Numero2014.

 

 

La prima qualità di un onest’uomo

è il disprezzo della religione,

che ci vuole timorosi della cosa

più naturale del mondo, che è la morte,

odiatori dell’unica cosa bella

che il destino ci ha dato, che è la vita,

e aspiranti ad un cielo dove

di eterna beatitudine vivono solo i pianeti,

che non godono né di premi,

né di condanne, ma del loro moto.

 

Umberto Eco.

Numero2011.

 

Chi non legge, a 70 anni

avrà vissuto una sola vita: la propria.

Chi legge avrà vissuto 5000 anni:

c’era quando Caino uccise Abele,

quando Renzo sposò Lucia,

quando Leopardi ammirava l’infinito….

perché la lettura è un ‘immortalità all’indietro.

 

Umberto Eco.

Numero2005.

 

L’ U O M O   E    L A   L I B E R T À                    La condizione umana vista con gli occhi della filosofia.

 

La tesi che vorrei illustrare, senza nessuna pretesa di persuadervi, perché in tutte le cose che dico, non ho mai preteso di persuadere nessuno, anche perché non ci riesco, è che la libertà non esiste.
Però esiste l’idea di libertà e guardate che, quando esiste, un’idea fa storia.
Per esempio, nessuno sa se Dio esiste, in fondo, nessuno l’ha mai visto. Però, dal fatto che esiste l’idea di Dio, nasce una storia, la storia di chi è persuaso che Dio esiste.
Mi raccomando, le idee non stanno a raccontare la verità. Bisogna considerarle dal punto di vista della loro efficacia storica. Se l’dea genera una storia, questa idea va presa in considerazione.

 

Umberto  Galimberti      filosofo.

Numero2004.

 

L’ U O M O   E   LA   L I B E R T À     La condizione umana vista con gli occhi della filosofia.

 

Perché non esisterebbe la libertà?
Ma perché noi chiamiamo libertà la condizione umana che è una condizione di indeterminatezza.
L’uomo è l’unico animale indeterminato perché non è codificato dagli istinti.
Gli istinti sono un codice, per cui la gazzella, appena nata, sa quello che deve fare. L’uomo non lo sa.
Infatti, ha bisogno di educazione: una volta, fino a 15 anni, adesso fino a 30 e poi, magari, oltre, perché non ha codici. Li va acquisendo gradatamente, in quanto non ha istinti. Questo è il problema dell’uomo.
Con la parola “istinto” intendo una risposta “rigida” ad uno stimolo e la cosa che mi interessa sottolineare è l’aggettivo “rigida”. Se io faccio vedere una bistecca ad una mucca, la mucca non la percepisce come cibo; se le faccio vedere un covone di fieno, lo percepisce come cibo: risposta “rigida”.
Noi non abbiamo risposte rigide. Neanche l’impulso sessuale è rigido, perché, in presenza di una pulsione sessuale, io posso dedicarmi a tutte le perversioni, cosa che non sembra concessa agli animali. Posso fare l’amore anche con un tacco a spillo, per dire una delle più elementari perversioni; così come posso anche concedermi, in presenza di una pulsione sessuale, di fare delle opere d’arti, delle opere poetiche. Quella che pratichiamo si chiama “sublimazione della pulsione”, cosa che non sembra sia concessa agli animali.

Non è che lo dico io che gli uomini non hanno istinti. L’ha detto, per primo, Platone, l’ha detto Tommaso d’Aquino, l’ha detto Kant, l’ha detto Herderl, l’ha detto Nietzsche, nel novecento, l’ha detto Bergson, l’ha detto Gehlen.
Ma noi continuiamo a pensare sempre l’uomo come animale ragionevole, quando dell’animale gli manca la prima caratteristica fondamentale, che è l’istintualità. Noi non siamo animali: ci manca proprio l’essenza dell’animalità che è l’istinto.
Anche Freud che, all’inizio delle sue opere, parlava d’istinto – in tedesco instinct – poi dopo, ha abbandonato questa parola e si è messo a parlare di pulsioni a meta indeterminata – in tedesco trieb – che vuol dire spinta generica, meta indeterminata. E voi capite che una pulsione a meta indeterminata è diversa da un istinto, che è sempre a meta ben determinata, “rigida”.
Trovandosi, allora, a nascere in uno stato disarmonico con la natura, perché gli animali sono armonici con la natura, gli uomini hanno dovuto darsi delle regole per poter convivere e le prime regole sono state i miti.
I miti sono dei “racconti” che spiegano che, se tu ti trovi in quella situazione, essi te la descrivono e ti fanno vedere il possibile esito positivo o negativo.
I miti, poi, sono stati concretati in riti. Rito è una parola sanscrita che vuol dire “ordine”. Rito è un elenco molto dettagliato delle cose che puoi fare e delle cose che non devi fare. Miti – Riti. E poi, alla fine, codici razionali, istituzioni.
Le istituzioni sono essenziali perché gli uomini non hanno istinti e, quindi, mancano le regole del comportamento.
Le istituzioni sono il tentativo, più o meno riuscito, di dare dei codici di comportamento. Le istituzioni sono importanti e sono state ideate dall’uomo, proprio perché l’uomo non è codificato: allora, si autocodifica attraverso le istituzioni.
Platone descrive anche questo passaggio e dice che, quando un certo giorno, successe la “meghiste metabolé”, cioè il grande capovolgimento e Dio abbandonò la tribù umana e gli uomini, perché prima governava col bastone come si governano le pecore, gli uomini, per vivere, dovettero darsi delle regole da soli. E, in questa maniera, inventarono la “politica”.
“Politica” = arte del governare, è una parola che viene dal Greco antico Polis = Città, che, a sua volta si fa derivare da una radice pol, da polloi = molti. Come facciamo a vivere tra molti e con molti? Attraverso regole istituzionali.
Ecco, questa è, un po’, la storia dell’uomo.

 

Umberto  Galimberti        filosofo.

Numero2002.

 

Segnalata da una cara amica

 

NINNA  NANNA  PER  MIO  PADRE

 

È disteso nel suo letto,

ha lo sguardo assente,

che non ho mai capito

se non sta pensando a niente

 

o è rimasto impigliato,

smarrito, prigioniero

di un tenero ricordo

o del suo ultimo pensiero.

 

Mi guarda e so già

cosa mi vuole dire,

che mi vuole vicino,

che non vuole dormire.

 

Gli  aggiusto il cuscino,

chiude gli occhi e mi spia,

dal lenzuolo tira fuori la mano

per cercare la mia.

 

Vuole sentirla ancora

e poi stringerla forte,

vuole avere il mio aiuto

per affrontare la sorte.

 

Mi guarda e so già

cosa mi vuole dire,

che mi vuole vicino,

che non vuole dormire.

 

Ninna nanna per mio padre,

ninna nanna perché è stanco,

ninna nanna al mio bambino

che mi vuole qui al suo fianco.

 

Il cuscino si confonde

con i suoi capelli bianchi.

“Dormi, amore di tuo figlio,

dormi, amore, che ti stanchi.

 

Ninna nanna a questo vecchio,

ninna nanna ch’è finita,

ninna nanna, se Dio vuole,

questa è l’ultima salita.

 

Mi guarda e so già

cosa mi vuole dire,

che mi vuole vicino,

che non vuole dormire.

 

Che nessuno faccia male,

quando non mi ha più vicino,

al mio scricciolo impaurito,

a questo piccolo uccellino.

 

Ninna nanna che è finita,

che si è appena addormentato,

che domani non lavora,

e non vuol essere svegliato.

 

di  Enrico  Brignano               dallo spettacolo “Tutto suo padre”                 (con qualche mio intervento).