Mandata da Graziella:
Imparerai, a tue spese,
che nel lungo tragitto
della vita, incontrerai
tante maschere
e pochi volti.
Luigi Pirandello.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
Mandata da Graziella:
Imparerai, a tue spese,
che nel lungo tragitto
della vita, incontrerai
tante maschere
e pochi volti.
Luigi Pirandello.
Questa me l’ha detta, ridendo, una cara amica.
Le ho promesso di pubblicarla, così com’è, nella sua iconica semplicità:
Non c’è un cazzo
più duro della vita.
Le verità della religione
non sono mai capite così bene
come da quelli che hanno perso
la capacità di ragionare.
Voltaire.
Dobbiamo accettare la verità,
anche quando ci sorprende
ed altera le nostre opinioni.
George Sand.
Dal FATTO QUOTIDIANO del 21 Gennaio 2022
Appelli, riforme e nuove leggi, ma a che punto è la Chiesa cattolica nel contrasto della pedofilia del suo clero? La domanda diventa sempre più pressante dopo la pubblicazione dei rapporti sugli abusi sessuali sui minori commessi dai preti in Francia e Germania. Cifre spaventose che hanno scalfito perfino Benedetto XVI, accusato di quattro casi di negligenza quando era arcivescovo di Monaco e Frisinga, dal 1977 al 1981. Proprio sulla scrivania di Ratzinger, chiamato dopo il breve episcopato bavarese da san Giovanni Paolo II in Vaticano come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sono arrivati per decenni i dossier mondiali della pedofilia. Una pentola difficilissima, se non impossibile da scoperchiare durante gli anni del pontificato wojtyliano, nonostante la storica denuncia di Ratzinger sulla “sporcizia nella Chiesa” riferita proprio alla piaga degli abusi. Divenuto Papa, il tappo che per decenni ha insabbiato migliaia di questi crimini è saltato, con il rischio di minare per sempre l’immagine del cattolicesimo mondiale.
Law – A dire il vero qualcosa si era iniziato a muovere negli ultimi anni del lungo regno di Karol Wojtyla. Nel 2002, ovvero tre anni prima della morte del Papa polacco, l’allora arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, fu letteralmente travolto da un’accurata inchiesta del The Boston Globe. Inchiesta che vinse il Premio Pulitzer nel 2003 e che fu poi oggetto del film Il caso Spotlight vincitore del Premio Oscar nel 2016. Un lavoro che ebbe, tra l’altro, il merito di sfondare il muro di gomma dell’omertà sulla pedofilia nella Chiesa cattolica con lobby potentissime che rendevano quasi impossibile la ricostruzione degli abusi. Law, che guidava l’arcidiocesi di Boston dal 1984, fu smascherato per aver coperto per decenni centinaia di casi di pedofilia, occultando le denunce delle vittime e spostando gli abusatori di parrocchia in parrocchia. Ma fu semplicemente trasferito a Roma da Wojtyla con l’incarico onorifico di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore. Incarico che mantenne fino al compimento degli 80 anni come previsto dalle norme canoniche. Nessun processo e nessuna sanzione. Nel conclave del 2005 entrò regolarmente nella Cappella Sistina per votare il successore del Papa polacco.
Maciel – Altrettanto inquietante è la vicenda del fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado. Un prete messicano morto con tutti gli onori nel 2008, che aveva il merito di aver fondato una delle congregazioni religiose maschili con il maggior numero di vocazioni al mondo e che, invece, si era macchiato di crimini inenarrabili, costantemente coperti dai vertici della Curia romana. Le denunce arrivavano, ma venivano puntualmente occultate. Lo stesso cardinale Ratzinger, nel ruolo di prefetto dell’ex Sant’Uffizio, aveva provato ad agire contro Maciel, scontrandosi, però, contro il muro di altre figure apicali della Santa Sede. Un uomo potentissimo e con una disponibilità economica talmente alta da assicurarsi l’omertà del Vaticano. Alla sua morte il suo patrimonio personale segreto fu stimato intorno ai trenta milioni di dollari. Maciel aveva abusato dei suoi seminaristi, coperto centinaia di casi di pedofilia all’interno dei Legionari di Cristo, avuto diverse donne che gli avevano dato alcuni figli e assunto numerose identità false. Uno scenario satanico più che l’immagine perfetta del fondatore di una congregazione religiosa. Eppure per decenni, nonostante tutto, il ritratto a dir poco edulcorato, per usare un eufemismo, del santo sacerdote aveva prevalso sulla realtà criminale.
Eletto Papa, Benedetto XVI volle una radicale purificazione dei Legionari e ammise le colpe: “Purtroppo abbiamo affrontato la questione solo con molta lentezza e con grande ritardo. In qualche modo era molto ben coperta e solo dal 2000 abbiamo iniziato ad avere dei punti di riferimento concreti. Era necessario avere prove certe per essere sicuri che le accuse avessero un fondamento. Per me, Marcial Maciel rimane una figura misteriosa. Da un lato c’è un tipo di vita che, come ormai sappiamo, è al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, stramba. Dall’altro vediamo la dinamicità e la forza con cui ha costruito la comunità dei Legionari”. Proprio i suoi seguaci, una volta venuta alla luce la triste verità, fecero un mea culpa per i reati commessi dal loro fondatore: “Vogliamo esprimere il nostro profondo dolore per l’abuso di seminaristi minorenni, per gli atti immorali perpetrati verso uomini e donne, per l’uso arbitrario della sua autorità e dei beni, per il consumo smisurato di sostanze stupefacenti e per l’aver presentato come propri scritti pubblicati da terzi. Ci risulta incomprensibile l’incoerenza di essersi continuato a presentare per decenni come sacerdote e testimone della fede, mentre occultava questi comportamenti immorali”.
McCarrick – Uno scenario simile a quello che avveniva negli Stati Uniti dove, nonostante le gravissime accuse di pedofilia, nel 2000 l’ex cardinale Theodore Edgar McCarrick fu promosso arcivescovo di Washington e l’anno successivo ricevette la porpora da san Giovanni Paolo II. Anche in questa vicenda le coperture e la rete di omertà tra gli Usa e il Vaticano avevano nascosto una realtà terrificante. Francesco ha voluto far luce con un’inchiesta che, per la prima volta, ha svelato le numerose complicità di cui McCarrick godeva presso i vertici della Santa Sede. Complicità che, però, non hanno impedito a Bergoglio, una volta appurata la condotta criminosa dell’ex porporato, di ridurlo allo stato laicale. Un provvedimento radicale mai preso prima. Ciò che è inquietante nella vicenda di McCarrick è che la promozione, prima alla guida della prestigiosa sede di Washington e poi alla porpora, avvenne nonostante le denunce dei suoi crimini di pedofilia.
Pell – Diverso è il caso del cardinale australiano George Pell, travolto da un lungo processo per abusi nel suo Paese, che lo ha costretto a lasciare frettolosamente il ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia. Il porporato, condannato in primo e secondo grado a sei anni di reclusione e costretto a 13 mesi di carcere in isolamento, è stato poi assolto con formula piena ed è ritornato a Roma. “Il mio processo – commentò Pell uscendo dal carcere – non è stato un referendum sulla Chiesa cattolica, né un referendum su come le autorità della Chiesa in Australia hanno affrontato il crimine della pedofilia nella Chiesa. Il punto era se avevo commesso questi terribili crimini e non l’ho fatto”. Aggiungendo che “l’unica base per la guarigione a lungo termine è la verità e l’unica base per la giustizia è la verità, perché giustizia significa verità per tutti”.
Benedetto XVI – Per anni l’ordine della Santa Sede era quello di insabbiare la pedofilia. Lo ammise lo stesso Benedetto XVI: “Perché in passato non si è reagito allo stesso modo di oggi? Anche la stampa prima non ha dato rilievo a queste cose, la coscienza a quel tempo era diversa. Sappiamo che le stesse vittime provavano grande vergogna e all’inizio non sempre vogliono essere messe subito sotto la luce dei riflettori. Molte sono state in grado di raccontare quello che era loro accaduto soltanto dopo decenni”. E aggiunse: “Quello però che non deve mai succedere è che si fugga e si faccia finta di non vedere e si lasci che i colpevoli continuino nei loro misfatti. È necessaria quindi vigilanza da parte della Chiesa, che punisca chi ha mancato e soprattutto che lo escluda da qualsiasi altra possibilità di entrare in contatto con dei bambini”.
Francesco – Il suo successore ha fatto molti passi avanti nella tolleranza zero della pedofilia del clero. Norme severissime non solo per i colpevoli, ma anche per coloro che insabbiano gli abusi. Provvedimenti a molti indigesti all’interno della Chiesa perché mettono i vescovi con le spalle al muro davanti alle loro responsabilità e alle loro omertà, ma resi necessari da una piaga decisamente devastante all’interno del cattolicesimo. Nel febbraio 2019 Bergoglio convocò in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo in un inedito summit sulla pedofilia del clero. Il Papa volle che a parlare fossero anche alcune vittime. Da quell’evento sono scaturiti provvedimenti concreti, come l’abolizione del segreto pontificio per gli abusi. Ma i passi da compiere sono ancora tanti. Nell’ultima assemblea generale straordinaria della Cei, nel novembre 2021, il vescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che è anche presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, aveva proposto un’indagine sulla pedofilia del clero anche in Italia. La stragrande maggioranza dell’episcopato italiano si è subito opposta con il timore di uno tsunami ingestibile e richieste risarcitorie impossibili da sostenere. L’ennesimo muro che fa ben comprendere quanto l’omertà sulla pedofilia nella Chiesa sia ancora difficile da far crollare.
Twitter: @FrancescoGrana
Una bugia fa in tempo
a viaggiare per mezzo mondo,
mentre la verità si sta
ancora mettendo le scarpe.
Mark Twain.
Se dici sempre la verità,
non dovrai ricordare nulla.
Mark Twain.
Mandata da mio figlio Alexis.
Tony Lentz, nel 1981, affermava:
Permettere a noi stessi di essere influenzati dalle sottili, ma potenti, illusioni presentate dalla televisione conduce ad una sorta di follia di massa che potrebbe avere implicazioni piuttosto spaventose per il futuro della nazione…. Inizieremo a vedere cose che non esistono, daremo a qualcun altro il potere di creare per noi le nostre illusioni.
Hal Becker, cinico manager della FUTURES GROUP, affermava, nello stesso anno:
Mettete qualsiasi cosa in televisione ed essa diventerà realtà. E, se il mondo esterno alla TV contraddice le immagini, la gente inizierà a modificare il mondo per adeguarlo alle immagini della TV. La maggior parte dell’umanità è imprigionata, da quando esistono i mezzi di comunicazione di massa, in un set cinematografico angusto e asfissiante, in cui la complessità del mondo è ridotta ad una piatta rappresentazione bidimensionale, per giunta raffazzonatamente allestita e – cosa più insopportabile – per il profitto di altri.
Quasi tutto ciò che crediamo di sapere sul mondo e sull’universo ci viene da immagini che altri hanno creato per noi e che noi abbiamo poi trasferito in ciò che ci circonda, per rendere la vita corrispondente al suo simulacro catodico eterodiretto.
Dubt the truth
Dubita della verità.
La nostra cultura è
inversamente proporzionale
al numero delle falsità
che riteniamo vere.
Trust the lies
not the “truth”.
Fidati delle bugie
non della “verità”.
Esempio: due pesi e due misure.
Se hai patologie pregresse e, dopo, muori col COVID, sei morto per COVID.
Se hai patologie pregresse e muori dopo il vaccino Astrazeneca (Vaxzevria), sei morto per le patologie pregresse.
Logico, no?
L A V E R I T Â
La ricerca della verità
è più preziosa
del suo possesso.
T R O P P E R I E V O C A Z I O N I : POVERO IL POPOLO CHE HA BISOGNO DI EROI !
Ne ho abbastanza! Ho bisogno di sbroccare!
Da qualche tempo (su per giù da quando si è insediato questo tipo di governi degli ultimi tempi), si è instaurata, subdolamente e surrettiziamente all’esordio, poi con frequenza dilagante e urtante, la moda delle rievocazioni.
Non passa giorno che ci viene proposta dal mondo dell’informazione, a cura di solerti giornalistini, evidentemente su incarico di dirigenti a loro volta ispirati da esponenti politici, una serie interminabile ma puntuale di ricorrenze, di anniversari di nascite o di morti, di giorni del ricordo, della memoria, riesumazioni di personaggi e rievocazioni di avvenimenti passati, con una assiduità sospetta e inconsueta.
D’accordo, lo si è sempre fatto: è persino doveroso e giusto che certe ricorrenze di fatti importanti e reminiscenze di personaggi illustri della storia patria non vengano trascurate, ma è oltremodo irritante, almeno per me, l’insistenza e l’improntitudine con cui ci vengono riproposti fatti e personaggi passati, come santi laici e celebrazioni del calendario. Per inciso, sanctus è il participio passato del verbo latino sancire, che vuol dire, come in Italiano, stabilire, fissare, dichiarare, decretare, disporre, imporre, legiferare, promulgare, statuire, approvare, confermare, convalidare, ratificare, consacrare ( quanti sinonimi, e quante diverse sfumature, di una parola o di un verbo esistono nella nostra lingua! Forse troppi! ). Il calendario contiene date e ricorrenze che devono essere ricordate, rispettate e festeggiate: scandiscono lo scorrere del tempo della convivenza civile, secondo partecipazioni collettive abitudinarie e convenzionali. E contiene anche centinaia di personaggi della storia religiosa cristiana cattolica che, in un modo o in un altro, si sono distinti meritoriamente nell’ esemplificare questa appartenenza e professione di fede. Alla stregua del calendario devozionale, vogliono forse istituire un calendario laico e secolare?
Ad essere rievocati non sono poi avvenimenti di eccezionale importanza della nostra storia passata, recente o lontana, o personaggi di grande rilievo dell’arte, della politica, della scienza e quant’altro. Vengono riesumati accadimenti, solo di un certo tipo e con una certa partigianeria, anche poco significativi, ma che, giornalisticamente e, vivaddio, anche politicamente, fanno gioco. E personaggi, positivi o negativi, paradigmatici di una ben definita appartenenza. Questo, che si sta instaurando, è un clima autocelebrativo che mi piace poco. Mi chiedo dove stia la regia occulta di questa “atmosfera”: costruire un sancta sanctorum leggendario. Forse lo posso immaginare. Ma si ricordi sempre che la leggenda penetra solo laddove i valori che vuole esaltare sono accettati dalla comunità a cui li si presenta. E che rievocare ossessivamente gli esempi del passato significa solo non aver fiducia nei valori del presente né, tanto meno, in quelli del futuro. In certe stanza dei bottoni, qualche studioso di sociologia si è accorto che stanno venendo meno i principi e i valori statuali e statali, insomma, nazionali. Appellarsi a quei principi fondanti di valori “tradizionali” è giusto, ma deleterio quando questa diventa l’unica matrice di comunicazione. Ci dovrebbe sorreggere, al contempo, lo spirito critico, la cultura dell’attualità creativa e l’attivismo innovativo che vedo, purtroppo, mancare alle generazioni che si affacciano alla storia di questo paese. Altro che partiti progressisti!
Un’ultima considerazione. Un popolo, una nazione, una comunità sociale e civile che indulgono così spesso in questa pratica di tentare di insediare su qualche piedistallo degli “eroi” del passato e di “mitizzare”, con spicciola disinvoltura, fatti o personaggi anche di secondaria importanza, e perfino negativi, sono dei perdenti.
Ricordiamo insieme certi personaggi della storia di Roma, come Attilio Regolo e Muzio Scevola, che fin dalle scuole elementari, ci venivano additati come esempi di coraggio e di abnegazione, per la salvezza del bene comune. Tito Livio ci dice: “facere et pati fortia Romanum est” ossia, “L’operare e il soffrire da forte è degno di un Romano”. Ebbene, anziché essere degli eroi positivi della storia patria, essi sono il simbolo di sconfitte militari: pur di non ammettere che le sorti dei conflitti non erano state favorevoli, si sono “mitizzati” dei personaggi sacrificali e salvifici che, in realtà, sono morti e hanno fallito e perduto.
Tecnica vecchia, quella di “celebrare” la sconfitta!
Dal FATTO QUOTIDIANO 25.01.2021
Qual è la verità sul numero dei decessi nel nostro Paese? Per capirlo bisogna innanzitutto distinguere tra tasso di mortalità e tasso di letalità. Bisogna anche tenere presente che il numero di morti non è di per sé un valore molto attendibile, mentre lo è di più l’eccesso di mortalità. Finora sappiamo che l’Italia ha pagato la prima ondata, ma da settembre in poi il tasso di letalità è identico a quello tedesco. Inoltre, pure il nostro eccesso di mortalità nel 2020 è in linea con quelli registrati da altri Paesi europei.
“Siamo il Paese al mondo con il più alto numero di morti Covid in rapporto alla popolazione”. “I dati purtroppo dicono che siamo i primi per morti”. La prima frase è di Matteo Renzi, la seconda di Matteo Salvini: martedì nell’Aula del Senato entrambi hanno citato il numero dei decessi per attaccare il governo sulla gestione della pandemia. Ma qual è la verità sul numero dei morti Covid nel nostro Paese? Per capirlo bisogna innanzitutto distinguere tra tasso di mortalità (rapporto tra decessi e abitanti) e tasso di letalità (rapporto tra decessi e malati). Bisogna anche tenere presente che il numero di morti e la mortalità non sono valori molto attendibili, mentre lo è di più l’eccesso di mortalità, ovvero la differenza tra i decessi registrati nel 2020 e la media degli anni precedenti. Quel che sappiamo finora è che l’Italia ha pagato – soprattutto in termini di morti – il fatto di essere il primo Paese occidentale colpito dalla pandemia. Ma sappiamo anche, come ha spiegato il professor Massimo Galli, che da settembre in poi il tasso di letalità italiano è identico a quello di uno degli Stati più virtuosi, la Germania. Inoltre, pure il nostro eccesso di mortalità nel 2020 (gli ultimi dati consolidati disponibili arrivano a fine ottobre) è in linea con quelli registrati da altri Paesi europei, come Spagna, Francia e Regno Unito.
Morti e mortalità: perché non sono attendibili – Un primo dato certo è che i due Matteo dicono il falso: il Regno Unito ha avuto più decessi dell’Italia in rapporto alla popolazione, così come Belgio, Slovenia e Repubblica Ceca (senza considerare San Marino, troppo piccolo). Un’altra certezza è che parlare di numero di morti assoluto o in rapporto alla popolazione (il cosiddetto tasso di mortalità), è quanto meno superficiale, se non semplicemente sbagliato. Infatti, questi numeri non tengono conto di una serie infinita di fattori. Dai più intuitivi, come l’età della popolazione e le abitudini sociali, fino ai più complessi, come il modo in cui i decessi vengono conteggiati. Alcuni esempi? Nel computo francese non entrano i decessi avvenuti in casa. In Russia a fine dicembre il conteggio è stato aggiornato in base ai criteri Oms: da 55mila morti ufficiali si è passati a 186mila. In Spagna l’istituto di statistica ha calcolato 29mila morti in più rispetto a quelli comunicati dal ministero della Sanità, che però non ha mai aggiornato i suoi dati. Inoltre, un altro difetto del tasso di mortalità è quello di non considerare quanto un Paese è stato colpito dalla pandemia, quanti contagi ha avuto.
Il tasso di letalità e la seconda ondata – Per questo il tasso di mortalità non va confuso con il tasso di letalità, ovvero il rapporto tra il numero di morti e il totale dei positivi diagnosticati. Come ha spiegato il professore Massimo Galli, il tasso di letalità è il parametro più corretto per calcolare la “capacità di cura” di un Paese. Misura infatti quanti decessi ci sono stati rispetto al numero di persone che hanno contratto il Covid. “Se prendiamo i dati nel periodo tra settembre e gennaio in Italia abbiamo il 2% circa della letalità tra i casi confermati, esattamente in linea con i dati della Germania“, ha sottolineato sempre Galli nei giorni scorsi. La spiegazione del professore è stata citata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la sua replica a Palazzo Madama. Il tasso di letalità in Italia da inizio pandemia è del 3,5%, quello della Germania è del 2,4%. Perché allora Galli cita i dati da settembre ad oggi? Non è per far “allineare” i due valori, ma perché la fine dell’estate è il periodo in cui l’Italia e gli altri Paesi europei hanno aumentato notevolmente la loro capacità di effettuare tamponi. Di conseguenza, durante la seconda ondata il numero di positivi diagnosticati (la base su cui si calcola il tasso di letalità) è diventata più aderente al numero di contagiati reali. Durante la prima ondata, invece, in Italia molto più che in Germania si riuscivano a rintracciare solamente i casi più gravi. Questa circostanza ha “drogato” nei primi mesi il tasso di letalità del nostro Paese, rendendolo poco significativo.
Le curve a confronto e il “prezzo” della prima ondata – Resta comunque un fatto: al 21 gennaio la Germania ha superato i 50mila decessi dall’inizio della pandemia di coronavirus, la Spagna è a 54mila, la Francia a 71mila. L’Italia invece è oltre quota 84mila e in Europa solo il Regno Unito supera i 94mila. Dimenticando per un attimo tutte le premesse fatte finora e concentrandosi solo sul numero di morti – come fanno Renzi e Salvini – emerge tuttavia un altro aspetto che spiega perché guardare al valore assoluto è ancora una volta fuorviante. Il grafico sottostante (elaborato da Our World in Data) mostra visivamente come il “gap” tra l’Italia e il Paese europeo più virtuoso, la Germania, si sia quasi esclusivamente originato durante la prima ondata. A marzo, mentre gli ospedali del nostro Paese erano già stati travolti dal virus, Berlino ancora non aveva sperimentato il picco dei contagi e aveva già messo in sicurezza le sue cliniche: il fattore tempo ha giocato un ruolo determinante. L’effetto è tutto mostrato nel grafico: al primo giugno l’Italia ha 25mila morti in più della Germania. Durante l’estate le due curve proseguono quasi piatte. Poi, in autunno e in inverno, sono sostanzialmente sovrapponibili. Da inizio settembre, infatti, entrambe tornano a risalire: qui torna utile proprio il tasso di letalità spiegato dal professor Galli. Dal primo settembre al 21 gennaio l’Italia registra 48,711 morti e 2.159.007 contagi, la Germania comunica 41.569 decessi a fronte di 1.861.460 positivi: la letalità è praticamente identica, 2,256% contro 2,233%.
N.d.R. : Letto ed assimilato quanto sopra, mi manca un dato, semplice ma significativo, almeno per la mia curiosità.
Prendiamo l’anno 2019: quanti sono stati i morti complessivi in Italia, in quell’anno in cui non c’era il COVID? (in subordine si potrebbe considerare anche la media degli ultimi 5 anni).
Prendiamo l’anno 2020: quanti sono stati i morti complessivi in Italia, in quell’anno in cui il COVID c’è stato, seppure a fasi non omogenee?
Facciamo la differenza: prendendo come assunto che la popolazione Italiana non sia cambiata granché ( o, se è variata, si tenga conto di tale variazione interpolando numericamente), dovrebbe risultare, a grandi numeri, quanti sono stati i morti in più, presumibilmente ascrivibili alla pandemia. Questo per capire quanto maggior danno ha provocato il contagio in termini di decessi.
Ogni anno, negli ultimi decenni, abbiamo avuto un aumento della mortalità in generale a causa di varie piccole o grandi epidemie o influenze, che interessano l’apparato respiratorio, normalmente diffuse nei periodi invernali. Il COVID è una di queste, evidentemente di proporzioni esorbitanti, ma della stessa specie.
Sono andato a cercare sulla rete i dati dell’ISTAT.
Secondo gli Indicatori Demografici ISTAT, nel 2019 sono morte in Italia 647.000 persone, ossia l’1,07% circa della popolazione residente che al 1° gennaio 2019 si stimava essere pari a 60.391.000.
“Non è ancora finito il 2020, ma una valutazione ragionevole fa pensare che quest’anno supereremo il confine dei 700mila decessi complessivi, che è un valore preoccupante perché una cosa del genere l’ultima volta, in Italia, era successa nel 1944. Eravamo nel pieno della seconda guerra mondiale”. A illustrare i numeri dai quali si deduce anche il peso della pandemia Covid, è stato, durante la trasmissione Agorà su Rai Tre, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo. “Nel 2019 – precisa – il dato era stato di 647.000 morti”.
Dunque, ad una grossolana valutazione, risulterebbe che oltre 50.000 morti in più ci sarebbero stati proprio a causa del COVID, nello scorso anno 2020.
Sempre dal film IL SARTO DI PANAMA
” …. chi dice la verità,
prima o poi
viene smascherato.
Prova con la sincerità,
quella è una virtù,
ma la verità no:
è una calamità.”