Numero3818.

 

RELIGIONE  E  LAVAGGIO  DEL  CERVELLO

 

Vi siete mai chiesti perché in un’epoca di scoperte scientifiche senza precedenti, sistemi di credenze antichi non solo resistano, ma prosperino con una certezza incrollabile?

Com’è possibile che miliardi di persone intelligenti e razionali, in ogni altro ambito della loro vita, sostengano dogmi che sfidano l’evidenza e la logica?

La risposta non è semplicemente la fede. La fede è solo l’etichetta finale di un processo molto più complesso e deliberato.

È una forma di condizionamento mentale così radicata nelle nostre culture che spesso non riusciamo nemmeno a vederla.

Del resto potremmo dire che anche la cultura è fede. Ma il condizionamento mentale cos’è?

Possiamo definirlo come l’applicazione sistematica di pressioni sociali e psicologiche per alterare le convinzioni di una persona.

Non si tratta di conversioni improvvise o di folgorazioni, ma di una lenta e meticolosa erosione del pensiero critico e della costruzione di una nuova realtà.

In questo saggio non parleremo dei singoli individui, ci mancherebbe altro, non ci permetteremo mai, ma analizzeremo criticamente le meccaniche della fede e le istituzioni che le plasmano.

Nessuno strumento è più potente dell’indottrinamento infantile.

È la pietra angolare della continuità religiosa.

Infatti il tasso di conversione degli adulti è statisticamente minuscolo, è poca cosa.

Il grosso del lavoro avviene prima che la personalità dell’individuo sia strutturata e prima che il pensiero razionale sia definito.

La mente di un bambino non è una fortezza, ma una spugna progettata biologicamente per assorbire informazioni dai genitori e questo per sopravvivere.

Evolutivamente è fondamentale fidarsi dei genitori. Fidarsi che le bacche di un certo colore sono velenose significa sopravvivere e portare avanti la propria specie.

Questa necessità evolutiva di fidarsi senza riserve crea però una porta sul retro, non protetta nella psiche in via di sviluppo.

Un bambino non sa distinguere tra un avvertimento empirico, come “il fuoco scotta”, e una pretesa metafisica come “un essere invisibile giudica ogni tuo pensiero”.

Il bambino constata soltanto che entrambe le informazioni provengono dalla stessa fonte, amata e fidata, cioè un genitore, appunto, oppure un nonno o l’anziano di un villaggio.

Il soprannaturale viene così normalizzato e diventa parte del sistema operativo di base della mente.

Concetti come Dio vengono appresi prima della scienza e i miracoli sono presentati come fatti storici.

Prima di imparare a leggere e scrivere si imparano preghiere, storie fantasiose di santi, abitudini alimentari collegate alla credenza.

Questo crea un legame emotivo profondo. Si arriva al punto che mettere in discussione la religione da adulti significa mettere in discussione l’amore dei propri genitori e la coerenza dei propri ricordi d’infanzia.

Il soprannaturale, il religioso, non viene difatti presentato come un modo di vedere il mondo, ma come il mondo così com’è.

A questo aggiungiamo architetture maestose degli edifici sacri, chiese, moschee, sinagoghe, canti sacri suggestivi, il tempo dell’anno scandito da feste e celebrazioni.

Ognuna di queste esperienze crea un legame emotivo enorme tra la dottrina religiosa e i sentimenti profondi come amore, appartenenza, gioia, meraviglia.

Si tratta di qualcosa di veramente grande, di enorme.

Da grandi non si tratta di mettere in discussione un sistema di storie e credenze, ma la propria identità, la propria famiglia, la propria comunità.

Non sorprende che molte persone, seppur intelligentissime, scelgano la comodità di restare legate alla sicurezza di simboli, rituali, storie e credenze dell’infanzia.

Non è strano che tutte le religioni puntino sull’infanzia, sull’iniziazione, sulla catechesi sin da piccoli.

Ore di religione sin dall’infanzia a scuola, incontri in parrocchia, oratori a pieno regime per i piccoli.

C’è una frase che in questo caso calza a pennello ed è attribuita a Joseph De Mestre, teorico della restaurazione e questa frase dice così: “Dateceli dai 5 ai 10 anni e saranno nostri per tutta la vita”.

Una volta gettate le basi, la credenza viene mantenuta attraverso una manovra psicologica a tenaglia: il terrore eterno da una parte e la ricompensa trascendente dall’altra.

Funziona un po’ come la tecnica educativa del bastone e della carota. Il bastone è l’inferno, la carota è il paradiso e la ricompensa.

L’invenzione della dannazione eterna è un’arma psicologica terrificante.

Installare in un bambino l’idea di un tormento infinito per un semplice dubbio o per aver amato la persona sbagliata è una forma di abuso psicologico enorme.

Questa paura è progettata per mandare in corto circuito il pensiero critico.

Quando sei terrorizzato dalle conseguenze del dubitare, impari rapidamente a sopprimere ogni scetticismo e a razionalizzare ogni incongruenza. È un racket di protezione metafisica.

La religione crea il problema, per esempio il peccato originale e poi vende l’unica cura che implica l’obbedienza totale, l’adesione alle sue dottrine, ai suoi rituali e alla sua autorità.

Somiglia molto alla pubblicità, non è vero? Anzi, forse potremmo dire che la pubblicità somiglia molto alla religione.

La paura dell’inferno potrebbe non bastare, potrebbe sembrare troppo severa, unilaterale.

La promessa di un al di là perfetto compensa invece la sofferenza terrena: è il paradiso, il nirvana, chiamiamolo come ci pare, il concetto è lo stesso.

Dal punto di vista psicologico è uno strumento potentissimo per il controllo sociale, poiché incoraggia la passività e l’accettazione.

Perché lottare per la giustizia sulla Terra se la vera ricompensa è nel prossimo mondo?

Perché lottare contro la povertà, l’oppressione, quando queste sono soltanto prove passeggere e la vera ricompensa sta altrove?

In questo modo la religione può essere un potente oppiaceo che attenua l’impulso a sfidare le strutture di potere.

Anche in questo caso capita a fagiolo una frase attribuita a Napoleone Bonaparte che dice così: “La religione è ciò che impedisce ai poveri di assassinare i ricchi”.

Per non parlare del fatto che la promessa del paradiso è un enorme conforto alla più grande delle nostre paure, cioè alla paura della morte.

Pensare che la morte non sia la fine è la più grande consolazione che la religione possa offrire. E il desiderio che ciò sia vero può facilmente sopraffare la richiesta di prove da parte della mente razionale.

Oltre al bastone e alla carota metafisici, cioè all’inferno e al paradiso, ci sono paure e ricompense terrene molto più pratiche ed immediate.

La paura dell’ ostracismo sociale, di essere emarginati dalla propria famiglia e dalla comunità per apostasia sono fortissimi strumenti di controllo.

Al contrario il senso di appartenenza, il culto comunitario e rituale, la sensazione di scopo e significato e di poter rispondere a tutte le domande della vita da quel benessere che tiene legati ad un contesto in modo non coercitivo.

Gli esseri umani sono creature sociali e il bisogno di appartenenza è sia una risorsa, sia la nostra più grande vulnerabilità.

Dal punto di vista evolutivo, che cosa significava allontanarsi dal gruppo sociale? Morte certa, senza dubbio. Significava rinunciare alla protezione del gruppo e trovarsi magari da soli di fronte a bestie feroci.

Quindi per gli esseri umani l’appartenenza ad un gruppo è fondamentale e le religioni, ma sicuramente in modo inconsapevole, sfruttano questo bisogno attraverso il “love bombing”, cioè il bombardamento d’amore.

Quando un nuovo membro si avvicina ad un gruppo religioso, viene travolto da affetto, sorrisi e lodi. E non è detto che non siano sinceri.

I membri del gruppo religioso, possono davvero accogliere sinceramente il nuovo arrivato. Per chi crede di aver trovato davvero una famiglia, di essere compreso, speciale, questo calore è condizionato dal conformismo al gruppo religioso e alle sue regole e credenze.

Finché annuisci e partecipi ai rituali, l’amore scorre liscio.

Se inizi a fare domande difficili, la temperatura scende bruscamente, i sorrisi diventano tesi, gli inviti diminuiscono, le domande preoccupate vengono sostituite da avvertimenti sull’orgoglio, sul dubbio e sull’influenza del diavolo.

E c’è una minaccia implicita. Se assumi un comportamento non convenzionale al gruppo, il gruppo ti abbandona. resti senza questa famiglia rassicurante.

Questo è rinforzato dalla dicotomia del “noi contro loro”: chi è dentro è scelto o salvato, chi è fuori è perso, peccatore oppure manipolato dal male.

Questa demonizzazione dell’esterno isola i credenti da prospettive contrarie e annulla la credibilità di chiunque critichi il sistema.

Il mondo esterno viene definito come corrotto e infelice.

Qualche problema comincia a venirti quando ti accorgi che infelici non lo sono affatto gli altri, anzi.

Ma per arrivare a questa consapevolezza devi già avere un piede fuori.

Finché sei dentro con tutti e due i piedi, il contesto religioso ha creato una fortezza emotiva ed ideologica vaccinata contro attacchi dall’esterno.

Il dubbio è un tranello di Satana. Lo scienziato è triste perché la sua razionalità non spiega tutto.

Per sopravvivere nel mondo moderno una religione deve avere un sistema immunitario robusto. Questo avviene creando una bolla informativa dove le uniche voci permesse sono quelle che confermano le credenze, confermano il dogma, esaltano la teologia.

Non si tratta quindi di vincere in una discussione, ma impedire che la discussione abbia luogo.

Ecco, a proposito di informazione controllata, l’indice dei libri proibiti vi dice qualcosa?

A molti sì, ma pochi sanno che è stato soppresso nel 1966, ieri praticamente.

Molte religioni, insomma, impediscono o scoraggiano la fruizione di canali di informazione esterni al contesto religioso stesso.

Guai a leggere di biologia evolutiva, cosmologia oppure di neuroscienze che offrono spiegazioni naturalistiche a ciò per cui la religione scomoda la divinità.

Ma sono vietati anche i filosofi scettici, quelli non allineati, adepti di altre religioni, ma soprattutto gli apostati.

Sentir parlare chi ha abbandonato la tua stessa religione può essere davvero pericoloso: gli apostati sono autentico fumo negli occhi.

Il controllo dell’informazione opera a più livelli.

Il primo, screditare le fonti esterne. La scienza o la filosofia che contraddicono i testi sacri sono liquidate come orgoglio spirituale.

Bisogna addirittura riformulare lo scetticismo. Il dubbio non è visto come una virtù intellettuale, ma come un fallimento morale.

Lo scetticismo, che è il più umile degli approcci al mondo, viene visto come un orgoglio spirituale che porta alla rovina. Si rovescia la realtà, si crea un mondo al contrario.

Lo scetticismo da virtù passa a tentazione demoniaca, mentre la vera virtù consiste nel credere a testi antichi senza nessuna prova.

C’è poi l’uso del linguaggio specializzato, l’uso di termini come grazia, unzione, salvezza, spirito, crea un gergo sacro che isola i credenti dal discorso esterno e rinforza costantemente la realtà del sistema in ogni conversazione.

E qui, inoltre, si crea un circuito interessante.

Quando sei abituato ad esprimerti con questo lessico e questo linguaggio che all’esterno non hanno alcun significato, lo usi anche per esprimere dubbi, perplessità, incertezze, insomma le domande e i dubbi formulate con quello stesso linguaggio presuppongono la verità del sistema stesso.

Per esempio, invocare lo spirito in un momento di forte dubbio significa rafforzare il sistema che stai mettendo in discussione.

La “Eco room” sacra (alloggio ecosostenibile) non è solo una raccolta di libri consentiti o di giornali selezionati oppure di film adatti.

È un modo di pensare, un sistema di simboli, un linguaggio, un modo di essere che fa sembrare il mondo all’esterno estraneo, minaccioso oppure irrilevante.

Il traguardo finale, il punto più profondo di questo percorso è lo smantellamento dell’autonomia personale.

Consiste nel convincere l’individuo a rinunciare volontariamente al proprio spirito critico e alla propria coscienza; significa compromettere in modo più o meno significativo il proprio giudizio e la propria intuizione.

Molte religioni in questo senso insegnano l’inadeguatezza umana.

Sei fondamentalmente corrotto e i tuoi istinti sono peccaminosi.

Addirittura nasci nel peccato. Dopo il tuo primo vagito in sala parto sei già con il peccato originale sulle spalle. Sei già sporco, macchiato e serve un rito amministrato dalla casta sacerdotale per purificarti.

La tua natura in sé è un’offesa al divino.

Questo naturalmente instilla senso di colpa, inadeguatezza, ma la tua cura c’è e per questo puoi stare tranquillo.

È la stessa religione che ti ha definito colpevole e inadeguato.

Una volta accettato di essere difettosi, la soluzione logica per emendarsi, per purificarsi diventa arrendersi ad un’autorità esterna.

Sia fatta la tua volontà, non la mia.

Questo porta all’esternalizzazione della coscienza. Le decisioni non vengono più pesate in base al proprio senso del bene e del male, ma in base a testi sacri oppure a leader religiosi.

L’individuo diventa un vascello vuoto, un recettore passivo di comandi divini, imparando a chiamare questa prigione mentale “salvezza”.

Sia fatta la tua volontà, non la mia. Ecco, questa è davvero una frase che indica una virtù.

Oppure è una sottomissione deresponsabilizzata, un annullamento ingiustificabile, una resa superficiale della propria capacità di pensare e di volere.

Questa è maturità spirituale, come viene presentata dalle religioni, oppure è autentica immaturità umana?

Proporre questa sottomissione come virtù spirituale può voler dire invece portare l’essere umano a non fidarsi dei propri pensieri e sentimenti, a non affidarsi alla propria comprensione e senso critico e a sottomettersi invece all’autorità religiosa che interpreta per te, pensa per te, comprende per te.

Si tratta del potere delle figure sacrali, del Papa, del vescovo, del prete o di altre figure religiose in altre religioni sulle coscienze delle persone.

E forse è proprio questo che rende le persone gregge e il termine pecorella smarrita è usato proprio dalle religioni.

Si vive spesso in uno stato perenne di assoggettamento con la necessità che qualcuno pensi per te, ti guidi, interpreti per te, valuti per te le situazioni.

Il padre spirituale può esserne un esempio.

Devo fare scelte? Mi rivolgo a lui. Devo diventare prete o restare laico? Sentiamo il padre spirituale. Ho bisogno di consigli sull’intimità con mia moglie. Vado dal padre spirituale. Non sto affatto esagerando.

Per concludere, volete esempi freschi di dissoluzione del sé come massima virtù per le religioni? Bene, prendiamo alcune frasi di Carlo Acutis, fatto santo qualche mese fa.

“Non io, ma Dio” dice, che sarebbe non io, ma coloro che parlano in nome di Dio, sostenendo di conoscerlo e di conoscerne la volontà.

E ancora, criticare la Chiesa significa criticare noi stessi. La Chiesa è la dispensatrice dei tesori per la nostra salvezza. Ecco, qualcosa di simile si diceva e si dice nei regimi totalitari in riferimento al leader oppure al partito.

Ma ancora qualche altra frase sull’assoggettamento e sull’annullamento di sé. “Non l’amor proprio, ma la gloria di Dio”. E per finire “Meno io per lasciare spazio a Dio”.

Tutte frasi queste prese dal sito ufficiale dell’associazione Carlo Acutis.

Questa è davvero virtù?

Immaginate la mente come una casa. L’indottrinamento religioso, ma esistono tante forme di indottrinamento, getta le fondamenta prima che possiate vedere il progetto.

La paura e la ricompensa sono le recinzioni elettrificate che vi impediscono di uscire. E l'”Eco room” è un sistema di specchi che vi mostra solo ciò che siete stati istruiti a vedere.

Smantellare questa struttura quando naturalmente se ne sente il bisogno non significa distruggere voi stessi, ma finalmente aprire le finestre per vedere il mondo esterno per come è veramente, oppure per vederlo in modo semplicemente diverso da come lo avete sempre visto.

Infatti, finché un qualsiasi sistema fa stare bene, non c’è problema, ma spesso sta stretto, toglie l’aria, spinge alla ricerca della libertà e all’autodeterminazione e il percorso di cambiamento non è proprio facile né è immediato e non è affatto una questione di intelligenza.

Ad ogni modo, tutte le persone intervistate, quelle che hanno smesso di credere e di appartenere a gruppi religiosi e ci sono moltissimi ex preti, sostengono di aver riconosciuto ad un certo punto un programma di condizionamento lungo una vita.

Poi si accorgono che il mondo è vasto e meraviglioso e può essere bello anche senza decorazioni soprannaturali.

 

da YouTube  Sapiens Sapiens.

Numero3816.

 

da  QUORA

 

Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA

 

L’ AQUILA

 

“L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile.

A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto.

Volare è ormai difficile.

In questo momento cruciale della sua vita, l’aquila ha due alternative: non fare niente e morire oppure affrontare un doloroso processo di rinnovamento che durerà circa 150 giorni.

La nostra aquila ha deciso di affrontare la sfida: vola verso la cima della montagna e si rifugia in un nido vicino ad un dirupo, da dove non avrà bisogno di volare.

Lì comincia a sbattere il becco contro la roccia fino a strapparselo. Poi l’aquila aspetta che spunti un nuovo becco con il quale strapperà i vecchi artigli. Quando i nuovi cominciano a spuntare si mette a strappare le vecchie penne. Solo dopo cinque mesi è pronta per il volo di rinnovamento e per vivere altri 30 anni.”

Nella nostra vita, per continuare un volo di vittoria, molte volte dobbiamo proteggerci da tutto, cancellando abitudini e cambiando mentalità, e iniziare un processo di rinnovamento radicale.

Dobbiamo abbandonare consuetudini, costumi, tradizioni e ricordi, il cui peso ci impedisce di andare avanti. Solo liberi dal passato possiamo trarre vantaggio dal prezioso risultato che un rinnovamento ci porta sempre.

Rinnovare te stesso implica mettere ordine nel mondo mentale, scartare i ricordi di eventi frustranti o dolorosi, lasciandoci soltanto l’esperienza di ciò che abbiamo imparato e sfruttandola al meglio.

Per mettere ordine, rinnovarci e prendere il volo, dobbiamo conoscere noi stessi, sapere chi siamo, quali sono le nostre potenzialità e dove vogliamo andare.

Non è necessario adattarsi e arrendersi al problema; c’è la possibilità di liberarsene.

Ma il percorso è un pò difficile, il percorso è impegnativo. È una nostra scelta.

Seguiamo il percorso delle aquile. Sempre su, sempre avanti.

 

N.d.R.:

Se vuoi volare in alto,

stai con le aquile, non con le galline.

Numero3815.

 

QUESTE  POCHE  SEMPLICI  BANALITA’

POSSONO SERVIRE  PER  LA  FELICITA’.

 

Prima di parlare, ascolta.

Prima di scrivere, pensa.

Prima di reagire, calmati.

Prima di spendere, guadagna.

Prima di giudicare, comprendi.

Prima di rinunciare, prova ancora.

Prima di morire, vivi davvero.

 

Ama la vita, respira, sorridi.

 

@Iulianalateaofficial

 

Numero3803.

 

da  QUORA

 

Scrive  R. KAY, corrispondente di QUORA

 

INTELLIGENTI

 

Le persone intelligenti non sono necessariamente persone ricche e di successo. Sono intelligenti perché pensano in modo diverso, veloce, sintetizzano i fatti, sono curiosi, corrono rischi, analizzano, sono perspicaci, si adattano e adottano soluzioni velocemente, sono rapidi e desiderosi di imparare. Essere in grado di imparare è la loro linfa vitale.

  • Non perdono tempo in cose senza senso come guardare passivamente la tv, fare festa, interagire senza meta sui social media, ecc. Non significa che non lo fanno. Lo fanno con estrema moderazione, lo terranno a beneficio del loro tempo e dell’apprendimento e mai al costo di altre cose potenziali.
  • Conoscono le loro priorità e danno priorità a tutto. Questo include il loro tempo, il tempo libero, il riposo, gli obiettivi, il lavoro e gli amici.
  • Pensano a tutto e cercano di capire i come e i perché anche nella loro vita quotidiana. Una tazza che cade per terra e ancora non si rompe, uno strano disegno su una foglia, una madre che cerca di far fare il ruttino al suo bambino dopo la poppata, un testo strano in una canzone alla radio, tutto questo può scatenare la loro mente esplorativa a pensare per diversi giorni. Qualcosa che raramente accade alle altre persone normali. A volte saltano fuori dal letto nel mezzo della notte solo per cercare velocemente un argomento/una domanda in un libro o in internet.
  • Prendono appunti di cose interessanti e amano portarli in giro o tenerli dove possono facilmente accedervi in qualsiasi momento e ovunque. La loro strategia di prendere appunti è uno strumento efficace per mantenere il contatto con le loro idee e dimenticarle una volta che sono state apprese. Una persona normale, anche se ha imparato qualcosa di nuovo, probabilmente lo dimenticherà facilmente e non se ne preoccuperà nemmeno.
  • Sono estremamente curiosi di tutto. Si interrogheranno su parole, suoni, significati, texture, procedure, aspetti nascosti delle cose. Vivere con una persona intelligente significa soprattutto sentire domande incessanti.
  • Fanno un sacco di domande. Alcune domande possono sembrare del tutto stupide, irritanti e strane, ma è così che funziona la loro mente. La loro capacità di fare domande è di gran lunga la loro più grande forza.
  • E chiedere non è mai abbastanza per loro. Tutt’altro. Le loro domande continueranno a tormentarli come un animale braccato finché non avranno trovato la loro risposta. La loro tenacia è spaventosa. Perderanno volentieri parecchie notti di sonno a pensarci, abbattendo uno scaffale dopo l’altro di libri, setacciando le biblioteche della città e setacciando internet solo per il gusto di una maledetta risposta. Non è raro trovare più di 50 schede aperte sui loro computer in qualsiasi momento. È qui che si differenzia una persona normale che normalmente non chiede, e non si preoccupa molto delle risposte, anche quando lo fa.
  • Leggono molto. Su base giornaliera. E spesso roba sostanziosa e pesante per la mente, non cose leggere, romantiche e dolci. Leggono non perché vogliono essere intelligenti, ma perché non possono trattenersi dall’imparare o studiare cose che sono naturalmente molto interessanti per loro. La gente comune legge solo per piacere e divertimento o per passare il tempo. Studiano solo per passare gli esami e ottenere un certificato.
  • Non investono le loro energie in cose che sanno che non gli gioveranno, come lo sport se sono nerd, le feste se sono studiosi, guardare film da cui non possono imparare nulla… E quando hanno una missione a portata di mano, per esempio finire un libro, trovare una risposta, finire un progetto, lavoreranno con una determinazione unica e un’energia implacabile a volte (spesso) lavorando senza mangiare, bere o persino dormire; il loro lavoro e la loro passione sostituiscono i loro bisogni fisici. Una persona normale non può pensare di lavorare in questi termini.
  • Si impegnano in dibattiti e discussioni in qualsiasi situazione per scoprire prospettive, esplorare opinioni e argomentare i loro punti di vista con le persone. Qualsiasi possibilità di discussione è come far penzolare un osso succulento davanti a un cane. A differenza della maggior parte delle persone, non si sentono insultati e addolorati quando perdono un dibattito, né diventano aggressivi cercando di dimostrare il loro punto di vista. Amano le idee e le prospettive.
  • Gli piace stare da soli con se stessi. Stare da soli per loro è come caricare la batteria quando possono pensare e riflettere ed elaborare le loro idee o domande. Non tollerano tanto la folla e il rumore quanto il loro cervello ha bisogno di silenzio e solitudine per poter lavorare.
  • Si migliorano continuamente e si mettono continuamente alla prova. Ogni loro fallimento diventa un trampolino di lancio per il passo successivo. Vedono ogni difficoltà come una possibilità di mettersi alla prova.

Numero3799.

 

IL  POSTO  SBAGLIATO

 

Quando sei nel posto sbagliato,

qualunque cosa tu faccia

non sarà mai abbastanza.

Ma se sei nel posto giusto,

a volte, basta la tua presenza.

Per questo, non mettere mai

in dubbio il tuo valore.

Forse non sei tu il problema.

Magari, sei semplicemente,

e forse, nel posto sbagliato.

 

da YouTube

Numero3790.

 

LA  TUA  DONNA

 

La tua donna è l’unica persona

che ha scelto di amarti.

Tua madre ti ama perché

tu sei suo figlio.

I tuoi fratelli e sorelle

ti vogliono bene perché

tu sei il loro fratello.

I tuoi figli ti amano

perché tu sei loro padre.

Ma la tua donna ti ama

senza nessun obbligo.

Lei ha avuto fiducia in te

quando nessuno lo ha fatto.

Lei ti è stata vicina non

perché doveva, ma perché

l’ha voluto, ha scelto di farlo.

Non dimenticare mai

la donna che ha deciso

di costruire il suo mondo

intorno a te. Rispettala,

proteggila. Perchè l’amore

di una donna, quando è

sincero e leale, è la base

più forte che un uomo

possa mai avere nella vita.

Numero3782.

 

AUTODIFESA

 

Le persone sono cambiate

e, con loro, sono cambiati,

pian piano, anche i valori.

Oggi, fidarsi è diventato più

difficile, perché non tutti

gioiscono per la felicità

degli altri. Ed è anche per

questo che tante persone

hanno imparato ad amare

la solitudine, non per odio

verso gli altri, ma solo per

proteggere la propria pace.

 

@veritàeriflessioni

Numero3779.

 

DISPONIBILITA’  E  CONDISCENDENZA.

 

Finché fai ciò che gli altri vogliono,

molti saranno gentili con te.

Finché li accontenti, sembrerà

che tutto vada per il verso giusto.

Ma prova a dire di no, prova

solo a mettere i tuoi interessi

davanti ai loro o, semplicemente,

ad avere un’opinione diversa.

Lì vedrai un lato che non avevi

mai conosciuto e, forse, capirai

di essere stato troppo buono

con le persone che non meritavano

disponibilità e condiscendenza.

 

da YouTube

 

 

Numero3744.

 

CONSIGLI   DI   VITA

 

Il consiglio di vita è semplice: sii coerente con te stesso e continua a migliorarti.

Non permettere che la paura o il fallimento ti impediscano di tentare.

Ogni sbaglio è una lezione che ti aiuta a crescere.

Non lasciare che una buona azione passi ignorata.

Non far restare senza risposta una parola gentile.

Non permettere mai che qualcuno, che ha fatto la differenza nella tua vita, si chieda se conta veramente per te.

Di’ alle persone che esse sono importanti per te, mostra loro quanto sono apprezzate.

Fallo oggi, prima che questa occasione scivoli via.

Sii gentile con gli altri, ma rispetta anche te stesso e stabilisci dei confini.

Usa saggiamente il tuo tempo e concentrati su ciò che conta veramente.

Circondati di persone positive che supportano i tuoi sogni.

Abbi pazienza, perché le cose buone richiedono tempo.

Non paragonare il tuo percorso a quello degli altri: ognuno ha il suo sentiero.

Fidati delle tue capacità e confida nel tuo progresso.

Con onestà, duro lavoro e positivo assetto mentale, puoi costruire una vita significativa e di successo.

 

da YouTube

 

Numero3742.

 

LA  FELICITA’  NELLE  PICCOLE  COSE

 

Esistono gesti piccoli, quasi invisibili, che cambiano il destino della tua energia.

Quando pulisci la tua soglia, inviti la fortuna ad entrare.

Quando fai brillare uno specchio, permetti alla luce del tuo cuore di riflettersi nel mondo.

Apri una finestra al mattino: lasci che la casa respiri con te.

Pronuncia “Grazie”, “Ce la posso fare”: sono calamite per il bene.

E, infine …. lascia andare.

Un oggetto vecchio, un rancore, un peso.

Perché, quando crei vuoto intorno a te, la vita ti restituisce spazio per la serenità.

La felicità è un’abitudine che si coltiva nei dettagli.

 

@healingsoulmusic

Numero3724.

 

da  QUORA

Scrive Alex Leroy, corrispondente di Quora

 

DOVE  SBAGLIANO  GLI  UOMINI  CON  LE  DONNE ?

 

Come accompagnatore, assieme ad alcuni amici, sto lavorando ad un progetto che serve proprio agli uomini a recuperare strumenti che li rendano più self confident (fiduciosi in se stessi) nell’approcciare le donne.

Non c’è mai un approccio univoco e ogni storia è una storia a sè.

Col mio team rifuggiamo i concetti espressi dalla mascolinità tossica che ha generato fenomeni come la Manosfera, gli Incel o Redpill.

Cerchiamo piuttosto di prefigurare un approccio di Mascolinità positiva.

Per rispondere alla domanda, semplificando molto, possiamo dire che gli uomini sbagliano spesso con le donne non per cattiveria, ma perché seguono miti sbagliati, consigli tossici e un’idea distorta di quello che davvero attrae e mantiene l’interesse femminile.

Scarterò di proposito tutto gli atteggiamenti provenienti dalla mascolinità tossica perché la ritengo la risposta sbagliata ad una giusta domanda.

Mi concentrerò, invece, su atteggiamenti non tossici ma comunque sbagliati.

Il primo grande errore è credere che essere “troppo gentili” sia la strada giusta. Molti pensano che se si mostrano sempre disponibili, accondiscendenti e pronti a soddisfare ogni desiderio, la donna si innamorerà.

In realtà questo atteggiamento comunica spesso insicurezza e mancanza di spina dorsale.

Le donne sono attratte da un uomo che ha rispetto per se stesso, che ha una sua vita interessante e che non si annulla pur di piacere.

Essere gentili è bello, ma senza dignità diventa debolezza.

Un altro sbaglio classico è inseguire troppo.

Bombardare di messaggi, insistere quando l’interesse non è reciproco, regalare cene e complimenti nella speranza di “meritarsela”, tutto questo di solito produce l’effetto opposto: l’attrazione non si può negoziare né comprare.

Quando un uomo spinge troppo, la donna sente pressione e si allontana.

Molti commettono anche l’errore di idealizzarla troppo presto: metterla su un piedistallo, dirle che è perfetta, che non la meritano.

Questo crea squilibrio e toglie quella sana tensione che invece alimenta il desiderio.

Le donne vogliono sentirsi desiderate, non idolatrate.

Nella fase di frequentazione o di relazione, uno degli sbagli più gravi è non saper ascoltare davvero.

Molti uomini ascoltano per risolvere un problema, mentre spesso lei ha solo bisogno di sentirsi capita e validata emotivamente.

Allo stesso tempo, tanti faticano a esprimere le proprie emozioni, rimanendo chiusi per paura di apparire deboli: questo crea distanza.

Un altro errore frequente è abbassare l’impegno una volta che la relazione sembra avviata: all’inizio corteggiano con attenzione, poi i messaggi diminuiscono, le uscite diventano routine e il romanticismo svanisce.

Le donne percepiscono subito quando l’energia cala e lo interpretano come disinteresse.

Molti sbagliano anche perché proiettano insicurezze: diventano gelosi senza motivo, controllanti o, al contrario, emotivamente irraggiungibili.

E c’è chi pensa ancora che il sesso sia solo una questione fisica o meccanica, senza capire che per lei il desiderio nasce soprattutto da connessione emotiva, sicurezza e polarità tra maschile e femminile.

Alla base di molti di questi errori c’è un mito pericoloso: “le donne vogliono i bastardi” o “devi comprarla con soldi e regali”.

La verità è più semplice e più impegnativa: le donne sono attratte da un uomo autentico, sicuro di sé senza arroganza, che sa essere giocoso, rispettoso ma con confini chiari, che ha una vita propria e che non ha paura di essere se stesso.

In sintesi, gli uomini sbagliano quando si concentrano più su “cosa fare per piacerle” che su “diventare una versione migliore di se stessi”.

Quando smettono di recitare un ruolo e iniziano a coltivare fiducia, comunicativa e rispetto reciproco, le dinamiche cambiano radicalmente.

Le donne ovviamente sbagliano a loro volta, ma se un uomo lavora seriamente su questi punti, vedrà che molti problemi si risolvono da soli.

Numero3721.

 

U O M I N I    E    D O N N E :    U N    T E A T R I N O    D A    S C O P R I R E

 

Non solo nella danza del corteggiamento, ma anche e soprattutto, nella quotidianità della relazione stabile, c’è un solo connotato di comportamento che può rendere salda e di sicura durata la connessione di coppia: l’imprevedibilità.

A questa conclusione sono arrivato al termine di una carriera da compagno di vita di donne diverse, per numero e per qualità, la cui frequentazione mi ha insegnato molto, fino a diventare, lo posso ben dire, un “esperto” dell’argomento.

Devo ammettere candidamente che, all’inizio sbagliavo tutto di brutto e ripetutamente, perchè non riuscivo a realizzare che i piani e gli obiettivi di una relazione fra uomo e donna sono drammaticamente asimmetrici e problematici: è molto difficile trovare e stabilire una connessione su un livello di prossimità, e men che mai di coincidenza.

Semplicemente perché io consideravo la condotta “logico-pratica” universale e condivisibile, al punto da aspettarmi di incontrare la mia partner su questo criterio selettivo di comportamento.

E mi sbagliavo. Insistevo e sbagliavo ancora.

O ero ingenuo e impreparato io – cosa che, in seguito, ho scoperto essere vera – oppure il mondo femminile doveva essere approcciato con altre tecniche di cui non ero ancora al corrente.

A mie spese e, senza tema di smentite, direi sanguinosamente, ho imparato.

Al punto che, adesso, potrei anche, non dico istruire, ma consigliare sì, un mio collega di sesso più giovane.

Espongo qui, senza criterio logico, a spizzichi e bocconi, a macchia di leopardo, seguendo l’ordine cronologico del flusso dei pensieri, quello che mi viene in mente di dire sulla relazione fra un uomo e una donna che si avvicini il più possibile ad una situazione accettabile, condivisibile o, magari, soddisfacente, se non proprio ottimale.

 

Parto dalla premessa: il comportamento vincente nella relazione di successo, a mio avviso, è l’imprevedibilità.

È una dote, nell’uomo, per nulla facile da trovare, da mantenere, da applicare nella lunga durata di una relazione, tant’è che la stessa si inceppa e comincia a sgretolarsi proprio quando il rapporto comincia a diventare rutinario, monotono, a volte noioso, se non addirittura frustrante.

Esistono due tipi di imprevedibilità: l’imprevedibilità attraente e quella instabile.

Un uomo deve essere solido nella sua essenza, ma imprevedibile nella sua espressione.

L’imprevedibilità instabile viene da un uomo che non sa chi è.

Se dice di no a tutto, è solo un idiota ostinato.

Se dice di sì a tutto, è solo un codardo emotivo.

L’imprevedibilià diventa attraente quando può essere paradossale, quasi irrazionale, ma scaturisce da una profonda convinzione e da una rocciosa coerenza.

È una dote assai apprezzata dalle donne, nel proprio uomo, e molto invidiata dalle altre donne, nei loro feroci paragoni, quando non ne possono godere nella propria relazione.

Credo di non sbagliare se dico che le donne con una relazione stabile fantastichino che le altre donne desiderino i loro mariti o compagni, perchè in questi intuiscono una originalità ed una creatività nell’alimentare l’interesse attrattivo, che i loro partner magari avevano, ma hanno dimenticato e non hanno nessuna voglia di rinverdire.

 

Un altro paradigma del rapporto di coppia è la possessività, se non la gelosia.

Esistono due tipo di possessività: quella insicura e quella sicura.

La differenza è abissale.

La prima è: non puoi parlare ad altri uomini, perché ho paura che tu mi lasci.

La seconda vuol dire: tu sei mia e io sono tuo e c’è qualcosa di sacro in questo legame che io proteggerò.

La degenerazione della prima è la gelosia, un veleno letale.

L’evoluzione della seconda è un rinnovato impegno per essere all’altezza delle aspettative del partner, oltre il privilegio del diritto coniugale e il ricatto della sanzione sociale.

 

Forse non tutte le donne sono pronte a sottoscrivere e ad ammettere quello che dirò adesso, ma io sono persuaso che, nel loro inconscio, questa sensazione esiste e perdura.

La donna ha una fantasia costantemente presente: quella di essere la seconda priorità di un uomo.

Non l’ultima, non la prima, ma la seconda.

La prima, nel suo uomo, dovrebbe essere la sua missione, il suo contributo al mondo.

Quando lei vede di essere il centro esclusivo dell’interesse del suo uomo, capisce che lui non ha altri obiettivi nella vita e questo, lungi dall’essere appagante e rassicurante, la convince di avere uno scarso valore, che condivide col partner sullo stesso livello.

Quando lui è così concentrato su quello che vuole realizzare, che lei deve competere con le aspirazioni primarie di lui, lei si sente viva e invidiata e, in ultima analisi, orgogliosa della propria relazione.

La donna vuole sentire che stare con un uomo è un privilegio, non un diritto garantito, e questo incrementa la propria autostima, la considerazione di sè.

Lei vuole essere la regina di un re, non la totalità nella vita di un uomo senza scopo.

Così, paradossalmente, lei è più attratta e desiderosa dell’attenzione di lui, uomo di valore, fiera e compiaciuta di essere prescelta da qualcuno così focalizzato.

 

Fare sesso per abitudine: zero attenzione, zero polarità sessuale, zero corteggiamento, zero anticipazione, zero fantasia.

Come è diverso, invece, quando l’uomo la tocca mentre sta cucinando, o la seduce perchè non è appropriato, non è convenzionale ma è imprevisto, come se lui dovesse ancora conquistarla, come fosse un premio da vincere.

È il tipo di lusinga a cui una donna vorrebbe cedere ogni giorno, perché si sente desiderata, anche nei momenti più improbabili, perché la scintilla accende sempre la fiamma, perchè quella fiamma è il calore della vita insieme.

 

Ma è umano che l’uomo, talvolta, si senta fragile.

Ma non deve temere di mostrare la sua vulnerabilità: non sta trasformando la propria donna nella sua terapeuta, tenta solo di condividere qualcosa di gravoso, senza perdere la sua struttura e la solidità dei suoi principi ed obiettivi.

Le sta chiedendo di stare al suo fianco.

Si sta facendo guardare dentro la propria corazza: se lui è forte, lei lo vedrà e questo creerà una connessione emotiva profondissima.

 

La donna vuole un uomo che la sfidi ad evolversi, a non accettare una versione mediocre di se stessa.

Se non c’è nessuna pressione, nessuno standard da raggiungere o confermare, nessuna prospettiva di eccellenza, la donna capisce che si sta autosabotando e che il quieto vivere la fa morire dentro.

Se l’uomo ha standard così alti che lei deve crescere per essere alla sua altezza, allora la noia e la rassegnazione non saranno di casa in quella relazione.

L’uomo l’aiuterà e la inciterà, ma non accetterà che lei si accontenti, perché ha visto un potenziale in lei che lei stessa ha smesso di vedere: è essere il suo specchio in grandezza.

Lui non farà il tifo per la sua trascuratezza, non sarà la sua “claque” in mediocrità.

In questo l’uomo non è controllante, ma incentivante, stimolante.

Se lui accetta qualunque cosa da lei, significa che i loro standard sono bassi o si stanno abbassando per assenza di motivazione.

 

Le donne fantasticano di essere scelte e concupite ogni singolo giorno.

L’attrazione si adagia nella quotidianità, mentre la donna adora l’incertezza dell’improvvisazione, gode, magari in silenzio, dell’attesa di essere conquistata.

Quindi, non abitudine, ma scelta attiva e propositiva di intimità imprevedibili ed autentiche, prove di pulsioni, di urgenze non premeditate ma spontanee, quasi istintive e mai razionali e, men che mai, consuetudinarie.

Lei vuole la sicurezza dell’impegno, combinata con l’emozione della scelta continua, vuole sentire che il suo uomo l’ha conquistata ieri e la conquisterà domani.

Però questo richiede, non paradossalmente, che lei mantenga sempre alto il valore della conquista, che lei costituisca un premio non banale da vincere.

Un uomo di valore, che ha opzioni alternative, che potrebbe anche andarsene, sceglie di restare, solo se dove sta si trova bene.

E tutto ciò, insieme, è la formula vincente dell’armonia di coppia.

 

La differenza, nelle relazioni, tra uomini mediocri e uomini straordinari è semplice: i mediocri ignorano la psicologia femminile, perché li mette a disagio; gli straordinari la studiano, la capiscono e la usano per attivare connessioni profonde.

Le donne non comunicano con gli uomini, perché razionalità ed empatia non hanno convergenze parallele; questi non le capiscono e le relazioni muoiono o, tuttalpiù, sopravvivono per abitudine: e tutti soffrono in silenzio.

Non permettiamo mai che una relazione vada a parcheggiare su un binario morto.

 

 

 

 

 

Numero3708.

 

S E I    Q U E L L O    C H E    F A I

 

La tua identità si forma attraverso e dipende da ciò che pratichi ripetutamente.

Ripetere un comportamento lo rende parte di te.

Le abitudini quotidiane costruiscono auto-percezione e creano sicurezza interna.

Ogni azione rafforza l’immagine che hai di te stesso.

Non diventi ciò che desideri razionalmente, ma ciò che ripeti continuamente.

Il tuo carattere è la somma delle tue azioni ripetute, anche quelle inconsapevoli.

E allora.

Non odiare: la negatività ritrova sempre la strada di casa.

Sorridi e sii grato: la gioia attira fortuna.

Sii il primo a tendere la mano: la benignità torna come una benedizione.

Fare del male accumula peso nell’anima, donare benessere accumula fortuna.

Tieni la casa in ordine: la fortuna ama l’armonia.

Guarda il lato positivo delle cose: la vita segue i tuoi pensieri.

E, soprattutto, credi in te stesso. Sempre.

 

Ispirato a @ilmegliodeilibri  e  #healing soul music

Numero3707.

 

P E N S I E R I    P E R    S O G N I

 

Ad un certo punto, smetti

di combattere per

far funzionare qualcosa,

non perché non ci

credi più, ma perché inizi

a credere più in te.

Capisci che non è rotto,

è diventato stretto,

e la tua vita non è un posto

dove stai per dovere,

ma è un posto in cui puoi

respirare per scelta.

Inizia il tuo domani, come

si inizia a guarire,

smettendo di tenere stretto

ciò che ti fa male,

lasciando andare il fardello

delle aspettative,

dei rimpianti, delle persone

che ti chiedono

di spegnerti per restare, fai

spazio a ciò che

ti rende più vera, più tua.

Se non nella realtà,

almeno, in un bel sogno.