Numero3689.

 

P R O M E M O R I A        di Gianni Rodari

Recitata da Ghali alla Cerimonia di Inaugurazione delle Olimpiadi Invernali
Milano – Cortina, Febbraio 2026.

 

Ci sono cose da fare ogni giorno:

lavarsi, studiare, giocare,

preparare la tavola,

a mezzogiorno.

 

Ci sono cose da fare di notte:

chiudere gli occhi, dormire,

avere sogni da sognare,

orecchie per non sentire.

 

Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno né di notte,

né per mare, né per terra:

per esempio, LA GUERRA.

 

 

 

 

Numero3590.

 

A    C H I    C A P I S C E

 

La mia vita sta passando,

bene o male non saprei,

perché io sto invecchiando,

però non come vorrei.

 

Dentro ho ancora tante cose

che saprei dire e fare,

misteriose ed affettuose,

da prendere e da dare.

 

Indirizzo il mio messaggio

a colei che può capire,

senza usare, nel linguaggio,

quello che le potrei dire.

 

Ma chi sa e mi capisce,

mi dia adesso la sua mano:

se la vita mia finisce,

dopo, me ne andrò lontano.

 

Se lei mi starà vicino,

con pazienza e con amore,

io mi sentirò un bambino

che dimentica il dolore.

 

Ma, guardandomi allo specchio,

beh, parola mia d’onore,

capirò d’essere un vecchio:

la ringrazierò di cuore.

Numero3466.

 

T R A    I    V E R S I    P I U’    B E L L I

D E L L A    P O E S I A    D I    O G N I    T E M P O

 

(inglese)

«To see a world in a grain of sand,
and a heaven in a wild flower,
hold infinity in the palm of your hand,
and eternity in an hour.»
(italiano)
«Vedere un mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvatico,
tenere l’infinito nel palmo della mano,
e l’eternitá in un’ora.»

 

Numero3353.

 

S I N C E R I T A’                      (Sonetto di novenari)

 

Dentro i frequenti sogni miei,

quando i tabù sono rimossi,

ormai non ti vedo come sei,

ma come vorrei che tu fossi.

 

Anche se sono un uomo anziano,

sono un compagno di pensiero,

forse, con te sono più umano,

per te divento un po’ più vero.

 

Dentro i miei miraggi strambi,

se talvolta sto pensando a te,

mi aspetto sempre che tu cambi.

 

È quello che accade fra te e me,

allorquando smettiamo entrambi

di giocare ai ruoli ed ai cliché.

 

 

Numero3206.

 

Segnalata da Rita.

 

Da una poesia inedita di Salvatore Quasimodo.

 

CHE  BREVE  NOTTE

 

…. Un raggio di luce

è già sulla tua fronte,

nei tuoi capelli

di madonna bizantina.

…. Ma tu ti svegli, bellissima.

Bruna e bruciante,

mi svegli a nuova vertigine:

scavato d’ansia e di sangue,

mi trascini nel buio,

senza memoria.

Qui vivo forse,

la mia ultima vita.

Numero3157.

 

R I S P O S T A     D I     R I T A

 

Qualche tempo fa, ti ho chiesto scherzosamente se, anche a questo anniversario, avresti letto, come 5 anni fa, un discorsetto per fare quattro frignate in compagnia.
Mi hai risposto che sì, avresti letto qualcosa di non molto impegnativo o teatrale che parla di noi due.
Allora ho pensato che, stavolta, sarebbe toccato a me replicare con qualche parola, in risposta a quelle che avresti scritto tu su di noi e su di me.
Non le conoscevo prima di averle sentite leggere qui da te, qualche minuto fa, ma ne ho immaginato il tono e il significato e così, mi sono attivata per comporre una risposta, cosa che non ho mai fatto prima d’ora .
Spero che la forma della scrittura sia all’altezza del contenuto di ciò che voglio dirti, anche se non sono brava come te a scrivere le cose.

Caro Alberto,
siamo stati insieme per 30 anni, che sono passati così velocemente che quasi non ce ne siamo accorti, e devo dirti che sono stata, e sono, felice di questo sodalizio (visto che parola difficile ho trovato?) che mi ha riempito la vita e le ha dato un significato, che non avrei potuto immaginare migliore.
Prima di conoscere te, la mia vita di relazioni era stata quasi un deserto: non avevo mai condiviso sentimenti veri e impegnative frequentazioni con nessun uomo che potesse contare qualcosa per me e per il mio futuro.
Ma la vita non delude e non so come ho fatto ad avere la fortuna di incontrarti e di dividere con te questi 30 meravigliosi anni.
Passare il tempo con te è stato, ed è, una straordinaria avventura nella persistenza di un’atmosfera rilassata e rilassante, dove tutto quello che facciamo lo facciamo volentieri, insieme, come un gioco di squadra e di solidarietà, dove la complicità e l’ironia colorano di sfumature pacate e di leggerezza ogni cosa e ogni minuto.
Noi passiamo insieme solo i 3 giorni del weekend, lo sanno tutti, ma sono giornate che valgono più di una settimana intera, tale e tanta è la piacevolezza della nostra compagnia.
E ogni volta che io esco dalla tua porta di casa con le mie borse, mi dispiace: vorrei restare ancora e non vedo l’ora di poter tornare a passare insieme il nostro tempo, fatto di non tante cose, ma ricco di noi, della nostra sintonia ed empatia.
E mi risuonano nelle orecchie le tue scherzose parole: “Non ti vergogni di abbandonare un povero vecchietto?”
Siamo due persone che si stimano e si rispettano profondamente e che ci tengono a comunicare, in ogni modo, la predisposizione d’animo costantemente positiva l’una nei riguardi dell’altra.

Per parlare di te, non saprei da dove cominciare: hai tante e tali doti e caratteristiche che fanno di te un uomo unico e raro.
Sei pieno di interessi e di comportamenti, forse in qualche modo selettivi, ma mai banali o scontati e, men che meno, noiosi, fra i quali l’interesse per me.
Sei molto ricco culturalmente, sei creativo ed eclettico (questa parola sono andata a cercarla sul dizionario), preparato anche sulle cose recenti e da sempre sei sensibile all’arte e alle cose belle, quelle classiche ed eleganti, non quelle alla moda.
Sei spesso originale e particolare nelle scelte e nelle valutazioni, non ti allinei mai al pensiero comune, cerchi sempre un tuo punto di vista che sfugge alla maggioranza, ma che io ho imparato a riconoscere come, quasi sempre, centrato e, talvolta, addirittura profetico.
Da te imparo tante cose che tu condividi con me, senza essere presuntuoso o didascalico (vedi quante paroline particolari so adoperare anch’io?).
Hai avuto anche tu, però, una vita affettiva travagliata prima di conoscere me.
Forse hai scelto, come compagne di vita, delle donne non in sintonia con il tuo carattere: di questo ti devi prendere le tue responsabilità.
O forse, semplicemente, sono stati proprio i tuoi errori di scelta, di cui hai pagato il fio e su cui hai riflettuto, a farti diventare un così bravo compagno di vita: solo con me hai messo a frutto l’esperienza di come si sta con una donna.
E con me hai dato e ricevuto il massimo e il meglio.
Grazie, Alberto, per tutto quello che sei, che mi hai dato e mi stai dando.
Desidero invecchiare al tuo fianco, voglio stare con te vicino fino alla fine dei nostri giorni e, se potessi tornare indietro di 30 anni, ti sceglierei di nuovo come compagno della mia vita e, se fosse possibile, vorrei essere la tua donna anche nell’aldilà.
Ci tengo a dirti, inoltre, che sei un ottimo padre.
Con tutto il mio affetto.

Rita

Numero3156.

 

Grow Old With Me

(originale)

Invecchia con me

(traduzione)

Grow old along with me
the best is yet to be
when our time has come
we will be as one.
God bless our love
God bless our love.

Grow old along with me
two branches of one tree
face the setting sun
when the day is done.
God bless our love
God bless our love.

Spending our lives together
man and wife together
world without end
world without end.

Grow old along with me
whatever fate decrees
we will see it through
for our love is true.

God bless our love
God bless our love
God bless our love.
God bless our love

Invecchia insieme a me
il meglio deve ancora venire
quando sarà il nostro momento
saremo come uno.
Dio benedica il nostro amore
Dio benedica il nostro amore.

Invecchia insieme a me
due rami di un albero
affronta il sole al tramonto
quando la giornata è finita.
Dio benedica il nostro amore
Dio benedica il nostro amore.

Trascorrere le nostre vite insieme
uomo e moglie insieme
mondo senza fine
mondo senza fine.

Invecchia insieme a me
qualunque cosa il destino decreti
lo vedremo fino in fondo
perché il nostro amore è vero.

Dio benedica il nostro amore
Dio benedica il nostro amore
Dio benedica il nostro amore.
Dio benedica il nostro amore

Numero2981.

 

da  QUORA

 

Scrive Sandro Stefanelli, corrispondente di QUORA.

 

Il detto popolare “TROMBA DI CULO SANITÂ DI CORPO” ha qualche validità scientifica?

 

Sin da quando il mondo aveva
fra i  viventi Adamo ed Eva
era in voga in tutti quanti
di coprirsi il davanti,
mai nessuno pensò, strano,
di coprirsi il deretano.

Le scoregge più discrete
conturbavan la quiete
ed allora i dolci suoni
trapassavano i calzoni.
La scoreggia di gran gloria
si è coperta nella storia.

Pur Augusto Imperatore
scoreggiava a tutte l’ore
e la corte assai perfetta
scoreggiava senza fretta
e persino in casi gravi
scoreggiavano gli schiavi.

Si racconta che Tiberio
scoreggiasse serio serio,
che Caligola il tiranno
scoreggiasse tutto l’anno
e più d’una ogni mattina
ne facesse Catilina.

Marco Tullio in Campidoglio
le lasciava con orgoglio
e non eran certo poche
domandatelo alle oche;
e perfino le Vestali
ci spegnevano i fanali.

Ciceron per ore intere
chiacchierava col sedere,
quelle poi di Coriolano
si sentivan da lontano
e con schiaffo sulla trippa
scoreggiava pure Agrippa.

Muzio Scevola e Porsenna
ne portarono per strenna
alle feste d’Imeneo
ove il console Pompeo
e più ancora il gran Lucullo
scoreggiavan per trastullo.

Scoreggiava Roma intera
da mattina sino a sera,
scoreggiava in grande stile
anche il sesso femminile;
mentre invece Cincinnato
le faceva in mezzo al prato.

Scoreggiò Napoleone
anche al rombo del cannone
“La battaglia non si perda”
e Cambronne rispose “merda”,
ch’è la cosa più sicura
se c’è in mezzo la paura.

Scoreggiava come un tuono
Cleopatra dal suo trono,
mentre invece Agrippina
le faceva in sordina
e Cornelia ai suoi gioielli
ne faceva dei fardelli.

Le faceva senza posa
Messalina lussuriosa;
scoreggiava assai felice
la dolcissima Beatrice
ed il sommo padre Dante
le annusava tutte quante.

Le scoregge del Boccaccio
ti lasciavano di ghiaccio.
Scoreggiava pure Tasso
imitando il contrabbasso.
Mentre invece il Machiavelli
sradicava gli alberelli.
Ed il gran poeta Alfieri
scoreggiava giorni interi..

Il gran Volta con la Pila
le faceva sempre in fila,
Scoreggiava Paganini
per far ridere i bambini,
mentre il buon Pascal rideva
proprio mentre le faceva.

Di Archimede dir si suole,
che oscurasse pure il sole,
mentre a colpi di pennello
le faceva Raffaello
ed il grande Cimarosa
la faceva rumorosa.

Dopo quanto è stato detto
non si può chiamar difetto,
se noi pure qualche volta
le facciamo a briglia sciolta.
Perciò è logico e prescritto
che scoreggi il sottoscritto.

Numero2955.

 

 

P O E S I E    I N    R I M A

 

 

Ma scrivere le poesie in rima,

perché mai mi piace così tanto?

Mi costringo a pensare tutto prima,

prostituendo delle idee l’incanto.

 

Le parole non sono mie nemiche,

ne ho fatta una scorta nella mente,

sono il retaggio di letture antiche:

se le cerco, le trovo facilmente.

 

Ma in certi giorni, soli ed alienanti,

scambio poche parole con qualcuno,

e di pensieri ce ne sono tanti:

ecco, li metto in ordine, uno ad uno.

 

Quando più elegante scorre il testo,

più piacevole sarà la lettura:

con questa spiegazione ho il pretesto

di fare, forse, una più bella figura.

 

Ma, magari, mi sbaglio, non è così:

c’è chi trova la rima puerile,

vetusta, non è una moda d’oggidì,

chi l’adopera non ha proprio stile.

 

Non me ne frega niente! Non è detto

che il RAP, ad esempio, sia armonioso:

la metrica, assai spesso, è in difetto

e l’ascolto è, del tutto, obbrobrioso.

 

Il mio antiquariato letterario

è diventato una ricercatezza,

io ne resto ambasciatore onorario:

so che qualcuno, forse, non l’apprezza.

 

Ma sono originale e creativo,

odio l’ovvietà, amo il paradosso,

sono fidato e collaborativo,

ma faccio come mi va, più che posso.

 

 

 

 

Numero2909.

 

P O E S I A    A    S A N R E M O

 

M A R I P O S A    di Fiorella  Mannoia         ovvero l’orgoglio femminile

premiata dalla Giuria del Festival 2024 per il miglior testo.

 

Sono la strega in cima al rogo
Una farfalla che imbraccia il fucile
Una regina senza trono
Una corona di arancio e di spine
Sono una fiamma tra le onde del mare
Sono una sposa sopra l’altare
Un grido nel silenzio che si perde nell’universo
Sono il coraggio che genera il mondo
Sono uno specchio che si è rotto
Sono l’amore, un canto, il corpo
Un vestito troppo corto
Una voglia un desiderio
Sono le quinte di un palcoscenico
Una città, un impero
Una metà sono l’intero
Ahia ia ia ia ia iai
Ahia ia ia ia ia iai
Mi chiamano con tutti i nomi
Tutti quelli che mi hanno dato
E nel profondo sono libera, orgogliosa e canto
Ho vissuto in un diario, in un poema e poi in un campo
Ho amato in un bordello e mentito non sai quanto
Sono sincera sono bugiarda
Sono volubile, sono testarda
L’illusione che ti incanta
La risposta e la domanda
Sono la moda, l’amore e il vanto
Sono una madonna e il pianto
Sono stupore e meraviglia,
Sono negazione e orgasmo
Nascosta dietro a un velo
Profonda come un mistero
Sono la terra, sono il cielo
Valgo oro e meno di zero
Ahia ia ia ia ia iai
Ahia ia ia ia ia iai
Mi chiamano con tutti i nomi
Tutti quelli che mi hanno dato
E anche nel buio sono libera, orgogliosa e canto
Sono stata tua e di tutti di nessuno e di nessun altro
Con le scarpe e a piedi nudi
Nel deserto e anche nel fango
Una nessuna centomila
Madre, figlia, luna nuova, sorella, amica mia
Io ti do la mia parola
Ahia ia ia ia ia iai
Ahia ia ia ia ia iai
Mi chiamano con tutti i nomi
Tutti quelli che mi hanno dato
Ma nel profondo sono libera, orgogliosa e canto
Mi chiamano con tutti i nomi
Con tutti quelli che mi hanno dato
E per sempre sarò libera, e orgogliosa canto!