Numero2164.

 

8   M A R Z O

 

Prima che finisca questo 8 Marzo,

“giornata della donna”,

mi concedo una riflessione:

il modo migliore

per far durare un rapporto

è stare insieme

senza vivere insieme.

E di questo voglio

ringraziare te, Rita,

mia compagna di vita,

che in questo modo

e d’accordo con me,

fai durare il nostro

rapporto da 26 anni

e chissà per quanto ancora.

Auguri, Rita! voglio festeggiarti

dedicandoti questo pensiero.

Numero2149.

 

Ricevo da Efrem, amico recente, ma assiduo e competente lettore, questo contributo che apprezzo molto, senza piaggeria.

 

Un pensiero di Joel Dieker tratto dal romanzo “L’enigma della camera 622”.

“….La vita è un romanzo di cui si conosce già la fine: il protagonista muore.
La cosa più importante, in fondo, non è come va a finire,
ma in che modo ne riempiamo le pagine.”

 

N.d.R. : Non mi rimane che ribadire il concetto:

La vita è un morso
e conta solo
ciò che provi
mentre mordi.
Il resto è un torso.

 

Numero2106.

Dal settimanale femminile  G R A Z I A

 

CAMILLA SERNAGIOTTO — 

 

L’astinenza sessuale protratta a lungo non fa bene. Non solo al cuore e alla mente, ma anche alla salute.

Cosa succede quando non si fa sesso per tanto tempo?

Niente di grave, ma niente di buono.

Già, perché è dimostrato che l’astinenza sessuale prolungata non fa bene.

Al cuore, alla mente, alla libido, all’ego e anche alla salute. E invecchia corpo e mente.

Per capire quanto il sesso sia importante, ecco

Cosa succede se non si fa sesso: il sistema immunitario si indebolisce

L’astinenza sessuale se protratta per lunghi periodi ci fa ammalare più frequentemente e più facilmente.

Fare sesso e provare piacere, infatti, rafforza il sistema immunitario quindi fare l’amore almeno una volta alla settimana aiuterà l’organismo a creare anticorpi e a essere sano.

Aumenta lo stress

Non fare sesso peggiora lo stato psichico.

Che faccia bene all’umore è indubbio ma non solo all’umore: proprio la psiche ne beneficia. Durante un rapporto sessuale, infatti, il cervello rilascia endorfine e ossitocine, quest’ultima definita “ormone della felicità”.

Interrompere l’attività sessuale comporta una diminuzione drastica dei livelli di ossitocina e di serotonina (l’altro famoso ormone della felicità).

Dunque avere una vita sessuale attiva equivale a fare incetta di endorfine e ad aumentare il livello di serotonina, di conseguenza ci si sente più felici.

Ci si sente più empatici nei confronti degli altri e si coltiva maggiormente la stima per se stessi.

Non fare sesso per lunghi periodi, al contrario, aumenta il rischio di incappare in stress, malumore e ansia.

Cosa succede se non si fa sesso per tanto tempo: si può iniziare a soffrire d’insonnia

L’insonnia è intimamente interconnessa all’astinenza sessuale a causa dell’ossitocina, l’ormone che viene rilasciato in enormi quantità al momento del picco di piacere, l’orgasmo.

Oltre a essere l’ormone responsabile della felicità, l’ossitocina ha anche un effetto calmante davvero potentissimo, tale da aiutare ad addormentarsi meglio e prima.

Nonché a dormire sonni più intensi, profondi e riposanti.

La vagina perde elasticità e lubrificazione

Non fare sesso o farne poco aumenta sensibilmente il rischio di soffrire di cistite e altri malesseri batterici, però al contempo fare l’amore allena la vagina e la rinforza a livello muscolare.

Dire addio per troppo tempo all’erotismo implica perdere tono muscolare, esattamente come succede a chi smette improvvisamente di fare palestra.

Inoltre potrebbero verificarsi problemi di lubrificazione dovuti al calo degli estrogeni proprio perché è l’eccitamento che induce la vagina a inumidirsi.

E questa secchezza che si instaura in conseguenza del poco sesso rischia di provocare comunque la cistite.

Si sente maggiormente il dolore

Fare sesso aiuta a sentire meno il dolore fisico. Le endorfine prodotte al momento dell’orgasmo funzionano come potenti analgesici naturali che permettono di sopportare di più il male fisico, aumentando la soglia del dolore, al minimo, di due o tre tacche.

Dolori di entità minore, come quelli legati al ciclo e al mal di testa, saranno percepiti con un’intensità più leggera.

Se si è in astinenza sessuale da parecchio tempo, è molto probabile che la soglia di sopportazione  del male fisico scenda invece ai minimi storici.

La pelle è meno luminosa

Il sesso fa bene all’incarnato perché fa produrre estrogeni che danno una maggiore disponibilità di collagene, rendendo così la pelle più elastica, giovane, tonica e luminosa.

Non solo: il sesso è un’ottima palestra, un esercizio fisico che fa bruciare parecchie calorie e sudare moltissimo.

Con la sudorazione si aprono i pori e si “lava” via lo sporco che vi è intrappolato.

Come se non bastasse, pure i capelli e le unghie migliorano.

L’astinenza riduce la libido: meno sesso fate, meno voglia ne avrete.

La cosa più “pericolosa” del fare poco sesso? È il circolo vizioso in cui si finisce inesorabilmente:  diminuire o smettere di fare sesso provoca un abbassamento della libido.

Meno sesso si fa, meno si avrà voglia di farlo.

Sembra un controsenso ma è così e tutto dipende dagli ormoni che un rapporto fa secernere. In mancanza di quegli ormoni, gradualmente la necessità di una vita sessuale soddisfacente verrà percepita in maniera erronea: crederemo di poterne fare a meno, non ne avremo quasi più voglia ma la salute, la pelle, la psiche, l’umore e la vita in generale ne risentiranno.

Il sesso allena corpo e cervello

Abbiamo già accennato al fatto che un rapporto sessuale equivalga a una sessione di palestra a livello di calorie bruciate e di tonificazione muscolare.

Si tratta infatti di attività fisica e in quanto tale migliora il sistema cardiocircolatorio e permette di bruciare calorie (e di farlo divertendosi più che sul tapis roulant…)

Ma non solo il fisico ne giova: anche il cervello. L’attività sessuale sviluppa i neuroni dell’ippocampo, la parte del cervello che svolge una funzione importante per la memoria a lungo termine e per l’orientamento nello spazio.

Non fare l’amore per tanto tempo, dunque, influisce sull’invecchiamento non solo di muscoli e di pelle ma anche del cervello, insomma, di tutto il corpo.

Numero2100.

 

L’ A R T E   M O D E R N A

 

IL PARADIGMA CONTEMPORANEO DELL’ARTE.

 

Che cos’è l’arte oggi?
È il gusto per lo scandalo e la trasgressione, è il confronto solo con un pubblico di iniziati ed è il complesso di strategie tese a dimostrare che il valore dell’arte non risiede nell’opera in sé, ma in un gioco di discorsi sociali e mediatici.
Queste sono alcune delle categorie elementari che intervengono nella realizzazione di un’opera d’arte contemporanea. Però, penso che davvero determinante sia l’idea, il comunicare un pensiero, che può essere rivoluzionario, al di là del fatto che sia più o meno provocatorio o scandalistico. Conta l’originalità e il coraggio di un pensiero nuovo, il riconoscere la potenza dell’arte in un’idea e non tanto in un manufatto o in una capacità tecnica: è la caratteristica più convincente dell’arte contemporanea.
L’arte, nel tempo, ha avuto il compito di insegnare cosa pensare, cosa credere, cosa immaginare.
Quella di oggi, che a volte teorizza il caos oppure inventa linguaggi con lo scopo di confondere e simulare, è forse diversa?
No. L’arte, quando è tale davvero, e non solo un gioco o una provocazione, quando non è fine a se stessa, credo sinceramente offra grandi intuizioni, grandi idee capaci di interpretare la realtà.
E penso, anche, che siano le donne le migliori interpreti di questa realtà, per ragioni che derivano dalla storia dell’evoluzione femminile. Le donne hanno dovuto adattarsi ed affrontare tante situazioni insieme. Infatti si dice che sono multitasking (multidisciplinari), mentre l’uomo riesce a fare solo una cosa alla volta. Probabilmente, la necessità di dover affrontare, di saper leggere con duttilità realtà così diverse, fa loro mettere in campo una dose di coraggio e di audacia in più. E poi, sicuramente, le donne, adesso, sono meno legate ai vincoli dei poteri forti: se ne stanno affrancando e pertanto sono più libere. E, da sempre, detentrici di una qualità assolutamente eccezionale: quella che le fa arrivare alla verità della realtà per via diretta, cioè l’intuizione. Che è la scintilla del fuoco sacro dell’arte.

Numero2057.

 

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede.
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
ma non ho creato dolore.

Fabrizio De André     I dieci comandamenti. (Il testamento di Tito).

Numero2038.

 

P I A C E R E

 

Devo piacermi

per dare piacere.

 

Mi sono appuntato questa semplice frase, che ho sentito pronunciare, a notte inoltrata, durante una simpatica trasmissione televisiva che tratta esclusivamente di sesso e argomenti connessi, senza intenti didascalici, senza dottori o psicologi, ma che è condotta con leggerezza e senza ipocrisia, facendo parlare liberamente le persone presenti dei loro gusti, dei loro comportamenti, delle loro esperienze.
A pronunciarla era una donna che, intervistata dalla conduttrice sul tema del “piacere” e del “desiderio”, ha così, sinteticamente, espresso il proprio pensiero, che io ho percepito come illuminante, quasi folgorante. E ho tentato di prendere sonno, elucubrando e rimestando, in balia di mille considerazioni che si accavallavano nella mia mente.
Alla fine, ci ho dormito sopra, ripromettendomi di dedicare a questo argomento un numero del BLOG, per sviscerarlo meglio.

La prima considerazione che mi è balzata in testa è stato il parallelismo di questo aforisma con l’evangelico “ama il prossimo tuo come te stesso” (Matteo, 22. 37-39). E anche  «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuorecon tutta l’anima tuacon tutta la forza tuacon tutta la mente tuae il tuo prossimo come te stesso» (Luca 10, 25-37) . Dopo il primo comandamento, quello di amare Dio, questo secondo è il comandamento più fondante di tutta la “morale cristiana”. Sappiamo che su di esso si è sviluppata la teoria etica  della Religione Cristiana, con la sottolineatura stringente e apodittica dell’amore per il prossimo. Non per niente, al primo posto, nell’enunciazione, viene “ama il prossimo tuo”. Tale e tanta è stata la preponderanza di questo concetto, che per duemila anni è stato messo in ombra, in secondo piano e, dico io, accuratamente, volutamente, intenzionalmente trascurato il “come te stesso”.
Ebbene, io intendo riesumare il paragone del vangelo, ribaltando i termini della questione: ama te stesso, per amare meglio gli altri.
La frase della signora intervistata, è la trasposizione esatta, sul piano della sessualità, di questo elementare enunciato. Al primo posto, in una sana ed equilibrata visione della vita, io ci metto l’amore per se stessi.
Non voglio mica fondare una Controreligione! Voglio solo riabilitare una esigenza primaria e naturale della personalità umana, che è quella di occuparsi della propria salute mentale, morale e fisica e, vivaddio, anche della propria felicità, prima di abbracciare supinamente ogni dettato altruistico, per quanto cogente possa essere: è l’istinto di sopravvivenza, ma di buona sopravvivenza.

Nella frase evangelica, quello che viene collocato al primo posto è l’amore per gli altri. Nella frase mia, che pur mantiene l’esortazione e l’ammonimento all’amore, al primo posto ho messo l’uomo, l’individuo pensante, responsabile, sensibile, empatico, pronto alla fraternità, alla collaborazione, alla generosità, alla misericordia. Ma solo dopo aver fatto proprio, compiutamente, il bagaglio di questi valori, inglobandolo nel proprio DNA esistenziale.
Sì, perché l’uomo non nasce, secondo natura, dotato di questi buoni principi.

L’amore per se stessi è una categoria naturale, insita nell’uomo. L’amore per gli altri è una dotazione culturale acquisita nel corso dell’evoluzione sociale ed esistenziale.

Per completare la nozione del radicamento di questi principi, nel tempo e nello spazio dell’umanità, invito il lettore a consultare brevemente il numero seguente (Numero2037.).

“Homo homini lupus” (l’uomo è un lupo per l’uomo) è una espressione latina che troviamo nella commedia di Plauto, L’Asinaria. 

Il concetto dell’ “homo homini lupus” è stato ripreso dal filosofo britannico Thomas Hobbes nella sua opera De Cive (Il cittadino); secondo Hobbes, la natura dell’uomo è essenzialmente egoistica e a determinare le azioni umane sono solamente l’istinto di sopravvivenza e quello di sopraffazione; egli ritiene impossibile che l’uomo si senta spinto ad avvicinare un proprio simile in virtù di un amore naturale; i legami di amicizia o di società degli uomini sono dovuti solamente al timore reciproco.
Nello stato di natura, ovvero in quello stato non regolato da alcuna legge, ogni persona, mossa dal suo più recondito istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare tutti coloro che rappresentano un ostacolo al raggiungimento dei propri scopi; in altri termini, ogni individuo vede nel proprio prossimo un nemico.
Fuori dall’ambito puramente filosofico, l’espressione latina è ancora oggi utilizzata, talvolta ironicamente, talvolta sconsolatamente, per sottolineare la malvagità, l’egoismo e la malizia dell’uomo; in questo senso ha pressoché il valore dell’altrettanto celebre detto mors tua vita mea (la tua morte è la mia vita).

Egoismo, egocentrismo, soggettivismo, individualismo, egotismo, solipsismo, narcisismo. Sono tutti termini che, con sottili sfumature a differenziare l’uno dall’altro, si riferiscono allo stesso concetto. Ma si badi bene, non hanno niente a che fare con il contenuto del mio pensiero.
L’amore per se stessi, come lo intendo io, o amor proprio, è occuparsi di sé, non trascurando gli altri, ma per meglio occuparsi degli altri.
Una personalità equilibrata ed armonica, consapevole e partecipativa non potrà mai erigere steccati, ma solo costruire ponti verso gli altri da sé. Probabilmente, nella costruzione del proprio “taglio mentale” e nella messa a fuoco della propria “Weltanschauung”, o “concezione, visione del mondo e della vita”, il compito più difficile è quello di predisporsi un filtro critico agguerrito e ben attrezzato. Per ottenere questo, è necessaria una straordinaria serie di azioni e di impegni, che non tutti trovano né possibili, né utili, né agevoli: studi, fino ad alti livelli, esperienze, le più disparate, interessi, impegnativi e formativi, frequentazioni, a volte selettive e non facili, stili di vita, talvolta costrittivi e, comunque, di elevato spessore umano e sociale.
Insomma, amare se stessi, per prepararsi alla vita, non è una cosa da ridere, anzi, è un percorso pieno di sacrifici, di difficoltà, di rinunce. Un percorso per nulla autocelebrativo, bensì autoformativo, spesso affrontato con mezzi propri ed inadeguati, combattendo battaglie dove le sconfitte sono sempre più frequenti, ma, comunque, più illuminanti delle vittorie.
Il traguardo di arrivo è una personalità matura, consapevole, preparata ad affrontare la vita, il lavoro, la famiglia, la società con una corazza temprata, con armi affilate, non con  “lo spirto guerrier ch’entro mi rugge” (Ugo Foscolo – Alla sera), ma con animo determinato e motivato, ricco della propria autostima.
Pensate che questa personalità sia ben predisposta verso gli altri, o che si manifesti e si imponga attraverso l’arroganza o la sopraffazione?
Il mio punto di vista, è quello che mi auguro di aver interpretato nella mia vita: è la prima delle due alternative appena citate. Per questo ne parlo, come esperienza personale, senza profferire sentenze o sprecare giudizi sul comportamento di altri.

D’altra parte, qualche secolo prima della frase evangelica, l’oracolo di Delfi, ripreso e sottolineato da Socrate, aveva raccomandato il “conosci te stesso”, come la chiave per aprire le porte del mondo, per interagire e misurarsi con esso. Non ho mai conosciuto, in tutto lo scibile umano, un precetto più illuminante ed esaustivo di questo.
Su quanto detto finora, segnalo e raccomando la lettura dei seguenti Numeri: 1758, 1559, 1400, 1396, 1370.

 

Tornando alla frase di partenza, mi ha stuzzicato una curiosità: ma una donna che dà piacere (sessuale) ad un uomo, dà piacere (orgasmo) anche a se stessa, perché si piace? Vuol dire perché è più disinibita, per il fatto di piacersi?
Allora, l’uomo che funzione avrebbe? E l’atto sessuale, è un darsi piacere reciprocamente, oppure è un'(auto)masturbazione attraverso il corpo del partner? Mio Dio, che guazzabuglio!
Con l’aiuto della vostra pazienza ed attenzione, tento di fare chiarezza: in realtà, non so dove questo discorso andrà a parare.
Quando una donna ha la consapevolezza di avere un bel corpo, armonioso, gradevole, curato, seducente (non solo agli occhi del partner, ma anche ai propri) è sicuramente ben disposta all’atto sessuale e predisposta a goderne lei stessa, oltre che a dare piacere sessuale al compagno. Fin qui, tutto potrebbe quadrare. E questa è la “conditio sine qua non” ( condizione imprescindibile), per instaurare un rapporto sessuale. Almeno da parte femminile.
Ribaltiamo i termini della questione. Una donna che non ha un corpo di suo gradimento, che è consapevole di non essere tanto sexy, non mi dilungo ad appurarne i motivi, ma che si concede ugualmente al proprio partner, per un’attrattiva sessuale di non precisata alchimia, vuol dire, forse, che può non essere così disinibita, come le circostanze richiederebbero? E che, pur facendo arrivare all’orgasmo il compagno, che compie decorosamente il suo dovere, senza tante fisime, può risentire di un freno inibitorio, che deriva dalla coscienza della propria condizione, e non godere appieno del rapporto, impedendosi di suo, in qualche modo, l’orgasmo?
So bene che molte donne non raggiungono mai, o quasi mai, l’orgasmo facendo l’amore col proprio compagno, e che il colpevole di questa “défaillance”, sarebbe proprio lui, il maschio egoista o inadeguato che, pensa a soddisfare le proprie voglie, senza pensare al piacere della compagna.
Ma, in presenza di un rapporto normale, come durata ed intensità, per la prestazione del maschio, può accadere che la femmina manifesti una partecipazione psicologicamente impedita da una scarsa autostima?
Dicono tutti che, nell’altro campo, quello maschile, l’eiaculazione precoce ha motivazioni sintomatiche di carattere psicologico. Perché non potrebbe essere dello stesso tipo, intendo psicologico, in campo femminile, la mancanza di orgasmo (anorgasmia)? E la causa potrebbe essere proprio la scarsa considerazione delle proprie fattezze muliebri?
Quello che, sul piano puramente fisico, la moderna medicina ha riscontrato essere una patologia autoimmune, ovvero, detto in soldoni, il corpo si fa male da solo, non potrebbe verificarsi, attraverso la somatizzazione, anche in ambito psicologico o psichiatrico? Cioè la mente cerca una espiazione, un’autopunizione, negandosi ciò che desidera, cioè la soddisfazione sessuale?

Messa così, un po’ semplicisticamente, la cosa potrebbe riassumersi in questo modo: le donne che si piacciono, che sono contente di sé, hanno molto probabilità di soddisfare sessualmente il partner e anche se stesse.
Le donne che hanno problemi di gradimento del proprio stato fisico, pur soddisfacendo il compagno, potrebbero avere grossi problemi a provare il proprio orgasmo.
L’altra faccia della medaglia, in campo maschile, potrebbe dirci che gli uomini che sono sicuri di sé, delle proprie “performances” e delle dimensioni del loro apparato sessuale, hanno, almeno, normali rapporti, soddisfacenti per se e per la compagna; mentre gli uomini che manifestano insicurezze e problematiche di varia natura, è più probabile che cadano vittime dell’eiaculazione precoce.
Fatto sta, in entrambi i casi, che l’autostima gioca un ruolo di primaria importanza in ambito sessuale.
Ed è proprio giusto e vero che l’apparato sessuale che conta e vale, di gran lunga, di più non sta in mezzo alle gambe, ma in mezzo alle orecchie.

Sono stati scritti migliaia di libri e trattati su questi temi. Darete voi ascolto ad un povero disinformato, ma disinibito, come me? Come sempre, a me interessa gettare il sassolino nello stagno.

 

 

 

 

 

Numero1996.

 

L E   D O N N E   E   LA   C H I E S A

 

Il Cristianesimo, come il Giudaismo e l’Islamismo, è stato progettato per realizzare un altro punto fondamentale del Ordine del Giorno Rettiliano: la soppressione dell’energia femminile, cioè del legame intuitivo con i livelli superiori della nostra coscienza multidimensionale. Se sopprimi la tua energia femminile, la tua intuizione, spegni la tua coscienza superiore e finisci per essere dominato dalla coscienza inferiore.
Così facendo, non puoi accedere alla tua più elevata dimensione di amore, saggezza e conoscenza, e sei in balia di informazioni “manipolate” che ti bombardano occhi ed orecchie.
È questo il motivo per cui la Confraternita Babilonese ha cercato di creare un mondo in cui l’energia maschile fosse dominante, almeno a livello superficiale. L’atteggiamento che noi definiamo da “uomo macho” è quello tipico di una persona privata dell’energia femminile e, quindi, profondamente squilibrata.
Notate che, nel Credo Niceno di Costantino, non vi è alcun riferimento alle donne. Si dice che Dio si è incarnato in Gesù “per noi uomini e per la nostra salvezza”.
Il Cristianesimo fu una roccaforte maschile fin dalle sue fondamenta, creata per sopprimere  la riequilibrante  energia femminile. I padri fondatori della Chiesa, come Quinto Tertulliano, bandirono le donne dall’ufficio sacerdotale, proibendo loro persino di parlare in chiesa.
Fu solo al Concilio di Trento, nel 1545, che la Chiesa Cattolica decise ufficialmente che anche le donne avevano un’anima, e questa decisione fu presa con un margine di soli 3 voti!
I semi di questo dogma antifemminile tipico della Chiesa Cristiana si riscontrano anche in quello specchio del Cristianesimo che è lo Zoroastrismo, la setta del profeta (mitico Dio-Sole) Zoroastro.
Questa religione nacque, ancora una volta, in Persia, in una zona oggi appartenente alla Turchia, dove sorgono le montagne del Taurus e la città di San Paolo, Tarso.
(N.d.R. Si vede che, da quelle parti, era diffusa questa mentalità).
Zoroastro mostrava un violento atteggiamento misogino e affermava che “nessuna donna può entrare in Paradiso, eccetto quelle che si sottoponevano al controllo da parte dell’uomo e che consideravano Signori i loro mariti“.
Quest’intera filosofia è quasi una ripetizione letterale del Brahamanesimo, l’orrendo credo induista introdotto in India dagli Ariani molti secoli prima.
San Paolo continuò ad attuare il suo piano ostile alle donne, in conformità con i dettami Cristiani, aprendo la strada alla tremenda persecuzione delle donne che si consumò nei quasi duemila anni successivi.
Tra le perle di San Paolo si legge:

“Mogli, sottomettetevi ai vostri mariti, poiché il marito è il capo della moglie, come Cristo è capo della Chiesa. Ora, se la Chiesa si sottomette a Cristo, allo stesso modo le mogli si devono sottomettere, in ogni cosa, al marito“.
(N.d.R.   Cristo non era il capo di nessuna Chiesa. È stato proprio Paolo di Tarso a fondare la Chiesa Cristiana, ma non aveva il mitico carisma di Cristo. Inoltre trovo il parallelismo del tutto fuori luogo, capzioso e arrogante).

E:

“Non tollero né che una moglie educhi, né che usurpi l’autorità dell’uomo, ma solo che resti in silenzio”.

Sant’ Agostino di Ippona, come la maggior parte dei personaggi della Chiesa, proveniva dall’Africa del Nord.
Da giovane nutrì insaziabili voglie sessuali, ma, all’età di 31 anni, dopo la presunta conversione al Cristianesimo, cambiò drasticamente condotta di vita e decise che il sesso era una cosa orrenda. Sapete, un po’ come fanno i fumatori quando smettono. Non permetteva a nessuna donna di entrare in casa sua se non accompagnata, e questo valeva persino per sua sorella. Ma non riuscì ad escogitare un modo alternativo di procreare, per cui fu costretto ad accettare il sesso, per evitare l’estinzione dell’umanità.
Tuttavia, insistette sul fatto che, per nessuna ragione, esso dovesse essere una fonte di piacere.
Io ci ho provato, ma non funziona.
Ma questa era l’idea della sessualità che aveva Agostino:

“I mariti amino le loro mogli, ma le amino castamente. Indugino nella carne solo nella misura in cui ciò è necessario per la procreazione dei figli. Dal momento che non è possibile generare figli in alcun altro modo, dovete abbassarvi a ciò contro la vostra volontà, poiché questo è  il castigo di Adamo”.

Queste posizioni portarono, per gradi, all’imposizione del celibato al clero da parte di Papa Gregorio VII nel 1074.
Esatto, oggi nella Chiesa Cattolica i sacerdoti sono celibi perché questo è quello che ha deciso un Papa un migliaio di anni fa, e un’infinità di bambini, violentati da uomini di Chiesa, frustrati e squilibrati, ne hanno pagato le conseguenze.
Agostino collegava il sesso al peccato originale, all’idea, cioè, che nasciamo tutti peccatori, poiché discendiamo da Adamo ed Eva. Gesù, secondo la sua teoria, fu l’unico a nascere senza peccato originale, poiché fu concepito da una vergine.

Miliardi di persone sono state controllate e manipolate in questo modo, poiché il Credo Cristiano ha insinuato la paura, il senso di colpa e la violenza nel profondo dello spirito umano.
A dire il vero, anch’io credo nel peccato originale. Alcuni dei miei “peccati” sono stati molto originali.
Se dovete proprio peccare, fatelo in modo originale, questo è ciò che vi dico.

David  Icke         Il segreto più nascosto.

 

N.d.R.    Mi piacerebbe raccogliere qualche commento da parte delle rappresentanti del gentil sesso.

Numero1984.

 

“Copia e incolla” (che, per me, diventa “Taglia e cuci”)  su questo interessante argomento.

 

CHE  COSA  CERCA  UN  UOMO  IN  UNA  DONNA.

 

Che cosa cerca un uomo in una donna? Tutti noi siamo alla ricerca di qualcosa nelle diverse aree della nostra vita. Nel lavoro, nelle relazioni, nelle attività del nostro tempo libero. Di qualcosa che soddisfi i nostri bisogni emotivi, psicologici e mentali più profondi. Tu stessa, di sicuro, in una relazione e in un uomo sei in cerca di qualcosa di specifico e di importante per te (e se sai davvero che cosa cerchi, sei molto avanti nella tua evoluzione sentimentale).

Ogni donna è in cerca di qualcosa. E anche gli uomini – ovviamente – sono in cerca di qualcosa di molto importante per loro quando decidono di iniziare una relazione, di avvicinarsi a una donna e di stare e di rimanere con lei. Probabilmente capendo che cosa cerca un uomo in una donna per davvero ti eviteresti qualche delusione e arrabbiatura di troppo.

Esseri umani e animali sono mossi e motivati dai loro bisogni. E per gli esseri umani i bisogni emotivi sono spesso molto più potenti di quelli materiali. Lo spiego molto dettagliatamente nel mio percorso I 7 Pilastri dell’Attrazione che ti rivela che cosa serve a te per essere felice in una relazione e anche quali sono i bisogni della “controparte”, cioè dell’uomo che ti piace. E quindi, che cosa cerca un uomo in una donna e in una relazione?

La risposta “becera”, “spiritosa” e “scontata” a questa domanda, soprattutto da parte di donne molto deluse dagli uomini di solito è del tipo: “Devo spiegarlo IO a TE che cosa cercano gli uomini in una relazione?!  Ma lo sanno anche i sassi! Stringi stringi, a loro interessa solo il sesso, niente di più! Non facciamola tanto difficile, dài…”

Cosa cerca un uomo in una donna? E‘ più semplice di quanto credi

Se escludi il sesso, beh, che cosa rimane di “fondamentale” in un relazione? L’amore. Quindi si può supporre che la cosa più importante nella vita di coppia per un uomo sia l’amore? Sì e no. In realtà un uomo sano tiene molto all’amore, esattamente come una donna (eh sì, signora, anche se magari stenti a crederlo). Ma non solo all’amore “romantico” e all’amore come “sostegno reciproco”, ma all’amore che si mostra attraverso uno specifico atteggiamento di una compagna verso il proprio compagno.

E quale? Ora vediamo.

Come probabilmente saprai, la letteratura divulgativa sulle relazioni di coppia abbonda di teorie, le più strane e le più diverse, sulle differenze tra uomini e donne. A partire dalle teorie su Marte e Venere di John Gray per arrivare a me (ché anch’io ho le mie teorie in proposito), nessun “esperto di faccende di cuore”, ma anche nessun cittadino comune, è privo di una sua opinione sull’argomento, più o meno sensata, più o meno credibile, più o meno suffragata da prove scientifiche. Ok. E questo ovviamente “invade” anche l’ambito del cosa cerca un uomo in una donna, in una relazione.

Anzi, in particolare a quest’ambito e con un certo qual clamore si è dedicato anima e corpo il dottor Emerson Eggerichs, autore di un saggio che in America ha spopolato, intitolato Amore e rispetto. L’amore che lei desidera di più. Il rispetto di cui lui ha disperatamente bisogno. Ebbene, il dottor Eggerichs sostiene in base a esperimenti condotti da lui e dalla moglie Sarah e in base a studi sulla Bibbia (ecco, l‘attendibilità di questi dà particolarmente da pensare, ma per ora soprassediamo) che le donne, in genere e prevalentemente, in una relazione cercano l‘amore. Gli uomini, in genere e prevalentemente, il rispetto della compagna. Bene.

Nelle sue ricerche Eggerichs ha posto a un primo originario gruppo di 400 uomini la seguente domanda: “Se tu fossi costretto a scegliere per forza tra l‘essere lasciato solo al mondo e senza amore o il sentirti inadeguato e privo del rispetto di chi ti sta intorno, che cosa sceglieresti?”

Il 74% dei componenti di questo campione hanno risposto, che, se proprio dovessero scegliere, sceglierebbero la solitudine e la privazione dell‘amore. Acciderbolina!

Su un campione analogo composto da donne, all‘ incirca una maggioranza di dimensioni comparabili a quella del campione maschile sceglieva il contrario. Dovendo proprio scegliere, le donne preferiscono essere private del rispetto e sentirsi inadeguate a essere sole e non amate. Ahia! Certe teorie sono un po‘ pericolosine, da sostenere… Perché se ci si attiene in modo rigido a questa teoria, si può sostenere che le donne non sono interessate al rispetto, quindi tanto vale non rispettarle. Deduzione errata.

Come se non bastasse, in un secondo studio i signori Eggerichs hanno rivolto la seguente domanda a un gruppo di 7.000 individui, questa volta costituito da uomini e donne insieme: “Quando hai un conflitto con tua moglie/marito/partner la sensazione che provi più forte è quella di non essere amato/a o quella di non essere rispettato/a?” L’83% degli uomini ha risposto “non-rispettato”, il 72% delle donne “non-amata”. Il che ha portato gli Eggerichs a concludere che benché gli uomini e le donne abbiano bisogno di amore e rispetto in modo uguale (ah, meno male, vah!), nei “litigi di coppia”, le reazioni di uomini e donne sono diverse e gli uni sentono maggior “mancanza” di rispetto mentre le altre di amore…

Piccola nota pratica e divertente: la domande poste dagli Eggerichs puoi porle a te stessa e anche a qualcuno che ti sta a cuore. A un‘amica o a un amico. O a qualcuno con il quale hai o desideri avere un relazione più intima e stretta. Si tratta di domande non scontate, che rendono interessante la conversazione e la conoscenza reciproca.

Quello che gli uomini desiderano: dov’è la verità?

Le ricerche degli Eggerichs non sono le uniche su questo tema. Ne sono seguite altre che hanno evidenziato che le donne desiderano rispetto e riconoscimento in modo analogo agli uomini. E ce ne sono altre ancora che evidenziano che gli uomini cercano rispetto e riconoscimento mentre le donne fedeltà e onestà. E, riguardo alle donne, io propenderei a considerare che in effetti, soprattutto in questo momento storico, tengono molto a fedeltà e onestà. Ma stiamo sul nostro tema centrale, che cosa cercano gli uomini in una donna e in una relazione?

Un inciso importante: tu pensa bene a che cosa è davvero rilevante per te e tieni conto che il rispetto non è altro che un’espressione dell’amore. Quindi, non c’è amore senza rispetto. Per nessuno, né uomini, né donne. Inoltre non bisogna mai ragionare secondo la modalità espressa dalla premessa alla prima domanda dei nostri amici Eggerichs e cioè “essendo costretto a scegliere, sceglierei questo o l’altro”.

Tu non devi mirare a una relazione nella quale ti adatti a compromessi sulle cose importanti del rapporto. Non devi mirare all’“o… o” ma sempre all’”e…e”. Non devi sentirti costretta a scegliere tra due gratificazioni importanti e a rinunciare a qualcosa che è davvero importante per, nella tua vita. La vita è una cosa seria, non un sondaggio, una statistica o un quiz. E comunque voglio proprio vedere quale uomo o quale donna dotati di una buona salute emotiva accetterebbero un rapporto di coppia in cui non sono amati o non sono rispettati. Col cavolo!

“Una delle cose più belle nella vita, è trovare qualcuno che riesce a capirti, senza il bisogno di dare tante spiegazioni. K.Gibran”.

Ok, concluso l’inciso torniamo al nostro argomento principe: cosa cerca un uomo in una donna e in una relazione? Intendo più dell’amore inteso come attaccamento e tenerezza e probabilmente anche del sesso e della disponibilità sessuale della partner? Sì, con una certa sicurezza possiamo dire che il rispetto, inteso come ammirazione e stima (non come “mi trasformo nel suo zerbino”, veh) è un valore davvero prioritario e primario per gli uomini, più di molti altri.

Se hai fatto il mio percorso I 7 Pilastri dell’Attrazione che ho citato sopra, sai bene che il bisogno di importanza è uno dei bisogni base per tutti noi. Per gli uomini lo è di più, per ragioni culturali e di educazione secondo il ruolo di genere. In particolare per gli uomini è importante essere ammirati dalla propria compagna. Gli uomini sono, in genere, portati più al fare, a portare risultati, a realizzare cose concrete: questi aspetti della vita sono importanti. E in questi aspetti della vita, quella che conta è la performance, la prestazione. Una buona prestazione la si riconosce dando “rispetto”, “stima”, “approvazione” a una persona adulta. Non attraverso l’affettuosità, la tenerezza, il romanticismo. Probabilmente sono queste le ragioni per cui gli uomini tengono tanto al rispetto e alla stima della loro compagna. Secondo un uomo il rispetto che “ottiene” rispecchia quanto è bravo e capace e quindi uomo. Appaga uno dei suoi bisogni principali.

Le donne invece crescono in un contesto dove al femminile è richiesto e suggerito di esprimere amore e compassione, tenerezza ed empatia. E spesso a bambine e ragazze viene fatta passare l’idea che loro sono esseri fragili, bisognosi di appoggio, protezione e solidarietà. E’ probabilmente per questo che si sentono più portate alla ricerca dell’amore, che in effetti si esprime attraverso il contatto empatico, la tenerezza e il romanticismo.
I legami tra uomini spesso sono all’insegna della competizione, della sfida, dell’emulazione. Quelli tra donne – le vere amicizie tra donne – sono improntati all’ascolto, alla confidenza, alla reciproca solidarietà.
Consideriamo anche che, ahimé, nel mondo d’oggi circola ben poco amore o per lo meno l’amore è ben poco visibile, tangibile. Lo stesso dicasi della stima e del rispetto: le persone non sanno amare, non sanno stimare, non sanno rispettare. Te ne rendi conto, se ti guardi intorno, vero?

I genitori spesso non sanno dare amore o non sanno dimostrarlo nel modo giusto. Soprattutto, in famiglia come in altri ambiti manca il rispetto, la capacità di riconoscere in modo esplicito il valore degli altri e ancor di più di valorizzarli.

Viviamo in un mondo “svalutante”, eccessivamente critico, giudicante. Saper dare valore agli altri è quasi più complicato che amare, anche se saper dar valore fa parte dell’amore.

C’è una profonda carenza di questi “materiali”, l’amore e la valorizzazione. Per cui è naturale che uomini e donne cerchino ancora di più e proprio nella vita di coppia (che giustamente deve gratificare più di ogni altro rapporto) quel che una vita di coppia deve per “statuto” garantire. A maggior ragione se intorno non ce n’è.

Detto in altre parole, una relazione di coppia è un rapporto esclusivo e privilegiato tra i due partner. Un rapporto che deve essere paritario, perfettamente equilibrato e di scambio continuo. Non ha senso stare in una rapporto di coppia nel quale non troviamo amore, rispetto, tenerezza etc. etc. Non ha senso stare in rapporto di coppia nel quale non offriamo amore, rispetto, tenerezza etc. etc.

Tu entreresti in un bar dove non fanno caffè e non danno bevande? Entreresti in una pizzeria che non fa pizze? No. Però entri tranquillamente in un negozio di abbigliamento se hai bisogno di una giacca nuova, anche se non fa pizze e non fa caffè.

La relazione di coppia deve essere il fornitore principale di amore, tenerezza, rispetto etc etc. Se ho bisogno di qualcuno che invece mi tenga la contabilità, vado da un bravo commercialista e sostanzialmente me ne frego che non sia tenero e amorevole, anzi, mi sentirei seriamente preoccupata a vedere un commercialista tenero e amorevole in studio. O, peggio, un avvocato… Molto bene.

Tornando agli uomini e a che cosa cerca un uomo in una donna e in una relazione, prova a fare una tua indagine personale – con tatto e delicatezza – presso gli uomini con i quali hai confidenza e un legame confidenziale. Chiedi se si sentono apprezzati in famiglia, al lavoro, dagli amici. Scoprirai che molti di loro non si sono mai sentiti davvero stimati dal padre e dai proprio famigliari, forse nemmeno dalla mamma. Quanto a colleghi e conoscenti, lasciamo perdere…

“Per ottenere il pieno valore della gioia dobbiamo avere qualcuno con cui dividerla. M.Twain”.

Amore e rispetto

Che cosa significa questo? Forse significa che tutti noi siamo una manica di complessati senza speranza? No. Di sicuro ci sono molti complessati, in tutti gli ambienti e sotto le sembianze più diverse, e vanno evitati. E’ anche vero che spesso nel profondo del suo animo anche il più equilibrato degli uomini può talvolta avere qualche incertezza verso se stesso e il proprio valore, magari più di quanto capita alle donne (il perché l’ho spiegato poco sopra).

Ecco perché mostrare stima, rispetto e apprezzamento per il tuo partner è tanto importante per lui. E lo è anche per te, sai?

Ora, quando mi trovo a scrivere di argomenti come questo, già mi vedo orde di Piccole Fiammiferaie-Biancaneve-Cenerentole che frequentano un idiota qualunque, immaturo ed egoista, che le maltratta, che stanno pensando: “Oh cielo! Oh poverino! Adesso che ci penso, nell‘ultima ora non gli ho fatto nessun complimento. Sono brutta cattiva e piena di colpe imperdonabili.“

Ecco, no. Non è così, ma manco per niente. Il bisogno di apprezzamento che ha un uomo sano ed equilibrato non ha nulla a che vedere con le disfunzionalità di un perverso narcisista o di una persona che è morbosamente insicura.

Il perverso narcisista, che ha insieme una grandiosa immagine di sé e un’autostima ai minimi termini, vive dell’adorazione di chi gli sta intorno e la ricambia con un sentimento di profondo disprezzo. E odio, anche. Quindi se credi di stare con uno così, vattene quanto prima, altroché mostrargli ulteriore rispetto…

Se uno è morbosamente insicuro, stai tranquilla che del tuo rispetto non se ne fa niente. E’ molto più probabile che trasformi te in una morbosamente insicura. E sono sicura che, in ogni modo, non ne hai bisogno… Noi vogliamo sapere che cosa un uomo cerca in una donna e in una relazione, ma pensiamo a un uomo giusto, non a un uomo sbagliato, giusto? 🙂

Quindi per riepilogare: un uomo desidera essere apprezzato, stimato, ammirato dalla propria compagna. Per lui è davvero importante. Ecco che cosa un uomo cerca in una donna e in una relazione. Se ami davvero una persona, il “rispetto” dovrebbe essere inserito nella fornitura di base, dato che il rispetto è una forma di amore. Come puoi amare una persona senza rispettarla? Sarebbe una contraddizione impossibile da gestire. La verità è che senza rendersene conto molte donne non sanno come dimostrare rispetto (e forse nemmeno amore) e pasticciano. Succede, siamo umani e nessuno mai ci fornisce di una benché minima educazione sentimentale.

Imparare a dimostrare amore e rispetto al proprio partner – all’interno di una relazione sana ed equilibrata – può essere molto divertente e utile. Un buon modo per procedere nel proprio percorso di crescita personale e sentimentale. Tra l’altro è un modo utile anche per rafforzare l’amore e il rispetto per se stessa. Tanto più se consideri che dimostrare rispetto e amore al proprio partner non significa essere e dimostrarsi dipendente, bisognosa, eccessivamente attaccata.

Ilaria Cardani    Psicologa.

 

Numero1924.

 

TECNICHE  DI  MANIPOLAZIONE

 

Mi sono avvicinato, per caso, su YOUTUBE ad una serie di filmati, editi da alcuni psicologi e psicoterapeuti, riguardanti dei personaggi apparentemente particolari, o di nicchia : i narcisisti (overt = palese o covert = dissimulato) psicopatici che sono, al contrario, e con mia grande sorpresa, molto più diffusi di quanto si sappia.
Uno dei tipi di narcisista piu’ pericolosi e’ il narcisista covert, poiche’ al contrario dei narcisisti overt (o classici), rendendosi conto che mostrare il suo narcisismo puo’ essere controproducente per i suoi obiettivi, si nasconde, spesso fingendosi l’esatto opposto di cio’ che e’. I narcisisti covert si mostrano spesso come dei buoni, etici, giusti, paladini della giustizia e pilastri della societa’.
I covert sono i peggiori, quelli che fanno più danni di tutti dal punto di vista psicologico. Perché hanno un’empatia cognitiva molto sviluppata (capiscono i tuoi sentimenti ma non li sentono), e sfruttano questa capacità a scopo manipolatorio, conoscendo i punti deboli della vittima. È difficile smascherarli, e quando questo succede sono spietati. Provano gusto nel vedere la vittima distrutta, colpevole, per loro, di aver scoperto la loro reale identità.
Sono, invece, una categoria psicologica di untori e diffusori di malessere sociale, attraverso un inquinamento empatico/affettivo che, come un virus (arriva a proposito, in tempi di Coronavirus, ma questo è di tipo psicisociale), attacca, corrode e stravolge i rapporti interpersonali.
L’ arma letale, di cui si avvalgono questi personaggi, è una tecnica manipolatoria, quasi infallibile, che raramente permette alla vittima di cavarsela senza danni.
Dopo avere letto questa trascrizione, penso che converrete con me che, così stando le cose, sono più facilmente comprensibili tutti quei femminicidi di cui ultimamente sono pieni i telegiornali.
E, in generale, a mio avviso, si può affermare che sono sempre più diffusi l’impreparazione alla vita e i disagi del comportamento relazionale, sia nel ruolo di vittima che in quello di carnefice.

Riporto trascritto il contenuto di questa conferenza illustrativa a cura di una giovane ma preparata psicologa, che si firma Vappole (non so se è uno pseudonimo). Tenete presente che, pertanto, il punto di vista è femminile.

 

La tecnica di manipolazione più potente che si conosca è usata dagli psicopatici, persone con disturbo narcisistico della personalità.
Prima di parlarvi dei dettagli di questa tecnica, vorrei introdurvi alla conoscenza di uno studio tecnico-scientifico svolto, all’inizio del XX° secolo da Skinner e dal suo team. Barrhus Skinner, nel 1938, ha coniato l’espressione “condizionamento operante”, che consiste nella sperimentazione di vari metodi per condizionare i comportamenti di un essere, in base a diversi tipi di “rinforzi” del suo ambiente circostante.
Ad esempio, “operanti neutrali” si definivano tutti quei condizionamenti dell’ambiente che né incrementavano né decrementavano la probabilità di far ripetere un comportamento all’individuo. Si definivano “rinforzi” tutte quelle risposte dell’ambiente che incrementavano la probabilità di un ripetuto comportamento, e “condizionamento operante” la risposta che decrementava la probabilità di un ripetuto comportamento.

Per svolgere gli esperimenti, Skinner e il suo team usavano dei topi ( e anche dei piccioni) che intrappolavano in scatole (scatole di Skinner), nelle quali c’era una levetta, delle luci ed un erogatore di palline di cibo. A seconda di come la levetta veniva premuta dal topo e, a seconda delle luci accese, l’erogatore dava una pallottola di cibo, oppure no.
Nel primo esperimento, chiamato “rinforzo positivo”, ogni volta che il topo premeva la levetta, veniva erogata una pallottola di cibo. In questo modo, il topo imparava che, se voleva del cibo,  bastava che premesse la levetta. Quindi, ogni tanto, la premeva.
Nel secondo esperimento, indipendentemente dal fatto che il topo premesse o meno la levetta, non veniva erogata nessuna pallottola di cibo. In questo modo, in breve, il topo si stufava di premere la levetta e, semplicemente, smetteva di premerla. Ma, qui arriva la parte interessante.
Dopo aver provato il “rinforzo positivo” per un po’, e, quindi, dopo aver insegnato al topo a premere la levetta per avere il cibo, gli sperimentatori hanno cominciato a mettere in atto quello che viene chiamato il “rinforzo intermittente”. 
Ovvero, qualche volta, quando il topo premeva la levetta, veniva erogata la pallottola di cibo, qualche volta no, in modo del tutto casuale (random).
Secondo voi, qual è stato il risultato? Logicamente, si penserebbe che, dopo un po’ di tempo, il topo si stuferà di premere la levetta perché tanto, dopo un po’, il cibo sarebbe arrivato. Giusto? Sbagliato. Il risultato è stato l’esatto contrario. Il topo diventava ossessionato, nel premere la levetta, al punto che smetteva di fare qualunque altra cosa, di prendersi cura di qualunque altro suo bisogno: semplicemente, rimaneva attaccato alla levetta.
Ma qui avviene la parte ancora più preoccupante. Dopo questa fase di “rinforzo intermittente”, gli sperimentatori provarono a togliere totalmente le pallottole di cibo, per vedere cosa accadeva: se, dopo un po’, non vedendo mai uscire il cibo, il topo avrebbe smesso di premere la levetta.
Secondo voi cosa è successo? Di nuovo l’esatto opposto di quello che ci si aspetterebbe logicamente. Anziché smettere di premere la levetta, il topo diventava ancora più ossessionato. Letteralmente, smetteva di fare qualunque altra cosa, pur di continuare a premere la levetta. Addirittura, arrivava a morire per continuare a premere la levetta.

Cosa significa questo? Questi esperimenti ci rivelano un comportamento psicologico dall’ambiente molto basilare, che va contro la nostra intuizione logica. Ovvero, quando abbiamo una cosa in abbondanza, non  ci preoccupiamo di averla o no e, quindi, siamo rilassati al riguardo. Quando quella cosa non c’è, noi sappiamo di non poterla ottenere, quindi non ci preoccupiamo al riguardo. Ma quando quella cosa ci viene data in maniera casuale, scatta una specie di condizionamento di dipendenza e diventiamo quasi drogati da quella cosa, anche se quella cosa smette di esistere.
Questo spiega, ad esempio, i meccanismi di dipendenza che vengono generati dai giochi d’azzardo, dove alcune persone devono essere completamente esonerate dal poter giocare, perché diventano talmente dipendenti, al punto di perdere ogni loro avere, pur di continuare a giocare.
Lo stesso meccanismo viene anche utilizzato in molti videogiochi, dove, ormai, si registrano molti casi di ragazzi che smettono di mangiare o dormire completamente, pur di continuare a giocare.
Ma, e questo è il punto più pertinente a noi, questo meccanismo viene anche utilizzato, senza eccezione, da manipolatori psicopatici e narcisisti, per intrappolare le loro vittime.
Quell’effetto drogante, quindi, che sentiamo verso queste persone, quando siamo coinvolte in una relazione con loro, non è casuale e non è una pazzia.
È creato di proposito. Come viene creato, esattamente? È semplice.

All’inizio della relazione, lo psicopatico narcisista ci “bombarda d’amore”.
Ovvero, crea il processo di “rinforzo positivo”. In questa maniera, ci abituiamo, impariamo ad avere a disposizione questo affetto, questo amore, per cui non ce ne preoccupiamo. Come nella fase iniziale del topo nella scatola.
Poi, arriva la seconda fase: arriva il “rinforzo intermittente”. In questa fase il narcisista psicopatico inizia ad abusarci utilizzando denigrazioni, insulti, critiche, svalutazioni ecc. e le alterna a momenti in cui ci dà affetto ed amore, in maniera totalmente casuale. E questa è la chiave.
Non c’è un “pattern of you” (modello di te). Sembra che ci possa essere ma, in realtà, la loro azione è pressoché casuale. Questo è il momento in cui diventiamo drogate dal narcisista psicopatico.
Noi iniziamo a pensare: “Ma cosa abbiamo fatto di sbagliato?” Dobbiamo fare in modo di ripristinare le cose come erano prima. Dobbiamo ricreare quel “pattern” che ci dava l’affetto incondizionato. Cerchiamo, in tutti i modi, di risolvere, di risistemare le cose, di capire qual è il meccanismo che ci dà l’affetto, dietro il comportamento del narcisista.
Ma, e questa è la parte più importante, non c’è un meccanismo, e non c’è un modo, per ripristinare quella cosa: semplicemente, questo fa parte della tecnica manipolatoria.

E poi, alla fine, arriva la terza fase: la fase dello “scarto”, per usare un’espressione conosciuta, ovvero, quando il narcisista psicopatico vi taglia fuori, smette completamente di darvi affetto.
Questa è la fase in cui l’effetto droga si innesta ancora di più e noi ci disperiamo, perché non capiamo cosa abbiamo fatto di sbagliato, perché lui è uscito dalla nostra vita, ci ha tagliato fuori e ha completamente smesso di darci affetto.
Questa è la tattica che rassicura il narcisista di tenerci drogati a lui, mentre lui può fare quello che vuole. Questa tecnica di manipolazione è fondamentale, perché dipende da questo effetto droga, che è il motivo per cui è così difficile guarire da una rottura o da un rapporto con un narcisista psicopatico.
C’è una parte di noi che è letteralmente drogata, quindi, uscire da questo rapporto non è meno facile che, per un drogato di cocaina, di eroina, o di qualunque altra sostanza psicotropa, di smettere, di andare in astinenza.
Gli effetti sono identici. Per questo è fondamentale, se  vogliamo non ricascare in queste dinamiche,  innanzitutto riconoscerle e poi, non caderci dentro.

Come facciamo a non farci prendere di nuovo da questo effetto?

Beh, innanzi tutto, bisogna riconoscere che il motivo per cui caschiamo in questa tattica (o trappola) di manipolazione non è casuale.
È perché, anche nel nostro passato, e precisamente, durante la nostra crescita, nell’infanzia, qualcuno l’ha utilizzata nei nostri confronti: con molta probabilità, un genitore. Quindi, siamo già stati esposti a questa tecnica che, per questo, funziona con noi. Pertanto, il primo passo per la guarigione da qualunque dipendenza psicologica, è andare a fondo nelle proprie ombre, andare a fondo nei propri traumi e guarirli.
La seconda cosa da fare, è che possiamo utilizzare la nostra mente razionale, per renderci conto di quanto ci stiamo avvicinando a questa dinamica e se qualcuno sta cercando di metterla in atto con noi. I segnali sono abbastanza chiari. Ormai, sappiamo tutti cos’è il “love bombing” (bombardamento d’amore) e, soprattutto, dobbiamo subito tenere i nostri sensi all’erta, per scoprire cosa non va, cosa non quadra, quando il nostro istinto ci avverte che, comunque, qualcuno sta cercando di manipolarci.
Se, oltre questa intuizione, vediamo anche che questa persona comincia a denigrarci, ad insultarci, alternando questo a dei momenti in cui ci dà affetto, allora qui dobbiamo stare attente perché quella persona sta utilizzando la tecnica di manipolazione del “rinforzo intermittente” con noi.

Appena ci accorgiamo che quello è il caso, dobbiamo prendere immediatamente le distanze, non dobbiamo cadere nella trappola, dobbiamo cercare altre attività con cui distrarci, cercare di focalizzarci su altre persone oppure, meglio ancora, su noi stessi: cercare di usare la nostra mente razionale, per valutare la situazione e non le nostre emozioni.
Se andiamo ad abboccare a quell’esca, è molto facile cadere nell’effetto droga.
Attenzione, la tecnica del “rinforzo intermittente” viene realizzata non solo con l’affetto (oltre che col sesso), ma anche con le parole.
Per esempio, quando il narcisista psicopatico ci dirà: “Ah, non preoccuparti, migliorerò, farò di tutto per non ripetere gli stessi errori” e poi ricadrà, puntualmente, a rifare gli stessi errori. E questo, di nuovo, è il”rinforzo intermittente”: a parole, promette di migliorare, nei fatti ricomincia peggio di prima.

Vorrei concludere dicendo che, con un narcisista psicopatico, o, anche, con un narcisista vero e proprio, non esiste la guarigione: è soltanto un’illusione, una pallottola di cibo adoperata come esca. Non sperate che si possa avere un rapporto sano con loro, che riusciranno, in qualche modo, a cambiare.
Soltanto in pochi casi, quando il narcisismo della persona non è grave e ci sono veramente delle parti di lui che provano empatia, che hanno veramente voglia di guarire, ci può essere un miglioramento.
Però, attenzione, perché è molto facile confondersi. In generale, è meglio non sperare. Quindi non abbocchiamo all’esca.

Numero1888.

LE BRUTALI REGOLE CONIUGALI DI EINSTEIN CHE DISGUSTEREBBERO LE DONNE DI OGGI.

Albert Einstein era innegabilmente un genio, ma questo non significa che fosse un buon marito. Anche se le sue lettere d’amore potrebbero convincerti del contrario, in realtà sua moglie, Mileva Maric, doveva sottostare a regole piuttosto dure.
Probabilmente non lo sai, ma anche la Maric era una brava scienziata. Conobbe suo marito al Politecnico di Zurigo ed è stata una delle poche donne a studiare lì. I due sono rimasti insieme per 11 anni e hanno avuto due figli, Hans Albert ed Eduard.
Einstein, nel disperato tentativo di salvare il suo matrimonio, creò una lista di regole e pretese a cui sua moglie si sarebbe dovuta attenere per garantire una quieta convivenza tra i coniugi. Einstein intendeva restare insieme a lei per il bene dei loro figli, ma oggigiorno nessuna donna accetterebbe delle regole simili.

Prima di tutto, Einstein voleva che sua moglie fosse la sua domestica, e pretendeva che lei non si aspettasse alcun segno di affetto o apprezzamento in cambio.

Il suo lavoro consisteva nel cucinare 3 pasti al giorno e adempiere ai doveri domestici.

Inoltre, era lui a voler essere al comando. Se lui desiderava che lei lasciasse la stanza o smettesse di parlare, lei doveva adeguarsi al volere del marito.

La lista completa

-Pulire la casa

-Portate 3 pasti fatti in casa alla sua scrivania ogni giorno

-Pulire il suo ufficio, senza  usare mai la sua scrivania

-Lavare e piegare tutto il bucato

-Non chiedere o aspettarsi da suo marito di trascorrere del tempo con lei

-Avrebbe dovuto “rinunciare a tutti i rapporti personali con lui”

-Tacere immediatamente su sua richiesta

-Non criticarlo o contraddirlo mai

-Lasciare la stanza quando lui lo pretendeva

-Non doveva, inoltre, mai “sminuire” il marito o rovinarne la reputazione con i loro figli


Einstein scrisse questa lista nel 1914; sicuramente erano tempi diversi, ma questo non rende il suo comportamento nei confronti della moglie meno crudele.

Per fortuna  la Maric si difese e non si lasciò trattare in modo così disumano. Fece le valigie e lasciò la loro casa a Berlino con i bambini.

Risulta difficile da credere ma Einstein notò a malapena l’assenza della sua famiglia o non se ne curò. Disse che viveva “nel mio grande appartamento nella solita tranquillità”. Il suo umore peggiorò solo quando la Maric chiese il divorzio.

Dopo il divorzio, Einstein sposò immediatamente sua cugina Elsa.

Einstein aveva stretto amicizia con lei nel 1912 ed è possibile che tradisse la Maric con la cugina prima del divorzio. Einstein impose queste stesse regole a Elsa e lei obbedì. La sua sottomissione e lealtà non impedì ad Einstein di tradirla con la sua segretaria, Bette Neumann.

Einstein ed Elsa si trasferirono in America nel 1935, dove lei morì un anno dopo. Cosa che non lo scosse minimamente: “Vivo come un orso nella mia tana. . . Questo mio stato di romitaggio si è accentuato dalla morte della mia compagna, che era più brava di me nelle relazioni interpersonali. ”
Sebbene Einstein fosse una persona terribile, è noto per la sua intelligenza. La lettera di Einstein sulla “teoria della felicità” è stata venduta recentemente per oltre un miliardo di dollari. La lettera dice: “Una vita calma e umile porterà più felicità della ricerca del successo e della costante irrequietezza che ne deriva”.

 

Segnalato da Rita.