9 dura, c\u2019\u00e8 quasi disprezzo: \u00ab<em>Guardatela oggi, questa legge di Dio \/ tre volte inchiodata sul legno<\/em>\u00bb!!! \u00ab<em>Guardate la fine di quel nazzareno<\/em>\u00bb. Non aveva ammazzato nessuno: perch\u00e9 il Padre non lo tira gi\u00f9 dalla croce? E gli altri due non sono anche loro figli di mamma? La carne di un ladro non muore e non soffre meno della carne e delle ossa di un martire.<\/p>\n<div><em>Non dire falsa testimonianza<br \/>\ne aiutali a uccidere un uomo.<br \/>\nLo sanno a memoria il diritto divino,<br \/>\ne scordano sempre il perdono:<br \/>\nho spergiurato su Dio e sul mio onore<br \/>\ne no, non ne provo dolore.<br \/>\nHo spergiurato su Dio e sul mio onore<br \/>\ne no, non ne provo dolore.<\/em><\/div>\n<p>Qui De Andr\u00e9 deve ricordarsi delle sue ascendenze anarcoidi, e si dichiara contrario a ogni giudizio ideologico e forse non solo. Accusalo, denuncialo, testimonia in tribunale contro il ribelle, il terrorista: non meritano n\u00e9 perdono n\u00e9 omert\u00e0! Ma lui, De Andr\u00e9 non ci sta: piuttosto che dare una mano alla repressione \u00abho spergiurato su Dio e sul mio onore\u00bb. No, non me ne pento.<\/p>\n<div><em>Non desiderare la roba degli altri<br \/>\nnon desiderarne la sposa.<br \/>\nDitelo a quelli, chiedetelo ai pochi<br \/>\nche hanno una donna e qualcosa:<br \/>\nnei letti degli altri gi\u00e0 caldi d\u2019amore<br \/>\nnon ho provato dolore.<br \/>\nL\u2019invidia di ieri non \u00e8 gi\u00e0 finita:<br \/>\nstasera vi invidio la vita.<\/em><\/div>\n<p>Ancora una botta da anarchico sul desiderare una donna o la roba degli altri: due precetti, dice De Andr\u00e9 che vanno bene solo per \u201c<em>i pochi<\/em>\u201d che hanno \u201c<em>una donna e qualcosa<\/em>\u201d. Che senso avrebbe ricordarlo a chi non ha niente? Chi ha fame mangia dove trova. E poca importa se il letto dove mi aspetta una donna \u00e8 ancora caldo di chi mi ha preceduto: a me va bene lo stesso. Quanto al dolore che potrei procurare: non lo sentir\u00f2 io.<\/p>\n<div><em>Ma adesso che viene la sera ed il buio<br \/>\nmi toglie il dolore dagli occhi<br \/>\ne scivola il sole al di l\u00e0 delle dune<br \/>\na violentare altre notti:<br \/>\nio nel vedere quest\u2019uomo che muore,<br \/>\nmadre, io provo dolore.<br \/>\nNella piet\u00e0 che non cede al rancore,<br \/>\nmadre, ho imparato l\u2019amore\u201d.<\/em><\/div>\n<p>E al termine della mia giornata e della mia vita, credo d\u2019aver imparato che la vita \u00e8 tutta una violenza. Calando, la notte mi regala un po\u2019 di pace e di obl\u00eco. Potr\u00f2 ancora illudermi. Il sole va a portare la guerra altrove e io posso concentrare la mia attenzione su chi sta morendo accanto a me. Anche se non so chi sia, anche se la sua carne non duole a me, madre, io provo dolore; anzi, verso di lui provo solo piet\u00e0 e nessun rancore. Che sia proprio questo l\u2019amore? Che la Piet\u00e0 sia l\u2019altro nome dell\u2019Amore? Sarebbe facile.<br \/>\n\u00abMadre, ho imparato l\u2019amore!\u00bb. Cos\u00ec, tutto si risolve in questo grido di vittoria.<br \/>\nPS. Ma chi sar\u00e0 questa madre ? Forse non conosco abbastanza la poetica e la vita di Fabrizio de Andr\u00e9, cos\u00ec non so sciogliere questo enigma. Io per\u00f2, faccio ugualmente mio questo grido di vittoria. Io so a\u00a0<em>Chi<\/em>\u00a0pensare. E a me basta.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Pubblicato il 19 Giugno 2012 da Antonio Santantoni. E Fabrizio De Andr\u00e9 riscrisse i 10 comandamenti &nbsp; Affronto con qualche trepidazione questo ultimo appuntamento con Fabrizio de Andr\u00e9, il quale si prefigge, ora, un compito ambizioso: salire sul Sinai, per riscrivere nientemeno, che le Tavole della Legge di Mos\u00e8, umanizzandone alcune voci, abrogandone altre. 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