Numero3779.

 

DISPONIBILITA’  E  CONDISCENDENZA.

 

Finché fai ciò che gli altri vogliono,

molti saranno gentili con te.

Finché li accontenti, sembrerà

che tutto vada per il verso giusto.

Ma prova a dire di no, prova

solo a mettere i tuoi interessi

davanti ai loro o, semplicemente,

ad avere un’opinione diversa.

Lì vedrai un lato che non avevi

mai conosciuto e, forse, capirai

di essere stato troppo buono

con le persone che non meritavano

disponibilità e condiscendenza.

 

da YouTube

 

 

Numero3772.

 

BUONA  O  CATTIVA  SORTE

 

Se hai perso l’autobus, forse hai evitato un incidente.

Se sei stato respinto, forse ti sei salvato da una situazione sbagliata.

Se qualcuno se ne è andato, forse ha lasciato un posto libero nella tua stanza.

Quante volte hai pensato di aver perso qualcosa di importante per te?

Una persona, un lavoro, un’occasione. Ma, forse, non era davvero destinato a te.

Perché ciò che è scritto per te non ti passerà accanto.

Ogni porta che si chiude ti allontana da ciò che non era il tuo cammino.

E ciò che ti appartiene arriverà al momento giusto.

L’universo ti protegge in modi che, a tutta prima, sembrano cattiva sorte.

Non c’è contrarietà che non sia anche un vantaggio o un’opportunità.

Numero3757.

 

Trascritto da YOUTUBE

 

Roberto  Benigni   e   Vittorio  Feltri

 

Ascolta bene quello che sto per dirti, perché quello che è accaduto sotto i riflettori di quello studio televisivo non è stato un semplice dibattito, ma l’esecuzione pubblica di un’intera epoca culturale.

Questo video ti lascerà senza parole perché stiamo per scoperchiare il vaso di Pandora di uno scontro che ha ridisegnato i confini del potere in Italia.

Da una parte l’uomo che per decenni ha incantato le platee con la poesia e i saltelli, dall’altra il chirurgo della parola che ha deciso, in diretta nazionale, di affondare il bisturi dove fa più male nel portafoglio e nella credibilità di un’intera classe intellettuale.

Non è solo politica, è una guerra civile combattuta a colpi di share e di verità brutali che nessuno aveva mai avuto il coraggio di urlare in faccia all’ intoccabile Roberto Benigni.

Quello che rivelerò nella seconda parte del racconto cambierà per sempre il tuo modo di guardare la televisione e la gestione dei soldi pubblici in questo paese.

Le telecamere ronzano come insetti impazziti mentre l’aria nello studio si fa elettrica, quasi irrespirabile.

Roberto Benigni entra in scena non come un ospite, ma come un sovrano assoluto della morale, un profeta che agita le mani nell’aria cercando di acchiappare i resti di un’Italia che, secondo lui, sta morendo di freddo e di oscurità.

Ma seduto a pochi metri da lui, avvolto in un cappotto di cashmere che sembra una corazza d’acciaio, c’è Vittorio Feltri.

Lo sguardo di Feltri è quello di un predatore che ha già visto la fine della preda prima ancora che questa inizia a correre.

Benigni parte all’attacco con la sua solita mimica travolgente, citando Dante, citando i partigiani, citando la bellezza come se fosse l’unica moneta di scambio possibile.

Ma la sua voce, di solito squillante, tradisce un tremolio, una paura atavica di chi sente che il terreno sotto i piedi non è più solido come un tempo.

Il clima è quello di una resa dei conti definitiva. Il bersaglio è chiaro: Giorgia Meloni.

Benigni la descrive come l’inverno che spegne il sole del futuro, come colei che alza muri contro l’amore e la speranza.

È la retorica classica della sinistra intellettuale, quella che trasforma ogni decreto legge in un attentato all’umanità.

Ma mentre Benigni declama la costituzione più bella del mondo con gli occhi lucidi, Feltri non si muove, non batte ciglio, si sistema il nodo della cravatta con una lentezza che sa di disprezzo assoluto.

In quel momento il pubblico a casa percepisce che sta per accadere qualcosa di mai visto.

La tensione sale quando Benigni evoca il sangue dei partigiani per condannare il presente, ignorando che la realtà fuori da quegli studi è fatta di bollette che arrivano a fine mese e di periferie dove la poesia non si mangia.

È qui che lo scontro smette di essere un dialogo e diventa una mattanza dialettica senza precedenti.

Benigni continua a saltellare davanti alle telecamere invocando bella ciao come se fosse un esorcismo contro il governo attuale.

Parla di un’Italia che ha paura dell’altro, di un’oscurità che avanza su Palazzo Chigi, ma la sua è una recita che puzza di naftalina, è l’urlo disperato di chi ha vissuto per 40 anni in una bolla dorata, protetto dai contratti milionari della RAI e dagli applausi di un sistema culturale che non ammette repliche.

La sua esuberanza fisica, che un tempo era segno di vitalità, ora appare come una fragilità esposta.

Ogni sua parola sulla povertà e sulla sofferenza degli ultimi sembra infrangersi contro la barriera del buon senso che Feltri sta per scagliare con la violenza di un uragano.

La miccia è accesa e lo scoppio sta per demolire non solo il comico toscano, ma l’intero castello di carte della retorica progressista.

Improvvisamente il ritmo cambia.

Vittorio Feltri prende la parola e la sua voce è un rasoio che taglia la seta.

Non c’è enfasi, non ci sono sussulti, solo una freddezza glaciale che gela il sangue nello studio.

Definisce l’intervento di Benigni un’esibizione circense, una recita parrocchiale che non incanta più nessuno.

Ed è qui che arriva il primo colpo da capo, il richiamo alla realtà.

Mentre Benigni parla di stelle e fiori, Feltri sbatte in faccia alla nazione il prezzo della benzina e del gas.

Dice chiaramente che gli italiani non piangono guardando il tramonto o recitando la Divina Commedia, ma piangono quando devono far quadrare i conti.

È la demolizione sistematica del “poetese” a favore del pragmatismo più crudo.

La maschera di Benigni inizia a incrinarsi: il sorriso eterno del premio Oscar si spegne lentamente sotto il peso di una verità che non sa gestire.

Ma la vera rivelazione, lo scoop che fa tremare le fondamenta di questo racconto, emerge quando Feltri tocca il nervo scoperto del portafoglio.

Per anni ci hanno raccontato di un Benigni poverello di Assisi, ma la realtà che emerge in questo scontro è quella di un milionario che percepisce compensi da capogiro pagati con i soldi pubblici per spiegare ai poveri quanto sia bella la povertà spirituale.

Parla di cifre astronomiche, un milione di euro per leggere due canti di Dante davanti a una platea di privilegiati.

È questo il punto di non ritorno.

Feltri accusa Benigni di essere l’emblema della sinistra “culturale”, di chi predica il pauperismo dagli attici di lusso e dalle ville circondate da libri e statuette dorate.

È un terremoto mediatico che distrugge l’immagine del poeta del popolo, rivelando la figura di un imprenditore della cultura di stato che vive di rendita sulla retorica del passato.

L’analisi si fa ancora più profonda quando entriamo nel merito della gestione del potere.

Giorgia Meloni non viene difesa da Feltri come una divinità, ma come una donna che, nata 30 anni dopo la fine della guerra, cerca di governare un paese reale, lontano dai salotti letterari e dalle bugie poetiche.

La contrapposizione è totale.

Da una parte l’Italia che lavora, che paga le tasse, che sta nelle periferie degradate a gestire un’immigrazione incontrollata, incoraggiata proprio da chi vive nelle ville blindate.

Dall’altra l’Italia dei monologhi in Rai, dei premi Oscar che citano Ventotene senza sapere cosa sia la fame.

Lo scontro si sposta sul piano della dignità internazionale.

Feltri rivendica un’Italia che a Bruxelles e Washington parla da pari a pari, senza il piattino in mano a mendicare flessibilità per pagare i monologhi dei soliti noti.

Il silenzio di Benigni in questo passaggio è assordante.

Le sue mani, che prima danzavano nell’aria, ora tremano leggermente.

Prova a rifugiarsi in un’ultima citazione leopardiana, cercando di evocare l’infinito come scudo protettivo, ma Feltri lo incalza senza pietà: gli dice che il suo naufragio è dolcissimo (… “e naufragar m’è dolce in questo mare”) perché ha il salvagente d’oro Zecchino, perché è un naufrago con il conto in banca in Svizzera e il futuro assicurato.

È la fine del mito dell’intellettuale impegnato.

La nazione vede chiaramente chi ha la forza di sporcarsi le mani con il fango della realtà e chi ha solo la rabbia impotente di chi ha scoperto di essere diventato un reperto archeologico.

La retorica del cuore viene schiacciata dal rullo compressore della logica di chissà come gira il mondo fuori dagli studi televisivi.

Eppure la battaglia non finisce qui.

Entriamo nel campo della credibilità personale dove Feltri affonda l’ultimo fendente.

Accusa Benigni di aver trasformato la politica in una recita domenicale per rassicurare la propria fazione e sentirsi un uomo migliore mentre guarda gli altri dall’alto in basso: è l’accusa di narcisismo ipertrofico di chi ha smarrito il contatto col suolo e continua a recitare un copione che non interessa più a nessuno se non a quei pochi intellettuali che mangiano caviale sognando la rivoluzione col condizionatore acceso.

La gente vera è stufa dei saltelli, è stufa della gioia obbligata, vuole risposte che Benigni non può dare perché non conosce nemmeno le domande della strada.

Meloni decide, Benigni saltella.

Questa è la sintesi brutale che chiude il secondo round di una mattanza dialettica che ha lasciato lo studio in stato di shock.

Il timer della trasmissione lampeggia.

Gli ultimi 10 minuti sono un calvario per il comico toscano.

Benigni appare visibilmente prostrato, non solo fisicamente, ma spiritualmente.

La sua solita maschera è caduta, lasciando intravedere il volto di un uomo che sente per la prima volta nella sua lunghissima carriera che la sua poesia non basta più a incantare il serpente della realtà.

Feltri lo guarda con una stanchezza glaciale, la noia di chi deve spiegare l’ovvio a chi vive di allucinazioni dorate.

La verità è che il consenso della Meloni umilia Benigni con la sua sola esistenza, perché lei è sostanza e lui è diventato polvere di stelle scaduta.

La festa della retorica è ufficialmente chiusa per fallimento e il bancomat della cultura di parte ha smesso di erogare fondi per chiedere scusa di esistere.

Le luci dello studio virano verso un rosso cupo, quasi a voler sottolineare la fine di un’era.

Il pubblico è immobile, paralizzato da una sensazione di vuoto.

Hanno assistito alla demolizione di un simbolo fatto a pezzi da un uomo che non ha usato metafore, ma solo pietre pesanti come macigni della realtà.

Mentre il conduttore cerca disperatamente di riprendere le fila di un disastro comunicativo di proporzioni epiche, Feltri si sistema il cappotto con un gesto che sa di addio definitivo a un teatro di ombre.

Non c’è più musica, non ci sono più stelle, c’è solo il rumore della verità che purifica l’aria viziata di decenni di bugie poetiche.

Giorgia Meloni è altrove impegnata a lottare tra le carte di Palazzo Chigi, lontana dai riflettori che hanno appena bruciato l’ultimo scampolo di credibilità di chi credeva di essere eterno.

Questo scontro ha segnato un solco profondo nel tessuto sociale italiano.

Non si è trattato solo di una discussione tra un giornalista e un attore, ma della collisione tra due galassie diverse, quella dei fatti e quella delle apparenze.

Benigni è rimasto solo sul palco, come un burattino a cui sono stati tagliati i fili all’improvviso.

Una marionetta rimasta immobile dopo che il pubblico ha smesso di ridere e ha capito il trucco dietro il sipario.

Feltri se n’è andato senza voltarsi, fiero di aver portato un raggio di gelida verità nel teatro dell’inganno.

La nazione ha visto chiaramente chi ha la forza di guidarla attraverso il fango e chi ha solo la rabbia di chi ha scoperto di essere diventato un’ombra del passato.

La finzione è finita, il sipario è calato e per Benigni non ci sono stati applausi, ma solo l’eco terribile di una verità che non ha saputo gestire.

Il regno dell’apparenza è crollato sotto il peso della sua stessa inconsistenza, lasciando l’Italia finalmente libera di guardare in faccia il proprio destino.

Numero3738.

 

PENSIERO  E  AZIONE

 

Il modo in cui pensi non resta solo nella tua mente, ma si riflette nel modo in cui vivi ogni giorno.

Le stesse situazioni possono essere concepite in modi completamente diversi, a seconda dei pensieri che le accompagnano.

Quando il tuo dialogo interno è negativo, anche la realtà tende a sembrarti più difficile.

Al contrario, un pensiero più aperto e costruttivo cambia il modo in cui reagisci a ciò che accade.

Non sono solo gli eventi a determinare la tua esperienza, ma anche il significato che le dai.

Questo influenza emozioni, decisioni e comportamenti.

Nel tempo, tutto questo costruisce i risultati che ottieni.

Cambiare prospettiva non significa ignorare i problemi, ma affrontarli con un approccio più utile.

È un processo che richiede attenzione e consapevolezza.

Oggi osserva i tuoi pensieri davanti ad una difficoltà e prova a riformularli in modo costruttivo: è così che inizi a cambiare la tua realtà.

Molte persone aspettano di sentirsi sicure prima di agire, ma quella sicurezza, spesso, non arriva mai.

La fiducia non è un punto di partenza, è una conseguenza delle azioni ripetute nel tempo.

Ogni volta che fai qualcosa, anche con incertezza, stai costruendo una prova concreta delle tue capacità.

Restare fermi in attesa del momento giusto significa rinviare continuamente la crescita.

È nell’azione che scopri cosa sei davvero in grado di fare.

Anche piccoli passi contribuiscono a rafforzare la percezione che hai di te stesso.

Non serve essere perfetti, serve iniziare.

Con il tempo, ciò che prima sembrava difficile diventa più naturale.

La sicurezza cresce insieme all’esperienza.

Chi agisce, anche con dubbi, avanza comunque.

Oggi, fai quella cosa che stai rimandando perché non ti senti pronto: è così che inizi a costruire la tua fiducia.

Molti pensano che serva motivazione costante per ottenere risultati, ma la realtà è diversa.

La motivazione va e viene, mentre i risultati si costruiscono con la continuità.

Agire solo quando si ha voglia porta un impegno irregolare e a progressi limitati.

Sono proprio le azioni fatte nei momenti di resistenza a fare la differenza.

È lì che si costruisce disciplina, non quando tutto è facile.

Chi ottiene risultati non aspetta lo stato d’animo giusto, ma agisce comunque.

Anche piccoli passi, fatti senza voglia, hanno un impatto enorme nel tempo.

È la costanza che trasforma l’impegno in progresso reale.

La resistenza non è un segnale di fermarsi, ma una parte del processo.

Superarla rafforza il controllo su se stessi.

Oggi fai ciò che avevi deciso di fare, anche se non ne hai voglia: è così che inizi a creare risultati concreti.

La gratitudine non è solo un’emozione, ma un’abitudine che può cambiare il modo in cui guardi la tua vita.

Quando ti concentri su ciò che hai, invece che su ciò che ti manca, la tua percezione della realtà si trasforma.

Non perché i problemi spariscano, ma perché smetti di metterli al centro di tutto.

Questo sposta l’attenzione verso ciò che funziona e che può essere valorizzato.

Con il tempo, questo atteggiamento influenza anche le tue emozioni e le tue decisioni.

La gratitudine, allenata ogni giorno, crea una mentalità più aperta e positiva.

Non serve aspettare grandi eventi per provarla, ma riconoscere anche le piccole cose.

È proprio nella quotidianità che si fa la differenza.

Chi coltiva gratitudine sviluppa una visione più equilibrata della realtà.

Oggi prenditi un momento e scrivi tre cose per cui sei grato: è così che inizi a cambiare il modo in cui vivi ciò che ti accade.

 

@ilmegliodeilibri

Numero3630.

 

R I P E T I    A B B A S T A N Z A    U N A    B U G I A

E    D I V E N T A    U N A    R E A L T A’    E    U N A    I D E N T I T A’

 

La ripetizione crea familiarità.

La familiarità sembra verità.

Le etichette mentali diventano ruoli.

Le parole interiori costruiscono immagini di sé.

La mente accetta e accoglie ciò che ascolta spesso.

Le bugie ripetute, inconsapevolmente, diventano convinzioni, spesso tenaci.

Le convinzioni diventano abitudini, dure da estirpare.

L’identità nasce anche da false idee.

Attenzione a cosa ti racconti.

E anche a cosa ti raccontano.

Se ci credi, diventa la tua realtà.

Può essere falsa e tu non te ne accorgi.

Quando l’hai accolta, la difenderai.

Solo per confermare la tua coerenza.

Conosci qualcuno che ammette di essere coerente in un errore?

Non ci fa una bella figura.

Non ha scampo: quella convinzione deve essere la sua realtà.

E questa realtà deve essere la sua verità.

Costui non dubita, si illude.

Si illude di essersi costruito la sua certezza.

Non ha usato la ragione che dubita, ma la fede che deve essere certa.

 

@ilmegliodeilibri con integrazioni

Numero3615.

 

M A L E V O L E N Z A

 

Ecco i comportamenti tipici delle persone che desiderano farti del male

Navigare nel complesso mondo delle relazioni interpersonali a volte può sembrare come guadare acque agitate. Nel nostro cammino quotidiano è probabile che incontriamo persone che, invece di offrirci una mano, cercano di trascinarci giù.
Sono persone maligne nelle nostre vite: comprendere i comportamenti tipici di questi attori ombra è essenziale.
Questo non solo ci permette di riconoscerli ma anche di proteggerci dalla loro influenza tossica.

Le molteplici sfaccettature della malevolenza

 

Le persone malevole non portano segni che annuncino le loro cattive intenzioni, eppure le loro azioni parlano da sole.
Il comportamento distintivo è la loro tendenza a farti sentire colpevole, spesso per cose sulle quali hai poco o nessun controllo.
Giocano abilmente la carta della vittimizzazione, invertendo i ruoli, in modo da camuffare le proprie malefatte e i loro cattivi pensieri: distolgono il proprio disagio interiore da sé e lo inducono in te.
Questa dinamica è rafforzata dalla loro negatività costante, che serve a esaurire ed annientare emotivamente chi li circonda. Una presenza che non ti fa sentire a tuo agio spesso indica una mente contorta e intenzioni discutibili.
Spesso si tratta di persone che hanno una situazione in atto difficile o precaria, magari anche di salute, o hanno avuto disavventure familiari che, in qualche modo, spiegano la loro negatività.

Le loro interazioni sono intrise di ipocrisia e di finta onestà, rendendo difficile distinguere il vero dal falso. La falsità è la loro lingua madre. Questi individui non vedono favorevolmente i tuoi successi e invece si rallegrano dei tuoi smacchi, provando una malsana soddisfazione per le battute d’arresto degli altri.
I tedeschi chiamano questo atteggiamento Schadenfreunde che si può tradurre con “gioia maligna” o “soddisfazione cinica”.
Il loro bisogno di controllo è sempre presente e cercano di dominare il loro ambiente.

Inoltre, le persone maligne sono caratterizzate da disonestà e bugie frequenti.
Usano la gentilezza in vari modi ipocriti e hanno un talento particolare per la gestione degli altri. Seminano confusione e conflitto, sono professionisti del terrorismo psicologico.
Conducono una doppia vita nascondendo la loro vera natura dietro una maschera di rispettabilità.
Negano i fatti, anche i più evidenti, oppure fanno finta di non conoscerli.
Non hanno limite nella loro ricerca di potere e influenza.

Stabilire dei limiti quando si ha a che fare con persone tossiche

 

Riconoscere queste caratteristiche è un primo passo verso la protezione del tuo spazio personale.
È essenziale definire i propri limiti e non permettere a questi individui tossici di invadere il nostro benessere. Questo può iniziare con gesti semplici, come dire di no, stabilire confini chiari nelle interazioni o persino allontanarsi da situazioni in cui predominano questi comportamenti negativi.

Sono particolarmente nefaste le personalità che, sotto le parvenze di rispettabilità o, addirittura, di santità, millantano rapporti misteriosi, da medium, con mondi ed entità paranormali da cui, a loro dire, vengono ispirate per diffondere scenari catastrofici per l’umanità, adoperando questi argomenti per indurre paura e sudditanza e controllare la sensibilità psicologicamente labile delle proprie vittime.
Sono le cosiddette santone o i guru che, come influencer mentali, cercano adepti per creare intorno a sé una setta di seguaci che pendono dalle loro labbra, come in un festival della creduloneria.

Ma sono da evitare accuratamente anche le persone cosiddette amiche che, quando ti parlano, scaricano su di te le loro ansie ed angosce affinché sia tu ad avere il ruolo di cestino della loro immondizia psichica: ad esempio quelle che parlano di guerre imminenti, di minacce di bombe nucleari, di rifugi antiatomici, di luoghi lontani e sicuri dove andarsi a rifugiare, per garantirsi una serenità di cui loro sono prive per natura.
Stanno seminando una negatività che è dentro di loro, ma che diventa per esse più sopportabile se condivisa con altri: mal comune mezzo gaudio.

Dobbiamo circondarci, invece, di persone premurose, che sono quelle che arricchiscono la nostra vita e rispettano i nostri limiti.
Rifiutarsi di tollerare comportamenti dannosi è un atto di rispetto di sé e un passo verso l’amor proprio.

Scegli il rispetto di te stesso e l’amore per te stesso

 

Alla fine, la scelta è nostra. Possiamo scegliere di subire le azioni di persone malintenzionate oppure di prendere le redini e tracciare i contorni di una vita rispettosa della nostra integrità personale.
Affermarci e coltivare l’amore per noi stessi è l’antidoto più potente contro l’ombra della malevolenza.
Ci vuole coraggio e perseveranza, ma ne vale la pena per la pace interiore e le relazioni autentiche che ne derivano.

Diventando consapevoli dei comportamenti tipici delle persone che desiderano farci del male e scegliendo deliberatamente di rispettare e amare noi stessi, cambiamo non solo la dinamica delle nostre interazioni, ma anche la traiettoria della nostra vita.
È tempo di scegliere le relazioni che ci sollevano, invece di tollerare quelle che ci trascinano giù.
La paura, l’angoscia, il senso di colpa, la contrizione, l’espiazione, la tristezza sono stati d’animo a “bassa vibrazione” che inducono e instaurano un malessere che diventa cronico, del quale non ci si accorge, ma che ci intossica.

Chiediamoci se la nostra vita è serena o, almeno, abbastanza serena: se la nostra onesta risposta è no, rileggiamo queste parole, guardiamoci prima dentro e poi intorno e ….prendiamo provvedimenti.

 

Numero3547.

 

U N    A M I C O    V E R O

 

Vuoi sapere chi è un amico vero?

Non guardare chi ti aiuta quando stai male: è troppo facile.

A tutti piace fare l’eroe e consolarti, perché la tua tristezza non minaccia nessuno.

Se vuoi la verità, guarda chi applaude quando vinci.

Racconta una bella notizia, un successo, una vittoria e guarda i suoi occhi per quel mezzo secondo prima che sorrida.

Se vedi appena un lampo di fastidio o se cambia subito discorso parlando di sé, o se sminuisce la tua vittoria con un “Sì, ma …”, quella persona non è un amico, è un rivale segreto che ti tollera solo finché stai un gradino sotto di lui.

L’amico vero è quello che non si sente sminuito dalla tua luce, ma la usa per accendere la sua.

 

@Influenza.Mentale

Numero3477.

 

P E R S O N E    “F O R T I”

 

1   Vivono nel presente, non nel”quando avrò” o “quando finirà”.

2   Si svegliano pensando a ciò che possono fare oggi, non a ciò che non possono controllare.

3   Non sprecano energie nel rivivere vecchie ferite.

4   Perdonano, non per gli altri, ma per liberare se stessi.

5   Sanno che il passato non si cambia, ma può insegnare.

6   Preparano il futuro con calma, senza ansia.

7   Sanno che la paura è solo una voce, non una verità.

8   In psicologia, questo equilibrio si chiama consapevolezza, ma nella vita reale, si chiama solo pace interiore.

 

@healingsoulmusic436

Numero3460.

 

Q U A N D O    I N I Z I    A D    AM A R T I

 

Cammini più dritto – il tuo corpo diventa un messaggio di fiducia.

Ti guardi allo specchio con orgoglio – vedi forza dove prima vedevi difetti.

Dici “no” senza sensi di colpa – proteggi il tuo spazio personale.

Scegli relazioni sane – non accetti più relazioni tossiche.

Celebri ogni vittoria – la gioia diventa carburante per la tua autostima.

Trasformi fallimenti in forza – ogni caduta diventa lezione.

Investi in te stesso – ti riconosci come la tua risorsa più preziosa.

Non temi giudizi – resti fedele ai tuoi valori.

Hai coraggio di osare – smetti di vivere in gabbia.

Trasmetti luce agli altri – la tua energia diventa ispirazione.

 

@AnimaOltreilimiti80.

Numero3448.

 

P E R D I T A    D I    C R E D I B I L I T A’

 

Promettere più di quanto puoi mantenere.

Parlare male degli assenti.

Cambiare opinione a seconda di chi hai davanti.

Evitare responsabilità quando sbagli.

Interrompere continuamente chi parla.

Fare il saputello su ogni argomento.

Non rispettare i tempi degli altri.

Accampare pretesti, usare troppe scuse.

Prendere meriti che non ti appartengono.

Mentire anche sulle piccole cose.

 

@ProGix

Numero3410.

 

P E R S O N E    T O S S I C H E

 

Ti criticano davanti agli altri – Umiliazione pubblica.

Minimizzano i tuoi successi – Svalutazione

Ti interrompono continuamente – Mancanza di rispetto.

Ti incolpano dei loro errori – Scarico di responsabilità.

Ti fanno sentire inadeguata – Colpa indotta.

Ti escludono da decisioni importanti – Isolamento.

Ti fanno dubitare di te – Insicurezza programmata.

Ti ricordano i tuoi errori passati – Manipolazione emotiva.

Ti tolgono energie con lamentele costanti – Prosciugamento emotivo.

Ti trattano bene solo quando serve a loro – Amore condizionato.

 

@AnimaOltreilimiti80

Numero3409.

 

“Nemmeno al tuo migliore amico”, psicologo indica 9 cose che non devi condividere con nessuno

Indice dei contenuti

Tore Kesicki, psicologo, mental coach e volto noto di TikTok, ha acceso il dibattito con un video diventato virale in poche ore.

In un video di 2 minuti, ha elencato nove aspetti della propria vita che andrebbero tenuti segreti.

Nessuna eccezione.

Nemmeno per il migliore amico, nemmeno per la persona amata e – a suo dire – nemmeno ai genitori.

Secondo lui, certe cose vanno custodite gelosamente, per evitare delusioni, giudizi o – peggio ancora – sabotaggi.

Le sue parole hanno raccolto centinaia di migliaia di visualizzazioni, ma anche commenti contrastanti.

C’è chi lo considera troppo diffidente, quasi cinico.

Ma molti utenti, soprattutto adulti, hanno ammesso di rivedersi in quelle riflessioni.

Un commento molto apprezzato dice tutto: “Ieri ho detto troppo di me stesso a una persona e me ne sono già pentito”.

Sogni e obiettivi: meglio tacere finché non li realizzi

Kesicki è diretto: “Quando condividi i tuoi sogni, qualcosa si inceppa”.

Secondo lui, raccontare i propri obiettivi prima di averli raggiunti può bloccare il processo.

Come se le parole togliessero energia al progetto.

Ma c’è di più. Una volta rivelato un sogno, entrano in gioco dinamiche esterne, aspettative, pressioni e – soprattutto – giudizi non richiesti.

Finché un obiettivo non è realtà, tenerlo per sé potrebbe proteggerlo. Anche dalle influenze negative delle persone più vicine.

Soldi e situazioni finanziarie: parlare di denaro crea distanza

Uno dei passaggi più forti del video riguarda la sfera economica.

Kesicki racconta: “A 22 anni guadagnavo più di mio padre. Gliel’ho detto e ho visto la gelosia nei suoi occhi. Non lo dimenticherò mai”.

Non tutti riescono a gioire per il successo altrui.

Parlare apertamente di soldi, stipendi o patrimoni personali può generare disagio, invidia o competizione, anche nei rapporti più stretti.

In un mondo che tende a misurare il valore personale in base al conto in banca, meglio evitare dettagli superflui.

Debolezze e problemi personali: il rischio è che vengano usati contro di te

“Le tue debolezze possono diventare armi nelle mani sbagliate”, avverte Kesicki.

Confidare fragilità emotive, paure o limiti a qualcuno può sembrare un gesto di fiducia. Ma è anche un rischio.

Oggi si è amici, domani magari no.

E quello che un tempo era uno sfogo intimo, può trasformarsi in un punto debole esposto.

Vale anche per i problemi familiari“Magari tu li vivi come gravi, ma per altri sono sciocchezze. E ti giudicano”.

Non tutto va raccontato, perché non tutti hanno la sensibilità per capirlo o il rispetto per custodirlo.

Progetti futuri e “grandi mosse”: la gelosia non dorme mai

“Molte persone non hanno piani per il futuro. Se racconti i tuoi, li fai sentire inadeguati”, spiega Kesicki.

Parlare della propria prossima “mossa” – un cambio di lavoro, un lungo viaggio, un trasferimento, un progetto ambizioso – può accendere meccanismi di invidia in chi si sente fermo o insoddisfatto.

Non tutti saranno felici dei tuoi traguardi.

Per alcuni, il tuo entusiasmo è un fastidio. E lo mostrano con frecciatine, disinteresse o sabotaggi sottili.

Meglio coltivare i progetti in silenzio, almeno finché non si concretizzano.

Segreti, vita privata e oggetti personali: la fiducia ha un limite

Un altro tema delicato toccato dallo psicologo riguarda la fiducia. 

“Oggi il partner può diventare il tuo peggior nemico nel giro di un secondo”, afferma senza mezzi termini.

Non è paranoia, dice: è esperienza. Troppe storie finite con rancori e tradimenti partiti da una confidenza sbagliata.

Vale per i segreti personali, ma anche per la vita privata: dettagli intimi, storie passate, dinamiche familiari.

“Non dirlo a nessuno. Se oggi ti fidi, domani potresti pentirtene”.

E poi c’è la questione dei beni materiali“Se hai una barca, un’auto o un elicottero, non dirlo. Anche lì scatta la gelosia. Pensi che tutti siano felici per te? Non è così”.

A volte basta un dettaglio per cambiare lo sguardo di qualcuno su di te.

Gentilezza silenziosa: il vero bene non ha bisogno di spettatori

Infine, un consiglio che Kesicki definisce personalenon condividere gli atti di gentilezza.

Nessuna foto, nessun post, nessun racconto autocelebrativo.

“Fallo per te stesso. Non per vantarti. La bontà vera è silenziosa”.

In un’epoca in cui tutto viene documentato e condiviso, questo suggerimento suona quasi rivoluzionario.

Forse perché tocca una verità più profonda: non tutto deve diventare condiviso.

Alcune cose, forse le più preziose, meritano di restare solo nostre.

Cinico o realistico? Il dibattito divide i social

Il video di Tore Kesicki ha ricevuto migliaia di commenti.

Alcuni utenti lo definiscono esagerato, pessimista, incapace di fidarsi. Ma c’è anche chi lo appoggia: 

“Con l’età, aumentano le delusioni. E diminuisce la voglia di aprirsi con chiunque”, scrive una donna di 47 anni.

Altri ammettono di aver imparato la lezione a proprie spese.

Il contenuto, per quanto semplice, ha toccato un nervo scoperto: quanto possiamo davvero fidarci degli altri?

Quanto raccontare di noi stessi ci espone a rischi invisibili?

E soprattutto: siamo davvero sicuri che chi ci ascolta voglia il nostro bene?

Numero3303.

 

da  QUORA

 

Scrive Brian Pennie, corrispondente di QUORA

 

C O S E    D A    N O N    F A R E

 

  1. Paragonare se stessi agli altri. La gioa viene dal progresso, non dal paragonarsi agli altri.
  2. Discutere con gli altri. Potresti avere ragione, ma non cambi l’opinione della gente, ecco il punto.
  3. Farsi inquinare da notizie negative. A meno che tu non abbia intenzione di fare qualcosa al riguardo, stai solo inquinando la tua mente. E se condividi le notizie con gli altri, stai anche inquinando le loro.
  4. Frequentare persone a cui piace lamentarsi, incolpare, condannare e criticare.
  5. Procrastinare. Porta solo miseria. Ma se tu agisci, stai bene. E se agisci costantemente, sarai inarrestabile.
  6. Rassegnarsi. Non arrenderti mai. Gli unici limiti nella tua vita sono quelli che poni tu, quindi sogna in grande e sii ambizioso.
  7. Non dubitare mai di te stesso. Se lo fai, avrai più motivi per supportare le tue affermazioni.
  8. Avere lo smartphone vicino al letto.
  9. Una carriera che non ti piace.
  10. Zucchero raffinato.
  11. Alcol.
  12. Meno di 8 ore di sonno.
  13. Un letto scomodo.
  14. Social media.
  15. Lavorare troppo.

 

 

Numero3241.

 

N O N    P U O I ….    di  Abraham  Lincoln

 

Non puoi portare prosperità scoraggiando la parsimonia.

Non puoi rafforzare i deboli indebolendo i forti.

Non puoi aiutare i lavoratori se colpisci i datori di lavoro.

Non puoi predicare la fratellanza incoraggiando l’odio di classe.

Non puoi restare fuori dai guai spendendo più di quanto guadagni.

Non puoi costruire il carattere e il coraggio privando l’uomo dell’iniziativa e dell’indipendenza.

Non puoi aiutare gli uomini facendo sempre in loro vece ciò che dovrebbero fare da soli.”

 

Abraham Lincoln

 

N.d.R.:

Il 5 maggio 2021 su Facebook è stato pubblicato un post contenente una presunta dichiarazione di Abramo Lincoln. Il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America, assassinato nel 1865, avrebbe detto: «Non puoi portare prosperità scoraggiando la parsimonia. Non puoi rafforzare i deboli indebolendo i forti. Non puoi aiutare chi guadagna un salario colpendo chi lo paga. Non puoi incoraggiare la fratellanza incoraggiando l’odio di classe. Non puoi aiutare il povero distruggendo il ricco. Non puoi stabilire solida sicurezza sul denaro preso a prestito. Non puoi restare fuori dai guai spendendo più di quanto guadagni. Non puoi costruire il carattere e il coraggio privando l’uomo dell’iniziativa e dell’indipendenza. Non puoi aiutare gli uomini facendo sempre in loro vece ciò che dovrebbero fare da soli».

Si tratta di una notizia falsa.

Come hanno verificato diversi siti di fact-checking statunitensi, le parole erroneamente attribuite a Lincoln sono in realtà del reverendo William J.H. Boetcker, un influente oratore pubblico conservatore della Pennsylvania. La dichiarazione oggetto della nostra verifica è contenuta nell’opuscolo intitolato “Ten Cannots” di Boetcker (Dieci NON PUOI di Boetcker), pubblicato nel 1916.

Nel corso degli anni le frasi contenute nei “Ten Cannots” sono stati attribuiti erroneamente a Lincoln molte volte, anche da parte dell’ex presidente Ronald Reagan.

Contattato dai colleghi di PolitiFact, James Cornelius, direttore del Journal of the Abraham Lincoln association, ha confermato che l’ex presidente non ha mai pronunciato simili parole.

 

N.d.R.: Comunque sia, indipendentemente da chi le ha pensate, pronunciate e scritte, queste frasi meritano attenta riflessione.