Segnalata da Rita.
«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza».
Antonio Gramsci.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
Segnalata da Rita.
«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza».
Antonio Gramsci.
R I F L E S S I O N E
Il mondo non sarà mai
dei cretini istruiti,
sarà, bensì, retaggio
dei saggi istruiti.
Non sembri una banalità,
perché la parola chiave,
quella che fa la differenza,
non è “cretini” o “saggi”,
ma, piuttosto, “istruiti”.
Di solito, un giovane
è più cretino che saggio;
di converso, un vecchio
è più saggio che cretino.
Comunque sia, la loro istruzione
sarà sempre discriminante.
Talvolta accade che un giovane,
cretino, abbia successo.
Se non sarà istruito, questo
successo sarà effimero,
perché dipende solo
dalla sua gioventù.
Ma, più spesso, un vecchio,
saggio, non avrà séguito,
pur essendo istruito,
perché non cercherà il successo,
gli basterà l’istruzione,
che sarà il premio a se stesso.
La sua “cultura di vita” è
il suo successo autoappagante.
Ma, in questo rinchiudersi
nella sua “turris eburnea”,
c’è un anello debole
nella catena di trasmissione
della cultura di un popolo, che
è una continua sedimentazione,
una stratificazione dei “saperi”
condivisi perché comunicati.
Un vecchio saggio non può
permettersi il lusso di portare
con sé, nella tomba, il “tesoro”
della sua cultura, cioè le conoscenze,
le sensibilità, le esperienze migliorative,
che hanno accompagnato il suo
personale percorso di vita.
Deve spargerlo ed espanderlo,
per condividerlo e metterlo
a disposizione degli altri,
se non di tutti, almeno di coloro
che ne sapranno cogliere la traccia.
Solo così, potrà ritagliarsi
una piccola fetta di eternità.
Chi non legge, a 70 anni
avrà vissuto una sola vita: la propria.
Chi legge avrà vissuto 5000 anni:
c’era quando Caino uccise Abele,
quando Renzo sposò Lucia,
quando Leopardi ammirava l’infinito….
perché la lettura è un ‘immortalità all’indietro.
Umberto Eco.
L’ EREDITÀ
Ieri sera, 13 Aprile Anno del Coronavirus, stavo guardando, durante la cena, il programma “L’Eredità” su RAI 1. Flavio Insinna, il presentatore, dirige la sfida, per l’eliminazione, fra due concorrenti una di nome Antonella, l’altra di nome Elisa. Si tratta di completare una parola, di cui viene data la sola lettera iniziale, seguita da tutte le caselle, vuote, che compongono la parola stessa.
Sullo schermo compare una sequenza di 10 caselle : nella prima c’è la lettera L (elle maiuscola in stampatello).
Insinna legge la domanda, cioè la parola di cui si deve dare il sinonimo, o il significato, riempiendo tutte le caselle : “Paura dei medici”.
La concorrente Elisa, a cui è rivolta la domanda, tentenna, incespica, si arrampica sugli specchi, poi, alla fine, quando ormai mancava di riempire una sola casella, dopo vari tentativi, indovina la consonante T e completa la parola “LATROFOBIA”. E Insinna accetta la risposta, la regia pure, e si va oltre con il gioco.
Io resto sorpreso, perché , secondo me, la parola dovrebbe essere “IATROFOBIA”, con la I e non con la L. Alla fine ….dubbioso, vado su WIKIPEDIA e cerco la parola “LATROFOBIA”. E, cosa trovo?
Trovo che esiste la parola Iatrofobia (al singolare, con l’iniziale minuscola: iatrofobia). Allora capisco. Cos’è successo? Che la I (i maiuscola) è stata scambiata per una l (elle minuscola) e , così, gli autori, o i compilatori delle domande, hanno scambiato la parola “iatrofobia” con “latrofobia”.
Se, però, avessero, almeno, avuto il pudore di verificare l’origine della parola “iatrofobia”, avrebbero trovato che la sua etimologia, dal Greco antico, è: iatròs = medico e phòbos = paura). Che la radice etimologica sia “iatròs” è fuor di dubbio: la stessa radice si trova, ad esempio, nelle parole pediatra (medico dei bambini), geriatra (medico dei vecchi), psichiatria (cura medica della psiche) e in tante altre del vocabolario medico.
Quindi la parola corretta è: IATROFOBIA.
Temevo di essermi sbagliato io. Così, stamattina, sono andato su RAIPLAY e ho rivisto la trasmissione al punto di questo episodio. È successo proprio così!
E pensare che, quella di ieri sera, era la replica di una precedente trasmissione. Si sa che, a causa del Coronavirus, non è possibile fare trasmissioni in tempo reale. Ma della topica colossale nessuno si è accorto, né allora (alla registrazione originale) né, successivamente, alla replica.
Mi pare di poter dire che il livello culturale e la preparazione linguistica dei cosiddetti “esperti” autori della RAI è abbastanza, ma non basta, …..scadente.
E vi garantisco che non è la prima, e non sarà l’ultima, volta che accade.
“Siamo tutti uniti in un grande sforzo contro un nemico invisibile, temibile, che ci fa ricordare quanto è importante la solidarietà. Nella “Ginestra”, Giacomo Leopardi ci ricorda che l’unica difesa, l’unico modo per sopravvivere è la social catena”, ha commentato Olimpia Leopardi, discendente del poeta.
e quell’orror che primo
contra l’empia natura
strinse i mortali in social catena
e quando il terrore che per primo
unì gli uomini contro la natura malvagia
in una catena di solidarietà
Composta a Torre del Greco nel 1836, “La Ginestra” esprime l’estremo messaggio della riflessione leopardiana. Il messaggio è un invito a prendere atto dell’infelicità degli uomini, così da stabilire un rapporto di solidarietà fra i componenti del genere umano, contro il vero nemico, che è la natura. Contro di essa, gli uomini non possono far altro che allearsi e costruire una rete di solidarietà e soccorso reciproco. È questa una delle grandi lezioni che ci ha consegnato il poeta Giacomo Leopardi attraverso i suoi versi. Versi che oggi risuonano quanto mai attuali, di fronte al dilagare di un’epidemia, che può essere sconfitta soltanto insieme.
È sempre faticoso imparare,
è spesso difficile capire,
ma conoscere non basta mai
e credere è semplice assai.
A giudicare dal suo
bagaglio culturale,
deduco che gli piace
viaggiare leggero.
Si può essere istruiti,
senza essere veramente colti.
L’istruzione è un vestito.
La parola istruzione significa
che una persona si è
rivestita di conoscenze.
E’ una vernice, la cui presenza
non implica necessariamente
il fatto di aver assimilato
quelle conoscenze.
La parola cultura, per contro,
significa che la terra,
l’humus profondo dell’uomo,
è stata dissodata
per produrre buoni frutti.
Antonin Artoud.
La vera saggezza è
sapere di non sapere.
Socrate.
Tu sei
quello che leggi.
Le cose che impari
senza gioia
le dimentichi subito.
La cultura è
passione per il sapere
e un buon viatico
verso la saggezza.
La vita è un perenne ostacolo alla lettura.
Daniel Pennac.
L’ Uomo è, veramente, uomo,
soltanto grazie alla cultura.
Hegel.
A Nation stays alive,
when its culture stays alive.
Una nazione è viva,
quando la sua cultura è viva.