Numero3816.

 

da  QUORA

 

Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA

 

L’ AQUILA

 

“L’aquila è l’unico uccello che arriva ai 70 anni. Ma perché ciò accada, intorno ai 40, deve prendere una decisione seria e difficile.

A quest’età i suoi artigli sono lunghi e flessibili e non riescono più ad afferrare le prede di cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne ingrossate, puntano contro il petto.

Volare è ormai difficile.

In questo momento cruciale della sua vita, l’aquila ha due alternative: non fare niente e morire oppure affrontare un doloroso processo di rinnovamento che durerà circa 150 giorni.

La nostra aquila ha deciso di affrontare la sfida: vola verso la cima della montagna e si rifugia in un nido vicino ad un dirupo, da dove non avrà bisogno di volare.

Lì comincia a sbattere il becco contro la roccia fino a strapparselo. Poi l’aquila aspetta che spunti un nuovo becco con il quale strapperà i vecchi artigli. Quando i nuovi cominciano a spuntare si mette a strappare le vecchie penne. Solo dopo cinque mesi è pronta per il volo di rinnovamento e per vivere altri 30 anni.”

Nella nostra vita, per continuare un volo di vittoria, molte volte dobbiamo proteggerci da tutto, cancellando abitudini e cambiando mentalità, e iniziare un processo di rinnovamento radicale.

Dobbiamo abbandonare consuetudini, costumi, tradizioni e ricordi, il cui peso ci impedisce di andare avanti. Solo liberi dal passato possiamo trarre vantaggio dal prezioso risultato che un rinnovamento ci porta sempre.

Rinnovare te stesso implica mettere ordine nel mondo mentale, scartare i ricordi di eventi frustranti o dolorosi, lasciandoci soltanto l’esperienza di ciò che abbiamo imparato e sfruttandola al meglio.

Per mettere ordine, rinnovarci e prendere il volo, dobbiamo conoscere noi stessi, sapere chi siamo, quali sono le nostre potenzialità e dove vogliamo andare.

Non è necessario adattarsi e arrendersi al problema; c’è la possibilità di liberarsene.

Ma il percorso è un pò difficile, il percorso è impegnativo. È una nostra scelta.

Seguiamo il percorso delle aquile. Sempre su, sempre avanti.

 

N.d.R.:

Se vuoi volare in alto,

stai con le aquile, non con le galline.

Numero3815.

 

QUESTE  POCHE  SEMPLICI  BANALITA’

POSSONO SERVIRE  PER  LA  FELICITA’.

 

Prima di parlare, ascolta.

Prima di scrivere, pensa.

Prima di reagire, calmati.

Prima di spendere, guadagna.

Prima di giudicare, comprendi.

Prima di rinunciare, prova ancora.

Prima di morire, vivi davvero.

 

Ama la vita, respira, sorridi.

 

@Iulianalateaofficial

 

Numero3811.

 

7  SFIDE  GENITORIALI  CHE FORMANO  IL  FUTURO  DI  TUO  FIGLIO.

 

Se vuoi un figlio dal cuore aperto, ascoltalo senza giudicare.

Se vuoi un figlio fiducioso, apprezza il suo impegno, non solo i suoi risultati.

Se vuoi un figlio amorevole, confortalo quando commette degli errori, prima di correggerlo.

Se vuoi un figlio emotivamente solido, impara tu per primo a governare le tue emozioni.

Se vuoi un figlio coraggioso, lascialo sbagliare e cadere, poi cammina al suo fianco quando si rialza.

Se vuoi un figlio rispettoso, modella ogni giorno la gentilezza con parole come “per favore”, “mi dispiace”, “grazie”.

Se vuoi un figlio onesto, apprezza il suo coraggio quando ammette il suo sbaglio.

 

@DailyReminderr1

Numero3808.

 

UN  CONSIGLIO  SINCERO

 

Allontanati da chi ti fa stare

male psicologicamente e

non riconosce il tuo valore.

Nessuno merita la tua pace

interiore, la tua energia, la

tua serenità. Scegli chi ti

rispetta, ti apprezza, ti fa

stare bene. Con tutto il resto,

impara ad andare avanti.

Numero3802.

 

da  QUORA

 

Scrive Dario. FF, corrispondente di QUORA.

 

LE  PERSONE  INTELLIGENTI  SONO  ATTRATTE 

DALLE  PERSONE  NON  INTELLIGENTI ?

 

Risposta breve: no, e i dati sono piuttosto netti in direzione opposta. Ma la credenza è così diffusa che vale la pena capire da dove nasce, perché ci sono almeno tre fenomeni reali che la alimentano e uno di questi è davvero interessante.

Cosa dice la ricerca.

La regola dell’accoppiamento umano non è “gli opposti si attraggono”: è che il simile cerca il simile.

Il fenomeno si chiama accoppiamento assortitivo, ed è uno dei più solidi della psicologia sociale: tendiamo a scegliere partner che ci somigliano per età, livello di istruzione, background sociale, valori e sì, capacità cognitive.

Sull’istruzione, che è il proxy più misurabile dell’intelligenza, la correlazione tra partner è forte e, in molti paesi, è addirittura aumentata negli ultimi decenni, perché le persone si incontrano sempre più spesso nei luoghi dove hanno studiato o dove lavorano, cioè in ambienti già filtrati per livello.

Quindi l’immagine del genio attratto dalla persona semplice, per quanto romantica, non descrive la norma statistica: descrive un’eccezione che ci colpisce proprio perché è un’eccezione.

La norma è molto più noiosa: le persone brillanti tendono a mettersi con persone brillanti, esattamente come tutti gli altri tendono a mettersi con i propri simili.

Ha anche senso, se ci pensi, perché una relazione lunga è fatta soprattutto di conversazione, e la conversazione tra chi ha ritmi mentali molto diversi è faticosa per entrambi: uno si annoia, l’altro si sente sotto esame.

Non è snobismo, è attrito quotidiano.

Ma allora perché ci crediamo?

Tre fenomeni veri.

Primo: quello che chiamiamo intelligenza in un partner non è il quoziente intellettivo. Quando una persona molto colta si innamora di qualcuno che non ha studiato, gli osservatori dicono “si è messo con una meno intelligente”. Ma stanno misurando la scolarità, non l’intelligenza. Ci sono molte forme di acume (emotivo, pratico, sociale, umoristico) che non hanno niente a che vedere con i titoli e che in coppia contano moltissimo. Spesso quella che sembra un’attrazione per la “non intelligenza” è un’attrazione per un tipo di intelligenza diverso dal proprio, che l’osservatore non sa riconoscere perché ha un solo metro.

Secondo: l’attrazione fisica e romantica non passa dall’intelligenza. Questo è ovvio e va detto. L’innamoramento è mosso da desiderio, chimica, momento della vita, bisogni emotivi. Il fatto che una persona brillante si innamori di qualcuno con cui non condivide interessi intellettuali non dimostra una preferenza per la “non intelligenza”: dimostra che l’innamoramento non consulta il curriculum. Il che spiega tante coppie miste, spesso brevi, che poi il tempo separa proprio quando la conversazione diventa il collante principale.

Terzo, ed è il pezzo più interessante: a volte è una scelta difensiva. Qui il fenomeno esiste, ed è meno lusinghiero. Alcune persone cercano deliberatamente un partner che percepiscono come inferiore, non per amore ma per sicurezza: chi non ti sfida non ti smentisce, non ti supera, non ti mette in discussione. È il meccanismo che si vede spesso nel funzionamento narcisistico, dove il partner deve fare da specchio e non da controparte, ma non riguarda solo quello: riguarda chiunque abbia un’autostima che regge male il confronto. Attenzione però al ribaltamento: questa non è una preferenza delle persone intelligenti, è una preferenza delle persone insicure, e l’insicurezza è distribuita a tutti i livelli di intelligenza. Chi sceglie qualcuno che non lo sfida non lo fa perché è intelligente: lo fa nonostante lo sia.

La complicazione onesta.

C’è poi un dato che complica il quadro e va detto per correttezza: nelle ricerche sulle preferenze romantiche, l’intelligenza altissima non risulta il tratto più desiderato in assoluto.

Alcuni studi suggeriscono che la desiderabilità cresca fino a un certo punto e poi si appiattisca o cali leggermente: molto intelligente attrae, estremamente intelligente attrae un po’ meno.

Le interpretazioni possibili sono diverse (paura del confronto, associazione con tratti percepiti come scomodi, semplice distanza), ma il punto resta modesto: siamo lontanissimi dal “le persone intelligenti preferiscono i partner non intelligenti”.

Semmai suggerisce che tutti, non solo i geni, preferiamo un partner brillante ma non irraggiungibile.

La Risposta Sintetica.

No, le persone intelligenti non sono attratte da persone non intelligenti: statisticamente cercano partner simili a loro, come fanno tutti.

La credenza contraria vive di tre cose: confondiamo l’intelligenza con l’istruzione e non riconosciamo le forme di acume diverse dalla nostra; l’innamoramento non passa per il cervello e produce coppie miste che ci colpiscono; e alcune persone, insicure più che intelligenti, scelgono davvero chi non le sfida, ma quella è una difesa, non una preferenza.

E se posso aggiungere l’osservazione che trovo più utile: nelle relazioni lunghe il fattore che conta non è il livello di intelligenza, è la curiosità.

Due persone curiose, anche molto diverse per formazione, hanno sempre qualcosa da dirsi; due persone brillanti ma senza curiosità l’una per l’altra finiscono le conversazioni in tre anni.

Nessuno si innamora di un quoziente intellettivo: ci si innamora di come qualcuno guarda il mondo, e poi si resta con chi ha ancora voglia di raccontarcelo.

Numero3799.

 

IL  POSTO  SBAGLIATO

 

Quando sei nel posto sbagliato,

qualunque cosa tu faccia

non sarà mai abbastanza.

Ma se sei nel posto giusto,

a volte, basta la tua presenza.

Per questo, non mettere mai

in dubbio il tuo valore.

Forse non sei tu il problema.

Magari, sei semplicemente,

e forse, nel posto sbagliato.

 

da YouTube

Numero3788.

 

LA  PACE  VIENE  DA  DENTRO

 

Non aspettare che il mondo si sistemi per trovare pace.

Il mondo non si sistemerà mai del tutto.

Non aspettare nemmeno la persona giusta.

Nemmeno il momento perfetto.

Scegliere la pace significa questo:

Respirare prima di rispondere.

Lasciar andare quello che non puoi controllare.

Smettere di rivivere ciò che è già passato.

Stare nel momento, anche se non è perfetto.

La pace è la scoperta che puoi bastare a te stesso.

Anche quando intorno a te c’è rumore.

Non è qualcosa che trovi.

È qualcosa che pratichi.

Ogni giorno. Ogni respiro.

La tua pace è dentro di te, scoprila.

 

@healingsoulmusic-it

Numero3781.

 

LA  RABBIA

 

Quante volte ti dici “va bene” quando, in realtà, non va bene per niente?

Ti interrompono quando parli e fai finta di non averci fatto caso.

Ti chiedono un favore che ti costa troppo e, come se niente fosse, rispondi: “Certo, nessun problema”.

Accetti una battuta che maschera un’offesa, un tono che non meriti, una critica che vuole solo buttarti giù.

Lasci correre ed eviti il conflitto. Finché, una goccia alla volta, il vaso trabocca.

All’inizio è solo un episodio spiacevole: una frase fuori posto, un commento sgarbato, un confine oltrepassato. Poi diventa un fastidio ricorrente, una pressione nello stomaco, un rancore che non puoi più ignorare.

Fino a quando, un giorno, non esplode. E non sai più se stai reagendo al presente o a tutto ciò che hai sopportato in silenzio negli anni.

Molti credono che arrabbiarsi sia un difetto del carattere, una reazione di cui vergognarsi, un’attitudine poco equilibrata.

Ma la rabbia non è mai il problema: è sempre il sintomo.

Questa emozione alza la voce dopo che hai cercato troppo a lungo di essere comprensivo con chi non lo è mai stato con te.

 

@lastanzazen

 

 

Numero3780.

 

LE  5  PORTE  ATTRAVERSO  LE QUALI

LA  MISERIA  ENTRA IN CASA TUA.

 

E no, la miseria non entra sempre e solo perché mancano i soldi.

A volte, entra in silenzio, dalla porta principale e nessuno se ne accorge.

La prima porta è il disordine: quando una casa vive nel caos, anche la mente si confonde. Non trovi le cose, dimentichi gli impegni, rimandi tutto e, senza accorgertene, perdi energia ogni giorno.

La seconda porta è la pigrizia: i piatti restano lì, la spazzatura aspetta, le cose da fare si accumulano e, piano piano, “lo faccio dopo” diventa uno stile di vita. Prima riguarda la casa, poi riguarda tutto il resto.

La terza porta è l’irresponsabilità: quando nessuno si prende cura di nulla, tutti pagano il prezzo. Una casa dove ognuno pensa solo a se stesso diventa fragile, perché una famiglia cresce quando ciascuno fa la sua parte.

La quarta porta è lo spreco: non solo spreco di denaro, spreco di cibo, di tempo, di occasioni, di energia. Chi non sa custodire il poco, difficilmente saprà gestire il tanto.

La quinta porta è la lamentela costante: ci sono case dove si parla sempre di problemi, mai di soluzioni, sempre di colpe, mai di responsabilità, sempre di ciò che manca e mai di ciò che si può costruire.

Chiudi queste 5 porte e qualcosa cambierà, perché la prosperità non arriva sempre come denaro, a volte arriva come pace, ordine, disciplina, rispetto, unione.

E quando queste cose abitano una casa, la miseria non trova più spazio per restare.

 

da YouTube