Numero3794.

 

APPUNTI  SPARSI

 

Da una conferenza del Prof.  Umberto Galimberti su YouTube.

 

Quando io credo vuol dire che non so. E solo per questo dovrei essere umile.

La verità appartiene al sapere.

La fede appartiene alla volontà di credere.

La cultura cristiana dà un’identità ed un’appartenenza (chiesa vuol dire comunità), ma non dà nessuna verità razionale.

La fede è un scrificio dell’intelletto, è un prodotto della volontà.

Perciò si crede “cum timore et tremore multo” e la fede dovrebbe essere sempre accompagnata dal dubbio: il cardinale Martini diceva “Io credo ma col dubbio accanto”.

Le chiese sono diventate le tombe, i sepolcri di Dio (Friederick Nietzsche).

2 + 2 = 4 è una verità: la so.

Ma se Cristo è risorto non lo so: lo credo.

La fede parla delle “invisibilia” cioé delle cose che non si vedono. E queste non si sanno, non si conoscono.

Tutte le religioni monoteiste sono fondamentaliste.

Quando si sente parlare di “dialogo ecumenico” si deve diffidare perché si tratta di espressione di ipocrisia.

Se io ritengo di detenere la verità assoluta, come faccio a parlare con gli altri, se soltanto io la possiedo?

E se sono un credente, come faccio ad avere una verità dubitosa?

È una contraddizione terribile.

Dialogo = guerra (dia = massima distanza tra le parti che si deve attraversare).

Tu hai un “logos” ((discorso, parola, ragionamento), io ne ho un altro: per questo ci incontriamo in una discussione che è una guerra di parole.

Si tratta di una guerra che non avrà vincitori: se ce ne sarà uno, il soccombente sarà schiavo per sempre.

 

 

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