Numero3841.

 

LA  MALATTIA

 

C’è un insegnamento di Gesù sulla malattia che è stato cancellato dai Vangeli ufficiali con una precisione che non può essere accidentale.

Un insegnamento che dice che la malattia non arriva dall’esterno, non è una punizione divina, non è sfortuna, non è semplicemente genetica o un batterio o un virus isolato da ogni contesto interno.

Ha un’origine specifica interiore, emotiva e spirituale che Gesù descrisse con una chiarezza che le neuroscienze moderne stanno appena iniziando a confermare dai laboratori di psiconeuroimmunologia ed epigenetica.

E ciò che mi indigna di più, ciò che mi fa veramente arrabbiare con 2000 anni di religione istituzionale è che questo insegnamento era disponibile fin dall’inizio, che Gesù lo trasmise con precisione, che i suoi discepoli gnostici lo praticarono e lo documentarono e che qualcuno decise deliberatamente che tu non avresti dovuto averlo.

Perché un essere umano che sa che la radice della sua malattia è dentro di lui e che il potere della sua guarigione è anche dentro di lui, non ha bisogno di alcun intermediario religioso né di alcun sistema di controllo che amministri il suo accesso al sacro e alla salute.

Quello che imparerai oggi potrebbe essere esattamente la dimensione della guarigione che nessun medico ti ha mai menzionato.

Per capire cosa Gesù insegnava sulla malattia, prima devi capire come gli gnostici comprendevano la relazione tra il mondo interiore e il mondo fisico.

Per la gnosi (conoscenza) non esiste una separazione reale tra ciò che accade nella tua mente, nelle tue emozioni e nel tuo stato spirituale e ciò che si manifesta nel tuo corpo fisico.

Il corpo non è una macchina indipendente che funziona secondo le sue proprie leggi biologiche isolate dalla coscienza che lo abita, ma è l’espressione più densa e più visibile di un campo di coscienza completo che include pensieri, emozioni, schemi spirituali e il grado di connessione o disconnessione dell’anima con la sua origine nel pleroma.

Il termine “pleroma” è una parola greca che significa “pienezza” e indica la totalità della perfezione e della potenza divina.

Ciò che si squilibra prima nel mondo interiore eventualmente si manifesta nel mondo esteriore del corpo.

La malattia fisica è sempre, nella prospettiva gnostica, l’ultima tappa di un processo che è iniziato molto prima negli strati più sottili dell’esperienza umana.

È il corpo che parla nell’unica lingua che una mente disconnessa dalla sua natura interiore può ascoltare quando ha ignorato per troppo tempo i messaggi più sottili.

Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 5, Gesù guarisce un uomo paralizzato che era rimasto 38 anni senza poter camminare.

Ma ciò che il cristianesimo istituzionale non spiega mai è l’istruzione precisa che Gesù gli diede dopo la guarigione.

Non gli disse “Va e vivi in pace”, ma gli disse: “ Ecco, sei stato guarito, non peccare più affinché non ti accada qualcosa di peggio”.

Nel contesto gnostico questa dichiarazione non è una minaccia morale, è una diagnosi clinica.

Gesù stava indicando con precisione che la paralisi fisica aveva avuto la sua origine in uno schema interiore, in un errore di allineamento con la propria natura divina e che se quello schema non si fosse trasformato, il corpo avrebbe manifestato di nuovo la malattia perché la causa sarebbe rimasta attiva.

Gli gnostici identificavano tre radici fondamentali da cui emerge ogni malattia. Le chiamavano le tre passioni malate dell’anima.

La prima è l’ignoranza spirituale, l’oblio della propria natura luminosa, vivere completamente identificati con il corpo, la personalità e la storia, senza alcun contatto con la scintilla del pleroma che costituisce l’identità più vera dell’essere umano.

La seconda è il desiderio patologico, la carenza cronica, la sensazione impellente che manchi qualcosa di essenziale perché la vita sia completa.

La terza è l’odio nelle sue molteplici forme: il risentimento sostenuto, il senso di colpa cronico, il giudizio implacabile di se stessi e degli altri.

Queste tre radici non sono concetti astratti, hanno biochimiche specifiche e documentate dalla scienza moderna.

L’ignoranza spirituale, il vivere completamente disconnessi da qualsiasi dimensione interiore profonda, produce nel sistema nervoso un’attivazione cronica dell’asse dello stress che i ricercatori moderni associano direttamente a infiammazione sistemica, soppressione immunologica e accelerazione dell’invecchiamento cellulare.

Il desiderio patologico produce un’attivazione frustrata cronica del circuito dopaminergico della ricompensa che genera stati di ansia, depressione e compulsione con effetti misurabili sulla coerenza cardiaca e sul sistema immunitario.

Il risentimento sostenuto produce ciò che i ricercatori di psiconeuroimmunologia chiamano tempesta di citochine infiammatorie.

La dottoressa Kandpert, il cui lavoro rivoluzionario sui neuropeptidi, ha dimostrato che le emozioni hanno recettori in ogni cellula del corpo.

Documentò che le emozioni negative sostenute producono composti chimici specifici che letteralmente infiammano i tessuti.

Il risentimento ha una sua biochimica, la paura cronica ha una sua biochimica e questa biochimica produce malattia.

Nel Vangelo gnostico di Filippo, un testo di Nag Hammadi che molti studiosi ritengono conservi insegnamenti diretti dei discepoli di Gesù, si descrive che la parola pronunciata dalla gnosi, dal riconoscimento diretto della propria natura luminosa, ha il potere di decostruire la malattia dalla sua radice perché attacca lo schema di coscienza che l’ha generata, invece di sopprimere semplicemente il sintomo fisico, che è la sua espressione finale.

Gesù praticava esattamente questo quando guariva.

Non eseguiva rituali magici esterni: iniziava nel malato un processo di gnosi accelerata, di conoscenza diretta di sé, di riconoscimento della radice interiore della malattia e simultaneamente della natura luminosa che poteva dissolvere quella radice.

Quando diceva al cieco “La tua fede ti ha guarito”, non stava parlando di una credenza religiosa passiva.

Stava descrivendo l’effetto della gnosi attiva, del riconoscimento esperienziale diretto della propria natura divina, sul sistema nervoso e attraverso di esso sul corpo fisico.

La frase che pronunciò a Marta nel Vangelo di Giovanni prima di risuscitare Lazzaro è la sintesi più precisa di tutto il suo insegnamento sulla guarigione.

Le disse, “Non ti ho detto che se credessi vedresti la gloria di Dio?”

Nel contesto gnostico, vedere la gloria di Dio non è un evento soprannaturale esterno, è la gnosi, l’esperienza diretta della propria natura luminosa che quando accade genuinamente produce effetti che il mondo materiale chiama miracoli, perché non ha altro vocabolo per descrivere ciò che accade quando la coscienza opera dal suo livello più profondo, invece che dai suoi schemi condizionati da paura e oblio.

Gesù era ciò che gli gnostici chiamavano un iniziatore, un maestro che iniziava nel malato il processo di conoscenza di sé che dissolveva la radice interiore della malattia, che risvegliava la consapevolezza che il potere di guarigione non era fuori, ma dentro, che la saggezza nascosta di cui il malato aveva bisogno non era informazione medica esterna, ma il riconoscimento diretto della propria natura divina che era stata oscurata dalle tre radici di ignoranza, desiderio patologico e odio che generavano la malattia.

Ora passiamo alle pratiche concrete del vero antidoto che Gesù trasmise.

Cercherò di esemplificare le pratiche nel modo migliore possibile.

La prima pratica è l’attivazione della gnosi guaritrice attraverso la conoscenza di sé.

Ogni mattina per 10 minuti siediti in silenzio e fatti la domanda che i maestri gnostici consideravano la più terapeutica di tutte.

Non chiederti cosa ti fa male, non chiederti quale sintomo hai, ma chiediti: chi sono io al di là di questo corpo, di questa emozione e di questa storia.

Permettiti di sentire anche solo brevemente la scintilla del pleroma che Gesù insegnava: vive in ogni essere umano come la sua natura più vera, non come esercizio di immaginazione, ma come riconoscimento attivo.

Da quel riconoscimento visualizza la luce di quella scintilla espandersi verso ogni zona del corpo che ha bisogno di guarigione.

Questa pratica attiva nel sistema nervoso la coerenza cardiaca e la risposta parasimpatica che i ricercatori del Heartmat Institute associano direttamente con il ripristino del sistema immunitario.

Gesù la chiamava accendere la lampada interiore.

Le neuroscienze la chiamano attivazione vagale: è lo stesso processo descritto da due vocabolari separati da 2000 anni.

La seconda pratica è la parola medicinale.

Gli gnostici insegnavano che pronunciare con precisione e intenzione la conoscenza sulla propria natura ha effetti terapeutici diretti, perché la parola pronunciata dalla gnosi riorganizza gli schemi di pensiero che generano la biochimica della malattia.

La pratica consiste nell’identificare lo schema interiore che senti più associato al tuo processo di malattia, sia esso paura, risentimento, carenza o disconnessione, e poi pronunciare a voce alta per 5 minuti consecutivi la dichiarazione opposta dal riconoscimento della tua natura luminosa, non come affermazione positiva superficiale, ma come gnosi attiva pronunciata dal contatto genuino con la scintilla del pleroma che hai attivato nella prima pratica.

La differenza tra un’affermazione positiva convenzionale e la parola medicinale gnostica è esattamente questa.

La prima viene dalla volontà della personalità, la seconda viene dal riconoscimento della natura divina propria e i suoi effetti biologici sono completamente diversi.

La terza pratica è il risveglio della coscienza attraverso l’alchimia del risentimento.

Il risentimento sostenuto è lo schema generatore di malattia più documentato dalla ricerca moderna.

Gli studi sui sopravvissuti al cancro a lungo termine mostrano costantemente che la liberazione genuina dal risentimento è uno dei fattori più significativamente associati alla remissione.

Gesù lo prescrisse direttamente quando disse che il perdono libera colui che perdona.

Nella pratica gnostica, il processo di liberazione dal risentimento non inizia dalla volontà morale, ma dalla conoscenza di sé.

Identifichi prima la radice del risentimento, il dolore originale, il momento di oblio della tua natura divina che ti ha reso vulnerabile a quel danno.

Poi dalla scintilla del pleroma osservi la persona o la situazione che risenti, riconoscendo che il loro danno è emerso anche dal loro stesso oblio della loro natura luminosa, non come giustificazione di ciò che hanno fatto, ma come comprensione della sua origine.

Questa comprensione profonda che è possibile solo dalla gnosi e non dalla personalità ferita, è ciò che i testi gnostici chiamano l’alchimia che trasforma il veleno in medicina e i suoi effetti sulla biochimica del corpo sono immediati e misurabili.

La quarta pratica è la connessione con il divino interiore come fonte primaria di guarigione.

Ogni sera prima di dormire, dedica 5 minuti a riconoscere consapevolmente che il potere di guarigione non è in nessuna fonte esterna, ma è nella natura luminosa del pleroma che vive dentro di te.

Porta la tua attenzione al centro del petto, senti la scintilla e da quella scintilla dirigi un’intenzione semplice e senza ansia verso ogni zona del corpo che ha bisogno di restaurazione, non come supplica a un essere esterno, ma come attivazione di una capacità interna che è sempre stata presente, ma che l’oblio della natura divina propria manteneva inaccessibile.

Questa pratica notturna attiva i processi di riparazione cellulare che avvengono naturalmente durante il sonno, ma che sono potenziati significativamente quando il sistema nervoso entra nello stato di coerenza che il riconoscimento della propria natura divina produce.

Cosa puoi aspettarti da queste pratiche applicate con disciplina?

Nei primi tre giorni la pratica mattutina di gnosi guaritrice produrrà una sensazione fisica di calore ed espansione al centro del petto, che è la risposta del sistema nervoso parasimpatico, all’attivazione del nervo vago attraverso la conoscenza di sé profonda.

Questa sensazione fisica non è immaginazione, è la conferma biologica che il processo descritto da Gesù sta accadendo.

Nella prima settimana la parola medicinale pronunciata costantemente inizierà a produrre momenti di quiete mentale che contrastano drammaticamente con gli schemi di pensiero abituali che generavano la biochimica della malattia.

Il sistema nervoso sta imparando un nuovo schema di operazione dalla gnosi invece che dall’oblio.

Nel primo mese l’alchimia del risentimento avrà prodotto cambiamenti fisici oggettivamente osservabili: migliore qualità del sonno, riduzione dei dolori cronici associati all’infiammazione generata dallo stress emotivo, maggiore energia disponibile e una sensazione di leggerezza nel corpo, che è l’esperienza soggettiva della riduzione del carico infiammatorio sistemico che il risentimento sostenuto produceva.

Le sfide sono prevedibili. La mente condizionata per anni a cercare la guarigione esclusivamente in fonti esterne resisterà a queste pratiche dicendoti che sono insufficienti, che hai bisogno di qualcosa di più, che questo è troppo semplice per essere vero.

Questa resistenza è esattamente lo schema di ignoranza spirituale che Gesù identificava come la prima radice della malattia.

La dipendenza cronica da fonti esterne di guarigione è considerata come unica opzione valida.

Comunque Gesù guariva i corpi perché comprendeva esattamente da dove veniva la malattia, dalla disconnessione dell’anima con la sua natura divina, dall’oblio di ciò che l’essere umano è nel livello più profondo.

E l’antidoto che trasmise non era un rituale esterno né un dogma da obbedire, era gnosi, conoscenza di sé, il riconoscimento diretto della propria natura luminosa che quando accade genuinamente trasforma simultaneamente la coscienza e la biochimica del corpo che quella coscienza abita.

Stasera, prima di dormire pratica la connessione con il divino interiore: 5 minuti al centro del petto,  suscita la scintilla, l’intenzione senza ansia verso ciò che ha bisogno di essere restaurato e dormi in quella luce.

Ripeti la frase: “Io guarisco dalla mia luce interiore”.

Queste parole scritte con intenzione sono la dichiarazione più potente che un corpo malato o un corpo sano che vuole rimanere sano possa fare perché affermano la verità più fondamentale che Gesù insegnò sulla relazione tra coscienza e biologia.

Condividi questo scritto con qualcuno che è in un processo di malattia, perché ciò che hai appena imparato potrebbe essere esattamente la dimensione della sua guarigione che nessun medico gli ha mai menzionato.

Numero3831.

 

PERSONE  SPECIALI

 

Ho sempre pensato che le qualità

che rendono una persona speciale

non siano la supremazia intellettuale,

la forza o la sicurezza.

Penso piuttosto che le persone

straordinarie siano coloro che

riescono a vivere la vita

con sensibilità d’animo e

la amano per ciò che

ogni giorno sa regalare.

 

Rita Levi Montalcini.

Numero3829.

 

VECCHIAIA

 

Si comincia ad invecchiare dalle gambe.

Quando cedono perdi anche la tua autonomia.

 

La salute si apprezza dopo averla persa.

Prenditene cura prima che arrivi il dolore.

 

L’arroganza, prima o poi, si ritorce contro di te.

Prima o poi, avrai bisogno degli altri.

 

Da vecchi, contano più le persone che le cose.

Le cose comprate non curano la solitudine.

 

Gli anziani impegnati vivono più a lungo.

Avere qualcosa da fare ti fa alzare ogni mattino.

 

Superare gli 80 anni è un regalo.

Non a tutti viene concesso così tanto tempo.

 

Non temere il corpo che invecchia.

Temi il giorno in cui nulla ti importerà più.

 

da YouTube

Numero3828.

 

A  CHE  TI  SERVE  ….

 

A che ti serve essere alto,

se poi non sei all’altezza?

Oppure essere bello,

se dentro di te non c’è bellezza?

A che ti servono i soldi,

se non conosci la ricchezza?

Oppure cento diplomi,

se ti manca la saggezza?

A cosa ti serve una casa enorme,

se poi nessuno ti aspetta?

Oppure tanta gente intorno,

e nemmeno una carezza?

 

da YouTube

Numero3826.

 

UNA  INTERPRETAZIONE  TESTUALE

OVVERO STORIA DI UNA CANZONE

 

Da più di 50 anni, fra milioni di canzoni, ce n’è una che non tramonterà mai, perchè appartiene al genere classico evergreen:

Si tratta di MY WAY.

Questa è la sua storia.

La melodia originale fu composta in Francia da Francois Revaux a metà degli anni 60, con il titolo inglese “For me”, ma fu rifiutata.

Il cantante francese Claude Francois la riadattò con il titolo “Comme d’habitude”, incentrando il significato del testo sulla storia di un amore finito.

Il brano uscì in Francia nel 1967 ed ebbe un discreto successo.

Durante una vacanza in Francia, Paul Anka ascoltò la versione di Claude Francois e ne acquistò i diritti.

Anka riscrisse completamente il testo in inglese, cucendolo addosso all’amico Frank Sinatra che, in quel periodo, meditava il ritiro dalle scene.

Il testo di Anka trasforma la canzone in un bilancio fiero e commovente di una vita vissuta interamente alle proprie condizioni.

Incisa da Sinatra nel 1969, “My way” divenne il suo cavallo di battaglia definitivo e uno dei brani più celebri della storia della musica pop.

La canzone è stata in seguito reinterpretata da migliaia di artisti, tra cui Elvis Presley.

In Italia, nel 1971, Fred Bongusto scriveva un testo e lo interpretava in italiano (La mia via), ma il suo significato, anche questo, era riferito al rimpianto di un amore perduto.

In seguito, sempre in Italia, ci sono state le interpretazioni di cantanti di primo livello come Zucchero, Pavarotti, Bocelli, Patty Pravo che cantavano un testo che nulla aveva a che fare con il significato di quello originale che è suggestivo proprio perché tratta del bilancio di una vita.

Nessuno ha provato a trascrivere in Italiano il testo inglese di questa canzone, tenendosi aderente al senso e al significato originali, rispettando, il più possibile, la traduzione.

Ricordo che è impossibile fare la traduzione letterale di un testo, rispettando la scansione metrica delle battute musicali e le rime in italiano.

Si può fare solo una interpretazione “ad sensum”, cioè conservare il significato generale del testo, adottando strofe, versi e rima in Italiano che si possono cantare sulla melodia originale.

Io qui ho cercato di farlo.

 

SEMPRE  A  MODO  MIO          (MY  WAY)

 

E ormai, siamo alla fine,

tutto il mio tempo è già passato:

un album di cartoline

ed i ricordi di ciò che è stato.

 

Ho visto albe e tramonti,

luci ed ombre, sole e tempeste,

ed ora chiudo i miei conti,

ma senza feste.

 

Rimpianti ne ho avuti pochi,

ho preso botte, ma le ho anche date.

Per fare tutti i miei giochi,

sempre ho pagato le mie puntate.

 

E tutto, lo posso dire,

giusto o sbagliato, l’ho fatto io,

ma sempre, non puoi smentire,

a modo mio.

 

Ricordo i tempi ormai lontani,

avevo il mondo nelle mie mani.

Ho esagerato con donne e amori

ed ho provato gioie e dolori.

Ma ho fatto sempre, lo sa anche Dio,

a modo mio.

 

Ho amato, ho riso e pianto,

con la mia sorte, ho perso e vinto,

non sono mai stato un santo,

ho fatto tutto secondo istinto.

 

Nel gioco, mai ho barato,

ho vinto sempre onestamente,

e tutto ciò che ho sprecato

è poco o niente.

 

Che cos’è un uomo, che cosa vale,

se non conosce il bene e il male?

Cosa ha imparato dalla sua vita,

prima che sfugga tra le sue dita?

Questo ho imparato purtroppo io,

a modo mio.

Numero3824.

 

COSE  CHE  NON  DOVRESTI  PIU’  FARE  ALLA  TUA  ETA’

 

A questa età non si arriva per continuare a portare tutto, ma per iniziare a lasciar andare.

Primo: non vivere più per i problemi dei figli: non sono più bambini, hanno la loro strada. Puoi esserci, ma non caricare tutto sulle tue spalle.

Secondo: non lavorare come se avessi ancora 30 anni. Il corpo cambia e le energie anche. Adesso viene prima il tuo benessere.

Terzo: non crescere i nipoti come fossero figli tuoi. Amarli è bellissimo, ma educarli non è più il tuo compito.

Quarto: non restare in silenzio per evitare discussioni. Se qualcosa ti pesa, si dice. Se qualcosa non ti va, si ferma. Non devi più chiedere il permesso per riposarti, uscire o fare quello che ti fa bene.

Quinto: molte persone arrivano alla tua età avendo dato sempre tutto a tutti, ma dimenticano una cosa: è il momento di dare anche a se stessi. Dopo tutto quello che hai dato, un po’ di serenità non è un lusso, è il minimo che puoi regalare a te stessa.

Numero3818.

 

RELIGIONE  E  LAVAGGIO  DEL  CERVELLO

 

Vi siete mai chiesti perché in un’epoca di scoperte scientifiche senza precedenti, sistemi di credenze antichi non solo resistano, ma prosperino con una certezza incrollabile?

Com’è possibile che miliardi di persone intelligenti e razionali, in ogni altro ambito della loro vita, sostengano dogmi che sfidano l’evidenza e la logica?

La risposta non è semplicemente la fede. La fede è solo l’etichetta finale di un processo molto più complesso e deliberato.

È una forma di condizionamento mentale così radicata nelle nostre culture che spesso non riusciamo nemmeno a vederla.

Del resto potremmo dire che anche la cultura è fede. Ma il condizionamento mentale cos’è?

Possiamo definirlo come l’applicazione sistematica di pressioni sociali e psicologiche per alterare le convinzioni di una persona.

Non si tratta di conversioni improvvise o di folgorazioni, ma di una lenta e meticolosa erosione del pensiero critico e della costruzione di una nuova realtà.

In questo saggio non parleremo dei singoli individui, ci mancherebbe altro, non ci permetteremo mai, ma analizzeremo criticamente le meccaniche della fede e le istituzioni che le plasmano.

Nessuno strumento è più potente dell’indottrinamento infantile.

È la pietra angolare della continuità religiosa.

Infatti il tasso di conversione degli adulti è statisticamente minuscolo, è poca cosa.

Il grosso del lavoro avviene prima che la personalità dell’individuo sia strutturata e prima che il pensiero razionale sia definito.

La mente di un bambino non è una fortezza, ma una spugna progettata biologicamente per assorbire informazioni dai genitori e questo per sopravvivere.

Evolutivamente è fondamentale fidarsi dei genitori. Fidarsi che le bacche di un certo colore sono velenose significa sopravvivere e portare avanti la propria specie.

Questa necessità evolutiva di fidarsi senza riserve crea però una porta sul retro, non protetta nella psiche in via di sviluppo.

Un bambino non sa distinguere tra un avvertimento empirico, come “il fuoco scotta”, e una pretesa metafisica come “un essere invisibile giudica ogni tuo pensiero”.

Il bambino constata soltanto che entrambe le informazioni provengono dalla stessa fonte, amata e fidata, cioè un genitore, appunto, oppure un nonno o l’anziano di un villaggio.

Il soprannaturale viene così normalizzato e diventa parte del sistema operativo di base della mente.

Concetti come Dio vengono appresi prima della scienza e i miracoli sono presentati come fatti storici.

Prima di imparare a leggere e scrivere si imparano preghiere, storie fantasiose di santi, abitudini alimentari collegate alla credenza.

Questo crea un legame emotivo profondo. Si arriva al punto che mettere in discussione la religione da adulti significa mettere in discussione l’amore dei propri genitori e la coerenza dei propri ricordi d’infanzia.

Il soprannaturale, il religioso, non viene difatti presentato come un modo di vedere il mondo, ma come il mondo così com’è.

A questo aggiungiamo architetture maestose degli edifici sacri, chiese, moschee, sinagoghe, canti sacri suggestivi, il tempo dell’anno scandito da feste e celebrazioni.

Ognuna di queste esperienze crea un legame emotivo enorme tra la dottrina religiosa e i sentimenti profondi come amore, appartenenza, gioia, meraviglia.

Si tratta di qualcosa di veramente grande, di enorme.

Da grandi non si tratta di mettere in discussione un sistema di storie e credenze, ma la propria identità, la propria famiglia, la propria comunità.

Non sorprende che molte persone, seppur intelligentissime, scelgano la comodità di restare legate alla sicurezza di simboli, rituali, storie e credenze dell’infanzia.

Non è strano che tutte le religioni puntino sull’infanzia, sull’iniziazione, sulla catechesi sin da piccoli.

Ore di religione sin dall’infanzia a scuola, incontri in parrocchia, oratori a pieno regime per i piccoli.

C’è una frase che in questo caso calza a pennello ed è attribuita a Joseph De Mestre, teorico della restaurazione e questa frase dice così: “Dateceli dai 5 ai 10 anni e saranno nostri per tutta la vita”.

Una volta gettate le basi, la credenza viene mantenuta attraverso una manovra psicologica a tenaglia: il terrore eterno da una parte e la ricompensa trascendente dall’altra.

Funziona un po’ come la tecnica educativa del bastone e della carota. Il bastone è l’inferno, la carota è il paradiso e la ricompensa.

L’invenzione della dannazione eterna è un’arma psicologica terrificante.

Installare in un bambino l’idea di un tormento infinito per un semplice dubbio o per aver amato la persona sbagliata è una forma di abuso psicologico enorme.

Questa paura è progettata per mandare in corto circuito il pensiero critico.

Quando sei terrorizzato dalle conseguenze del dubitare, impari rapidamente a sopprimere ogni scetticismo e a razionalizzare ogni incongruenza. È un racket di protezione metafisica.

La religione crea il problema, per esempio il peccato originale e poi vende l’unica cura che implica l’obbedienza totale, l’adesione alle sue dottrine, ai suoi rituali e alla sua autorità.

Somiglia molto alla pubblicità, non è vero? Anzi, forse potremmo dire che la pubblicità somiglia molto alla religione.

La paura dell’inferno potrebbe non bastare, potrebbe sembrare troppo severa, unilaterale.

La promessa di un al di là perfetto compensa invece la sofferenza terrena: è il paradiso, il nirvana, chiamiamolo come ci pare, il concetto è lo stesso.

Dal punto di vista psicologico è uno strumento potentissimo per il controllo sociale, poiché incoraggia la passività e l’accettazione.

Perché lottare per la giustizia sulla Terra se la vera ricompensa è nel prossimo mondo?

Perché lottare contro la povertà, l’oppressione, quando queste sono soltanto prove passeggere e la vera ricompensa sta altrove?

In questo modo la religione può essere un potente oppiaceo che attenua l’impulso a sfidare le strutture di potere.

Anche in questo caso capita a fagiolo una frase attribuita a Napoleone Bonaparte che dice così: “La religione è ciò che impedisce ai poveri di assassinare i ricchi”.

Per non parlare del fatto che la promessa del paradiso è un enorme conforto alla più grande delle nostre paure, cioè alla paura della morte.

Pensare che la morte non sia la fine è la più grande consolazione che la religione possa offrire. E il desiderio che ciò sia vero può facilmente sopraffare la richiesta di prove da parte della mente razionale.

Oltre al bastone e alla carota metafisici, cioè all’inferno e al paradiso, ci sono paure e ricompense terrene molto più pratiche ed immediate.

La paura dell’ ostracismo sociale, di essere emarginati dalla propria famiglia e dalla comunità per apostasia sono fortissimi strumenti di controllo.

Al contrario il senso di appartenenza, il culto comunitario e rituale, la sensazione di scopo e significato e di poter rispondere a tutte le domande della vita da quel benessere che tiene legati ad un contesto in modo non coercitivo.

Gli esseri umani sono creature sociali e il bisogno di appartenenza è sia una risorsa, sia la nostra più grande vulnerabilità.

Dal punto di vista evolutivo, che cosa significava allontanarsi dal gruppo sociale? Morte certa, senza dubbio. Significava rinunciare alla protezione del gruppo e trovarsi magari da soli di fronte a bestie feroci.

Quindi per gli esseri umani l’appartenenza ad un gruppo è fondamentale e le religioni, ma sicuramente in modo inconsapevole, sfruttano questo bisogno attraverso il “love bombing”, cioè il bombardamento d’amore.

Quando un nuovo membro si avvicina ad un gruppo religioso, viene travolto da affetto, sorrisi e lodi. E non è detto che non siano sinceri.

I membri del gruppo religioso, possono davvero accogliere sinceramente il nuovo arrivato. Per chi crede di aver trovato davvero una famiglia, di essere compreso, speciale, questo calore è condizionato dal conformismo al gruppo religioso e alle sue regole e credenze.

Finché annuisci e partecipi ai rituali, l’amore scorre liscio.

Se inizi a fare domande difficili, la temperatura scende bruscamente, i sorrisi diventano tesi, gli inviti diminuiscono, le domande preoccupate vengono sostituite da avvertimenti sull’orgoglio, sul dubbio e sull’influenza del diavolo.

E c’è una minaccia implicita. Se assumi un comportamento non convenzionale al gruppo, il gruppo ti abbandona. resti senza questa famiglia rassicurante.

Questo è rinforzato dalla dicotomia del “noi contro loro”: chi è dentro è scelto o salvato, chi è fuori è perso, peccatore oppure manipolato dal male.

Questa demonizzazione dell’esterno isola i credenti da prospettive contrarie e annulla la credibilità di chiunque critichi il sistema.

Il mondo esterno viene definito come corrotto e infelice.

Qualche problema comincia a venirti quando ti accorgi che infelici non lo sono affatto gli altri, anzi.

Ma per arrivare a questa consapevolezza devi già avere un piede fuori.

Finché sei dentro con tutti e due i piedi, il contesto religioso ha creato una fortezza emotiva ed ideologica vaccinata contro attacchi dall’esterno.

Il dubbio è un tranello di Satana. Lo scienziato è triste perché la sua razionalità non spiega tutto.

Per sopravvivere nel mondo moderno una religione deve avere un sistema immunitario robusto. Questo avviene creando una bolla informativa dove le uniche voci permesse sono quelle che inculcano le credenze, confermano il dogma, esaltano la teologia.

Non si tratta quindi di vincere in una discussione, ma impedire che la discussione abbia luogo.

Ecco, a proposito di informazione controllata, l’indice dei libri proibiti vi dice qualcosa?

A molti sì, ma pochi sanno che è stato soppresso nel 1966, ieri praticamente.

Molte religioni, insomma, impediscono o scoraggiano la fruizione di canali di informazione esterni al contesto religioso stesso.

Guai a leggere di biologia evolutiva, cosmologia oppure di neuroscienze che offrono spiegazioni naturalistiche a ciò per cui la religione scomoda la divinità.

Ma sono vietati anche i filosofi scettici, quelli non allineati, adepti di altre religioni, ma soprattutto gli apostati.

Sentir parlare chi ha abbandonato la tua stessa religione può essere davvero pericoloso: gli apostati sono autentico fumo negli occhi.

Il controllo dell’informazione opera a più livelli.

Il primo, screditare le fonti esterne. La scienza o la filosofia che contraddicono i testi sacri sono liquidate come orgoglio spirituale.

Bisogna addirittura riformulare lo scetticismo. Il dubbio non è visto come una virtù intellettuale, ma come un fallimento morale.

Lo scetticismo, che è il più umile degli approcci al mondo, viene visto come un orgoglio spirituale che porta alla rovina. Si rovescia la realtà, si crea un mondo al contrario.

Lo scetticismo da virtù passa a tentazione demoniaca, mentre la vera virtù consiste nel credere a testi antichi senza nessuna prova.

C’è poi l’uso del linguaggio specializzato, l’uso di termini come grazia, unzione, salvezza, spirito, crea un gergo sacro che isola i credenti dal discorso esterno e rinforza costantemente la realtà del sistema in ogni conversazione.

E qui, inoltre, si crea un circuito interessante.

Quando sei abituato ad esprimerti con questo lessico e questo linguaggio che all’esterno non hanno alcun significato, lo usi anche per esprimere dubbi, perplessità, incertezze, insomma le domande e i dubbi formulate con quello stesso linguaggio presuppongono la verità del sistema stesso.

Per esempio, invocare lo spirito in un momento di forte dubbio significa rafforzare il sistema che stai mettendo in discussione.

La “Eco room” sacra (alloggio ecosostenibile) non è solo una raccolta di libri consentiti o di giornali selezionati oppure di film adatti.

È un modo di pensare, un sistema di simboli, un linguaggio, un modo di essere che fa sembrare il mondo all’esterno estraneo, minaccioso oppure irrilevante.

Il traguardo finale, il punto più profondo di questo percorso è lo smantellamento dell’autonomia personale.

Consiste nel convincere l’individuo a rinunciare volontariamente al proprio spirito critico e alla propria coscienza; significa compromettere in modo più o meno significativo il proprio giudizio e la propria intuizione.

Molte religioni in questo senso insegnano l’inadeguatezza umana.

Sei fondamentalmente corrotto e i tuoi istinti sono peccaminosi.

Addirittura nasci nel peccato. Dopo il tuo primo vagito in sala parto sei già con il peccato originale sulle spalle. Sei già sporco, macchiato e serve un rito amministrato dalla casta sacerdotale per purificarti.

La tua natura in sé è un’offesa al divino.

Questo naturalmente instilla senso di colpa, inadeguatezza, ma la tua cura c’è e per questo puoi stare tranquillo.

È la stessa religione che ti ha definito colpevole e inadeguato.

Una volta accettato di essere difettosi, la soluzione logica per emendarsi, per purificarsi diventa arrendersi ad un’autorità esterna.

Sia fatta la tua volontà, non la mia.

Questo porta all’esternalizzazione della coscienza. Le decisioni non vengono più pesate in base al proprio senso del bene e del male, ma in base a testi sacri oppure a leader religiosi.

L’individuo diventa un vascello vuoto, un recettore passivo di comandi divini, imparando a chiamare questa prigione mentale “salvezza”.

Sia fatta la tua volontà, non la mia. Ecco, questa è davvero una frase che indica una virtù.

Oppure è una sottomissione deresponsabilizzata, un annullamento ingiustificabile, una resa superficiale della propria capacità di pensare e di volere.

Questa è maturità spirituale, come viene presentata dalle religioni, oppure è autentica immaturità umana?

Proporre questa sottomissione come virtù spirituale può voler dire invece portare l’essere umano a non fidarsi dei propri pensieri e sentimenti, a non affidarsi alla propria comprensione e senso critico e a sottomettersi invece all’autorità religiosa che interpreta per te, pensa per te, comprende per te.

Si tratta del potere delle figure sacrali, del Papa, del vescovo, del prete o di altre figure religiose in altre religioni sulle coscienze delle persone.

E forse è proprio questo che rende le persone gregge e il termine pecorella smarrita è usato proprio dalle religioni.

Si vive spesso in uno stato perenne di assoggettamento con la necessità che qualcuno pensi per te, ti guidi, interpreti per te, valuti per te le situazioni.

Il padre spirituale può esserne un esempio.

Devo fare scelte? Mi rivolgo a lui. Devo diventare prete o restare laico? Sentiamo il padre spirituale. Ho bisogno di consigli sull’intimità con mia moglie. Vado dal padre spirituale. Non sto affatto esagerando.

Per concludere, volete esempi freschi di dissoluzione del sé come massima virtù per le religioni? Bene, prendiamo alcune frasi di Carlo Acutis, fatto santo qualche mese fa.

“Non io, ma Dio” dice, che sarebbe non io, ma coloro che parlano in nome di Dio, sostenendo di conoscerlo e di conoscerne la volontà.

E ancora, criticare la Chiesa significa criticare noi stessi. La Chiesa è la dispensatrice dei tesori per la nostra salvezza. Ecco, qualcosa di simile si diceva e si dice nei regimi totalitari in riferimento al leader oppure al partito.

Ma ancora qualche altra frase sull’assoggettamento e sull’annullamento di sé. “Non l’amor proprio, ma la gloria di Dio”. E per finire “Meno io per lasciare spazio a Dio”.

Tutte frasi queste prese dal sito ufficiale dell’associazione Carlo Acutis.

Questa è davvero virtù?

Immaginate la mente come una casa. L’indottrinamento religioso, ma esistono tante forme di indottrinamento, getta le fondamenta prima che possiate vedere il progetto.

La paura e la ricompensa sono le recinzioni elettrificate che vi impediscono di uscire. E l'”Eco room” è un sistema di specchi che vi mostra solo ciò che siete stati istruiti a vedere.

Smantellare questa struttura quando naturalmente se ne sente il bisogno non significa distruggere voi stessi, ma finalmente aprire le finestre per vedere il mondo esterno per come è veramente, oppure per vederlo in modo semplicemente diverso da come lo avete sempre visto.

Infatti, finché un qualsiasi sistema fa stare bene, non c’è problema, ma spesso sta stretto, toglie l’aria, spinge alla ricerca della libertà e all’autodeterminazione e il percorso di cambiamento non è proprio facile né è immediato e non è affatto una questione di intelligenza.

Ad ogni modo, tutte le persone intervistate, quelle che hanno smesso di credere e di appartenere a gruppi religiosi e ci sono moltissimi ex preti, sostengono di aver riconosciuto ad un certo punto un programma di condizionamento lungo una vita.

Poi si accorgono che il mondo è vasto e meraviglioso e può essere bello anche senza decorazioni soprannaturali.

 

da YouTube  Sapiens Sapiens.

Numero3816.

 

da  QUORA

 

Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA

 

L’ AQUILA

 

“L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile.

A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto.

Volare è ormai difficile.

In questo momento cruciale della sua vita, l’aquila ha due alternative: non fare niente e morire oppure affrontare un doloroso processo di rinnovamento che durerà circa 150 giorni.

La nostra aquila ha deciso di affrontare la sfida: vola verso la cima della montagna e si rifugia in un nido vicino ad un dirupo, da dove non avrà bisogno di volare.

Lì comincia a sbattere il becco contro la roccia fino a strapparselo. Poi l’aquila aspetta che spunti un nuovo becco con il quale strapperà i vecchi artigli. Quando i nuovi cominciano a spuntare si mette a strappare le vecchie penne. Solo dopo cinque mesi è pronta per il volo di rinnovamento e per vivere altri 30 anni.”

Nella nostra vita, per continuare un volo di vittoria, molte volte dobbiamo proteggerci da tutto, cancellando abitudini e cambiando mentalità, e iniziare un processo di rinnovamento radicale.

Dobbiamo abbandonare consuetudini, costumi, tradizioni e ricordi, il cui peso ci impedisce di andare avanti. Solo liberi dal passato possiamo trarre vantaggio dal prezioso risultato che un rinnovamento ci porta sempre.

Rinnovare te stesso implica mettere ordine nel mondo mentale, scartare i ricordi di eventi frustranti o dolorosi, lasciandoci soltanto l’esperienza di ciò che abbiamo imparato e sfruttandola al meglio.

Per mettere ordine, rinnovarci e prendere il volo, dobbiamo conoscere noi stessi, sapere chi siamo, quali sono le nostre potenzialità e dove vogliamo andare.

Non è necessario adattarsi e arrendersi al problema; c’è la possibilità di liberarsene.

Ma il percorso è un pò difficile, il percorso è impegnativo. È una nostra scelta.

Seguiamo il percorso delle aquile. Sempre su, sempre avanti.

 

N.d.R.:

Se vuoi volare in alto,

stai con le aquile, non con le galline.

Numero3815.

 

QUESTE  POCHE  SEMPLICI  BANALITA’

POSSONO SERVIRE  PER  LA  FELICITA’.

 

Prima di parlare, ascolta.

Prima di scrivere, pensa.

Prima di reagire, calmati.

Prima di spendere, guadagna.

Prima di giudicare, comprendi.

Prima di rinunciare, prova ancora.

Prima di morire, vivi davvero.

 

Ama la vita, respira, sorridi.

 

@Iulianalateaofficial

 

Numero3803.

 

da  QUORA

 

Scrive  R. KAY, corrispondente di QUORA

 

INTELLIGENTI

 

Le persone intelligenti non sono necessariamente persone ricche e di successo. Sono intelligenti perché pensano in modo diverso, veloce, sintetizzano i fatti, sono curiosi, corrono rischi, analizzano, sono perspicaci, si adattano e adottano soluzioni velocemente, sono rapidi e desiderosi di imparare. Essere in grado di imparare è la loro linfa vitale.

  • Non perdono tempo in cose senza senso come guardare passivamente la tv, fare festa, interagire senza meta sui social media, ecc. Non significa che non lo fanno. Lo fanno con estrema moderazione, lo terranno a beneficio del loro tempo e dell’apprendimento e mai al costo di altre cose potenziali.
  • Conoscono le loro priorità e danno priorità a tutto. Questo include il loro tempo, il tempo libero, il riposo, gli obiettivi, il lavoro e gli amici.
  • Pensano a tutto e cercano di capire i come e i perché anche nella loro vita quotidiana. Una tazza che cade per terra e ancora non si rompe, uno strano disegno su una foglia, una madre che cerca di far fare il ruttino al suo bambino dopo la poppata, un testo strano in una canzone alla radio, tutto questo può scatenare la loro mente esplorativa a pensare per diversi giorni. Qualcosa che raramente accade alle altre persone normali. A volte saltano fuori dal letto nel mezzo della notte solo per cercare velocemente un argomento/una domanda in un libro o in internet.
  • Prendono appunti di cose interessanti e amano portarli in giro o tenerli dove possono facilmente accedervi in qualsiasi momento e ovunque. La loro strategia di prendere appunti è uno strumento efficace per mantenere il contatto con le loro idee e dimenticarle una volta che sono state apprese. Una persona normale, anche se ha imparato qualcosa di nuovo, probabilmente lo dimenticherà facilmente e non se ne preoccuperà nemmeno.
  • Sono estremamente curiosi di tutto. Si interrogheranno su parole, suoni, significati, texture, procedure, aspetti nascosti delle cose. Vivere con una persona intelligente significa soprattutto sentire domande incessanti.
  • Fanno un sacco di domande. Alcune domande possono sembrare del tutto stupide, irritanti e strane, ma è così che funziona la loro mente. La loro capacità di fare domande è di gran lunga la loro più grande forza.
  • E chiedere non è mai abbastanza per loro. Tutt’altro. Le loro domande continueranno a tormentarli come un animale braccato finché non avranno trovato la loro risposta. La loro tenacia è spaventosa. Perderanno volentieri parecchie notti di sonno a pensarci, abbattendo uno scaffale dopo l’altro di libri, setacciando le biblioteche della città e setacciando internet solo per il gusto di una maledetta risposta. Non è raro trovare più di 50 schede aperte sui loro computer in qualsiasi momento. È qui che si differenzia una persona normale che normalmente non chiede, e non si preoccupa molto delle risposte, anche quando lo fa.
  • Leggono molto. Su base giornaliera. E spesso roba sostanziosa e pesante per la mente, non cose leggere, romantiche e dolci. Leggono non perché vogliono essere intelligenti, ma perché non possono trattenersi dall’imparare o studiare cose che sono naturalmente molto interessanti per loro. La gente comune legge solo per piacere e divertimento o per passare il tempo. Studiano solo per passare gli esami e ottenere un certificato.
  • Non investono le loro energie in cose che sanno che non gli gioveranno, come lo sport se sono nerd, le feste se sono studiosi, guardare film da cui non possono imparare nulla… E quando hanno una missione a portata di mano, per esempio finire un libro, trovare una risposta, finire un progetto, lavoreranno con una determinazione unica e un’energia implacabile a volte (spesso) lavorando senza mangiare, bere o persino dormire; il loro lavoro e la loro passione sostituiscono i loro bisogni fisici. Una persona normale non può pensare di lavorare in questi termini.
  • Si impegnano in dibattiti e discussioni in qualsiasi situazione per scoprire prospettive, esplorare opinioni e argomentare i loro punti di vista con le persone. Qualsiasi possibilità di discussione è come far penzolare un osso succulento davanti a un cane. A differenza della maggior parte delle persone, non si sentono insultati e addolorati quando perdono un dibattito, né diventano aggressivi cercando di dimostrare il loro punto di vista. Amano le idee e le prospettive.
  • Gli piace stare da soli con se stessi. Stare da soli per loro è come caricare la batteria quando possono pensare e riflettere ed elaborare le loro idee o domande. Non tollerano tanto la folla e il rumore quanto il loro cervello ha bisogno di silenzio e solitudine per poter lavorare.
  • Si migliorano continuamente e si mettono continuamente alla prova. Ogni loro fallimento diventa un trampolino di lancio per il passo successivo. Vedono ogni difficoltà come una possibilità di mettersi alla prova.

Numero3799.

 

IL  POSTO  SBAGLIATO

 

Quando sei nel posto sbagliato,

qualunque cosa tu faccia

non sarà mai abbastanza.

Ma se sei nel posto giusto,

a volte, basta la tua presenza.

Per questo, non mettere mai

in dubbio il tuo valore.

Forse non sei tu il problema.

Magari, sei semplicemente,

e forse, nel posto sbagliato.

 

da YouTube

Numero3790.

 

LA  TUA  DONNA

 

La tua donna è l’unica persona

che ha scelto di amarti.

Tua madre ti ama perché

tu sei suo figlio.

I tuoi fratelli e sorelle

ti vogliono bene perché

tu sei il loro fratello.

I tuoi figli ti amano

perché tu sei loro padre.

Ma la tua donna ti ama

senza nessun obbligo.

Lei ha avuto fiducia in te

quando nessuno lo ha fatto.

Lei ti è stata vicina non

perché doveva, ma perché

l’ha voluto, ha scelto di farlo.

Non dimenticare mai

la donna che ha deciso

di costruire il suo mondo

intorno a te. Rispettala,

proteggila. Perchè l’amore

di una donna, quando è

sincero e leale, è la base

più forte che un uomo

possa mai avere nella vita.

Numero3782.

 

AUTODIFESA

 

Le persone sono cambiate

e, con loro, sono cambiati,

pian piano, anche i valori.

Oggi, fidarsi è diventato più

difficile, perché non tutti

gioiscono per la felicità

degli altri. Ed è anche per

questo che tante persone

hanno imparato ad amare

la solitudine, non per odio

verso gli altri, ma solo per

proteggere la propria pace.

 

@veritàeriflessioni