Mille e più motti

Cosa ci insegna la vita... testamento spirituale di un libero pensatore

Numero1739.

Mi voglio togliere la soddisfazione di dirlo.

Le mode attuali, diffuse, propagandate, propalate, sdoganate e sancite,  anche se i proseliti e gli “addicted” sono tanti e crescono sempre più, non mi piacciono: i piercing, i tatuaggi, i tagli di capelli alla “giocatore di calcio”, secondo la mia personalissima opinione, in fatto di gusto e buongusto, hanno un preciso, incontrovertibile e indifendibile connotato: sono BRUTTI !!!

Numero1738.

Schiere, manipoli, coorti, centurie, legioni, eserciti di persone pensanti ed agenti sono ormai in balia di una nuova categoria di  conduttori, ispiratori, indicatori, opinion leaders, advisors che si identificano e si compendiano nella figura dell’ INFLUENCER :  l’ultimo “pifferaio magico”. Questi, è colui che, forte di una assiduità di frequentazione sui temi in argomento, di un bagaglio di conoscenze di non comune reperibilità, di una sensibilità istintiva ma anche ragionata ed aggiornata, fornisce dati, notizie, algoritmi, suggerimenti ed esempi, che possono “influenzare” i comportamenti dei fruitori, i “followers”, o seguaci, che a lui si rivolgono e che, supinamente, si adeguano alle di lui direttive.
Questa abdicazione, a prescindere, dalle proprie capacità di conoscenza, di ragionamento, di critica, a mio modo di vedere, è sconvolgente e devastante.
Nulla da eccepire sulla legittimità dell’esistenza di una tale figura e di una tale funzione: è in linea con i tempi e i modi del nostro vivere, nuovo e diverso. Se c’è mercato, in questo senso, è normale che crescano e si sviluppino le risposte a determinate esigenze, che si riempiano dei vuoti che si vengono a creare. Quello che mi fa specie, è che si sono determinate le condizioni per lo sdoganamento di queste “operatività di supporto” a carenze che, un tempo, non esistevano: allora, ogni essere dotato di un proprio “hardware” cerebrale, provvedeva a relazionarsi con il relativo “software” operativo, attraverso la paziente formazione, l’allenamento faticoso e diuturno, l’esercizio teorico/pratico sul campo applicativo. E ne usciva una esperienza da mettere a frutto, con cognizione di causa, con consapevolezza di praticantato, con dotazione di conoscenze dirette e di facoltà critiche e correttive. Insomma, un bagaglio di esperienze che non aveva bisogno di “consulenze” di nessun tipo.
Oggi, purtroppo, tutto questo gran “da fare” non lo si sa, o non lo si vuole, praticare. È molto più comodo riferirsi e rivolgersi agli “specialisti” o “specializzati” che, a pagamento, sostituiscono e supportano il proprio impegno personale, in qualunque campo. Sono loro che ti dicono cosa fare, dove andare, quali tempi e modi devi osservare per ottenere, in maniera rapida e sicura, il raggiungimento del tuo obiettivo.
Non è più 
la stagione della tua,  personale, formazione culturale, argomentativa, operativa: troppo tempo, troppo impegno, troppo dispendio di energie, con il rischio che il “business”, di cui trattasi, diventi rapidamente obsoleto o non più remunerativo. Si bruciano le tappe e, pertanto, si brucia anche la crescita, l’esperienza, il miglioramento nel divenire. Allora, accorciamo tutto: dal “prète a porter” al “prète a penser”: invece di fare la pasta in casa, compriamo la pasta già pronta, confezionata.
Stiamo, ormai, diventando una tipologia umana di “decerebrati” che, invece di “mettersi in proprio”, delega le proprie funzioni cognitive, razionali, imprenditoriali, operative e, in fin dei conti, anche la propria creatività e fantasia, che sono il vero “tesoro” della iniziativa umana, a dei “professionisti” del “know how”, del “come fare”. È così che stiamo diventando sempre più pecoroni, che stiamo sempre in fila intruppati nel gregge, guardando la coda della pecora davanti a noi, seguendola dovunque vada, purché ci porti dove c’è l’erbetta da brucare. Perché è questa, che ci sta davanti, la pecora che vede e sa dove c’è l’erba che noi cerchiamo.
Di questa “nuova” schiera di umani, di questi soldatini di piombo fatti con lo stampino, di questi “replicanti”, vuoti a perdere e spersonalizzati, non so che farmene se non una pessima opinione.

Numero1736.

AGO  E  FILO
(Una vita strappata)

Eravamo

ago e filo

per imbastire

un rapporto,

toppe di velluto

per coprire

gli strappi

di una vita,

tanta pazienza

per rammendare

gli orli lisi

di un amore.

Eravamo,

e ora siamo,

una coperta

vecchia e sdrucita

che serviva,

e servirà,

ancora, un po’,

a riscaldare.

 

Numero1732.

L’Italia ha un grande elemento di esportazione,

che è il suo marchio, il suo stile di vita, il suo gusto.

Luca Cordero di Montezemolo.

( N.d.R. : il marchio si può esportare; il gusto, nei manufatti e nelle idee, anche, ma lo stile di vita, quello che gli altri chiamano Italian Way of Life, e anche “Il Dolce Far Niente”, detto in parole Italiane, non possiamo esportarlo, lo possiamo godere solo qui da noi. Non si sa ancora per quanto tempo. Ho paura per poco.)

Numero1729.

La marea umana, che si sposta dal Sud e dall’Est del mondo, non può essere, materialmente, fermata; ci cambierà i connotati, come già adesso, ci permette di sostenere le nostre economie traballanti, risollevare i nostri indici di natalità e di riempire le scuole. l’Italia è, geograficamente, un luogo di passaggio e di attraversamento; siamo così da sempre e continueremo ad esserlo, a dispetto di qualunque arcigno e distratto governante.

Erri De Luca.

Numero1727.

L’Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione. E, tuttavia, per le strade, si sente circolare l’intelligenza, come vivido sangue. È un’intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia, scalda il cuore e lo consola, seppure si tratta di un ingannevole, e forse insensato, conforto.

Natalia Ginzburg.