da QUORA
Scrive MaxS, corrispondente di Quora
Una tragedia americana:
a capo del più potente esercito del mondo c’è un fanatico religioso.
C’è un uomo, in queste ore di fuoco in cui i missili continuano a solcare i cieli del Medio Oriente e le sorti di milioni di persone sono appese a un filo, che più di ogni altro incarna il volto inquietante di questa nuova America in guerra.
Si chiama Pete Hegseth, ha 45 anni, è il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, e prima di essere nominato da Donald Trump alla guida del Pentagono era un conduttore di Fox News, un militare della Guardia Nazionale con due missioni in Iraq e Afghanistan alle spalle, e un predicatore laico di quella che lui stesso definisce una “guerra santa” contro i nemici dell’Occidente.
Ma ciò che rende la sua figura così disturbante, così fuori da ogni canone della tradizione democratica americana, non è tanto il suo curriculum quanto le sue idee, i suoi valori, la sua concezione del potere e della fede.
Perché Pete Hegseth, come ha raccontato in un lungo articolo il quotidiano spagnolo El País, è un “fanatico religioso”.
Un uomo che vede il conflitto in Iran non come una questione geopolitica, non come una crisi da gestire con la diplomazia, ma come una crociata, uno scontro di civiltà, una battaglia tra il Bene e il Male in cui gli Stati Uniti sono chiamati a svolgere il ruolo di armati del Signore.
E non è una metafora: Hegseth ha ripetutamente dichiarato, nei suoi libri e nei suoi interventi pubblici, che l’Islam è “una religione malvagia”, che i musulmani “vogliono ucciderci”, e che la guerra al terrorismo è in realtà una guerra di religione che l’Occidente deve combattere senza esitazioni .
La sua nomina, avvenuta nel gennaio 2025 dopo una battaglia durissima in Senato (51 voti a 50, con il vicepresidente JD Vance chiamato a spezzare la parità), è stata salutata con allarme da diplomatici e analisti di tutto il mondo.
Per la prima volta nella storia, il capo del Pentagono è un uomo che considera il conflitto in Medio Oriente in termini escatologici, che vede l’Iran come il “Grande Satana” non per ragioni politiche ma teologiche, e che considera qualsiasi trattativa con Teheran non solo inutile ma empia.
E mentre i generali del Pentagono, quelli veri, quelli cresciuti nelle accademie militari e abituati a pensare in termini di rapporti di forza e di equilibri strategici, vengono messi da parte o silenziati, Hegseth detta la linea: nessuna pietà, nessuna mediazione, nessuna tregua fino alla vittoria totale.
Le conseguenze di questa impostazione si vedono ogni giorno sui campi di battaglia.
L’operazione “Epic Fury”, che ha già causato migliaia di vittime civili in Iran, è stata concepita e gestita con una logica che molti osservatori definiscono “sproporzionata”.
Non si colpiscono solo obiettivi militari, ma infrastrutture civili, centrali elettriche, impianti di raffinazione, tutto ciò che può piegare la volontà di resistenza del popolo iraniano.
E quando i cronisti chiedono conto di queste scelte, Hegseth risponde con citazioni bibliche e con quella che i suoi critici chiamano “teologia della guerra giusta”, una dottrina che trasforma il conflitto in un atto di fede.
Ma il problema non è solo la guerra in Iran.
È l’intera concezione della difesa americana che Hegseth sta riscrivendo a sua immagine e somiglianza.
I vertici militari sono stati epurati: generali e ammiragli che avevano osato criticare le sue posizioni sono stati sostituiti da fedelissimi, spesso con meno esperienza ma con le “giuste” idee politiche e religiose.
Il Dipartimento della Difesa è diventato un campo di battaglia culturale, dove la competenza conta meno della lealtà e dove la preparazione tecnica viene sacrificata sull’altare dell’ideologia.
E mentre i soldati americani muoiono in deserti lontani, Hegseth predica dai pulpiti delle chiese evangeliche, raccogliendo fondi e consensi per una guerra che non sembra avere fine.
L’opposizione democratica, naturalmente, ha sollevato più volte il caso.
Il senatore Jack Reed, massimo esponente del partito nella commissione Forze armate, ha parlato di “deriva pericolosa” e ha chiesto udienze pubbliche per valutare l’operato del segretario.
Ma con una maggioranza repubblicana compatta e con un presidente che appoggia incondizionatamente il suo pupillo, ogni tentativo di controllo è destinato a fallire.
E così, mentre il mondo guarda con apprensione a quello che succede in Medio Oriente, l’uomo che ha in mano il più potente strumento militare della storia continua a vedere la guerra come una missione divina.
Una tragedia americana, appunto.
E forse, una tragedia per il mondo intero.