V E L L E I T A R I S M O
…. è come aspettarsi di vincere alla lotteria,
senza avere giocato la schedina.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
V E L L E I T A R I S M O
…. è come aspettarsi di vincere alla lotteria,
senza avere giocato la schedina.
da QUORA
Scrive Sandro Stefanelli, corrispondente di QUORA.
Il detto popolare “TROMBA DI CULO SANITÂ DI CORPO” ha qualche validità scientifica?
Sin da quando il mondo aveva
fra i viventi Adamo ed Eva
era in voga in tutti quanti
di coprirsi il davanti,
mai nessuno pensò, strano,
di coprirsi il deretano.
Le scoregge più discrete
conturbavan la quiete
ed allora i dolci suoni
trapassavano i calzoni.
La scoreggia di gran gloria
si è coperta nella storia.
Pur Augusto Imperatore
scoreggiava a tutte l’ore
e la corte assai perfetta
scoreggiava senza fretta
e persino in casi gravi
scoreggiavano gli schiavi.
Si racconta che Tiberio
scoreggiasse serio serio,
che Caligola il tiranno
scoreggiasse tutto l’anno
e più d’una ogni mattina
ne facesse Catilina.
Marco Tullio in Campidoglio
le lasciava con orgoglio
e non eran certo poche
domandatelo alle oche;
e perfino le Vestali
ci spegnevano i fanali.
Ciceron per ore intere
chiacchierava col sedere,
quelle poi di Coriolano
si sentivan da lontano
e con schiaffo sulla trippa
scoreggiava pure Agrippa.
Muzio Scevola e Porsenna
ne portarono per strenna
alle feste d’Imeneo
ove il console Pompeo
e più ancora il gran Lucullo
scoreggiavan per trastullo.
Scoreggiava Roma intera
da mattina sino a sera,
scoreggiava in grande stile
anche il sesso femminile;
mentre invece Cincinnato
le faceva in mezzo al prato.
Scoreggiò Napoleone
anche al rombo del cannone
“La battaglia non si perda”
e Cambronne rispose “merda”,
ch’è la cosa più sicura
se c’è in mezzo la paura.
Scoreggiava come un tuono
Cleopatra dal suo trono,
mentre invece Agrippina
le faceva in sordina
e Cornelia ai suoi gioielli
ne faceva dei fardelli.
Le faceva senza posa
Messalina lussuriosa;
scoreggiava assai felice
la dolcissima Beatrice
ed il sommo padre Dante
le annusava tutte quante.
Le scoregge del Boccaccio
ti lasciavano di ghiaccio.
Scoreggiava pure Tasso
imitando il contrabbasso.
Mentre invece il Machiavelli
sradicava gli alberelli.
Ed il gran poeta Alfieri
scoreggiava giorni interi..
Il gran Volta con la Pila
le faceva sempre in fila,
Scoreggiava Paganini
per far ridere i bambini,
mentre il buon Pascal rideva
proprio mentre le faceva.
Di Archimede dir si suole,
che oscurasse pure il sole,
mentre a colpi di pennello
le faceva Raffaello
ed il grande Cimarosa
la faceva rumorosa.
Dopo quanto è stato detto
non si può chiamar difetto,
se noi pure qualche volta
le facciamo a briglia sciolta.
Perciò è logico e prescritto
che scoreggi il sottoscritto.
Lo humor è l’antidoto
per tutti i mali.
Il divertimento è importante
quanto l’amore.
Patch Adams.
A volte credo
di essere normale,
poi mi passa….
R I D E R E
Ridere spesso e molto,
per conquistare il rispetto
delle persone intelligenti
e l’affetto dei bambini,
per guadagnare l’apprezzamento
di pochi critici onesti
e sopportare il tradimento
di tanti falsi amici,
per ammirare la bellezza,
per trovare il meglio negli altri,
per lasciare il mondo
magari un po’ migliore.
Ricevo dalla mia amica Elisabetta
G A N D H I
DEDICATA A TUTTI GLI IDOTI DELLA VOSTRA VITA ….
Quando Gandhi studiava giurisprudenza all’Università di Londra, aveva un professore, Peters, che non lo sopportava.
Gandhi, però, non era tipo da lasciarsi intimidire.
Un giorno il professore stava mangiando nel refettorio e Gandhi gli si sedette accanto.
Il professore disse: – “Signor Gandhi, lei sa che un maiale e un uccello non possono mangiare insieme?”
“OK, Prof, sto volando via ….” – rispose Gandhi, che andò a sedersi ad un altro tavolo.
Il professore, profondamente infastidito, decise di vendicarsi al successivo esame, ma Gandhi rispose brillantemente a tutte le domande.
Allora decise di fargli la domanda seguente: – “Signor Gandhi, immagini di stare per strada e di notare una borsa; la apre e vi trova la saggezza e molto denaro. Quale delle due cose tiene per se?”
“Certamente il denaro, Prof!”
“Ah, io invece, al posto suo, avrei scelto la saggezza”.
“Lei ha ragione, Prof, in fondo, ciascuno sceglie quello che NON ha!”
Il professore, furioso, scrisse sul libretto la parola IDIOTA e glielo restituì.
Gandhi lesse il risultato della prova e tornò subito indietro ….
“Professore, lei ha firmato l’esame ma si è dimenticato di mettere il voto!”
.
Monologo del protagonista Renzo Nervi, pittore, nel film IL MIO CAPOLAVORO per la regia di Gaston Duprat (Spagna/Argentina 2018).
“Se state vedendo questo video, vuol dire che sono morto.
Sono nato nell’anno 332 dopo Rembrandt. Io conto a partire da Rembrandt che fu un genio e non da Cristo, che fu solo uno svitato.
Perché lavorate? Per comprare delle cose? Per andare in vacanza?
La schiavitù non è finita. Ora si chiama lavoro.
Beh, studiare e andare all’Università è inutile, perché, se sei colto, sei doppiamente ignorante.
Purtroppo, non c’è soluzione, perché, quando un paese intero tiene il culo su un divano davanti a una televisione per osannare 22 milionari che corrono dietro ad una palla, non c’è speranza.
Le ideologie ormai non esistono. Esiste l’uomo; l’uomo che, concreto, si comporta in questo o in quel modo.
L’uomo non proviene da una scimmia, l’uomo è una scimmia, sì, una scimmia che sta in piedi e caga seduta.
E adesso, la cosa più importante di tutte. Sono talmente pessimista che sono ottimista, perché gli estremi si incontrano. E il freddo brucia.
Andate tutti a farvi fottere.
Ciao.”
RIFLESSIONE E MAGRA CONSOLAZIONE
Battuta “teatrale” colta al volo,
empaticamente condivisa….da solo:
Su di me, per quanto sconsolata,
lasciatemi, almeno, una risata:
io, che ho amato le donne,
adesso, sono amato dalle nonne.
L I S T A D E I V I N I O S È
VINI ROSSI
Soffocone di Vincigliata
Bernarda
Bastardo
Bricco dell’Uccellone
Scopaio
Merlo della TopaNera
Nero di Troia
BioNaSega
Amis d’la barbisa (dialettale/goliardico “Amico della vulva”)
VINI BIANCHI
Passerina
Ficaia
DeUnaSega
Addio cugghiuna (in siciliano: addio coglioni)
VINI ESTERI
Cojòn de gato e teta de vaca
De puta madre (di madre puttana)
Hijoputa (figlio di puttana)
Le vin de merde
Licor de merda
BIRRE
Birra Minchia (siciliana)
Birra “Stronzo” (danese).
Alla vostra salute!
Omaggio a Gigi Proietti, morto oggi a 80 anni.
Un grande del teatro e dello spettacolo.
Addio, vecchio marpione, geniale mattatore.
Grazie.
…..il teatro,
dove tutto è finto,
ma niente è falso
….. e questo è vero…..
Mandata da Gastone
L O S A P E V A T E C H E . . . .
Il cibo ci mette 7 secondi ad arrivare dalla bocca allo stomaco,
Il femore è duro come il cemento,
il pene è lungo 3 volte il pollice,
il cuore di una donna batte più veloce del cuore di un uomo,
il pinguino è l’animale più fedele al mondo, ….
Le donne hanno già letto tutto,
gli uomini ancora si stanno guardando …. il pollice.
NOMEN EST OMEN (Plauto)
Il nome è un presagio (o destino).
Il Premier CONTE non riesce a far quadrare i conti degli stanziamenti anti – Coronavirus e per la Fase 2.
Il Ministro della Sanità SPERANZA ha espresso la speranza che la Fase 2 sia presto applicata ed estesa a tutte le Regioni.
Il Ministro della Giustizia BONAFEDE ha dichiarato la sua buonafede in merito alle scarcerazioni dei Mafiosi.
Il Ministro dell’Agricoltura BELLANOVA ci da la bella nuova della regolarizzazione dei lavoratori agricoli stagionali stranieri impiegati nei raccolti.
Il Ministro degli Esteri DI MAIO, nel mese di maggio, esibisce mascherine tricolori ed esulta per la liberazione di Silvia Romano.
Il Ministro della Difesa GUERINI afferma che l’Italia non scenderà in guerra nel conflitto Libico.
Il Ministro dell’Ambiente COSTA dichiara che costa troppo la gestione e la manutenzione del territorio Italiano.
Il Ministro delle Regioni BOCCIA boccia il “Liberi tutti” di certe Regioni Italiane e ne impugna le ordinanze.
Il Ministro del Lavoro CATALFO sta erigendo un catafalco per celebrare l’ecatombe delle piccole e medie imprese Italiane.
Per la serie FAI DA TE MADE IN ITALY.
Gira sul WEB ai tempi del CORONAVIRUS
CRUCIVERBA
Malattia che si aggrava nel periodo di Natale Dia-be-te.
Piatto preferito dai magazzinieri Tim-bal-lo.
Località turistica preferita dagli alcolizzati Cer-vi-no.
Piante che traforano le case Bu-gan-vil-le.
Località balneare piena di asiatici Ter-ra-ci-na.
Località con il record di furti A-la-tri.
Donne che chiacchierano sui tetti Pet-te-go-le.
Morì per la sorella di mamma Pe-ri-pe-zia.
Dita del piede in movimento Al-lu-ci-na-zio-ne.
La città della permanente A-ric-cia.
La nazione più lunga L’ Un-ghe-ria.
Chi usa solo l’accendino No-ce-ri-no.
Inferriata riconoscente Grata.
Calciatore che faceva tutto da solo Tre-ze- guet.
CORONAVIRUS
Andrà tutto bene…..
tranne i jeans.
LO CHIAMAVANO VIRUS CORONA
sull’aria di BOCCA DI ROSA di Fabrizio de Andrè
Lo chiamavano Coronavirus, metteva timore, metteva timore,
lo chiamavano Virus Corona, purtroppo non era una cosa buona.
Appena sceso all’Areoporto, un tizio tornato da un viaggio in Cina,
tutti si accorsero con uno sguardo, che aveva bisogno dell’Amuchina.
Bisogna stare a una certa distanza, lavarsi le mani con molta frequenza
e non affollarsi in nessun locale, lo dice il decreto ministeriale.
Ma l’infezione spesso conduce a rinunciare alle proprie voglie,
niente più uscire e andare a cena, né con l’amante né con la moglie.
E fu così che da un giorno all’altro, chiusero scuole, teatri e chiese,
il lavoratore ormai fuori sede, fece il biglietto per il paese.
Spesso i cretini e gl’irresponsabili al loro dovere vengono meno
e quando hanno molta paura, si ammassano tutti davanti al treno.
Alla stazione c’erano tutti, dal commissario al sagrestano,
alla stazione c’erano tutti, con mascherina e cappello in mano,
a salutare chi, per un poco, senza pretese, senza pretese,
a salutare chi, per un poco, portò il contagio nel paese.
C’era un cartello giallo, con una scritta nera,
diceva “Addio terrone a Milano, con te se ne parte la quarantena”.
E alla stazione successiva, molta più gente di quando partiva,
chi manda un bacio, chi getta un fiore, chi si prenota per un tampone.
E, per concludere, cari Italiani, anche se siamo tutti allo stremo,
è necessario che stiamo uniti e sono convinto che ce la faremo.