Numero3739.

 

da  QUORA

 

Scrive Ippazia, corrispondente di QUORA.

 

COME  MAI  LA FOLLA  HA  SCELTO  BARABBA  E  NON  GESU’?

 

Ah, un bel mito evangelico da sfatare!

Forse ti stupirà ma la folla non scelse proprio niente.

La ricerca storica e filologica contemporanea ritiene che l’episodio di Barabba non sia un fatto di cronaca, ma una costruzione narrativa e simbolica posteriore.

  • L’invenzione del ”privilegio pasquale”: Ponzio Pilato, come prefetto della Giudea, deteneva lo “ius gladii”, cioè il diritto supremo di vita e di morte sui sudditi non romani. Concedere a una “piazza urlante” di decidere l’esito di un processo capitale sarebbe stata un’abdicazione della sovranità imperiale. Anche un lettore senza conoscenze storiche può capire quanto fosse folle un gesto del genere.

Proseguiamo: Barabba è descritto come un rivoltoso accusato di sedizione e omicidio, dunque un nemico dello Stato.

Liberare un uomo che aveva attentato all’autorità di Cesare per condannare un uomo che Pilato stesso riteneva innocente avrebbe esposto il prefetto a un’accusa di lesa maestà davanti all’imperatore Tiberio.

In più, la sicurezza della regione sarebbe stata gravemente compromessa: Barabba era, secondo i racconti, un ribelle politico pericoloso, non certo un cittadino innocuo da liberare per compiacere la folla.

Da qui emerge l’assurdità dell’intera vicenda.

Qualche fonte in dettaglio:

  • L’usanza romana di liberare un prigioniero in occasione della Pasqua ebraica non trova alcun riscontro nelle fonti storiche coeve. Come sottolineato da specialisti come Jean-Pierre Lémonon (Ponce Pilate, 2007) e S.G.F. Brandon (Jésus et les Zélotes, 1975), non esiste alcun documento che attesti tale consuetudine. Anche il teologo Rudolf Bultmann sostiene la non-storicità dell’episodio, evidenziando la totale mancanza di basi giuridiche per un’amnistia di questo tipo.

«il ritratto di un Ponzio Pilato mitemente acquiescente dinanzi alla folla urlante è esattamente l’opposto dell’immagine che ci siamo fatti di lui attraverso la descrizione di Giuseppe Flavio: la specialità di Pilato era il controllo brutale della folla. Inoltre, qualcosa come la consuetudine di concedere in occasione della Pasqua un’amnistia generalizzata — liberazione di qualsiasi prigioniero venisse richiesta per acclamazione dalla folla — è contraria ad ogni saggezza amministrativa».

  • John Dominic Crossan osserva come questo «non sia assolutamente un racconto storico, e che sia più plausibilmente un’invenzione di Marco».

L’unico senso che si può trovare nella ”scelta” della folla è una invenzione letteraria con intento apologetico preciso:

  • Il nome “Barabba” (Bar-Abba) significa letteralmente “Figlio del Padre”. In molti manoscritti antichi il personaggio viene chiamato Gesù Barabba. La scena della scelta tra due “Figli del Padre” — uno violento, l’altro pacifico — è molto probabilmente un artificio letterario simbolico: la folla, inconsapevole, condanna il messia spirituale per liberare il messia politico, scagionando così l’autorità romana e trasferendo la responsabilità della crocifissione sulla leadership religiosa locale (gli ebrei del Tempio).

In sintesi, storicamente parlando, la folla non ha scelto nulla perché l’episodio di Barabba è “più plausibilmente un’invenzione di Marco” e, come spiega Bart Ehrman in ‘Prima dei Vangeli’, il racconto serve a trasformare un’esecuzione politica romana in un dramma religioso interno al mondo giudaico, facilitando così la convivenza del nascente cristianesimo all’interno dell’Impero Romano dopo la distruzione del Tempio (70 d.C.).

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