Numero3721.

 

U O M I N I    E    D O N N E :    U N    T E A T R I N O    D A    S C O P R I R E

 

Non solo nella danza del corteggiamento, ma anche e soprattutto, nella quotidianità della relazione stabile, c’è un solo connotato di comportamento che può rendere salda e di sicura durata la connessione di coppia: l’imprevedibilità.

A questa conclusione sono arrivato al termine di una carriera da compagno di vita di donne diverse, per numero e per qualità, la cui frequentazione mi ha insegnato molto, fino a diventare, lo posso ben dire, un “esperto” dell’argomento.

Devo ammettere candidamente che, all’inizio sbagliavo tutto di brutto e ripetutamente, perchè non riuscivo a realizzare che i piani e gli obiettivi di una relazione fra uomo e donna sono drammaticamente asimmetrici e problematici: è molto difficile trovare e stabilire una connessione su un livello di prossimità, e men che mai di coincidenza.

Semplicemente perché io consideravo la condotta “logico-pratica” universale e condivisibile, al punto da aspettarmi di incontrare la mia partner su questo criterio selettivo di comportamento.

E mi sbagliavo. Insistevo e sbagliavo ancora.

O ero ingenuo e impreparato io – cosa che, in seguito, ho scoperto essere vera – oppure il mondo femminile doveva essere approcciato con altre tecniche di cui non ero ancora al corrente.

A mie spese e, senza tema di smentite, direi sanguinosamente, ho imparato.

Al punto che, adesso, potrei anche, non dico istruire, ma consigliare sì, un mio collega di sesso più giovane.

Espongo qui, senza criterio logico, a spizzichi e bocconi, a macchia di leopardo, seguendo l’ordine cronologico del flusso dei pensieri, quello che mi viene in mente di dire sulla relazione fra un uomo e una donna che si avvicini il più possibile ad una situazione accettabile, condivisibile o, magari, soddisfacente, se non proprio ottimale.

 

Parto dalla premessa: il comportamento vincente nella relazione di successo, a mio avviso, è l’imprevedibilità.

È una dote, nell’uomo, per nulla facile da trovare, da mantenere, da applicare nella lunga durata di una relazione, tant’è che la stessa si inceppa e comincia a sgretolarsi proprio quando il rapporto comincia a diventare rutinario, monotono, a volte noioso, se non addirittura frustrante.

Esistono due tipi di imprevedibilità: l’imprevedibilità attraente e quella instabile.

Un uomo deve essere solido nella sua essenza, ma imprevedibile nella sua espressione.

L’imprevedibilità instabile viene da un uomo che non sa chi è.

Se dice di no a tutto, è solo un idiota ostinato.

Se dice di sì a tutto, è solo un codardo emotivo.

L’imprevedibilià diventa attraente quando può essere paradossale, quasi irrazionale, ma scaturisce da una profonda convinzione e da una rocciosa coerenza.

È una dote assai apprezzata dalle donne, nel proprio uomo, e molto invidiata dalle altre donne, nei loro feroci paragoni, quando non ne possono godere nella propria relazione.

Credo di non sbagliare se dico che le donne con una relazione stabile fantastichino che le altre donne desiderino i loro mariti o compagni, perchè in questi intuiscono una originalità ed una creatività nell’alimentare l’interesse attrattivo, che i loro partner magari avevano, ma hanno dimenticato e non hanno nessuna voglia di rinverdire.

 

Un altro paradigma del rapporto di coppia è la possessività, se non la gelosia.

Esistono due tipo di possessività: quella insicura e quella sicura.

La differenza è abissale.

La prima è: non puoi parlare ad altri uomini, perché ho paura che tu mi lasci.

La seconda vuol dire: tu sei mia e io sono tuo e c’è qualcosa di sacro in questo legame che io proteggerò.

La degenerazione della prima è la gelosia, un veleno letale.

L’evoluzione della seconda è un rinnovato impegno per essere all’altezza delle aspettative del partner, oltre il privilegio del diritto coniugale e il ricatto della sanzione sociale.

 

Forse non tutte le donne sono pronte a sottoscrivere e ad ammettere quello che dirò adesso, ma io sono persuaso che, nel loro inconscio, questa sensazione esiste e perdura.

La donna ha una fantasia costantemente presente: quella di essere la seconda priorità di un uomo.

Non l’ultima, non la prima, ma la seconda.

La prima, nel suo uomo, dovrebbe essere la sua missione, il suo contributo al mondo.

Quando lei vede di essere il centro esclusivo dell’interesse del suo uomo, capisce che lui non ha altri obiettivi nella vita e questo, lungi dall’essere appagante e rassicurante, la convince di avere uno scarso valore, che condivide col partner sullo stesso livello.

Quando lui è così concentrato su quello che vuole realizzare, che lei deve competere con le aspirazioni primarie di lui, lei si sente viva e invidiata e, in ultima analisi, orgogliosa della propria relazione.

La donna vuole sentire che stare con un uomo è un privilegio, non un diritto garantito, e questo incrementa la propria autostima, la considerazione di sè.

Lei vuole essere la regina di un re, non la totalità nella vita di un uomo senza scopo.

Così, paradossalmente, lei è più attratta e desiderosa dell’attenzione di lui, uomo di valore, fiera e compiaciuta di essere prescelta da qualcuno così focalizzato.

 

Fare sesso per abitudine: zero attenzione, zero polarità sessuale, zero corteggiamento, zero anticipazione, zero fantasia.

Come è diverso, invece, quando l’uomo la tocca mentre sta cucinando, o la seduce perchè non è appropriato, non è convenzionale ma è imprevisto, come se lui dovesse ancora conquistarla, come fosse un premio da vincere.

È il tipo di lusinga a cui una donna vorrebbe cedere ogni giorno, perché si sente desiderata, anche nei momenti più improbabili, perché la scintilla accende sempre la fiamma, perchè quella fiamma è il calore della vita insieme.

 

Ma è umano che l’uomo, talvolta, si senta fragile.

Ma non deve temere di mostrare la sua vulnerabilità: non sta trasformando la propria donna nella sua terapeuta, tenta solo di condividere qualcosa di gravoso, senza perdere la sua struttura e la solidità dei suoi principi ed obiettivi.

Le sta chiedendo di stare al suo fianco.

Si sta facendo guardare dentro la propria corazza: se lui è forte, lei lo vedrà e questo creerà una connessione emotiva profondissima.

 

La donna vuole un uomo che la sfidi ad evolversi, a non accettare una versione mediocre di se stessa.

Se non c’è nessuna pressione, nessuno standard da raggiungere o confermare, nessuna prospettiva di eccellenza, la donna capisce che si sta autosabotando e che il quieto vivere la fa morire dentro.

Se l’uomo ha standard così alti che lei deve crescere per essere alla sua altezza, allora la noia e la rassegnazione non saranno di casa in quella relazione.

L’uomo l’aiuterà e la inciterà, ma non accetterà che lei si accontenti, perché ha visto un potenziale in lei che lei stessa ha smesso di vedere: è essere il suo specchio in grandezza.

Lui non farà il tifo per la sua trascuratezza, non sarà la sua “claque” in mediocrità.

In questo l’uomo non è controllante, ma incentivante, stimolante.

Se lui accetta qualunque cosa da lei, significa che i loro standard sono bassi o si stanno abbassando per assenza di motivazione.

 

Le donne fantasticano di essere scelte e concupite ogni singolo giorno.

L’attrazione si adagia nella quotidianità, mentre la donna adora l’incertezza dell’improvvisazione, gode, magari in silenzio, dell’attesa di essere conquistata.

Quindi, non abitudine, ma scelta attiva e propositiva di intimità imprevedibili ed autentiche, prove di pulsioni, di urgenze non premeditate ma spontanee, quasi istintive e mai razionali e, men che mai, consuetudinarie.

Lei vuole la sicurezza dell’impegno, combinata con l’emozione della scelta continua, vuole sentire che il suo uomo l’ha conquistata ieri e la conquisterà domani.

Però questo richiede, non paradossalmente, che lei mantenga sempre alto il valore della conquista, che lei costituisca un premio non banale da vincere.

Un uomo di valore, che ha opzioni alternative, che potrebbe anche andarsene, sceglie di restare, solo se dove sta si trova bene.

E tutto ciò, insieme, è la formula vincente dell’armonia di coppia.

 

La differenza, nelle relazioni, tra uomini mediocri e uomini straordinari è semplice: i mediocri ignorano la psicologia femminile, perché li mette a disagio; gli straordinari la studiano, la capiscono e la usano per attivare connessioni profonde.

Le donne non comunicano con gli uomini, perché razionalità ed empatia non hanno convergenze parallele; questi non le capiscono e le relazioni muoiono o, tuttalpiù, sopravvivono per abitudine: e tutti soffrono in silenzio.

Non permettiamo mai che una relazione vada a parcheggiare su un binario morto.

 

 

 

 

 

Numero3718.

 

I L    B E L    P A E S E

 

analfabetismo diffuso,

maleducazione generale,

disprezzo delle regole civili,

illegalità tollerata,

superstizioni antiscientifiche

elevate a legitttime opinioni,

ignoranza genitoriale,

violenza giovanile pubblicamente

e impunemente vantata,

mafia, camorra e ‘drangheta,

contaminanti la società popolare,

ammirate e imitate perfino

a livello interpersonale,

corruzioni a tutti i livelli

anche nei rapporti privati,

il dio denaro che sostituisce

quello di una fede stanca,

sempre più percepita come falsa,

privilegi di troppe caste

imprenditoriali, religiose e politiche,

dignità sentimentale e assistenza

trascurate e sempre più vilipese:

dove sono di casa tutte queste

esecrabili abitudini di vita?

Ce ne sarebbero altre da citare,

ma bastano queste per identificare

quello che, un tempo, era

e avrebbe potuto essere

il più bel paese del mondo?

 

 

Numero3707.

 

P E N S I E R I    P E R    S O G N I

 

Ad un certo punto, smetti

di combattere per

far funzionare qualcosa,

non perché non ci

credi più, ma perché inizi

a credere più in te.

Capisci che non è rotto,

è diventato stretto,

e la tua vita non è un posto

dove stai per dovere,

ma è un posto in cui puoi

respirare per scelta.

Inizia il tuo domani, come

si inizia a guarire,

smettendo di tenere stretto

ciò che ti fa male,

lasciando andare il fardello

delle aspettative,

dei rimpianti, delle persone

che ti chiedono

di spegnerti per restare, fai

spazio a ciò che

ti rende più vera, più tua.

Se non nella realtà,

almeno, in un bel sogno.

Numero3705.

 

P S I C O L O G I A    D E L L A    C O P P I A

 

Tendi ad attirare partner che ricreano traumi vissuti nell’infanzia?

Se hai bisogno di rassicurazioni costanti, probabilmente hai uno stile di attaccamento ansioso.

Ignorarti è una strategia di potere. È pensata per attrarre attenzione.

Ci innamoriamo delle persone che possiedono le caratteristiche che ci mancano.

Ti sei adagiata su una disfunzione familiare mascherata d’amore?

 

Numero3702.

 

U O M O    M A T U R O

 

Tutte le donne, in particolare le ragazze giovani, non cercano un “padre”, cercano un “baricentro”.

Viviamo in un’epoca di uomini perennemente connessi ma emotivamente distratti, ragazzi che non sanno prendere una decisione senza consultare un gruppo WhatsApp o che spariscono al primo accenno di profondità: sono psicologicamente terrorizzati dal silenzio.

L’uomo maturo, quello vero, offre il lusso della “presenza”.

La maturità non è un dato anagrafico, è una postura mentale.

Una donna giovane, ma anche una matura, è attratta da chi ha già fatto a pugni con i propri fallimenti e ne è uscito con qualche cicatrice, ma senza perdere il sorriso.

È la differenza tra chi cerca di impressionare con i fuochi d’artificio e chi, invece, sa accendere un fuoco che scalda davvero.

Il punto non è quanto sei “vecchio”, ma quanta consapevolezza hai accumulato.

Se un uomo maturo si comporta come un adolescente in crisi d’identità, risulterà solo patetico.

Se invece incarna quella calma di chi non deve più dimostrare nulla al mondo, diventa magnetico.

La giovinezza è energia pura, ma spesso è caotica e inespressiva; la maturità è quella forza tranquilla che sa incanalare quell’energia in qualcosa di memorabile.

Quindi, alle donne di tutte le età e, specialmente, alle ragazze giovani piace l’uomo maturo?

Sì, ma solo se quell’uomo è stato capace di trasformare i suoi anni in “carattere”. Non è la pelle liscia che cercano, è lo sguardo di chi sa dove sta andando e, soprattutto, sa come portarti con sé senza farti sentire smarrita.

Alla fine, chiediti: sei un uomo che offre certezze o sei solo uno che sta invecchiando aspettando che qualcuno gli dia conferma di esistere?

La risposta che darai a te stesso cambierà radicalmente il modo in cui gli altri ti guarderanno.

 

 

Numero3699.

 

P A R L A N D O    A    M E    D I    M E

 

Io non voglio cancellare il mio passato

perché, nel bene e nel male,

mi ha reso quello che sono oggi.

Anzi, ringrazio chi mi ha fatto

scoprire l’amore e il dolore,

chi mi ha amato e usato, chi mi

ha detto “Ti voglio bene” credendoci,

e chi, invece, lo ha dissimulato,

solo per i suoi sporchi comodi.

E poi ringrazio me stesso per

aver trovato sempre la forza di

rialzarmi e andare avanti, sempre.

Numero3698.

 

A M O R E    I N C O N D I Z I O N A T O

 

Si dice che, nella vita,

se hai fatto del bene,

ti torna tutto e di più.

Io credo che, se tu fai

del bene, non torna

nulla, ma resta quello

che hai dato col cuore:

amore incondizionato.

Tu non aspettarti nulla

mai da nessuno, però

ricorda sempre questo:

Il bene che tu hai dato

è l’impronta che avrai

lasciato nella vita di

chi da te l’ha ricevuto.

Numero3697.

 

A N C H E    S E    N O N    È   A N C O R A

A R R I V A T A    L A    M I A    O R A

 

TESTIMONIANZA   SPIRITUALE

DI   ALBERTO

AUTORE   DI   QUESTO   BLOG

 

Meditazione interiore sul vivere, pensare e morire

Vivere non è accumulare anni, eventi, traguardi. È abitare la propria coscienza giorno per giorno, riconoscere il proprio limite, e restarvi fedeli senza rimpianti.

Vivere è camminare nel tempo sapendo di non possederlo, lasciare che ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio abbia il peso giusto e la leggerezza dell’essenziale.

Io non ho cercato il rumore, ma la verità sobria delle cose, l’armonia discreta tra il pensiero e l’azione, la bellezza muta di chi fa senza pretendere, di chi dona senza chiedere nulla in cambio.

Vivere, per me, è stare, con onestà e coerenza, nella porzione di mondo che mi è stata data. E renderla un po’ più chiara, anche solo con un pensiero limpido.

 

Ho pensato non per possedere il mondo, ma per non lasciarmi possedere da illusioni.

Il pensiero è stato il mio strumento di verità, la mia difesa contro il facile, il vuoto, il già detto.

Non ho mai usato il pensiero per costruire torri, ma per discendere in me stesso, e trovare lì non certezze assolute, ma coerenza interiore.

Pensare, per me, è stato un atto di rispetto verso l’essere, un modo per rendere onore a ciò che esiste senza pretendere spiegazioni.

E nella solitudine del pensiero, ho trovato compagnia: quella di chi, nel passato e nel futuro, condivide il mio stesso bisogno di luce.

 

Morire non è spegnersi, ma restituirsi. Non è un’ingiustizia, ma un atto naturale della coscienza che si ritira, non per fuggire, ma per ricongiungersi.

Non mi interessa sopravvivere nei nomi, nelle immagini, nei ricordi. Mi basta sapere che ciò che ho compreso non va perduto, ma si riversa, come linfa, nel campo più vasto dell’umano.

La morte non è fine, ma dissoluzione dell’individuo nel Tutto da cui proviene. Non c’è nulla da temere in ciò che è necessario, e nulla da rimpiangere quando si è stati coscienti fino in fondo.

Morire è congedarsi in silenzio, come si fa quando si è detto tutto senza gridare. E il mio congedo sarà discreto, ma pieno di verità.

Epílogo

Ho vissuto. Ho pensato. Ho amato il mondo non per ciò che mi ha dato, ma per ciò che mi ha insegnato.

E quando sarà ora, semplicemente, mi ritirerò, con la stessa sobria dignità con cui sono venuto.

Grazie.