Numero3732.

 

da  QUORA

 

Scrive Chiron, corrispondente di QUORA

 

Lezioni di vita.

 

Un vecchio era seduto su una panchina. Un giovane si avvicinò e gli chiese:

— Si ricorda di me, professore?

Il vecchio rispose:

— No!

Il giovane gli disse che era stato un suo allievo.

— Il vecchio insegnante: Ah! Che cosa sei diventato? Che fai nella vita adesso?

Il giovane rispose:

— Beh, sono diventato anch’io insegnante.

— Ah, che bello saperlo, quindi come me — disse il vecchio.

— Sì, come lei! In realtà sono diventato insegnante grazie a lei: mi ha ispirato a essere come lei.

Il vecchio, curioso, chiese al giovane professore in quale momento avesse deciso di diventare insegnante.

Il giovane gli raccontò la seguente storia:

— Un giorno, un mio amico, anche lui studente delle superiori, arrivò in classe con un bellissimo orologio nuovo. Io lo desideravo e decisi di rubarlo.

Poco dopo, il mio amico si accorse che l’orologio era sparito e si lamentò subito con lei.

Lei disse:

— Durante la mia lezione è stato rubato un orologio oggi. Chi lo ha preso deve restituirlo.

Io non lo restituii perché lo volevo… tanto!

Poi lei chiuse la porta e ci chiese di alzarci, dicendo che ci avrebbe perquisiti tutti finché l’orologio non fosse stato trovato.

Ma ci impose di chiudere gli occhi.

Lo facemmo. Quando perquisì le mie tasche, trovò l’orologio e lo prese.

Continuò a controllare le tasche di tutti. Quando ebbe finito disse:

— Aprite gli occhi. Ho trovato l’orologio.

Non mi disse nulla e non parlò mai più di quell’episodio. Non disse mai neppure chi avesse rubato l’orologio.

Quel giorno ha salvato la mia dignità.

È stato anche il giorno più vergognoso della mia vita.

Non mi ha mai detto nulla, non mi ha rimproverato né mi ha umiliato per darmi una lezione morale, ma è riuscito a farmi capire.

Grazie a lei ho compreso cosa sia un educatore e il valore di un insegnante.

Si ricorda di quell’episodio, professore?

Il vecchio professore rispose:

— Ricordo l’orologio rubato. Stavo controllando le tasche di tutti, ma non mi ricordo di te, perché anch’io avevo chiuso gli occhi mentre cercavo.

Questa è la vera essenza di un educatore:

se per correggere devi umiliare, non sai insegnare né essere un educatore.

Numero3677.

 

P E R D O N O

 

Se qualcuno torna

dopo averti lasciato,

vuol dire solo che ha

fallito nel sostituirti.

Impara a perdonare,

perché è liberatorio,

ma non far rientrare

nel tempio della tua

anima ferita colui,

che, una volta, vi ha

lasciato solo macerie.

Perdona ma, stavolta,

chiudi tu la porta.

E, come disse Einstein:

Le persone deboli si

vendicano, le persone

forti perdonano, le

persone intelligenti

semplicemente ignorano.

 

 

 

 

Interpretando @Psico-Ita

Numero3277.

 

da  QUORA

 

Scrive Stii Siuz, corrispondente di QUORA.

 

P E R D O N A R E    S E M P R E ?

 

Il perdono è una scelta personale, e ognuno ha i propri limiti su ciò che può o non può perdonare. Tuttavia, ci sono alcune azioni che, per molte persone, risultano difficili se non impossibili da perdonare. Eccone alcune:

  1. Il tradimento della fiducia – Che sia in un rapporto d’amicizia, d’amore o di lavoro, quando qualcuno tradisce profondamente la tua fiducia, ricostruire il legame diventa quasi impossibile.
  2. La violenza (fisica o psicologica) – Nessuno dovrebbe accettare abusi, maltrattamenti o manipolazioni che distruggono la dignità e la sicurezza di una persona.
  3. L’inganno ripetuto – Tutti possiamo sbagliare, ma quando una persona mente o manipola ripetutamente senza rimorso, diventa chiaro che non ha intenzione di cambiare.
  4. Il disprezzo e la mancanza di rispetto – Quando qualcuno ti umilia, ti sminuisce o non rispetta i tuoi valori e sentimenti, perdonarlo senza un vero cambiamento può significare accettare un comportamento tossico.
  5. Il tradimento in amore – Per alcuni, un tradimento può essere perdonato, per altri è un punto di non ritorno. Se manca il rispetto e la lealtà, la relazione diventa fragile.
  6. L’abbandono in momenti difficili – Ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di chi amiamo, e se qualcuno ci volta le spalle proprio quando ne abbiamo più bisogno, può lasciare ferite difficili da rimarginare.

Numero2795.

 

 

da un tema di QUORA e traendo spunto da esso:

 

PERCHÈ   LE   RELIGIONI   OFFRONO   IL   PERDONO?

 

ATTENZIONE:

Le religioni non offrono, esigono che l’individuo si pieghi al malvagio nella nobile azione del perdono.

Il perdono istituzionale per me è assurdo come lo è la pena di morte: opposti che si incontrano. Se lo Stato uccide per legge non è forse assassino? E se io perdono chi mi fa male e mi danneggia, non gli sto forse permettendo, pur in presenza di un dichiarato pentimento e di una ipocrita redenzione, di continuare a farlo anche con altri?

Il perdono può e deve essere un fatto personale. Ti perdono, ma non voglio più avere a che fare con te . Ti perdono in quanto non ti perseguito, non mi vendico, ma non venire a cercarmi. Ti perdono, ma ti seppellisco nel passato.

Ecco, così iniziamo a ragionare. Non dimenticare infatti che le religioni vogliono adepti sottomessi, proni ad ogni imposizione ed abuso. L’insegnamento del perdono è utile soltanto a questo.

E potresti dirmi… ma Gesù ha detto di perdonare.

Potrei parlare per ore di questo argomento. Ti invito a leggere i 4 vangeli da solo, con i tuoi occhi e la tua intelligenza, senza filtrarli con gli insegnamenti ricevuti, che sono le interpretazioni degli strumentalizzatori, cioè di coloro che vogliono esercitare, nel nome di un Dio o di una religione, il controllo della tua coscienza.

Scoprirai tante cose che ribaltano gli insegnamenti della Chiesa.

Numero2726.

 

LEZIONE  DI  CATECHISMO

 

L’insegnante chiede alla scolaresca:

“Che cosa bisogna fare perché Dio perdoni i nostri peccati?”.

Tutti gli scolari si guardano l’un l’altro senza dire niente.

Ad un certo punto, un bambino si alza e dice, a colpo sicuro:

“Prima di tutto bisogna peccare!”

Numero2332.

 

 

Da   REDAZIONE  ANSA     8 Febbraio 2022

 

Ratzinger: “grandissima colpa” se non si affrontano abusi

 

Ratzinger, in una lettera sugli abusi a Monaco, parla di “grandissima colpa” per chi commette abusi ma anche per chi non li affronta. Negli incontri con le vittime “ho guardato negli occhi le conseguenze di una grandissima colpa e ho imparato a capire che noi stessi veniamo trascinati in questa grandissima colpa quando la trascuriamo o quando non l’affrontiamo con la necessaria decisione e responsabilità, come troppo spesso è accaduto e accade”.

“Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore” e “ogni giorno mi domanda se anche oggi io non debba parlare di grandissima colpa”.

Il Papa emerito Benedetto XVI torna a chiedere “perdono”, a nome della Chiesa, considerati gli importanti ruoli che lui stesso ha ricoperto, per gli abusi commessi dal clero.

Nella Lettera a commento del rapporto sulla pedofilia nella diocesi di Monaco ricorda i suoi incontri con le vittime nei viaggi apostolici da Pontefice e scrive: “Come in quegli incontri, ancora una volta posso solo esprimere nei confronti di tutte le vittime di abusi sessuali la mia profonda vergogna, il mio grande dolore e la mia sincera domanda di perdono. Ho avuto grandi responsabilità nella Chiesa cattolica. Tanto più grande è il mio dolore per gli abusi e gli errori che si sono verificati durante il tempo del mio mandato nei rispettivi luoghi. Ogni singolo caso di abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso”.