Numero1647.

Nei totalitarismi (regimi comunisti, dittature politiche o militari di destra o di sinistra, governi ispirati  o controllati da dogmatismi religiosi), esiste la certezza, la sicurezza, la garanzia che tu sarai uno dei tanti, uguale a tutti gli altri, sparso e indistinto in mezzo al gregge: una pecora, in un grande recinto, destinata a mangiare la stessa erba delle altre pecore. L’erba, magari, non ti mancherà, ma non avrai, mai, altro che quella.

Nei sistemi liberal democratici, tu avrai l’opportunità, la probabilità, ma anche il rischio, se non ci riuscirai, di diventare, con il tuo impegno, la tua responsabilità e le tue capacità, migliore e diverso dagli altri (primus inter pares = primo fra i pari ), vedendo premiate le tue doti e i tuoi sacrifici, in modo più rilevante, proporzionalmente alle energie profuse per raggiungere i tuoi traguardi. E diventando migliore non degli altri soltanto, ma, soprattutto, di te stesso e dei tuoi limiti. Il merito non è un privilegio di casta: è il riconoscimento di una conquista.

Tutti nasciamo uguali, (anche se alcuni sembrano più fortunati, altri meno favoriti): è la vita che ci può rendere diversi. Dipende da noi. Ma dipende anche dal regime sociale e politico in cui ci troviamo a vivere ed operare. Facciamo tutti in modo che ci sia la possibilità di scegliere fra una pluralità di opportunità, per vivere, con il nostro impegno, una vita degna di essere vissuta. E, per morire, dopo una vita ben spesa, migliori di come eravamo quando siamo comparsi in questo mondo.
È la soddisfazione più grande che la vita ci offre. È l’unico merito di cui ci possiamo vantare, è il solo buon ricordo che possiamo lasciare.

Numero1620.

Ci sono molte persone,

che si guardano allo specchio,

e non sono troppo soddisfatte,

ahimè, di quello che vedono.

Ma non fanno un bel nulla

per modificare drasticamente

le proprie abitudini sbagliate

e il loro consueto stile di vita

che, in Greco, si chiama “dieta”.

Vorrei proprio sapere che ne è

mai della loro stima di sé.

Io, per mantenere la mia,

intendo la stima di me stesso,

mi impegno strenuamente

e, lo ammetto, con fatica.

Non posso definirmi sformato,

ma la “forma” del mio corpo

non è certo quella che vorrei.

Per avere una sembianza “umana”,

devo impormi dure rinunce

e  molte limitazioni quotidiane.

Per fortuna, faccio ancora sport

(tennis) e lo farò fin che posso.

Non ho velleità agonistiche,

né prestazionali, ma un po’

di divertimento competitivo

aiuta a tenere desto lo spirito

e a conservare le funzioni fisiche.

Anche una vecchia macchina,

se è stata ben manutenzionata,

può fare ancora un po’ di strada.

E , come cimelio d’epoca, forse

anche una discreta figura.