Torto e ragione
Se una persona intelligente
smette di interloquire con te,
non vuol dire che ha torto,
ma che ha capito subito
che non ne vale la pena.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
Torto e ragione
Se una persona intelligente
smette di interloquire con te,
non vuol dire che ha torto,
ma che ha capito subito
che non ne vale la pena.
Ho lasciato che trascorresse il tempo della Pasqua di Risurrezione, per non contrapporre provocatoriamente l’alternativa inquietante del testo seguente che, solo ora, sottopongo all’attenzione di chi abbia coraggio e curiosità di conoscere non un’altra verità, ma solo un’altra versione dei fatti storici.
In questo, non c’è alcun intento polemico o spirito di contraddizione, ma soltanto un tentativo di fare chiarezza.
L E V E R E P A R O L E D I G E S U’ D O P O L A R I S U R R E Z I O N E
(Cristianesimo delle origini)
La storia di Gesù è la più grande storia mai raccontata che ha contribuito a plasmare la cultura occidentale.
Il paradigma della vita di Gesù è la sua risurrezione, ma intesa in modo molto diverso da quello canonico.
“Io sono esempio di risurrezione: la vostra”.
Una delle figure più influenti della storia, Gesù, dice che il mondo attuale è sbagliato e che dobbiamo cambiarlo, ora.
Questo suo pensiero fondante è contenuto nella Bibbia etiope.
Dopotutto, la Bibbia etiope è una Bibbia cristiana, contiene i Vangeli, la vita, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Ma non è la Bibbia cattolica.
Immaginate di morire e scoprire che l’ al di là non ha nulla a che vedere con ciò che vi è stato raccontato: niente porte del paradiso, niente inferno di fuoco, piuttosto un viaggio nascosto attraverso misteriosi strati dell’esistenza che lentamente spogliano l’anima fino alla sua verità.
Alcune antiche tradizioni sostengono che queste idee derivino dagli insegnamenti di Gesù Cristo dopo la risurrezione.
Ma la maggior parte dei cristiani non ne ha mai sentito parlare, perché la Bibbia cattolica che molte persone leggono ha 73 libri, mentre l’antico canone conservato dalla Chiesa ortodossa Etiope ne contiene 81.
Interi Vangeli, visioni e rivelazioni sono scomparsi dal cristianesimo occidentale.
La vera domanda è: sono stati rimossi perché erano sbagliati o perché rivelano qualcosa che il mondo non avrebbe dovuto sapere?
Questi sono i Libri Perduti del cristianesimo cattolico.
Cominciamo con un fatto che dovrebbe turbare ogni cristiano vivente.
La Bibbia che tenete tra le mani non è la Bibbia: si tratta di “una Bibbia”, una versione assemblata da commissioni, approvata dagli imperatori e imposta dal potere politico.
La Bibbia protestante ha 66 libri, la Bibbia cattolica ne ha 73, ma la Bibbia Etiope, quella custodita da una chiesa le cui origini risalgono direttamente al primo secolo, ne ha 81.
Alcuni studiosi ne contano persino di più, a seconda di come classificano determinati testi. Non è una discrepanza di poco conto.
Si tratta di un’intera biblioteca di materiale sacro che qualcuno ha deciso che non ti fosse permesso leggere.
Il cristianesimo arrivò in Etiopia quasi immediatamente.
Secondo il libro degli Atti, un funzionario di Corte etiope fu battezzato da Filippo, l’evangelista apocrifo, intorno al 34 d.C. .
Ciò rende la Chiesa etiope una delle primissime comunità cristiane al di fuori di Gerusalemme.
Nel V° secolo il cristianesimo era la religione di stato dell’impero, secoli prima che la maggior parte dell’Europa si convertisse.
La Chiesa etiope non si sviluppò sotto la supervisione romana, non rispondeva al vescovo di Roma, non fu plasmata dalla politica di Costantino o dalle battaglie teologiche che dilaniarono il cristianesimo europeo.
Crebbe autonomamente nella propria lingua con la propria raccolta di testi sacri e non ne abbandonò mai nessuno. Questa è la differenza cruciale.
Mentre il cristianesimo occidentale ha attraversato secoli di revisioni, dibattiti e scarti, la Chiesa Etiope ha semplicemente conservato tutto.
Ha preservato il libro di Enoch, una vasta visione profetica sugli angeli caduti.
L’architettura celeste parla del destino delle anime citata nel Nuovo Testamento stesso, che successivamente è stata scartata dal canone occidentale; inoltre, ha preservato, fra gli altri, il libro dei Giubilei che riscrive la Genesi con sorprendenti dettagli aggiuntivi.
Ha preservato l’ascensione di Isaia, il pastore di Erma e altri testi che i primi cristiani di tutto il mondo antico consideravano “sacre scritture”.
Non si tratta di note a piè di pagina poco conosciute.
Il libro di Enoch è così importante per il cristianesimo delle origini che la lettera di Giuda lo cita direttamente.
I primi padri della Chiesa lo citavano, le comunità di tutto il Mediterraneo lo leggevano come scrittura e poi fu rimosso deliberatamente e sistematicamente.
E la Chiesa etiope è la ragione per cui ne possediamo ancora una copia.
Per gran parte della storia, gli studiosi occidentali non hanno potuto accedere a questi testi, anche volendo. E, men che mai, i fedeli.
La Bibbia etiope proviene dall’Etiopia, è scritta in Etiopico: si tratta dei Vangeli di Matteo e Marco, scritti nell’antica lingua Gaes (Ge’ez), un’antica lingua semitica che quasi nessuno studioso europeo era in grado di decifrare.
I manoscritti erano custoditi in remoti monasteri di montagna, alcuni dei quali accessibili solo scalando ripide pareti rocciose.
Quando i missionari occidentali finalmente entrarono in contatto con il cristianesimo etiope, non lo considerarono una preziosa finestra sulle origini della fede, bensì lo respinsero.
Lo definirono corrotto, primitivo, una deviazione dal vero cristianesimo.
Quell’arroganza ha tenuto il mondo occidentale all’oscuro di questi testi per secoli.
Fu solo nel XX° secolo che iniziarono seri lavori di traduzione e ciò che gli studiosi scoprirono, quando finalmente lessero questi testi, scosse le fondamenta della dottrina biblica: parlava dei 40 giorni che avevano cancellato. Ed è qui che la cosa si fa davvero inquietante.
Nel libro degli Atti c’è una frase che la maggior parte dei cristiani legge senza soffermarsi: dice che dopo la sua risurrezione, Gesù si presentò vivo ai suoi discepoli per un periodo di 40 giorni, parlando loro del regno di Dio.
40 giorni non è un fine settimana, non è un breve addio: si tratta di quasi sei settimane di intenso insegnamento post risurrezione, impartito da un uomo che aveva appena sconfitto la morte.
E i quattro Vangeli canonici non dicono quasi nulla di ciò che disse in quel periodo.
Pensateci, il periodo più straordinario di tutta la teologia cristiana liquidato in tre righe dai Vangeli Canonici
Un Gesù risorto che cammina sulla terra e insegna ai suoi discepoli più vicini e la Bibbia occidentale sostanzialmente lo ignora: qualche racconto delle sue apparizioni, una manciata di istruzioni e poi ascende al cielo.
La più grande opportunità di insegnamento nella storia della religione, viene trattata come un ripensamento, a meno che non si leggano i testi etiopici.
Secondo i manoscritti conservati nei monasteri etiopici, Gesù non trascorse quei 40 giorni a ripetere il sermone della montagna, non ripropose le parabole del granello di senape e della pecora smarrita: rivelò una categoria di conoscenze completamente diversa, cose di cui non aveva mai parlato pubblicamente, cose che, a suo dire, i suoi discepoli non erano pronti ad ascoltare, finché la risurrezione non avesse dimostrato chi fosse veramente.
E il contenuto di quegli insegnamenti vi lascerà senza parole.
Innanzitutto ha descritto l’architettura dell’ al di à con straordinaria precisione, non la vaga dicotomia paradiso / inferno a cui il cristianesimo occidentale riduce tutto, ma una struttura stratificata e multidimensionale della realtà spirituale.
Sette o più paradisi distinti, ognuno con le proprie caratteristiche, i propri abitanti, il proprio scopo.
L’anima non sale o scende semplicemente quando il corpo muore.
Inizia un viaggio, attraversa diversi regni, viene messa alla prova, affinata, istruita, trasformata.
Non si tratta del purgatorio nel senso cattolico, che è essenzialmente una sala d’attesa dove si espia il peccato.
Si tratta di un’intera cosmologia di sviluppo spirituale post mortem, in cui l’anima continua a crescere, ad apprendere, ad evolversi a lungo dopo la scomparsa del corpo.
In secondo luogo, ha ridefinito il giudizio.
Nel cristianesimo occidentale tradizionale il giudizio è una scena da tribunale: Dio siede su un trono.
Secondo la configurazione dell’ al di là del Cristianesimo cattolico, le tue azioni vengono pesate e sei destinato alla beatitudine eterna o al tormento eterno.
I testi etiopi descrivono qualcosa di profondamente diverso.
Vi si dice che Gesù abbia insegnato che il giudizio non è qualcosa che Dio fa a te, ma qualcosa che fai a te stesso.
Mentre l’anima attraversa questi regni spirituali, incontra la piena verità della propria esistenza.
Ogni atto di crudeltà, ogni momento di compassione, ogni pensiero nascosto viene svelato non da un giudice esterno, ma dalla consapevolezza che l’anima stessa espande.
Sei tu a giudicare te stesso e il processo non riguarda la punizione, ma la comprensione.
In terzo luogo, e questo è l’insegnamento che avrebbe terrorizzato le autorità ecclesiastiche più di ogni altro, Gesù insegnò che gli esseri umani portano in sé l’essenza divina.
Non che gli esseri umani siano Dio, non che siano uguali al creatore, ma che in ogni anima umana e insita una scintilla, un seme, un frammento di natura divina e l’intero scopo della pratica spirituale è risvegliarlo.
La risurrezione non è stato un miracolo unico compiuto da un essere straordinario, è stata una dimostrazione.
È stato Gesù che ha mostrato all’umanità ciò che siamo, o saremmo, capaci di diventare.
Il regno di Dio non è un luogo in cui si va dopo la morte.
Si tratta di uno stato di coscienza a cui puoi accedere proprio ora in questa vita attraverso un’autentica e autonoma trasformazione spirituale.
E c’è un quarto elemento in questi insegnamenti di 40 giorni che lega tutto insieme.
Si dice che Gesù abbia detto ai suoi discepoli che ciò che stava condividendo con loro non era destinato a tutti.
Non ancora: distinse tra gli insegnamenti pubblici, le parabole e le istruzioni morali che impartiva alle folle e la rivelazione privata, riservata a pochi eletti.
I misteri più profondi li condivideva solo con coloro che avevano camminato con lui, sofferto con lui e ora avevano assistito al suo ritorno dalla morte: non si stava comportando da elitario, si stava comportando in modo pragmatico.
Alcune verità richiedono preparazione: alcune conoscenze sono pericolose nelle mani di chi non è pronto ad accoglierle e le verità più profonde sulla natura della realtà, sulla struttura dell’ al di là e sul potenziale divino dell’anima umana sono proprio di questo tipo.
La Chiesa istituzionale ha preso questa idea di insegnamento graduale e l’ha distorta completamente.
Invece di dire che alcune verità richiedono una predisposizione spirituale, hanno affermato che alcune verità non sono affatto adatte a te.
Invece di incoraggiare le persone a crescere verso una comprensione più profonda, hanno rinchiuso questa comprensione più profonda in una cassaforte e ne hanno gettato via la chiave.
I concili ecclesiastici hanno cambiato il cristianesimo, lo hanno trasformato da retaggio spirituale individuale a istituzione collettiva gestita da una casta sacerdotale.
Se in questo momento vi sentite a disagio, bene.
Quel disagio è esattamente la reazione che i capi della Chiesa del V° secolo cercavano di prevenire, perché ognuno di quegli insegnamenti rappresenta una minaccia diretta al potere religioso istituzionale.
Pensate a cosa succede a una chiesa se i suoi membri credono di possedere un’essenza divina.
Pensate a cosa succede a una classe sacerdotale se le persone credono di poter accedere al regno di Dio, attraverso la propria pratica spirituale, anziché attraverso i sacramenti approvati e imposti coattivamente.
Riflettiamo su cosa accadrebbe all’intera struttura della religione organizzata, se il giudizio fosse una resa dei conti spirituali personale piuttosto che un verdetto emesso da un Dio che, guarda caso, parla solo attraverso il clero autorizzato.
L’intero sistema sarebbe collassato ed è proprio per questo che questi insegnamenti furono rimossi.
Il processo non fu né rapido né indolore.
Si sviluppò nel corso dei secoli attraverso una serie di concili ecclesiastici che riguardavano tanto la politica quanto la teologia.
Questi sono i concili storicamente più importanti.
Il concilio di Nicea del 325 d.C. è uno degli eventi più significativi nella storia della Chiesa cristiana: non fu convocato da un vescovo o da un papa, ma dall’imperatore Costantino, un sovrano romano che comprese che una religione unificata significava un impero più controllabile.
Il Concilio di Cartagine del 397 d.C., che produsse uno dei primi elenchi di libri biblici approvati.
Il concilio di Trento del 1546, che sancì il canone cattolico in risposta alla riforma protestante.
Ciascuno di questi concili fece delle scelte: tutti inclusero certi testi ed esclusero altri e i criteri di inclusione non furono sempre spirituali, ma semplicemente di convenienza manipolatoria.
I testi storici erano testi politici che sostenevano l’autorità gerarchica, che enfatizzavano l’obbedienza alla leadership ecclesiastica, che presentavano la salvezza come qualcosa dispensato da un’istituzione di controllo, piuttosto che scoperta attraverso un lavoro spirituale personale.
Invece, altri testi furono disattesi e scartati, testi che conferivano potere agli individui, che descrivevano una rivelazione continua e che suggerivano che l’anima avesse una relazione diretta con il divino, senza bisogno di un intermediario sacerdotale.
Questi testi furono etichettati come apocrifi, eretici e pericolosi e furono fatti sparire.
Le comunità che continuarono a insegnare basandosi su questi testi, furono soppresse.
I loro libri furono bruciati, i loro insegnanti furono perseguitati.
Col tempo una versione del cristianesimo più semplice, più piatta e più conveniente dal punto di vista istituzionale divenne lo standard.
La versione che dice: “Credete a ciò che vi diciamo, obbedite alle autorità che Dio ha posto sopra di voi. Non fate troppe domande su ciò che accade dopo la morte, perché vi abbiamo già dato tutte le risposte di cui avete bisogno.”
Questa versione prevalse.
Non perché fosse più vera, non perché fosse più vicina a ciò che Gesù insegnava realmente, ma perché era più facile da controllare.
La Chiesa etiope, separata da Roma da geografia, lingua e politica, semplicemente non ha mai attraversato questo processo di selezione.
Ha mantenuto la raccolta disordinata, complessa e teologicamente eterogenea di testi che i primi cristiani di tutto il mondo antico condividevano, ha preservato la versione del cristianesimo che esisteva prima della standardizzazione, prima dell’intervento degli imperatori, prima che i comitati decidessero quali parole di “Gesù – Dio” fossero sufficientemente convenienti da conservare.
Ed ecco ciò che è veramente straordinario nella conservazione etiope.
Non si trattò di un atto consapevole di ribellione.
I monaci etiopi non conservarono questi testi perché sapevano che il cristianesimo occidentale li stava scartando. Li conservarono perché per loro erano semplicemente sacre scritture. Erano le parole di Dio tramandate attraverso la loro tradizione.
Non ci furono controversie, né dibattiti, né decisioni drammatiche per sfidare Roma.
Continuarono semplicemente a leggere ciò che avevano sempre letto e così facendo, senza volerlo, divennero i custodi di una versione del cristianesimo originale che il resto del mondo cercava di cancellare.
Sono trascorsi secoli, imperi sono sorti e caduti, i manoscritti sono rimasti nei loro monasteri di montagna, intoccati dalle guerre teologiche che hanno rimodellato la fede occidentale, preservando silenziosamente una verità che i potenti non volevano che venisse preservata.
Prove dell’esistenza di scritture etiopi. Non si tratta più di speculazioni marginali. Studiosi seri, in università serie e con finanziamenti adeguati stanno analizzando a fondo questi manoscritti e ciò che stanno scoprendo sta riscrivendo non solo la cronologia stessa, ma il messaggio autentico del cristianesimo.
Permettetemi di fornirvi prove concrete.
Nel 1947 un pastore beduino si imbatté in una grotta vicino al Mar morto e scoprì dei vasi di terracotta pieni di antichi rotoli.
Questi rotoli, oggi noti come rotoli del Mar Morto, rappresentarono un significativo passo avanti nella storia della Bibbia.
Contribuirono a fornire prove e spunti di riflessione sulla vita di una comunità ebraica vissuta all’epoca di Gesù e divennero una delle scoperte archeologiche più importanti della storia.
Tra le migliaia di frammenti rinvenuti nella grotta quattro di Kumran, i ricercatori hanno identificato 11 manoscritti aramaici distinti del libro di Enoch, 11 copie di un unico libro nascosto in una grotta nel deserto per oltre 2000 anni.
Ed ecco la parte che ha sbalordito il mondo accademico.
Quando gli studiosi hanno confrontato quei frammenti aramaici con la versione in lingua Gaes del libro di Enoch che i monaci etiopi leggevano da secoli, i testi corrispondevano non solo vagamente, ma anche tematicamente. Il testo etiopico corrispondeva strettamente ai suoi prototipi aramaici, confermando che la Chiesa Etiope aveva fedelmente conservato un documento precedente al cristianesimo stesso, un testo composto tra il 350 e il 200 avanti Cristo.
George Nicholsberg e James Vanderam dell’Università dell’Iowa che hanno pubblicato la traduzione moderna definitiva del primo libro di Enoch hanno definito i testi enochici tra gli scritti ebraici più importanti sopravvissuti dal periodo greco-romano.
Non è uno youtuber a dirlo. Si tratta di un commentario di Hermania pubblicato da Fortress Press, il punto di riferimento per gli studi biblici.
Poi ci sono i Vangeli di Garima. Nel 1950 una storica dell’arte britannica di nome Beata Trick Plain visitò il monastero di Amba Garima, nel nord dell’Etiopia. Poiché alle donne non era permesso entrare, i monaci portarono fuori diversi manoscritti affinché lei potesse esaminarli.
Notò pagine miniate con uno stile che descrisse come di influenza siriana, ma non riuscì a determinarne l’età.
Per decenni gli studiosi hanno ipotizzato che questi Vangeli risalissero all’incirca all’undicesimo secolo. Poi nel 2000 a Nekia, allo studioso francese Jack Merser fu permesso di portare due piccoli frammenti di pergamena al laboratorio di ricerca archeologica dell’Università di Oxford.
L’analisi al radiocarbonio su un campione proveniente da Garima ha restituito, come risultato, un intervallo di date compreso tra il 330 e il 570 d.C.
Un secondo campione indicava una datazione tra il 430 e il 660 dopo C.
Il mondo accademico dovette ricalibrare tutto.
Non si trattava di copie medievali: questi erano potenzialmente i più antichi manoscritti cristiani miniati sopravvissuti sulla Terra, più antichi dei famosi Vangeli di Rabbula in Siria, datati al 586 d.C., conservati in un remoto monastero etiope.
I due volumi del Vangelo di Garima contengono circa 400 pagine di testo, ciascuno è scritto in Gaes, il che li rende le più grandi testimonianze sopravvissute dell’antica lingua aomita, al di fuori delle monete e delle iscrizioni su pietra.
I loro testi differiscono notevolmente l’uno dall’altro, suggerendo che la traduzione da cui entrambi derivano sia ancora più antica, retrodatata a un’epoca ancora precedente rispetto a quanto si fosse ipotizzato.
Nel frattempo il professor Dennis Nosnen, finanziato dal Consiglio Europeo della Ricerca, ha guidato un team che ha visitato oltre 100 monasteri e chiese Etiopi, digitalizzando più di 2000 manoscritti che non erano mai stati catalogati dalla critica occidentale.
La Hill Museum and Manuscript Library Del Minnesota conserva copia su microfilm di 8000 manuscritti Etiopi fotografati durante spedizioni negli anni 70 e 80. La più grande collezione di questo tipo al mondo.
Lo storico Stukenbrock dell’Università di Monaco ha trascorso anni alla ricerca di manoscritti del primo libro di Enoch. La scarsità di copie del libro di Enoch (che è nome etiope) è dovuta al fatto che non è mai stato considerato scrittura sacra dagli ebrei, ma finisce nella Bibbia Etiope, in tutta Europa e Medio Oriente, identificandone più di 150 copie, mentre le precedenti edizioni accademiche si basavano solo su una manciata di esse.
Al congresso dell’organizzazione internazionale per lo studio dell’Antico Testamento del 2019, Stukenbrock presentò dei risultati che dimostravano come i frammenti aramaici di Kumran indicassero l’esistenza di una versione del testo più lunga e sostanzialmente diversa da quella giunta fino a noi in qualsiasi traduzione successiva.
I manoscritti etiopi non sono corruzioni, potrebbero essere più vicini agli originali di qualsiasi altro testo a noi pervenuto.
La biblioteca di Nag Hammadi, scoperta in Egitto nel 1945 nella omonima regione dell’Alto Egitto, sarebbe stata al centro dell’attenzione e delle controversie accademiche per i decenni a venire.
Studi indipendenti hanno confermato che insegnamenti sul potenziale umano divino e sulla stratificazione della realtà spirituale erano ampiamente diffusi nel cristianesimo primitivo.
Non si trattava di tradizioni isolate inventate da una comunità eccentrica, bensì di concetti presenti ovunque.
E la Chiesa etiope è l’unico luogo che non li ha mai abbandonati.
I monaci e gli studiosi etiopi che hanno preservato questi testi per generazioni hanno una propria prospettiva su questo dibattito.
Per loro non si tratta di curiosità storiche o reperti da museo.
Essi vivono le scritture lette ad alta voce durante le funzioni religiose, guidando la pratica spirituale esattamente come hanno fatto per secoli.
Uno studioso monastico ha accolto la posizione etiope con una semplicità disarmante, spiegando che i cristiani occidentali credono che la loro Bibbia sia completa, ma non hanno idea di cosa sia stato rimosso.
Non sanno cosa credessero realmente i primi cristiani prima che i concili politici riscrivessero la fede.
“La chiesa etiope – disse – ha preservato ciò che il resto del mondo ha perso” e, guardando le prove, le datazioni al radiocarbonio, le corrispondenze con i rotoli del Mar Morto, l’enorme quantità di collezioni di manoscritti che gli studiosi occidentali stanno solo ora iniziando a catalogare, è molto difficile contraddirlo.
Cinque insegnamenti proibiti rivelati: lasciatemi spiegare chiaramente.
Secondo i testi etiopi, gli insegnamenti di Gesù dopo la risurrezione possono essere distillati in cinque rivelazioni fondamentali che erano considerate troppo pericolose per essere incluse nella Bibbia occidentale.
La prima è che l’ al di là non è binario, non esiste una semplice distinzione tra paradiso e inferno.
La realtà è composta da strati, dimensioni, stadi di esistenza spirituale che l’anima attraversa dopo la morte. Ogni strato ha uno scopo, ognuno affina ulteriormente l’anima.
La morte non è un verdetto, è una porta verso il percorso di una continua evoluzione.
Il secondo punto è che il giudizio è interiore, non esteriore.
Dio non siede su un trono indicando ai peccatori la via verso il basso e ai santi quella verso l’alto.
L’anima, in presenza della piena verità spirituale si vede completamente, vede ogni scelta fatta e il perché, comprende i propri fallimenti e la propria crescita.
Questa conoscenza di sé è il giudizio ed è molto più profonda e misericordiosa di qualsiasi fantasia processuale.
Il terzo punto è che gli esseri umani possiedono un potenziale divino.
C’è qualcosa di Dio dentro ogni persona.
Lo scopo di una vita spirituale non è solo quello di adorare quella divinità da lontano, ma di nutrirla, svilupparla e portarla alla sua piena espressione.
La risurrezione di Gesù non è stata un trucco magico compiuto da una divinità in sembianze umane.
La resurrezione non è avvenuta. Il cristianesimo che la sostiene è falso.
Che tu ci creda o no, che tu sia sincero o meno. Se la resurrezione non è avvenuta, il cristianesimo è falso. È un’altra religione.
La risurrezione fu una dimostrazione di ciò che la scintilla divina, pienamente realizzata in un essere umano, può compiere.
E lo può compiere attraverso la conoscenza (gnosi), la conoscenza di sé, realizzata per mezzo della sua evoluzione spirituale, seguendo, passo dopo passo, i vari stadi di perfezionamento verso la purezza interiore extracorporea, di cui la risurrezione è il simbolo.
Il quarto punto è che Gesù insegnava su più livelli: dava insegnamenti pubblici alle folle, insegnamenti più profondi ai seguaci devoti e i misteri più profondi solo alla cerchia ristretta, dopo la risurrezione.
Questo significa che i Vangeli canonici, quelli che avete nella vostra Bibbia in questo momento, contengono soltanto gli insegnamenti superficiali, il materiale introduttivo.
Le vere profondità erano riservate a coloro che avevano dimostrato di essere pronti e quelle profondità: sono esattamente ciò che i testi etiopici affermano di preservare.
Il quinto punto è che la rivelazione non si è fermata.
Lo Spirito Divino continua a comunicare con l’umanità.
La verità non è congelata in un libro, è viva, in evoluzione, si dispiega continuamente per coloro che sviluppano la capacità spirituale di riceverla.
La scrittura non è una cassaforte chiusa, è un canale aperto.
E l’idea che Dio abbia detto tutto ciò che c’era da dire 2000 anni fa e poi sia rimasto in silenzio non è un insegnamento biblico, è una convenienza istituzionale.
Ognuno di questi cinque insegnamenti, preso singolarmente, sarebbe sufficiente a rimodellare il modo in cui una persona comprende il cristianesimo.
Nel loro insieme descrivono una religione completamente diversa da quella praticata dalla maggior parte dei cristiani occidentali.
Una religione più mistica, più personale, più esigente e in definitiva più rispettosa della capacità di crescita dell’anima individuale.
Ora fermatevi un attimo a pensare a come sarebbe il cristianesimo oggi se questi cinque insegnamenti non fossero mai stati rimossi.
Immaginate un cristianesimo in cui le chiese insegnassero la meditazione e la trasformazione interiore, anziché solo l’obbedienza a dogmi e rituali e la confessione, instaurate a fini di controllo.
Immaginate una fede in cui la morte non fosse temuta come un esame finale, ma compresa come l’inizio di una nuova fase di educazione spirituale.
Immaginate sermoni che vi dicano che il divino è già dentro di voi, in attesa di essere riconosciuto, invece di sermoni che vi dicono quanto siete peccatori fragili e decaduti e quanto disperatamente avete bisogno di un’istituzione che vi salvi.
Questo è il cristianesimo descritto nei testi etiopici ed è il cristianesimo che è stato deliberatamente smantellato affinché una manciata di uomini potenti potesse mantenere il controllo sulla vita spirituale di milioni di persone.
Ciò che rende questi insegnamenti ancora più sorprendenti è la loro stretta somiglianza con le intuizioni più profonde di altre grandi tradizioni spirituali.
Il concetto buddista di illuminazione progressiva attraverso molteplici vite, la concezione induista dell’Atman come sé divino presente in ogni essere.
L’insegnamento sufi, secondo cui il cuore umano è uno specchio capace di riflettere la luce di Dio.
Non si tratta di idee estranee introdotte di nascosto nel cristianesimo.
Secondo i testi etiopici ne hanno sempre fatto parte. erano gli insegnamenti originali, il messaggio centrale, lo strato più profondo di ciò che Gesù è venuto a rivelare e furono strappati via e sostituiti con una versione della storia più semplice, più gestibile e più redditizia dal punto di vista istituzionale.
Per quasi 2000 anni gli antichi testi conservati dalla Chiesa ortodossa Etiope Tewahedo sono esistiti silenziosamente al di fuori dei confini del canone occidentale, custoditi in monasteri di montagna, mentre il resto del mondo leggeva una versione diversa della storia.
Che questi scritti conservino davvero gli insegnamenti di Gesù Cristo o si limitino a riecheggiare ciò che i primi credenti pensavano che egli avesse insegnato, la loro sopravvivenza impone una consapevolezza inquietante.
La fede che la maggior parte delle persone ha ereditato potrebbe essere solo una parte del quadro.
E quando una storia sopravvive per 2000 anni nel silenzio, di solito significa che non era destinata a scomparire, era destinata ad aspettare.
Quindi la domanda non è più se questi insegnamenti dimenticati esistano.
La domanda è ben più scomoda.
Se le pagine mancanti venissero reinserite nella storia, quanto diversa diventerebbe?
E, cosa ancora più importante, chi ne trarrebbe vantaggio se non si scoprisse mai la verità?
L’indagine è appena iniziata.
L’ A R T E D I V I V E R E
Viviamo immersi in un flusso continuo: parole, immagini, notizie, opinioni.
Modelli di vita.
Tutto entra, quasi nulla viene trattenuto.
Ci hanno insegnato ad assorbire, non a trasformare, a raccogliere, non a costruire.
Ma l’animo non cresce per accumulo.
Anche il corpo, se mangia senza digerire, non si fortifica, si appesantisce, si intossica, si indebolisce.
Lo stesso accade allo spirito: ciò che non viene elaborato non diventa tuo, resta estraneo, resta in superficie e col tempo smette di servirti e comincia a guidarti.
Per questo, molti parlano e non pensano, ripetono ma non comprendono, sanno citare ma non sanno stare.
Manca lo spazio, manca il silenzio, manca il tempo necessario affinché ciò che entra possa diventare forma e contenuto interiore.
La vita non ha la velocità dei messaggi, né il ritmo delle notizie.
Ha tempi lenti, tempi organici, tempi che non si possono forzare.
Chi vive solo per accumulare, finisce per vivere fuori da sé.
Chi misura tutto in termini di avere, perde il contatto con l’essere.
E quando l’animo non ha un centro proprio, si sposta sugli altri.
Confronta, imita, invidia.
Non perché gli altri siano migliori, ma perché dentro non si è ancora formata una voce stabile.
L’invidia nasce da qui: dal non aver rinsaldato la propria mente.
Il saggio non rifiuta ciò che viene dall’esterno, ma non lo inghiotte: lo trattiene, lo osserva, lo lavora.
Prende ciò che incontra e lo rende coerente con sé.
Non copia, non colleziona, trasforma.
Ciò che trasformi ti appartiene, ciò che non trasformi ti governa.
Per questo non basta assorbire, occorre digerire, non basta sapere, occorre diventare.
E diventare richiede lentezza, attenzione, fedeltà a se stessi.
Non limitarti a stare, non vivere di riflesso.
Non lasciare che il tuo animo diventi un luogo di passaggio.
Assorbi, elabora e poi crea.
Seneca.
T U E L’ U N I V E R S O
All’universo non importa se sei buono o cattivo. È una legge fisica, è magnetismo.
La gravità agisce su tutti, non si allenta perché hai dato soldi in beneficenza.
Il fuoco brucia tutti, santi e criminali, allo stesso modo.
La pioggia cade su tutti, non si ferma a mezz’aria per chiedersi se hai fatto la dichiarazione dei redditi, ti bagna chiunque tu sia.
La verità è che l’universo non premia il buon comportamento, o punisce quello cattivo, perché l’universo non è morale.
La moralità è un’invenzione umana.
È utile per la società? Assolutamente sì.
È necessaria per “manifestare”? Ma neanche un po’.
Quindi, sii gentile, sii una persona per bene, abbi una morale, certo, ma non confonderla con la “manifestazione” (N.d.R. : realtà).
L’unica cosa che l’universo registra è la frequenza (N.d.R. : caratteristica delle onde, in questo caso energetiche). Tutto qui.
L’unica cosa che conta è la frequenza energetica.
L’universo non sente quanto sei gentile; sente quanto sei ansiosa e ti rimanda quel segnale nello spazio.
Per questo molte persone “buone”, spesso, trasmettono onde impazzite, emettono frequenze negative, vibrazioni piene di paure, di stress, dubitano di sé, pensano troppo, si preoccupano di ciò che potrebbe andare storto.
Sono educate all’esterno, ma dentro irradiano confusione.
L’energia negativa che hanno emesso viene riflessa all’indietro verso di loro.
E, allo stesso tempo, qualche cosiddetto “cattivo”, magari, cammina nella vita, certo che tutto funzionerà: se lo aspetta.
Spesso queste persone vibrano di una fiducia ferrea, di un’autostima incrollabile, proiettano certezza, chiarezza, potere (N.d.R. : Donald Trump).
E l’universo è d’accordo.
Ecco perché molte persone “buone” possono vivere vite miserevoli, mentre gli “stronzi”, a volte, vivono come imperatori.
Non è che il successo sia legato al male, eh!
È che esso è legato al segnale vibrazionale, alla chiarezza.
Non è mancanza di paura, è resilienza, non è giustizia, è la frequenza della vibrazione.
Tu “buono” non attrai ciò che è giusto, attrai di ritorno il segnale che emetti: questa è la legge di attrazione.
Questa legge non devi per forza amarla, però la devi vedere, la devi affrontare.
Tu, “buono”, puoi battere i piedi e piangere verso il cielo, pretendendo la realtà che pensi di meritare, ma l’universo non parla il linguaggio del diritto umano, parla il linguaggio delle frequenze.
da YouTube
L A T U A E N E R G I A
L’energia che emani filtra naturalmente le persone.
Non tutti sono in grado di reggere la tua presenza.
Cambiare energia modifica l’ambiente che ti circonda.
Le persone si avvicinano in base alla risonanza emotiva.
L’energia seleziona senza bisogno di spiegazioni.
Trattenere chi non è allineato consuma risorse interne.
Chi resta è sempre compatibile con la tua frequenza.
Gli allontanamenti spesso avvengono senza conflitto.
Trattenere ciò che non cresce ti rallenta, diventa zavorra.
Non tutto intorno a te evolve alla tua stessa velocità.
Crescere è inevitabile che crei separazioni naturali.
Restare fedele alla crescita, coerentemente, richiede distacco.
Ciò che non cresce è destinato a diventare peso.
Lasciar andare non è fallimento, ma allineamento.
@ilmegliodeilibri
O N E S T A’ I N T E L L E T T U A L E
Se non è giusto,
non farlo.
Se non è vero,
non dirlo.
Marco Aurelio.
C O M E A M A R E S E S T E S S I
Meno confini.
Dì di no.
Dimentica chi ti dimentica.
Balla in cucina.
Ascolta il tuo istinto.
Prenditi tempo per te.
Fai ciò che ami.
Mangia i tuoi piatti preferiti.
Riprendi quel libro che …
Esprimi i tuoi bisogni e desideri.
Riconosci il tuo valore.
Non accontentarti.
Lascia andare ciò che non ti fa bene.
Dì di sì alle cose che ti rendono felice.
Smetti di compiacere gli altri.
Allontanati da chi ti manca di rispetto.
Respira aria fresca.
Fai esercizio.
Fai una cosa alla volta.
Liberati dalle etichette.
Ricorda che l’amore parte da te.
Non spiegarti a chi non vuole capire.
Esci da solo.
Parlati con gentilezza.
Prenditi cura di te.
Esplora cose nuove.
Cresci.
Cambia.
Evolviti.
Diventa il genitore di cui avresti avuto bisogno.
Mantieni le promesse che ti fai.
Non farti definire dalle opinioni degli altri.
Ricorda che le persone ti danno ciò che sono, non ciò che meriti.
Smetti di paragonarti agli altri.
Scegli la felicità invece della comodità.
@stanzazen
R I P E T I A B B A S T A N Z A U N A B U G I A
E D I V E N T A U N A R E A L T A’ E U N A I D E N T I T A’
La ripetizione crea familiarità.
La familiarità sembra verità.
Le etichette mentali diventano ruoli.
Le parole interiori costruiscono immagini di sé.
La mente accetta e accoglie ciò che ascolta spesso.
Le bugie ripetute, inconsapevolmente, diventano convinzioni, spesso tenaci.
Le convinzioni diventano abitudini, dure da estirpare.
L’identità nasce anche da false idee.
Attenzione a cosa ti racconti.
E anche a cosa ti raccontano.
Se ci credi, diventa la tua realtà.
Può essere falsa e tu non te ne accorgi.
Quando l’hai accolta, la difenderai.
Solo per confermare la tua coerenza.
Conosci qualcuno che ammette di essere coerente in un errore?
Non ci fa una bella figura.
Non ha scampo: quella convinzione deve essere la sua realtà.
E questa realtà deve essere la sua verità.
Costui non dubita, si illude.
Si illude di essersi costruito la sua certezza.
Non ha usato la ragione che dubita, ma la fede che deve essere certa.
@ilmegliodeilibri con integrazioni
Scrive CARL GUSTAV JUNG
S E P E N S I
Se pensi costantemente a una certa persona allora dovresti capire che a quella persona accadono 3 cose.
A volte, senza rendertene conto, qualcuno inizia a vivere nei tuoi pensieri: ti svegli e il suo nome è la prima cosa che ti viene in mente; ti addormenti e, appena prima di chiudere gli occhi, il suo volto riappare; cerchi di distrarti con il lavoro, la musica, le persone, ma lei torna sempre e, a un certo punto, ti chiedi perché non riesci a smettere di pensare a lei.
È amore, è attaccamento o qualcosa di spirituale, qualcosa che va oltre la comprensione umana?
Lascia che ti dica una cosa potente, oggi: quando pensare a qualcuno diventa un’abitudine, quando la tua mente, il tuo cuore e la tua anima ruotano costantemente attorno a quella persona, 3 cose invisibili iniziano ad accadere anche a quella persona, anche se è lontana, anche se non vi parlate da mesi o anche se si comporta come se si fosse dimenticata di te.
L’energia non mente mai.
In questo universo, i pensieri sono energia, ogni pensiero che emani si muove come un’onda, tocca la persona a cui stai pensando e ti ritorna con una risposta, a volte come una sensazione, a volte come un sogno, a volte come un ricordo improvviso.
Per prima cosa i tuoi pensieri si indirizzano al suo subconscio: quando pensi costantemente a qualcuno crei una connessione vibrazionale, un legame invisibile che raggiunge il suo subconscio.
Potresti non parlarle, ma la tua energia parla; potresti non scrivere un messaggio, ma il tuo cuore invia segnali.
Hai mai notato che improvvisamente guarda la tua storia o ti scrive un messaggio, proprio nel momento in cui stavi pensando a lei.
Non è una coincidenza, è risonanza: le tue onde energetiche toccano la sua aura e risvegliano le sue emozioni.
Il nostro subconscio funziona come un’antenna: riceve segnali dalle persone che pensano a noi con emozioni autentiche.
Quando pensi intensamente a qualcuno, soprattutto con amore o dolore, generi una forte frequenza energetica.
Questa frequenza non scompare ma viaggia e lei inizia a provare un’inquietudine interiore senza sapere perché.
Potrebbe provare un’improvvisa tristezza, un calore o un desiderio inspiegabile: sono i tuoi pensieri che la raggiungono come sussurri invisibili.
Ecco perché alcuni dicono: “Non so perché, ma improvvisamente ho sentito il bisogno di chiamarti”.
Questa è la tua energia al lavoro.
Ma ecco la verità: questa connessione funziona in entrambe le direzioni: se la tua energia è calma, lei sperimenterà la calma; se la tua energia è caotica, proverà confusione.
E questo avviene reciprocamente, a volte anche sincronicamente.
Non pensi solo, trasmetti; quindi sii consapevole dei pensieri che trasmetti perché l’universo è sempre in ascolto.
In secondo luogo, il suo campo energetico inizia a rispecchiare il tuo.
Probabilmente hai sentito dire che 2 persone connesse attraverso il cuore possono percepire le emozioni dell’altro anche a distanza: questa non è poesia, è fisica energetica.*
* N.d.R.: Mi riferisco al famigerato fenomeno fisico chiamato “entanglement” quantistico. È un fenomeno in cui due o più particelle diventano correlate in modo tale da condividere lo stesso stato quantistico, indipendentemente dalla distanza che le separa.
Jung, (psichiatra, psicoanalista, antropologo, filosofo, non un fisico) quando scriveva queste cose, probabilmente non lo conosceva.
Einstein lo definì “azione fantasma a distanza”.
Le particelle “entangled” sono descritte da un’unica funzione d’onda, come se fossero un unico oggetto.
Ogni persona possiede un campo elettromagnetico, un’aura che risuona con le emozioni: quando pensi regolarmente a qualcuno, il tuo campo energetico inizia a sincronizzarsi con il suo, il suo umore cambia, i suoi pensieri iniziano a riflettere i tuoi; persino il suo percorso di vita può allinearsi sottilmente al tuo ritmo.
Hai notato che stai pensando a quella persona e all’improvviso appare online, o che ti senti giù e ti scrive proprio in quel momento: non è una coincidenza, questo è un riflesso della vostra connessione energetica.
Pensi a lei alle 2 del mattino e lei si sente irrequieta nel sonno; tu provi pace e lei sente calore senza sapere perché.
Perché la tua aura tocca la sua come le onde che si incontrano in mezzo a un lago immobile.
Più i tuoi pensieri sono emozionanti, più forte diventa questa connessione: quando pensi con amore, gentilezza e perdono guarisci entrambi i cuori; ma quando pensi con dolore, rabbia o ossessione blocchi le energie dell’altra.
Ecco perché l’universo spesso ti sussurra: “lascia andare”, non perché non ti importi della persona, ma perché l’amore ha bisogno di fluire; l’amore non riguarda mai il possesso, ma la connessione.
Quando pensi con amore e senza aspettative, la tua energia diventa una forza curativa sia per te che per lei.
Noterai che lei diventa più calma, più lucida persino più felice, perché la vibrazione che trasmetti è curativa, la influenzi costantemente, non attraverso il caos ma con la pace.
Quindi scegli la pace, perché tutto ciò che pensi di lei diventa parte del suo paesaggio emotivo: come la immagini, la dipingi e le invii la foto dell’immagine.
In terzo luogo, il destino inizia a riorganizzare le circostanze tra voi: ora arriva la terza e più misteriosa verità.
Quando pensi a qualcuno costantemente e con profonda emozione, il destino inizia a reagire, l’universo inizia a riorganizzare situazioni incontri e coincidenze in modo che entrambi torniate in allineamento energetico.
A volte è solo una piccola cosa: il suo nome salta fuori ovunque.
Una canzone all’improvviso ti ricorda di lei, sogni di parlarle o vi incontrate in modo del tutto inaspettato: queste non sono coincidenze, sono segni di allineamento, perché i tuoi pensieri sono energia e l’energia crea la realtà.
Più pensi costantemente a qualcuno, più attiri quella persona nella vibrazione della tua vita.
Ma qui sta il segreto: l’universo non riporta le persone indietro per raccontare di nuovo la stessa storia, le riporta indietro affinché possano verificarsi guarigione, intuizione o crescita.
Forse sei destinato a chiudere pacificamente un vecchio capitolo, forse sei destinato a iniziarne uno nuovo con maggiore comprensione; o forse sei semplicemente destinato a realizzare che l’amore non finisce mai, ma cambia solo forma e si rinnova.
Se la vostra connessione si basava su emozioni autentiche, la vostra autenticità non è scaduta: l’universo vi offrirà l’opportunità di riconnettervi attraverso messaggi, sogni, sincronicità o esperienze condivise.
Tuttavia, se questa relazione aveva lo scopo di insegnarvi l’autostima, l’universo vi guiderà verso la pace interiore.
In ogni caso, ogni volta che pensi a qualcuno che prova dei sentimenti per te, succede sempre qualcosa dentro di te o intorno a te.
Questo è il significato di queste 3 verità: quando pensare a qualcuno diventa un’abitudine è segno di energia inespressa: significa che le vostre anime stanno ancora comunicando attraverso il silenzio, la distanza e il tempo.
Non significa sempre che sia la tua anima gemella o la tua fiamma gemella; a volte significa semplicemente che questa persona è venuta a risvegliare qualcosa dentro di te: amore, pazienza, perdono o forza.
Chiunque tu non riesci a smettere di pensare è uno specchio che riflette qualcosa di te: se provi dolore significa che hai bisogno di guarire; se provi gioia vuol dire che ti senti corrisposto.
Quando senti il desiderio di imparare ad amare te stesso e quando provi pace, significa che hai capito la lezione.
L’universo usa le persone per mostrarci ciò che la nostra anima deve ancora imparare; e pensare a qualcuno non è debolezza: è consapevolezza, è il tuo cuore che ricorda quanta profonda emozione ha provato un tempo, trasformando quei pensieri in energia curativa.
Come trasformare questi pensieri in energia curativa: se i tuoi pensieri continuano a tornare, non combatterli, guidali; perché più li reprimi, più diventano forti.
Prova invece questo: ogni volta che il suo volto appare nella tua mente, devi dire dolcemente: “ti mando pace”, “ ti mando amore”, “ti lascio andare, così puoi andare per la tua strada mentre io continuo per la mia”.
Questa semplice affermazione trasforma l’attaccamento emotivo in libertà spirituale: non cancella la persona dal tuo cuore, ma libera entrambe le anime.
Se lo fai regolarmente noterai qualcosa di meraviglioso: anche lei sentirà questa pace, la tensione emotiva scomparirà lentamente, entrambi inizierete a guarire e un giorno ti renderai conto che puoi pensare a lei con gratitudine, senza dolore.
Quello è il momento in cui hai veramente padroneggiato la connessione: la verità spirituale dietro questi pensieri costanti.
Molti maestri spirituali affermano che, se non riesci a smettere di pensare a qualcuno, anche il suo sé superiore (stato etereo e stato astrale) sta pensando a te.
Le anime comunicano su una frequenza che le parole non possono raggiungere: tu resti sveglio pensando a lei mentre lei potrebbe sognarti; preghi per lei e improvvisamente lei prova conforto senza sapere perché.
Questa è l’energia dell’anima infinita senza tempo, al di là di ogni logica.
Anche qui l’equilibrio è cruciale: quando i tuoi pensieri nascono dall’amore, vi sollevano entrambi; quando nascono dall’ossessione vi prosciugano entrambi.
Quindi lascia che i tuoi pensieri siano leggeri, lascia che viaggino con benedizione, non con bisogno e ricorda: puoi amare qualcuno profondamente senza aggrapparti a lui.
Messaggio finale.
Se pensare a qualcuno è diventata un’abitudine, sappi una cosa: non sei pazzo, non sei debole, sei semplicemente un essere umano con un cuore sensibile.
È un’energia che si connette potentemente; ma sappi queste 3 verità: i tuoi pensieri raggiungono il suo subconscio, le vostre energie si riflettono a vicenda e il destino si riorganizza per insegnarti, guarirti o riunirti.
Pensa con saggezza, perché la tua mente non è solo uno spazio, è un trasmettitore; i tuoi pensieri non sono solo privati, ma sono selettivi e mirati, sono così potenti che anche la persona a cui non riesci a smettere di pensare li sente, forse non a parole, forse non nei fatti, ma nel profondo di sé, perché l’energia non mente mai.
La prossima volta che il suo volto ti appare nella mente, sorridi, respira profondamente e confida che entrambi possiate trovare pace, amore e significato in questa connessione e poi lasciati andare con grazia, perché se appartiene davvero alla tua vita, troverà la strada per tornare: non con la forza, ma con il dolce potere del destino.
A volte il cuore sa ciò che la mente non riesce a spiegare e a volte lasciare andare è l’atto più amorevole di tutti.
Qui, di seguito, su questo argomento, una selezione di aforismi
di Charles Bukowski
Tutto si riduce
all’ultima persona
a cui pensi, la notte.
È lì che si trova il cuore.
Ho bisogno di vederti,
ma non ti vedo,
e ho bisogno di ascoltarti ,
ma non ti ascolto,
e ho bisogno di toccarti,
ma non ti tocco.
E ho bisogno di pensarti
ed è l’unica cosa che faccio.
E quando la mattina
non ti sveglia nessuno.
E quando la sera,
non ti aspetta nessuno.
E quando puoi fare
quello che vuoi.
Come la chiami?
Libertà o solitudine?
C’erano i sogni,
c’era la realtà.
C’era lei
che li faceva incontrare.
Fare sesso
con la mente di una donna
è vizio da raffinati.
Tutti gli altri si contentano del corpo.
Sentirsi senza toccarsi.
Ecco come le anime fanno l’amore,
mentre i corpi sono altrove.
A S C O L T O E C O M P R E N S I O N E
Non sai ascoltare la mia voce,
neanche se mi metto a gridare.
Se mi vuoi comprendere,
lo puoi fare anche
quando resto in silenzio
S A G G E Z Z A E S C I O C C H E Z Z A
I saggi parlano
perché hanno
qualcosa da dire.
Gli sciocchi parlano
perché hanno
da dire qualcosa.
Platone
A V E R E R A G I O N E
Sapete cosa si nasconde dietro il nostro bisogno di avere ragione?
E non è una battaglia per il potere, né una questione di superiorità e di orgoglio: “Ho ragione, ho vinto”. No.
Ma dietro il combattere per la nostra opinione, c’è il nostro bisogno originario e atavico di sintonizzazione.
Quando sentiamo che la persona che amiamo, o la persona per noi importante, la pensa diversamente da noi, per noi rappresenta lo stesso rischio, e quindi la stessa terribile sensazione che, forse, abbiamo sperimentato da piccoli, di perdere la figura di attaccamento primario.
Ovvero, chi ha avuto esperienza del fatto che, se, da piccolo, faceva qualcosa di diverso, o la pensava diversamente da lei, perdeva, per un po’, il suo affetto.
Alcuni, addirittura, ricevevano una totale svalutazione: “La pensi diversamente da me, perciò il tuo pensiero non vale. Quindi tu non hai valore per me.”.
Allora, di fronte a questo rischio, ormai diventati grandi, facciamo di tutto per portare l’altro a pensarla come noi, per sentirlo vicino a noi, per sentirlo connesso.
A tal punto che, quando poi l’altro ci dà ragione, proviamo un sollievo fisico, non morale: “Sei con me, sono al sicuro”.
Ecco cosa c’è davvero dietro il bisogno di avere ragione: il terrore di perdere la sintonizzazione e il bisogno di sentire che non siamo soli.
E, quindi, chiederete: Bisogna dare sempre ragione all’altro?” NO.
Bisogna imparare a rimanere sintonizzati anche nel conflitto. Forse, è così che diventiamo adulti.
@agnesescappini
I L S I L E N Z I O I N T E R I O R E
È L A V O C E D E L L ‘ U N I V E R S O
Nel silenzio, senti verità
che il rumore copre.
Le risposte più importanti
arrivano quando taci.
Il silenzio è una frequenza,
non un vuoto. L’universo
sussurra nei momenti di
quiete. La mente piena non
ascolta, la mente calma sì.
Il silenzio è il linguaggio
dell’intuizione. Quando fai
spazio, arrivano le risposte.
Il silenzio interiore è
la tua guida più antica.
Il meglio dei libri YouTube
B U O N I C O M P O R T A M E N T I (senza farli notare)
Parla lentamente, come se avessi tutto il tempo del mondo.
Non sorridere a tutti, il rispetto si conquista, non si regala.
Cammina con calma, come se fosse il mondo ad aspettarti.
Ignora le battaglie inutili, scegli con cura quelle che meritano il tuo focus.
Non giustificarti mai, chi ti capisce non ha bisogno di spiegazioni.
Non dire tutto, il mistero è potere.
Sii educato, ma mai compiacente.
Non cercare approvazione, la tua autostima non è un voto popolare.
Ascolta più di quanto parli, chi osserva comanda il gioco.
Taglia senza rimpianti ciò che ti indebolisce.
Ricorda: l’assenza, a volte, fa più rumore della presenza.
PeoGix YouTube
F R A S I A S S E R T I V E
Quando qualcuno ti interrompe, di’ con calma: “Lasciami finire, poi ti ascolto”.
Se minimizzano ciò che provi, rispondi: “Puoi non capire, ma questo è importante per me”.
Se alzano la voce, di’: “Possiamo parlarne, ma non in questo tono”.
Se ti fanno sentire in colpa, di’: “Non sto facendo niente di male nel proteggermi”.
Se cercano di manipolarti, di’: “Questa conversazione non mi sembra onesta, preferisco fermarmi qui”.
Se invadono il tuo spazio, rispondi: “Mi serve un momento per me, ti risponderò dopo”.
Se ti mancano di rispetto in pubblico, di’: “Questo non è il luogo, né il modo per parlarne”.
Se ti fanno pressioni, dichiara: “Ho bisogno di tempo per decidere, e lo prederò”.
Se ti accusano ingiustamente, rispondi: “Non condivido la tua versione dei fatti”.
Se provano a farti dubitare di te, di’: “Conosco i miei limiti, e non ho bisogno di giustificarmi”.
@AnimaOltreilimiti80.