Numero2188.

 

Da   IL   GIORNALE

 

Arriva la sentenza mortale sul reddito di cittadinanza

I percettori del reddito grillino non hanno mai trovato un lavoro, i navigator sono stati assunti inutilmente e ora a pagare lo scotto del fallimento della misura sono i Comuni, già in crisi economica

È uno degli effetti collaterali più sottaciuti e meno discussi del Reddito di Cittadinanza che, oltre a collezionare fallimenti come misura in sé, si sta traducendo sempre più in una bega da gestire per i Comuni. Come dimostrano i Progetti utili alla collettività (PUC).

Gli aiuti che avrebbero dovuto “abolire la povertà”, è bene ricordarlo, nascono con lo scopo di erogare un sostegno temporaneo a cittadini in cerca di occupazione (o almeno in parte) i quali, grazie al supporto dei navigator e dei Centri per l’Impiego, dovrebbero trovare un lavoro, vero, nel giro di alcuni mesi, 18 mesi, rinnovabili fino a 36. I condizionali sono tutti d’obbligo, poiché, il Reddito grillino continua a inanellare tragicomici disastri. Dalla totale assenza di selezione dei profili con effettiva necessità che ha comportato l’erogazione di soldi pubblici a migliaia di persone che oltre a non averne diritto sono “già impegnate” in attività tutt’altro che legali (e di nuovi casi ne emergono con cadenza quasi quotidiana), ai misteriosi navigator pagati dalla collettività che sono diventati “pienamente operativi” con oltre un anno di ritardo, fino all’effettiva carenza di posti di lavoro che rendono di fatto impossibile collocare i percettori di reddito.

La pandemia non ha certo aiutato (anzi, durante l’emergenza Covid i percettori del RdC sono aumentati del 12%), vista l’emorragia occupazionale che sta colpendo centinaia di migliaia di attività e che per molti versi non potrà far altro che peggiorare. Ma che il Reddito di cittadinanza si stia rivelando un colossale, dispendioso e prevedibile fallimento lo certificano i numeri, con le sole 220mila tra offerte di lavoro e opportunità formative fornite dai navigator a fronte di circa 1,23 milioni di maggiorenni tenuti a rispettare il Patto per il Lavoro firmato con i Centri per l’Impiego. Già, perché ovviamente non tutti coloro che incassano l’assegno statale sono effettivamente “impiegabili”, anche se di mansioni ne fioccassero. I firmatari del Patto, infatti, sono tutti i componenti maggiorenni delle famiglie percettrici che non siano già occupati e che non frequentino un corso di studio. Gli altri (come over 65, o persone con problemi di salute di varia natura, o genitori soli etc.) sono comunque inglobati nella misura pur non essendo impiegabili.

Per provare a negare la natura totalmente assistenziale ed elettorale del Reddito, durante il Governo Conte I è stata approvata una misura integrativa, quella dell’attivazione dei Progetti utili alla collettività, appunto, che sono a carattere comunale. Si tratta di iniziative “socialmente utili” da svolgere in favore della comunità come la pulizia dei parchi, o l’assistenza a persone fragili, o la sorveglianza nei pressi delle scuole, o il contributo al decoro urbano etc. I criteri per la realizzazione di questi progetti sono stati fissati dal Conte II (con decreto ministeriale 22 ottobre 2019), ma dopo un anno e mezzo su un totale di oltre 8mila Comuni italiani ne sono stati attivati in meno di 1500. A inizio del 2021 risultavano in fase di svolgimento meno di 5000 progetti, 3,5 in media a Comune tra quelli che li hanno avviati. Le persone impiegate sono una manciata: 5/6mila al massimo.

Ora i sindaci stanno dando via a una corsa contro il tempo per attivare più PUC possibile, ma è evidente che si tratti di un modo come un altro da parte del Ministero del Lavoro (oggi è Andrea Orlando, ma la genialata spetta a Luigi Di Maio) per scaricare le incombenze sugli enti locali. Perché per un Comune si tratta di un onere spaventoso, sotto diversi punti di vista: ideazione dei progetti, profilazione dei candidati, (altre) risorse da spendere in modo diretto o indiretto avvalendosi di cooperative, impiego di personale comunale che dovrebbe assistere direttamente alle attività e soprattutto riportare le eventuali criticità (infortuni, assenze, problematiche di varia natura).

Inoltre, se da un lato l’intento dei PUC sarebbe quello di offrire ai percettori del Reddito pentastellato la possibilità di potenziare le proprie capacità, professionali e umane, molti dei progetti che risultano attivi al momento consultando la piattaforma GePI sono praticamente equiparabili al volontariato, col piccolo particolare che a partecipare a progetti simili i Comuni possono già schierare: firmatari del “Patto per l’Inclusione Sociale”, richiedenti asilo, membri del Servizio Civile Nazionale, ex percettori di ammortizzatori sociali, ex detenuti e cittadini ammessi a misure alternative alla detenzione.
Senza peraltro il contributo del Terzo settore, che il decreto ministeriale definisce “auspicabile”, vista anche la natura dei progetti, ma al momento totalmente assente. Le organizzazioni per il sociale, difatti, sommano lo scetticismo per le collaborazioni con la pubblica amministratore, non fosse altro per via della montagna di burocrazie necessarie, alla percezione che le realtà impegnate socialmente possano essere considerate in modo del tutto strumentale.

Così, a doversi occupare di programmazione, raccordi con i nuclei familiari, predisposizione di bandi, stipula di convenzioni e assicurazioni, formazione, tutoraggio, acquisto dei dispositivi di protezione, predisposizione di schede e via di seguito restano i singoli assessori alle politiche sociali, caricati di attività che necessitano non solo di personale e fondi, ma che vanno spesso a sottrarre risorse ad altri compiti. Il Reddito di cittadinanza quindi, oltre ad essere già costato 9 miliardi di euro, col tassametro che continua a correre, non sta affatto risolvendo il problema della disoccupazione né tantomeno quello della povertà. Perché i poveri aumentano, i posti di lavoro diminuiscono e tutto ciò che si sta creando è un esercito di nuovi lavoratori socialmente utili.

N.d.R. : Ricordo un memorabile adagio della millenaria saggezza umana, non solo orientale:
“A tuo figlio non dare il pesce,
dagli la canna da pesca”.
Confucio.

Numero2183.

 

Segnalato da mio figlio Alexis.

 

I S T R U Z I O N E

 

Le persone sono istruite quel tanto che basta

per credere a ciò che è stato loro insegnato,

ma non sono abbastanza istruite per mettere in dubbio

qualsiasi cosa venga loro insegnata.

 

Richard Feynman     Fisico quantistico.

 

N.d.R. : quello che manca è il filtro dello spirito critico,

che ha le sue radici nella individualità

del codice genetico e delle esperienze di vita.

Ognuno si istruisce a modo suo, purché lo voglia,

e, spesso, lo fa in contrasto con coloro,

e sono tanti, che ci vorrebbero tutti uguali.

Numero2180.

 

T R O P P E   R I E V O C A Z I O N I :  POVERO  IL  POPOLO  CHE  HA  BISOGNO  DI  EROI !

 

Ne ho abbastanza! Ho bisogno di sbroccare!
Da qualche tempo (su per giù da quando si è insediato questo tipo di governi degli ultimi tempi), si è instaurata, subdolamente e surrettiziamente all’esordio, poi con frequenza dilagante e urtante, la moda delle rievocazioni.
Non passa giorno che ci viene proposta dal mondo dell’informazione, a cura di solerti giornalistini, evidentemente su incarico di dirigenti a loro volta ispirati da esponenti politici, una serie interminabile ma puntuale di ricorrenze, di anniversari di nascite o di morti, di giorni del ricordo, della memoria, riesumazioni di personaggi e rievocazioni di avvenimenti passati, con una assiduità sospetta e inconsueta.
D’accordo, lo si è sempre fatto: è persino doveroso e giusto che certe ricorrenze di fatti importanti e reminiscenze di personaggi illustri della storia patria non vengano trascurate, ma è oltremodo irritante, almeno per me, l’insistenza e l’improntitudine con cui ci vengono riproposti fatti e personaggi passati, come santi laici e celebrazioni del calendario. Per inciso, sanctus è il participio passato del verbo latino sancire, che vuol dire, come in Italiano, stabilire, fissare, dichiarare, decretare, disporre, imporre, legiferare, promulgare, statuire, approvare, confermare, convalidare, ratificare, consacrare ( quanti sinonimi, e quante diverse sfumature, di una parola o di un verbo esistono nella nostra lingua! Forse troppi! ). Il calendario contiene date e ricorrenze che devono essere ricordate, rispettate e festeggiate: scandiscono lo scorrere del tempo della convivenza civile, secondo partecipazioni collettive abitudinarie e convenzionali. E contiene anche centinaia di personaggi della storia religiosa cristiana cattolica che, in un modo o in un altro, si sono distinti meritoriamente nell’ esemplificare questa appartenenza e professione di fede. Alla stregua del calendario devozionale, vogliono forse istituire un calendario laico e secolare?
Ad essere rievocati non sono poi avvenimenti di eccezionale importanza della nostra storia passata, recente o lontana, o personaggi di grande rilievo dell’arte, della politica, della scienza e quant’altro. Vengono riesumati accadimenti, solo di un certo tipo e con una certa partigianeria, anche poco significativi, ma che, giornalisticamente e, vivaddio, anche politicamente, fanno gioco. E personaggi, positivi o negativi, paradigmatici di una ben definita appartenenza. Questo, che si sta instaurando, è un clima autocelebrativo che mi piace poco. Mi chiedo dove stia la regia occulta di questa “atmosfera”: costruire un sancta sanctorum leggendario. Forse lo posso immaginare. Ma si ricordi sempre che la leggenda penetra solo laddove i valori che vuole esaltare sono accettati dalla comunità a cui li si presenta. E che rievocare ossessivamente gli esempi del passato significa solo non aver fiducia nei valori del presente né, tanto meno, in quelli del futuro. In certe stanza dei bottoni, qualche studioso di sociologia si è accorto che stanno venendo meno i principi e i valori statuali e statali, insomma, nazionali. Appellarsi a quei principi fondanti di valori “tradizionali” è giusto, ma deleterio quando questa diventa l’unica matrice di comunicazione. Ci dovrebbe sorreggere, al contempo, lo spirito critico, la cultura dell’attualità creativa e l’attivismo innovativo che vedo, purtroppo, mancare alle generazioni che si affacciano alla storia di questo paese. Altro che partiti progressisti!
Un’ultima considerazione. Un popolo, una nazione, una comunità sociale e civile che indulgono così spesso in questa pratica di tentare di insediare su qualche piedistallo degli “eroi” del passato e di “mitizzare”, con spicciola disinvoltura, fatti o personaggi anche di secondaria importanza, e perfino negativi, sono dei perdenti.
Ricordiamo insieme certi personaggi della storia di Roma, come Attilio Regolo e Muzio Scevola, che fin dalle scuole elementari, ci venivano additati come esempi di coraggio e di abnegazione, per la salvezza del bene comune. Tito Livio ci dice: “facere et pati fortia Romanum est” ossia, “L’operare e il soffrire da forte è degno di un Romano”. Ebbene, anziché essere degli eroi positivi della storia patria, essi sono il simbolo di sconfitte militari: pur di non ammettere che le sorti dei conflitti non erano state favorevoli, si sono “mitizzati” dei personaggi sacrificali e salvifici che, in realtà, sono morti e hanno fallito e perduto.
Tecnica vecchia, quella di “celebrare” la sconfitta!

Numero2179.

 

S O G N O

 

I sogni sono fatti di tanta fatica.

Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie,

perdiamo di vista la ragione

per cui abbiamo cominciato a sognare

e, alla fine, scopriamo che il sogno

non ci appartiene più.

Se ascoltiamo la saggezza del cuore,

il tempo infallibile ci farà incontrare

il nostro destino.

Ricorda: quando stai per rinunciare,

quando senti che la vita è stata troppo dura con te,

ricordati chi sei.

Ricorda il tuo sogno.

 

Sergio Bombaren     da  “Il delfino”

Numero2174.

 

AHI, AHI,  AHI!

 

Secondo Zingaretti,

che si è dimesso,

Il PD sarebbe un partito

di cui vergognarsi.

 

Secondo Letta,

che gli è subentrato:

“Non vi è nulla

di più sovversivo

della verità.

E io ve la dico: ….

…. Tante maschere,

e pochi volti.”.

 

Ci hanno fatto proprio un bel quadretto!

Numero2173.

 

Riferisco da ELISIR programma di RAI3 sulla salute

 

MALATTIA  DI  ALZHEIMER

 

SINTOMI  E  FATTORI  DI  RISCHIO

 

Perdita di memoria

Difficoltà nelle attività quotidiane

Difficoltà nel trovare le parole

Difficoltà di attenzione e concentrazione

Difficoltà nel pensiero astratto

Diminuzione della capacità di giudizio

Cambiamenti di umore, di orientamento e di personalità

Mancanza di iniziativa.

 

Riassumendo: 4 indizi che cominciano per A come Alzheimer

 

Amnesia = problemi a ricordare

Afasia     = problemi a parlare

Aprassia = problemi a procedere

Agnosia = problemi a riconoscere

 

A proposito: anche Alberto comincia con la A.