RELIGIONE E LAVAGGIO DEL CERVELLO
Vi siete mai chiesti perché in un’epoca di scoperte scientifiche senza precedenti, sistemi di credenze antichi non solo resistano, ma prosperino con una certezza incrollabile?
Com’è possibile che miliardi di persone intelligenti e razionali, in ogni altro ambito della loro vita, sostengano dogmi che sfidano l’evidenza e la logica?
La risposta non è semplicemente la fede. La fede è solo l’etichetta finale di un processo molto più complesso e deliberato.
È una forma di condizionamento mentale così radicata nelle nostre culture che spesso non riusciamo nemmeno a vederla.
Del resto potremmo dire che anche la cultura è fede. Ma il condizionamento mentale cos’è?
Possiamo definirlo come l’applicazione sistematica di pressioni sociali e psicologiche per alterare le convinzioni di una persona.
Non si tratta di conversioni improvvise o di folgorazioni, ma di una lenta e meticolosa erosione del pensiero critico e della costruzione di una nuova realtà.
In questo saggio non parleremo dei singoli individui, ci mancherebbe altro, non ci permetteremo mai, ma analizzeremo criticamente le meccaniche della fede e le istituzioni che le plasmano.
Nessuno strumento è più potente dell’indottrinamento infantile.
È la pietra angolare della continuità religiosa.
Infatti il tasso di conversione degli adulti è statisticamente minuscolo, è poca cosa.
Il grosso del lavoro avviene prima che la personalità dell’individuo sia strutturata e prima che il pensiero razionale sia definito.
La mente di un bambino non è una fortezza, ma una spugna progettata biologicamente per assorbire informazioni dai genitori e questo per sopravvivere.
Evolutivamente è fondamentale fidarsi dei genitori. Fidarsi che le bacche di un certo colore sono velenose significa sopravvivere e portare avanti la propria specie.
Questa necessità evolutiva di fidarsi senza riserve crea però una porta sul retro, non protetta nella psiche in via di sviluppo.
Un bambino non sa distinguere tra un avvertimento empirico, come “il fuoco scotta”, e una pretesa metafisica come “un essere invisibile giudica ogni tuo pensiero”.
Il bambino constata soltanto che entrambe le informazioni provengono dalla stessa fonte, amata e fidata, cioè un genitore, appunto, oppure un nonno o l’anziano di un villaggio.
Il soprannaturale viene così normalizzato e diventa parte del sistema operativo di base della mente.
Concetti come Dio vengono appresi prima della scienza e i miracoli sono presentati come fatti storici.
Prima di imparare a leggere e scrivere si imparano preghiere, storie fantasiose di santi, abitudini alimentari collegate alla credenza.
Questo crea un legame emotivo profondo. Si arriva al punto che mettere in discussione la religione da adulti significa mettere in discussione l’amore dei propri genitori e la coerenza dei propri ricordi d’infanzia.
Il soprannaturale, il religioso, non viene difatti presentato come un modo di vedere il mondo, ma come il mondo così com’è.
A questo aggiungiamo architetture maestose degli edifici sacri, chiese, moschee, sinagoghe, canti sacri suggestivi, il tempo dell’anno scandito da feste e celebrazioni.
Ognuna di queste esperienze crea un legame emotivo enorme tra la dottrina religiosa e i sentimenti profondi come amore, appartenenza, gioia, meraviglia.
Si tratta di qualcosa di veramente grande, di enorme.
Da grandi non si tratta di mettere in discussione un sistema di storie e credenze, ma la propria identità, la propria famiglia, la propria comunità.
Non sorprende che molte persone, seppur intelligentissime, scelgano la comodità di restare legate alla sicurezza di simboli, rituali, storie e credenze dell’infanzia.
Non è strano che tutte le religioni puntino sull’infanzia, sull’iniziazione, sulla catechesi sin da piccoli.
Ore di religione sin dall’infanzia a scuola, incontri in parrocchia, oratori a pieno regime per i piccoli.
C’è una frase che in questo caso calza a pennello ed è attribuita a Joseph De Mestre, teorico della restaurazione e questa frase dice così: “Dateceli dai 5 ai 10 anni e saranno nostri per tutta la vita”.
Una volta gettate le basi, la credenza viene mantenuta attraverso una manovra psicologica a tenaglia: il terrore eterno da una parte e la ricompensa trascendente dall’altra.
Funziona un po’ come la tecnica educativa del bastone e della carota. Il bastone è l’inferno, la carota è il paradiso e la ricompensa.
L’invenzione della dannazione eterna è un’arma psicologica terrificante.
Installare in un bambino l’idea di un tormento infinito per un semplice dubbio o per aver amato la persona sbagliata è una forma di abuso psicologico enorme.
Questa paura è progettata per mandare in corto circuito il pensiero critico.
Quando sei terrorizzato dalle conseguenze del dubitare, impari rapidamente a sopprimere ogni scetticismo e a razionalizzare ogni incongruenza. È un racket di protezione metafisica.
La religione crea il problema, per esempio il peccato originale e poi vende l’unica cura che implica l’obbedienza totale, l’adesione alle sue dottrine, ai suoi rituali e alla sua autorità.
Somiglia molto alla pubblicità, non è vero? Anzi, forse potremmo dire che la pubblicità somiglia molto alla religione.
La paura dell’inferno potrebbe non bastare, potrebbe sembrare troppo severa, unilaterale.
La promessa di un al di là perfetto compensa invece la sofferenza terrena: è il paradiso, il nirvana, chiamiamolo come ci pare, il concetto è lo stesso.
Dal punto di vista psicologico è uno strumento potentissimo per il controllo sociale, poiché incoraggia la passività e l’accettazione.
Perché lottare per la giustizia sulla Terra se la vera ricompensa è nel prossimo mondo?
Perché lottare contro la povertà, l’oppressione, quando queste sono soltanto prove passeggere e la vera ricompensa sta altrove?
In questo modo la religione può essere un potente oppiaceo che attenua l’impulso a sfidare le strutture di potere.
Anche in questo caso capita a fagiolo una frase attribuita a Napoleone Bonaparte che dice così: “La religione è ciò che impedisce ai poveri di assassinare i ricchi”.
Per non parlare del fatto che la promessa del paradiso è un enorme conforto alla più grande delle nostre paure, cioè alla paura della morte.
Pensare che la morte non sia la fine è la più grande consolazione che la religione possa offrire. E il desiderio che ciò sia vero può facilmente sopraffare la richiesta di prove da parte della mente razionale.
Oltre al bastone e alla carota metafisici, cioè all’inferno e al paradiso, ci sono paure e ricompense terrene molto più pratiche ed immediate.
La paura dell’ ostracismo sociale, di essere emarginati dalla propria famiglia e dalla comunità per apostasia sono fortissimi strumenti di controllo.
Al contrario il senso di appartenenza, il culto comunitario e rituale, la sensazione di scopo e significato e di poter rispondere a tutte le domande della vita da quel benessere che tiene legati ad un contesto in modo non coercitivo.
Gli esseri umani sono creature sociali e il bisogno di appartenenza è sia una risorsa, sia la nostra più grande vulnerabilità.
Dal punto di vista evolutivo, che cosa significava allontanarsi dal gruppo sociale? Morte certa, senza dubbio. Significava rinunciare alla protezione del gruppo e trovarsi magari da soli di fronte a bestie feroci.
Quindi per gli esseri umani l’appartenenza ad un gruppo è fondamentale e le religioni, ma sicuramente in modo inconsapevole, sfruttano questo bisogno attraverso il “love bombing”, cioè il bombardamento d’amore.
Quando un nuovo membro si avvicina ad un gruppo religioso, viene travolto da affetto, sorrisi e lodi. E non è detto che non siano sinceri.
I membri del gruppo religioso, possono davvero accogliere sinceramente il nuovo arrivato. Per chi crede di aver trovato davvero una famiglia, di essere compreso, speciale, questo calore è condizionato dal conformismo al gruppo religioso e alle sue regole e credenze.
Finché annuisci e partecipi ai rituali, l’amore scorre liscio.
Se inizi a fare domande difficili, la temperatura scende bruscamente, i sorrisi diventano tesi, gli inviti diminuiscono, le domande preoccupate vengono sostituite da avvertimenti sull’orgoglio, sul dubbio e sull’influenza del diavolo.
E c’è una minaccia implicita. Se assumi un comportamento non convenzionale al gruppo, il gruppo ti abbandona. resti senza questa famiglia rassicurante.
Questo è rinforzato dalla dicotomia del “noi contro loro”: chi è dentro è scelto o salvato, chi è fuori è perso, peccatore oppure manipolato dal male.
Questa demonizzazione dell’esterno isola i credenti da prospettive contrarie e annulla la credibilità di chiunque critichi il sistema.
Il mondo esterno viene definito come corrotto e infelice.
Qualche problema comincia a venirti quando ti accorgi che infelici non lo sono affatto gli altri, anzi.
Ma per arrivare a questa consapevolezza devi già avere un piede fuori.
Finché sei dentro con tutti e due i piedi, il contesto religioso ha creato una fortezza emotiva ed ideologica vaccinata contro attacchi dall’esterno.
Il dubbio è un tranello di Satana. Lo scienziato è triste perché la sua razionalità non spiega tutto.
Per sopravvivere nel mondo moderno una religione deve avere un sistema immunitario robusto. Questo avviene creando una bolla informativa dove le uniche voci permesse sono quelle che confermano le credenze, confermano il dogma, esaltano la teologia.
Non si tratta quindi di vincere in una discussione, ma impedire che la discussione abbia luogo.
Ecco, a proposito di informazione controllata, l’indice dei libri proibiti vi dice qualcosa?
A molti sì, ma pochi sanno che è stato soppresso nel 1966, ieri praticamente.
Molte religioni, insomma, impediscono o scoraggiano la fruizione di canali di informazione esterni al contesto religioso stesso.
Guai a leggere di biologia evolutiva, cosmologia oppure di neuroscienze che offrono spiegazioni naturalistiche a ciò per cui la religione scomoda la divinità.
Ma sono vietati anche i filosofi scettici, quelli non allineati, adepti di altre religioni, ma soprattutto gli apostati.
Sentir parlare chi ha abbandonato la tua stessa religione può essere davvero pericoloso: gli apostati sono autentico fumo negli occhi.
Il controllo dell’informazione opera a più livelli.
Il primo, screditare le fonti esterne. La scienza o la filosofia che contraddicono i testi sacri sono liquidate come orgoglio spirituale.
Bisogna addirittura riformulare lo scetticismo. Il dubbio non è visto come una virtù intellettuale, ma come un fallimento morale.
Lo scetticismo, che è il più umile degli approcci al mondo, viene visto come un orgoglio spirituale che porta alla rovina. Si rovescia la realtà, si crea un mondo al contrario.
Lo scetticismo da virtù passa a tentazione demoniaca, mentre la vera virtù consiste nel credere a testi antichi senza nessuna prova.
C’è poi l’uso del linguaggio specializzato, l’uso di termini come grazia, unzione, salvezza, spirito, crea un gergo sacro che isola i credenti dal discorso esterno e rinforza costantemente la realtà del sistema in ogni conversazione.
E qui, inoltre, si crea un circuito interessante.
Quando sei abituato ad esprimerti con questo lessico e questo linguaggio che all’esterno non hanno alcun significato, lo usi anche per esprimere dubbi, perplessità, incertezze, insomma le domande e i dubbi formulate con quello stesso linguaggio presuppongono la verità del sistema stesso.
Per esempio, invocare lo spirito in un momento di forte dubbio significa rafforzare il sistema che stai mettendo in discussione.
La “Eco room” sacra (alloggio ecosostenibile) non è solo una raccolta di libri consentiti o di giornali selezionati oppure di film adatti.
È un modo di pensare, un sistema di simboli, un linguaggio, un modo di essere che fa sembrare il mondo all’esterno estraneo, minaccioso oppure irrilevante.
Il traguardo finale, il punto più profondo di questo percorso è lo smantellamento dell’autonomia personale.
Consiste nel convincere l’individuo a rinunciare volontariamente al proprio spirito critico e alla propria coscienza; significa compromettere in modo più o meno significativo il proprio giudizio e la propria intuizione.
Molte religioni in questo senso insegnano l’inadeguatezza umana.
Sei fondamentalmente corrotto e i tuoi istinti sono peccaminosi.
Addirittura nasci nel peccato. Dopo il tuo primo vagito in sala parto sei già con il peccato originale sulle spalle. Sei già sporco, macchiato e serve un rito amministrato dalla casta sacerdotale per purificarti.
La tua natura in sé è un’offesa al divino.
Questo naturalmente instilla senso di colpa, inadeguatezza, ma la tua cura c’è e per questo puoi stare tranquillo.
È la stessa religione che ti ha definito colpevole e inadeguato.
Una volta accettato di essere difettosi, la soluzione logica per emendarsi, per purificarsi diventa arrendersi ad un’autorità esterna.
Sia fatta la tua volontà, non la mia.
Questo porta all’esternalizzazione della coscienza. Le decisioni non vengono più pesate in base al proprio senso del bene e del male, ma in base a testi sacri oppure a leader religiosi.
L’individuo diventa un vascello vuoto, un recettore passivo di comandi divini, imparando a chiamare questa prigione mentale “salvezza”.
Sia fatta la tua volontà, non la mia. Ecco, questa è davvero una frase che indica una virtù.
Oppure è una sottomissione deresponsabilizzata, un annullamento ingiustificabile, una resa superficiale della propria capacità di pensare e di volere.
Questa è maturità spirituale, come viene presentata dalle religioni, oppure è autentica immaturità umana?
Proporre questa sottomissione come virtù spirituale può voler dire invece portare l’essere umano a non fidarsi dei propri pensieri e sentimenti, a non affidarsi alla propria comprensione e senso critico e a sottomettersi invece all’autorità religiosa che interpreta per te, pensa per te, comprende per te.
Si tratta del potere delle figure sacrali, del Papa, del vescovo, del prete o di altre figure religiose in altre religioni sulle coscienze delle persone.
E forse è proprio questo che rende le persone gregge e il termine pecorella smarrita è usato proprio dalle religioni.
Si vive spesso in uno stato perenne di assoggettamento con la necessità che qualcuno pensi per te, ti guidi, interpreti per te, valuti per te le situazioni.
Il padre spirituale può esserne un esempio.
Devo fare scelte? Mi rivolgo a lui. Devo diventare prete o restare laico? Sentiamo il padre spirituale. Ho bisogno di consigli sull’intimità con mia moglie. Vado dal padre spirituale. Non sto affatto esagerando.
Per concludere, volete esempi freschi di dissoluzione del sé come massima virtù per le religioni? Bene, prendiamo alcune frasi di Carlo Acutis, fatto santo qualche mese fa.
“Non io, ma Dio” dice, che sarebbe non io, ma coloro che parlano in nome di Dio, sostenendo di conoscerlo e di conoscerne la volontà.
E ancora, criticare la Chiesa significa criticare noi stessi. La Chiesa è la dispensatrice dei tesori per la nostra salvezza. Ecco, qualcosa di simile si diceva e si dice nei regimi totalitari in riferimento al leader oppure al partito.
Ma ancora qualche altra frase sull’assoggettamento e sull’annullamento di sé. “Non l’amor proprio, ma la gloria di Dio”. E per finire “Meno io per lasciare spazio a Dio”.
Tutte frasi queste prese dal sito ufficiale dell’associazione Carlo Acutis.
Questa è davvero virtù?
Immaginate la mente come una casa. L’indottrinamento religioso, ma esistono tante forme di indottrinamento, getta le fondamenta prima che possiate vedere il progetto.
La paura e la ricompensa sono le recinzioni elettrificate che vi impediscono di uscire. E l'”Eco room” è un sistema di specchi che vi mostra solo ciò che siete stati istruiti a vedere.
Smantellare questa struttura quando naturalmente se ne sente il bisogno non significa distruggere voi stessi, ma finalmente aprire le finestre per vedere il mondo esterno per come è veramente, oppure per vederlo in modo semplicemente diverso da come lo avete sempre visto.
Infatti, finché un qualsiasi sistema fa stare bene, non c’è problema, ma spesso sta stretto, toglie l’aria, spinge alla ricerca della libertà e all’autodeterminazione e il percorso di cambiamento non è proprio facile né è immediato e non è affatto una questione di intelligenza.
Ad ogni modo, tutte le persone intervistate, quelle che hanno smesso di credere e di appartenere a gruppi religiosi e ci sono moltissimi ex preti, sostengono di aver riconosciuto ad un certo punto un programma di condizionamento lungo una vita.
Poi si accorgono che il mondo è vasto e meraviglioso e può essere bello anche senza decorazioni soprannaturali.
da YouTube Sapiens Sapiens.