Mille e più motti

Cosa ci insegna la vita... testamento spirituale di un libero pensatore

Numero1028.

Non mi vergogno a dire che un tempo, nei FAVOLOSI ANNI ’60, le canzonette si scrivevano così. Erano di una ingenuità banale, ma piacevano per questo.

Noi eravamo banalmente ingenui, allora. Adesso, invece, siamo logori e incarogniti. Ci rimane la triste saggezza della vecchiaia e….qualche ricordo.

 

M A R I L I S A

 

Un’estate così non verrà mai più,

con te è finita la mia gioventù,

oh Marilisa, Marilisa torna ancor,

su questa spiaggia dove si è bruciato

tutto il nostro amor.

 

Il silenzio del mar parla ancor di te

di quando eri qui accanto a me,

oh Marilisa, Marilisa torna ancor,

perfino il sole sembra freddo e grigio

senza il tuo calor.

 

Ora sento che mai non potrò dimenticar

i giorni che ho vissuto in riva al mar,

oh Marilisa, Marilisa dove sei.

vorrei che il vento ti potesse dire

tutti i sogni miei.

 

Le parole d’amor che dicevi a me,

il vento le ha portate via con sé,

oh Marilisa, Marilisa dove sei,

non ho la forza per poterti dire

quanto ti vorrei.

 

Tricesimo    Anno 1964.

Numero1027.

R I C O R D O   D I   G I O V E N T U’

Testo di una canzone di più di 50 anni fa.

 

N O I   S I A M O   I   S E L V A G G I

 

Se c’è qualcuno, amici miei,

che non sa chi siamo noi,

se c’è qualcuno tra di voi

che non c’ha sentiti mai,

a lui vogliam dire la verità

che fa inorridire la società!

…Uh! Noi siamo i Selvaggi!

 

Se c’incontrate per la strada

salutiamo prima noi,

siamo civili ed educati

quando siamo in mezzo a voi.

Ma, se sentiamo il ritmo di una canzone,

dimentichiamo quasi l’educazione!

…Uh! Noi siamo i Selvaggi!

 

Dimenticate per un poco

l’etichetta e i vostri guai,

provate un po’ a comportarvi

da selvaggi come noi.

Se questa confusione non vi va giù,

allora non vi piace la gioventù!

…Uh! Noi siamo i Selvaggi!

 

Tricesimo, anno 1964.

Numero1026.

Q U A N D O    S A R O’   C A P A C E   D’ A M A R E

Giorgio Gaber            testo di Alessandro Luporini.

 

Quando sarò capace d’amare

probabilmente non avrò bisogno

di assassinare in segreto mio padre,

né di far l’amore con mia madre in sogno.

 

Quando sarò capace d’amare,

con la mia donna non avrò nemmeno

la prepotenza e la fragilità

di un uomo bambino.

 

Quando sarò capace d’amare,

vorrò un donna che ci sia davvero,

che non affolli la mia esistenza,

ma non mi stia lontana neanche col pensiero.

 

Vorrò una donna che, se io accarezzo

una poltrona, un libro o una rosa,

lei avrebbe voglia di essere solo

quella cosa.

 

Quando sarò capace d’amare,

vorrò una donna che non cambi mai,

ma, dalle grandi alle piccole cose,

tutto avrà un senso perché esiste lei.

 

Potrò guardare dentro al suo cuore

e avvicinarmi al suo mistero,

non come quando io ragiono,

ma come quando respiro.

 

Quando sarò capace d’amare

farò l’amore come mi viene,

senza la smania di dimostrare,

senza chiedere mai se siamo stati bene.

 

E nel silenzio delle notti,

con gli occhi stanchi e l’animo gioioso,

percepire che anche il sonno è vita

e non riposo.

 

Quando sarò capace d’amare,

mi piacerebbe un amore

che non avesse alcun appuntamento

col dovere,

 

un amore senza sensi di colpa,

senza alcun rimorso,

egoista e naturale come un fiume

che fa il suo corso.

 

Senza cattive o buone azioni,

senza altre strane deviazioni,

che, se anche il fiume le potesse avere,

andrebbe sempre al mare…..

 

così vorrei amare.