Numero3814.

 

ODISSEA  DI  MODA

 

IL  CANTO  DELLE  SIRENE

 

Il canto delle sirene parla

di tutto ciò che volevi che fosse,

di tutto ciò che desideravi:

un prurito sotto la pelle in un

punto che non riesci a grattare.

Il canto delle sirene dice solo:

“Quello che vuoi di più è

quello che non puoi avere.

E quello che non puoi avere

è quello che avevi e hai perso”.

Numero3802.

 

da  QUORA

 

Scrive Dario. FF, corrispondente di QUORA.

 

LE  PERSONE  INTELLIGENTI  SONO  ATTRATTE 

DALLE  PERSONE  NON  INTELLIGENTI ?

 

Risposta breve: no, e i dati sono piuttosto netti in direzione opposta. Ma la credenza è così diffusa che vale la pena capire da dove nasce, perché ci sono almeno tre fenomeni reali che la alimentano e uno di questi è davvero interessante.

Cosa dice la ricerca.

La regola dell’accoppiamento umano non è “gli opposti si attraggono”: è che il simile cerca il simile.

Il fenomeno si chiama accoppiamento assortitivo, ed è uno dei più solidi della psicologia sociale: tendiamo a scegliere partner che ci somigliano per età, livello di istruzione, background sociale, valori e sì, capacità cognitive.

Sull’istruzione, che è il proxy più misurabile dell’intelligenza, la correlazione tra partner è forte e, in molti paesi, è addirittura aumentata negli ultimi decenni, perché le persone si incontrano sempre più spesso nei luoghi dove hanno studiato o dove lavorano, cioè in ambienti già filtrati per livello.

Quindi l’immagine del genio attratto dalla persona semplice, per quanto romantica, non descrive la norma statistica: descrive un’eccezione che ci colpisce proprio perché è un’eccezione.

La norma è molto più noiosa: le persone brillanti tendono a mettersi con persone brillanti, esattamente come tutti gli altri tendono a mettersi con i propri simili.

Ha anche senso, se ci pensi, perché una relazione lunga è fatta soprattutto di conversazione, e la conversazione tra chi ha ritmi mentali molto diversi è faticosa per entrambi: uno si annoia, l’altro si sente sotto esame.

Non è snobismo, è attrito quotidiano.

Ma allora perché ci crediamo?

Tre fenomeni veri.

Primo: quello che chiamiamo intelligenza in un partner non è il quoziente intellettivo. Quando una persona molto colta si innamora di qualcuno che non ha studiato, gli osservatori dicono “si è messo con una meno intelligente”. Ma stanno misurando la scolarità, non l’intelligenza. Ci sono molte forme di acume (emotivo, pratico, sociale, umoristico) che non hanno niente a che vedere con i titoli e che in coppia contano moltissimo. Spesso quella che sembra un’attrazione per la “non intelligenza” è un’attrazione per un tipo di intelligenza diverso dal proprio, che l’osservatore non sa riconoscere perché ha un solo metro.

Secondo: l’attrazione fisica e romantica non passa dall’intelligenza. Questo è ovvio e va detto. L’innamoramento è mosso da desiderio, chimica, momento della vita, bisogni emotivi. Il fatto che una persona brillante si innamori di qualcuno con cui non condivide interessi intellettuali non dimostra una preferenza per la “non intelligenza”: dimostra che l’innamoramento non consulta il curriculum. Il che spiega tante coppie miste, spesso brevi, che poi il tempo separa proprio quando la conversazione diventa il collante principale.

Terzo, ed è il pezzo più interessante: a volte è una scelta difensiva. Qui il fenomeno esiste, ed è meno lusinghiero. Alcune persone cercano deliberatamente un partner che percepiscono come inferiore, non per amore ma per sicurezza: chi non ti sfida non ti smentisce, non ti supera, non ti mette in discussione. È il meccanismo che si vede spesso nel funzionamento narcisistico, dove il partner deve fare da specchio e non da controparte, ma non riguarda solo quello: riguarda chiunque abbia un’autostima che regge male il confronto. Attenzione però al ribaltamento: questa non è una preferenza delle persone intelligenti, è una preferenza delle persone insicure, e l’insicurezza è distribuita a tutti i livelli di intelligenza. Chi sceglie qualcuno che non lo sfida non lo fa perché è intelligente: lo fa nonostante lo sia.

La complicazione onesta.

C’è poi un dato che complica il quadro e va detto per correttezza: nelle ricerche sulle preferenze romantiche, l’intelligenza altissima non risulta il tratto più desiderato in assoluto.

Alcuni studi suggeriscono che la desiderabilità cresca fino a un certo punto e poi si appiattisca o cali leggermente: molto intelligente attrae, estremamente intelligente attrae un po’ meno.

Le interpretazioni possibili sono diverse (paura del confronto, associazione con tratti percepiti come scomodi, semplice distanza), ma il punto resta modesto: siamo lontanissimi dal “le persone intelligenti preferiscono i partner non intelligenti”.

Semmai suggerisce che tutti, non solo i geni, preferiamo un partner brillante ma non irraggiungibile.

La Risposta Sintetica.

No, le persone intelligenti non sono attratte da persone non intelligenti: statisticamente cercano partner simili a loro, come fanno tutti.

La credenza contraria vive di tre cose: confondiamo l’intelligenza con l’istruzione e non riconosciamo le forme di acume diverse dalla nostra; l’innamoramento non passa per il cervello e produce coppie miste che ci colpiscono; e alcune persone, insicure più che intelligenti, scelgono davvero chi non le sfida, ma quella è una difesa, non una preferenza.

E se posso aggiungere l’osservazione che trovo più utile: nelle relazioni lunghe il fattore che conta non è il livello di intelligenza, è la curiosità.

Due persone curiose, anche molto diverse per formazione, hanno sempre qualcosa da dirsi; due persone brillanti ma senza curiosità l’una per l’altra finiscono le conversazioni in tre anni.

Nessuno si innamora di un quoziente intellettivo: ci si innamora di come qualcuno guarda il mondo, e poi si resta con chi ha ancora voglia di raccontarcelo.

Numero3789.

 

CHI  TI  STA  VICINO

 

Chi ti cerca sempre lo fa

proprio perché gli manchi.

Chi si preoccupa per te

lo fa perché, è evidente,

tu gli importi davvero.

Perché l’affetto sincero

si riconosce nei gesti,

nelle buone attenzioni,

nella silenziosa presenza.

Chi ti vuole bene davvero

trova sempre il modo

di farti sentire importante.

 

da YouTube

Numero3740.

 

RELAZIONI

 

All’inizio di una relazione, tutto sembra naturale, spontaneo e carico di emozioni positive.

Con il tempo, però, queste sensazioni possono affievolirsi, se smetti di nutrirle consapevolmente.

Non è la relazione a cambiare improvvisamente, ma il livello di attenzione che le dedichi.

Dare per scontato ciò che prima ti faceva stare bene porta lentamente a perdere quella connessione iniziale.

Mantenere vive certe emozioni richiede presenza, piccoli gesti e cura quotidiana.

Non si tratta di ricreare qualcosa di impossibile, ma di scegliere di coltivarlo nel tempo.

La consapevolezza permette di riconoscere ciò che conta davvero..

L’attenzione trasforma i dettagli in momenti significativi.

Chi mantiene viva una relazione non si affida solo all’entusiasmo iniziale, ma lo alimenta con intenzione.

È questo che fa la differenza, nel lungo periodo.

 

@ilmegliodeilibri

 

Un detto turco dice che, quando ami davvero qualcuno, lo ami due volte.

La prima volta non è l’amore vero, è l’amore luminoso, quello delle farfalle nello stomaco.

Ami il modo in cui ride, le cose che fa, come ti parla: è l’amore semplice, spontaneo.

Poi passa il tempo, le difese si abbassano, le maschere cadono e inizi a vedere le parti più difficili.

Vedi le fragilità, le paure, le difficoltà a fidarsi..

È lì che molte relazioni finiscono.

Ma è proprio lì che comincia il secondo amore.

E questo secondo amore è quello adulto, quello profondo, quello che non idealizza, ma comprende e accoglie.

Il vero amore comincia quando hai visto le ombre, le difficoltà, e decidi di restare.

 

@stanzazen

 

Tua moglie è la tua compagna, non la tua serva.

Il matrimonio è collaborazione, non lotta di potere.

Non lasciarti guidare dall’ego: guida con rispetto.

Se accanto a te si sente sola, c’è qualcosa che non va.

La lealtà si conquista con il carattere, non con il controllo.

Proteggi il suo cuore come vorresti che lei proteggesse il tuo.

Un vero uomo costruisce sicurezza, non paura.

Se vuoi essere onorato in casa, onora prima tua moglie.

Il rispetto non si pretende: si merita e si dimostra ogni giorno.

 

@iulianalatea

 

Numero3724.

 

da  QUORA

Scrive Alex Leroy, corrispondente di Quora

 

DOVE  SBAGLIANO  GLI  UOMINI  CON  LE  DONNE ?

 

Come accompagnatore, assieme ad alcuni amici, sto lavorando ad un progetto che serve proprio agli uomini a recuperare strumenti che li rendano più self confident (fiduciosi in se stessi) nell’approcciare le donne.

Non c’è mai un approccio univoco e ogni storia è una storia a sè.

Col mio team rifuggiamo i concetti espressi dalla mascolinità tossica che ha generato fenomeni come la Manosfera, gli Incel o Redpill.

Cerchiamo piuttosto di prefigurare un approccio di Mascolinità positiva.

Per rispondere alla domanda, semplificando molto, possiamo dire che gli uomini sbagliano spesso con le donne non per cattiveria, ma perché seguono miti sbagliati, consigli tossici e un’idea distorta di quello che davvero attrae e mantiene l’interesse femminile.

Scarterò di proposito tutto gli atteggiamenti provenienti dalla mascolinità tossica perché la ritengo la risposta sbagliata ad una giusta domanda.

Mi concentrerò, invece, su atteggiamenti non tossici ma comunque sbagliati.

Il primo grande errore è credere che essere “troppo gentili” sia la strada giusta. Molti pensano che se si mostrano sempre disponibili, accondiscendenti e pronti a soddisfare ogni desiderio, la donna si innamorerà.

In realtà questo atteggiamento comunica spesso insicurezza e mancanza di spina dorsale.

Le donne sono attratte da un uomo che ha rispetto per se stesso, che ha una sua vita interessante e che non si annulla pur di piacere.

Essere gentili è bello, ma senza dignità diventa debolezza.

Un altro sbaglio classico è inseguire troppo.

Bombardare di messaggi, insistere quando l’interesse non è reciproco, regalare cene e complimenti nella speranza di “meritarsela”, tutto questo di solito produce l’effetto opposto: l’attrazione non si può negoziare né comprare.

Quando un uomo spinge troppo, la donna sente pressione e si allontana.

Molti commettono anche l’errore di idealizzarla troppo presto: metterla su un piedistallo, dirle che è perfetta, che non la meritano.

Questo crea squilibrio e toglie quella sana tensione che invece alimenta il desiderio.

Le donne vogliono sentirsi desiderate, non idolatrate.

Nella fase di frequentazione o di relazione, uno degli sbagli più gravi è non saper ascoltare davvero.

Molti uomini ascoltano per risolvere un problema, mentre spesso lei ha solo bisogno di sentirsi capita e validata emotivamente.

Allo stesso tempo, tanti faticano a esprimere le proprie emozioni, rimanendo chiusi per paura di apparire deboli: questo crea distanza.

Un altro errore frequente è abbassare l’impegno una volta che la relazione sembra avviata: all’inizio corteggiano con attenzione, poi i messaggi diminuiscono, le uscite diventano routine e il romanticismo svanisce.

Le donne percepiscono subito quando l’energia cala e lo interpretano come disinteresse.

Molti sbagliano anche perché proiettano insicurezze: diventano gelosi senza motivo, controllanti o, al contrario, emotivamente irraggiungibili.

E c’è chi pensa ancora che il sesso sia solo una questione fisica o meccanica, senza capire che per lei il desiderio nasce soprattutto da connessione emotiva, sicurezza e polarità tra maschile e femminile.

Alla base di molti di questi errori c’è un mito pericoloso: “le donne vogliono i bastardi” o “devi comprarla con soldi e regali”.

La verità è più semplice e più impegnativa: le donne sono attratte da un uomo autentico, sicuro di sé senza arroganza, che sa essere giocoso, rispettoso ma con confini chiari, che ha una vita propria e che non ha paura di essere se stesso.

In sintesi, gli uomini sbagliano quando si concentrano più su “cosa fare per piacerle” che su “diventare una versione migliore di se stessi”.

Quando smettono di recitare un ruolo e iniziano a coltivare fiducia, comunicativa e rispetto reciproco, le dinamiche cambiano radicalmente.

Le donne ovviamente sbagliano a loro volta, ma se un uomo lavora seriamente su questi punti, vedrà che molti problemi si risolvono da soli.

Numero3721.

 

U O M I N I    E    D O N N E :    U N    T E A T R I N O    D A    S C O P R I R E

 

Non solo nella danza del corteggiamento, ma anche e soprattutto, nella quotidianità della relazione stabile, c’è un solo connotato di comportamento che può rendere salda e di sicura durata la connessione di coppia: l’imprevedibilità.

A questa conclusione sono arrivato al termine di una carriera da compagno di vita di donne diverse, per numero e per qualità, la cui frequentazione mi ha insegnato molto, fino a diventare, lo posso ben dire, un “esperto” dell’argomento.

Devo ammettere candidamente che, all’inizio sbagliavo tutto di brutto e ripetutamente, perchè non riuscivo a realizzare che i piani e gli obiettivi di una relazione fra uomo e donna sono drammaticamente asimmetrici e problematici: è molto difficile trovare e stabilire una connessione su un livello di prossimità, e men che mai di coincidenza.

Semplicemente perché io consideravo la condotta “logico-pratica” universale e condivisibile, al punto da aspettarmi di incontrare la mia partner su questo criterio selettivo di comportamento.

E mi sbagliavo. Insistevo e sbagliavo ancora.

O ero ingenuo e impreparato io – cosa che, in seguito, ho scoperto essere vera – oppure il mondo femminile doveva essere approcciato con altre tecniche di cui non ero ancora al corrente.

A mie spese e, senza tema di smentite, direi sanguinosamente, ho imparato.

Al punto che, adesso, potrei anche, non dico istruire, ma consigliare sì, un mio collega di sesso più giovane.

Espongo qui, senza criterio logico, a spizzichi e bocconi, a macchia di leopardo, seguendo l’ordine cronologico del flusso dei pensieri, quello che mi viene in mente di dire sulla relazione fra un uomo e una donna che si avvicini il più possibile ad una situazione accettabile, condivisibile o, magari, soddisfacente, se non proprio ottimale.

 

Parto dalla premessa: il comportamento vincente nella relazione di successo, a mio avviso, è l’imprevedibilità.

È una dote, nell’uomo, per nulla facile da trovare, da mantenere, da applicare nella lunga durata di una relazione, tant’è che la stessa si inceppa e comincia a sgretolarsi proprio quando il rapporto comincia a diventare rutinario, monotono, a volte noioso, se non addirittura frustrante.

Esistono due tipi di imprevedibilità: l’imprevedibilità attraente e quella instabile.

Un uomo deve essere solido nella sua essenza, ma imprevedibile nella sua espressione.

L’imprevedibilità instabile viene da un uomo che non sa chi è.

Se dice di no a tutto, è solo un idiota ostinato.

Se dice di sì a tutto, è solo un codardo emotivo.

L’imprevedibilià diventa attraente quando può essere paradossale, quasi irrazionale, ma scaturisce da una profonda convinzione e da una rocciosa coerenza.

È una dote assai apprezzata dalle donne, nel proprio uomo, e molto invidiata dalle altre donne, nei loro feroci paragoni, quando non ne possono godere nella propria relazione.

Credo di non sbagliare se dico che le donne con una relazione stabile fantastichino che le altre donne desiderino i loro mariti o compagni, perchè in questi intuiscono una originalità ed una creatività nell’alimentare l’interesse attrattivo, che i loro partner magari avevano, ma hanno dimenticato e non hanno nessuna voglia di rinverdire.

 

Un altro paradigma del rapporto di coppia è la possessività, se non la gelosia.

Esistono due tipo di possessività: quella insicura e quella sicura.

La differenza è abissale.

La prima è: non puoi parlare ad altri uomini, perché ho paura che tu mi lasci.

La seconda vuol dire: tu sei mia e io sono tuo e c’è qualcosa di sacro in questo legame che io proteggerò.

La degenerazione della prima è la gelosia, un veleno letale.

L’evoluzione della seconda è un rinnovato impegno per essere all’altezza delle aspettative del partner, oltre il privilegio del diritto coniugale e il ricatto della sanzione sociale.

 

Forse non tutte le donne sono pronte a sottoscrivere e ad ammettere quello che dirò adesso, ma io sono persuaso che, nel loro inconscio, questa sensazione esiste e perdura.

La donna ha una fantasia costantemente presente: quella di essere la seconda priorità di un uomo.

Non l’ultima, non la prima, ma la seconda.

La prima, nel suo uomo, dovrebbe essere la sua missione, il suo contributo al mondo.

Quando lei vede di essere il centro esclusivo dell’interesse del suo uomo, capisce che lui non ha altri obiettivi nella vita e questo, lungi dall’essere appagante e rassicurante, la convince di avere uno scarso valore, che condivide col partner sullo stesso livello.

Quando lui è così concentrato su quello che vuole realizzare, che lei deve competere con le aspirazioni primarie di lui, lei si sente viva e invidiata e, in ultima analisi, orgogliosa della propria relazione.

La donna vuole sentire che stare con un uomo è un privilegio, non un diritto garantito, e questo incrementa la propria autostima, la considerazione di sè.

Lei vuole essere la regina di un re, non la totalità nella vita di un uomo senza scopo.

Così, paradossalmente, lei è più attratta e desiderosa dell’attenzione di lui, uomo di valore, fiera e compiaciuta di essere prescelta da qualcuno così focalizzato.

 

Fare sesso per abitudine: zero attenzione, zero polarità sessuale, zero corteggiamento, zero anticipazione, zero fantasia.

Come è diverso, invece, quando l’uomo la tocca mentre sta cucinando, o la seduce perchè non è appropriato, non è convenzionale ma è imprevisto, come se lui dovesse ancora conquistarla, come fosse un premio da vincere.

È il tipo di lusinga a cui una donna vorrebbe cedere ogni giorno, perché si sente desiderata, anche nei momenti più improbabili, perché la scintilla accende sempre la fiamma, perchè quella fiamma è il calore della vita insieme.

 

Ma è umano che l’uomo, talvolta, si senta fragile.

Ma non deve temere di mostrare la sua vulnerabilità: non sta trasformando la propria donna nella sua terapeuta, tenta solo di condividere qualcosa di gravoso, senza perdere la sua struttura e la solidità dei suoi principi ed obiettivi.

Le sta chiedendo di stare al suo fianco.

Si sta facendo guardare dentro la propria corazza: se lui è forte, lei lo vedrà e questo creerà una connessione emotiva profondissima.

 

La donna vuole un uomo che la sfidi ad evolversi, a non accettare una versione mediocre di se stessa.

Se non c’è nessuna pressione, nessuno standard da raggiungere o confermare, nessuna prospettiva di eccellenza, la donna capisce che si sta autosabotando e che il quieto vivere la fa morire dentro.

Se l’uomo ha standard così alti che lei deve crescere per essere alla sua altezza, allora la noia e la rassegnazione non saranno di casa in quella relazione.

L’uomo l’aiuterà e la inciterà, ma non accetterà che lei si accontenti, perché ha visto un potenziale in lei che lei stessa ha smesso di vedere: è essere il suo specchio in grandezza.

Lui non farà il tifo per la sua trascuratezza, non sarà la sua “claque” in mediocrità.

In questo l’uomo non è controllante, ma incentivante, stimolante.

Se lui accetta qualunque cosa da lei, significa che i loro standard sono bassi o si stanno abbassando per assenza di motivazione.

 

Le donne fantasticano di essere scelte e concupite ogni singolo giorno.

L’attrazione si adagia nella quotidianità, mentre la donna adora l’incertezza dell’improvvisazione, gode, magari in silenzio, dell’attesa di essere conquistata.

Quindi, non abitudine, ma scelta attiva e propositiva di intimità imprevedibili ed autentiche, prove di pulsioni, di urgenze non premeditate ma spontanee, quasi istintive e mai razionali e, men che mai, consuetudinarie.

Lei vuole la sicurezza dell’impegno, combinata con l’emozione della scelta continua, vuole sentire che il suo uomo l’ha conquistata ieri e la conquisterà domani.

Però questo richiede, non paradossalmente, che lei mantenga sempre alto il valore della conquista, che lei costituisca un premio non banale da vincere.

Un uomo di valore, che ha opzioni alternative, che potrebbe anche andarsene, sceglie di restare, solo se dove sta si trova bene.

E tutto ciò, insieme, è la formula vincente dell’armonia di coppia.

 

La differenza, nelle relazioni, tra uomini mediocri e uomini straordinari è semplice: i mediocri ignorano la psicologia femminile, perché li mette a disagio; gli straordinari la studiano, la capiscono e la usano per attivare connessioni profonde.

Le donne non comunicano con gli uomini, perché razionalità ed empatia non hanno convergenze parallele; questi non le capiscono e le relazioni muoiono o, tuttalpiù, sopravvivono per abitudine: e tutti soffrono in silenzio.

Non permettiamo mai che una relazione vada a parcheggiare su un binario morto.

 

 

 

 

 

Numero3720.

da  QUORA

 

Scrive Marco, corrispondente di QUORA

 

PERCHÈ  MOLTE  DONNE  TROVANO  ATTRAENTI  GLI  UOMINI  PIU’  ANZIANI?

 

L’altra sera ero al bancone di un locale e osservavo un uomo brizzolato ordinare da bere per sé e per la ragazza trentenne che lo accompagnava: lei lo guardava con un fascino e una dedizione totali.
Non era una questione di portafogli o di macchine parcheggiate fuori, ma di quell’aura impercettibile di chi ha smesso di dover dimostrare qualcosa al mondo.

Molti uomini pensano che l’interesse delle donne verso uomini più grandi sia solo cinismo o calcolo economico.

Credere a questa rassicurante bugia è l’errore che ti condanna a non capire mai come funzionano realmente le donne.

La verità cruda è che l’attrazione femminile risponde alla stabilità emotiva.

Un uomo maturo ha già incassato i colpi della vita, ha superato i suoi fallimenti e non va in crisi esistenziale al primo imprevisto.

Mentre un ventenne è ancora schiavo delle proprie insicurezze e cerca costanti conferme esterne, un uomo più grande esercita una leadership naturale e silenziosa. È una presenza solida che guida e rassicura, senza alcun bisogno di fare la voce grossa.

Le donne sono biologicamente cablate per cercare questa centratura.

Desiderano un partner capace di prendere il timone quando le situazioni si complicano, non un coetaneo che si lascia prendere dal panico insieme a loro.

L’età anagrafica è solo un indicatore, ma il vero magnete è la capacità di gestire la pressione.

Saper prendere decisioni scomode, mantenere i nervi saldi e non perdersi in inutili drammi emotivi quotidiani.

Il vero paradosso?

Tu magari continui a logorarti cercando di sembrare più giovane, rincorrendo le mode dei ragazzini o nascondendo le rughe. Invece, la tua arma di seduzione più letale è esattamente quell’esperienza e quel vissuto che stai cercando di mascherare.

Smetti di rincorrere la giovinezza e inizia a incarnare l’autorità discreta della tua età avanzata, ma esperta.

Numero3713.

 

A L C H I M I A    D E L L ‘  A T T R A Z I O N E

 

La vera attrazione fra due persone risiede nel cervello?

 

da  QUORA

risponde Marco, corrispondente e commentatore.

 

Siamo ossessionati dalla perfezione estetica, dai fisici scolpiti e dai visi simmetrici, ma la verità cruda è questa: il corpo più bello del mondo diventa insopportabilmente noioso, dopo qualche mese, se in quel corpo non c’è una mente in grado di tenerti testa e corrisponderti validamente.

Quindi, sì. La vera attrazione risiede nel cervello.

Anzi, ti dirò di più: il cervello è il vero, e più potente, organo sessuale.

Qualche anno fa ho avuto l’occasione di frequentare una donna che sembrava uscita dalla copertina di una rivista. Fisicamente impeccabile, il tipo di presenza che fa zittire un’intera stanza quando entra. Per le prime settimane, lo ammetto, ero totalmente accecato dall’estetica.

Eppure, ricordo perfettamente il momento esatto in cui tutto è crollato.

Eravamo a cena. Lei parlava ininterrottamente, ma era una conversazione drammaticamente vuota. Non c’era scambio, non c’era curiosità per il mondo, non c’era quella scintilla di imprevedibilità o di ironia.

Guardavo il suo viso perfetto e, all’improvviso, ho provato la sensazione più letale in assoluto: la noia profonda. L’attrazione si era letteralmente polverizzata, evaporata tra un bicchiere di vino e un discorso superficiale.

Mesi dopo, la vita mi ha messo davanti a una situazione opposta.

Ho conosciuto una persona che non rispecchiava i canoni classici della modella irraggiungibile. Ma aveva un modo di osservare le cose che mi disarmava.

Una sera, dopo un evento, siamo finiti a parlare in macchina fino alle quattro del mattino. Abbiamo smontato le nostre paure, riso delle nostre ambizioni e discusso di come vediamo il mondo.

In quel momento ho sentito un “click” devastante, un magnetismo che non avevo mai provato. La sua intelligenza stava letteralmente spogliando la mia.

Lì ho compreso la differenza abissale tra desiderare semplicemente un corpo e desiderare ferocemente una persona.

L’attrazione fisica è il biglietto da visita. È l’istinto animale, il marketing che ti fa entrare nel negozio.

Ma l’attrazione mentale è la vera colla che ti fa decidere di restare. È la rara capacità di perdersi in una conversazione per ore. È il riuscire a capire l’umorismo tagliente dell’altro con un solo sguardo incrociato in mezzo alla folla. È trovare profondamente eccitante il modo in cui quella persona risolve un problema, difende le sue idee o ti sfida a non accontentarti.

La pelle invecchia, i muscoli cambiano, l’abitudine inevitabilmente subentra. Ma la complicità intellettuale non ha rughe.

Quando trovi qualcuno che stimola il tuo cervello, che ti capisce senza bisogno di spiegare ogni virgola e che ti spinge oltre i tuoi limiti, l’attrazione fisica non scompare: si trasforma e si amplifica a livelli che la pura estetica non potrà mai, in nessun caso, raggiungere.

Alla fine, la vera domanda da farti oggi è questa: la persona che hai accanto (o che stai cercando) ti fa solo venire voglia di toglierti i vestiti, o ti fa venire voglia di abbassare le tue difese e scoprire chi sei veramente?

 

N.d.R. : Esistono diverse forme di attrazione. Quella più esaltante, qualitativamente più accrescitiva e appagante, è la simbiosi con una persona che ci fa sentire capiti, che fa realizzare noi stessi attraverso la scoperta di aspetti in noi nascosti o accantonati, che ci fa essere, sentirci e apprezzarci come vorremmo sempre, che ci fa interpretare la nostra versione migliore.
È attraverso questa persona che noi ci amiamo e ci compiaciamo.

Ed è questo che noi chiamiamo amore: la forma più sofisticata e raffinata di egoismo.

Apparentemente, ufficialmente, è rivolto verso l’altro, mentre, in realtà, è amore per se stessi.

Ma nessuno vuole ammetterlo: sarebbe poco elegante.

È così che intende l’amore Friedrich Nietzsche, quando afferma, in un suo famoso, paradossale aforisma, che “Una madre non ama il figlio, ama se stessa attraverso il figlio”.
Intende dire che la madre, mettendo al mondo un figlio, crea il miracolo della vita, che lei sente come autorealizzazione sublime della propria natura: è autoaffermazione ed è, in realtà, un compiacimento egoistico autoreferenziale.

Senza essere così tranchant, ritengo che l’amore di una madre sia un amore doppio: quello per il figlio e quello per se stessa.

È per questo che l’amore materno è il più grande amore del mondo.

Nel Vangelo di Matteo (Matteo 3, 13-17), si legge questa frase: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”: è la solenne proclamazione di Dio, durante il Battesimo di Gesù e la Trasfigurazione.

Il Padre attesta l’identità di Gesù come Messia amato, confermando la sua missione, la sua natura divina e il compiacimento divino per la sua obbedienza.

Quindi, Dio manifesterebbe il suo amore per il mondo attraverso il figlio e le sue opere, realizzando se stesso, nella sua immanenza nel creato.

Mi ricorda molto lo scienziato-filosofo Federico Faggin che parla dell’ “Uno” olistico, che vuole conoscere se stesso attraverso il mondo materiale.

Non si capisce, tuttavia, quanto grande sia l’amore di Dio per il figlio, se lo manda a morire per redimerci dai peccati: forse amerebbe più noi uomini che suo figlio.

Ipse dixit. (Se l’ha detto lui).

Numero3702.

 

U O M O    M A T U R O

 

Tutte le donne, in particolare le ragazze giovani, non cercano un “padre”, cercano un “baricentro”.

Viviamo in un’epoca di uomini perennemente connessi ma emotivamente distratti, ragazzi che non sanno prendere una decisione senza consultare un gruppo WhatsApp o che spariscono al primo accenno di profondità: sono psicologicamente terrorizzati dal silenzio.

L’uomo maturo, quello vero, offre il lusso della “presenza”.

La maturità non è un dato anagrafico, è una postura mentale.

Una donna giovane, ma anche una matura, è attratta da chi ha già fatto a pugni con i propri fallimenti e ne è uscito con qualche cicatrice, ma senza perdere il sorriso.

È la differenza tra chi cerca di impressionare con i fuochi d’artificio e chi, invece, sa accendere un fuoco che scalda davvero.

Il punto non è quanto sei “vecchio”, ma quanta consapevolezza hai accumulato.

Se un uomo maturo si comporta come un adolescente in crisi d’identità, risulterà solo patetico.

Se invece incarna quella calma di chi non deve più dimostrare nulla al mondo, diventa magnetico.

La giovinezza è energia pura, ma spesso è caotica e inespressiva; la maturità è quella forza tranquilla che sa incanalare quell’energia in qualcosa di memorabile.

Quindi, alle donne di tutte le età e, specialmente, alle ragazze giovani piace l’uomo maturo?

Sì, ma solo se quell’uomo è stato capace di trasformare i suoi anni in “carattere”. Non è la pelle liscia che cercano, è lo sguardo di chi sa dove sta andando e, soprattutto, sa come portarti con sé senza farti sentire smarrita.

Alla fine, chiediti: sei un uomo che offre certezze o sei solo uno che sta invecchiando aspettando che qualcuno gli dia conferma di esistere?

La risposta che darai a te stesso cambierà radicalmente il modo in cui gli altri ti guarderanno.

 

 

Numero3665.

 

T U    E    L’ U N I V E R S O

 

All’universo non importa se sei buono o cattivo. È una legge fisica, è magnetismo.

La gravità agisce su tutti, non si allenta perché hai dato soldi in beneficenza.

Il fuoco brucia tutti, santi e criminali, allo stesso modo.

La pioggia cade su tutti, non si ferma a mezz’aria per chiedersi se hai fatto la dichiarazione dei redditi, ti bagna chiunque tu sia.

La verità è che l’universo non premia il buon comportamento, o punisce quello cattivo, perché l’universo non è morale.

La moralità è un’invenzione umana.

È utile per la società? Assolutamente sì.

È necessaria per “manifestare”? Ma neanche un po’.

Quindi, sii gentile, sii una persona per bene, abbi una morale, certo, ma non confonderla con la “manifestazione” (N.d.R. : realtà).

L’unica cosa che l’universo registra è la frequenza (N.d.R. : caratteristica delle onde, in questo caso energetiche). Tutto qui.

L’unica cosa che conta è la frequenza energetica.

L’universo non sente quanto sei gentile; sente quanto sei ansiosa e ti rimanda quel segnale nello spazio.

Per questo molte persone “buone”, spesso, trasmettono onde impazzite, emettono frequenze negative, vibrazioni piene di paure, di stress, dubitano di sé, pensano troppo, si preoccupano di ciò che potrebbe andare storto.

Sono educate all’esterno, ma dentro irradiano confusione.

L’energia negativa che hanno emesso viene riflessa all’indietro verso di loro.

E, allo stesso tempo, qualche cosiddetto “cattivo”, magari, cammina nella vita, certo che tutto funzionerà: se lo aspetta.

Spesso queste persone vibrano di una fiducia ferrea, di un’autostima incrollabile, proiettano certezza, chiarezza, potere (N.d.R. : Donald Trump).

E l’universo è d’accordo.

Ecco perché molte persone “buone” possono vivere vite miserevoli, mentre gli “stronzi”, a volte, vivono come imperatori.

Non è che il successo sia legato al male, eh!

È che esso è legato al segnale vibrazionale, alla chiarezza.

Non è mancanza di paura, è resilienza, non è giustizia, è la frequenza della vibrazione.

Tu “buono” non attrai ciò che è giusto, attrai di ritorno il segnale che emetti: questa è la legge di attrazione.

Questa legge non devi per forza amarla, però la devi vedere, la devi affrontare.

Tu, “buono”, puoi battere i piedi e piangere verso il cielo, pretendendo la realtà che pensi di meritare, ma l’universo non parla il linguaggio del diritto umano, parla il linguaggio delle frequenze.

 

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Numero3663.

 

C O M E    C I    I N N A M O R I A M O

 

Carl Gustav Jung, uno dei grandi geni della psicologia, diceva che le persone si innamorano solo per due ragioni e nessuna ha a che vedere con il tuo aspetto o con la tua personalità.

La prima ragione – secondo Jung – è che tu rappresenti qualcosa che all’altra persona manca, ma di cui ha un disperato bisogno.

Forse tu sei libero, spontaneo, coraggioso e lei non osa esserlo.

Ti guarda e sente: questo è ciò che mi manca.

È una proiezione dell’inconscio, cerca uno stile che non ha sviluppato dentro di sé.

La seconda ragione è ancora più profonda.

Tu incarni un’immagine interna che già esisteva dentro di lei.

In ogni uomo vive un archetipo femminile: l’anima.

In ogni donna vive un archetipo maschile: l’animus.

Quando lei si imbatte in te, tu risvegli quell’archetipo: l’attrazione è immediata, intensa e irrazionale.

Ma qui arriva la grande lezione: non s’innamora di te per chi sei davvero, ma per ciò che rappresenti nel suo mondo interiore.

Tu sei lo specchio: a volte sei il riflesso di ciò che desidera; altre volte, il riflesso di ciò che teme.

È per questo che molte relazioni intense finiscono con il cuore spezzato.

Perché lei non ama la persona reale, ma l’immagine proiettata e, quando quell’immagine crolla, crolla anche l’illusione.

Quindi, la prossima volta che qualcuno s’innamora di te, chiediti: sono il suo specchio, la sua ombra o il suo maestro?

E – ancora più importante – pensa di chi ti stai innamorando tu: di una persona reale, o di una parte dimenticata di te stesso che stai proiettando su di lei?

Jung diceva che l’amore non è trovare qualcuno che ti completi, è scoprire te stesso, attraverso la tua relazione con lei.

Perché il vero amore non vuole riempire vuoti, ma aiutarti ad evolvere.

Ed evolvere insieme.

 

da YouTube

 

 

Numero3645.

 

L A    T U A    E N E R G I A

 

L’energia che emani filtra naturalmente le persone.

Non tutti sono in grado di reggere la tua presenza.

Cambiare energia modifica l’ambiente che ti circonda.

Le persone si avvicinano in base alla risonanza emotiva.

L’energia seleziona senza bisogno di spiegazioni.

Trattenere chi non è allineato consuma risorse interne.

Chi resta è sempre compatibile con la tua frequenza.

Gli allontanamenti spesso avvengono senza conflitto.

Trattenere ciò che non cresce ti rallenta, diventa zavorra.

Non tutto intorno a te evolve alla tua stessa velocità.

Crescere è inevitabile che crei separazioni naturali.

Restare fedele alla crescita, coerentemente, richiede distacco.

Ciò che non cresce è destinato a diventare peso.

Lasciar andare non è fallimento, ma allineamento.

 

@ilmegliodeilibri

Numero3644.

 

B R I C I O L E    D’ A M O R E

 

Ricevere poco non diventa amore, con il tempo.

Le briciole creano dipendenza, non nutrimento.

L’amore non si misura in assenze giustificate.

Accettare il minimo abbassa il tuo livello interno di riferimento.

Le briciole mantengono speranza, senza sostanza.

L’amore reale è coerentemente impegnato e impegnativo.

Dare valore al poco ti impoverisce.

La reciprocità è essenziale.

 

@ilmegliodeilibri