I L V A L O R E D E L S I L E N Z I O
Il pappagallo parla tanto, troppo,
ripetendo solo ciò che ascolta,
ma non vola molto in alto.
L’aquila vola silenziosa,
ma può toccare il cielo.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
I L V A L O R E D E L S I L E N Z I O
Il pappagallo parla tanto, troppo,
ripetendo solo ciò che ascolta,
ma non vola molto in alto.
L’aquila vola silenziosa,
ma può toccare il cielo.
U M B E R T O G A L I M B E R T I
Appunti da una sua conferenza.
Partiamo dalla cultura medioevale: Inferno, Purgatorio, Paradiso; dove l’arte è arte sacra, dove persino la donna è “donna angelo”.
Se togli la parola Dio dalla cultura medioevale, non capisci niente di quel mondo; ma se togli quella parola dal mondo contemporaneo lo capisci ancora? Sì, sì, lo capisci benissimo.
Non lo capiresti più se togliessi la parola “tecnica” o se togliessi la parola “denaro”, che è diventato il generatore simbolico di tutti i valori.
Allora, come dice Nietzsche, “Dio è morto”.
Che cosa sono diventate le chiese se non le tombe e i sepolcri di Dio?
I nostri tempi non sono più pieni di futuro.
Io mi anestetizzo (mi drogo) nel presente perché non voglio vedere il futuro.
Non ho più l’orizzonte di senso: questo è il sentire delle generazioni di oggi perché il futuro non è più una promessa.
La scienza non guarda il mondo per contemplarlo, ma per manipolarlo.
Lo scienziato anticipa la sua teoria, poi verifica se questa sia riscontrabile ed attuabile nella natura e, da qui, la fa diventare legge di natura universale. Per sempre? No. Fino alla formulazione di una legge più raffinata e perfezionata, adattandosi alle nuove scoperte.
La scienza ha un intento manipolatorio.
È come un giudice che costringe l’imputato a rispondere alle sue domande.
Cartesio dice che l’uomo, con questo metodo, diventa “maitre et possesseur de la nature” (padrone e possessore della natura).
E ne è diventato anche la forza più distruttiva.
L A V E R A L I B E R T A’
Ho smesso di vivere come
gli altri volevano che vivessi.
Ho smesso di sacrificare
me stesso per soddisfare
le aspettative altrui.
Perché essere liberi non è
un privilegio, ma una scelta.
Friedrich Nitzsche
da QUORA
Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA.
FRIEDRICH NIETZSCHE E L’ EPISODIO DEL CAVALLO
Friedrich Nietzsche fu protagonista di una delle scene più toccanti nella storia del pensiero occidentale.
Era il 1889 e il filosofo viveva in una casa di via Carlo Alberto, a Torino. Una mattina, mentre si dirigeva verso il centro della città, si trovò improvvisamente di fronte a un evento che avrebbe segnato per sempre la sua esistenza.
Vide un cocchiere che frustava con violenza il suo cavallo, perché l’animale, esausto, si rifiutava di avanzare. Il cavallo, ormai allo stremo delle forze, si accasciò a terra, ma il suo padrone continuò a colpirlo senza pietà per costringerlo a rialzarsi. Nietzsche, sconvolto dalla crudeltà della scena, si avvicinò rapidamente, rimproverò il cocchiere e poi, con un gesto disperato, abbracciò il cavallo caduto a terra.
Scoppiò in lacrime e, stringendo il collo dell’animale, gridò “Madre, Madre!”. Pochi istanti dopo perse i sensi.
Fu il collasso definitivo della sua mente.
Da quel giorno, Nietzsche smise di parlare per il resto della sua vita.
Per dieci anni, fino alla sua morte, non riuscì mai più a tornare a una condizione di lucidità.
La polizia, accorsa sul posto, lo arrestò per disturbo dell’ordine pubblico e poco dopo fu internato in un manicomio, da cui non uscì mai più.
Per la società dell’epoca, il gesto di Nietzsche – abbracciare il cavallo e piangere su di lui – fu visto come una prova della sua follia. Tuttavia, mentre alcuni lo considerarono una semplice manifestazione di irrazionalità dovuta alla sua malattia mentale, altri vi lessero un significato più profondo e consapevole.
Lo scrittore Milan Kundera, nel romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, riprende questa scena e la interpreta come una richiesta di perdono. Secondo Kundera, Nietzsche avrebbe sussurrato al cavallo una richiesta di scusa, a nome di tutta l’umanità, per la brutalità con cui l’uomo tratta gli altri esseri viventi. Un atto di pentimento per averli ridotti a nemici e servi.
Nietzsche non era mai stato un attivista per i diritti degli animali, eppure quel gesto di empatia assoluta segnò il punto di non ritorno nella sua vita. Quel cavallo fu l’ultimo essere con cui stabilì un contatto reale e affettivo. Non si identificò solo con l’animale, ma con il suo dolore, trovando in esso qualcosa che andava oltre la semplice compassione: una connessione profonda con la vita stessa.
F R I E D E R I C K N I T Z S C H E
I suoi aforismi che mi piacciono di più.
Le convinzioni
sono nemiche
della verità,
più pericolose
della menzogna.
I giovani rimangono affascinati
da ciò che è interessante e strano
e, per loro, non fa differenza
che sia vero o falso.
Io, come pensatore,
non ho alcun bisogno
che qualcuno mi confuti:
a questo basto io stesso.
Una bella donna ha qualcosa
in comune con la verità.
Entrambe danno più felicità
quando si desiderano
che quando si possiedono.
La mia solitudine non dipende
dalla presenza o assenza di persone:
al contrario, io odio chi ruba
la mia solitudine senza, in cambio,
offrirmi una vera compagnia.
Meglio essere folle
per proprio conto,
che saggio con le
opinioni altrui.
Non esistono fenomeni morali
ma solo interpretazioni
morali dei fenomeni.
Il miglior modo per
cominciare ogni giorno
è alzarci e pensare
a chi possiamo rendere
felice oggi.
Chi ha un “perché” per vivere
può sopportare
quasi ogni “come”.
La speranza è il peggiore dei mali
perché prolunga il tormento degli uomini.
….e l’uomo,
nel suo orgoglio,
creò Dio
a sua immagine
e somiglianza.
A volte le persone
non vogliono sentire
la verità, perché
non vogliono che
le loro illusioni
vengano distrutte.
Meno amici
ha una persona
e più ha tempo
per stare da solo
con se stesso.
E più si sente felice.
Ciò che non ci uccide,
ci rende più forti.
In definitiva,
è il desiderio,
non il desiderato,
che amiamo.
La madre non ama il figlio,
ama se stessa attraverso il figlio.
L’unica cosa che rende
infelice un matrimonio
non è la mancanza d’amore,
ma la mancanza di amicizia.
La conoscenza può essere soltanto
interpretazione, non spiegazione.
Il sigillo della raggiunta libertà è
non provare più vergogna davanti a se stessi.
L’esistenza è, in realtà, un tempo imperfetto
che non diventa mai presente.
Quella che chiamiamo verità è inerzia:
è l’ipotesi che ci rende soddisfatti,
è il minor dispendio di forza intellettuale.
Ci sono due diversi tipi
di persone al mondo:
coloro che vogliono sapere
e coloro che vogliono credere.
I due grandi narcotici europei:
l’alcool e il cristianesimo.
I L T E M P O N E L L A V I T A
Non viviamo
per il futuro.
Noi viviamo
perché ci resti
un passato.
Friederich Nietzsche.
da QUORA
Scrive Corrado Montoro, corrispondente di QUORA
Friederich Nietzsche e il superUomo (o Oltreuomo)
L’Oltreuomo di cui parla Nietzsche, soprattutto nello Zarathustra, è la conseguenza di alcune riflessioni che devono prima essere introdotte per comprendere il concetto di Übermensch.
In Così parlò Zarathustra, Nietzsche narra del Profeta Zarathustra, saggio Eremita che, dopo essersi ritirato per dieci anni, scende dalla montagna in cui viveva per dispensare la sua saggezza.
Questo profeta scende e porta con se “il grande annuncio”: la morte di Dio (di cui aveva già parlato nella Gaia Scienza).
Morti sono tutti gli dèi: ora vogliamo che l’Oltreuomo viva» – questa sia un giorno, nel grande meriggio, la nostra ultima volontà! (Così parlò Zarathustra)
Alla già enigmatica affermazione della morte di Dio, egli aggiunge che sono stati proprio gli uomini ad ucciderlo:
Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso! (Ecce homo)
Perché Nietzsche ci accusa di essere gli assassini di Dio?
Perché Nietzsche non vuole tanto provare la non-esistenza di Dio, quanto affermare che la fede cristiana non è più la guida etica delle persone. Sono le persone che stanno mano a mano diventando atee e così facendo hanno ucciso Dio.
Nietzsche fu così lucido da vedere i germi del secolarismo e da capire che esso sarebbe avanzato e rimasto. In questo senso, l’annuncio della morte di Dio è l’annuncio della fine dei valori religiosi come pilastro della nostra società.
Ma non è tutto.
Dio rappresenta la più antica delle bugie che gli uomini si raccontano per non affrontare la vita. Ci rassicuriamo al pensiero che la vita sia ordinata, sensata e che ci sarà una ricompensa per le buone azioni. Dio è la speranza che il mondo abbia un perché, ma purtroppo è solo una nostra invenzione.
Pensa l’uomo: d’altra parte, la sofferenza deve pur avere un senso. Perché dovrei alzarmi ogni mattina per mungere la vacca, se no? Che senso avrebbe mettere al mondo – un mondo pieno di sofferenza – un figlio? E, poi, tutti i miei cari che non sono più qui con me, saranno pur da qualche parte ad aspettarmi. In un bel posto, una realtà metafisica, una realtà altra, diversa da questo mondo imperfetto. Un paradiso, pieno di luce e senza dolore, governato da Dio.
No. Queste sono solo bugie. Menzogne che ci diciamo da sempre, calunnie che ci servono a sopportare le difficoltà della vita. Gli uomini, ritrovandosi in un mondo pieno di incertezze, si sono rifugiati in esse.
La differenza tra l’Oltreuomo e l’uomo consiste proprio nel coraggioso rifiuto delle menzogne millenarie.
Ma questa verità non può essere accettata da tutti, scrive Nietzsche. Di sicuro non dal gregge (il popolino).
Il Gregge ha assorbito acriticamente la cultura in cui si trova. Il Gregge non si chiede neanche perché giudica una certa cosa buona o cattiva. Semplicemente segue quello che gli è stato insegnato, la religione, la tradizione e la cultura di cui è impregnato.
La morale dell’Occidente (quella Cristiana) è una morale “anti-naturale”, la quale va contro l’istinto vitale, contro lo spirito di chi può affermare la propria Volontà di Potenza. Secondo Nietzsche, come abbiamo detto, questa moralità cristiana sta declinando, ma questo non significa che si imporrà quella dei Signori (morale di un’ipotetica Aristocrazia, basata su valori vitali).
Anzi, Nietzsche capì che si sarebbe comunque imposta una morale del Gregge: “il pericolo dei pericoli”, secondo lui, è la vittoria della morale dei deboli, di quelli guidati dal Ressentiment verso chi riesce a imporsi nella vita, verso chi affronta la vita con coraggio.
La morale del Gregge impedisce agli individui di sviluppare i propri talenti, considera tutti uguali e non riconosce il merito dell’impegno e che, così facendo, spinge tutti gli individui con il potenziale di elevarsi sopra le masse a diventare:
Un più piccolo, quasi ridicolo, animale del gregge, un qualcosa facile da compiacere, malaticcio, e mediocre (Al di là del bene e del male)
Anche dovesse cadere l’apparato valoriale cristiano, il Gregge continuerà ad odiare chi si mette in gioco, chi dedica ogni sua energia ad uno scopo e passa la vita alla ricerca di un obiettivo più alto.
Una delle più belle descrizioni del comportamento del popolino nei confronti di chi si riesce ad elevare al di sopra della mediocrità è data dalla figura del funambolo.
Il Profeta Zarathustra è ormai sceso della montagna e si trova al mercato. Lì si è radunato il popolo perché è giunta la voce che si sarebbe esibito un funambolo.
Il funambolo diventa simbolo dell’uomo che tenta di superare se stesso. Un funambolo prende la vita coraggiosamente. Il suo non è un mestiere in cui si possa fingere. Egli si è messo in gioco veramente: o riesce ad attraversare la corda o cade e si spezza l’osso del collo.
La corda del funambolo diventa simbolo del percorso tra uomo e Oltreuomo, tra l’inerzia e il sì alla vita:
L’uomo è una corda annodata fra l’animale e il Superuomo, una corda tesa sopra un abisso (Così parlo Zarathustra).
Nonostante il funambolo cada e fallisca, Zarathustra lo loda. Il popolo però non capisce le sue parole e ride.
Quando Zarathustra ebbe pronunciate queste parole, guardò di nuovo gli uomini e tacque. «Eccoli – disse al suo cuore – essi ridono: essi non mi comprendono, io non sono bocca per queste orecchie.
Perché questa è la punizione che riservano gli altri a chi cerca di elevarsi al di sopra della massa, a chi cerca di essere diverso, di non accettare il mos maiorum (costume della maggioranza): la derisione. Come a dire: tu sei solo un poveraccio, che cosa ti eri messo in mente di fare? Nessuno può uscire dal Gregge, nessuno può pensare di essere autonomo, libero dal passato e dal pensiero comune.
Ma come si fa, volendolo, ad uscire dal Gregge? Nietzsche lo spiega attraverso tre figure quella del cammello, del leone e del fanciullo.
Il primo simbolo di reazione verso la cultura tramandata (senso di colpa e pregiudizi, religione e morale popolare) è quella del cammello.
Il cammello è colui che nutre ancora timore reverenziale nei confronti di Dio. Questa persona affronta a suo modo la vita, addossandosi carichi pesanti, prendendosi le responsabilità e chinando la testa.
C’è un non so che di dignitoso nel suo addossarsi le difficoltà. Il problema è che non lo fa per sé, ma per paura di una futura punizione divina.
La figura del leone si avvicina a quella dell’Oltreuomo. Il leone rifugge la morale che gli è stata imposta.
Quale è questo drago immane che lo spirito non vuole più oltre chiamar suo padrone e suo Dio? Si chiama egli: «Tu devi». Ma contro di lui lo spirito del leone avventa le parole: «Io voglio» (Così parlò Zarathustra).
Il “drago” di cui parla è la seduzione della facile scelta di seguire ciò che ci impone la tradizione. Ma questo drago è forte e avversario temibile. Sa i suoi punti di forza e ribatte che tutti i valori sono già stati creati.
«Ogni valore fu già creato; e io tutti li rappresento. L’«io voglio» non deve più esistere». (Così parlò Zarathustra).
Il leone può solo limitarsi a dire il suo “sacro no” ai valori tramandati, ma la parte destruens (che smantella) non basta.
E’ la figura dello spirito che vuole la sua propria volontà. Se il leone era la figura della “libertà da…”, il fanciullo è “libertà di…”.
Perché il fanciullo è l’innocenza, è l’oblio: un ricominciare, un gioco, una ruota che gira per sé stessa, un primo movimento, una santa affermazione.
Il fanciullo è appena nato, non ha i preconcetti degli adulti. Quello che Nietzsche aveva in mente era un individuo libero dal peso delle norme sociali, dei costumi e dogmi della società. Ma non solo: il bambino è anche pieno di gioia per la vita, si meraviglia per le scoperte e ama creare cose nuove. E’ quello che Nietzsche chiama il “sacro sì” alla vita.
L’Oltreuomo ama la vita. Riesce a superare le vecchie concezioni e le limitazioni religiose. Ma c’è un’ultima caratteristica che lo contraddistingue: il vivere la vita con l’idea dell’eterno ritorno e con l’Amor Fati.
Il concetto di eterno ritorno è stato spesso travisato, dandogli una lettura metafisica che semplicemente non ha. Quello che Nietzsche invita a fare è vivere la vita come se fossimo condannati a riviverla all’infinito. Con questa idea sicuramente saremmo più invogliati a non perderci in inutili questioni, risentimenti senza senso e invidia nei confronti degli altri.
Questo modo di vivere ci consente di vivere a pieno, ci consente di amare ogni singolo avvenimento e ogni nostro gesto, a prescindere dal fatto che nella vita esistano sia gioie che dolori. Anzi, accettando il brutto della vita senza per questo doversi rifugiare nei dolci sogni di paradisi lontani. E se avessimo già sprecato molto tempo prezioso? Poco male, l’amore per la vita di un Oltreuomo consiste anche nell’accettare il proprio passato.
La mia formula per la grandezza dell’uomo è Amor Fati: non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l’eternità.
Spesso contraddiciamo un’opinione,
non tanto per il contenuto,
quanto perché ci è antipatico
soltanto il tono con cui
essa è stata espressa.
Friederich Wilhelm Nietzsche.
L’amore è un rapporto
fra uno schiavo
ed un tiranno.
Friederich Wilhelm Nietzsche
Se si tace per un anno,
si disimpara a chiacchierare
e si impara a parlare.
Friederich Wilhelm Nietzsche.
Parlare di sé
può anche essere
un sistema per nascondersi.
Friederich Wilhelm Nietzsche.
Il sognatore mente a se stesso,
il bugiardo solo agli altri.
Friedrich Wilhelm Nietzsche
Quanto più in alto ci innalziamo,
tanto più piccoli sembriamo
a coloro che non possono volare.
Friederich Nietzsche.
Ricevo da mio figlio Alexis
Se uccidi uno scarafaggio,
sei un eroe.
Se uccidi una farfalla,
sei cattivo.
La morale ha standard estetici.
Friedrich Nietzsche.
Odio coloro che
mi tolgono la solitudine,
senza farmi compagnia.
Friederich Nietzsche