Numero3818.

 

RELIGIONE  E  LAVAGGIO  DEL  CERVELLO

 

Vi siete mai chiesti perché in un’epoca di scoperte scientifiche senza precedenti, sistemi di credenze antichi non solo resistano, ma prosperino con una certezza incrollabile?

Com’è possibile che miliardi di persone intelligenti e razionali, in ogni altro ambito della loro vita, sostengano dogmi che sfidano l’evidenza e la logica?

La risposta non è semplicemente la fede. La fede è solo l’etichetta finale di un processo molto più complesso e deliberato.

È una forma di condizionamento mentale così radicata nelle nostre culture che spesso non riusciamo nemmeno a vederla.

Del resto potremmo dire che anche la cultura è fede. Ma il condizionamento mentale cos’è?

Possiamo definirlo come l’applicazione sistematica di pressioni sociali e psicologiche per alterare le convinzioni di una persona.

Non si tratta di conversioni improvvise o di folgorazioni, ma di una lenta e meticolosa erosione del pensiero critico e della costruzione di una nuova realtà.

In questo saggio non parleremo dei singoli individui, ci mancherebbe altro, non ci permetteremo mai, ma analizzeremo criticamente le meccaniche della fede e le istituzioni che le plasmano.

Nessuno strumento è più potente dell’indottrinamento infantile.

È la pietra angolare della continuità religiosa.

Infatti il tasso di conversione degli adulti è statisticamente minuscolo, è poca cosa.

Il grosso del lavoro avviene prima che la personalità dell’individuo sia strutturata e prima che il pensiero razionale sia definito.

La mente di un bambino non è una fortezza, ma una spugna progettata biologicamente per assorbire informazioni dai genitori e questo per sopravvivere.

Evolutivamente è fondamentale fidarsi dei genitori. Fidarsi che le bacche di un certo colore sono velenose significa sopravvivere e portare avanti la propria specie.

Questa necessità evolutiva di fidarsi senza riserve crea però una porta sul retro, non protetta nella psiche in via di sviluppo.

Un bambino non sa distinguere tra un avvertimento empirico, come “il fuoco scotta”, e una pretesa metafisica come “un essere invisibile giudica ogni tuo pensiero”.

Il bambino constata soltanto che entrambe le informazioni provengono dalla stessa fonte, amata e fidata, cioè un genitore, appunto, oppure un nonno o l’anziano di un villaggio.

Il soprannaturale viene così normalizzato e diventa parte del sistema operativo di base della mente.

Concetti come Dio vengono appresi prima della scienza e i miracoli sono presentati come fatti storici.

Prima di imparare a leggere e scrivere si imparano preghiere, storie fantasiose di santi, abitudini alimentari collegate alla credenza.

Questo crea un legame emotivo profondo. Si arriva al punto che mettere in discussione la religione da adulti significa mettere in discussione l’amore dei propri genitori e la coerenza dei propri ricordi d’infanzia.

Il soprannaturale, il religioso, non viene difatti presentato come un modo di vedere il mondo, ma come il mondo così com’è.

A questo aggiungiamo architetture maestose degli edifici sacri, chiese, moschee, sinagoghe, canti sacri suggestivi, il tempo dell’anno scandito da feste e celebrazioni.

Ognuna di queste esperienze crea un legame emotivo enorme tra la dottrina religiosa e i sentimenti profondi come amore, appartenenza, gioia, meraviglia.

Si tratta di qualcosa di veramente grande, di enorme.

Da grandi non si tratta di mettere in discussione un sistema di storie e credenze, ma la propria identità, la propria famiglia, la propria comunità.

Non sorprende che molte persone, seppur intelligentissime, scelgano la comodità di restare legate alla sicurezza di simboli, rituali, storie e credenze dell’infanzia.

Non è strano che tutte le religioni puntino sull’infanzia, sull’iniziazione, sulla catechesi sin da piccoli.

Ore di religione sin dall’infanzia a scuola, incontri in parrocchia, oratori a pieno regime per i piccoli.

C’è una frase che in questo caso calza a pennello ed è attribuita a Joseph De Mestre, teorico della restaurazione e questa frase dice così: “Dateceli dai 5 ai 10 anni e saranno nostri per tutta la vita”.

Una volta gettate le basi, la credenza viene mantenuta attraverso una manovra psicologica a tenaglia: il terrore eterno da una parte e la ricompensa trascendente dall’altra.

Funziona un po’ come la tecnica educativa del bastone e della carota. Il bastone è l’inferno, la carota è il paradiso e la ricompensa.

L’invenzione della dannazione eterna è un’arma psicologica terrificante.

Installare in un bambino l’idea di un tormento infinito per un semplice dubbio o per aver amato la persona sbagliata è una forma di abuso psicologico enorme.

Questa paura è progettata per mandare in corto circuito il pensiero critico.

Quando sei terrorizzato dalle conseguenze del dubitare, impari rapidamente a sopprimere ogni scetticismo e a razionalizzare ogni incongruenza. È un racket di protezione metafisica.

La religione crea il problema, per esempio il peccato originale e poi vende l’unica cura che implica l’obbedienza totale, l’adesione alle sue dottrine, ai suoi rituali e alla sua autorità.

Somiglia molto alla pubblicità, non è vero? Anzi, forse potremmo dire che la pubblicità somiglia molto alla religione.

La paura dell’inferno potrebbe non bastare, potrebbe sembrare troppo severa, unilaterale.

La promessa di un al di là perfetto compensa invece la sofferenza terrena: è il paradiso, il nirvana, chiamiamolo come ci pare, il concetto è lo stesso.

Dal punto di vista psicologico è uno strumento potentissimo per il controllo sociale, poiché incoraggia la passività e l’accettazione.

Perché lottare per la giustizia sulla Terra se la vera ricompensa è nel prossimo mondo?

Perché lottare contro la povertà, l’oppressione, quando queste sono soltanto prove passeggere e la vera ricompensa sta altrove?

In questo modo la religione può essere un potente oppiaceo che attenua l’impulso a sfidare le strutture di potere.

Anche in questo caso capita a fagiolo una frase attribuita a Napoleone Bonaparte che dice così: “La religione è ciò che impedisce ai poveri di assassinare i ricchi”.

Per non parlare del fatto che la promessa del paradiso è un enorme conforto alla più grande delle nostre paure, cioè alla paura della morte.

Pensare che la morte non sia la fine è la più grande consolazione che la religione possa offrire. E il desiderio che ciò sia vero può facilmente sopraffare la richiesta di prove da parte della mente razionale.

Oltre al bastone e alla carota metafisici, cioè all’inferno e al paradiso, ci sono paure e ricompense terrene molto più pratiche ed immediate.

La paura dell’ ostracismo sociale, di essere emarginati dalla propria famiglia e dalla comunità per apostasia sono fortissimi strumenti di controllo.

Al contrario il senso di appartenenza, il culto comunitario e rituale, la sensazione di scopo e significato e di poter rispondere a tutte le domande della vita da quel benessere che tiene legati ad un contesto in modo non coercitivo.

Gli esseri umani sono creature sociali e il bisogno di appartenenza è sia una risorsa, sia la nostra più grande vulnerabilità.

Dal punto di vista evolutivo, che cosa significava allontanarsi dal gruppo sociale? Morte certa, senza dubbio. Significava rinunciare alla protezione del gruppo e trovarsi magari da soli di fronte a bestie feroci.

Quindi per gli esseri umani l’appartenenza ad un gruppo è fondamentale e le religioni, ma sicuramente in modo inconsapevole, sfruttano questo bisogno attraverso il “love bombing”, cioè il bombardamento d’amore.

Quando un nuovo membro si avvicina ad un gruppo religioso, viene travolto da affetto, sorrisi e lodi. E non è detto che non siano sinceri.

I membri del gruppo religioso, possono davvero accogliere sinceramente il nuovo arrivato. Per chi crede di aver trovato davvero una famiglia, di essere compreso, speciale, questo calore è condizionato dal conformismo al gruppo religioso e alle sue regole e credenze.

Finché annuisci e partecipi ai rituali, l’amore scorre liscio.

Se inizi a fare domande difficili, la temperatura scende bruscamente, i sorrisi diventano tesi, gli inviti diminuiscono, le domande preoccupate vengono sostituite da avvertimenti sull’orgoglio, sul dubbio e sull’influenza del diavolo.

E c’è una minaccia implicita. Se assumi un comportamento non convenzionale al gruppo, il gruppo ti abbandona. resti senza questa famiglia rassicurante.

Questo è rinforzato dalla dicotomia del “noi contro loro”: chi è dentro è scelto o salvato, chi è fuori è perso, peccatore oppure manipolato dal male.

Questa demonizzazione dell’esterno isola i credenti da prospettive contrarie e annulla la credibilità di chiunque critichi il sistema.

Il mondo esterno viene definito come corrotto e infelice.

Qualche problema comincia a venirti quando ti accorgi che infelici non lo sono affatto gli altri, anzi.

Ma per arrivare a questa consapevolezza devi già avere un piede fuori.

Finché sei dentro con tutti e due i piedi, il contesto religioso ha creato una fortezza emotiva ed ideologica vaccinata contro attacchi dall’esterno.

Il dubbio è un tranello di Satana. Lo scienziato è triste perché la sua razionalità non spiega tutto.

Per sopravvivere nel mondo moderno una religione deve avere un sistema immunitario robusto. Questo avviene creando una bolla informativa dove le uniche voci permesse sono quelle che confermano le credenze, confermano il dogma, esaltano la teologia.

Non si tratta quindi di vincere in una discussione, ma impedire che la discussione abbia luogo.

Ecco, a proposito di informazione controllata, l’indice dei libri proibiti vi dice qualcosa?

A molti sì, ma pochi sanno che è stato soppresso nel 1966, ieri praticamente.

Molte religioni, insomma, impediscono o scoraggiano la fruizione di canali di informazione esterni al contesto religioso stesso.

Guai a leggere di biologia evolutiva, cosmologia oppure di neuroscienze che offrono spiegazioni naturalistiche a ciò per cui la religione scomoda la divinità.

Ma sono vietati anche i filosofi scettici, quelli non allineati, adepti di altre religioni, ma soprattutto gli apostati.

Sentir parlare chi ha abbandonato la tua stessa religione può essere davvero pericoloso: gli apostati sono autentico fumo negli occhi.

Il controllo dell’informazione opera a più livelli.

Il primo, screditare le fonti esterne. La scienza o la filosofia che contraddicono i testi sacri sono liquidate come orgoglio spirituale.

Bisogna addirittura riformulare lo scetticismo. Il dubbio non è visto come una virtù intellettuale, ma come un fallimento morale.

Lo scetticismo, che è il più umile degli approcci al mondo, viene visto come un orgoglio spirituale che porta alla rovina. Si rovescia la realtà, si crea un mondo al contrario.

Lo scetticismo da virtù passa a tentazione demoniaca, mentre la vera virtù consiste nel credere a testi antichi senza nessuna prova.

C’è poi l’uso del linguaggio specializzato, l’uso di termini come grazia, unzione, salvezza, spirito, crea un gergo sacro che isola i credenti dal discorso esterno e rinforza costantemente la realtà del sistema in ogni conversazione.

E qui, inoltre, si crea un circuito interessante.

Quando sei abituato ad esprimerti con questo lessico e questo linguaggio che all’esterno non hanno alcun significato, lo usi anche per esprimere dubbi, perplessità, incertezze, insomma le domande e i dubbi formulate con quello stesso linguaggio presuppongono la verità del sistema stesso.

Per esempio, invocare lo spirito in un momento di forte dubbio significa rafforzare il sistema che stai mettendo in discussione.

La “Eco room” sacra (alloggio ecosostenibile) non è solo una raccolta di libri consentiti o di giornali selezionati oppure di film adatti.

È un modo di pensare, un sistema di simboli, un linguaggio, un modo di essere che fa sembrare il mondo all’esterno estraneo, minaccioso oppure irrilevante.

Il traguardo finale, il punto più profondo di questo percorso è lo smantellamento dell’autonomia personale.

Consiste nel convincere l’individuo a rinunciare volontariamente al proprio spirito critico e alla propria coscienza; significa compromettere in modo più o meno significativo il proprio giudizio e la propria intuizione.

Molte religioni in questo senso insegnano l’inadeguatezza umana.

Sei fondamentalmente corrotto e i tuoi istinti sono peccaminosi.

Addirittura nasci nel peccato. Dopo il tuo primo vagito in sala parto sei già con il peccato originale sulle spalle. Sei già sporco, macchiato e serve un rito amministrato dalla casta sacerdotale per purificarti.

La tua natura in sé è un’offesa al divino.

Questo naturalmente instilla senso di colpa, inadeguatezza, ma la tua cura c’è e per questo puoi stare tranquillo.

È la stessa religione che ti ha definito colpevole e inadeguato.

Una volta accettato di essere difettosi, la soluzione logica per emendarsi, per purificarsi diventa arrendersi ad un’autorità esterna.

Sia fatta la tua volontà, non la mia.

Questo porta all’esternalizzazione della coscienza. Le decisioni non vengono più pesate in base al proprio senso del bene e del male, ma in base a testi sacri oppure a leader religiosi.

L’individuo diventa un vascello vuoto, un recettore passivo di comandi divini, imparando a chiamare questa prigione mentale “salvezza”.

Sia fatta la tua volontà, non la mia. Ecco, questa è davvero una frase che indica una virtù.

Oppure è una sottomissione deresponsabilizzata, un annullamento ingiustificabile, una resa superficiale della propria capacità di pensare e di volere.

Questa è maturità spirituale, come viene presentata dalle religioni, oppure è autentica immaturità umana?

Proporre questa sottomissione come virtù spirituale può voler dire invece portare l’essere umano a non fidarsi dei propri pensieri e sentimenti, a non affidarsi alla propria comprensione e senso critico e a sottomettersi invece all’autorità religiosa che interpreta per te, pensa per te, comprende per te.

Si tratta del potere delle figure sacrali, del Papa, del vescovo, del prete o di altre figure religiose in altre religioni sulle coscienze delle persone.

E forse è proprio questo che rende le persone gregge e il termine pecorella smarrita è usato proprio dalle religioni.

Si vive spesso in uno stato perenne di assoggettamento con la necessità che qualcuno pensi per te, ti guidi, interpreti per te, valuti per te le situazioni.

Il padre spirituale può esserne un esempio.

Devo fare scelte? Mi rivolgo a lui. Devo diventare prete o restare laico? Sentiamo il padre spirituale. Ho bisogno di consigli sull’intimità con mia moglie. Vado dal padre spirituale. Non sto affatto esagerando.

Per concludere, volete esempi freschi di dissoluzione del sé come massima virtù per le religioni? Bene, prendiamo alcune frasi di Carlo Acutis, fatto santo qualche mese fa.

“Non io, ma Dio” dice, che sarebbe non io, ma coloro che parlano in nome di Dio, sostenendo di conoscerlo e di conoscerne la volontà.

E ancora, criticare la Chiesa significa criticare noi stessi. La Chiesa è la dispensatrice dei tesori per la nostra salvezza. Ecco, qualcosa di simile si diceva e si dice nei regimi totalitari in riferimento al leader oppure al partito.

Ma ancora qualche altra frase sull’assoggettamento e sull’annullamento di sé. “Non l’amor proprio, ma la gloria di Dio”. E per finire “Meno io per lasciare spazio a Dio”.

Tutte frasi queste prese dal sito ufficiale dell’associazione Carlo Acutis.

Questa è davvero virtù?

Immaginate la mente come una casa. L’indottrinamento religioso, ma esistono tante forme di indottrinamento, getta le fondamenta prima che possiate vedere il progetto.

La paura e la ricompensa sono le recinzioni elettrificate che vi impediscono di uscire. E l'”Eco room” è un sistema di specchi che vi mostra solo ciò che siete stati istruiti a vedere.

Smantellare questa struttura quando naturalmente se ne sente il bisogno non significa distruggere voi stessi, ma finalmente aprire le finestre per vedere il mondo esterno per come è veramente, oppure per vederlo in modo semplicemente diverso da come lo avete sempre visto.

Infatti, finché un qualsiasi sistema fa stare bene, non c’è problema, ma spesso sta stretto, toglie l’aria, spinge alla ricerca della libertà e all’autodeterminazione e il percorso di cambiamento non è proprio facile né è immediato e non è affatto una questione di intelligenza.

Ad ogni modo, tutte le persone intervistate, quelle che hanno smesso di credere e di appartenere a gruppi religiosi e ci sono moltissimi ex preti, sostengono di aver riconosciuto ad un certo punto un programma di condizionamento lungo una vita.

Poi si accorgono che il mondo è vasto e meraviglioso e può essere bello anche senza decorazioni soprannaturali.

 

da YouTube  Sapiens Sapiens.

Numero3816.

 

da  QUORA

 

Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA

 

L’ AQUILA

 

“L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile.

A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto.

Volare è ormai difficile.

In questo momento cruciale della sua vita, l’aquila ha due alternative: non fare niente e morire oppure affrontare un doloroso processo di rinnovamento che durerà circa 150 giorni.

La nostra aquila ha deciso di affrontare la sfida: vola verso la cima della montagna e si rifugia in un nido vicino ad un dirupo, da dove non avrà bisogno di volare.

Lì comincia a sbattere il becco contro la roccia fino a strapparselo. Poi l’aquila aspetta che spunti un nuovo becco con il quale strapperà i vecchi artigli. Quando i nuovi cominciano a spuntare si mette a strappare le vecchie penne. Solo dopo cinque mesi è pronta per il volo di rinnovamento e per vivere altri 30 anni.”

Nella nostra vita, per continuare un volo di vittoria, molte volte dobbiamo proteggerci da tutto, cancellando abitudini e cambiando mentalità, e iniziare un processo di rinnovamento radicale.

Dobbiamo abbandonare consuetudini, costumi, tradizioni e ricordi, il cui peso ci impedisce di andare avanti. Solo liberi dal passato possiamo trarre vantaggio dal prezioso risultato che un rinnovamento ci porta sempre.

Rinnovare te stesso implica mettere ordine nel mondo mentale, scartare i ricordi di eventi frustranti o dolorosi, lasciandoci soltanto l’esperienza di ciò che abbiamo imparato e sfruttandola al meglio.

Per mettere ordine, rinnovarci e prendere il volo, dobbiamo conoscere noi stessi, sapere chi siamo, quali sono le nostre potenzialità e dove vogliamo andare.

Non è necessario adattarsi e arrendersi al problema; c’è la possibilità di liberarsene.

Ma il percorso è un pò difficile, il percorso è impegnativo. È una nostra scelta.

Seguiamo il percorso delle aquile. Sempre su, sempre avanti.

 

N.d.R.:

Se vuoi volare in alto,

stai con le aquile, non con le galline.

Numero3811.

 

7  SFIDE  GENITORIALI  CHE FORMANO  IL  FUTURO  DI  TUO  FIGLIO.

 

Se vuoi un figlio dal cuore aperto, ascoltalo senza giudicare.

Se vuoi un figlio fiducioso, apprezza il suo impegno, non solo i suoi risultati.

Se vuoi un figlio amorevole, confortalo quando commette degli errori, prima di correggerlo.

Se vuoi un figlio emotivamente solido, impara tu per primo a governare le tue emozioni.

Se vuoi un figlio coraggioso, lascialo sbagliare e cadere, poi cammina al suo fianco quando si rialza.

Se vuoi un figlio rispettoso, modella ogni giorno la gentilezza con parole come “per favore”, “mi dispiace”, “grazie”.

Se vuoi un figlio onesto, apprezza il suo coraggio quando ammette il suo sbaglio.

 

@DailyReminderr1

Numero3801.

 

NON  DEVE  ANDARE  PIU’ COSI’

 

Dici di sì anche quando sei stanca, sopraffatta, o non vuoi.

Le persone scompaiono quando hai bisogno di aiuto e, tuttavia, si aspettano che tu sia sempre là a loro disposizione.

Ti senti in colpa a porre dei limiti, così permetti agli altri di oltrepassarli.

La tua gentilezza è raramente riconosciuta, è soltanto pretesa e attesa.

Più dai, meno rispetto sembra che tu riceva.

 

da YouTube

 

Numero3763.

 

DURE   VERITA’

 

Connessione ravvicinata non significa lealtà: alcune persone sono leali solo al loro bisogno di te.

Se tu devi ridimensionare il tuo valore o nascondere la tua intelligenza, in una stanza, esci subito da lì.

La solitudine distruggerà i tuoi standards, se tu non stai bene con te stesso.

La fiducia sta anni per costruirsi, secondi per distruggersi, una vita per ripristinarsi.
Trattala come fosse oro.

Le persone che ti dicono ciò che tu vuoi ascoltare sono pericolose; quelle che ti dicono ciò che tu hai bisogno di sentire sono la tua giusta cerchia.

Perdonare qualcuno non significa invitarlo di nuovo a casa tua. Tu puoi guarire a distanza.

 

@DailyReminder1

Numero3753.

 

DETTO   SENZA   PRESUNZIONE

 

Se qualcuno non ha,

non ti dico la voglia,

ma neanche il tempo,

per condividere “qualcosa”,

allora quel “qualcosa”

è, ahime, ben poca cosa.

Vive costui di abitudini,

consolidate nel tempo,

di priorità inconcludenti,

come uno sterile mantra.

La paura dell’ignoto,

la fobia del diverso

sono filtri intasati che

intercettano la qualità

del “meglio” della vita:

il nuovo che stimola,

il livello che fa crescere,

la trasgressione creativa.

“Vola in alto con le aquile,

non razzolare con le galline”.

Numero3752.

 

 

C A M B I A M E N T O

 

 

Non puoi cambiare il passato, ma puoi rovinare il presente preoccupandoti del futuro.

 

Quello che tolleri è ciò che continuerà.

 

Le persone non resistono al cambiamento: resistono quando qualcuno cerca di cambiarle.

 

Se sei bloccato è solo perché ti senti intrappolato in certi schemi che tu conosci e non vuoi, o non puoi, cambiare.

 

A volte, le battaglie più dure sono quelle che combatti dentro di te, quando “senti” di dover cambiare.

 

La qualità della tua vita dipende dal tuo modo di pensare.

 

Ciò che occupa la tua mente finisce per controllare la tua vita.

 

Il prezzo di non seguire il tuo cuore è passare la vita a chiederti come avrebbe potuto andare.

 

 

@iulianalateaofficial

Numero3742.

 

LA  FELICITA’  NELLE  PICCOLE  COSE

 

Esistono gesti piccoli, quasi invisibili, che cambiano il destino della tua energia.

Quando pulisci la tua soglia, inviti la fortuna ad entrare.

Quando fai brillare uno specchio, permetti alla luce del tuo cuore di riflettersi nel mondo.

Apri una finestra al mattino: lasci che la casa respiri con te.

Pronuncia “Grazie”, “Ce la posso fare”: sono calamite per il bene.

E, infine …. lascia andare.

Un oggetto vecchio, un rancore, un peso.

Perché, quando crei vuoto intorno a te, la vita ti restituisce spazio per la serenità.

La felicità è un’abitudine che si coltiva nei dettagli.

 

@healingsoulmusic

Numero3738.

 

PENSIERO  E  AZIONE

 

Il modo in cui pensi non resta solo nella tua mente, ma si riflette nel modo in cui vivi ogni giorno.

Le stesse situazioni possono essere concepite in modi completamente diversi, a seconda dei pensieri che le accompagnano.

Quando il tuo dialogo interno è negativo, anche la realtà tende a sembrarti più difficile.

Al contrario, un pensiero più aperto e costruttivo cambia il modo in cui reagisci a ciò che accade.

Non sono solo gli eventi a determinare la tua esperienza, ma anche il significato che le dai.

Questo influenza emozioni, decisioni e comportamenti.

Nel tempo, tutto questo costruisce i risultati che ottieni.

Cambiare prospettiva non significa ignorare i problemi, ma affrontarli con un approccio più utile.

È un processo che richiede attenzione e consapevolezza.

Oggi osserva i tuoi pensieri davanti ad una difficoltà e prova a riformularli in modo costruttivo: è così che inizi a cambiare la tua realtà.

Molte persone aspettano di sentirsi sicure prima di agire, ma quella sicurezza, spesso, non arriva mai.

La fiducia non è un punto di partenza, è una conseguenza delle azioni ripetute nel tempo.

Ogni volta che fai qualcosa, anche con incertezza, stai costruendo una prova concreta delle tue capacità.

Restare fermi in attesa del momento giusto significa rinviare continuamente la crescita.

È nell’azione che scopri cosa sei davvero in grado di fare.

Anche piccoli passi contribuiscono a rafforzare la percezione che hai di te stesso.

Non serve essere perfetti, serve iniziare.

Con il tempo, ciò che prima sembrava difficile diventa più naturale.

La sicurezza cresce insieme all’esperienza.

Chi agisce, anche con dubbi, avanza comunque.

Oggi, fai quella cosa che stai rimandando perché non ti senti pronto: è così che inizi a costruire la tua fiducia.

Molti pensano che serva motivazione costante per ottenere risultati, ma la realtà è diversa.

La motivazione va e viene, mentre i risultati si costruiscono con la continuità.

Agire solo quando si ha voglia porta un impegno irregolare e a progressi limitati.

Sono proprio le azioni fatte nei momenti di resistenza a fare la differenza.

È lì che si costruisce disciplina, non quando tutto è facile.

Chi ottiene risultati non aspetta lo stato d’animo giusto, ma agisce comunque.

Anche piccoli passi, fatti senza voglia, hanno un impatto enorme nel tempo.

È la costanza che trasforma l’impegno in progresso reale.

La resistenza non è un segnale di fermarsi, ma una parte del processo.

Superarla rafforza il controllo su se stessi.

Oggi fai ciò che avevi deciso di fare, anche se non ne hai voglia: è così che inizi a creare risultati concreti.

La gratitudine non è solo un’emozione, ma un’abitudine che può cambiare il modo in cui guardi la tua vita.

Quando ti concentri su ciò che hai, invece che su ciò che ti manca, la tua percezione della realtà si trasforma.

Non perché i problemi spariscano, ma perché smetti di metterli al centro di tutto.

Questo sposta l’attenzione verso ciò che funziona e che può essere valorizzato.

Con il tempo, questo atteggiamento influenza anche le tue emozioni e le tue decisioni.

La gratitudine, allenata ogni giorno, crea una mentalità più aperta e positiva.

Non serve aspettare grandi eventi per provarla, ma riconoscere anche le piccole cose.

È proprio nella quotidianità che si fa la differenza.

Chi coltiva gratitudine sviluppa una visione più equilibrata della realtà.

Oggi prenditi un momento e scrivi tre cose per cui sei grato: è così che inizi a cambiare il modo in cui vivi ciò che ti accade.

 

@ilmegliodeilibri

Numero3737.

 

CREDERE   

 

Smettiamo di credere per necessità, iniziamo a pensare, osiamo abbandonare anche le nostre convinzioni più profonde, se non sono sostenute dalla ragione.

Se la Bibbia non è la parola di Dio, se i suoi miracoli possono non essere reali e se la figura centrale di quella narrazione è più mito che storia, allora ci rimane la possibilità di ricominciare da capo, di costruire un’etica senza superstizione, di cercare il senso della vita senza bisogno di dogmi, di guardare Gesù, se è esistito, non come un Dio, ma come un uomo come gli altri, forse saggio, forse ispiratore, ma non soprannaturale.

E se non è esistito, se è stato una creazione collettiva, un simbolo della sofferenza umana, del desiderio di giustizia, del potere del perdono, allora ha comunque un valore, ma non come verità assoluta, bensì come riflesso di ciò che gli esseri umani possono immaginare quando hanno bisogno di speranza.

Cosa accade quando il mito crolla, quando Dio, la Bibbia e Gesù vengono messi in discussione?

C’è qualcosa che possiamo costruire su quelle rovine?

La distruzione del dogma non è la fine ma l’inizio; ed è lì che andremo, verso quella nuova costruzione.

Ma, prima, bisogna guardare l’abisso senza battere ciglio.

Una volta che il mito comincia a sgretolarsi, emerge una domanda ancora più difficile di tutte le altre precedenti perché, quando non puoi più fidarti del testo, quando i miracoli perdono senso, quando la figura di Gesù diventa simbolica e non storica, si crea un vuoto.

Un vuoto che non è solo teologico, è esistenziale.

Per milioni di persone, tutto il loro senso d’identità, di moralità, di scopo è ancorato ad una storia che credono indiscutibile.

Cosa succede quando quella storia si rivela un mito, cosa rimane quando cala il velo?

Non basta distruggere, bisogna anche offrire una via d’uscita ma, prima di questo, bisogna capire quanto sia profondo l’ancoraggio che la religione ha nella mente umana.

Non si tratta solo di credenze, si tratta di strutture, si tratta di un modo di vivere.

La religione organizzata, in particolare quella giudaico – cristiana, non è solo un insieme di testi, è un’architettura del pensiero, un modo di interpretare il mondo, la morte, il bene, il male, la sofferenza.

E quando smantelli quella base, tutto ciò che poggiava su di essa comincia a vacillare.

Il senso di colpa, la paura, la speranza, l’identità, persino l’idea del sacro, crollano.

E questo crollo può essere liberatorio, ma anche terrificante.

Non tutti sono disposti a vivere senza certezze imposte.

Ci sono persone che hanno bisogno di una figura paterna invisibile che dica loro cosa è giusto e cosa è sbagliato, come comportarsi, come pensare.

Ecco perché, anche se le prove razionali contro la Bibbia e i suoi dogmi sono schiaccianti, molte persone continueranno a credere, non per ignoranza, ma per necessità emotiva, perché abbandonare una credenza non significa solo cambiare idea, ma significa smettere ciò che si è stati per tutta la vita.

Il vero problema, quindi, non è se Gesù sia esistito o meno, se la Bibbia contenga errori o meno, il vero problema è che il mito sia diventato una struttura di potere, un’arma culturale, un modello obbligatorio.

Perché ciò che inizia con una storia di fede, finisce per imporsi come morale universale. E qui ci sono gli effetti più pericolosi.

Quando una storia diventa dogma, smette di essere un racconto e si trasforma in un imperativo, in una legge, in un obbligo: è l’inizio della schiavitù mentale.

Milioni di persone sono state educate  a non mettere in discussione, a obbedire, a ripetere.

Fin dall’infanzia, viene loro detto che c’è un Dio che li sorveglia, che vede tutto, che giudica tutto, che c’è un paradiso per i buoni ed un inferno eterno per chi mette in discussione, non solo per chi uccide o ruba, ma anche per chi la pensa diversamente.

Questo livello di controllo è assoluto.

Non c’è bisogno della polizia se hai una coscienza addestrata alla paura, non c’è bisogno di punizioni fisiche, se vivi già con il senso di colpa.

La religione organizzata diventa, quindi, il meccanismo di controllo più efficiente che sia mai esistito: una prigione senza sbarre, dove il guardiano sei tu stesso.

Forse che non si può pensare fuori dal mito, che dubitare sia tradimento?

E se il vero tradimento fosse non dubitare mai?

La conseguenza di continuare a credere nelle finzioni, come se fossero fatti, è che tutto il sistema sociale si distorce, l’istruzione ne risente, i diritti umani vengono negoziati con dogmi, la scienza si scontra con i pregiudizi religiosi, le donne vedono limitate le loro libertà, perché un testo antico dice che devono obbedire all’uomo, la diversità sessuale è condannata perché un passaggio ambiguo la definisce un abominio.

Questo accade non perché Dio lo ha detto, ma perchè il mito è diventato norma e, quando una finzione governa il comportamento di milioni di persone, il danno è reale, anche se la storia non lo è.

La religione deve essere separata dal potere.

Non solo dal potere politico, ma anche da quello morale, deve smettere di essere la base obbligatoria dell’etica, perché una morale basata su premi e punizioni eterne non è etica, è obbedienza per paura, e la paura non produce esseri umani liberi, produce schiavi sottomessi, incapaci di pensare con la propria testa.

E, senza pensiero, non c’è umanità, solo gregge.

La proposta non è quella di sostituire un mito con un altro, né quella di fondare una nuova fede, né scrivere un nuovo vangelo.

La proposta è un’etica fondata sulla ragione, una spiritualità senza superstizioni, un senso della vita che non ha bisogno di miracoli, né di punizioni divine, né di profezie.

Un modo di vivere guidato dalla comprensione, dalla compassione reale, e dalla libertà intellettuale.

Quando una persona agisce non per paura dell’inferno, ma perché capisce che quell’azione è buona in sé, lì inizia la vera morale e, da quel momento, nasce qualcosa di ancora più potente: la libertà interiore, quella che nessun dogma può controllare.

Cosa succede quando un essere umano non ha più bisogno di un prete, di un pastore, di un rabbino, di un testo sacro per sapere come vivere?

Accade che il potere si decentralizza, che l’autorità si rompe, che le chiese perdono il loro controllo.

A questo si contrappone l’ordine della mente libera, una mente che si interroga, che sbaglia, sì, ma che impara, che non ha bisogno di miracoli, ma di comprensione, che non ha bisogno di verità imposte, ma di scoperte proprie.

Una vita pensata e consapevole è più difficile, ma anche più autentica.

E questo è ciò che una religione organizzata non può offrire.

Ciò che adesso appare è chiaro, pulito, potente.

Una delle idee più belle che sia mai stata formulata: una spiritualità senza superstizioni, un’esperienza del divino senza chiese, senza testi sacri, senza sacerdoti, un Dio che non somiglia affatto a quello insegnato dalle religioni, ma che è ovunque, in tutto, in ogni cosa, in ogni pensiero libero.

Non un Dio persona, che pensa, decide, punisce e premia.

Questa è un’idea infantile, primitiva e troppo simile all’essere umano per essere reale, pur nella trascendenza.

Dio non è un re, non ha emozioni, non ama, non odia, non cambia.

Dio è la natura stessa, è il “tutto”, è la sostanza infinita che si manifesta in tutte le cose che esistono.

Dio non è nel cielo, ma nel mondo della natura.

Non dobbiamo più pregare, obbedire, aspettare segni soprannaturali.

Si tratta di comprendere, di osservare la realtà con attenzione, di vivere in armonia con le leggi naturali.

Conoscere la realtà è conoscere Dio.

Più capisci e più sei libero, e più sei vicino al divino.

Non ci sono miracoli o misteri sacri, solo chiarezza.

La Bibbia non è il fondamento della fede: è un’opera umana che ha valore storico, letterario, culturale, ma non una guida morale obbligatoria.

La verità etica non si impone, si scopre con la ragione.

Non c’è nulla di più sacro che pensare con la propria testa, non c’è tempio più puro della mente libera dalle superstizioni.

È una spiritualità non infantile, non dipendente, non sottomessa che non ti obbliga a inginocchiarti, ma ad alzarti, a guardare avanti, a capire che non c’è un piano nascosto, né un destino prestabilito.

Ci sono cause naturali, realtà fisiche, relazioni umane.

La paura e la speranza non possono essere la base per una vita buona, perché la paura ti paralizza e la speranza ti fa aspettare con rassegnazione anziché agire guidati dalla ragione, non dalla fede cieca, né dal desiderio di meritare una ricompensa.

L’essere umano libero non è colui che fa ciò che vuole, ma colui che capisce perché lo vuole, colui che conosce le proprie emozioni, colui che domina le proprie passioni, che sceglie non per obbligo, ma per comprensione.

Vivere qui, ora, con consapevolezza, in piena libertà di coscienza, senza bisogno di promesse future, senza bisogno di miti da difendere, né dogmi da rispettare.

L’inevitabile reazione, il rifiuto, il grido, la negazione, perchè tutto ciò che abbiamo è ripudiato, saranno inevitabili.

Ci sono persone che ascolteranno queste idee con rabbia, con disprezzo, persino con paura, e non perché siano cattive persone, ma perché il pensiero libero, quando arriva, sradica ciò che sembrava eterno, ciò che sembrava sacro e a nessuno è facile guardare la propria eredità culturale, morale e spirtuale e accettare che forse è stata costruita su illusioni.

Ciò che il potere teme non è l’errore, è il dubbio.

Il potere può tollerare il peccato, può perdonare la debolezza, ma non perdona la domanda.

La domanda vera ha la forza di una bomba, che apre crepe, che rompe strutture, fa vacillare imperi.

Perché dà così fastidio dire che Gesù potrebbe non essere esistito o abbia detto e fatto cose diverse da quelle delle narrazioni concordate; perché mette così a disagio affermare che la Bibbia è piena di errori e di manipolazioni; perché è considerato offensivo dubitare dei miracoli, dell’anima immortale, della punizione eterna?

Ogni struttura basata sulla fede ha bisogno di silenzio, ha bisogno che non si pensi troppo, che si creda senza chiedere, che si accetti senza ragionare.

Quando qualcuno osa rompere questo patto di obbedienza, il sistema reagisce con violenza, perché sa che la verità non ha bisogno di templi, ha solo bisogno di tempo.

La resistenza al pensiero è il più grande ostacolo alla libertà e non nasce solo dall’ignoranza, nasce dalla paura, perché pensare significa accettare che nessuno verrà a salvarti, che non c’è un piano segreto per la tua vita, che non c’è un giudice in cielo che punisce i cattivi e ricompensa i buoni.

Pensare significa accettare che l’universo non gira intorno a te, che puoi morire senza un destino trascendente, che il senso della tua esistenza non è scritto in un libro antico, ma dipende da ciò che fai del tuo tempo su questa terra.

Questo dà vertigini, perché ci obbliga a essere responsabili, totalmente responsabili.

Ma questa stessa idea, che all’inizio può sembrare insopportabile, è anche la più liberatoria: perché, se non sei legato a nessun dogma, se non sei soggetto ad alcuna verità rivelata, allora puoi costruire, puoi creare, puoi pensare veramente, puoi vivere senza paura, senza colpa, senza dovere la tua vita ad una struttura religiosa, teologica e ideologica, puoi essere padrone della tua mente e questo, anche se i potenti lo negano, è la cosa più pericolosa per loro.

Il potere politico ha sempre avuto bisogno della religione, perché la religione organizza la paura, con il timor di Dio, la struttura, le conferisce la forma.

Il potere ha bisogno che la gente abbia paura dell’al di là, affinché non si ribelli al di qua, ha bisogno che creda che la sofferenza, la rinuncia, la contrizione fanno parte di un piano divino per la sua salvezza, affinché non metta in discussione le ingiustizie terrene, a cui ricorrerà per esercitare la propria funzione e sfruttare i propri privilegi di posizione.

Ha bisogno che la gente veda i leader come elevati, i dogmi come indiscutibili, la tradizione come verità.

I governi non hanno diritto di imporre credenze, ideologie.

Il pensiero deve essere al di sopra di ogni istituzione religiosa, e ogni persona deve essere libera di cercare la propria verità senza paura, senza minacce.

Ci sono milioni di persone legate alla paura, ci sono bambini educati a non pensare, ci sono ancora libri proibiti, idee censurate, dubbi puniti.

Ma c’è anche una nuova generazione che sta iniziando a svegliarsi, che non accetta più tutto senza riflettere, che vuole prove, argomenti, chiarezza, che osa guardare al mito e dire: “E se non fosse così?”

Ed è questo che cambia davvero il mondo.

Non una guerra, non un miracolo, ma una domanda.

Questa visione può sembrare fredda a chi è stato educato alla religione del miracolo, del mistero, del peccato e della redenzione.

Ma, in realtà, è più calda di quanto sembri, perché è libera, perché tu non hai bisogno di mediatori, perché tu non hai bisogno di sentirti in colpa per essere umano, non hai bisogno di negare io

tuoi desideri, il tuo corpo, la tua intelligenza.

Non devi temere la punizione eterna, né aspettare la salvezza di chichessia: puoi salvarti da solo, non in senso religioso, ma nel senso più profondo.

Puoi capire chi sei, come funzioni, cosa desideri e agire di conseguenza.

La spiritualità non divide le persone tra eletti e condannati, non c’è un popolo speciale, né una religione vera, non ci sono eretici, ci sono solo esseri umani con più o meno comprensione.

E più comprendi, più amore provi, non un amore sentimentale o mistico, ma un amore razionale, necessario, assoluto, verso la realtà così com’è, quell’amore intellettuale per Dio (Amor Dei intellectualis di Spinoza) che è lo stato di trascendenza più alto che un uomo possa raggiungere, la gioia di essere uno con l’universo non dominandolo, non temendolo, ma comprendendolo.

E qui arriviamo alla fase finale.

La vera religione non ha bisogno di chiese, non ha bisogno di gerarchie, non ha bisogno di decime, né di rituali ed uniformi.

Ha solo bisogno di menti libere, di cittadini che pensano, di individui che si rispettano, di una società fondata non su una fede imposta, ma sulla conoscenza condivisa.

Dall’altra parte della paura c’è la verità.

Il potere comanda con la tua ignoranza, tu difenditi con la tua conoscenza.

Da essa scaturisce la coscienza di te, la crescita spirituale della tua identità personale che è il vero scopo del tuo passaggio sulla terra.

Questo è accaduto nella mia mente e nella mia anima, in questi ultimi 20 anni della mia vita.

E mi sta facendo conoscere la felicità e l’ebbrezza di vivere da uomo libero, finalmente.

Numero3731.

 

 

Il modo in cui una persona pensa determina le decisioni e, di conseguenza, i risultati che ottiene nel tempo. 

John C. Maxwell

 

Il modo in cui pensi influenza ogni scelta che fai, anche quando non te ne rendi conto.

Decisioni ripetute nel tempo costruiscono i risultati che ottieni nella tua vita.

Se il tuo modo di pensare è limitante, anche le tue azioni lo saranno.

Al contrario, un pensiero più lucido e aperto porta a scelte più efficaci.

Non sono solo le circostanze a fare la differenza, ma il modo in cui le interpreti.

Migliorare i risultati significa, prima, migliorare il modo di ragionare.

Questo richiede consapevolezza e la volontà di mettere in discussione le proprie convinzioni.

Chi cresce non cambia solo ciò che fa ma, innanzi tutto, come pensa.

È lì che nasce un vero cambiamento duraturo.

Le decisioni migliori arrivano da una mente allenata a vedere più possibilità.

Oggi, fermati un momento e chiediti: il tuo modo di pensare ti sta aiutando o ti sta limitando?

 

@ilmeglio dei libri.

Numero3730.

 

 

La libertà personale inizia nel momento in cui smetti di vivere per soddisfare le aspettative degli altri.

Ichiro Kishimi e Fumitake Koga.

 

Molte persone costruiscono la propria vita cercando approvazione, adattandosi a ciò che gli altri si aspettano da loro.

Questo porta a scelte che non rispecchiano davvero ciò che si desidera, creando frustrazione e senso di vuoto.

Vivere per piacere agli altri sifgnifica rinunciare, poco alla volta, alla propria autenticità.

La libertà personale nasce quando inizi a scegliere in base a ciò che senti giusto per te, non per ottenere consenso.

Questo non significa ignorare gli altri, ma smettere di dipendere dal loro giudizio.

All’inizio può creare disagio, perché rompe abitudini profonde.

Ma è proprio lì che cominci a sentirti più leggero e coerente.

Essere fedeli a se stessi richiede coraggio, ma porta ad una vita più vera.

Non tutti capiranno le tue scelte, ed è normale.

Ciò che conta è che abbiano un senso per te.

Oggi, fai una scelta che rispecchia davvero ciò che vuoi, senza cercare approvazione.

È così che inizi a costruire la tua libertà.

 

@ilmegliodeilibri

Numero3721.

 

U O M I N I    E    D O N N E :    U N    T E A T R I N O    D A    S C O P R I R E

 

Non solo nella danza del corteggiamento, ma anche e soprattutto, nella quotidianità della relazione stabile, c’è un solo connotato di comportamento che può rendere salda e di sicura durata la connessione di coppia: l’imprevedibilità.

A questa conclusione sono arrivato al termine di una carriera da compagno di vita di donne diverse, per numero e per qualità, la cui frequentazione mi ha insegnato molto, fino a diventare, lo posso ben dire, un “esperto” dell’argomento.

Devo ammettere candidamente che, all’inizio sbagliavo tutto di brutto e ripetutamente, perchè non riuscivo a realizzare che i piani e gli obiettivi di una relazione fra uomo e donna sono drammaticamente asimmetrici e problematici: è molto difficile trovare e stabilire una connessione su un livello di prossimità, e men che mai di coincidenza.

Semplicemente perché io consideravo la condotta “logico-pratica” universale e condivisibile, al punto da aspettarmi di incontrare la mia partner su questo criterio selettivo di comportamento.

E mi sbagliavo. Insistevo e sbagliavo ancora.

O ero ingenuo e impreparato io – cosa che, in seguito, ho scoperto essere vera – oppure il mondo femminile doveva essere approcciato con altre tecniche di cui non ero ancora al corrente.

A mie spese e, senza tema di smentite, direi sanguinosamente, ho imparato.

Al punto che, adesso, potrei anche, non dico istruire, ma consigliare sì, un mio collega di sesso più giovane.

Espongo qui, senza criterio logico, a spizzichi e bocconi, a macchia di leopardo, seguendo l’ordine cronologico del flusso dei pensieri, quello che mi viene in mente di dire sulla relazione fra un uomo e una donna che si avvicini il più possibile ad una situazione accettabile, condivisibile o, magari, soddisfacente, se non proprio ottimale.

 

Parto dalla premessa: il comportamento vincente nella relazione di successo, a mio avviso, è l’imprevedibilità.

È una dote, nell’uomo, per nulla facile da trovare, da mantenere, da applicare nella lunga durata di una relazione, tant’è che la stessa si inceppa e comincia a sgretolarsi proprio quando il rapporto comincia a diventare rutinario, monotono, a volte noioso, se non addirittura frustrante.

Esistono due tipi di imprevedibilità: l’imprevedibilità attraente e quella instabile.

Un uomo deve essere solido nella sua essenza, ma imprevedibile nella sua espressione.

L’imprevedibilità instabile viene da un uomo che non sa chi è.

Se dice di no a tutto, è solo un idiota ostinato.

Se dice di sì a tutto, è solo un codardo emotivo.

L’imprevedibilià diventa attraente quando può essere paradossale, quasi irrazionale, ma scaturisce da una profonda convinzione e da una rocciosa coerenza.

È una dote assai apprezzata dalle donne, nel proprio uomo, e molto invidiata dalle altre donne, nei loro feroci paragoni, quando non ne possono godere nella propria relazione.

Credo di non sbagliare se dico che le donne con una relazione stabile fantastichino che le altre donne desiderino i loro mariti o compagni, perchè in questi intuiscono una originalità ed una creatività nell’alimentare l’interesse attrattivo, che i loro partner magari avevano, ma hanno dimenticato e non hanno nessuna voglia di rinverdire.

 

Un altro paradigma del rapporto di coppia è la possessività, se non la gelosia.

Esistono due tipo di possessività: quella insicura e quella sicura.

La differenza è abissale.

La prima è: non puoi parlare ad altri uomini, perché ho paura che tu mi lasci.

La seconda vuol dire: tu sei mia e io sono tuo e c’è qualcosa di sacro in questo legame che io proteggerò.

La degenerazione della prima è la gelosia, un veleno letale.

L’evoluzione della seconda è un rinnovato impegno per essere all’altezza delle aspettative del partner, oltre il privilegio del diritto coniugale e il ricatto della sanzione sociale.

 

Forse non tutte le donne sono pronte a sottoscrivere e ad ammettere quello che dirò adesso, ma io sono persuaso che, nel loro inconscio, questa sensazione esiste e perdura.

La donna ha una fantasia costantemente presente: quella di essere la seconda priorità di un uomo.

Non l’ultima, non la prima, ma la seconda.

La prima, nel suo uomo, dovrebbe essere la sua missione, il suo contributo al mondo.

Quando lei vede di essere il centro esclusivo dell’interesse del suo uomo, capisce che lui non ha altri obiettivi nella vita e questo, lungi dall’essere appagante e rassicurante, la convince di avere uno scarso valore, che condivide col partner sullo stesso livello.

Quando lui è così concentrato su quello che vuole realizzare, che lei deve competere con le aspirazioni primarie di lui, lei si sente viva e invidiata e, in ultima analisi, orgogliosa della propria relazione.

La donna vuole sentire che stare con un uomo è un privilegio, non un diritto garantito, e questo incrementa la propria autostima, la considerazione di sè.

Lei vuole essere la regina di un re, non la totalità nella vita di un uomo senza scopo.

Così, paradossalmente, lei è più attratta e desiderosa dell’attenzione di lui, uomo di valore, fiera e compiaciuta di essere prescelta da qualcuno così focalizzato.

 

Fare sesso per abitudine: zero attenzione, zero polarità sessuale, zero corteggiamento, zero anticipazione, zero fantasia.

Come è diverso, invece, quando l’uomo la tocca mentre sta cucinando, o la seduce perchè non è appropriato, non è convenzionale ma è imprevisto, come se lui dovesse ancora conquistarla, come fosse un premio da vincere.

È il tipo di lusinga a cui una donna vorrebbe cedere ogni giorno, perché si sente desiderata, anche nei momenti più improbabili, perché la scintilla accende sempre la fiamma, perchè quella fiamma è il calore della vita insieme.

 

Ma è umano che l’uomo, talvolta, si senta fragile.

Ma non deve temere di mostrare la sua vulnerabilità: non sta trasformando la propria donna nella sua terapeuta, tenta solo di condividere qualcosa di gravoso, senza perdere la sua struttura e la solidità dei suoi principi ed obiettivi.

Le sta chiedendo di stare al suo fianco.

Si sta facendo guardare dentro la propria corazza: se lui è forte, lei lo vedrà e questo creerà una connessione emotiva profondissima.

 

La donna vuole un uomo che la sfidi ad evolversi, a non accettare una versione mediocre di se stessa.

Se non c’è nessuna pressione, nessuno standard da raggiungere o confermare, nessuna prospettiva di eccellenza, la donna capisce che si sta autosabotando e che il quieto vivere la fa morire dentro.

Se l’uomo ha standard così alti che lei deve crescere per essere alla sua altezza, allora la noia e la rassegnazione non saranno di casa in quella relazione.

L’uomo l’aiuterà e la inciterà, ma non accetterà che lei si accontenti, perché ha visto un potenziale in lei che lei stessa ha smesso di vedere: è essere il suo specchio in grandezza.

Lui non farà il tifo per la sua trascuratezza, non sarà la sua “claque” in mediocrità.

In questo l’uomo non è controllante, ma incentivante, stimolante.

Se lui accetta qualunque cosa da lei, significa che i loro standard sono bassi o si stanno abbassando per assenza di motivazione.

 

Le donne fantasticano di essere scelte e concupite ogni singolo giorno.

L’attrazione si adagia nella quotidianità, mentre la donna adora l’incertezza dell’improvvisazione, gode, magari in silenzio, dell’attesa di essere conquistata.

Quindi, non abitudine, ma scelta attiva e propositiva di intimità imprevedibili ed autentiche, prove di pulsioni, di urgenze non premeditate ma spontanee, quasi istintive e mai razionali e, men che mai, consuetudinarie.

Lei vuole la sicurezza dell’impegno, combinata con l’emozione della scelta continua, vuole sentire che il suo uomo l’ha conquistata ieri e la conquisterà domani.

Però questo richiede, non paradossalmente, che lei mantenga sempre alto il valore della conquista, che lei costituisca un premio non banale da vincere.

Un uomo di valore, che ha opzioni alternative, che potrebbe anche andarsene, sceglie di restare, solo se dove sta si trova bene.

E tutto ciò, insieme, è la formula vincente dell’armonia di coppia.

 

La differenza, nelle relazioni, tra uomini mediocri e uomini straordinari è semplice: i mediocri ignorano la psicologia femminile, perché li mette a disagio; gli straordinari la studiano, la capiscono e la usano per attivare connessioni profonde.

Le donne non comunicano con gli uomini, perché razionalità ed empatia non hanno convergenze parallele; questi non le capiscono e le relazioni muoiono o, tuttalpiù, sopravvivono per abitudine: e tutti soffrono in silenzio.

Non permettiamo mai che una relazione vada a parcheggiare su un binario morto.