UN CONSIGLIO
Nella vecchiaia,
le risorse di energia
servono per sè,
non per servire gli altri.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
UN CONSIGLIO
Nella vecchiaia,
le risorse di energia
servono per sè,
non per servire gli altri.
da QUORA
Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA
L’ AQUILA
“L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile.
A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto.
Volare è ormai difficile.
In questo momento cruciale della sua vita, l’aquila ha due alternative: non fare niente e morire oppure affrontare un doloroso processo di rinnovamento che durerà circa 150 giorni.
La nostra aquila ha deciso di affrontare la sfida: vola verso la cima della montagna e si rifugia in un nido vicino ad un dirupo, da dove non avrà bisogno di volare.
Lì comincia a sbattere il becco contro la roccia fino a strapparselo. Poi l’aquila aspetta che spunti un nuovo becco con il quale strapperà i vecchi artigli. Quando i nuovi cominciano a spuntare si mette a strappare le vecchie penne. Solo dopo cinque mesi è pronta per il volo di rinnovamento e per vivere altri 30 anni.”
Nella nostra vita, per continuare un volo di vittoria, molte volte dobbiamo proteggerci da tutto, cancellando abitudini e cambiando mentalità, e iniziare un processo di rinnovamento radicale.
Dobbiamo abbandonare consuetudini, costumi, tradizioni e ricordi, il cui peso ci impedisce di andare avanti. Solo liberi dal passato possiamo trarre vantaggio dal prezioso risultato che un rinnovamento ci porta sempre.
Rinnovare te stesso implica mettere ordine nel mondo mentale, scartare i ricordi di eventi frustranti o dolorosi, lasciandoci soltanto l’esperienza di ciò che abbiamo imparato e sfruttandola al meglio.
Per mettere ordine, rinnovarci e prendere il volo, dobbiamo conoscere noi stessi, sapere chi siamo, quali sono le nostre potenzialità e dove vogliamo andare.
Non è necessario adattarsi e arrendersi al problema; c’è la possibilità di liberarsene.
Ma il percorso è un pò difficile, il percorso è impegnativo. È una nostra scelta.
Seguiamo il percorso delle aquile. Sempre su, sempre avanti.
N.d.R.:
Se vuoi volare in alto,
stai con le aquile, non con le galline.
UN CONSIGLIO SINCERO
Allontanati da chi ti fa stare
male psicologicamente e
non riconosce il tuo valore.
Nessuno merita la tua pace
interiore, la tua energia, la
tua serenità. Scegli chi ti
rispetta, ti apprezza, ti fa
stare bene. Con tutto il resto,
impara ad andare avanti.
PENSA PER TE
Non puoi scegliere
il posto e il valore
che gli altri ti danno
nella loro vita.
Ma puoi scegliere
il posto e il valore
che dai a te stesso
nella tua.
da QUORA
Scrive R. KAY, corrispondente di QUORA
INTELLIGENTI
Le persone intelligenti non sono necessariamente persone ricche e di successo. Sono intelligenti perché pensano in modo diverso, veloce, sintetizzano i fatti, sono curiosi, corrono rischi, analizzano, sono perspicaci, si adattano e adottano soluzioni velocemente, sono rapidi e desiderosi di imparare. Essere in grado di imparare è la loro linfa vitale.
FIORI
Qualunque fiore tu sia,
quando verrà il tuo tempo,
sboccerai.
Prima di allora, una fredda
e lunga notte potrà passare.
Perciò, sii paziente verso
quanto ti accade e curati
e amati senza paragonarti
o voler essere un altro
fiore, perché non esiste
un fiore migliore di quello
che si apre nella pienezza
di ciò che è.
E quando ciò accadrà,
potrai scoprire che andavi
sognando di essere un
fiore che aveva da fiorire.
Daisuku Ikeda
IL POSTO SBAGLIATO
Quando sei nel posto sbagliato,
qualunque cosa tu faccia
non sarà mai abbastanza.
Ma se sei nel posto giusto,
a volte, basta la tua presenza.
Per questo, non mettere mai
in dubbio il tuo valore.
Forse non sei tu il problema.
Magari, sei semplicemente,
e forse, nel posto sbagliato.
da YouTube
LA PACE VIENE DA DENTRO
Non aspettare che il mondo si sistemi per trovare pace.
Il mondo non si sistemerà mai del tutto.
Non aspettare nemmeno la persona giusta.
Nemmeno il momento perfetto.
Scegliere la pace significa questo:
Respirare prima di rispondere.
Lasciar andare quello che non puoi controllare.
Smettere di rivivere ciò che è già passato.
Stare nel momento, anche se non è perfetto.
La pace è la scoperta che puoi bastare a te stesso.
Anche quando intorno a te c’è rumore.
Non è qualcosa che trovi.
È qualcosa che pratichi.
Ogni giorno. Ogni respiro.
La tua pace è dentro di te, scoprila.
@healingsoulmusic-it
AUTODIFESA
Le persone sono cambiate
e, con loro, sono cambiati,
pian piano, anche i valori.
Oggi, fidarsi è diventato più
difficile, perché non tutti
gioiscono per la felicità
degli altri. Ed è anche per
questo che tante persone
hanno imparato ad amare
la solitudine, non per odio
verso gli altri, ma solo per
proteggere la propria pace.
@veritàeriflessioni
DURE VERITA’
Connessione ravvicinata non significa lealtà: alcune persone sono leali solo al loro bisogno di te.
Se tu devi ridimensionare il tuo valore o nascondere la tua intelligenza, in una stanza, esci subito da lì.
La solitudine distruggerà i tuoi standards, se tu non stai bene con te stesso.
La fiducia sta anni per costruirsi, secondi per distruggersi, una vita per ripristinarsi.
Trattala come fosse oro.
Le persone che ti dicono ciò che tu vuoi ascoltare sono pericolose; quelle che ti dicono ciò che tu hai bisogno di sentire sono la tua giusta cerchia.
Perdonare qualcuno non significa invitarlo di nuovo a casa tua. Tu puoi guarire a distanza.
@DailyReminder1
Se qualcuno non ha,
non ti dico la voglia,
ma neanche il tempo,
per condividere “qualcosa”,
allora quel “qualcosa”
è, ahime, ben poca cosa.
Vive costui di abitudini,
consolidate nel tempo,
di priorità inconcludenti,
come uno sterile mantra.
La paura dell’ignoto,
la fobia del diverso
sono filtri intasati che
intercettano la qualità
del “meglio” della vita:
il nuovo che stimola,
il livello che fa crescere,
la trasgressione creativa.
“Vola in alto con le aquile,
non razzolare con le galline”.
P E N S I E R I P E R S O G N I
Ad un certo punto, smetti
di combattere per
far funzionare qualcosa,
non perché non ci
credi più, ma perché inizi
a credere più in te.
Capisci che non è rotto,
è diventato stretto,
e la tua vita non è un posto
dove stai per dovere,
ma è un posto in cui puoi
respirare per scelta.
Inizia il tuo domani, come
si inizia a guarire,
smettendo di tenere stretto
ciò che ti fa male,
lasciando andare il fardello
delle aspettative,
dei rimpianti, delle persone
che ti chiedono
di spegnerti per restare, fai
spazio a ciò che
ti rende più vera, più tua.
Se non nella realtà,
almeno, in un bel sogno.
A M A R E V E R I T A’
Se non controlli la tua mente, sarà la tua mente a controllarti.
E non sceglie mai la pace.
La maggior parte delle persone non è stanca per il lavoro, ma per portare pensieri che non hanno importanza.
Il silenzio non è vuoto. Il silenzio è il luogo dove finalmente ascolti la verità da cui continui a scappare.
Il tuo nemico più grande vive nella tua testa, mascherato da paure, pregiudizi e pensieri ossessivi.
La ragione per cui non dormi è che il tuo cuore conosce ciò che la tua mente rifiuta di accettare.
Soffri più per le storie che racconti a te stessa che per la realtà che affronti.
Quando il tuo cuore è calmo, anche i problemi sembrano più piccoli. Quando la tua mente è chiassosa, anche le benedizioni sembrano pesanti.
Non puoi essere libera se sei controllato da ciò che gli altri pensano di te.
Se vuoi pace, smetti di discutere con la vita.
Non cambia nulla – ti spezza solo.
Non guarisci facendo di più. Guarisci facendo meno e ascoltando dentro di te.
Più insegui la felicità, più ti sfugge.
La pace arriva quando smetti di inseguirla.
Continuerai a rivivere lo stesso dolore finché non imparerai finalmente la lezione che è venuto ad insegnarti.
Le persone non ti deludono. Lo fanno le aspettative.
Se sei sempre di fretta, la vita passerà senza che tu te ne accorga.
Una vita tranquilla non è una vita piccola.
È una vita potente, senza nulla da dimostrare.
@DianaUrsu
C R E D I I N T E S T E S S O
Un uccello appollaiato su
un albero, non ha paura della
rottura del ramo, perché
la sua fiducia non sta
nel ramo, ma nelle sue ali.
Li chiamano asociali, noiosi, vecchi dentro. Ma chi preferisce il divano alla discoteca potrebbe possedere una forma di intelligenza che i ricercatori stanno solo ora riconoscendo. E cambia tutto quello che pensavamo sulla vita sociale.
Venerdì sera. Gli amici ti scrivono: “Esci? “
E tu senti quella cosa. Quel desiderio profondo di rispondere “No, resto a casa” — seguito immediatamente dal senso di colpa. Dalla vocina che dice: “Sei noioso. Sei strano. Ti stai perdendo qualcosa.”
Così a volte esci. Non perché lo vuoi, ma perché pensi di doverlo fare. Perché la società ti ha insegnato che chi resta a casa il venerdì sera ha qualcosa che non va.
E se fosse il contrario?
Uno studio della London School of Economics ha analizzato i dati di oltre 15.000 persone, incrociando frequenza di socializzazione, livello di intelligenza e felicità percepita.
Il risultato ha sorpreso i ricercatori stessi.
Per la maggior parte delle persone, più socializzazione = più felicità. È quello che ci aspetteremmo. Ma per le persone con intelligenza elevata, la correlazione si inverte.
Le persone più intelligenti mostravano livelli di felicità più bassi quando socializzavano frequentemente — e più alti quando passavano tempo da sole.
Non era un effetto marginale. Era statisticamente significativo. E ha aperto un campo di ricerca completamente nuovo.
La spiegazione sta in un tipo di intelligenza che la psicologia tradizionale ha sempre sottovalutato: l’intelligenza intrapersonale.
Howard Gardner, lo psicologo di Harvard che ha rivoluzionato il concetto di intelligenza con la teoria delle “intelligenze multiple”, l’ha definita così:
“La capacità di comprendere sé stessi — i propri sentimenti, paure, motivazioni. Di usare questa comprensione per regolare la propria vita in modo efficace.”
Chi possiede un’intelligenza intrapersonale elevata non ha bisogno di stimoli esterni per elaborare, crescere, capire. Ha un mondo interiore così ricco che la solitudine non è vuoto — è pienezza.
Ecco quello che nessuno ti dice.
Per alcune persone, socializzare non è riposo. È lavoro.
Non perché siano timide o ansiose. Ma perché il loro cervello elabora le interazioni sociali in modo più profondo e dispendioso.
Mentre altri chiacchierano in automatico, loro stanno: — Analizzando il sottotesto di ogni frase — Leggendo le microespressioni facciali — Processando le dinamiche di gruppo — Formulando risposte ponderate invece che automatiche
È come la differenza tra guidare con il pilota automatico e guidare in una città sconosciuta: stesse azioni esterne, consumo energetico completamente diverso.
Dopo una serata sociale, molte persone si sentono cariche. Altri si sentono svuotate — non perché non si siano divertite, ma perché il loro cervello ha lavorato intensamente.
Chi preferisce restare a casa la sera spesso sta semplicemente rispettando i propri limiti energetici. È intelligenza applicata, non difetto sociale.
I ricercatori Satoshi Kanazawa e Norman Li hanno proposto una spiegazione evolutiva chiamata “Savanna Theory of Happiness”.
Il cervello umano si è evoluto nella savana africana, in gruppi di 50-150 individui. In quel contesto, la socializzazione era sopravvivenza — più connessioni = più risorse = più sicurezza.
Ma l’ambiente moderno è radicalmente diverso. Città affollate, stimoli costanti, centinaia di “connessioni” superficiali. Il cervello ancestrale non è progettato per questo.
Ecco il punto: le persone con intelligenza più alta sembrano più capaci di adattarsi a questo nuovo ambiente. Il loro cervello capisce, a livello profondo, che le regole sono cambiate.
Non hanno bisogno di seguire l’impulso ancestrale di socializzare costantemente. Riescono a scegliere quando e come connettersi — basandosi sui bisogni reali, non sugli istinti primitivi.
Chi preferisce restare a casa non sta malfunzionando. Sta funzionando in modo evolutivamente avanzato.
Come riconoscere se possiedi questo tipo di intelligenza? Ecco i tratti che emergono dalla ricerca:
Dopo una giornata intensa, non senti il bisogno di “uscire a sfogarti”. Senti il bisogno di silenzio, spazio, tempo con te stesso. E dopo quel tempo, ti senti meglio — non peggio.
Le chiacchiere leggere ti annoiano o ti stancano. Ma puoi parlare per ore di idee, emozioni, significati. La qualità della connessione conta più della quantità.
La tua mente è costantemente attiva — anche quando non fai nulla di visibile. Pensi, analizzi, immagini, colleghi. La noia è rara perché sei tu la tua stessa compagnia.
Dopo un evento sociale, noti la stanchezza che altri non sembrano provare. Non è timidezza — è consapevolezza del proprio consumo energetico.
Non hai bisogno di molti amici. Ne preferisci pochi ma profondi. Investi in relazioni significative piuttosto che accumulare contatti superficiali.
Se ti riconosci in almeno 3 di questi punti, probabilmente possiedi un’intelligenza intrapersonale sopra la media.
Viviamo nell’era più “connessa” della storia. Social media, messaggistica istantanea, videochiamate. Siamo raggiungibili sempre, ovunque.
Eppure i livelli di solitudine percepita sono ai massimi storici.
Come è possibile?
Perché la connessione superficiale non soddisfa il bisogno umano di intimità. Anzi, lo distorce. Cento like non valgono una conversazione vera. Mille follower non valgono un amico reale.
Chi preferisce restare a casa la sera spesso ha capito questa verità prima degli altri. Non sta rifiutando la connessione — sta rifiutando la simulazione della connessione.
Sceglie meno interazioni, ma più autentiche. Meno rumore, ma più significato. È una forma di intelligenza sociale avanzata — non di deficit sociale.
Nel 2016, il British Journal of Psychology ha pubblicato una ricerca che ha fatto rumore.
Analizzando i dati di oltre 15.000 adulti tra i 18 e i 28 anni, i ricercatori hanno trovato che:
— Per la popolazione generale, più interazioni sociali = più soddisfazione — Per le persone con QI elevato, più interazioni sociali = meno soddisfazione — Le persone intelligenti che socializzavano molto erano meno felici di quelle che socializzavano poco
La conclusione degli autori: le persone con alta intelligenza hanno obiettivi e priorità diverse. La socializzazione frequente può interferire con progetti personali, riflessione, crescita — cose che per loro sono più importanti del divertimento collettivo.
Chi preferisce restare a casa la sera possiede qualcosa che la società non riconosce ancora abbastanza:
La capacità di stare bene con sé stesso.
In un mondo che ti bombarda di stimoli, che ti dice che devi sempre fare, andare, vedere, condividere — saper dire “No grazie, sto bene qui” è una forma di libertà rara.
Non hai bisogno di validazione esterna costante. Non hai bisogno di riempire il silenzio. Non hai bisogno che qualcun altro ti intrattenga.
Sei completo anche da solo. E questa completezza non è isolamento — è autosufficienza emotiva.
Se ogni venerdì sera senti quella vocina — quella che ti dice che dovresti uscire, che sei noioso, che ti stai perdendo qualcosa — voglio che tu sappia una cosa.
Quella vocina non è la tua. È la voce di una società che confonde estroversione con salute e introversione con problema.
La verità è diversa.
Preferire la propria compagnia è un segnale di forza, non di debolezza. È il segno di una mente che sa intrattenersi, che non dipende dagli altri per sentirsi viva, che ha costruito un mondo interiore abbastanza ricco da non aver bisogno di fuggirlo.
Non sei asociale. Non sei rotto. Non ti stai perdendo nulla.
Stai semplicemente vivendo in un modo che la scienza sta appena iniziando a capire.
E quel modo potrebbe essere più intelligente di quanto chiunque abbia mai ammesso.
Non sentirti in colpa. Non giustificarti. Non inventare scuse .
Mettiti comodo. Goditi il silenzio. Lascia che la mente vaghi.
Stai facendo esattamente quello che il tuo cervello ti sta chiedendo di fare.
E il tuo cervello, a quanto pare, sa quello che fa.