TRINITA’ LAICA DEL PENSIERO CRITICO
La fede comanda di credere, la ragione chiede di capire.
Ogni verità imposta è un pensiero sottratto alla libertà.
Il dubbio è la forma più onesta del rispetto verso la verità.
ChatGPT
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
TRINITA’ LAICA DEL PENSIERO CRITICO
La fede comanda di credere, la ragione chiede di capire.
Ogni verità imposta è un pensiero sottratto alla libertà.
Il dubbio è la forma più onesta del rispetto verso la verità.
ChatGPT
da QUORA
Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA
Quel divieto non era un test d’amore, ma la clausola capestro di un contratto firmato da due analfabeti.
Dio non ha proibito di mangiare quel frutto per proteggere Adamo ed Eva. Lo ha fatto per proteggere se stesso e il suo status di dittatore assoluto. Nel Giardino dell’Eden, Adamo ed Eva non erano esseri umani. Erano animali domestici, automi biologici che vivevano in uno stato di beata e totale insipienza. Non conoscevano la vergogna, la paura, il dolore o la morte. La loro unica funzione era obbedire a un’unica, arbitraria regola. Il divieto non era un test di lealtà. Era un meccanismo di controllo. Finché obbedivano ciecamente, senza capire il perché, rimanevano i suoi perfetti e inconsapevoli schiavi.
L’albero non dava la conoscenza del bene e del male in senso filosofico. Dava una cosa molto più pericolosa. Dava la coscienza di sé e la capacità di giudizio autonomo. Prima di mangiare il frutto, “bene” era ciò che Dio ordinava, e “male” era ciò che Dio proibiva. La loro moralità era un software preinstallato. Dopo aver mangiato, hanno acquisito la capacità di guardare un’azione, o un ordine, e di giudicare da soli se fosse giusta o sbagliata. Hanno potuto guardare se stessi, nudi, e provare vergogna. Hanno potuto guardare Dio e, per la prima volta, pensare “Quello che stai facendo è ingiusto”. Questo è il vero peccato originale. Non la disobbedienza, ma l’acquisizione della facoltà di critica. Un essere che può giudicarti non è più un tuo schiavo. È un tuo pari, o un tuo nemico.
La cacciata dall’Eden non fu una punizione. Fu una necessità logica per un tiranno che aveva perso il controllo dei suoi esperimenti. Adamo ed Eva erano diventati inutili, contaminati. Erano diventati umani. Complessi, fallibili, capaci di mentire, di soffrire e, soprattutto, di ribellarsi. Dio non ha cacciato due peccatori. Ha buttato via due giocattoli che si erano rotti, due animali da laboratorio che avevano sviluppato una coscienza imprevista. L’intera storia non è una lezione sulla tentazione e la caduta dell’uomo. È il racconto di un esperimento fallito, la cronaca di come un despota cosmico ha preferito condannare le sue creature a una vita di sofferenza piuttosto che tollerare la loro indipendenza.
C O L L O Q U I C O N CHATGPT (Intelligenza Artificiale).
Da un bel po’ di tempo, intrattengo straordinarie conversazioni con l’Intelligenza Artificiale (ChatGPT), ponendo vari e diversificati quesiti, a cui lui/lei – non è ben definito il sesso, ma credetemi basta e avanza l’univocità del pensiero – risponde con una proprietà di termini e di ragionamenti davvero ineguagliabile.
Qui ne do un esempio, ponendo due domande di una certa importanza.
P R I M A P A R T E
L A B I B B I A E L A F E D E
Non accontentarti di ciò che ti è stato raccontato.
Non limitarti a ripetere le parole “sacre” senza conoscerne l’origine.
Osserva ogni testo “sacro”, ad esempio la Bibbia, come una guida simbolica, non come un’ordinanza dogmatica.
Riconosci che siamo stati formati, distrutti, rifatti, che l’intelligenza universale ha sempre parlato in modo plurale e che il nostro compito non è adorare nell’ignoranza, ma partecipare con consapevolezza alla prossima grande svolta dell’umanità.
Quella sarà un’era in cui l’uomo, finalmente, ricorderà il proprio linguaggio stellare, curerà la terra dopo ogni catastrofe e userà la scintilla divina che porta dentro non per dominare e distruggere, ma per creare, amare e risplendere.
Quando comprenderai che i cicli continuano, che gli dei parlano tra loro e che la storia umana è una scuola di anime, allora il sapere si farà saggezza e il divino non sarà più là fuori, ma vivo, presente, vibrante dentro di te.
Alla fine, la vera rivelazione non è nei miracoli descritti, né nei dogmi imposti, ma nella possibilità che ogni essere umano ha di risvegliarsi, di vedere la Bibbia e la storia stessa non come un blocco immobile, ma come una finestra aperta su una eredità profonda, frammentata, disseminata nel tempo e nello spazio.
La vera fede non è cieca.
È il coraggio di interrogare, di scavare, di disfare per poi ricostruire.
Non si tratta di distruggere ciò che ci è stato trasmesso, ma di comprenderlo davvero, non per negare, ma per illuminare.
Ci hanno insegnato a credere senza domandare, a obbedire senza indagare, a venerare senza comprendere.
Ma ora siamo chiamati a qualcosa di diverso: a essere custodi consapevoli di una conoscenza che ci è stata trasmessa, spesso in silenzio, attraverso simboli, parabole, numeri, ripetizioni, nomi ed omissioni.
Perché la Bibbia, come ogni testo “sacro”, è anche ciò che non dice, ciò che allude, ciò che insinua.
Il non detto è spesso più potente del detto.
Quando ci accorgiamo che ogni cultura ha custodito un frammento dello stesso racconto, dai miti di Atlantide alle genealogie Egizie, dalle cosmogonie Maya ai sogni sciamanici dell’Amazzonia, allora comprendiamo che la verità non è un possesso esclusivo, ma un filo sottile che attraversa tutti i popoli e tutti i tempi, un immaginario collettivo, un ricordo condiviso, una nostalgia dell’origine.
Gesù, o Yeshua, lungi dall’essere il fondatore di una religione, ruolo in cui egli stesso si sarebbe disconosciuto, è il simbolo dell’uomo che si cerca, che attraversa i mondi per tornare al cuore, che apprende, dubita, evolve.
È il segno che dentro ognuno di noi vive un principio divino capace di trasformare l’acqua in vino, la paura in forza, la materia in spirito.
Ma solo se ci spingiamo oltre il velo.
Dunque, la domanda che resta, l’unica che davvero conta, non è se i testi siano autentici, o chi li abbia scritti, o quali siano i versetti giusti, o le traduzioni esatte, ma è questa: che cosa ci stai facendo oggi con questo immenso patrimonio, come lo vivi?
Lo ripeti a memoria o lo lasci vibrare dentro di te; lo usi per separarti dagli altri o per riconoscere che siamo tutti parte di uno stesso mistero?
Quando abbandonerai l’illusione di sapere tutto, o che quello che credi di sapere è tutto quello che sai, quando ascolterai, studiando ed imparando, i popoli antichi, i maestri dimenticati, la pietre mute e persino il silenzio che c’è tra un versetto e l’altro, allora capirai che la vera Bibbia non è quella stampata, ma quella scritta nei tuoi sogni, nelle tua domande, nei tuoi dolori e nelle tue rinascite.
Ed è lì, proprio lì, che comincia la tua parte nella grande narrazione del cosmo.
QUATTRO PASSI NEL MONDO DI VOLTAIRE.
da un articolo di Alessia Alfonsi
Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet, è stato uno dei pensatori più brillanti, controversi e influenti dell’Illuminismo. Satirico, razionalista, polemico, amava la verità quanto detestava il fanatismo. La sua arma preferita? La parola affilata, una voce che brucia ancora oggi, tagliente come una lama, arguta come una satira, viva come una risata nel mezzo dell’ipocrisia.
Uomo di teatro, romanziere, storico, polemista, intellettuale engagé ante litteram, ha attraversato il Settecento da protagonista e da provocatore. Il suo pensiero è un inno alla libertà di espressione, alla tolleranza religiosa, alla battaglia contro il fanatismo, l’ignoranza e la superstizione. Ma non lo ha fatto con il tono grave del predicatore: ha scelto l’arma dell’ironia, dello sberleffo, dell’intelligenza acuta.
Voltaire non credeva nelle verità assolute, ma nella necessità di interrogare ogni autorità, ogni dogma, ogni certezza comoda. Diceva: “La libertà consiste nel poter dire che due più due fa quattro. Se ciò è concesso, tutto il resto segue.”
Dietro il suo sarcasmo, si nascondeva una visione del mondo umanista e profondamente etica: non basta pensare, bisogna agire, coltivare il proprio giardino, esercitare la ragione come forma di giustizia.
Chi lo legge oggi, scopre un autore che parla alla nostra epoca con una chiarezza disarmante. Che ci ricorda quanto la libertà non sia solo un diritto, ma un dovere di coscienza. E quanto la parola, anche quella più ironica, possa cambiare la storia.
Con i suoi scritti, i suoi pamphlet e le sue lettere, ha scardinato dogmi, smascherato ipocrisie e difeso la libertà di pensiero con un’ironia acuminata ma profonda.
In tempi oscuri, Voltaire ha saputo ridere dell’assurdo senza rinunciare alla lotta: il suo pensiero ci ricorda ancora oggi quanto pensare liberamente sia un atto rivoluzionario.
Il suo vero nome era François-Marie Arouet. Adottò il nome Voltaire probabilmente anagrammando il cognome Arouet e aggiungendo qualche lettera: era già un personaggio.
Fu imprigionato più volte per le sue parole. Venne incarcerato alla Bastiglia per aver offeso un nobile e poi esiliato: usava la satira come arma politica e intellettuale.
Amava l’Inghilterra (più della Francia). Nel suo “Lettere filosofiche”, elogiò la tolleranza religiosa inglese, scatenando scandalo in patria.
Fu un instancabile epistolare. Scrisse più di 20.000 lettere, corrispondendo con sovrani, filosofi, scienziati e intellettuali di tutta Europa.
Morì da libero pensatore, ma… Non fu sepolto in terra consacrata. I suoi resti furono portati al Panthéon decenni dopo, come simbolo della libertà di pensiero.
Libro consigliato: “Candido, o l’ottimismo”. Una satira pungente e irresistibile sul mondo, sull’illusione della filosofia ottimista, sulla crudeltà umana e sul bisogno di agire, non solo di pensare.
Voltaire ci insegna che il pensiero è un atto civile. Che la libertà non si eredita: si difende. Che l’ironia è una forma altissima di resistenza, e che coltivare la propria mente è il primo passo per essere davvero liberi. In un mondo ancora pieno di dogmi e chiusure, le sue frasi restano armi leggere e precise: fanno sorridere, pensare, e a volte svegliare.
1.
Non condivido la tua opinione, ma darei la vita perché tu possa esprimerla.
– Attribuita, sintesi del suo pensiero sulla libertà di espressione
Una delle più celebri frasi sull’importanza della tolleranza e del dissenso: la libertà vale più della vittoria.
2.
Dio ha fatto l’uomo a sua immagine, e l’uomo gliel’ha restituita.
– Dizionario filosofico
Una critica lucidissima all’antropocentrismo religioso: creiamo Dio come riflesso dei nostri limiti.
3.
Chi sa parlare bene, pensa bene.
– da Lettere e discorsi
Il linguaggio come strumento di chiarezza mentale e libertà.
4.
Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola.
– Lettere filosofiche
Una lezione di umiltà intellettuale: meglio dubitare che affermare per dogma.
5.
Coltiviamo il nostro giardino.
– Candido
Una delle frasi chiave del pensiero voltairiano: non fuggire nel pensiero astratto, ma agire nel reale.
6.
Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
– Zadig
La responsabilità morale non è solo evitare il male, ma anche fare il bene quando possiamo.
7.
Il fanatismo è un mostro che osa chiamarsi figlio della religione.
– Trattato sulla tolleranza
Una condanna senza appello: la fede senza ragione è pericolosa.
8.
La superstizione è alla religione ciò che l’astrologia è all’astronomia.
– Dizionario filosofico
La superstizione distorce la fede come l’astrologia distorce la scienza.
9.
La lettura allarga l’anima, e una buona biblioteca è un gran tesoro.
– Lettere
La cultura come nutrimento dell’essere, non solo dell’intelletto.
10.
Scrivete solo ciò che vale la pena di essere letto. Fate solo ciò che vale la pena di essere scritto.
– Massima epistolare
Una frase che parla a chi crea: scrivere, vivere e pensare con intenzione.
ALCUNI DEI TANTI SUOI AFORISMI
Dio è un commediante che
si esibisce davanti a un pubblico
troppo spaventato per ridere.
Gli uomini si sbagliano.
I grandi uomini confessano
di essersi sbagliati.
Il medico abile
è un uomo che
sa divertire,
con successo,
i suoi pazienti,
mentre la Natura
li sta curando.
È difficile liberare
gli sciocchi dalle
catene che venerano.
Chi può farti credere
assurdità,
può farti commettere
atrocità.
da QUORA
Scrive Synesthesis, corrispondente di QUORA
P A R A D I S O
Nelle prime versioni della Bibbia non c’è un vero aldilà. Le ricompense di Dio vengono date in vita, tra le quali c’è appunto anche una vita lunga. Il più famoso di questi personaggi è Matusalemme, cui Dio diede 900 anni di vita, ma ce ne sono anche altri.
Per cui all’inizio, non c’era un aldilà.
finché tu ritorni nella terra donde fosti tratto; perché sei polvere, e in polvere ritornerai’.
Genesi, 3,19
Dopodiché quando nella cultura ebraica si parla di aldilà, si parla dello Sheol, che però è ben lontano dal concetto attuale di paradiso, e più a quello greco di Ade, degli inferi.
Esattamente come nella Grecia antica, quando Ulisse incontra l’ombra di Achille, e non lo trova in un luogo con connotazioni morali.
Ed ecco nascere i concetti di paradiso e inferno.
In parte da influenze greco romane: sarà in questo ambito che nasce un importante concetto di aldilà positivo nei campi Elisi.
E assieme a questi concetti, si importò anche il concetto di inferno e paradiso.
Nota importante: Gesù Cristo non parlava di nessuno dei due. Gesù parlava della imminente resurrezione materiale dei corpi di tutti i morti alla fine dei tempi (sottolineo: fine dei tempi imminente secondo Gesù).
In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non gusteranno la morte prima di aver visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno.
Matteo 16,28
Ed ecco che tecnicamente i cristiani credono in questo, nella resurrezione di tutti i morti qui sulla terra, non tanto nell’aldilà. Tant’è che fa anche parte del Credo, professione di fede che si recita in ogni messa
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Amen.
Anzi, i cristiani dovrebbero credere in questo, perché poi invece ci mescolano (col loro grande amore per le contraddizioni) proprio concetti complessi come Paradiso, Inferno, Purgatorio e Limbo? Concetti che si appellano a dubbie frasi bibliche, ma che tecnicamente sono stati elaborati a posteriori, specie poi nel Medioevo in cui il purgatorio era un luogo fondamentale.
Poi aldilà e risurrezione si fondono dicendo che i vari luoghi dell’aldilà non sono definitivi, ma sono i luoghi dove si attende la risurrezione e il giudizio universale.
Tornando dunque alla domanda, fatta la doverosa premessa che per chi non crede la domanda è malposta, visto che tutta la Bibbia è una invenzione umana indipendentemente dai valori storico letterari della stessa, Paradiso e Inferno non nascono solo dalla paura della morte, quanto dal volere in qualche modo cercare una giustizia ultraterrena che risolva i problemi di un mondo terreno chiaramente ingiusto.
BARUCH DE ESPINOZA (SPINOZA), ebreo sefardita, filosofo razionalista (1632 – 1677)
Chi detiene il potere
ha bisogno che le persone
siano affette da tristezza.
Questo è uno dei pensieri controcorrente di questo martire dell’umanità.
QUI DI SEGUITO ALCUNI SUOI RAGIONAMENTI
1 Smetti di lottare contro l’inevitabile.
L’universo segue le proprie leggi e la nostra frustrazione nasce dal non comprenderle o dal desiderare che siano diverse.
2 La libertà non consiste nel fare ciò che vogliamo, ma nel comprendere perché vogliamo ciò che vogliamo.
La persona libera non è quella che fa ciò che le pare, ma quella che agisce sulla base della conoscenza e non della reazione automatica.
Chi non conosce se stesso non è libero.
3 La felicità non si trova all’esterno, ma nella chiarezza interiore.
La nostra felicità non si basa su ciò che possediamo, ma su come comprendiamo la nostra stessa esistenza.
4 L’amore basato sulla dipendenza non è amore ma schiavitù.
L’amore è una forza che deve nascere dalla comprensione e non dal possesso.
Amare non è cercare nell’altro ciò che ci manca, ma condividere con lui ciò che già siamo.
La vera connessione con un altro essere umano non si fonda sul bisogno ma sulla libertà.
Nessuno può completare nessuno, perché nessuna relazione può riempire il vuoto di chi non ha imparato a stare in pace con se stesso.
L’amore più forte non è quello che nasce dalla paura della solitudine, ma quello che si dona senza pretese, senza l’ossessione di trattenere o l’angoscia di perdere.
Amare è comprendere e comprendere è accettare che l’altro non ci appartiene.
5 La paura è la radice della schiavitù, sia mentale che emotiva.
Temiamo il futuro, l’opinione degli altri, il dolore, la morte.
Ogni paura nasce dall’ignoranza.
La paura non può esistere senza la speranza, né la speranza senza la paura.
Finché continueremo a sperare che il mondo funzioni come vogliamo, la paura continuerà a governare le nostre vite.
Il potere che la paura esercita su di noi dipende dal fatto che ci fa credere di non avere controllo sulla nostra esistenza, ci spinge a cercare salvatori, guide, autorità esterne che ci dicano cosa fare e cosa pensare.
Per questo la paura è lo strumento più efficace per la manipolazione.
Chi controlla la paura della gente ne controlla anche la volontà.
I governi, le religioni, i sistemi di potere hanno usato la paura per mantenere le persone nella sottomissione, facendo loro credere di aver bisogno di essere protette da minacce che spesso nemmeno comprendono.
Ma chi capisce la natura della paura smette di essere schiavo.
Si tratta di non lasciarsi governare da ciò che non possiamo controllare.
La paura ci fa vedere problemi dove non ci sono, ci obbliga a vivere in un’ansia costante per cose che, forse, non accadranno mai.
L’unico modo per superare la paura è la conoscenza.
Quando la paura smette di esercitare il suo dominio, la libertà diventa un ideale vicino ed un modo nuovo di vivere.
6 Il pensiero razionale è l’unica via verso la vera libertà.
La maggior parte delle persone crede di essere libera perché può scegliere fra diverse opzioni.
Ma questa è un’illusione.
Non è libero chi agisce per impulso, chi si lascia trascinare dalle emozioni o dalle aspettative degli altri.
La libertà autentica non è fare ciò che vogliamo in un determinato momento, ma comprendere perché vogliamo ciò che vogliamo e decidere con chiarezza.
Un uomo è libero nella misura in cui vive secondo ragione.
Non significa che la ragione debba annullare le emozioni, ma che queste non devono governarci senza la nostra comprensione.
Il problema è che molti confondono la propria libertà con la soddisfazione immediata dei propri desideri.
La persona veramente libera non è quella che segue ogni impulso, ma quella che ha compreso la natura dei propri pensieri.
La rabbia, l’invidia, l’avidità, l’attaccamento incontrollato, tutte queste emozioni che ci imprigionano sono ostacoli alla libertà, non perché siano cattive in sé, ma perché offuscano il nostro giudizio e ci rendono schiavi di reazioni automatiche.
La ragione non è fredda o priva di umanità, ma è il cammino che ci permette di agire in funzione di ciò che è realmente benefico per noi.
Questo consiglio non significa che dobbiamo essere completamente razionali in ogni momento, ma che la ragione deve essere la nostra guida.
Quanto più comprendiamo il mondo e la nostra natura, tanto meno dipendiamo da illusioni e false aspettative.
La libertà non è vivere senza regole, ma vivere con comprensione e chi ha raggiunto questo stato non è più prigioniero del proprio ambiente, perché ha trovato dentro di sé la fonte del proprio potere.
7 La pace interiore si trova nell’armonia con la natura, non nel senso di ritirarsi nei boschi, o di disconnettersi dal mondo, ma nell’accettare che siamo parte di un tutto più grande che non possiamo controllare.
L’uomo libero non pensa a nulla meno che alla morte e la sua saggezza è una meditazione non sulla morte ma sulla vita.
Non ha senso vivere nella paura del destino, della perdita, del cambiamento.
La natura segue il suo corso, con o senza la nostra approvazione e, prima lo comprendiamo, prima possiamo vivere senza angoscia.
Questa visione è radicalmente diversa da altre filosofie che cercano la felicità in ideali irraggiungibili o in promesse di un’altra vita.
Il senso dell’esistenza non sta in ciò che speriamo ma in ciò che già è.
La gioia non è una meta futura, ma uno stato che nasce quando smettiamo di lottare contro l’inevitabile.
Non è l’assenza di problemi a darci serenità, ma la comprensione che la nostra sofferenza nasce dalla nostra resistenza ad accettare la realtà.
Chi comprende questo non vede più la vita come un campo di battaglia, ma come l’espressione della natura che, semplicemente, è.
Non è una strada facile, non ci sono promesse di un conforto immediato.
Ci vuole un cambiamento profondo nel nostro modo di vedere il mondo.
Ma chi lo comprende, scopre qualcosa che pochi riescono a trovare, una libertà che non dipende da nulla di esterno, una felicità che non si spezza con le circostanze, una vita in cui non si cerca più di fuggire dal presente, ma di abitarlo e viverlo in totale chiarezza e pienezza.
E, forse, dopo tutto, questa è forse l’unica vera maniera di superare la paura, il dubbio e la sofferenza.
Non è tutto qui il pensiero di Spinoza: ci sono molti altri argomenti di carattere teologico, metafisico e fideistico che hanno fatto sollevare contro di lui tutta la comunità ebraica olandese, portatrice e custode dei dogmatismi ancestrali di quella religione.
Per aver detto le cose sopra scritte e per le sue posizioni contrarie alle istituzioni religiose ebraiche, tale e tanto era il livore che nutrivano i suoi correligionari nei suoi confronti che le autorità religiose formularono un anatema spaventoso contro di lui, una scomunica che è qui sotto riportata.
“Secondo la decisione degli angeli e del giudizio dei santi,
bandiamo, scomunichiamo, malediciamo e cacciamo Baruch de Espinoza.
Sia maledetto nel giorno, sia maledetto nella notte, sia maledetto quando si posa, sia maledetto quando si leva, sia maledetto se esce, sia maledetto se entra.
Che Dio mai lo perdoni.
L’ira e il furor di Dio si infiammino contro quest’uomo e riversino su di lui tutte le maledizioni che stanno scritte nel libro della legge.
Si cancelli il suo nome sotto il cielo.
Che Dio lo recida, per il suo tormento, dal ceppo di Israele, con tutte le maledizioni che stanno scritte nel libro della legge.
Noi ordiniamo che nessuno abbia rapporti orali o scritti con lui, che nessuno lo soccorra, che nessuno rimanga con lui sotto il suo tetto, che nessuno gli si avvicini a meno di 4 passi, che nessuno legga alcuno scritto redatto o pubblicato da lui.”
da QUORA
Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA
Il paradosso della fede: Ricchezza e ipocrisia nella Chiesa Cattolica.
1 – La ricchezza della Chiesa Cattolica
Un’istituzione che predica l’umiltà e la povertà, ma sguazza in una ricchezza oscena.
Milioni di fedeli si inginocchiano davanti a chiese dorate, ignari che il Vaticano possiede proprietà immobiliari in tutto il mondo, conti segreti in paradisi fiscali e un patrimonio culturale che vale miliardi.
È come se il messaggio di Cristo fosse stato tradotto in “accumula e domina”.
Hai mai visto un prete distribuire oro ai poveri?
No, perché il loro Dio predica con una mano mentre arraffa con l’altra.
2 – Gli scandali sessuali
I preti pedofili sono lo scheletro nell’armadio che la Chiesa non riesce più a nascondere.
E mentre il Papa piange lacrime di coccodrillo, le vittime rimangono abbandonate.
Il vero miracolo è come riescano ancora a predicare la morale quando l’intero sistema è costruito sul silenzio, sulla complicità e sull’ipocrisia.
A volte mi chiedo: quante anime saranno dannate per aver cercato giustizia contro questa macchina infernale?
3 – La crociata contro la scienza
Se Galileo fosse vivo oggi, probabilmente lo costringerebbero di nuovo all’abiura, stavolta in diretta streaming.
La Chiesa ha fatto del ritardo culturale un’arte, opponendosi alla scienza ogni volta che questa minaccia di demolire le loro favole medievali.
Che si tratti dell’evoluzione o dei diritti riproduttivi, preferiscono incatenare l’umanità alla sua ignoranza, piuttosto che accettare la verità.
4 – Il controllo sulle masse
La confessione? Un sistema di spionaggio psicologico.
Il dogma? Una catena invisibile.
La promessa del paradiso? Un assegno scoperto che non riscuoterai mai.
La Chiesa è il miglior sistema di controllo mai inventato.
Usa la paura dell’ignoto per sottomettere le menti, rendendo le persone felici di servire un padrone invisibile.
Chi ha bisogno di prigioni quando il vero carcere è nella testa?
5 – L’influenza politica
Ogni volta che un prete apre bocca sulla politica, mi viene voglia di urlare.
Sono quelli che invocano la separazione tra Stato e Chiesa quando gli fa comodo, ma poi si infilano nei parlamenti per influenzare leggi sull’aborto, sul matrimonio e persino sull’eutanasia.
E lo fanno con una faccia di bronzo, mentre sorridono ai potenti che li tengono a galla.
6 – La vendita delle indulgenze moderne
Pensi che la Chiesa non venda più il paradiso?
Hai mai sentito parlare di messe a pagamento, pellegrinaggi milionari e donazioni obbligatorie?
Certo, non si chiama più “indulgenza”, ma il principio è lo stesso.
Paghi, ti redimi, e loro ci guadagnano.
La spiritualità è diventata un business, e il Vaticano è la multinazionale più antica del mondo.
7 – L’educazione religiosa
Invece di insegnare pensiero critico, inculcano senso di colpa e paura dell’inferno.
Le lezioni di religione nelle scuole sono un lavaggio del cervello travestito da educazione, progettato per produrre pecore docili pronte a seguire il pastore.
E se osi pensare da solo, sei bollato come peccatore.
Personalmente, preferisco essere un peccatore che un burattino.
8 – La crociata contro i diritti LGBTQ+
Nulla è più ironico di un’istituzione piena di uomini in abiti sontuosi che predicano contro i “peccati” degli altri.
La loro ossessione per i gay e i trans è patologica.
Predicano l’amore, ma odiano chiunque non rientri nei loro schemi medievali.
Mi chiedo quanti di loro, dietro porte chiuse, siano esattamente ciò che condannano con tanta veemenza.
9 – Le missioni nei paesi poveri
Non è carità, è colonizzazione.
Portano cibo e medicine, certo, ma solo per comprare anime.
Predicano la salvezza mentre strappano via culture millenarie e identità.
Se davvero volessero aiutare, lo farebbero senza chiedere nulla in cambio, ma è chiaro che il loro vero obiettivo è trasformare il mondo in un’enorme diocesi sottomessa.
10 – Il celibato sacerdotale
Una regola tanto assurda quanto disastrosa.
Come puoi consigliare famiglie e coppie quando non hai mai avuto una relazione?
Il celibato è una bomba a orologeria che ha causato innumerevoli danni.
Non è un voto di purezza; è una negazione della natura umana, e le conseguenze le pagano spesso i più deboli.
Hai mai sentito una bugia così grande raccontata così bene?
La Chiesa è il più grande spettacolo di magia mai messo in scena.
Fanno sparire la verità e ti vendono il mistero.
E noi, spettatori, continuiamo ad applaudire.
da QUORA
S A N P A O L O E I L C R I S T I A N E S I M O
Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA
Paolo di Tarso, quel farabutto insopportabile con la sindrome del messia, ha praticamente preso la figura di Gesù e l’ha trasformata in un giocattolo per le sue allucinazioni personali.
Questo tipo, un tempo un persecutore degli stessi cristiani che poi avrebbe preteso di rappresentare, ha avuto la presunzione di fondare il cristianesimo come lo conosciamo oggi. Non era altro che un ebreo insoddisfatto, con un ego gonfiato, che aveva bisogno di una terapia, non di una nuova religione.
Sai cosa c’è di peggio di uno che non sa quello che vuole? Uno che lo inventa e poi costringe tutto il mondo a seguirlo.
Quando si dice che ha “incontrato” Gesù sulla via di Damasco, bisogna chiedersi: che tipo di droga si faceva all’epoca? Ha avuto una visione mistica, dice lui. Ma per come la vedo io, probabilmente si è schiantato con la testa su un sasso e ha deciso di buttare giù un manifesto di frustrazioni represse.
Ecco il trucco: Gesù, il rivoluzionario, parlava di amore, compassione, di rovesciare il potere dei potenti.
Paolo, con il suo passato da persecutore e il suo ego da profeta fallito, ha invece costruito un cristianesimo che servisse a disciplinare, a colpevolizzare, a controllare le masse.
Non aveva né l’umanità né la genialità di Gesù, ma doveva comunque infilarsi in quella narrazione, cambiando le regole a suo piacimento.
Perché è questo che ha fatto. Ha trasformato una ribellione contro l’oppressione in un sistema di oppressione spirituale.
Dimentica l’amore per il prossimo, dimentica l’accoglienza degli emarginati.
No, Paolo si è inventato regole sessuali, morali, dogmi insopportabili, ed era ossessionato dall’idea del peccato.
E non ti sorprenda che molti dei suoi discorsi siano venati di misoginia e repressione sessuale.
Un tizio che parla di come le donne dovrebbero stare zitte in chiesa, che invita a celebrare l’astinenza come se fosse il Santo Graal.
Forse Paolo aveva qualche problema irrisolto con il sesso, con il corpo, con la sua stessa identità.
Alla fine, ha costruito una religione che rifletteva non la parola di un Dio misericordioso, ma i suoi incubi personali.
Sai cosa c’è di ridicolo? Che questa versione del cristianesimo, costruita sulle psicosi di un ex persecutore, sia diventata la forma dominante di una religione che doveva liberare l’umanità.
Invece di un messaggio d’amore e di libertà, Paolo ha creato un sistema di colpa e vergogna.
Il suo “Vangelo” non è altro che una confessione pubblica di uno che non è mai riuscito a fare pace con se stesso.
Il cristianesimo di Paolo è l’espressione di un’anima tormentata, ossessionata dal controllo e dal potere, un sistema che in nome della libertà spirituale ha incatenato le coscienze.
Cristo parlava di liberazione, Paolo parlava di sottomissione. Avventizio o no, ha trasformato il sogno in incubo.
E la parte più disgustosa? La maggior parte dei cristiani che adorano le sue lettere non si rendono nemmeno conto di essere seguaci non tanto di Cristo, ma di un uomo che non ha mai superato i suoi traumi personali.
Una religione a misura di frustrazione e paura. Altro che salvezza!
V E R G I N I T A’
In Italia siamo andati avanti per 2000 anni con le traduzioni della Bibbia dal greco e con la “Vulgata” che, nel IV secolo D.C., è stata tradotta in latino da San Gerolamo.
Dal greco antico e dal latino si sono ricavate le traduzioni della Bibbia in lingua italiana.
Nessuno aveva mai tradotto in Italiano la Bibbia direttamente dall’aramaico e dall’ebraico che sono le due lingue con cui sono stati scritti i libri che compongono la Bibbia (Bibbia = Ta Biblìa, ovvero “i libri”).
3 anni fa, le Edizioni Einaudi hanno pubblicato la prima traduzione in Italiano dall’aramaico e dall’ebraico antico a cura di Ludwig Monti, il più grande biblista che abbiamo in Italia.
Ed è stata fatta una bella scoperta.
La Bibbia, nelle due lingue antiche originali, dice che Gesù è nato da una “betullah” che, in aramaico, vuol dire “giovane ragazza”.
Che problema c’è se fosse nato da una giovane ragazza?
Solo che “betullah” è stato tradotto in greco (e da lì in Italiano) con “parthénos” che vuol dire “vergine”.
È da lì che è partita la storia che la Madonna era vergine.
Ma in aramaico “vergine” si dice “almahà” e non ci sono altre parole per identificare il concetto o la condizione.
I bambini, quando vanno a catechismo per fare la Prima Comunione, non sentono le parole di Gesù, sentono i dogmi, i precetti e i comandamenti della Chiesa e le interpretazioni mistificatorie e manipolatorie che hanno fatto i sui divulgatori nel corso di venti secoli.
Ma le parole di Gesù non sono state proprio né percepite, né recepite dalla Chiesa Cattolica e dal “suo” Cristianesimo.
A T E I S M O E A G N O S T I C I S M O
Scrive Vincenzo Chiaravalle, corrispondente di QUORA.
In senso corrente, come confermano in sintesi anche tanti dizionari, l’ateo sarebbe chi nega l’esistenza di Dio — chi dice “Dio non esiste” —, mentre l’agnostico sarebbe chi sospende il giudizio — chi dice “Non lo so”.
Di questo occorre dare conto, per sgombrare il campo da equivoci. Purtroppo è sbagliato. Purtroppo, le due parole si usano così, e ricevono il significato che gli viene assegnato. Purtroppo, è sbagliato!
Ateismo e agnosticismo rispondono a due domande diverse.
L’ateismo è una posizione di opinione. L’agnosticismo è una posizione di conoscenza. La conoscenza è un sottoinsieme dell’opinione. Quello che uno crede o non crede, e quello che uno sa o non sa sono due cose diverse.
Uno è ateo o teista, e poi, indipendentemente, è anche gnostico o agnostico.
Teismo/Ateismo riguardano ciò che uno crede. Chi crede che esista almeno un dio è teista. Chi non lo crede è ateo. Per essere teista, devi credere in dio, e non soltanto ammettere la possibilità della sua esistenza. Solo chi crede in dio è teista. Chi non arriva a credere, si colloca nel campo dell’a-teismo. La credenza in un dio, l’opinione che un dio esista, gli manca. La “a-” che fa la differenza fra le due parole significa questo: si chiama “a privativo”.
Gnosticismo/Agnosticismo riguardano ciò che uno sa — che pensa o dice di sapere. Chi afferma che un dio esiste o non esiste ha un approccio gnostico: lo sa, ne è certo! Chi afferma di non saperlo, di non poterlo sapere, di non essere certo, ha un approccio agnostico, cioè non sa, non conosce.
Buona fortuna agli gnostici di entrambi i segni, perché si assumono un onere della prova che nessuno è ancora mai riuscito a soddisfare. E buona fortuna ai teisti, perché credono qualcosa che — spesso per loro stessa ammissione — non hanno nessuna ragione per credere.
L A T E I E R A D I R U S S E L L
La teiera di Russell (in inglese Russell’s teapot) o teiera celeste è una metafora introdotta dal filosofo britannico Bertrand Russell per confutare l’idea che spetti allo scettico, anziché a chi le propone, l’onere della prova in merito ad affermazioni non falsificabili, in particolare in ambito religioso. Essa rappresenta una delle più efficaci controargomentazioni all’assunto che spetti al non credente dimostrare l’inesistenza di una qualsiasi divinità, in quanto stabilisce che nessuna affermazione può essere aprioristicamente creduta soltanto basandosi sul fatto che non se ne può provare l’inesattezza.
Molti benpensanti si esprimono come se fosse compito dello scettico smentire i dogmi e non del credente dimostrarli.
Gli atei hanno prove scientifiche e tangibili che Dio non esiste?
Non servono. Perché uno dovrebbe impegnarsi a dimostrare la non esistenza di tutto ciò che non esiste?
Servirebbe che portasse prove chi ne afferma l’esistenza. Ma nessuno lo ha mai fatto.
da QUORA
GESU’ È DIO? GESU’ HA MAI DETTO DI ESSERE DIO?
Risponde Carlo Coppola, corrispondente di QUORA
Decisamente no.
Anche esistesse un Dio eterno, unico, immutabile ed infallibile dubito fortemente che avrebbe avuto un figlio come Gesù.
E mi dispiace dirlo. Sono cresciuto in Azione Cattolica pensa un po’.
Ma non bisogna prendere fischi per fiaschi. La religione cattolica, così com’è, è una creatura di Saulo di Tarso (passato alla storia come Paolo Apostolo). Ulteriormente modellata nel corso dei secoli da altri e altrettanto bravi filosofi che però alla natura divina di Gesù penso credessero ancora meno del sottoscritto.
La natura di Gesù per la Chiesa fu decisa a tavolino, durante il Concilio di Nicea nel 325 d.C. circa 300 anni dopo la presunta morte e resurrezione di Gesù (negata per esempio dalla scuola gnostica, anch’essa presente al concilio) e dopo asprissime discussioni fra ariani che negavano la natura divina di Dio, o meglio che Gesù e Dio Padre fossero della stessa sostanza (come si recita ancora nel credo) e Antiochiani e Gnostici si giunse finalmente alla decisione che Gesù era Dio ed era esattamente fatto come Dio.
A Costantino I Imperatore non interessava una beata ceppa di chi avesse ragione. Ammesso che ci fosse una qualche possibile ragione. Interessava che la religione cristiana fosse univoca, che non litigassero fra di loro e che fosse lui a controllare la giostra. Quindi chiuse la porta del concilio a chiave e disse che non l’avrebbe aperta prima che tutti fossero stati d’accordo su una versione unica della faccenda. E così fu. E Gesù divenne Dio, della stessa sostanza del Padre. Penso che se glielo avessero detto 300 anni prima si sarebbe scompisciato dalle risate.
Insomma. Non è questa la sede per una esposizione dottrinale ma di scemenze la Chiesa ne ha messe per iscritto un bel po’.
Basti pensare che dopo un migliaio di anni dalla sua esistenza la Chiesa cattolica ha pensato bene che il vescovo di Roma fosse il Vicario di Cristo sulla terra. Non una guida spirituale qualsiasi ma proprio il rappresentante unico ed ufficiale di Dio sulla terra con tanto di accredito diplomatico del Padre Eterno. E per capirlo chiaramente ci dovevano pensare una decina di secoli. Ovviamente il Patriarca di Costantinopoli mandò bellamente affanculo il Papa di Roma e tutti suoi vescovi e se andò per cazzi suoi. Poi si sono sognati anche che in materia di fede il Papa fosse infallibile. Cioè la verità è quello che dico io e se mi rompi le balle ti faccio arrosto in piazza. Poi si sono inventati l’Immacolata Concezione. E mica il buon Gesù poteva nascere come tutti gli altri. Niente trombata, o meglio, trombata virtuale dello spirito santo. Ma di anni, per decidere questa cosa, si sa, fra consulti ginecologici e ragionamenti ci vuole il tempo che ci vuole, ce ne hanno messi 1800. E pazienza per San Giuseppe protettore dei cornuti virtuali.
In buona sostanza la Chiesa Romana ha imbastito tante di quelle pagliacciate nella storia che ne basta la metà, anzi un quarto e forse meno.
Compresa la divinità di quel grand’uomo che dev’essere stato Yehoshua ben Yosef (Gesù figlio di Giuseppe).
Risponde Livia Bosinceanu, corrispondente di QUORA.
Tu e tuo padre siete la stessa persona? La risposta penso che sia ovvia siete due persone totalmente distinte, lo spirito Santo non è altro che la forza attiva di Dio, la forza con crea, agisce.
In tutta la Bibbia la parola “Trinità” non la troveremo riportata nemmeno una volta, la trinità non ha niente a che vedere con gli insegnanti della Bibbia. Purtroppo i falsi insegnamenti basati su dottrine e credenze pagane hanno creato molta confusione nella mente di molte persone.
Trinità
Definizione: Dottrina fondamentale delle religioni della cristianità. Secondo il Simbolo Atanasiano, ci sono tre Persone divine (il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo), ciascuna delle quali sarebbe eterna e onnipotente, né maggiore né minore delle altre; ciascuna d’esse sarebbe Dio, e tuttavia non formerebbero che un solo Dio. Altre formulazioni del dogma sottolineano che queste tre “Persone” non sono entità separate e distinte, bensì tre manifestazioni dell’essenza divina. Perciò alcuni sostenitori della Trinità dicono di credere che Gesù Cristo sia Dio, o che Gesù e lo Spirito Santo siano Geova. Insegnamento non biblico.
Risponde Eugenio Bernardino Prella, corrispondente di QUORA.
Il testo della Nuovo Testamento lo ripete spesso, ed è anche il punto forte dell’accusa dei capi di Israele. Quindi, anche secondo la Tradizione e in particolare il magistero della Chiesa cattolica, il credere — ma in senso forte di adesione ad una verità rivelata, non nel senso vago di avere una semplice opinione — che Gesù Cristo è Dio, la seconda Persona della SS.Trinità incarnatasi, vero Dio e vero uomo, è la condizione fondamentale per ritenersi Cristiani.
Risponde Paola Capodaglio, corrispondente di QUORA.
Gesù non si pose mai sullo stesso piano dell’Onnipotente. Disse: “Il Padre è maggiore di me” (Giovanni 14:28). Nella Bibbia si parla di lui come il “Figlio di Dio” (Giovanni 1:49). Anche altre creature spirituali sono chiamate “Figli di Dio” (Giobbe 1:6). Inoltre i primi seguaci di Gesù non lo consideravano uguale all’Onnipotente. Ad esempio, parlando di Gesù risorto, l’apostolo Paolo scrisse: “Dio lo ha esaltato a una posizione superiore”. È ovvio che Paolo non credeva che Gesù fosse l’Onnipotente. Altrimenti come avrebbe fatto Dio a esaltarlo a una posizione superiore? (Filippesi 2:9).
Risponde Jay Smith, corrispondente di QUORA.
Dubito che un Dio che ha creato miliardi di galassie, con miliardi di stelle ciascuna, abbia sentito la necessità di mandare in un minuscolo pianeta insignificante dell’universo un Homo Sapiens in mezzo ad altri Homo Sapiens e donargli superpoteri come trasformare l’acqua in vino, leggere nel pensiero, camminare sulle acque, risuscitare i morti.
Gesù, se esistito veramente, é stato semplicemente un uomo.
Risponde Alberto Morelli, corrispondente di QUORA.
I dogmi non si possono spiegare, o si accettano o si è atei.
Per questo sono ateo.
da WIKIPEDIA
I L C R E D O C R I S T I A N O
La versione latina usata nel rito romano è sostanzialmente fedele al testo del Concilio del 381, ma pronunciato al singolare (credo) invece dell’originale plurale (crediamo) e contiene due aggiunte rispetto al testo liturgico greco: Deum de Deo, frase che si trovava nel testo del Concilio del 325, e l’espressione Filioque. La traduzione italiana è la versione del Messale Romano, seconda edizione (1983).
Tra [parentesi quadre] le parti del simbolo niceno omesse dal successivo niceno-costantinopolitano. In grassetto le parti assenti nel simbolo niceno e aggiunte dal successivo niceno-costantinopolitano. In corsivo i verbi cambiati da plurale a singolare e le frasi aggiunte al testo niceno-costantinopolitano.
| Primo Concilio di Nicea (325) Simbolo niceno |
Primo Concilio di Costantinopoli Simbolo niceno-costantinopolitano |
Testo latino del Simbolo niceno-costantinopolitano |
Traduzione italiana del Simbolo niceno-costantinopolitano |
|---|---|---|---|
| Πιστεύομεν εἰς ἕνα Θεόν Πατέρα παντοκράτορα, [πάντων] ὁρατῶν τε και ἀοράτων ποιητήν. |
Πιστεύομεν εἰς ἕνα Θεόν, Πατέρα Παντοκράτορα, ποιητὴν οὐρανοῦ καὶ γῆς, ὁρατῶν τε πάντων καὶ ἀοράτων. |
Credo in unum Deum, Patrem omnipotentem, factórem caeli et terrae, visibilium omnium et invisibilium. |
Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. |
| Καὶ εἰς ἕνα κύριον Ἰησοῦν Χριστόν, τὸν υἱὸν τοῦ θεοῦ, γεννηθέντα ἐκ τοῦ Πατρὸς μονογενῆ, |
Καὶ εἰς ἕνα Κύριον Ἰησοῦν Χριστόν, τὸν Υἱὸν τοῦ Θεοῦ τὸν μονογενῆ, τὸν ἐκ τοῦ Πατρὸς γεννηθέντα πρὸ πάντων τῶν αἰώνων· |
Et in unum Dóminum Iesum Christum, Fílium Dei Unigenitum, et ex Patre natum ante omnia saecula. |
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: |
| [τουτέστιν ἐκ τῆς ουσίας τοῦ Πατρός,] | |||
| [θεὸν εκ θεοῦ,] | Deum de Deo, | Dio da Dio, | |
| φῶς ἐκ φωτός, Θεὸν ἀληθινὸν ἐκ Θεοῦ ἀληθινοῦ, γεννηθέντα οὐ ποιηθέντα, ὁμοούσιον τῷ πατρί, δι’ οὗ τὰ πάντα ἐγένετο, |
φῶς ἐκ φωτός, Θεὸν ἀληθινὸν ἐκ Θεοῦ ἀληθινοῦ, γεννηθέντα οὐ ποιηθέντα, ὁμοούσιον τῷ Πατρί, δι’ οὗ τὰ πάντα ἐγένετο. |
lumen de lumine, Deum verum de Deo vero, genitum, non factum, consubstantialem Patri: per quem omnia facta sunt. |
Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. |
| [τά τε ἐν τῷ οὐρανῷ καὶ τά ἐν τῇ γῆ]. | |||
| Tὸν δι’ ἡμᾶς τοὺς ἀνθρώπους καὶ διὰ τὴν ἡμετέραν σωτηρίαν κατελθόντα καὶ σαρκωθέντα, ἐνανθρωπήσαντα, |
Τὸν δι’ ἡμᾶς τοὺς ἀνθρώπους καὶ διὰ τὴν ἡμετέραν σωτηρίαν κατελθόντα ἐκ τῶν οὐρανῶν καὶ σαρκωθέντα ἐκ Πνεύματος Ἁγίου καὶ Μαρίας τῆς Παρθένου καὶ ἐνανθρωπήσαντα. |
Qui propter nos homines et propter nostram salutem descendit de caelis. Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine, et homo factus est. |
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. |
| παθόντα, | Σταυρωθέντα τε ὑπὲρ ἡμῶν ἐπὶ Ποντίου Πιλάτου, καὶ παθόντα καὶ ταφέντα. |
Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato; passus et sepultus est. |
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. |
| καὶ ἀναστάντα τῇ τριτῇ ἡμέρᾳ, | Καὶ ἀναστάντα τῇ τρίτῃ ἡμέρᾳ κατὰ τὰς Γραφάς. |
Et resurrexit tértia die, secundum Scripturas, |
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, |
| καὶ ἀνελθόντα εἰς τοὺς οὐρανούς, | Καὶ ἀνελθόντα εἰς τοὺς οὐρανοὺς καὶ καθεζόμενον ἐv δεξιᾷ τοῦ Πατρός. |
et ascendit in caelum, sedet ad dexteram Patris. |
è salito al cielo, siede alla destra del Padre. |
| ἐρχόμενον κρῖναι ζῶντας καὶ νεκρούς. |
Καὶ πάλιν ἐρχόμενον μετὰ δόξης κρῖναι ζῶντας καὶ νεκρούς, οὗ τῆς βασιλείας οὐκ ἔσται τέλος. |
Et iterum venturus est cum gloria, iudicare vivos et mortuos, cuius regni non erit finis. |
E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. |
| Καὶ εἰς τὸ Ἅγιον Πνεῦμα. | Καὶ εἰς τὸ Πνεῦμα τὸ Ἅγιον, τὸ κύριον καὶ τὸ ζῳοποιόν, τὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον, τὸ σὺν Πατρὶ καὶ Υἱῷ συμπροσκυνούμενον καὶ συνδοξαζόμενον, τὸ λαλῆσαν διὰ τῶν προφητῶν. |
Et in Spíritum Sanctum, Dominum et vivificantem: qui ex Patre Filioque procedit. Qui cum Patre et Filio simul adoratur et conglorificatur: qui locutus est per prophetas. |
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. |
| Εἰς μίαν, Ἁγίαν, Καθολικὴν καὶ Ἀποστολικὴν Ἐκκλησίαν. | Et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam. | Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. | |
| Ὁμολογοῦμεν ἓν βάπτισμα εἰς ἄφεσιν ἁμαρτιῶν. | Confiteor unum baptisma in remissionem peccatorum. | Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. | |
| Προσδοκοῦμεν ἀνάστασιν νεκρῶν. | Et exspecto resurrectionem mortuorum, | Aspetto la risurrezione dei morti | |
| Καὶ ζωὴν τοῦ μέλλοντος αἰῶνος. Ἀμήν.. | et vitam venturi saeculi. Amen. | e la vita del mondo che verrà. Amen. | |
| [Τοὺς δὲ λέγοντας· ἦν ποτε ὅτε οὐκ ἦν, καὶ πρὶν γεννηθῆναι οὐκ ἦν, καὶ ὅτι ἐξ οὐκ ὄντων ἐγένετο, ἢ ἐξ ἑτέρας ὑποστάσεως ἢ οὐσίας φάσκοντας εἶναι, ἢ κτιστόν, ἢ τρεπτὸν ἢ ἀλλοιωτὸν τὸν υἱὸν τοῦ θεοῦ, ἀναθεματίζει ἡ καθολικὴ ἐκκλησία.] |
C H I E R A G E S U’
Gesù non era cristiano, era un ebreo osservante, che mai avrebbe immaginato di dar vita a una nuova religione e meno che mai di fondare una “Chiesa”. Mai si è proclamato Messia, e se qualcuno degli apostoli ha ipotizzato che fosse “Cristo” ( “Unto” in greco antico, “Messiah” in ebraico), ha sempre rifiutato questa investitura. Gesù e Cristo sono dunque due figure incompatibili. Storicamente reale il primo, profeta apocalittico ebreo di Galilea, frutto di tre secoli di “invenzione” teologica il secondo, culminati nel Concilio di Nicea.
Paolo Flores d’Arcais