{"id":6874,"date":"2020-12-14T15:15:29","date_gmt":"2020-12-14T14:15:29","guid":{"rendered":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=6874"},"modified":"2020-12-14T15:41:08","modified_gmt":"2020-12-14T14:41:08","slug":"numero2118","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/millemotti.alby.info\/?p=6874","title":{"rendered":"Numero2118."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COME NACQUE L&#8217;AMORE PER DANTE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Articolo di Marcello Veneziani su IL GIORNO del 14 Dicembre 2020.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8230;. Nel sussidiario delle scuole elementari Dante era citato per la prodigiosa memoria: si raccontava in un aneddoto illustrato con Dante in meditazione su un sasso, che un passante gli aveva chiesto quale fosse il suo cibo preferito e lui aveva risposto l\u2019uovo. Tornato dopo molto tempo, il passante gli chiese \u201ccon che?\u201d \u201cCol sale\u201d rispose prontamente Dante come se ne avessero parlato poco prima. Alle scuole elementari mi trovai nel 700\u00b0 della nascita di Dante, tra le iniziative in aula magna e in classe, i quaderni della \u201cDante Alighieri\u201d, allora percepita come il veicolo linguistico-patriottico d\u2019italianit\u00e0, quasi un vaccino obbligatorio, com\u2019era l\u2019anti-tubercolosi o l\u2019anti-vaiolosa. Pi\u00f9 tardi sarebbe venuto il Dante della goliardia, dove parafrasavamo i suoi versi e perfino ci mascheravamo nei suoi panni. Poi venne il Dante romantico, amoroso e passionale, come fu rappresentato soprattutto nel secolo romantico e figurato dai poeti e dai manieristi. Quell\u2019immagine dantesca era per me consegnata a una cartolina che mia madre custodiva gelosamente, in cui condensava l\u2019amor romantico: la riproduzione di un dipinto famoso di\u00a0<strong>Henry Holiday<\/strong>\u00a0che ritraeva il colpo di fulmine del giovane Dante per\u00a0<strong>Beatrice<\/strong>: l\u2019incontro sul Lungarno, Beatrice tra le sue amiche che si volge a guardare Dante, e lui che si ferma per ammirarla con una mano sul cuore, a significare e comunicare il suo turbamento, la sua emozione. Era un Dante innamorato, concepito su misura per le romanticherie del tempo. Piaceva figurare il poeta che spasimava e soffriva d\u2019amore, come un precursore dei languori e dei corteggiatori romantici.<\/p>\n<p>Colsi solo pi\u00f9 tardi\u00a0<strong>la grandezza di Dante<\/strong>, quando alla fine del liceo lessi al mare d\u2019estate l\u2019intera Divina Commedia. Lo feci di nascosto dai professori; se l\u2019avessero scoperto, probabilmente me l\u2019avrebbero rovinato. O almeno cos\u00ec temevo. In quel tempo, infatti, erano saliti in cattedra i primi docenti venuti dal \u201968, con una preparazione mediamente scarsa, una forte refrattariet\u00e0 a tutto ci\u00f2 che era antico, classico o proveniente dalla scuola tradizionale e l\u2019ossessione di demistificare, desacralizzare, tirar gi\u00f9 dal piedistallo. Tutto andava reinterpretato in chiave ideologica d\u2019attualit\u00e0. Per giustificarne la lettura e lo studio, si sforzavano di attualizzare i classici, e Dante pi\u00f9 di tutti, liberandolo dal guscio infame del medioevo oscuro. Ai loro occhi la domanda essenziale da farsi era l\u2019attualit\u00e0 di Dante, \u201ccosa dice ai giovani d\u2019oggi\u201d. Ma questo riduzionismo, che \u00e8 poi diventato nei nostri anni un canone obbligato nel politically correct, non coglie la grandezza degli autori, la differenza dei tempi e delle culture, la ricchezza di conoscere mondi diversi e remoti. In quella pretesa c\u2019\u00e8 tutta l\u2019arroganza, l\u2019egocentrismo, la supposta superiorit\u00e0 del presente su ogni altra epoca e su ogni altro tipo di visione e di umanit\u00e0. Quel tentativo ridicolo di giudicare i grandi del passato alla luce del razzismo e della xenofobia, del sessismo e dell\u2019omofobia\u2026<\/p>\n<p>Dall\u2019altro versante non mancavano gli stucchevoli insegnanti col loro imparaticcio scolastico, che ripetevano meccanicamente formule pigre come \u201cla donna angelicata posta su un piedistallo\u201d; a noi studenti non pareva una figura divina ma un manichino dell\u2019Upim, inerte e irreale sul suo piedistallo\u2026 Quei docenti di ieri e di oggi non coglievano o non colgono che la forza di Dante non \u00e8 la sua attualit\u00e0, la capacit\u00e0 di parlare ai ragazzi d\u2019oggi, di rispondere ai nostri effimeri momenti di vita e di storia; ma la sua grandezza \u00e8 nella capacit\u00e0 di toccare temi e pensieri, fedi e ardori, speranze e disperazioni, gioie e dolori che appartengono a ogni tempo, perch\u00e9 in realt\u00e0 non appartengono in ultima istanza a un tempo o all\u2019altro, ma rinviano alla condizione umana e all\u2019eterno ritorno di tutte le cose. \u201cLo sommo desiderio di ciascuna cosa, e prima della natura dato, \u00e8 lo ritornare a lo suo principio\u201d, scrive Dante nel Convivio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; COME NACQUE L&#8217;AMORE PER DANTE &nbsp; Articolo di Marcello Veneziani su IL GIORNO del 14 Dicembre 2020. &nbsp; &#8230;. 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