Gli uomini temono il pensiero
come nessun’altra cosa al mondo,
più della rovina, persino più della morte.
Bertrand Russel
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
Gli uomini temono il pensiero
come nessun’altra cosa al mondo,
più della rovina, persino più della morte.
Bertrand Russel
Amare ciò che è nobile, ciò che è bello, ciò che è umano, permettere a momenti di intuizione di recare saggezza nel momento dell’azione. Concepire con la mente la società che si dovrà creare: una società nella quale gli individui cresceranno liberi e l’odio, l’avidità, l’invidia si estingueranno perché non vi sarà più nulla che possa nutrirli. Queste cose io credo e il mondo, con tutti i suoi orrori, non ha scosso la mia fede.
Bertrand Russel
Siddhartha Gautama BUDDHA (566 avanti Cristo – 488 avanti Cristo) monaco, filosofo, mistico e asceta indiano così diceva, due millenni e mezzo fa:
Non credere in qualcosa semplicemente perché l’hai sentito. Non credere in qualsiasi cosa semplicemente perché se ne parla da parte di molti. Non credere in qualsiasi cosa semplicemente perché si trova scritto nei tuoi libri religiosi. Non credere in qualsiasi cosa soltanto per l’autorità dei tuoi insegnanti e degli anziani. Non credere nelle tradizioni perché sono state tramandate per molte generazioni.
Ma, dopo l’osservazione e l’analisi, quando scopri che qualcosa è d’accordo con la ragione e favorisce il bene a beneficio di tutti, allora accettala e vivi su di essa.
BUDDHA.
N.d.R. : In tutti questi anni, non abbiamo ancora imparato né capito niente!
L’uomo mortale
ha una sola cosa
di immortale:
il ricordo che porta
e il ricordo che lascia.
Cesare Pavese
In questo BLOG, di quando in quando, di qua e di là, ho buttato giù delle “poesiole” su diversi argomenti, anche i più strampalati, così, senza pretese. Mi sono cimentato qui, in un’impresa un po’ greve: parlare di cose molto serie ed importanti che mi riguardano: la vita, la morte, la fede, l’aldilà. Ma appunto perché gli argomenti sono molto severi ed impegnativi, ho deciso, per parlarne, di ricorrere alla composizione, in strofe di quattro versi, di senari in rima alternata. Questo perché ho inteso togliere all’esposizione il tono austero, aulico e un po’ ridondante, che avrebbe avuto discorsivamente.
Scrivere versi non è facile. A me piace scriverli in maniera semplice, con un verseggiare magari banale e un po’ nazionalpopolare, proprio quando l’argomento è serioso e pedantesco. Per l’amor del cielo, non parliamo di poesia, ma, casomai, di filastrocca. Riesco, così, ad alleggerire il messaggio ed i concetti, rendendoli più scorrevoli e comprensibili: i versi, specialmente quelli corti, sono un concentrato, un nucleo, di pensieri appena accennati da sviluppare con la riflessione. La lettura poi è favorita dal ritmo della metrica. Sì, perché, oltre alle rime sono molto importanti le metriche, ossia le scansioni sillabiche di ogni verso. In questo caso ogni verso è composto di una successione di sei sillabe (senario). Mi raccomando, bisogna tener conto delle elisioni vocaliche.
Il duplice condizionamento della rima, in questo caso alternata (A B A B) e della scansione sillabica sempre uguale a se stessa, forma una specie di piano Cartesiano bidimensionale di ascisse e ordinate, oppure un tessuto, contesto di trama e ordito, che ingabbiano la composizione entro uno schema predefinito. Le parole, poi, cercano di restare quelle del senso comune e di immediata comprensione, evitando voli pindarici o afflati lirici che lascio a ben altri tipi letterari.
Provo così a devitalizzare, sdrammatizzare e rendere più accessibile la prosopopea delle affermazioni didascaliche od apodittiche.
Mi piace ricordare che questo modo di scrivere o verseggiare è tornato e resta di gran moda, tutt’oggi, fra i giovani con i loro idoli cantautori, i RAPPER, che scrivono e tentano di cantare dei versi rimati e ritmati. Di quello che dicono mi taccio, di come lo dicono, beh, ho qualcosa da dire: i versi hanno, magari, una rima o una assonanza, ma hanno una metrica, cioè una scansione ritmica, molto zoppicante ed approssimativa, per nulla rigorosa ed uniforme. Ci sono versi più lunghi, altri più corti, altri stiracchiati e pasticciati. Ma sembra che vada bene così. Parlando, poi, della musica, eviterei di chiamarla tale perché, tale non è. È solo ritmo ossessivo e tampinante senza un motivo musicale conduttore, con forse alcuni accordi per l’orchestrazione ritmica. Ma non so bene neanch’io di cosa sto parlando. So solo che, ascoltando, non ci capisco niente e che, delle loro canzonette, non ricordo un solo motivetto da fischiettare. E ai giovani ricordo, infine, che i testi delle composizioni epiche antiche, come l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, come anche tutte le produzioni poetiche e liriche, erano composte in versi solo scanditi ritmicamente e senza alcuna rima. Probabilmente perché si potevano raccontare meglio, senza leggere alcunché, perché gli Aedi, i cantautori dell’epoca, e Omero era uno di questi, li sapevano recitare, erano migliaia di versi, tutti a memoria. La carta era rara e la scrittura ancora di più.
LA VITA, LA MORTE, LA FEDE, L’ ALDILÀ
Mi sento onorato
e orgoglioso, certo,
per essere stato
me stesso, Alberto.
Ma sono invecchiato,
come tutti anch’io,
non sono malato
ma non sono più mio.
Il corpo è diverso
e non m’ubbidisce,
il filo s’è perso,
il fiore appassisce.
La morte è qui intorno,
ed attende anche me:
arriverà il giorno,
senza ma e senza se.
Grazie alla mia vita,
a chi me l’ha data,
a chi l’ha tradita,
a chi l’ha amata;
a chi voglio bene
e mi ha ricambiato,
alle gioie e alle pene
che abbiamo passato.
E grazie per tutto,
il dato e l’avuto,
il bello ed il brutto,
che ho conosciuto.
E ancora ringrazio,
ne sono sicuro,
se resta lo spazio,
in un certo futuro,
di un’altra presenza,
dove credo varrà
la mia esperienza
che ho avuto qua.
La vita è energia
che non muore mai,
qualunque cosa sia,
qualunque cosa fai.
Ma la morte esiste?
È una vita nuova
e non mi rende triste
mettermi alla prova.
Però non mi sfugge,
Lavoisier m’informa,
nulla si distrugge,
tutto si trasforma.
Se nell’universo
sono quasi zero,
che cosa avrò perso
in quel buco nero
che chiamano morte?
Il dono ch’ho avuto,
toccatomi in sorte,
non andrà perduto.
È un dono di vita
che per sempre resta,
anche se è finita
la corsa di questa.
L’anima non muore
e, se ho ben vissuto,,
diventa migliore
e nulla è perduto.
A chi devo la grazia
non lo so neppur io.
Dicono: “Ringrazia
sempre il buon Dio”
Una volta ho creduto,
ma ora non più,
da quando ho saputo
che è morto Gesù,
ma dopo è risorto
alla vita eterna.
Perché era morto?
Volontà paterna!
Il padre suo, forse,
si sarà pentito:
come lui risorse
non si è mai capito.
Io credo e penso
che noi risorgiamo:
se la vita ha senso
io le dico “Ti amo!”.
L’energia vitale
che sentiamo ora
rende naturale
il vivere ancora.
Lo spirito è anelo
di tornare in vita,
scendendo dal cielo
con forza infinita.
E così la natura
rinnova se stessa,
così s’assicura
che la vita non cessa.
N.d.R. : da qui in avanti, mi complico le cose, ricorrendo per ogni strofa ad una coppia di versi con rima fissa e ripetuta.
Non voglio morire,
non ancora, lo spero,
voglio solo dire
questo mio pensiero.
“Se vivi, morirai”.
Ma sono sincero:
questo non è mai
stato un gran mistero.
Alle fiabe non credo,
ciò che sembra vero
è quello che vedo
sia bianco, sia nero.
La Chiesa c’insegna
col suo magistero:
“La persona è indegna”
Non è proprio vero.
Perché il peccato,
detto per intero,
per me è sempre stato
invenzione del clero.
La mia protesta,
non come Lutero,
soltanto contesta
ciò ch’è menzognero.
Di ogni menzogna,
lo dico davvero,
io provo vergogna
e ne vado fiero.
Coi falsi e gli scaltri
sarò veritiero:
la fede degli altri
non è il mio sentiero.
Venite a trovarmi
là al cimitero
solo per portarmi
un fiore ed un cero.
Di preghiere pie,
non ditemi altero,
lasciatemi le mie,
con me sono severo.
Della mia libertà,
libertà di pensiero,
anche nell’aldilà
sarò messaggero.
E la pena che avrò
dal giudice austero
è che diventerò
“di luce prigioniero”.
N.d.R. : Del personaggio storico di Gesù Cristo mi hanno sempre affascinato il messaggio di giustizia sociale e la metafora (adoperata, però, a fini fideistici) della resurrezione dello spirito: per me è l’esempio emblematico della resurrezione di tutte le anime. Se è stata possibile per lui, perché non dovrebbe accadere per ogni uomo?
Tentare di capire, con il discernimento umano, è stato e sarà sempre considerato un atto di superbia, poiché a noi non è dato altro che credere acriticamente, come unico atto di fede possibile. Consideratemi pure un uomo superbo.
Il mondo non è minacciato
da coloro che fanno il male
ma da coloro che lo tollerano.
Albert Einstein
Per essere sereni è necessario
vivere l’ultimo giorno
come fosse il primo,
ed il primo come fosse l’ultimo.
Ciò che appare non sempre è,
e ciò che è non sempre appare.
La nostra cultura è
inversamente proporzionale
al numero delle falsità
che riteniamo vere.
Trust the lies
not the “truth”.
Fidati delle bugie
non della “verità”.
Esempio: due pesi e due misure.
Se hai patologie pregresse e, dopo, muori col COVID, sei morto per COVID.
Se hai patologie pregresse e muori dopo il vaccino Astrazeneca (Vaxzevria), sei morto per le patologie pregresse.
Logico, no?
G U I D E S T O N E S
L’uomo, da quando brandì una pietra per colpire il fratello, svincolandosi dalle leggi immacolate di nostra Madre Natura, non è cambiato, se non in peggio. Questi sono “I dieci comandamenti” delle élite mondiali apolidi inserite nel monumento scritto in otto lingue (Guidestones – Georgia – USA) “.
Il Georgia Guidestones è un monumento in granito sito nella contea di Elbert, in Georgia, Stati Uniti d’America. Su otto delle superfici maggiori è inciso un messaggio composto da dieci “regole”, o consigli, in otto lingue moderne, una per ogni superficie.
La struttura, detta a volte la Stonehenge americana è stata più volte oggetto di polemiche in quanto secondo alcuni su di esse vi sarebbero iscritti i principi sui quali si fonderebbe la teoria del complotto del Nuovo ordine mondiale.
1. Mantenete l’umanità sotto i 500 milioni, in equilibrio perpetuo con la natura.
2. Controllate la riproduzione in modo saggio, migliorando l’efficienza e la diversità della specie.
3. Unite l’umanità con una nuova lingua viva.
4. Dominate passione, fede, tradizione, e tutte le cose con ragione temperata.
5. Proteggete tutte le persone e le nazioni con leggi eque e corti giuste.
6. Lasciate il governo interno alle nazioni, e le dispute internazionali a una corte mondiale.
7. Evitate leggi futili e funzionari inutili.
8. Mantenete i diritti personali in equilibrio con doveri sociali.
9. Apprezzate la verità, la bellezza, l’amore, cercando armonia con l’infinito.
10. Non siate un cancro sulla Terra, lasciate spazio alla natura, lasciate spazio alla natura.”
N.d.R. : Io non mi sento “un cancro sulla Terra!”, e voi? La realizzazione del testo inserito nelle “Guidestones” pare si stia realizzando sotto i nostri occhi ADESSO.
….fragilità umana
a cui non sono concesse
grandi virtù
senza vizi.
PAROLE E SENTIMENTI
Ci sono 5 parole del vocabolario italiano che scatenano la serotonina, l’ormone della felicità:
Grazia,
Gioia.
Bellezza,
Amore,
Meraviglia.
I L S I L E N Z I O.
Il silenzio esprime meglio
il disgusto e mantiene
meglio le distanze.
Enrico Letta
politico italiano.
Meglio ù cummanda
che ù fotte.
Raffaele Cutolo
criminale italiano
N.d.R. : Comandare è meglio che fare sesso.
L’ O D I O
Quando odiamo qualcuno,
odiamo nella sua immagine
qualcosa che già abbiamo
dentro di noi.
Herman Hesse.
N.d.R. : Cioè, è come dire: odiare gli altri è odiare se stessi. È il conflitto con il nostro brutto carattere, che tentiamo di risolvere con una rimozione, riversando su altri il marasma che, dentro di noi, non siamo capaci di gestire.
Per questo l’odio non può che creare frutti amarissimi.