A L C H I M I A D E L L ‘ A T T R A Z I O N E
La vera attrazione fra due persone risiede nel cervello?
da QUORA
risponde Marco, corrispondente e commentatore.
Siamo ossessionati dalla perfezione estetica, dai fisici scolpiti e dai visi simmetrici, ma la verità cruda è questa: il corpo più bello del mondo diventa insopportabilmente noioso, dopo qualche mese, se in quel corpo non c’è una mente in grado di tenerti testa e corrisponderti validamente.
Quindi, sì. La vera attrazione risiede nel cervello.
Anzi, ti dirò di più: il cervello è il vero, e più potente, organo sessuale.
Qualche anno fa ho avuto l’occasione di frequentare una donna che sembrava uscita dalla copertina di una rivista. Fisicamente impeccabile, il tipo di presenza che fa zittire un’intera stanza quando entra. Per le prime settimane, lo ammetto, ero totalmente accecato dall’estetica.
Eppure, ricordo perfettamente il momento esatto in cui tutto è crollato.
Eravamo a cena. Lei parlava ininterrottamente, ma era una conversazione drammaticamente vuota. Non c’era scambio, non c’era curiosità per il mondo, non c’era quella scintilla di imprevedibilità o di ironia.
Guardavo il suo viso perfetto e, all’improvviso, ho provato la sensazione più letale in assoluto: la noia profonda. L’attrazione si era letteralmente polverizzata, evaporata tra un bicchiere di vino e un discorso superficiale.
Mesi dopo, la vita mi ha messo davanti a una situazione opposta.
Ho conosciuto una persona che non rispecchiava i canoni classici della modella irraggiungibile. Ma aveva un modo di osservare le cose che mi disarmava.
Una sera, dopo un evento, siamo finiti a parlare in macchina fino alle quattro del mattino. Abbiamo smontato le nostre paure, riso delle nostre ambizioni e discusso di come vediamo il mondo.
In quel momento ho sentito un “click” devastante, un magnetismo che non avevo mai provato. La sua intelligenza stava letteralmente spogliando la mia.
Lì ho compreso la differenza abissale tra desiderare semplicemente un corpo e desiderare ferocemente una persona.
L’attrazione fisica è il biglietto da visita. È l’istinto animale, il marketing che ti fa entrare nel negozio.
Ma l’attrazione mentale è la vera colla che ti fa decidere di restare. È la rara capacità di perdersi in una conversazione per ore. È il riuscire a capire l’umorismo tagliente dell’altro con un solo sguardo incrociato in mezzo alla folla. È trovare profondamente eccitante il modo in cui quella persona risolve un problema, difende le sue idee o ti sfida a non accontentarti.
La pelle invecchia, i muscoli cambiano, l’abitudine inevitabilmente subentra. Ma la complicità intellettuale non ha rughe.
Quando trovi qualcuno che stimola il tuo cervello, che ti capisce senza bisogno di spiegare ogni virgola e che ti spinge oltre i tuoi limiti, l’attrazione fisica non scompare: si trasforma e si amplifica a livelli che la pura estetica non potrà mai, in nessun caso, raggiungere.
Alla fine, la vera domanda da farti oggi è questa: la persona che hai accanto (o che stai cercando) ti fa solo venire voglia di toglierti i vestiti, o ti fa venire voglia di abbassare le tue difese e scoprire chi sei veramente?
N.d.R. : Esistono diverse forme di attrazione. Quella più esaltante, qualitativamente più accrescitiva e appagante, è la simbiosi con una persona che ci fa sentire capiti, che fa realizzare noi stessi attraverso la scoperta di aspetti in noi nascosti o accantonati, che ci fa essere, sentirci e apprezzarci come vorremmo sempre, che ci fa interpretare la nostra versione migliore.
È attraverso questa persona che noi ci amiamo e ci compiaciamo.
Ed è questo che noi chiamiamo amore: la forma più sofisticata e raffinata di egoismo.
Apparentemente, ufficialmente, è rivolto verso l’altro, mentre, in realtà, è amore per se stessi.
Ma nessuno vuole ammetterlo: sarebbe poco elegante.
È così che intende l’amore Frederich Nietzsche, quando afferema, in un suo famoso, paradossale aforisma, che “Una madre non ama il figlio, ama se stessa attraverso il figlio”.
Intende dire che la madre, mettendo al mondo un figlio, crea il miracolo della vita, che lei sente come autorealizzazione sublime della propria natura: è autoaffermazione ed è, in realtà, un compiacimento egoistico autoreferenziale.
Senza essere così tranchant, ritengo che l’amore di una madre sia un amore doppio: quello per il figlio e quello per se stessa.
È per questo che l’amore materno è il più grande amore del mondo.
Nel Vangelo di Matteo (Matteo 3, 13-17), si legge questa frase: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”: è la solenne proclamazione di Dio, durante il Battesimo di Gesù e la Trasfigurazione.
Il Padre attesta l’identità di Gesù come Messia amato, confermando la sua missione, la sua natura divina e il compiacimento divino per la sua obbedienza.
Quindi, Dio manifesterebbe il suo amore per il mondo attraverso il figlio e le sue opere, realizzando se stesso, nella sua immanenza nel creato.
Mi ricorda molto lo scienziato-filosofo Federico Faggin che parla dell’ “Uno” olistico, che vuole conoscere se stesso attraverso il mondo materiale.
Non si capisce, tuttavia, quanto grande sia l’amore di Dio per il figlio, se lo manda a morire per redimerci dai peccati: forse amerebbe più noi uomini che suo figlio.
Ipse dixit. (Se l’ha detto lui).