Numero2947.

 

S E S S O    E    A M O R E

 

Dice Venditti (e non solo lui) che “non c’è sesso senza amore”, ma lui, quando cantava questo, era innamorato.
Molti, specialmente gli uomini, vogliono fare sesso anche senza essere innamorati. Si tratta di una pulsione naturale che considera il sesso un atto ricreativo e di personale gratificazione, come può essere anche l’autoerotismo del resto, che può essere desiderato a prescindere dall'”alibi” del rapporto d’amore con il/la partner.

Una donna è molto più coinvolta emotivamente ed affettivamente e vorrebbe che il rapporto sessuale fosse l’espressione più alta del desiderio reciproco che è la risultante di tante componenti.
Per il maschio queste componenti sono prevalentemente di ordine fisico: ed esempio la bellezza corporea, “il sex appeal”, la complicità e la partecipazione erotica di un certo livello e via dicendo. Tutte cose riscontrabili e reperibili anche genericamente, senza bisogno di concentrarsi e monopolizzarsi su una sola e unica donna.

Per la femmina, invece, conta molto di più il bisogno di essere amata e desiderata per quella che è, intendendo per questo di godere di una certa esclusività ed anche di un “ascendente” particolare che lei detiene come arma di seduzione personale che, ovviamente, si attribuisce per sana autostima.
Essere concupita sessualmente dal maschio, legittimo od occasionale, le conferisce una straordinaria conferma della propria caratura umana ed erotica.

 

Ma ribaltiamo l’ipotesi: esiste l’amore senza il sesso?
È ancora e sempre amore quello che i due componenti di una coppia provano reciprocamente, senza avere rapporti sessuali?

Possono essere tanti i motivi per cui, in una coppia, non si pratica più il sesso.
Può succedere che uno dei due diventi portatore di una patologia ostativa, o di una carenza o di una condizione fisica debilitante, oppure riporti qualche trauma, anche psicologico, che pregiudichi in modo continuativo la sua praticabilità dal punto di vista della sessualità.
Oppure, molto più banalmente, è scemata del tutto l’attrazione fisica ed emotiva preesistente.
Però, possono persistere immutati i rapporti, psicologicamente appaganti, della stima personale, del rispetto reciproco, dell’affetto, vero e profondo, che, magari da tanti anni, ha unito i componenti della coppia.

Il sesso può anche passare in secondo, terzo o quarto piano ma estrometterlo del tutto vuol dire rinunciare all’unico vero momento intimo e gratificante di una coppia. Il momento in cui ci si guarda dentro. Un momento in cui il tempo si ferma, si fermano i pensieri e si lascia il mondo fuori. E non è solo sesso… È anche il prima: come ci si arriva. È il dopo: come ci si sente…
Due componenti fondamentali! È abbandonarsi. Desiderarsi. Concedersi in modo esclusivo.

Per rispondere al quesito di partenza, direi che non si tratta più di Amore con la A maiuscola, quello della gioventù, quello della pienezza dei sensi, quello degli exploit, quello che De André chiama “l’amore che strappa i capelli”.

L’amore senza sesso è, però, una specie di “amore in tono minore”, senza esaltazioni, non conclamato, non gridato od esibito, ma vissuto a basso profilo, molto intimizzato, molto complice e, a suo modo, egualmente profondo.
Anzi, è fatto di tante piccole cose ed attenzioni, anche di tante parole che rispecchiano lo stato d’animo, di due che, consapevolmente e onestamente, hanno scelto di continuare la loro relazione su un altro binario che, ben lungi dall’essere un binario morto, li può portare molto lontano, con condizioni di viaggio molto più confortevoli e confacenti alla loro età presente e futura.
Io lo considero un “coronamento” dell’amore della prima fase.

Insomma, l’Amore con la A maiuscola non è un assoluto, non è per sempre. È una chimera transeunte.
Decade e si trasforma, adattandosi alla legge del tempo, e diventa un Affetto con la A maiuscola.
E questo è la versione più nobile e umanamente gestibile del rapporto di coppia, che si consolida e rimane valido, nella misura in cui era valido l’amore originale, quello dei tempi migliori.

Numero2937.

 

 

DANCE ME TO THE END OF LOVE        di Leonard Cohen, morto nel 2016 a 82 anni.

 

….. ha ottenuto uno straordinario successo, ha consentito a “Dance me to the end of love” di Leonard Cohen di essere stata scoperta o riscoperta da tante persone. E per un brano struggente come questo, tra le perle del cantautore, poeta e compositore canadese, poco o per nulla proposta nella programmazione delle radio, è davvero cosa buona.

Cohen canta qui la bellezza dell’amore, come in tante altre sue canzoni più o meno celebri. «Fammi danzare verso la tua bellezza con un violino infuocato / Fammi danzare attraverso il panico finché non sarò al sicuro / Sollevami come un ramoscello d’ulivo e sii la mia colomba che mi riporta a casa / Fammi danzare fin dove finisce l’amore / Fammi danzare fin dove finisce l’amore».

«Quella musica», diceva ancora Cohen, «significa la bellezza della conclusione dalla vita, la fine dell’esistenza e dell’elemento passionale in quella conclusione. Ma è lo stesso linguaggio che usiamo per arrenderci al nostro amore, così non è importante che tutti conoscano la genesi della canzone, perché se il linguaggio viene da quell’appassionata risorsa sarà in grado di abbracciare ogni attività appassionata».

E così è, infatti. Resta un capolavoro che canta l’amore “finché morte non ci separi”. Tanto che quel “fammi danzare” potrebbe essere tradotto, con una forzatura originale ma non banale, con un “danzami”. Un danzare dentro la vita, dentro l’anima, dentro il cuore. Così scrive e canta Cohen nel brano: «Mostrami la tua bellezza non appena i testimoni se ne saranno andati / Fammi sentire il tuo corpo muoversi come fanno a Babilonia / Mostrami poco a poco ciò di cui io solo conosco il limite …. / Fammi danzare fino al matrimonio, fammi danzare continuamente / Fammi danzare con molta dolcezza e fammi danzare (danzami) ancora a lungo». La canzone sembra quasi entrare nell’intimità di una relazione, e con questo sguardo possiamo ascoltarla e, perché no, “danzarla”. Uno sguardo che lotta contro l’idea della morte e diventa un inno alla vita.

Numero2884.

 

da QUORA

 

Perché noi donne facciamo così fatica a venire?

 

Scrive un corrispondente di QUORA, Walter Cianferra:

 

Ti rispondo come uomo di 63 anni. Noi uomini siamo abbastanza simili e la nostra sessualità è più semplice. Invece ogni donna è unica (e meravigliosa). Quindi, è anche unica la sua sessualità e dobbiamo scoprirla, a volte anche indovinarla.

Non è un compito facile. Quello che va bene per Tizia va male per Caia; quello che piace a Caia, dispiace a Tizia. Non sempre ci riusciamo.

E voi insoddisfatte ma ZITTE.

PARLATE con noi, chiedete, esigete. COMUNICATEVI senza vergogna. A volte per capirvi dobbiamo essere quasi chiaroveggenti, indovini, medium …. adoperare una sfera di cristallo e neanche così ….

Aiutateci ad aiutarvi.

Numero2854.

 

U N    C O M A N D A M E N T O    S B A G L I A T O

 

Nono Comandamento: Non desiderare la donna d’altri.

Decimo Comandamento: Non desiderare la roba d’altri.

 

La donna, allora, alla stessa stregua della roba, è proprietà dell’uomo?

 

Il Dio della Bibbia, creato da civiltà moralmente e civilmente patriarcali, ne riflette e rappresenta le mentalità ed i precetti che in essa sono codificati. È un Dio patriarcale quello che ha ispirato e dettato i Dieci Comandamenti.

È a questo Dio e a questi principi che si riferiscono i moniti comportamentali della Chiesa Cattolica: vengono insegnati nel Catechismo.

E la storia di Giulia Cecchettin e di Filippo Turetta ne è la tragica deriva.

Si badi bene. La povera ragazza era uscita dal rapporto di appartenenza col giovane Filippo, non per tradirlo con un altro, ma solo per appartenere a se stessa, per autoaffermarsi, nei propri studi e nella realizzazione di sé, per la propria autostima.  Stava per laurearsi prima del compagno: questa è stata la trasgressione. E il femminicidio non è avvenuto per amore, malinteso o tossico che fosse, ma soltanto per invidia di genere che Filippo Turetta non ha saputo accettare e sopportare.

Numero2852.

 

Segnali che stai sprecando la tua vita con la persona sbagliata

Ana Maria Sepe   Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. 

 

Capita a tutti: abbiamo passato dei bei momenti con il partner, abbiamo condiviso tante cose, ma non sempre tutto va come dovrebbe e siamo al punto in cui il rapporto fa stare male. Quando una relazione è sbilanciata (in termini di amore, dedizione, attenzione, impegno, rispetto), bisogna decidere se rimanere fedeli a un amore sbilanciato (quindi non corrisposto) o restare fedeli a se stessi. Questa è la scelta che siamo chiamati a compiere, questa è la nostra responsabilità.

Ognuno di noi ha caratteristiche differenti nel modo di relazionarsi agli altri

Risalire ai fattori che possono avere determinato queste differenze resta un’operazione estremamente complessa. Queste caratteristiche che ogni persona ha avuto in eredità, sono sempre la risultante di come siamo stati cresciuti dai nostri genitori o da persone che per prime si sono presi cura di noi. Tutto questo avviene quando ancora le strutture mentali non possiedono una forma definita e ogni aspetto della personalità è in piena fase di costruzione.

Amiamo come siamo stati amati

Già nei primi momenti di vita, il bambino può acquisire esperienze negative non sempre semplici da digerire. Per ipotesi, diamo all’inconscio una dimensione e immaginiamocelo come un apparato digerente. Ogni giorno della vita, l’inconscio è alimentato da esperienze belle e brutte che riesce più o meno a digerire e modellarsi di conseguenza. Un inconscio ben nutrito sarà sano e in forma, privo di ogni conseguenza.

Per rendere meglio il concetto: se ci capita di ingoiare un pezzo di vetro, questo non potrà essere scisso in alcun principio attivo, resterà lì e non riuscirà a dissolversi in nessun modo. Col passare degli anni, quel pezzo di vetro resterà integro nel nostro inconscio, mantenendo la forma originaria, ovvero come un oggetto estraneo. Bene, quell’oggetto estraneo è il nostro trauma. Non processato e non elaborato. Nei casi migliori, quel corpo estraneo diventa causa di disarmonie mentre nei casi peggiori, causa conseguenze più tangibili che prendono la forma di una ferita interiore che in un certo senso resterà sempre aperta.

Qual è il “motivo interiore” che ci porta a sacrificare le nostre esigenze e a mettere al primo posto quelle del partner?

È come se la caratteristica di fare di più di quanto facciano loro risponda a un bisogno personale inconsapevole. Un esempio può essere la necessità di porsi sempre in una posizione di “credito”, e mai in una posizione di “debito”.

Per molte persone è difficile pensare di dover qualcosa all’altro. Al contrario, ci si sente molto più sereni nell’essere dalla parte di chi dà, invece che ricevere. Ragionare sulle motivazioni profonde che ispirano questo tipo di rapporto con l’altro significa ripercorrere la propria storia personale; riflettere sulle emozioni, i bisogni, le paure che si associano a questo tipo di relazione. Si tratta di un lavoro difficile da spiegare a parole perché unico e diverso per ogni persona, così come uniche e diverse sono le esperienze di vita che hanno costruito un certo tipo di atteggiamento nei confronti del mondo.

Quando si è adulti, cosa succede?

Si diventa insicuri, inadeguati, non meritevoli d’amore. Una condizione costante, anche se disfunzionale; quasi come se fosse una sorta di seconda pelle cucita addosso che  ci porta ad adottare comportamenti più disparati pur di soddisfare ogni bisogno del partner e scongiurare così il rischio dell’abbandono e dell’ennesima sofferenza. Si asseconderà l’altro/a, sacrificandosi per lui/lei e preoccupandosi in tutto e per tutto del suo benessere, così da colmare le carenze affettive, emotive nonostante l’assenza, la svalutazione e la mancanza di riconoscimento da parte dell’altro.

Come spreca la vita chi vive una relazione sbilanciata

Amare una persona richiede reciprocità, preoccupazione e compromesso. Certo, è inevitabile dipendere dalla persona che si ama, soprattutto quando fa parte della nostra vita in modo così intimo e speciale. E’ legittimo preoccuparsi di tutto quello che fa, che esprime e che pensa.

Tuttavia, è necessario essere in armonia con le nostre emozioni se teniamo alla nostra salute emotiva. Dare tutto all’altro fino al punto di rimanere vuoti, ci trasforma in una specie di piccolo satellite che ruota attorno a un pianeta senza mai cambiare orbita. In pratica entriamo nell’orbita della dipendenza affettiva.

Se ne diventiamo consapevoli possiamo invertire la rotta per intraprendere una nuova strada…. quella che porta all’autoconsapevolezza, alla volontà di emergere e sentirsi apprezzati e meritevoli di rispetto e attenzioni.  Se ti trovi in una relazione sbilanciata voglio spiegarti come stai sprecando qualcosa di prezioso: la tua vita

1. Stai anteponendo i desideri del tuo partner ai tuoi

È molto comune intraprendere una relazione malsana senza nemmeno rendersene conto, una relazione in cui si mettono i desideri e i capricci dell’altra persona al primo posto, anche al di sopra dei propri. Il problema è che lo stai facendo di tua spontanea volontà e con amore, perché pensi sia giusto doverlo fare. In realtà, stai solo elemosinando amore da una persona che non ti corrisponde

Sappi che arriverà un giorno in cui ti sentirai davvero frustrata/o perché ti renderai conto che non sei mai stata apprezzata/o, che non ti è mai stato riconosciuto nulla. Aprirai gli occhi e vedrai quella realtà che cerchi di nascondere a tutti i costi: di essere stata/o una marionetta nelle mani di chi ha voluto fare leva sulle tue fragilità.

2. Stai pensando che puoi essere felice solo se hai una persona al tuo fianco

Il tuo partner non ha le chiavi della tua felicità. Non puoi anteporre i suoi bisogni e i suoi interessi alla tua famiglia, al tuo lavoro, ai tuoi interessi.. È giusto? Assolutamente no. È così che si rischia di cadere nella dipendenza emotiva, di dimenticarsi di sé stessi…..e per cosa? Per concentrarti sull’altra persona. Arriverà un giorno in cui tutto questo più che renderti felice ti distruggerà emotivamente.

3. Farai fatica a dire no

Dire no significa negare. E negare è qualcosa di inconcepibile quando si è innamorati. Come si può negare qualcosa alla persona che si ama? Come scegliere diversamente da quello che dice il proprio partner? Si ha paura a contrariare, disturbare o inquietare la persona amata, e per questo molta gente mette da parte l’assertività necessaria, ossia il difendere ed esprimere quello che si sente, che si crede o di cui si ha bisogno.

4. Se il tuo partner non ti ama, ti senti una nullità

Può sembrare esagerato, ma chi è invischiato in una relazione sbilanciata vive l’amore in modo eccessivo. Se non ricevono dimostrazioni d’affetto quotidianamente, se non si sentono amate o, ancor di più, se non hanno un partner, si vedono come le persone più sfortunate al mondo. Persone che non concepiscono il fatto di vivere senza un compagno o una compagna, per esempio. Queste persone hanno bisogno di essere amate per sentirsi bene con sé stesse e per valorizzarsi. Se non si sentono confermate da una persona al proprio lato, soffrono di una grande infelicità.

5. Inizierai a tenere tutto sotto controllo

La dipendenza emotiva è un’ossessione, e le ossessioni richiedono controllo, alimentano la sfiducia e la gelosia. Di sicuro ti è capitato qualche volta di voler controllare l’altro! E allora ecco che lo/la “insegui” virtualmente con telefonate, messaggi, mail, chat e via dicendo perché proprio non puoi farne a meno. Stai manifestando una mania del controllo ingiustificata, un atteggiamento che non porta nulla di buono in una relazione.

Non abituarti alle briciole!

Non adattarti a un amore non corrisposto, con l’idea che non possa esserci dell’altro, perché tu puoi avere molto di più. Ma dipende soprattutto da te, dalle tue scelte, dalle tue azioni, e da quanto credi di meritare. Se ancora stai leggendo questo articolo, forse hai davvero voglia di rinegoziare le tue scelte di vita.

Come puoi evitare di cadere nelle relazioni sbilanciate?

Mi piace pensare che ognuno di noi ha due immense dosi d’amore da donare. La prima dose è destinata a sé, ci spetta per diritto, è nostra. La seconda dose può essere donata agli altri.

Non ti chiederò di smettere di amare chi non ti ama, sarebbe folle. Ma posso invitarti a donare a te stesso quell’amore che finora ti sei negato. Posso invitarti a investire più energie in te stesso, nella splendida persona che sei. Potrei dirti di iniziare un nuovo hobby o riscoprire passioni dimenticate, potrei dirti di chiamare un vecchio amico, passare del tempo nella natura…

Queste sono tutte attività costruttive, ma solo tu sai cosa ti piace e cosa può farti stare bene: ogni giorno, scegli di fare qualcosa per te stesso, che sia un piccolo gesto o un’attività che richiede ore, non importa, ciò che conta è iniziare a dedicarti quelle attenzioni che un tempo ti sono state negate, quei riconoscimenti che meriti da una vita; ciò che conta è che inizi a destinarti quella prima dose d’amore. La meriti.

Pianteresti mai un seme dove non cresce nulla?

Probabilmente no. Sceglieresti un terreno che possa accogliere e nutrire quel seme. E allora perché non fai lo stesso per la tua mente, il tuo corpo, le tue relazioni e i tuoi sogni? Nel mio secondo libro «d’Amore ci si ammala, d’Amore si Guarisce» (editore Rizzoli) ti spiego come prenderti cura di te e disinnescare le dinamiche relazionali più scomode, sia in coppia che in famiglia.  È un viaggio introspettivo che ti consentirà di trasformare le tue ferite e la tua attitudine difensiva in un’inattaccabile amor proprio. Già, perché l’armatura che più di tutte può difenderti (dalle umiliazioni, dai torti, dalle delusioni e dalla rabbia…) è proprio l’amor di sé. Perché come ho scritto nell’introduzione al mio libro: “Non è mai l’amore di un altro che ti guarisce ma l’amore che decidi di dare a te stesso”.

Numero2843.

 

 

F E M M I N I C I D I

 

Da  QUORA

 

Scrive Flavio T., corrispondente di QUORA.

 

Giulia è stata uccisa da chi diceva di amarla.

E’ stata buttata come uno straccio vecchio giù da un burrone.

Come un oggetto.

Perché è così che molti uomini vedono la donne.

  • Oggetti da possedere.

Non c’è età o origine culturale che possano fare la differenza.

Si uccide la donna quando non si riesce più a controllarla.

Giulia aveva una colpa.

  • Quella di pensare per il suo futuro.

Un futuro che e’ stato barbaramente interrotto per sempre.

Non trovo piu’ parole degne per rappresentare il genere maschile quando compie questi atti.

Sono disgustato e mi vergogno di essere un uomo.

Inutile oggi predicare cosa bisogna o non bisogna fare.

Inutile oggi polemizzare.

Giulia e’ morta, ammazzata da un ragazzo di “buona famiglia” e di aspetto mite.

Giulia, come tutte le altre donne uccise, non è morta.

Vive per urlare che la libertà vale più di mille parole.

Amen.

 

 

Numero2841.

 

R E L A Z I O N I    A S I M M E T R I C H E

 

Autore: Ana De Simone, psicologo esperto in psicobiologia
Autore dei bestseller «Riscrivi le pagine della tua vita» e «d’Amore ci si Ammala, d’Amore si Guarisce»

 

Sei brava/o a distinguere chi ti vuole genuinamente bene da chi, invece, ti usa per alimentare il suo insaziabile ego? In teoria, discernere il bene dal male non dovrebbe essere così difficili ma in pratica lo è, e anche tanto. Falliamo in questa impresa tutte le volte che riponiamo la nostra fiducia nella persona sbagliata, tutte le volte che sistematicamente ci deludono, tradiscono e che, in qualche modo, ci fanno sentire usati, sviliti e ignorati. Ignorati nei nostri bisogni di stima, validazione e affetto. Già, perché chi ti sta accanto per rinforzare il suo ego, ignora completamente cosa vuoi tu: è dannatamente concentrato su se stesso.

A tutti può capitare di riporre fiducia e speranze nella persona sbagliata, tuttavia, una volta notato il gap relazionale, chi sa discernere il bene per sé dal male per sé, sa come correre ai ripari e impara dall’esperienza. Al contrario, chi non riesce a fare agilmente questa distinzione, si ritrova spesso in relazioni del tutto sbilanciate e fa fatica a uscirne. A volte, distinguere ciò che è davvero bene per sé non è facile, perché nella nostra storia personale, nessuno ce l’ha mai mostrato davvero, in più, chi tenta di sminuirci, spesso lo fa in modo subdolo ed è molto bravo a camuffare i suoi reali scopi. Allora vediamo quali sono le caratteristiche tipiche di chi, per stare bene con se stesso, ha bisogno di farti sentire sbagliato e quali sono le frasi che potrebbero fungere da campanellino d’allarme.

Le caratteristiche di chi ha un «ego insaziabile»

Chi ha un ego insaziabile, dà un’immagine di sé irrealistica e, in parallelo, usa il riconoscimento esterno per compensare i propri vuoti e gli inaccettabili fallimenti personali. Tutti noi cerchiamo accettazione e consenso all’esterno, e fin qui è tutto bene: siamo animali sociali, abbiamo bisogno di sperimentare senso di appartenenza e gratificazione interpersonale e questi bisogni possono essere soddisfatti instaurando rapporti paritetici fatti di stima reciproca. Il problema insorge quando il riconoscimento esterno viene ricercato con la svalutazione, il controllo e il dominio sull’altro.

Queste persone, infatti, stanno bene con se stesse solo quando possono sentirsi migliori degli altri, le ho definite con un «ego insaziabile» perché è talmente grande la precarietà affettiva che si portano dentro, da essere impossibile da colmare, almeno non dall’esterno, almeno senza una profonda presa di consapevolezza. In realtà, queste sono così barricate nel loro stesso ego, da perdere ogni lucidità: esistono solo loro, ciò che pensano e ciò che vogliono. Gli altri non sono altro che strumenti e guai a farli sentire incompresi: uno dei tanti modi che hanno per piegare l’identità altrui e il non accettare che si possano avere valori diversi dai propri. Nelle relazioni che stringono, se l’altro ha idee diverse, semplicemente non ha valore, non viene accettato. L’accettazione, infatti, può passare solo per l’accondiscendenza più totale.

Quel grande ego smisurato e insaziabile, finisce per dissipare le energie altrui, per esercitare controllo, umiliare, disprezzare e distruggere tutto ciò che ha a tiro, fino a sminuire anche la più nobile e benevola delle intenzioni. Si nutre delle attenzioni degli altri ma non lo fa sempre in modo palese: l’ego insaziabile, infatti, è ben nascosto sotto una scintillante armatura costruita ad hoc. In più, l’ego insaziabile può indossare diverse armature, tante quanto sono le occasioni: più che una persona, ti ritrovi davanti un prestigiatore che fa giochi di magia distorcendo fatti ed emozioni. L’armatura più usata è quella del cavaliere senza macchia e senza paura, che si prodiga per gli altri. Un’armatura mantenuta scintillante per raccogliere consensi.

Esistono, poi, molte variabili, spesso l’armatura scintillante proietta un’immagine sempre affaccendata: tempo e risorse, all’apparenza, sono investiti in una «più alta causa»: il lavoro, la famiglia, il volontariato… Attenzione! È bellissimo dedicare del tempo ai propri affetti, avere ambizioni lavorative o fare volontariato, ma queste persone, enfatizzano il sacrificio. In fondo, se si sacrifica e se si sta impegnando così tanto per gli altri e non per sé, come potrebbe essere accusato di egocentrismo?

Frasi tipiche di chi vuole sminuirti

Queste persone, nelle relazioni, possono essere estremamente caustiche, corrodono anche la personalità più forte e tenace. La difficoltà sta nel fatto che all’apparenza non sono «persone tossiche» (estremamente lamentose, che parlano male di tutti…), sono piuttosto degli affabulatori, dei racconta storie che condiscono la realtà a loro piacimento, che possono dartela vinta al momento ma che poi hanno sempre in serbo per te una frecciatina, un rimprovero, un’osservazione scomoda da fare. Per queste persone c’è sempre un però, c’è sempre un ma, «Sì, tutto è bello ma…»; c’è sempre un modo più o meno velato per farti pesare tutto, ciò che hai fatto e ciò che non hai fatto. Come premesso, riescono a sentirsi soddisfatte, solo facendoti sentire in difetto.

Le critiche nascoste di chi dice di volerti bene

Chi ha un ego vuoto può sfruttare falsi complimenti per screditarti. I falsi complimenti finiscono spesso con un punto interrogativo, un punto di domanda che però non solleva un dubbio concreto, piuttosto sottolinea un’ipotetica fragilità.

  • Bellissimo questo appartamento, sicuro di potertelo permettere?
  • Ti sta bene questo cappotto, ma non è un po’ troppo stravagante per te?
  • Sei meravigliosa con quel vestito ma mi chiedo, non avresti dovuto prenderlo di una taglia più grande?
  • Ora hai ottenuto questo nuovo lavoro, ma ne vale la pena?

Altre frasi possono svalutare qualcosa che fai, sfruttando una generalizzazione o riportando casi reali o fittizi. Per esempio, ti sei laureato e, dopo repentine congratulazioni, ecco che arriva: «anche Tizio ha la tua stessa laurea, ora lavora nella paninoteca in fondo alla strada, speriamo che a te vada meglio». Oppure, hai vinto un concorso «beh, ormai tutti possono farlo, non è più come una volta…» o ancora «beato te, a me queste fortune non capitano mai», per sottintendere che non hai alcuna abilità, che sei solo stato baciato dalla fortuna mentre lei/lui, le cose, deve sudarsele. Sì, perché l’armatura scintillante che mostrano è quella di una persona che non ha mai avuto alcuno sconto dalla vita, come se tutti gli altri, invece, avessero trovato realizzazioni pronte all’uso in confezioni regalo! E, come se non bastasse, le realizzazioni degli altri sono sempre banali e scontate ma non le sue, le sue sono sempre imprese epiche!

Altri esempi di svalutazioni vertono sull’invalidazione di un’esperienza o un traguardo. Per esempio: «ho fatto un corso d’inglese, mi è piaciuto tantissimo». La replica: «Sì, sono contentissima per te, ma l’hai fatto con un madrelingua? Dovresti trascorrere qualche mese all’estero come ho fatto io, è l’unico modo vero per imparare la lingua». Lo scopo è quello di spegnere l’entusiasmo e la validità dell’impresa dell’altro.

«Carina quella borsa, ormai si vedono tanti falsi in giro». Una velata frecciatina sull’autenticità dell’accessorio che indossi. Queste persone hanno sempre da mettere becco su come gestisci il tuo tempo, il tuo denaro, le scelte che fai… lo fanno sentendosi legittimati. Si prendono anche più confidenze del dovuto e non si inalberano se tu provi a mettere distanze: sono bravissimi a fare gli offesi e si vendono egregiamente come vittime.

In tutte le frasi c’è una costante: una netta incongruenza. Quando un complimento non è esattamente un complimento e quando una domanda in realtà nasconde un’allusione scomoda, l’interlocutore è disorientato e, nella più calda ingenuità, si tende a ignorare il messaggio sgradito che però, avrà sortito il suo effetto: avrà istillato dubbi, avrà creato una crepa, avrà fatto sentire l’altro migliore.

Un breve aneddoto per comprendere meglio fin dove si spingono alcune persone per non affrontare i propri limiti

Condivido con voi un’esperienza personale: un episodio vero e molto emblematico. Sono nella sala d’attesa di un centro medico. Un uomo non sa come azionare la macchinetta automatica che eroga bibite. La moglie mi chiede di aiutarlo. L’uomo è restio ma dopo qualche minuto e diversi tentativi falliti, accetta suo malgrado il mio aiuta: la moglie aveva sollecitato il mio intervento in quanto aveva un forte calo di pressione.

Mi avvicino alla macchinetta, inserisco una moneta, immetto il codice e la bibita esce puntuale: porgo la bibita alla moglie. Sto per andare via quando l’uomo esordisce: «Senta, qui ci sono 50 centesimi di resto, ma non è capace neanche a prendersi il resto?». Un uomo decisamente corrosivo, troppo preso da se stesso e dalle sue paure per ammettere una banale difficoltà. Pur di non accettare un limite (in questo caso, una palese difficoltà con la tecnologia), quell’uomo stava causando disagio a sua moglie e ha sentito il bisogno di sminuire il mio gesto.

Alcune persone sono così rigide che, per loro, ammettere un limite, significa ammettere di non valere. Vivono una precarietà interiore tale da dover riversare tutto il loro malessere nel mondo che li circonda. Una condizione molto triste che solo raramente riesce a trovare un aiuto adeguato: come premesso, queste persone mancano completamente di capacità introspettiva. Non potendo leggersi dentro, spostano tutto all’esterno.

A volte, le critiche sono spudorate, altre volte sono nascoste ma in tutti i casi, non raccontano nulla su chi le riceve, raccontano piuttosto il mondo emotivo di chi le muove. Chi sta in pace con se stesso non sente il bisogno di sminuire il tuo nuovo lavoro, non sente il bisogno di dire «acquistare un’auto super-accessoriata è una cazzata, fai lievitare il prezzo per nulla, è da fessi», dopo che ha saputo del tuo ultimo acquisto full optional.

Ma se non è un’auto, è lo smartphone, il vestito, le scarpe, il tuo aspetto, i tuoi capelli… queste persone trovano sempre il modo di disprezzarti, e lo fanno! Lavorare sui propri confini, sul proprio valore personale e senso di auto-efficacia, è l’antidoto migliore per qualsiasi critica, anche alla più distruttiva e subdola di tutte!

Un libro per affermare il tuo valore

Dobbiamo stabilire dei limiti. Non bisogna tollerare critiche e disprezzo celato. Il disprezzo costante è un abuso psicologico che può danneggiare chi ha già delle fragilità di fondo. Non possiamo normalizzare il disprezzo. Permettere agli altri di sminuirci significa precipitare in un abisso in cui perdiamo di vista il nostro valore. Allora cosa fare? Per cambiare radicalmente la tua vita, inizia a formarti e a capire come funzionano davvero le cose.

Esiste una realtà ben concreta in cui tu sei al centro della tua vita. In cui tutti i tuoi bisogni hanno un senso, vanno ascoltati e appagati! Una realtà in cui puoi affermare te stesso, accoglierti e amarti. In tal modo, attrarrai a te solo persone che sono capaci di darti la considerazione che meriti. Che, come nel mio esempio, hanno cura del legame che instaureranno con te. Non si tratta di un’utopia. Tutto questo è possibile e puoi averlo in tutti i rapporti. Ho scritto un libro sull’argomento che, per il suo approccio pratico, è annoverato tra i libri più consigliati dagli psicoterapeuti: s’intitola «d’Amore ci si Ammala, d’Amore si Guarisce». Non farti ingannare dal titolo, ti assicuro che non parla di cuori infranti ma ti prende per mano e ti guida nel percorso di affermazione di sé! Lo puoi trovare in tutte le libreria o su Amazon.

Numero2753.

 

da  QUORA

 

SEMBRA  CHE  QUESTA  SIA  UNA  STORIA  VERA

 

“Signor Abdel, perché è venuto in Tribunale oggi?”

“Perché rivoglio indietro mia moglie e mia figlia!”

“Cosa è successo?”

“Due mesi fa lei è andata via portandosi via mia figlia. Ha abbandonato la casa coniugale! Una sera sono tornato dal mio lavoro di muratore e loro non c’erano più. Così, senza spiegazione, mi hanno lasciato solo.”

“Vedo che è presente anche la signora accompagnata dai servizi sociali. Signora, è vero quello che dice suo marito?”

“Sì, ci siamo sposati sei anni fa nel nostro paese e abbiamo avuto una bambina. Io a lui voglio ancora bene ma…ma non ce la facevo più…”

“Per quale motivo?”

“Mi diceva le parolacce, mi trattava male tutti i giorni davanti alla bambina…era sempre peggio. Mi faceva mangiare seduta per terra. Adesso per la crisi lavorava meno ed era sempre nervoso.”

“La picchiava?”

“….No. No. I miei genitori al telefono mi dicevano di sopportare, di stare zitta, che una brava moglie sta sempre con suo marito…”

“Questo deve essere!”

“Signor Abdel, stia zitto, lasci parlare sua moglie. Avvocato, contenga il suo cliente. Signora vada avanti, cosa stava dicendo?”

“Qui mi sentivo sola, i miei fratelli sono lontani in Francia, ci ho provato a vivere in pace con lui ma non ci riuscivo. Allora un giorno invece di portare la bimba all’asilo siamo andate dai Carabinieri del paese che mi hanno ascoltato e poi ci hanno portato in comunità.”

“Non so nemmeno dove stanno! E’ due mesi che non vedo mia figlia!”

“Abdel, tu lo sai cosa è successo, lo sai perché me ne sono andata.”

“Non dovevi farlo! Tu devi rimanere in casa ad aspettarmi!”

“Io ti voglio bene ma tu non devi fare certe cose davanti alla bambina.”

“Stai dicendo un sacco di bugie! Sei una bugiarda come al solito. E la bambina sta crescendo come te!”

“Sai che io ho sopportato tanto. Non capisco perché sei così arrabbiato con me.”

“Perché tu, tu sei una puttana!”

“No, io non ti ho mai tradito!”

“No, tu sei una puttana perché quando facevi l’amore con me godevi!”

(la moglie umiliata scoppia a piangere ed esce dall’aula)

“Signor Abdel…”

“Dica, signor giudice.”

“Le auguro di trovare una moglie come vuole.”

“Cioè?”

“Che non gode mentre fa l’amore con lei.”

“E’ così che deve essere!”

“Basta così. Avvocato, porti via il suo cliente.”

Numero2746.

 

da Quora

 

Q U A L C O S A   D I   B E L L O

 

Bob Marley una volta disse:

 

“Potresti non essere il suo primo,

il suo ultimo, o il suo unico.

Amava prima, amerà di nuovo.

Ma se lei ti ama ora, cos’altro conta?

Lei non è perfetta – e nemmeno tu,

e voi due potreste non essere mai perfetti insieme,

ma se riesce a farti ridere, pensaci due volte,

e ammetti di essere umano e di fare errori.

Tienila e dalle tutto quello che puoi.

Potrebbe non pensare a te ogni secondo della giornata,

ma lei ti darà un pezzo di se stessa.

Sai che puoi spezzarle il cuore:

quindi non farle del male,

non cambiarla, non analizzarla e

non aspettarti più di quello che può dare.

Sorridi quando ti rende felice,

Falle sapere quando ti fa arrabbiare,

e senti la sua mancanza quando non c’è.

Ama con tutto il tuo essere quando ricevi amore.

Perché non ci sono ragazze perfette,

ma ci sarà sempre una ragazza perfetta per te…”. ❤