Numero3740.

 

RELAZIONI

 

All’inizio di una relazione, tutto sembra naturale, spontaneo e carico di emozioni positive.

Con il tempo, però, queste sensazioni possono affievolirsi, se smetti di nutrirle consapevolmente.

Non è la relazione a cambiare improvvisamente, ma il livello di attenzione che le dedichi.

Dare per scontato ciò che prima ti faceva stare bene porta lentamente a perdere quella connessione iniziale.

Mantenere vive certe emozioni richiede presenza, piccoli gesti e cura quotidiana.

Non si tratta di ricreare qualcosa di impossibile, ma di scegliere di coltivarlo nel tempo.

La consapevolezza permette di riconoscere ciò che conta davvero..

L’attenzione trasforma i dettagli in momenti significativi.

Chi mantiene viva una relazione non si affida solo all’entusiasmo iniziale, ma lo alimenta con intenzione.

È questo che fa la differenza, nel lungo periodo.

 

@ilmegliodeilibri

 

Un detto turco dice che, quando ami davvero qualcuno, lo ami due volte.

La prima volta non è l’amore vero, è l’amore luminoso, quello delle farfalle nello stomaco.

Ami il modo in cui ride, le cose che fa, come ti parla: è l’amore semplice, spontaneo.

Poi passa il tempo, le difese si abbassano, le maschere cadono e inizi a vedere le parti più difficili.

Vedi le fragilità, le paure, le difficoltà a fidarsi..

È lì che molte relazioni finiscono.

Ma è proprio lì che comincia il secondo amore.

E questo secondo amore è quello adulto, quello profondo, quello che non idealizza, ma comprende e accoglie.

Il vero amore comincia quando hai visto le ombre, le difficoltà, e decidi di restare.

 

@stanzazen

 

Tua moglie è la tua compagna, non la tua serva.

Il matrimonio è collaborazione, non lotta di potere.

Non lasciarti guidare dall’ego: guida con rispetto.

Se accanto a te si sente sola, c’è qualcosa che non va.

La lealtà si conquista con il carattere, non con il controllo.

Proteggi il suo cuore come vorresti che lei proteggesse il tuo.

Un vero uomo costruisce sicurezza, non paura.

Se vuoi essere onorato in casa, onora prima tua moglie.

Il rispetto non si pretende: si merita e si dimostra ogni giorno.

 

@iulianalatea

 

Numero3724.

 

da  QUORA

Scrive Alex Leroy, corrispondente di Quora

 

DOVE  SBAGLIANO  GLI  UOMINI  CON  LE  DONNE ?

 

Come accompagnatore, assieme ad alcuni amici, sto lavorando ad un progetto che serve proprio agli uomini a recuperare strumenti che li rendano più self confident (fiduciosi in se stessi) nell’approcciare le donne.

Non c’è mai un approccio univoco e ogni storia è una storia a sè.

Col mio team rifuggiamo i concetti espressi dalla mascolinità tossica che ha generato fenomeni come la Manosfera, gli Incel o Redpill.

Cerchiamo piuttosto di prefigurare un approccio di Mascolinità positiva.

Per rispondere alla domanda, semplificando molto, possiamo dire che gli uomini sbagliano spesso con le donne non per cattiveria, ma perché seguono miti sbagliati, consigli tossici e un’idea distorta di quello che davvero attrae e mantiene l’interesse femminile.

Scarterò di proposito tutto gli atteggiamenti provenienti dalla mascolinità tossica perché la ritengo la risposta sbagliata ad una giusta domanda.

Mi concentrerò, invece, su atteggiamenti non tossici ma comunque sbagliati.

Il primo grande errore è credere che essere “troppo gentili” sia la strada giusta. Molti pensano che se si mostrano sempre disponibili, accondiscendenti e pronti a soddisfare ogni desiderio, la donna si innamorerà.

In realtà questo atteggiamento comunica spesso insicurezza e mancanza di spina dorsale.

Le donne sono attratte da un uomo che ha rispetto per se stesso, che ha una sua vita interessante e che non si annulla pur di piacere.

Essere gentili è bello, ma senza dignità diventa debolezza.

Un altro sbaglio classico è inseguire troppo.

Bombardare di messaggi, insistere quando l’interesse non è reciproco, regalare cene e complimenti nella speranza di “meritarsela”, tutto questo di solito produce l’effetto opposto: l’attrazione non si può negoziare né comprare.

Quando un uomo spinge troppo, la donna sente pressione e si allontana.

Molti commettono anche l’errore di idealizzarla troppo presto: metterla su un piedistallo, dirle che è perfetta, che non la meritano.

Questo crea squilibrio e toglie quella sana tensione che invece alimenta il desiderio.

Le donne vogliono sentirsi desiderate, non idolatrate.

Nella fase di frequentazione o di relazione, uno degli sbagli più gravi è non saper ascoltare davvero.

Molti uomini ascoltano per risolvere un problema, mentre spesso lei ha solo bisogno di sentirsi capita e validata emotivamente.

Allo stesso tempo, tanti faticano a esprimere le proprie emozioni, rimanendo chiusi per paura di apparire deboli: questo crea distanza.

Un altro errore frequente è abbassare l’impegno una volta che la relazione sembra avviata: all’inizio corteggiano con attenzione, poi i messaggi diminuiscono, le uscite diventano routine e il romanticismo svanisce.

Le donne percepiscono subito quando l’energia cala e lo interpretano come disinteresse.

Molti sbagliano anche perché proiettano insicurezze: diventano gelosi senza motivo, controllanti o, al contrario, emotivamente irraggiungibili.

E c’è chi pensa ancora che il sesso sia solo una questione fisica o meccanica, senza capire che per lei il desiderio nasce soprattutto da connessione emotiva, sicurezza e polarità tra maschile e femminile.

Alla base di molti di questi errori c’è un mito pericoloso: “le donne vogliono i bastardi” o “devi comprarla con soldi e regali”.

La verità è più semplice e più impegnativa: le donne sono attratte da un uomo autentico, sicuro di sé senza arroganza, che sa essere giocoso, rispettoso ma con confini chiari, che ha una vita propria e che non ha paura di essere se stesso.

In sintesi, gli uomini sbagliano quando si concentrano più su “cosa fare per piacerle” che su “diventare una versione migliore di se stessi”.

Quando smettono di recitare un ruolo e iniziano a coltivare fiducia, comunicativa e rispetto reciproco, le dinamiche cambiano radicalmente.

Le donne ovviamente sbagliano a loro volta, ma se un uomo lavora seriamente su questi punti, vedrà che molti problemi si risolvono da soli.

Numero3721.

 

U O M I N I    E    D O N N E :    U N    T E A T R I N O    D A    S C O P R I R E

 

Non solo nella danza del corteggiamento, ma anche e soprattutto, nella quotidianità della relazione stabile, c’è un solo connotato di comportamento che può rendere salda e di sicura durata la connessione di coppia: l’imprevedibilità.

A questa conclusione sono arrivato al termine di una carriera da compagno di vita di donne diverse, per numero e per qualità, la cui frequentazione mi ha insegnato molto, fino a diventare, lo posso ben dire, un “esperto” dell’argomento.

Devo ammettere candidamente che, all’inizio sbagliavo tutto di brutto e ripetutamente, perchè non riuscivo a realizzare che i piani e gli obiettivi di una relazione fra uomo e donna sono drammaticamente asimmetrici e problematici: è molto difficile trovare e stabilire una connessione su un livello di prossimità, e men che mai di coincidenza.

Semplicemente perché io consideravo la condotta “logico-pratica” universale e condivisibile, al punto da aspettarmi di incontrare la mia partner su questo criterio selettivo di comportamento.

E mi sbagliavo. Insistevo e sbagliavo ancora.

O ero ingenuo e impreparato io – cosa che, in seguito, ho scoperto essere vera – oppure il mondo femminile doveva essere approcciato con altre tecniche di cui non ero ancora al corrente.

A mie spese e, senza tema di smentite, direi sanguinosamente, ho imparato.

Al punto che, adesso, potrei anche, non dico istruire, ma consigliare sì, un mio collega di sesso più giovane.

Espongo qui, senza criterio logico, a spizzichi e bocconi, a macchia di leopardo, seguendo l’ordine cronologico del flusso dei pensieri, quello che mi viene in mente di dire sulla relazione fra un uomo e una donna che si avvicini il più possibile ad una situazione accettabile, condivisibile o, magari, soddisfacente, se non proprio ottimale.

 

Parto dalla premessa: il comportamento vincente nella relazione di successo, a mio avviso, è l’imprevedibilità.

È una dote, nell’uomo, per nulla facile da trovare, da mantenere, da applicare nella lunga durata di una relazione, tant’è che la stessa si inceppa e comincia a sgretolarsi proprio quando il rapporto comincia a diventare rutinario, monotono, a volte noioso, se non addirittura frustrante.

Esistono due tipi di imprevedibilità: l’imprevedibilità attraente e quella instabile.

Un uomo deve essere solido nella sua essenza, ma imprevedibile nella sua espressione.

L’imprevedibilità instabile viene da un uomo che non sa chi è.

Se dice di no a tutto, è solo un idiota ostinato.

Se dice di sì a tutto, è solo un codardo emotivo.

L’imprevedibilià diventa attraente quando può essere paradossale, quasi irrazionale, ma scaturisce da una profonda convinzione e da una rocciosa coerenza.

È una dote assai apprezzata dalle donne, nel proprio uomo, e molto invidiata dalle altre donne, nei loro feroci paragoni, quando non ne possono godere nella propria relazione.

Credo di non sbagliare se dico che le donne con una relazione stabile fantastichino che le altre donne desiderino i loro mariti o compagni, perchè in questi intuiscono una originalità ed una creatività nell’alimentare l’interesse attrattivo, che i loro partner magari avevano, ma hanno dimenticato e non hanno nessuna voglia di rinverdire.

 

Un altro paradigma del rapporto di coppia è la possessività, se non la gelosia.

Esistono due tipo di possessività: quella insicura e quella sicura.

La differenza è abissale.

La prima è: non puoi parlare ad altri uomini, perché ho paura che tu mi lasci.

La seconda vuol dire: tu sei mia e io sono tuo e c’è qualcosa di sacro in questo legame che io proteggerò.

La degenerazione della prima è la gelosia, un veleno letale.

L’evoluzione della seconda è un rinnovato impegno per essere all’altezza delle aspettative del partner, oltre il privilegio del diritto coniugale e il ricatto della sanzione sociale.

 

Forse non tutte le donne sono pronte a sottoscrivere e ad ammettere quello che dirò adesso, ma io sono persuaso che, nel loro inconscio, questa sensazione esiste e perdura.

La donna ha una fantasia costantemente presente: quella di essere la seconda priorità di un uomo.

Non l’ultima, non la prima, ma la seconda.

La prima, nel suo uomo, dovrebbe essere la sua missione, il suo contributo al mondo.

Quando lei vede di essere il centro esclusivo dell’interesse del suo uomo, capisce che lui non ha altri obiettivi nella vita e questo, lungi dall’essere appagante e rassicurante, la convince di avere uno scarso valore, che condivide col partner sullo stesso livello.

Quando lui è così concentrato su quello che vuole realizzare, che lei deve competere con le aspirazioni primarie di lui, lei si sente viva e invidiata e, in ultima analisi, orgogliosa della propria relazione.

La donna vuole sentire che stare con un uomo è un privilegio, non un diritto garantito, e questo incrementa la propria autostima, la considerazione di sè.

Lei vuole essere la regina di un re, non la totalità nella vita di un uomo senza scopo.

Così, paradossalmente, lei è più attratta e desiderosa dell’attenzione di lui, uomo di valore, fiera e compiaciuta di essere prescelta da qualcuno così focalizzato.

 

Fare sesso per abitudine: zero attenzione, zero polarità sessuale, zero corteggiamento, zero anticipazione, zero fantasia.

Come è diverso, invece, quando l’uomo la tocca mentre sta cucinando, o la seduce perchè non è appropriato, non è convenzionale ma è imprevisto, come se lui dovesse ancora conquistarla, come fosse un premio da vincere.

È il tipo di lusinga a cui una donna vorrebbe cedere ogni giorno, perché si sente desiderata, anche nei momenti più improbabili, perché la scintilla accende sempre la fiamma, perchè quella fiamma è il calore della vita insieme.

 

Ma è umano che l’uomo, talvolta, si senta fragile.

Ma non deve temere di mostrare la sua vulnerabilità: non sta trasformando la propria donna nella sua terapeuta, tenta solo di condividere qualcosa di gravoso, senza perdere la sua struttura e la solidità dei suoi principi ed obiettivi.

Le sta chiedendo di stare al suo fianco.

Si sta facendo guardare dentro la propria corazza: se lui è forte, lei lo vedrà e questo creerà una connessione emotiva profondissima.

 

La donna vuole un uomo che la sfidi ad evolversi, a non accettare una versione mediocre di se stessa.

Se non c’è nessuna pressione, nessuno standard da raggiungere o confermare, nessuna prospettiva di eccellenza, la donna capisce che si sta autosabotando e che il quieto vivere la fa morire dentro.

Se l’uomo ha standard così alti che lei deve crescere per essere alla sua altezza, allora la noia e la rassegnazione non saranno di casa in quella relazione.

L’uomo l’aiuterà e la inciterà, ma non accetterà che lei si accontenti, perché ha visto un potenziale in lei che lei stessa ha smesso di vedere: è essere il suo specchio in grandezza.

Lui non farà il tifo per la sua trascuratezza, non sarà la sua “claque” in mediocrità.

In questo l’uomo non è controllante, ma incentivante, stimolante.

Se lui accetta qualunque cosa da lei, significa che i loro standard sono bassi o si stanno abbassando per assenza di motivazione.

 

Le donne fantasticano di essere scelte e concupite ogni singolo giorno.

L’attrazione si adagia nella quotidianità, mentre la donna adora l’incertezza dell’improvvisazione, gode, magari in silenzio, dell’attesa di essere conquistata.

Quindi, non abitudine, ma scelta attiva e propositiva di intimità imprevedibili ed autentiche, prove di pulsioni, di urgenze non premeditate ma spontanee, quasi istintive e mai razionali e, men che mai, consuetudinarie.

Lei vuole la sicurezza dell’impegno, combinata con l’emozione della scelta continua, vuole sentire che il suo uomo l’ha conquistata ieri e la conquisterà domani.

Però questo richiede, non paradossalmente, che lei mantenga sempre alto il valore della conquista, che lei costituisca un premio non banale da vincere.

Un uomo di valore, che ha opzioni alternative, che potrebbe anche andarsene, sceglie di restare, solo se dove sta si trova bene.

E tutto ciò, insieme, è la formula vincente dell’armonia di coppia.

 

La differenza, nelle relazioni, tra uomini mediocri e uomini straordinari è semplice: i mediocri ignorano la psicologia femminile, perché li mette a disagio; gli straordinari la studiano, la capiscono e la usano per attivare connessioni profonde.

Le donne non comunicano con gli uomini, perché razionalità ed empatia non hanno convergenze parallele; questi non le capiscono e le relazioni muoiono o, tuttalpiù, sopravvivono per abitudine: e tutti soffrono in silenzio.

Non permettiamo mai che una relazione vada a parcheggiare su un binario morto.

 

 

 

 

 

Numero3720.

da  QUORA

 

Scrive Marco, corrispondente di QUORA

 

PERCHÈ  MOLTE  DONNE  TROVANO  ATTRAENTI  GLI  UOMINI  PIU’  ANZIANI?

 

L’altra sera ero al bancone di un locale e osservavo un uomo brizzolato ordinare da bere per sé e per la ragazza trentenne che lo accompagnava: lei lo guardava con un fascino e una dedizione totali.
Non era una questione di portafogli o di macchine parcheggiate fuori, ma di quell’aura impercettibile di chi ha smesso di dover dimostrare qualcosa al mondo.

Molti uomini pensano che l’interesse delle donne verso uomini più grandi sia solo cinismo o calcolo economico.

Credere a questa rassicurante bugia è l’errore che ti condanna a non capire mai come funzionano realmente le donne.

La verità cruda è che l’attrazione femminile risponde alla stabilità emotiva.

Un uomo maturo ha già incassato i colpi della vita, ha superato i suoi fallimenti e non va in crisi esistenziale al primo imprevisto.

Mentre un ventenne è ancora schiavo delle proprie insicurezze e cerca costanti conferme esterne, un uomo più grande esercita una leadership naturale e silenziosa. È una presenza solida che guida e rassicura, senza alcun bisogno di fare la voce grossa.

Le donne sono biologicamente cablate per cercare questa centratura.

Desiderano un partner capace di prendere il timone quando le situazioni si complicano, non un coetaneo che si lascia prendere dal panico insieme a loro.

L’età anagrafica è solo un indicatore, ma il vero magnete è la capacità di gestire la pressione.

Saper prendere decisioni scomode, mantenere i nervi saldi e non perdersi in inutili drammi emotivi quotidiani.

Il vero paradosso?

Tu magari continui a logorarti cercando di sembrare più giovane, rincorrendo le mode dei ragazzini o nascondendo le rughe. Invece, la tua arma di seduzione più letale è esattamente quell’esperienza e quel vissuto che stai cercando di mascherare.

Smetti di rincorrere la giovinezza e inizia a incarnare l’autorità discreta della tua età avanzata, ma esperta.

Numero3713.

 

A L C H I M I A    D E L L ‘  A T T R A Z I O N E

 

La vera attrazione fra due persone risiede nel cervello?

 

da  QUORA

risponde Marco, corrispondente e commentatore.

 

Siamo ossessionati dalla perfezione estetica, dai fisici scolpiti e dai visi simmetrici, ma la verità cruda è questa: il corpo più bello del mondo diventa insopportabilmente noioso, dopo qualche mese, se in quel corpo non c’è una mente in grado di tenerti testa e corrisponderti validamente.

Quindi, sì. La vera attrazione risiede nel cervello.

Anzi, ti dirò di più: il cervello è il vero, e più potente, organo sessuale.

Qualche anno fa ho avuto l’occasione di frequentare una donna che sembrava uscita dalla copertina di una rivista. Fisicamente impeccabile, il tipo di presenza che fa zittire un’intera stanza quando entra. Per le prime settimane, lo ammetto, ero totalmente accecato dall’estetica.

Eppure, ricordo perfettamente il momento esatto in cui tutto è crollato.

Eravamo a cena. Lei parlava ininterrottamente, ma era una conversazione drammaticamente vuota. Non c’era scambio, non c’era curiosità per il mondo, non c’era quella scintilla di imprevedibilità o di ironia.

Guardavo il suo viso perfetto e, all’improvviso, ho provato la sensazione più letale in assoluto: la noia profonda. L’attrazione si era letteralmente polverizzata, evaporata tra un bicchiere di vino e un discorso superficiale.

Mesi dopo, la vita mi ha messo davanti a una situazione opposta.

Ho conosciuto una persona che non rispecchiava i canoni classici della modella irraggiungibile. Ma aveva un modo di osservare le cose che mi disarmava.

Una sera, dopo un evento, siamo finiti a parlare in macchina fino alle quattro del mattino. Abbiamo smontato le nostre paure, riso delle nostre ambizioni e discusso di come vediamo il mondo.

In quel momento ho sentito un “click” devastante, un magnetismo che non avevo mai provato. La sua intelligenza stava letteralmente spogliando la mia.

Lì ho compreso la differenza abissale tra desiderare semplicemente un corpo e desiderare ferocemente una persona.

L’attrazione fisica è il biglietto da visita. È l’istinto animale, il marketing che ti fa entrare nel negozio.

Ma l’attrazione mentale è la vera colla che ti fa decidere di restare. È la rara capacità di perdersi in una conversazione per ore. È il riuscire a capire l’umorismo tagliente dell’altro con un solo sguardo incrociato in mezzo alla folla. È trovare profondamente eccitante il modo in cui quella persona risolve un problema, difende le sue idee o ti sfida a non accontentarti.

La pelle invecchia, i muscoli cambiano, l’abitudine inevitabilmente subentra. Ma la complicità intellettuale non ha rughe.

Quando trovi qualcuno che stimola il tuo cervello, che ti capisce senza bisogno di spiegare ogni virgola e che ti spinge oltre i tuoi limiti, l’attrazione fisica non scompare: si trasforma e si amplifica a livelli che la pura estetica non potrà mai, in nessun caso, raggiungere.

Alla fine, la vera domanda da farti oggi è questa: la persona che hai accanto (o che stai cercando) ti fa solo venire voglia di toglierti i vestiti, o ti fa venire voglia di abbassare le tue difese e scoprire chi sei veramente?

 

N.d.R. : Esistono diverse forme di attrazione. Quella più esaltante, qualitativamente più accrescitiva e appagante, è la simbiosi con una persona che ci fa sentire capiti, che fa realizzare noi stessi attraverso la scoperta di aspetti in noi nascosti o accantonati, che ci fa essere, sentirci e apprezzarci come vorremmo sempre, che ci fa interpretare la nostra versione migliore.
È attraverso questa persona che noi ci amiamo e ci compiaciamo.

Ed è questo che noi chiamiamo amore: la forma più sofisticata e raffinata di egoismo.

Apparentemente, ufficialmente, è rivolto verso l’altro, mentre, in realtà, è amore per se stessi.

Ma nessuno vuole ammetterlo: sarebbe poco elegante.

È così che intende l’amore Friedrich Nietzsche, quando afferma, in un suo famoso, paradossale aforisma, che “Una madre non ama il figlio, ama se stessa attraverso il figlio”.
Intende dire che la madre, mettendo al mondo un figlio, crea il miracolo della vita, che lei sente come autorealizzazione sublime della propria natura: è autoaffermazione ed è, in realtà, un compiacimento egoistico autoreferenziale.

Senza essere così tranchant, ritengo che l’amore di una madre sia un amore doppio: quello per il figlio e quello per se stessa.

È per questo che l’amore materno è il più grande amore del mondo.

Nel Vangelo di Matteo (Matteo 3, 13-17), si legge questa frase: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”: è la solenne proclamazione di Dio, durante il Battesimo di Gesù e la Trasfigurazione.

Il Padre attesta l’identità di Gesù come Messia amato, confermando la sua missione, la sua natura divina e il compiacimento divino per la sua obbedienza.

Quindi, Dio manifesterebbe il suo amore per il mondo attraverso il figlio e le sue opere, realizzando se stesso, nella sua immanenza nel creato.

Mi ricorda molto lo scienziato-filosofo Federico Faggin che parla dell’ “Uno” olistico, che vuole conoscere se stesso attraverso il mondo materiale.

Non si capisce, tuttavia, quanto grande sia l’amore di Dio per il figlio, se lo manda a morire per redimerci dai peccati: forse amerebbe più noi uomini che suo figlio.

Ipse dixit. (Se l’ha detto lui).

Numero3702.

 

U O M O    M A T U R O

 

Tutte le donne, in particolare le ragazze giovani, non cercano un “padre”, cercano un “baricentro”.

Viviamo in un’epoca di uomini perennemente connessi ma emotivamente distratti, ragazzi che non sanno prendere una decisione senza consultare un gruppo WhatsApp o che spariscono al primo accenno di profondità: sono psicologicamente terrorizzati dal silenzio.

L’uomo maturo, quello vero, offre il lusso della “presenza”.

La maturità non è un dato anagrafico, è una postura mentale.

Una donna giovane, ma anche una matura, è attratta da chi ha già fatto a pugni con i propri fallimenti e ne è uscito con qualche cicatrice, ma senza perdere il sorriso.

È la differenza tra chi cerca di impressionare con i fuochi d’artificio e chi, invece, sa accendere un fuoco che scalda davvero.

Il punto non è quanto sei “vecchio”, ma quanta consapevolezza hai accumulato.

Se un uomo maturo si comporta come un adolescente in crisi d’identità, risulterà solo patetico.

Se invece incarna quella calma di chi non deve più dimostrare nulla al mondo, diventa magnetico.

La giovinezza è energia pura, ma spesso è caotica e inespressiva; la maturità è quella forza tranquilla che sa incanalare quell’energia in qualcosa di memorabile.

Quindi, alle donne di tutte le età e, specialmente, alle ragazze giovani piace l’uomo maturo?

Sì, ma solo se quell’uomo è stato capace di trasformare i suoi anni in “carattere”. Non è la pelle liscia che cercano, è lo sguardo di chi sa dove sta andando e, soprattutto, sa come portarti con sé senza farti sentire smarrita.

Alla fine, chiediti: sei un uomo che offre certezze o sei solo uno che sta invecchiando aspettando che qualcuno gli dia conferma di esistere?

La risposta che darai a te stesso cambierà radicalmente il modo in cui gli altri ti guarderanno.

 

 

Numero3665.

 

T U    E    L’ U N I V E R S O

 

All’universo non importa se sei buono o cattivo. È una legge fisica, è magnetismo.

La gravità agisce su tutti, non si allenta perché hai dato soldi in beneficenza.

Il fuoco brucia tutti, santi e criminali, allo stesso modo.

La pioggia cade su tutti, non si ferma a mezz’aria per chiedersi se hai fatto la dichiarazione dei redditi, ti bagna chiunque tu sia.

La verità è che l’universo non premia il buon comportamento, o punisce quello cattivo, perché l’universo non è morale.

La moralità è un’invenzione umana.

È utile per la società? Assolutamente sì.

È necessaria per “manifestare”? Ma neanche un po’.

Quindi, sii gentile, sii una persona per bene, abbi una morale, certo, ma non confonderla con la “manifestazione” (N.d.R. : realtà).

L’unica cosa che l’universo registra è la frequenza (N.d.R. : caratteristica delle onde, in questo caso energetiche). Tutto qui.

L’unica cosa che conta è la frequenza energetica.

L’universo non sente quanto sei gentile; sente quanto sei ansiosa e ti rimanda quel segnale nello spazio.

Per questo molte persone “buone”, spesso, trasmettono onde impazzite, emettono frequenze negative, vibrazioni piene di paure, di stress, dubitano di sé, pensano troppo, si preoccupano di ciò che potrebbe andare storto.

Sono educate all’esterno, ma dentro irradiano confusione.

L’energia negativa che hanno emesso viene riflessa all’indietro verso di loro.

E, allo stesso tempo, qualche cosiddetto “cattivo”, magari, cammina nella vita, certo che tutto funzionerà: se lo aspetta.

Spesso queste persone vibrano di una fiducia ferrea, di un’autostima incrollabile, proiettano certezza, chiarezza, potere (N.d.R. : Donald Trump).

E l’universo è d’accordo.

Ecco perché molte persone “buone” possono vivere vite miserevoli, mentre gli “stronzi”, a volte, vivono come imperatori.

Non è che il successo sia legato al male, eh!

È che esso è legato al segnale vibrazionale, alla chiarezza.

Non è mancanza di paura, è resilienza, non è giustizia, è la frequenza della vibrazione.

Tu “buono” non attrai ciò che è giusto, attrai di ritorno il segnale che emetti: questa è la legge di attrazione.

Questa legge non devi per forza amarla, però la devi vedere, la devi affrontare.

Tu, “buono”, puoi battere i piedi e piangere verso il cielo, pretendendo la realtà che pensi di meritare, ma l’universo non parla il linguaggio del diritto umano, parla il linguaggio delle frequenze.

 

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Numero3663.

 

C O M E    C I    I N N A M O R I A M O

 

Carl Gustav Jung, uno dei grandi geni della psicologia, diceva che le persone si innamorano solo per due ragioni e nessuna ha a che vedere con il tuo aspetto o con la tua personalità.

La prima ragione – secondo Jung – è che tu rappresenti qualcosa che all’altra persona manca, ma di cui ha un disperato bisogno.

Forse tu sei libero, spontaneo, coraggioso e lei non osa esserlo.

Ti guarda e sente: questo è ciò che mi manca.

È una proiezione dell’inconscio, cerca uno stile che non ha sviluppato dentro di sé.

La seconda ragione è ancora più profonda.

Tu incarni un’immagine interna che già esisteva dentro di lei.

In ogni uomo vive un archetipo femminile: l’anima.

In ogni donna vive un archetipo maschile: l’animus.

Quando lei si imbatte in te, tu risvegli quell’archetipo: l’attrazione è immediata, intensa e irrazionale.

Ma qui arriva la grande lezione: non s’innamora di te per chi sei davvero, ma per ciò che rappresenti nel suo mondo interiore.

Tu sei lo specchio: a volte sei il riflesso di ciò che desidera; altre volte, il riflesso di ciò che teme.

È per questo che molte relazioni intense finiscono con il cuore spezzato.

Perché lei non ama la persona reale, ma l’immagine proiettata e, quando quell’immagine crolla, crolla anche l’illusione.

Quindi, la prossima volta che qualcuno s’innamora di te, chiediti: sono il suo specchio, la sua ombra o il suo maestro?

E – ancora più importante – pensa di chi ti stai innamorando tu: di una persona reale, o di una parte dimenticata di te stesso che stai proiettando su di lei?

Jung diceva che l’amore non è trovare qualcuno che ti completi, è scoprire te stesso, attraverso la tua relazione con lei.

Perché il vero amore non vuole riempire vuoti, ma aiutarti ad evolvere.

Ed evolvere insieme.

 

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Numero3645.

 

L A    T U A    E N E R G I A

 

L’energia che emani filtra naturalmente le persone.

Non tutti sono in grado di reggere la tua presenza.

Cambiare energia modifica l’ambiente che ti circonda.

Le persone si avvicinano in base alla risonanza emotiva.

L’energia seleziona senza bisogno di spiegazioni.

Trattenere chi non è allineato consuma risorse interne.

Chi resta è sempre compatibile con la tua frequenza.

Gli allontanamenti spesso avvengono senza conflitto.

Trattenere ciò che non cresce ti rallenta, diventa zavorra.

Non tutto intorno a te evolve alla tua stessa velocità.

Crescere è inevitabile che crei separazioni naturali.

Restare fedele alla crescita, coerentemente, richiede distacco.

Ciò che non cresce è destinato a diventare peso.

Lasciar andare non è fallimento, ma allineamento.

 

@ilmegliodeilibri

Numero3644.

 

B R I C I O L E    D’ A M O R E

 

Ricevere poco non diventa amore, con il tempo.

Le briciole creano dipendenza, non nutrimento.

L’amore non si misura in assenze giustificate.

Accettare il minimo abbassa il tuo livello interno di riferimento.

Le briciole mantengono speranza, senza sostanza.

L’amore reale è coerentemente impegnato e impegnativo.

Dare valore al poco ti impoverisce.

La reciprocità è essenziale.

 

@ilmegliodeilibri

Numero3615.

 

M A L E V O L E N Z A

 

Ecco i comportamenti tipici delle persone che desiderano farti del male

Navigare nel complesso mondo delle relazioni interpersonali a volte può sembrare come guadare acque agitate. Nel nostro cammino quotidiano è probabile che incontriamo persone che, invece di offrirci una mano, cercano di trascinarci giù.
Sono persone maligne nelle nostre vite: comprendere i comportamenti tipici di questi attori ombra è essenziale.
Questo non solo ci permette di riconoscerli ma anche di proteggerci dalla loro influenza tossica.

Le molteplici sfaccettature della malevolenza

 

Le persone malevole non portano segni che annuncino le loro cattive intenzioni, eppure le loro azioni parlano da sole.
Il comportamento distintivo è la loro tendenza a farti sentire colpevole, spesso per cose sulle quali hai poco o nessun controllo.
Giocano abilmente la carta della vittimizzazione, invertendo i ruoli, in modo da camuffare le proprie malefatte e i loro cattivi pensieri: distolgono il proprio disagio interiore da sé e lo inducono in te.
Questa dinamica è rafforzata dalla loro negatività costante, che serve a esaurire ed annientare emotivamente chi li circonda. Una presenza che non ti fa sentire a tuo agio spesso indica una mente contorta e intenzioni discutibili.
Spesso si tratta di persone che hanno una situazione in atto difficile o precaria, magari anche di salute, o hanno avuto disavventure familiari che, in qualche modo, spiegano la loro negatività.

Le loro interazioni sono intrise di ipocrisia e di finta onestà, rendendo difficile distinguere il vero dal falso. La falsità è la loro lingua madre. Questi individui non vedono favorevolmente i tuoi successi e invece si rallegrano dei tuoi smacchi, provando una malsana soddisfazione per le battute d’arresto degli altri.
I tedeschi chiamano questo atteggiamento Schadenfreunde che si può tradurre con “gioia maligna” o “soddisfazione cinica”.
Il loro bisogno di controllo è sempre presente e cercano di dominare il loro ambiente.

Inoltre, le persone maligne sono caratterizzate da disonestà e bugie frequenti.
Usano la gentilezza in vari modi ipocriti e hanno un talento particolare per la gestione degli altri. Seminano confusione e conflitto, sono professionisti del terrorismo psicologico.
Conducono una doppia vita nascondendo la loro vera natura dietro una maschera di rispettabilità.
Negano i fatti, anche i più evidenti, oppure fanno finta di non conoscerli.
Non hanno limite nella loro ricerca di potere e influenza.

Stabilire dei limiti quando si ha a che fare con persone tossiche

 

Riconoscere queste caratteristiche è un primo passo verso la protezione del tuo spazio personale.
È essenziale definire i propri limiti e non permettere a questi individui tossici di invadere il nostro benessere. Questo può iniziare con gesti semplici, come dire di no, stabilire confini chiari nelle interazioni o persino allontanarsi da situazioni in cui predominano questi comportamenti negativi.

Sono particolarmente nefaste le personalità che, sotto le parvenze di rispettabilità o, addirittura, di santità, millantano rapporti misteriosi, da medium, con mondi ed entità paranormali da cui, a loro dire, vengono ispirate per diffondere scenari catastrofici per l’umanità, adoperando questi argomenti per indurre paura e sudditanza e controllare la sensibilità psicologicamente labile delle proprie vittime.
Sono le cosiddette santone o i guru che, come influencer mentali, cercano adepti per creare intorno a sé una setta di seguaci che pendono dalle loro labbra, come in un festival della creduloneria.

Ma sono da evitare accuratamente anche le persone cosiddette amiche che, quando ti parlano, scaricano su di te le loro ansie ed angosce affinché sia tu ad avere il ruolo di cestino della loro immondizia psichica: ad esempio quelle che parlano di guerre imminenti, di minacce di bombe nucleari, di rifugi antiatomici, di luoghi lontani e sicuri dove andarsi a rifugiare, per garantirsi una serenità di cui loro sono prive per natura.
Stanno seminando una negatività che è dentro di loro, ma che diventa per esse più sopportabile se condivisa con altri: mal comune mezzo gaudio.

Dobbiamo circondarci, invece, di persone premurose, che sono quelle che arricchiscono la nostra vita e rispettano i nostri limiti.
Rifiutarsi di tollerare comportamenti dannosi è un atto di rispetto di sé e un passo verso l’amor proprio.

Scegli il rispetto di te stesso e l’amore per te stesso

 

Alla fine, la scelta è nostra. Possiamo scegliere di subire le azioni di persone malintenzionate oppure di prendere le redini e tracciare i contorni di una vita rispettosa della nostra integrità personale.
Affermarci e coltivare l’amore per noi stessi è l’antidoto più potente contro l’ombra della malevolenza.
Ci vuole coraggio e perseveranza, ma ne vale la pena per la pace interiore e le relazioni autentiche che ne derivano.

Diventando consapevoli dei comportamenti tipici delle persone che desiderano farci del male e scegliendo deliberatamente di rispettare e amare noi stessi, cambiamo non solo la dinamica delle nostre interazioni, ma anche la traiettoria della nostra vita.
È tempo di scegliere le relazioni che ci sollevano, invece di tollerare quelle che ci trascinano giù.
La paura, l’angoscia, il senso di colpa, la contrizione, l’espiazione, la tristezza sono stati d’animo a “bassa vibrazione” che inducono e instaurano un malessere che diventa cronico, del quale non ci si accorge, ma che ci intossica.

Chiediamoci se la nostra vita è serena o, almeno, abbastanza serena: se la nostra onesta risposta è no, rileggiamo queste parole, guardiamoci prima dentro e poi intorno e ….prendiamo provvedimenti.

 

Numero3604.

 

da  QUORA

 

Scrive Murta P., corrispondente di QUORA.

 

C H E    C O S A    P I A C E    A L L E    D O N N E

 

C’è una citazione attribuita a Jung (perfettamente in linea con il suo pensiero) che amo molto:

“Il più grande privilegio di una vita è diventare sé stessi.”

Secondo me, risponde già alla domanda: “Cosa piace alle donne?”

Quando incontri qualcuno, il punto non è capire “cosa vuole”, ma chi sei tu mentre ti presenti.

Perché se metti una persona su un piedistallo prima ancora di conoscerla, non stai vedendo lei: stai idealizzando una tua proiezione.

Jung chiamava ombra tutto ciò che rimane nascosto dietro la maschera che costruiamo da bambini per compiacere, e da adolescenti per appartenere.

Integrare l’ombra significa smettere di recitare e lasciar emergere ciò che siamo davvero: desiderio autentico, curiosità, ironia, presenza senza bisogno.

Quando vivi così, non hai più necessità di chiederti “cosa piace”.

Cerchi semplicemente chi ti riconosce, chi ti vede senza che tu debba nasconderti.

Ti mostri, e chiedi all’altra persona di mostrarsi.

Le persone entrano nella nostra vita come possibilità.

Nessuno merita un piedistallo a priori – nemmeno dopo anni, nemmeno dentro una relazione.

Solo quando qualcuno ti incontra da pari può diventare protagonista insieme a te della tua storia.

Gli altri rimangono di passaggio, ed è naturale così: fa parte della fatica e della bellezza di diventare sé stessi.

Per questo, quando ti dicono “sii te stesso”, ti stanno dicendo solo metà della verità.

La parte difficile è scoprire chi è davvero quel “te”.

E questo vale anche per il rapporto con il gentil sesso, come per chiunque altro.

Non devi chiederti “cosa piace alle donne?” mettendo addirittura un intero genere sul piedistallo.

Chi è davvero se stesso si chiede al massimo:

“Come esprimo desiderio in modo autentico?”

Tutto il resto si costruisce a due.

Ma questa è un’altra storia.

 

N.d.R.: forse, la domanda giusta è: “chi sono io, quando incontro quella donna?”.
Non mi devo comportare come piace, genericamente, alle donne, magari compromettendo la mia genuinità, spontaneità, anche vulnerabilità o venendo meno ai miei connotati caratteriali per recitare una parte.

A mio avviso, il miglior modo di approcciare una donna è essere me stesso, senza infingimenti o mascherature che, presto o tardi, finirebbero per lasciare il tempo che trovano.

Avere una relazione con una donna è sempre una buona occasione per imparare ad essere se stessi o, addirittura, per migliorarsi.

Numero3596.

 

F A R S I    V O L E R    B E N E

 

Ci vuole così poco

a farsi voler bene.

Una parola buona

detta quando conviene,

un semplice sorriso,

un po’ di gentilezza,

un gesto di amicizia,

a volte una carezza,

il cuore sempre aperto

verso ognuno che viene:

ci vuole così poco

a farsi voler bene.