Numero3737.

 

CREDERE   

 

Smettiamo di credere per necessità, iniziamo a pensare, osiamo abbandonare anche le nostre convinzioni più profonde, se non sono sostenute dalla ragione.

Se la Bibbia non è la parola di Dio, se i suoi miracoli possono non essere reali e se la figura centrale di quella narrazione è più mito che storia, allora ci rimane la possibilità di ricominciare da capo, di costruire un’etica senza superstizione, di cercare il senso della vita senza bisogno di dogmi, di guardare Gesù, se è esistito, non come un Dio, ma come un uomo come gli altri, forse saggio, forse ispiratore, ma non soprannaturale.

E se non è esistito, se è stato una creazione collettiva, un simbolo della sofferenza umana, del desiderio di giustizia, del potere del perdono, allora ha comunque un valore, ma non come verità assoluta, bensì come riflesso di ciò che gli esseri umani possono immaginare quando hanno bisogno di speranza.

Cosa accade quando il mito crolla, quando Dio, la Bibbia e Gesù vengono messi in discussione?

C’è qualcosa che possiamo costruire su quelle rovine?

La distruzione del dogma non è la fine ma l’inizio; ed è lì che andremo, verso quella nuova costruzione.

Ma, prima, bisogna guardare l’abisso senza battere ciglio.

Una volta che il mito comincia a sgretolarsi, emerge una domanda ancora più difficile di tutte le altre precedenti perché, quando non puoi più fidarti del testo, quando i miracoli perdono senso, quando la figura di Gesù diventa simbolica e non storica, si crea un vuoto.

Un vuoto che non è solo teologico, è esistenziale.

Per milioni di persone, tutto il loro senso d’identità, di moralità, di scopo è ancorato ad una storia che credono indiscutibile.

Cosa succede quando quella storia si rivela un mito, cosa rimane quando cala il velo?

Non basta distruggere, bisogna anche offrire una via d’uscita ma, prima di questo, bisogna capire quanto sia profondo l’ancoraggio che la religione ha nella mente umana.

Non si tratta solo di credenze, si tratta di strutture, si tratta di un modo di vivere.

La religione organizzata, in particolare quella giudaico – cristiana, non è solo un insieme di testi, è un’architettura del pensiero, un modo di interpretare il mondo, la morte, il bene, il male, la sofferenza.

E quando smantelli quella base, tutto ciò che poggiava su di essa comincia a vacillare.

Il senso di colpa, la paura, la speranza, l’identità, persino l’idea del sacro, crollano.

E questo crollo può essere liberatorio, ma anche terrificante.

Non tutti sono disposti a vivere senza certezze imposte.

Ci sono persone che hanno bisogno di una figura paterna invisibile che dica loro cosa è giusto e cosa è sbagliato, come comportarsi, come pensare.

Ecco perché, anche se le prove razionali contro la Bibbia e i suoi dogmi sono schiaccianti, molte persone continueranno a credere, non per ignoranza, ma per necessità emotiva, perché abbandonare una credenza non significa solo cambiare idea, ma significa smettere ciò che si è stati per tutta la vita.

Il vero problema, quindi, non è se Gesù sia esistito o meno, se la Bibbia contenga errori o meno, il vero problema è che il mito sia diventato una struttura di potere, un’arma culturale, un modello obbligatorio.

Perché ciò che inizia con una storia di fede, finisce per imporsi come morale universale. E qui ci sono gli effetti più pericolosi.

Quando una storia diventa dogma, smette di essere un racconto e si trasforma in un imperativo, in una legge, in un obbligo: è l’inizio della schiavitù mentale.

Milioni di persone sono state educate  a non mettere in discussione, a obbedire, a ripetere.

Fin dall’infanzia, viene loro detto che c’è un Dio che li sorveglia, che vede tutto, che giudica tutto, che c’è un paradiso per i buoni ed un inferno eterno per chi mette in discussione, non solo per chi uccide o ruba, ma anche per chi la pensa diversamente.

Questo livello di controllo è assoluto.

Non c’è bisogno della polizia se hai una coscienza addestrata alla paura, non c’è bisogno di punizioni fisiche, se vivi già con il senso di colpa.

La religione organizzata diventa, quindi, il meccanismo di controllo più efficiente che sia mai esistito: una prigione senza sbarre, dove il guardiano sei tu stesso.

Forse che non si può pensare fuori dal mito, che dubitare sia tradimento?

E se il vero tradimento fosse non dubitare mai?

La conseguenza di continuare a credere nelle finzioni, come se fossero fatti, è che tutto il sistema sociale si distorce, l’istruzione ne risente, i diritti umani vengono negoziati con dogmi, la scienza si scontra con i pregiudizi religiosi, le donne vedono limitate le loro libertà, perché un testo antico dice che devono obbedire all’uomo, la diversità sessuale è condannata perché un passaggio ambiguo la definisce un abominio.

Questo accade non perché Dio lo ha detto, ma perchè il mito è diventato norma e, quando una finzione governa il comportamento di milioni di persone, il danno è reale, anche se la storia non lo è.

La religione deve essere separata dal potere.

Non solo dal potere politico, ma anche da quello morale, deve smettere di essere la base obbligatoria dell’etica, perché una morale basata su premi e punizioni eterne non è etica, è obbedienza per paura, e la paura non produce esseri umani liberi, produce schiavi sottomessi, incapaci di pensare con la propria testa.

E, senza pensiero, non c’è umanità, solo gregge.

La proposta non è quella di sostituire un mito con un altro, né quella di fondare una nuova fede, né scrivere un nuovo vangelo.

La proposta è un’etica fondata sulla ragione, una spiritualità senza superstizioni, un senso della vita che non ha bisogno di miracoli, né di punizioni divine, né di profezie.

Un modo di vivere guidato dalla comprensione, dalla compassione reale, e dalla libertà intellettuale.

Quando una persona agisce non per paura dell’inferno, ma perché capisce che quell’azione è buona in sé, lì inizia la vera morale e, da quel momento, nasce qualcosa di ancora più potente: la libertà interiore, quella che nessun dogma può controllare.

Cosa succede quando un essere umano non ha più bisogno di un prete, di un pastore, di un rabbino, di un testo sacro per sapere come vivere?

Accade che il potere si decentralizza, che l’autorità si rompe, che le chiese perdono il loro controllo.

A questo si contrappone l’ordine della mente libera, una mente che si interroga, che sbaglia, sì, ma che impara, che non ha bisogno di miracoli, ma di comprensione, che non ha bisogno di verità imposte, ma di scoperte proprie.

Una vita pensata e consapevole è più difficile, ma anche più autentica.

E questo è ciò che una religione organizzata non può offrire.

Ciò che adesso appare è chiaro, pulito, potente.

Una delle idee più belle che sia mai stata formulata: una spiritualità senza superstizioni, un’esperienza del divino senza chiese, senza testi sacri, senza sacerdoti, un Dio che non somiglia affatto a quello insegnato dalle religioni, ma che è ovunque, in tutto, in ogni cosa, in ogni pensiero libero.

Non un Dio persona, che pensa, decide, punisce e premia.

Questa è un’idea infantile, primitiva e troppo simile all’essere umano per essere reale, pur nella trascendenza.

Dio non è un re, non ha emozioni, non ama, non odia, non cambia.

Dio è la natura stessa, è il “tutto”, è la sostanza infinita che si manifesta in tutte le cose che esistono.

Dio non è nel cielo, ma nel mondo della natura.

Non dobbiamo più pregare, obbedire, aspettare segni soprannaturali.

Si tratta di comprendere, di osservare la realtà con attenzione, di vivere in armonia con le leggi naturali.

Conoscere la realtà è conoscere Dio.

Più capisci e più sei libero, e più sei vicino al divino.

Non ci sono miracoli o misteri sacri, solo chiarezza.

La Bibbia non è il fondamento della fede: è un’opera umana che ha valore storico, letterario, culturale, ma non una guida morale obbligatoria.

La verità etica non si impone, si scopre con la ragione.

Non c’è nulla di più sacro che pensare con la propria testa, non c’è tempio più puro della mente libera dalle superstizioni.

È una spiritualità non infantile, non dipendente, non sottomessa che non ti obbliga a inginocchiarti, ma ad alzarti, a guardare avanti, a capire che non c’è un piano nascosto, né un destino prestabilito.

Ci sono cause naturali, realtà fisiche, relazioni umane.

La paura e la speranza non possono essere la base per una vita buona, perché la paura ti paralizza e la speranza ti fa aspettare con rassegnazione anziché agire guidati dalla ragione, non dalla fede cieca, né dal desiderio di meritare una ricompensa.

L’essere umano libero non è colui che fa ciò che vuole, ma colui che capisce perché lo vuole, colui che conosce le proprie emozioni, colui che domina le proprie passioni, che sceglie non per obbligo, ma per comprensione.

Vivere qui, ora, con consapevolezza, in piena libertà di coscienza, senza bisogno di promesse future, senza bisogno di miti da difendere, né dogmi da rispettare.

L’inevitabile reazione, il rifiuto, il grido, la negazione, perchè tutto ciò che abbiamo è ripudiato, saranno inevitabili.

Ci sono persone che ascolteranno queste idee con rabbia, con disprezzo, persino con paura, e non perché siano cattive persone, ma perché il pensiero libero, quando arriva, sradica ciò che sembrava eterno, ciò che sembrava sacro e a nessuno è facile guardare la propria eredità culturale, morale e spirtuale e accettare che forse è stata costruita su illusioni.

Ciò che il potere teme non è l’errore, è il dubbio.

Il potere può tollerare il peccato, può perdonare la debolezza, ma non perdona la domanda.

La domanda vera ha la forza di una bomba, che apre crepe, che rompe strutture, fa vacillare imperi.

Perché dà così fastidio dire che Gesù potrebbe non essere esistito o abbia detto e fatto cose diverse da quelle delle narrazioni concordate; perché mette così a disagio affermare che la Bibbia è piena di errori e di manipolazioni; perché è considerato offensivo dubitare dei miracoli, dell’anima immortale, della punizione eterna?

Ogni struttura basata sulla fede ha bisogno di silenzio, ha bisogno che non si pensi troppo, che si creda senza chiedere, che si accetti senza ragionare.

Quando qualcuno osa rompere questo patto di obbedienza, il sistema reagisce con violenza, perché sa che la verità non ha bisogno di templi, ha solo bisogno di tempo.

La resistenza al pensiero è il più grande ostacolo alla libertà e non nasce solo dall’ignoranza, nasce dalla paura, perché pensare significa accettare che nessuno verrà a salvarti, che non c’è un piano segreto per la tua vita, che non c’è un giudice in cielo che punisce i cattivi e ricompensa i buoni.

Pensare significa accettare che l’universo non gira intorno a te, che puoi morire senza un destino trascendente, che il senso della tua esistenza non è scritto in un libro antico, ma dipende da ciò che fai del tuo tempo su questa terra.

Questo dà vertigini, perché ci obbliga a essere responsabili, totalmente responsabili.

Ma questa stessa idea, che all’inizio può sembrare insopportabile, è anche la più liberatoria: perché, se non sei legato a nessun dogma, se non sei soggetto ad alcuna verità rivelata, allora puoi costruire, puoi creare, puoi pensare veramente, puoi vivere senza paura, senza colpa, senza dovere la tua vita ad una struttura religiosa, teologica e ideologica, puoi essere padrone della tua mente e questo, anche se i potenti lo negano, è la cosa più pericolosa per loro.

Il potere politico ha sempre avuto bisogno della religione, perché la religione organizza la paura, con il timor di Dio, la struttura, le conferisce la forma.

Il potere ha bisogno che la gente abbia paura dell’al di là, affinché non si ribelli al di qua, ha bisogno che creda che la sofferenza, la rinuncia, la contrizione fanno parte di un piano divino per la sua salvezza, affinché non metta in discussione le ingiustizie terrene, a cui ricorrerà per esercitare la propria funzione e sfruttare i propri privilegi di posizione.

Ha bisogno che la gente veda i leader come elevati, i dogmi come indiscutibili, la tradizione come verità.

I governi non hanno diritto di imporre credenze, ideologie.

Il pensiero deve essere al di sopra di ogni istituzione religiosa, e ogni persona deve essere libera di cercare la propria verità senza paura, senza minacce.

Ci sono milioni di persone legate alla paura, ci sono bambini educati a non pensare, ci sono ancora libri proibiti, idee censurate, dubbi puniti.

Ma c’è anche una nuova generazione che sta iniziando a svegliarsi, che non accetta più tutto senza riflettere, che vuole prove, argomenti, chiarezza, che osa guardare al mito e dire: “E se non fosse così?”

Ed è questo che cambia davvero il mondo.

Non una guerra, non un miracolo, ma una domanda.

Questa visione può sembrare fredda a chi è stato educato alla religione del miracolo, del mistero, del peccato e della redenzione.

Ma, in realtà, è più calda di quanto sembri, perché è libera, perché tu non hai bisogno di mediatori, perché tu non hai bisogno di sentirti in colpa per essere umano, non hai bisogno di negare io

tuoi desideri, il tuo corpo, la tua intelligenza.

Non devi temere la punizione eterna, né aspettare la salvezza di chichessia: puoi salvarti da solo, non in senso religioso, ma nel senso più profondo.

Puoi capire chi sei, come funzioni, cosa desideri e agire di conseguenza.

La spiritualità non divide le persone tra eletti e condannati, non c’è un popolo speciale, né una religione vera, non ci sono eretici, ci sono solo esseri umani con più o meno comprensione.

E più comprendi, più amore provi, non un amore sentimentale o mistico, ma un amore razionale, necessario, assoluto, verso la realtà così com’è, quell’amore intellettuale per Dio (Amor Dei intellectualis di Spinoza) che è lo stato di trascendenza più alto che un uomo possa raggiungere, la gioia di essere uno con l’universo non dominandolo, non temendolo, ma comprendendolo.

E qui arriviamo alla fase finale.

La vera religione non ha bisogno di chiese, non ha bisogno di gerarchie, non ha bisogno di decime, né di rituali ed uniformi.

Ha solo bisogno di menti libere, di cittadini che pensano, di individui che si rispettano, di una società fondata non su una fede imposta, ma sulla conoscenza condivisa.

Dall’altra parte della paura c’è la verità.

Il potere comanda con la tua ignoranza, tu difenditi con la tua conoscenza.

Da essa scaturisce la coscienza di te, la crescita spirituale della tua identità personale che è il vero scopo del tuo passaggio sulla terra.

Questo è accaduto nella mia mente e nella mia anima, in questi ultimi 20 anni della mia vita.

E mi sta facendo conoscere la felicità e l’ebbrezza di vivere da uomo libero, finalmente.

Numero3667.

 

A M A R E    V E R I T A’

 

Se non controlli la tua mente, sarà la tua mente a controllarti.
E non sceglie mai la pace.

La maggior parte delle persone non è stanca per il lavoro, ma per portare pensieri che non hanno importanza.

Il silenzio non è vuoto. Il silenzio è il luogo dove finalmente ascolti la verità da cui continui a scappare.

Il tuo nemico più grande vive nella tua testa, mascherato da paure, pregiudizi e pensieri ossessivi.

La ragione per cui non dormi è che il tuo cuore conosce ciò che la tua mente rifiuta di accettare.

Soffri più per le storie che racconti a te stessa che per la realtà che affronti.

Quando il tuo cuore è calmo, anche i problemi sembrano più piccoli. Quando la tua mente è chiassosa, anche le benedizioni sembrano pesanti.

Non puoi essere libera se sei controllato da ciò che gli altri pensano di te.

Se vuoi pace, smetti di discutere con la vita.
Non cambia nulla – ti spezza solo.

Non guarisci facendo di più. Guarisci facendo meno e ascoltando dentro di te.

Più insegui la felicità, più ti sfugge.
La pace arriva quando smetti di inseguirla.

Continuerai a rivivere lo stesso dolore finché non imparerai finalmente la lezione che è venuto ad insegnarti.

Le persone non ti deludono. Lo fanno le aspettative.

Se sei sempre di fretta, la vita passerà senza che tu te ne accorga.

Una vita tranquilla non è una vita piccola.
È una vita potente, senza nulla da dimostrare.

 

@DianaUrsu

Numero3664.

 

C O M E    T I    T R A T T I

 

Il modo in cui tratti il tuo corpo è la firma di come ti stai amando.

Perchè il corpo non è un contenitore neutro, è la prima casa della coscienza, è il luogo in cui la vita diventa esperienza.

E ogni volta che lo usi come se fosse un oggetto, nel cibo, nelle sostanze, nel sonno, nel sesso, nella fretta, stai dicendo una cosa sola, anche se non te ne accorgi: io posso farmi questo male.

Le persone pensano che sia solo dipendenza, solo vizio, solo impulso.

E la componente biologica esiste, certo, perché i circuiti del piacere dell’abitudine son potenti e il cervello cerca sempre scorciatoie, quando è stressato, ferito.

Però, a livello più profondo, c’è solo una domanda che guida tutto: mi sento degna di cura oppure no?

E qui arriva il punto più vero: la qualità dell’amore per te stessa influenza le tue scelte proprio quando sei più vulnerabile, quando sei stanca, quando sei sola, agitata, quando ti manca qualcosa in cui spegnerti in fretta.

Se non ti senti degna, allora ti tratti come un luogo in cui si può entrare senza bussare.

E questo vale per il cibo spazzatura, che è anche quantità, per l’alcol, per una sigaretta, per le sostanze e anche per l’intimità.

Quando il sesso diventa una sera da riempire, un vuoto da anestetizzare occasionalmente, un’identità da confermare in cinque minuti.

Attenzione, non lo fai perché sei sbagliata.

Lo fai perché una parte di te sta cercando regolazione, contatto, riconoscimento, soltanto che li cerca nel modo più veloce.

E ciò che è veloce raramente è intimo, raramente è cura, ma spesso è soltanto tregua.

L’amore per te stessa si vede così, non da quello che dici, ma da quello che scegli quando nessuno ti guarda, soprattutto nei momenti in cui potresti farti del male senza che nessuno lo noti.

E quando l’amore per te cresce cambia una cosa.

Inizi a non offrirti più a ciò che ti consuma.

Inizi a selezionare tutto ciò che ti nutre.

Inizi a proteggere la tua sensibilità come si protegge una fiamma dall’acqua, ma non perché diventi perfetta, ma perché, finalmente, ti consideri e vuoi che tutto ciò che arriva a te sia cura, sia amore.

 

@DavideRaia

Numero3632.

 

C O M E    A M A R E    S E    S T E S S I

 

Meno confini.
Dì di no.
Dimentica chi ti dimentica.
Balla in cucina.
Ascolta il tuo istinto.
Prenditi tempo per te.
Fai ciò che ami.
Mangia i tuoi piatti preferiti.
Riprendi quel libro che …
Esprimi i tuoi bisogni e desideri.
Riconosci il tuo valore.
Non accontentarti.
Lascia andare ciò che non ti fa bene.
Dì di sì alle cose che ti rendono felice.
Smetti di compiacere gli altri.
Allontanati da chi ti manca di rispetto.
Respira aria fresca.
Fai esercizio.
Fai una cosa alla volta.
Liberati dalle etichette.
Ricorda che l’amore parte da te.
Non spiegarti a chi non vuole capire.
Esci da solo.
Parlati con gentilezza.
Prenditi cura di te.
Esplora cose nuove.
Cresci.
Cambia.
Evolviti.
Diventa il genitore di cui avresti avuto bisogno.
Mantieni le promesse che ti fai.
Non farti definire dalle opinioni degli altri.
Ricorda che le persone ti danno ciò che sono, non ciò che meriti.
Smetti di paragonarti agli altri.
Scegli la felicità invece della comodità.

 

@stanzazen

Numero3618.

 

L O N T A N A N Z A    E    A M O R E

 

Se due persone si amano, ma capiscono che non possono stare insieme, quand’è che arrivano al punto di dire: “Basta”?

Mai.

Si può amare una persona senza stare insieme?

Sì, è assolutamente possibile amare una persona senza stare insieme, vivendo forme di amore o non corrisposto, o platonico, o un forte legame emotivo a distanza, dove i sentimenti sono autentici, ma le circostanze, o le scelte concordate, impediscono una relazione tradizionale e spesso sono legati alla felicità dell’altro/a più che al possesso.

Questo tipo di amore si manifesta come desiderio profondo di vedere l’altro/a felice, anche senza una presenza fisica costante o un legame di coppia definito.

 

FORME  DI  AMORE  SENZA  STARE  INSIEME

 

Amore platonico/non corrisposto: si prova un sentimento profondo e affettuoso, ma l’altra persona non ricambia romanticamente o non è disponibile per una relazione.

Amore a distanza: si ama una persona che vive lontano, mantenendo un forte legame emotivo, nonostante la mancanza di vicinanza fisica.

Amore incondizionato/spirituale: un amore che non cerca il possesso, ma il benessere dell’altro, simile alla compassione, dove la felicità dell’altro è la propria.

Amore impossibile: Quando ci si ama, ma le circostanze (impegni, altre persone, distanza) rendono la situazione impraticabile, ma il sentimento rimane.

 

COME  SI  MANIFESTA

 

Preoccupazione per il suo benessere: la felicità dell’altra persona diventa una priorità.

Pensieri costanti: la persona è un pensiero frequente ma non necessariamente ossessivo (patologico).

Desiderio di condivisione: si desidera condividere le esperienze, ma ci si accontenta di farlo in modi diversi.

Legame emotivo profondo: un’affinità e un’intesa che vanno oltre l’attrazione fisica, senza coinvolgimento sessuale.

Amore autentico: si desidera il bene dell’altro/a e si è felici per i suoi successi, anche senza averlo/a accanto.

Evitante innamorato/a: un evitante innamorato/a desidera intimità, ma ne è spaventato/a, creando un conflitto che lo/a porta a comportamenti contraddittori.
Si avvicina e poi si allontana, evita di parlare dei sentimenti, cerca autonomia eccessiva, si sente soffocato/a dalla vicinanza e può respingere le richieste di affetto o impegno, percependo il partner come troppo “bisognoso”.
Si mostra spesso distante emotivamente, preferendo l’autosufficienza e faticando a esprimere amore apertamente, pur desiderando la relazione.

Gli amori impossibili non finiscono mai. Sono quelli che durano per sempre.

 

C O S A    D I C E    C H A R L E S    B U K O W S K I

 

Due persone che si amano, ma non possono stare insieme, continuano a cercarsi, a desiderarsi fisicamente ed emotivamente, sapendo che non possono essere amici, o lo sono apparentemente, perché il loro legame va oltre l’amicizia: è una connessione che spinge a voler fare l’amore ogni volta che si incontrano, un amore potente e spesso irrazionale, che resiste alle difficoltà e si manifesta nel perdersi e ritrovarsi, ma soprattutto nella consapevolezza che il sentimento è troppo forte per essere ignorato o ridotto a semplice amicizia.

COME  SI MANIFESTA  QUEST’ AMORE,  SECONDO  IL  SUO  PENSIERO

Non possono essere amici: c’è un’attrazione magnetica, uno sguardo che tradisce il desiderio di essere insieme, non solo amici.

Desiderio costante: si desiderano fisicamente ogni volta che sono vicini e sognano di esserlo quando sono lontani.

Una connessione profonda e irrazionale: non si tratta di ammirazione o interesse, ma di un amore che stordisce, come un pugno in faccia, senza una ragione precisa.

I sentimenti non si possono spegnere a comando: persistono, nonostante la distanza o le circostanze, sono reali e viscerali e si consumano nel desiderio.

È  UNA  SORTA  DI  “AMORE  SOSPESO”.

 

 

Numero3569.

 

D I S C O T E C A

 

Se un giorno ti manca la motivazione, vai in discoteca, resta lucido, non bere nulla.

Osserverai uomini che fingono sicurezza, spendono senza senso, atteggiandosi a bulli, fingendosi criminali.

Vedrai le ragazze e le donne che competono tra di loro per apparire e sentirai intorno a te un’illusione collettiva di felicità forzata.

Capirai che tu sei nato per essere diverso, che nessuno può decifrare la tua storia come fai tu, che in quel posto tu ti senti un pesce fuor d’acqua.

Se ti trovi in discoteca, senza bere, ti renderai conto che viviamo nell’era della mediocrità, dove ci sono persone che dicono di voler costruire il loro futuro, ma lo fanno sprecando il loro presente, scappando dai loro problemi, dalla loro realtà e dalla loro vita, perché attualmente fa schifo e preferiscono non viverla.

Per distinguerti, basta fare ciò che fa una persona intelligente: allontanati da tutto ciò che non è allineato con il tuo obiettivo.

 

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Numero3558.

 

O R G O G L I O S O    D I    T E    S T E S S O

 

Non hai bisogno di provare niente,

sei già valido/a così come sei.

Anche con i tuoi difetti tu risplendi,

il tuo cuore è pieno di bontà

e tu stai facendo del tuo meglio:

questo è più che abbastanza.

Sii orgoglioso di te, oggi,

tu conti più di quello che pensi.

 

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Numero3554.

 

V I V I    T U    L A    T U A    V I T A

 

Ricorda, alla fine della giornata,

si tratta della tua vita.

Tu sei quello che deve viverla,

respirarla e assaporarla.

Fai quello che ti piace, percorri

il sentiero che il tuo cuore sceglie.

Non ascoltare chi cerca di controllarti

e di farti dubitare di te stesso.

Costoro non possono e non devono

vivere la tua vita al posto tuo,

e non hanno nessun diritto di

tenere il tuo cuore nelle loro mani.

I tuoi sentimenti contano,

i tuoi sogni valgono, e tu

sei autorizzato a proteggerli.

 

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