Numero3818.

 

RELIGIONE  E  LAVAGGIO  DEL  CERVELLO

 

Vi siete mai chiesti perché in un’epoca di scoperte scientifiche senza precedenti, sistemi di credenze antichi non solo resistano, ma prosperino con una certezza incrollabile?

Com’è possibile che miliardi di persone intelligenti e razionali, in ogni altro ambito della loro vita, sostengano dogmi che sfidano l’evidenza e la logica?

La risposta non è semplicemente la fede. La fede è solo l’etichetta finale di un processo molto più complesso e deliberato.

È una forma di condizionamento mentale così radicata nelle nostre culture che spesso non riusciamo nemmeno a vederla.

Del resto potremmo dire che anche la cultura è fede. Ma il condizionamento mentale cos’è?

Possiamo definirlo come l’applicazione sistematica di pressioni sociali e psicologiche per alterare le convinzioni di una persona.

Non si tratta di conversioni improvvise o di folgorazioni, ma di una lenta e meticolosa erosione del pensiero critico e della costruzione di una nuova realtà.

In questo saggio non parleremo dei singoli individui, ci mancherebbe altro, non ci permetteremo mai, ma analizzeremo criticamente le meccaniche della fede e le istituzioni che le plasmano.

Nessuno strumento è più potente dell’indottrinamento infantile.

È la pietra angolare della continuità religiosa.

Infatti il tasso di conversione degli adulti è statisticamente minuscolo, è poca cosa.

Il grosso del lavoro avviene prima che la personalità dell’individuo sia strutturata e prima che il pensiero razionale sia definito.

La mente di un bambino non è una fortezza, ma una spugna progettata biologicamente per assorbire informazioni dai genitori e questo per sopravvivere.

Evolutivamente è fondamentale fidarsi dei genitori. Fidarsi che le bacche di un certo colore sono velenose significa sopravvivere e portare avanti la propria specie.

Questa necessità evolutiva di fidarsi senza riserve crea però una porta sul retro, non protetta nella psiche in via di sviluppo.

Un bambino non sa distinguere tra un avvertimento empirico, come “il fuoco scotta”, e una pretesa metafisica come “un essere invisibile giudica ogni tuo pensiero”.

Il bambino constata soltanto che entrambe le informazioni provengono dalla stessa fonte, amata e fidata, cioè un genitore, appunto, oppure un nonno o l’anziano di un villaggio.

Il soprannaturale viene così normalizzato e diventa parte del sistema operativo di base della mente.

Concetti come Dio vengono appresi prima della scienza e i miracoli sono presentati come fatti storici.

Prima di imparare a leggere e scrivere si imparano preghiere, storie fantasiose di santi, abitudini alimentari collegate alla credenza.

Questo crea un legame emotivo profondo. Si arriva al punto che mettere in discussione la religione da adulti significa mettere in discussione l’amore dei propri genitori e la coerenza dei propri ricordi d’infanzia.

Il soprannaturale, il religioso, non viene difatti presentato come un modo di vedere il mondo, ma come il mondo così com’è.

A questo aggiungiamo architetture maestose degli edifici sacri, chiese, moschee, sinagoghe, canti sacri suggestivi, il tempo dell’anno scandito da feste e celebrazioni.

Ognuna di queste esperienze crea un legame emotivo enorme tra la dottrina religiosa e i sentimenti profondi come amore, appartenenza, gioia, meraviglia.

Si tratta di qualcosa di veramente grande, di enorme.

Da grandi non si tratta di mettere in discussione un sistema di storie e credenze, ma la propria identità, la propria famiglia, la propria comunità.

Non sorprende che molte persone, seppur intelligentissime, scelgano la comodità di restare legate alla sicurezza di simboli, rituali, storie e credenze dell’infanzia.

Non è strano che tutte le religioni puntino sull’infanzia, sull’iniziazione, sulla catechesi sin da piccoli.

Ore di religione sin dall’infanzia a scuola, incontri in parrocchia, oratori a pieno regime per i piccoli.

C’è una frase che in questo caso calza a pennello ed è attribuita a Joseph De Mestre, teorico della restaurazione e questa frase dice così: “Dateceli dai 5 ai 10 anni e saranno nostri per tutta la vita”.

Una volta gettate le basi, la credenza viene mantenuta attraverso una manovra psicologica a tenaglia: il terrore eterno da una parte e la ricompensa trascendente dall’altra.

Funziona un po’ come la tecnica educativa del bastone e della carota. Il bastone è l’inferno, la carota è il paradiso e la ricompensa.

L’invenzione della dannazione eterna è un’arma psicologica terrificante.

Installare in un bambino l’idea di un tormento infinito per un semplice dubbio o per aver amato la persona sbagliata è una forma di abuso psicologico enorme.

Questa paura è progettata per mandare in corto circuito il pensiero critico.

Quando sei terrorizzato dalle conseguenze del dubitare, impari rapidamente a sopprimere ogni scetticismo e a razionalizzare ogni incongruenza. È un racket di protezione metafisica.

La religione crea il problema, per esempio il peccato originale e poi vende l’unica cura che implica l’obbedienza totale, l’adesione alle sue dottrine, ai suoi rituali e alla sua autorità.

Somiglia molto alla pubblicità, non è vero? Anzi, forse potremmo dire che la pubblicità somiglia molto alla religione.

La paura dell’inferno potrebbe non bastare, potrebbe sembrare troppo severa, unilaterale.

La promessa di un al di là perfetto compensa invece la sofferenza terrena: è il paradiso, il nirvana, chiamiamolo come ci pare, il concetto è lo stesso.

Dal punto di vista psicologico è uno strumento potentissimo per il controllo sociale, poiché incoraggia la passività e l’accettazione.

Perché lottare per la giustizia sulla Terra se la vera ricompensa è nel prossimo mondo?

Perché lottare contro la povertà, l’oppressione, quando queste sono soltanto prove passeggere e la vera ricompensa sta altrove?

In questo modo la religione può essere un potente oppiaceo che attenua l’impulso a sfidare le strutture di potere.

Anche in questo caso capita a fagiolo una frase attribuita a Napoleone Bonaparte che dice così: “La religione è ciò che impedisce ai poveri di assassinare i ricchi”.

Per non parlare del fatto che la promessa del paradiso è un enorme conforto alla più grande delle nostre paure, cioè alla paura della morte.

Pensare che la morte non sia la fine è la più grande consolazione che la religione possa offrire. E il desiderio che ciò sia vero può facilmente sopraffare la richiesta di prove da parte della mente razionale.

Oltre al bastone e alla carota metafisici, cioè all’inferno e al paradiso, ci sono paure e ricompense terrene molto più pratiche ed immediate.

La paura dell’ ostracismo sociale, di essere emarginati dalla propria famiglia e dalla comunità per apostasia sono fortissimi strumenti di controllo.

Al contrario il senso di appartenenza, il culto comunitario e rituale, la sensazione di scopo e significato e di poter rispondere a tutte le domande della vita da quel benessere che tiene legati ad un contesto in modo non coercitivo.

Gli esseri umani sono creature sociali e il bisogno di appartenenza è sia una risorsa, sia la nostra più grande vulnerabilità.

Dal punto di vista evolutivo, che cosa significava allontanarsi dal gruppo sociale? Morte certa, senza dubbio. Significava rinunciare alla protezione del gruppo e trovarsi magari da soli di fronte a bestie feroci.

Quindi per gli esseri umani l’appartenenza ad un gruppo è fondamentale e le religioni, ma sicuramente in modo inconsapevole, sfruttano questo bisogno attraverso il “love bombing”, cioè il bombardamento d’amore.

Quando un nuovo membro si avvicina ad un gruppo religioso, viene travolto da affetto, sorrisi e lodi. E non è detto che non siano sinceri.

I membri del gruppo religioso, possono davvero accogliere sinceramente il nuovo arrivato. Per chi crede di aver trovato davvero una famiglia, di essere compreso, speciale, questo calore è condizionato dal conformismo al gruppo religioso e alle sue regole e credenze.

Finché annuisci e partecipi ai rituali, l’amore scorre liscio.

Se inizi a fare domande difficili, la temperatura scende bruscamente, i sorrisi diventano tesi, gli inviti diminuiscono, le domande preoccupate vengono sostituite da avvertimenti sull’orgoglio, sul dubbio e sull’influenza del diavolo.

E c’è una minaccia implicita. Se assumi un comportamento non convenzionale al gruppo, il gruppo ti abbandona. resti senza questa famiglia rassicurante.

Questo è rinforzato dalla dicotomia del “noi contro loro”: chi è dentro è scelto o salvato, chi è fuori è perso, peccatore oppure manipolato dal male.

Questa demonizzazione dell’esterno isola i credenti da prospettive contrarie e annulla la credibilità di chiunque critichi il sistema.

Il mondo esterno viene definito come corrotto e infelice.

Qualche problema comincia a venirti quando ti accorgi che infelici non lo sono affatto gli altri, anzi.

Ma per arrivare a questa consapevolezza devi già avere un piede fuori.

Finché sei dentro con tutti e due i piedi, il contesto religioso ha creato una fortezza emotiva ed ideologica vaccinata contro attacchi dall’esterno.

Il dubbio è un tranello di Satana. Lo scienziato è triste perché la sua razionalità non spiega tutto.

Per sopravvivere nel mondo moderno una religione deve avere un sistema immunitario robusto. Questo avviene creando una bolla informativa dove le uniche voci permesse sono quelle che confermano le credenze, confermano il dogma, esaltano la teologia.

Non si tratta quindi di vincere in una discussione, ma impedire che la discussione abbia luogo.

Ecco, a proposito di informazione controllata, l’indice dei libri proibiti vi dice qualcosa?

A molti sì, ma pochi sanno che è stato soppresso nel 1966, ieri praticamente.

Molte religioni, insomma, impediscono o scoraggiano la fruizione di canali di informazione esterni al contesto religioso stesso.

Guai a leggere di biologia evolutiva, cosmologia oppure di neuroscienze che offrono spiegazioni naturalistiche a ciò per cui la religione scomoda la divinità.

Ma sono vietati anche i filosofi scettici, quelli non allineati, adepti di altre religioni, ma soprattutto gli apostati.

Sentir parlare chi ha abbandonato la tua stessa religione può essere davvero pericoloso: gli apostati sono autentico fumo negli occhi.

Il controllo dell’informazione opera a più livelli.

Il primo, screditare le fonti esterne. La scienza o la filosofia che contraddicono i testi sacri sono liquidate come orgoglio spirituale.

Bisogna addirittura riformulare lo scetticismo. Il dubbio non è visto come una virtù intellettuale, ma come un fallimento morale.

Lo scetticismo, che è il più umile degli approcci al mondo, viene visto come un orgoglio spirituale che porta alla rovina. Si rovescia la realtà, si crea un mondo al contrario.

Lo scetticismo da virtù passa a tentazione demoniaca, mentre la vera virtù consiste nel credere a testi antichi senza nessuna prova.

C’è poi l’uso del linguaggio specializzato, l’uso di termini come grazia, unzione, salvezza, spirito, crea un gergo sacro che isola i credenti dal discorso esterno e rinforza costantemente la realtà del sistema in ogni conversazione.

E qui, inoltre, si crea un circuito interessante.

Quando sei abituato ad esprimerti con questo lessico e questo linguaggio che all’esterno non hanno alcun significato, lo usi anche per esprimere dubbi, perplessità, incertezze, insomma le domande e i dubbi formulate con quello stesso linguaggio presuppongono la verità del sistema stesso.

Per esempio, invocare lo spirito in un momento di forte dubbio significa rafforzare il sistema che stai mettendo in discussione.

La “Eco room” sacra (alloggio ecosostenibile) non è solo una raccolta di libri consentiti o di giornali selezionati oppure di film adatti.

È un modo di pensare, un sistema di simboli, un linguaggio, un modo di essere che fa sembrare il mondo all’esterno estraneo, minaccioso oppure irrilevante.

Il traguardo finale, il punto più profondo di questo percorso è lo smantellamento dell’autonomia personale.

Consiste nel convincere l’individuo a rinunciare volontariamente al proprio spirito critico e alla propria coscienza; significa compromettere in modo più o meno significativo il proprio giudizio e la propria intuizione.

Molte religioni in questo senso insegnano l’inadeguatezza umana.

Sei fondamentalmente corrotto e i tuoi istinti sono peccaminosi.

Addirittura nasci nel peccato. Dopo il tuo primo vagito in sala parto sei già con il peccato originale sulle spalle. Sei già sporco, macchiato e serve un rito amministrato dalla casta sacerdotale per purificarti.

La tua natura in sé è un’offesa al divino.

Questo naturalmente instilla senso di colpa, inadeguatezza, ma la tua cura c’è e per questo puoi stare tranquillo.

È la stessa religione che ti ha definito colpevole e inadeguato.

Una volta accettato di essere difettosi, la soluzione logica per emendarsi, per purificarsi diventa arrendersi ad un’autorità esterna.

Sia fatta la tua volontà, non la mia.

Questo porta all’esternalizzazione della coscienza. Le decisioni non vengono più pesate in base al proprio senso del bene e del male, ma in base a testi sacri oppure a leader religiosi.

L’individuo diventa un vascello vuoto, un recettore passivo di comandi divini, imparando a chiamare questa prigione mentale “salvezza”.

Sia fatta la tua volontà, non la mia. Ecco, questa è davvero una frase che indica una virtù.

Oppure è una sottomissione deresponsabilizzata, un annullamento ingiustificabile, una resa superficiale della propria capacità di pensare e di volere.

Questa è maturità spirituale, come viene presentata dalle religioni, oppure è autentica immaturità umana?

Proporre questa sottomissione come virtù spirituale può voler dire invece portare l’essere umano a non fidarsi dei propri pensieri e sentimenti, a non affidarsi alla propria comprensione e senso critico e a sottomettersi invece all’autorità religiosa che interpreta per te, pensa per te, comprende per te.

Si tratta del potere delle figure sacrali, del Papa, del vescovo, del prete o di altre figure religiose in altre religioni sulle coscienze delle persone.

E forse è proprio questo che rende le persone gregge e il termine pecorella smarrita è usato proprio dalle religioni.

Si vive spesso in uno stato perenne di assoggettamento con la necessità che qualcuno pensi per te, ti guidi, interpreti per te, valuti per te le situazioni.

Il padre spirituale può esserne un esempio.

Devo fare scelte? Mi rivolgo a lui. Devo diventare prete o restare laico? Sentiamo il padre spirituale. Ho bisogno di consigli sull’intimità con mia moglie. Vado dal padre spirituale. Non sto affatto esagerando.

Per concludere, volete esempi freschi di dissoluzione del sé come massima virtù per le religioni? Bene, prendiamo alcune frasi di Carlo Acutis, fatto santo qualche mese fa.

“Non io, ma Dio” dice, che sarebbe non io, ma coloro che parlano in nome di Dio, sostenendo di conoscerlo e di conoscerne la volontà.

E ancora, criticare la Chiesa significa criticare noi stessi. La Chiesa è la dispensatrice dei tesori per la nostra salvezza. Ecco, qualcosa di simile si diceva e si dice nei regimi totalitari in riferimento al leader oppure al partito.

Ma ancora qualche altra frase sull’assoggettamento e sull’annullamento di sé. “Non l’amor proprio, ma la gloria di Dio”. E per finire “Meno io per lasciare spazio a Dio”.

Tutte frasi queste prese dal sito ufficiale dell’associazione Carlo Acutis.

Questa è davvero virtù?

Immaginate la mente come una casa. L’indottrinamento religioso, ma esistono tante forme di indottrinamento, getta le fondamenta prima che possiate vedere il progetto.

La paura e la ricompensa sono le recinzioni elettrificate che vi impediscono di uscire. E l'”Eco room” è un sistema di specchi che vi mostra solo ciò che siete stati istruiti a vedere.

Smantellare questa struttura quando naturalmente se ne sente il bisogno non significa distruggere voi stessi, ma finalmente aprire le finestre per vedere il mondo esterno per come è veramente, oppure per vederlo in modo semplicemente diverso da come lo avete sempre visto.

Infatti, finché un qualsiasi sistema fa stare bene, non c’è problema, ma spesso sta stretto, toglie l’aria, spinge alla ricerca della libertà e all’autodeterminazione e il percorso di cambiamento non è proprio facile né è immediato e non è affatto una questione di intelligenza.

Ad ogni modo, tutte le persone intervistate, quelle che hanno smesso di credere e di appartenere a gruppi religiosi e ci sono moltissimi ex preti, sostengono di aver riconosciuto ad un certo punto un programma di condizionamento lungo una vita.

Poi si accorgono che il mondo è vasto e meraviglioso e può essere bello anche senza decorazioni soprannaturali.

 

da YouTube  Sapiens Sapiens.

Numero3816.

 

da  QUORA

 

Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA

 

L’ AQUILA

 

“L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile.

A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto.

Volare è ormai difficile.

In questo momento cruciale della sua vita, l’aquila ha due alternative: non fare niente e morire oppure affrontare un doloroso processo di rinnovamento che durerà circa 150 giorni.

La nostra aquila ha deciso di affrontare la sfida: vola verso la cima della montagna e si rifugia in un nido vicino ad un dirupo, da dove non avrà bisogno di volare.

Lì comincia a sbattere il becco contro la roccia fino a strapparselo. Poi l’aquila aspetta che spunti un nuovo becco con il quale strapperà i vecchi artigli. Quando i nuovi cominciano a spuntare si mette a strappare le vecchie penne. Solo dopo cinque mesi è pronta per il volo di rinnovamento e per vivere altri 30 anni.”

Nella nostra vita, per continuare un volo di vittoria, molte volte dobbiamo proteggerci da tutto, cancellando abitudini e cambiando mentalità, e iniziare un processo di rinnovamento radicale.

Dobbiamo abbandonare consuetudini, costumi, tradizioni e ricordi, il cui peso ci impedisce di andare avanti. Solo liberi dal passato possiamo trarre vantaggio dal prezioso risultato che un rinnovamento ci porta sempre.

Rinnovare te stesso implica mettere ordine nel mondo mentale, scartare i ricordi di eventi frustranti o dolorosi, lasciandoci soltanto l’esperienza di ciò che abbiamo imparato e sfruttandola al meglio.

Per mettere ordine, rinnovarci e prendere il volo, dobbiamo conoscere noi stessi, sapere chi siamo, quali sono le nostre potenzialità e dove vogliamo andare.

Non è necessario adattarsi e arrendersi al problema; c’è la possibilità di liberarsene.

Ma il percorso è un pò difficile, il percorso è impegnativo. È una nostra scelta.

Seguiamo il percorso delle aquile. Sempre su, sempre avanti.

 

N.d.R.:

Se vuoi volare in alto,

stai con le aquile, non con le galline.

Numero3815.

 

QUESTE  POCHE  SEMPLICI  BANALITA’

POSSONO SERVIRE  PER  LA  FELICITA’.

 

Prima di parlare, ascolta.

Prima di scrivere, pensa.

Prima di reagire, calmati.

Prima di spendere, guadagna.

Prima di giudicare, comprendi.

Prima di rinunciare, prova ancora.

Prima di morire, vivi davvero.

 

Ama la vita, respira, sorridi.

 

@Iulianalateaofficial

 

Numero3812.

 

SILLOGISMO  TEOLOGICO

 

Dio sta sempre dalla parte giusta.

Io sto sempre dalla parte di Dio.

Perciò sono sempre dalla parte giusta.

 

Questo sillogismo è apparentemente coerente.

Ma, se mi chiedo quale sia il Dio di cui esso parla, il mio oppure uno dei 4000 Dei , che sono tanti quante sono le religioni della terra, allora capisco perché la storia della cosiddetta civiltà umana è stata funestata e devastata da tanto odio e da tante guerre. Fino ad oggi che sono addirittura aumentate.

Numero3811.

 

7  SFIDE  GENITORIALI  CHE FORMANO  IL  FUTURO  DI  TUO  FIGLIO.

 

Se vuoi un figlio dal cuore aperto, ascoltalo senza giudicare.

Se vuoi un figlio fiducioso, apprezza il suo impegno, non solo i suoi risultati.

Se vuoi un figlio amorevole, confortalo quando commette degli errori, prima di correggerlo.

Se vuoi un figlio emotivamente solido, impara tu per primo a governare le tue emozioni.

Se vuoi un figlio coraggioso, lascialo sbagliare e cadere, poi cammina al suo fianco quando si rialza.

Se vuoi un figlio rispettoso, modella ogni giorno la gentilezza con parole come “per favore”, “mi dispiace”, “grazie”.

Se vuoi un figlio onesto, apprezza il suo coraggio quando ammette il suo sbaglio.

 

@DailyReminderr1

Numero3808.

 

UN  CONSIGLIO  SINCERO

 

Allontanati da chi ti fa stare

male psicologicamente e

non riconosce il tuo valore.

Nessuno merita la tua pace

interiore, la tua energia, la

tua serenità. Scegli chi ti

rispetta, ti apprezza, ti fa

stare bene. Con tutto il resto,

impara ad andare avanti.

Numero3802.

 

da  QUORA

 

Scrive Dario. FF, corrispondente di QUORA.

 

LE  PERSONE  INTELLIGENTI  SONO  ATTRATTE 

DALLE  PERSONE  NON  INTELLIGENTI ?

 

Risposta breve: no, e i dati sono piuttosto netti in direzione opposta. Ma la credenza è così diffusa che vale la pena capire da dove nasce, perché ci sono almeno tre fenomeni reali che la alimentano e uno di questi è davvero interessante.

Cosa dice la ricerca.

La regola dell’accoppiamento umano non è “gli opposti si attraggono”: è che il simile cerca il simile.

Il fenomeno si chiama accoppiamento assortitivo, ed è uno dei più solidi della psicologia sociale: tendiamo a scegliere partner che ci somigliano per età, livello di istruzione, background sociale, valori e sì, capacità cognitive.

Sull’istruzione, che è il proxy più misurabile dell’intelligenza, la correlazione tra partner è forte e, in molti paesi, è addirittura aumentata negli ultimi decenni, perché le persone si incontrano sempre più spesso nei luoghi dove hanno studiato o dove lavorano, cioè in ambienti già filtrati per livello.

Quindi l’immagine del genio attratto dalla persona semplice, per quanto romantica, non descrive la norma statistica: descrive un’eccezione che ci colpisce proprio perché è un’eccezione.

La norma è molto più noiosa: le persone brillanti tendono a mettersi con persone brillanti, esattamente come tutti gli altri tendono a mettersi con i propri simili.

Ha anche senso, se ci pensi, perché una relazione lunga è fatta soprattutto di conversazione, e la conversazione tra chi ha ritmi mentali molto diversi è faticosa per entrambi: uno si annoia, l’altro si sente sotto esame.

Non è snobismo, è attrito quotidiano.

Ma allora perché ci crediamo?

Tre fenomeni veri.

Primo: quello che chiamiamo intelligenza in un partner non è il quoziente intellettivo. Quando una persona molto colta si innamora di qualcuno che non ha studiato, gli osservatori dicono “si è messo con una meno intelligente”. Ma stanno misurando la scolarità, non l’intelligenza. Ci sono molte forme di acume (emotivo, pratico, sociale, umoristico) che non hanno niente a che vedere con i titoli e che in coppia contano moltissimo. Spesso quella che sembra un’attrazione per la “non intelligenza” è un’attrazione per un tipo di intelligenza diverso dal proprio, che l’osservatore non sa riconoscere perché ha un solo metro.

Secondo: l’attrazione fisica e romantica non passa dall’intelligenza. Questo è ovvio e va detto. L’innamoramento è mosso da desiderio, chimica, momento della vita, bisogni emotivi. Il fatto che una persona brillante si innamori di qualcuno con cui non condivide interessi intellettuali non dimostra una preferenza per la “non intelligenza”: dimostra che l’innamoramento non consulta il curriculum. Il che spiega tante coppie miste, spesso brevi, che poi il tempo separa proprio quando la conversazione diventa il collante principale.

Terzo, ed è il pezzo più interessante: a volte è una scelta difensiva. Qui il fenomeno esiste, ed è meno lusinghiero. Alcune persone cercano deliberatamente un partner che percepiscono come inferiore, non per amore ma per sicurezza: chi non ti sfida non ti smentisce, non ti supera, non ti mette in discussione. È il meccanismo che si vede spesso nel funzionamento narcisistico, dove il partner deve fare da specchio e non da controparte, ma non riguarda solo quello: riguarda chiunque abbia un’autostima che regge male il confronto. Attenzione però al ribaltamento: questa non è una preferenza delle persone intelligenti, è una preferenza delle persone insicure, e l’insicurezza è distribuita a tutti i livelli di intelligenza. Chi sceglie qualcuno che non lo sfida non lo fa perché è intelligente: lo fa nonostante lo sia.

La complicazione onesta.

C’è poi un dato che complica il quadro e va detto per correttezza: nelle ricerche sulle preferenze romantiche, l’intelligenza altissima non risulta il tratto più desiderato in assoluto.

Alcuni studi suggeriscono che la desiderabilità cresca fino a un certo punto e poi si appiattisca o cali leggermente: molto intelligente attrae, estremamente intelligente attrae un po’ meno.

Le interpretazioni possibili sono diverse (paura del confronto, associazione con tratti percepiti come scomodi, semplice distanza), ma il punto resta modesto: siamo lontanissimi dal “le persone intelligenti preferiscono i partner non intelligenti”.

Semmai suggerisce che tutti, non solo i geni, preferiamo un partner brillante ma non irraggiungibile.

La Risposta Sintetica.

No, le persone intelligenti non sono attratte da persone non intelligenti: statisticamente cercano partner simili a loro, come fanno tutti.

La credenza contraria vive di tre cose: confondiamo l’intelligenza con l’istruzione e non riconosciamo le forme di acume diverse dalla nostra; l’innamoramento non passa per il cervello e produce coppie miste che ci colpiscono; e alcune persone, insicure più che intelligenti, scelgono davvero chi non le sfida, ma quella è una difesa, non una preferenza.

E se posso aggiungere l’osservazione che trovo più utile: nelle relazioni lunghe il fattore che conta non è il livello di intelligenza, è la curiosità.

Due persone curiose, anche molto diverse per formazione, hanno sempre qualcosa da dirsi; due persone brillanti ma senza curiosità l’una per l’altra finiscono le conversazioni in tre anni.

Nessuno si innamora di un quoziente intellettivo: ci si innamora di come qualcuno guarda il mondo, e poi si resta con chi ha ancora voglia di raccontarcelo.

Numero3801.

 

NON  DEVE  ANDARE  PIU’ COSI’

 

Dici di sì anche quando sei stanca, sopraffatta, o non vuoi.

Le persone scompaiono quando hai bisogno di aiuto e, tuttavia, si aspettano che tu sia sempre là a loro disposizione.

Ti senti in colpa a porre dei limiti, così permetti agli altri di oltrepassarli.

La tua gentilezza è raramente riconosciuta, è soltanto pretesa e attesa.

Più dai, meno rispetto sembra che tu riceva.

 

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Numero3800.

 

FIORI

 

Qualunque fiore tu sia,

quando verrà il tuo tempo,

sboccerai.

Prima di allora, una fredda

e lunga notte potrà passare.

Perciò, sii paziente verso

quanto ti accade e curati

e amati senza paragonarti

o voler essere un altro

fiore, perché non esiste

un fiore migliore di quello

che si apre nella pienezza

di ciò che è.

E quando ciò accadrà,

potrai scoprire che andavi

sognando di essere un

fiore che aveva da fiorire.

 

Daisuku  Ikeda

Numero3799.

 

IL  POSTO  SBAGLIATO

 

Quando sei nel posto sbagliato,

qualunque cosa tu faccia

non sarà mai abbastanza.

Ma se sei nel posto giusto,

a volte, basta la tua presenza.

Per questo, non mettere mai

in dubbio il tuo valore.

Forse non sei tu il problema.

Magari, sei semplicemente,

e forse, nel posto sbagliato.

 

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