Numero3841.

 

LA  MALATTIA

 

C’è un insegnamento di Gesù sulla malattia che è stato cancellato dai Vangeli ufficiali con una precisione che non può essere accidentale.

Un insegnamento che dice che la malattia non arriva dall’esterno, non è una punizione divina, non è sfortuna, non è semplicemente genetica o un batterio o un virus isolato da ogni contesto interno.

Ha un’origine specifica interiore, emotiva e spirituale che Gesù descrisse con una chiarezza che le neuroscienze moderne stanno appena iniziando a confermare dai laboratori di psiconeuroimmunologia ed epigenetica.

E ciò che mi indigna di più, ciò che mi fa veramente arrabbiare con 2000 anni di religione istituzionale è che questo insegnamento era disponibile fin dall’inizio, che Gesù lo trasmise con precisione, che i suoi discepoli gnostici lo praticarono e lo documentarono e che qualcuno decise deliberatamente che tu non avresti dovuto averlo.

Perché un essere umano che sa che la radice della sua malattia è dentro di lui e che il potere della sua guarigione è anche dentro di lui, non ha bisogno di alcun intermediario religioso né di alcun sistema di controllo che amministri il suo accesso al sacro e alla salute.

Quello che imparerai oggi potrebbe essere esattamente la dimensione della guarigione che nessun medico ti ha mai menzionato.

Per capire cosa Gesù insegnava sulla malattia, prima devi capire come gli gnostici comprendevano la relazione tra il mondo interiore e il mondo fisico.

Per la gnosi (conoscenza) non esiste una separazione reale tra ciò che accade nella tua mente, nelle tue emozioni e nel tuo stato spirituale e ciò che si manifesta nel tuo corpo fisico.

Il corpo non è una macchina indipendente che funziona secondo le sue proprie leggi biologiche isolate dalla coscienza che lo abita, ma è l’espressione più densa e più visibile di un campo di coscienza completo che include pensieri, emozioni, schemi spirituali e il grado di connessione o disconnessione dell’anima con la sua origine nel pleroma.

Il termine “pleroma” è una parola greca che significa “pienezza” e indica la totalità della perfezione e della potenza divina.

Ciò che si squilibra prima nel mondo interiore eventualmente si manifesta nel mondo esteriore del corpo.

La malattia fisica è sempre, nella prospettiva gnostica, l’ultima tappa di un processo che è iniziato molto prima negli strati più sottili dell’esperienza umana.

È il corpo che parla nell’unica lingua che una mente disconnessa dalla sua natura interiore può ascoltare quando ha ignorato per troppo tempo i messaggi più sottili.

Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 5, Gesù guarisce un uomo paralizzato che era rimasto 38 anni senza poter camminare.

Ma ciò che il cristianesimo istituzionale non spiega mai è l’istruzione precisa che Gesù gli diede dopo la guarigione.

Non gli disse “Va e vivi in pace”, ma gli disse: “ Ecco, sei stato guarito, non peccare più affinché non ti accada qualcosa di peggio”.

Nel contesto gnostico questa dichiarazione non è una minaccia morale, è una diagnosi clinica.

Gesù stava indicando con precisione che la paralisi fisica aveva avuto la sua origine in uno schema interiore, in un errore di allineamento con la propria natura divina e che se quello schema non si fosse trasformato, il corpo avrebbe manifestato di nuovo la malattia perché la causa sarebbe rimasta attiva.

Gli gnostici identificavano tre radici fondamentali da cui emerge ogni malattia. Le chiamavano le tre passioni malate dell’anima.

La prima è l’ignoranza spirituale, l’oblio della propria natura luminosa, vivere completamente identificati con il corpo, la personalità e la storia, senza alcun contatto con la scintilla del pleroma che costituisce l’identità più vera dell’essere umano.

La seconda è il desiderio patologico, la carenza cronica, la sensazione impellente che manchi qualcosa di essenziale perché la vita sia completa.

La terza è l’odio nelle sue molteplici forme: il risentimento sostenuto, il senso di colpa cronico, il giudizio implacabile di se stessi e degli altri.

Queste tre radici non sono concetti astratti, hanno biochimiche specifiche e documentate dalla scienza moderna.

L’ignoranza spirituale, il vivere completamente disconnessi da qualsiasi dimensione interiore profonda, produce nel sistema nervoso un’attivazione cronica dell’asse dello stress che i ricercatori moderni associano direttamente a infiammazione sistemica, soppressione immunologica e accelerazione dell’invecchiamento cellulare.

Il desiderio patologico produce un’attivazione frustrata cronica del circuito dopaminergico della ricompensa che genera stati di ansia, depressione e compulsione con effetti misurabili sulla coerenza cardiaca e sul sistema immunitario.

Il risentimento sostenuto produce ciò che i ricercatori di psiconeuroimmunologia chiamano tempesta di citochine infiammatorie.

La dottoressa Kandpert, il cui lavoro rivoluzionario sui neuropeptidi, ha dimostrato che le emozioni hanno recettori in ogni cellula del corpo.

Documentò che le emozioni negative sostenute producono composti chimici specifici che letteralmente infiammano i tessuti.

Il risentimento ha una sua biochimica, la paura cronica ha una sua biochimica e questa biochimica produce malattia.

Nel Vangelo gnostico di Filippo, un testo di Nag Hammadi che molti studiosi ritengono conservi insegnamenti diretti dei discepoli di Gesù, si descrive che la parola pronunciata dalla gnosi, dal riconoscimento diretto della propria natura luminosa, ha il potere di decostruire la malattia dalla sua radice perché attacca lo schema di coscienza che l’ha generata, invece di sopprimere semplicemente il sintomo fisico, che è la sua espressione finale.

Gesù praticava esattamente questo quando guariva.

Non eseguiva rituali magici esterni: iniziava nel malato un processo di gnosi accelerata, di conoscenza diretta di sé, di riconoscimento della radice interiore della malattia e simultaneamente della natura luminosa che poteva dissolvere quella radice.

Quando diceva al cieco “La tua fede ti ha guarito”, non stava parlando di una credenza religiosa passiva.

Stava descrivendo l’effetto della gnosi attiva, del riconoscimento esperienziale diretto della propria natura divina, sul sistema nervoso e attraverso di esso sul corpo fisico.

La frase che pronunciò a Marta nel Vangelo di Giovanni prima di risuscitare Lazzaro è la sintesi più precisa di tutto il suo insegnamento sulla guarigione.

Le disse, “Non ti ho detto che se credessi vedresti la gloria di Dio?”

Nel contesto gnostico, vedere la gloria di Dio non è un evento soprannaturale esterno, è la gnosi, l’esperienza diretta della propria natura luminosa che quando accade genuinamente produce effetti che il mondo materiale chiama miracoli, perché non ha altro vocabolo per descrivere ciò che accade quando la coscienza opera dal suo livello più profondo, invece che dai suoi schemi condizionati da paura e oblio.

Gesù era ciò che gli gnostici chiamavano un iniziatore, un maestro che iniziava nel malato il processo di conoscenza di sé che dissolveva la radice interiore della malattia, che risvegliava la consapevolezza che il potere di guarigione non era fuori, ma dentro, che la saggezza nascosta di cui il malato aveva bisogno non era informazione medica esterna, ma il riconoscimento diretto della propria natura divina che era stata oscurata dalle tre radici di ignoranza, desiderio patologico e odio che generavano la malattia.

Ora passiamo alle pratiche concrete del vero antidoto che Gesù trasmise.

Cercherò di esemplificare le pratiche nel modo migliore possibile.

La prima pratica è l’attivazione della gnosi guaritrice attraverso la conoscenza di sé.

Ogni mattina per 10 minuti siediti in silenzio e fatti la domanda che i maestri gnostici consideravano la più terapeutica di tutte.

Non chiederti cosa ti fa male, non chiederti quale sintomo hai, ma chiediti: chi sono io al di là di questo corpo, di questa emozione e di questa storia.

Permettiti di sentire anche solo brevemente la scintilla del pleroma che Gesù insegnava: vive in ogni essere umano come la sua natura più vera, non come esercizio di immaginazione, ma come riconoscimento attivo.

Da quel riconoscimento visualizza la luce di quella scintilla espandersi verso ogni zona del corpo che ha bisogno di guarigione.

Questa pratica attiva nel sistema nervoso la coerenza cardiaca e la risposta parasimpatica che i ricercatori del Heartmat Institute associano direttamente con il ripristino del sistema immunitario.

Gesù la chiamava accendere la lampada interiore.

Le neuroscienze la chiamano attivazione vagale: è lo stesso processo descritto da due vocabolari separati da 2000 anni.

La seconda pratica è la parola medicinale.

Gli gnostici insegnavano che pronunciare con precisione e intenzione la conoscenza sulla propria natura ha effetti terapeutici diretti, perché la parola pronunciata dalla gnosi riorganizza gli schemi di pensiero che generano la biochimica della malattia.

La pratica consiste nell’identificare lo schema interiore che senti più associato al tuo processo di malattia, sia esso paura, risentimento, carenza o disconnessione, e poi pronunciare a voce alta per 5 minuti consecutivi la dichiarazione opposta dal riconoscimento della tua natura luminosa, non come affermazione positiva superficiale, ma come gnosi attiva pronunciata dal contatto genuino con la scintilla del pleroma che hai attivato nella prima pratica.

La differenza tra un’affermazione positiva convenzionale e la parola medicinale gnostica è esattamente questa.

La prima viene dalla volontà della personalità, la seconda viene dal riconoscimento della natura divina propria e i suoi effetti biologici sono completamente diversi.

La terza pratica è il risveglio della coscienza attraverso l’alchimia del risentimento.

Il risentimento sostenuto è lo schema generatore di malattia più documentato dalla ricerca moderna.

Gli studi sui sopravvissuti al cancro a lungo termine mostrano costantemente che la liberazione genuina dal risentimento è uno dei fattori più significativamente associati alla remissione.

Gesù lo prescrisse direttamente quando disse che il perdono libera colui che perdona.

Nella pratica gnostica, il processo di liberazione dal risentimento non inizia dalla volontà morale, ma dalla conoscenza di sé.

Identifichi prima la radice del risentimento, il dolore originale, il momento di oblio della tua natura divina che ti ha reso vulnerabile a quel danno.

Poi dalla scintilla del pleroma osservi la persona o la situazione che risenti, riconoscendo che il loro danno è emerso anche dal loro stesso oblio della loro natura luminosa, non come giustificazione di ciò che hanno fatto, ma come comprensione della sua origine.

Questa comprensione profonda che è possibile solo dalla gnosi e non dalla personalità ferita, è ciò che i testi gnostici chiamano l’alchimia che trasforma il veleno in medicina e i suoi effetti sulla biochimica del corpo sono immediati e misurabili.

La quarta pratica è la connessione con il divino interiore come fonte primaria di guarigione.

Ogni sera prima di dormire, dedica 5 minuti a riconoscere consapevolmente che il potere di guarigione non è in nessuna fonte esterna, ma è nella natura luminosa del pleroma che vive dentro di te.

Porta la tua attenzione al centro del petto, senti la scintilla e da quella scintilla dirigi un’intenzione semplice e senza ansia verso ogni zona del corpo che ha bisogno di restaurazione, non come supplica a un essere esterno, ma come attivazione di una capacità interna che è sempre stata presente, ma che l’oblio della natura divina propria manteneva inaccessibile.

Questa pratica notturna attiva i processi di riparazione cellulare che avvengono naturalmente durante il sonno, ma che sono potenziati significativamente quando il sistema nervoso entra nello stato di coerenza che il riconoscimento della propria natura divina produce.

Cosa puoi aspettarti da queste pratiche applicate con disciplina?

Nei primi tre giorni la pratica mattutina di gnosi guaritrice produrrà una sensazione fisica di calore ed espansione al centro del petto, che è la risposta del sistema nervoso parasimpatico, all’attivazione del nervo vago attraverso la conoscenza di sé profonda.

Questa sensazione fisica non è immaginazione, è la conferma biologica che il processo descritto da Gesù sta accadendo.

Nella prima settimana la parola medicinale pronunciata costantemente inizierà a produrre momenti di quiete mentale che contrastano drammaticamente con gli schemi di pensiero abituali che generavano la biochimica della malattia.

Il sistema nervoso sta imparando un nuovo schema di operazione dalla gnosi invece che dall’oblio.

Nel primo mese l’alchimia del risentimento avrà prodotto cambiamenti fisici oggettivamente osservabili: migliore qualità del sonno, riduzione dei dolori cronici associati all’infiammazione generata dallo stress emotivo, maggiore energia disponibile e una sensazione di leggerezza nel corpo, che è l’esperienza soggettiva della riduzione del carico infiammatorio sistemico che il risentimento sostenuto produceva.

Le sfide sono prevedibili. La mente condizionata per anni a cercare la guarigione esclusivamente in fonti esterne resisterà a queste pratiche dicendoti che sono insufficienti, che hai bisogno di qualcosa di più, che questo è troppo semplice per essere vero.

Questa resistenza è esattamente lo schema di ignoranza spirituale che Gesù identificava come la prima radice della malattia.

La dipendenza cronica da fonti esterne di guarigione è considerata come unica opzione valida.

Comunque Gesù guariva i corpi perché comprendeva esattamente da dove veniva la malattia, dalla disconnessione dell’anima con la sua natura divina, dall’oblio di ciò che l’essere umano è nel livello più profondo.

E l’antidoto che trasmise non era un rituale esterno né un dogma da obbedire, era gnosi, conoscenza di sé, il riconoscimento diretto della propria natura luminosa che quando accade genuinamente trasforma simultaneamente la coscienza e la biochimica del corpo che quella coscienza abita.

Stasera, prima di dormire pratica la connessione con il divino interiore: 5 minuti al centro del petto,  suscita la scintilla, l’intenzione senza ansia verso ciò che ha bisogno di essere restaurato e dormi in quella luce.

Ripeti la frase: “Io guarisco dalla mia luce interiore”.

Queste parole scritte con intenzione sono la dichiarazione più potente che un corpo malato o un corpo sano che vuole rimanere sano possa fare perché affermano la verità più fondamentale che Gesù insegnò sulla relazione tra coscienza e biologia.

Condividi questo scritto con qualcuno che è in un processo di malattia, perché ciò che hai appena imparato potrebbe essere esattamente la dimensione della sua guarigione che nessun medico gli ha mai menzionato.

Numero3664.

 

C O M E    T I    T R A T T I

 

Il modo in cui tratti il tuo corpo è la firma di come ti stai amando.

Perchè il corpo non è un contenitore neutro, è la prima casa della coscienza, è il luogo in cui la vita diventa esperienza.

E ogni volta che lo usi come se fosse un oggetto, nel cibo, nelle sostanze, nel sonno, nel sesso, nella fretta, stai dicendo una cosa sola, anche se non te ne accorgi: io posso farmi questo male.

Le persone pensano che sia solo dipendenza, solo vizio, solo impulso.

E la componente biologica esiste, certo, perché i circuiti del piacere dell’abitudine son potenti e il cervello cerca sempre scorciatoie, quando è stressato, ferito.

Però, a livello più profondo, c’è solo una domanda che guida tutto: mi sento degna di cura oppure no?

E qui arriva il punto più vero: la qualità dell’amore per te stessa influenza le tue scelte proprio quando sei più vulnerabile, quando sei stanca, quando sei sola, agitata, quando ti manca qualcosa in cui spegnerti in fretta.

Se non ti senti degna, allora ti tratti come un luogo in cui si può entrare senza bussare.

E questo vale per il cibo spazzatura, che è anche quantità, per l’alcol, per una sigaretta, per le sostanze e anche per l’intimità.

Quando il sesso diventa una sera da riempire, un vuoto da anestetizzare occasionalmente, un’identità da confermare in cinque minuti.

Attenzione, non lo fai perché sei sbagliata.

Lo fai perché una parte di te sta cercando regolazione, contatto, riconoscimento, soltanto che li cerca nel modo più veloce.

E ciò che è veloce raramente è intimo, raramente è cura, ma spesso è soltanto tregua.

L’amore per te stessa si vede così, non da quello che dici, ma da quello che scegli quando nessuno ti guarda, soprattutto nei momenti in cui potresti farti del male senza che nessuno lo noti.

E quando l’amore per te cresce cambia una cosa.

Inizi a non offrirti più a ciò che ti consuma.

Inizi a selezionare tutto ciò che ti nutre.

Inizi a proteggere la tua sensibilità come si protegge una fiamma dall’acqua, ma non perché diventi perfetta, ma perché, finalmente, ti consideri e vuoi che tutto ciò che arriva a te sia cura, sia amore.

 

@DavideRaia

Numero3627.

 

da  QUORA

 

Scrive Marina Wiesendanger, corrispondente di QUORA.

 

O V U L I    E    S P E R M A T O Z O I

 

Per anni ci hanno raccontato una storia sbagliata.

Milioni di spermatozoi, che si lanciano come atleti olimpici in una corsa disperata verso l’ovulo.

Solo il più veloce, il più forte, il più tenace vince.

Il premio? La fecondazione.

Musica epica, applausi, fine della storia.

Ma quella storia è, in gran parte, un mito.

Un mito radicato in una visione maschilista della riproduzione.

Grazie a una ricerca del 2020, ora sappiamo che l’ovulo non è affatto un trofeo passivo in attesa alla fine del traguardo.

È un protagonista attivo, potente, selettivo.

L’ovulo comunica. E sceglie.

Rilascia segnali chimici — i cosiddetti chemioattrattanti — per attirare lo spermatozoo che preferisce.

E per gli altri? Invia segnali repulsivi.

Li rallenta, li blocca. Li scarta.

Anche il muco cervicale, in particolare il muco di tipo L, svolge una funzione di filtro: impedisce allo sperma più debole o di scarsa qualità di proseguire.

Una selezione a monte. Nessuna corsa. Nessuna lotteria.

Come ha spiegato il ricercatore Fitzpatrick:

“Il fluido follicolare di una donna attirava meglio lo sperma di un uomo, mentre quello di un’altra donna attirava meglio lo sperma di un altro.”

Tradotto?

Si tratta di compatibilità. Di scelta.

È il suo corpo. È la sua decisione. Fino al livello molecolare.

E una volta scelto lo spermatozoo fortunato, quando questo inizia a penetrare l’ovulo…

lei chiude tutto.

Rilascia una sostanza che provoca la distruzione immediata della testa di tutti gli altri spermatozoi.

Sì: una decapitazione chimica di massa.

Niente ripescaggi. Niente seconde possibilità.

Solo quello che ha scelto lei.

Ah, e il finale perfetto?

Lo spermatozoo: la cellula più piccola del corpo umano.

L’ovulo: la più grande.

Chi ha sempre avuto il controllo?

Lei.

Sempre lei.

È ora di raccontarla bene, questa storia.

La riproduzione non è una gara.

È una conversazione.

E lei ha sempre l’ultima parola.

 

di Domenico Luigi Pistilli (post pubblicato da Guendalina Middei)

Numero3587.

 

T I E N I    A    M E N T E

 

Se hai cibo nel tuo frigo,

vestiti sul tuo corpo,

un tetto sulla tua testa,

e un posto dove dormire,

tu sei più ricco del 75%

delle persone al mondo.

 

Se hai denaro da spendere

come ti piace, e la libertà

di andare ovunque tu vuoi,

sei fra il 18% delle persone

più facoltose al mondo.

 

Se sei vivo oggi con più

salute che malattie, sei

più benedetto dei tre

milioni di persone che,

in questa settimana,

non sopravviveranno .

 

Se tu puoi leggere e capire

questo messaggio, sei più

fortunato dei tre miliardi di

persone, su questa terra,

che non possono vedere,

non possono leggere,

e non possono accedere

alla conoscenza ed a ogni

tipo di informazione.

 

N.d.R.: a tutto questo si aggiunga che noi, il cosiddetto “mondo occidentale”, che comprende l’Europa ed il Nord America, vale a dire circa 800 milioni di persone, per mantenere il tenore di vita che ci è proprio, consumiamo l’80% delle risorse della terra.

Il restante 20% è destinato ai circa 7 miliardi e mezzo degli altri abitanti sulla terra.

Non meravigliamoci troppo se alcune centinaia di migliaia di questi, ogni anno, cercano di migrare da noi, a rischio della vita, per trovare migliori condizioni per la loro esistenza.

 

Numero3574.

 

da  QUORA

 

Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA

 

S M E T T E R E    D I    F U M A R E

 

I tuoi polmoni non sono un giardino da rigenerare, ma una discarica tossica che il tuo corpo cercherà disperatamente di bonificare.

L’idea che tu possa “fare” qualcosa per pulirli è un’illusione.

L’unico, vero atto che puoi compiere è smettere di gettare veleno in quella discarica.

Nel momento in cui spegni l’ultima sigaretta, il tuo corpo, che è una macchina di sopravvivenza molto intelligente, inizia un lavoro di pulizia disperato e disgustoso.

Le ciglia bronchiali, le minuscole spazzole che hai paralizzato e bruciato per anni con il catrame delle sigarette, inizieranno lentamente a ricrescere e a muoversi.

 Il loro primo compito sarà quello di spingere verso l’alto decenni di melma nerastra, catrame e particelle di veleno. Questo si tradurrà in mesi di tosse violenta, con un espettorato denso e scuro. Non è un segno di guarigione. È il tuo corpo che vomita la schifezza con cui lo hai riempito.

La verità che nessuno vuole dirti è che una parte del danno è permanente e irreversibile. Non puoi “rigenerare” tutto.

Gli alveoli polmonari, le piccole sacche dove avviene lo scambio di ossigeno, una volta distrutti dal fumo non ricrescono.

Quella condizione si chiama enfisema, ed è una condanna a vita a un respiro sempre più corto. Hai barattato una parte della tua capacità polmonare per delle sigarette.

È un affare che hai già concluso e non puoi annullare.

Inoltre, ogni sigaretta che hai fumato ha giocato alla roulette russa con il DNA delle tue cellule polmonari, causando mutazioni.

Smettendo, smetti solo di aggiungere proiettili alla pistola. Ma quelli che sono già in canna rimangono lì.

Il tuo rischio di cancro ai polmoni diminuirà lentamente nel corso di quindici o vent’anni, ma non tornerà mai, MAI, al livello di una persona che non ha mai fumato. Hai lasciato delle bombe a orologeria nel tuo petto.

L’unica cosa che puoi “fare” è non peggiorare la situazione e dare al tuo corpo una possibilità di fare il suo lavoro.

L’esercizio fisico, soprattutto quello aerobico, non rigenera i polmoni, ma costringe il sistema cardiovascolare a diventare più efficiente, ottimizzando l’uso del poco ossigeno che i tuoi polmoni danneggiati riescono a catturare.

Una dieta sana e ricca di antiossidanti può aiutare a combattere l’infiammazione cronica che hai causato.

Ma non farti illusioni. Non esistono cibi magici o pozioni miracolose.

Stai solo smettendo di prendere a pugni un uomo già a terra.

Il tuo corpo farà del suo meglio per riparare il disastro, ma le cicatrici rimarranno per sempre.

Numero3540.

 

L O    Z U C C H E R O

 

Nel sangue, diventa diabete.

Nel cervello, diventa demenza.

Nei denti, diventa carie.

Nel fegato, diventa steatosi epatica.

Nelle cellule, diventa stress ossidativo.

Sulla pelle, diventa invecchiamento rapido.

Nell’intestino, diventa infiammazione.

Nelle artocolazioni, diventa artrite e rigidità.

Nell’umore, deventa ansia.

È da evitare o, almeno, limitare, se vuoi una vita più sana.

 

@DianaUrsu

Numero3475.

da  QUORA

 

Scrive Bob Aggiustatutto, corrispondente di QUORA.

 

C I B I    E    M A L A T T I E

 

  1. La dieta mediterranea è quella dell’Isola di Creta e non prevede pasta, pane, pizza, legumi, cereali eccetera…
  2. La carne rossa non è cancerogena. Il popolo più longevo al mondo è quello di Hong Kong, dove mangiano mezzo kg di carne rossa al giorno pro capite.
  3. Le uova sono il miglior alimento che esista. Ne puoi magiare anche 10 al giorno e questo non causerà un aumento del tuo colesterolo ematico. Perché è il fegato a produrlo e non il grasso ingerito.
  4. Il colesterolo ematico alto (>260/280), è prodotto dal fegato, ed è dovuto agli zuccheri ingeriti. Non ai cibi grassi.
  5. Cereali e legumi sono sostanzialmente zuccheri pro infiammatori (favoriscono l’infiammazione).
  6. Dal 50 al 75% delle malattie è dovuto all’alimentazione. Siamo quello che mangiamo.

 

N.d.R. : l’80% delle patologie non dovute a disturbi causati da alterazioni genetiche (malattie ereditarie), o non dovute a traumi fisici, sono causate dalla somatizzazione dello stato mentale e spirituale (situazioni di stress):
il cervello, per non soffrire di disordini nervosi, fa soffrire il corpo in diversi modi (ogni individuo ha i propri) non prevedibili né controllabili.

 

 

Numero3464.

 

SOMATIZZAZIONE :   IL CORPO  REGISTRA  IL TROPPO STRESS.

 

Mal di testa frequenti senza un motivo chiaro.

Dolori costanti al collo e alle spalle.

Tachicardia o battito accelerato.

Stanchezza cronica nonostante il riposo.

Disturbi digestivi ricorrenti.

Gli ultimi 5 sono seri campanelli d’allarme.

Bruxismo o denti serrati durante il sonno.

Caduta di capelli improvvisa.

Pelle spenta, sfoghi o irritazioni .

Insonnia o risvegli continui.

 

@AnimaOltreilimiti80.

 

Numero3462.

 

PER  USCIRE  DAL  BURNOUT  (esaurimento nervoso – sindrome da stress cronico)

 

Ascolta i segnali del corpo – la stanchezza è un avviso, non un difetto.

Rallenta il ritmo – non puoi guarire correndo ancora più veloce.

Crea confini chiari – impara a dire no senza sensi di colpa.

Fai pause rigenerative – anche 10 minuti di silenzio fanno la differenza.

Dormi in modo profondo – il riposo è la prima cura naturale.

Condividi ciò che provi – parlarne alleggerisce il peso emotivo.

Muovi il corpo ogni giorno – anche camminare muove energia bloccata.

Coltiva hobby che ami – riportano gioia e senso di libertà.

Prenditi tempo offline – riduci notifiche e sovraccarico digitale.

Chiedi aiuto professionale – non sei solo/a, la cura è un atto di forza.

 

@AnimaOltreilimiti80.

Numero3397.

 

P E R C H È    T I    S T R E S S I.

 

Non solo perché fai troppo, ma perché fai troppo contro ciò che senti dentro.
Fai troppo contro di te.
Non è solo la quantità di cose che fai, ma è lo stesso conflitto interno che ti consuma.
Quando agisci per accudire e compiacere gli altri e soffochi ciò che senti, consumi energia vitale. Tanta.
È logorante.
Forse, più presto di quello che pensi, saranno gli altri a occuparsi di te.

 

Quando vivi o lavori in un posto che sta diventando alienante, o fai delle cose che sono sempre più pesanti,
sei in un posto che non ti rispecchia.
Forse un tempo lo faceva, ma ora non più: è un posto dove vivi male, adesso.
È un ambiente che, se in passato ti ha valorizzato e stimolato, ora ti spegne: ti toglie le forze, anche senza fare nulla.
Il tuo corpo lo sa prima della mente.

 

Quando ti circondi o ti occupi obbligatoriamente di persone che sono diventate problematiche e impegnative,
anche persone che ti sono, o ti sono state, o ti saranno sempre care, loro, anche non volendo farlo, ti rendono la vita difficile come mai prima.
Anche se sorridi e fai finta di niente, il tuo sistema nervoso è in continua allerta.
Ogni interazione diventa un micro-stress invisibile.

 

Quando dici “sì”, anche se dentro vorresti dire “no”: è uno dei più grandi furti di energia.
Dire “sì” per paura, senso di colpa o dovere è come nuotare controcorrente.
Ogni volta perdi un pezzo di te, un frammento della tua roccia di energia che, pian piano, si sta sgretolando.
E tu lo avverti.

 

Quando passi troppo tempo a giustificare le tue scelte a te stessa, pur sapendo in cuor tuo cosa è giusto per te; quando senti di dover spiegare le tue scelte a tutti, oltre che a te stessa, è perché dentro di te c’è già un conflitto.
E quel dubbio ti consuma.
Il cervello non è capace di vivere con il dubbio: lui vuole certezze, anche infondate, purché indiscutibili.
O la mente diventa un pezzo di legno invaso dai tarli.

 

Non sei sbagliata, hai solo bisogno di tornare dalla tua parte.

 

Alla fine, quello che ti salva non è dimenticare.
È scegliere ogni giorno di accettare, malgrado tutto, chi ti sta stressando.
È restare fedele a te stessa, anche quando il mondo ti mette alla prova.
È riconoscere che quello che ti succede dice molto di chi sta impegnando, fino all’esaurimento, le tue energie fisiche, mentali, spirituali, e molto poco di quanto vali davvero tu.

E questa, nel guazzabuglio delle ingiustizie quotidiane, a cui siamo tutti potenzialmente esposti, è la forma più potente, se non di libertà, almeno di liberazione e riscatto.

 

Non sentirti lasciata sola: ritrovati dentro la tua coscienza.
Lei non ti abbandona mai.

 

 

Numero3296.

 

da  Quora

 

Scrive Anne A. Dacus, corrispondente di QUORA.

 

S E N Z A    Z U C C H E R O.

 

Già dopo la prima ora senza zucchero, i livelli di zucchero nel sangue cominciano a stabilizzarsi, poiché il glucosio dell’ultimo pasto viene metabolizzato. L’insulina, l’ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue, interviene per assicurarsi che il glucosio venga utilizzato come energia immediata o immagazzinato per un futuro utilizzo. Senza l’introduzione di zuccheri, il corpo fa affidamento sulle riserve di glucosio e glicogeno per mantenere i livelli di energia. Questa stabilizzazione aiuta a prevenire rapidi sbalzi nei livelli di zucchero, che possono causare cambiamenti d’umore, stanchezza e voglie improvvise.

Entro un giorno dall’eliminazione dello zucchero, il fegato inizia a trasformare il glicogeno in glucosio per mantenere stabile il livello di zucchero nel sangue. Questo processo, chiamato glicogenolisi, fornisce energia al corpo nonostante l’assenza di zucchero nella dieta. Potresti iniziare a sentire lievi sintomi di astinenza, come mal di testa, irritabilità e stanchezza, mentre il corpo si adatta a questa nuova condizione. Questi sintomi sono legati alla diminuzione dei livelli di dopamina, il neurotrasmettitore che viene normalmente stimolato dal consumo di zucchero, legato ai centri di ricompensa e piacere nel cervello.

Numero3260.

 

da  QUORA

 

Scrive James Collins, corrispondente di QUORA

 

I C T U S    I N    A R R I V O ….

 

L’ictus spesso arriva senza preavviso, ma in molti casi il corpo invia segnali precoci che indicano che qualcosa non va. Questi sintomi possono manifestarsi ore, giorni o persino settimane prima di un ictus. Riconoscerli in tempo può salvare la vita.

 

Segnali Comuni di un Ictus Imminente

 

1. Intorpidimento o Debolezza Improvvisa (Soprattutto su un Lato del Corpo)

  • Se si avverte debolezza, formicolio o intorpidimento al viso, a un braccio o a una gamba—soprattutto su un solo lato del corpo—potrebbe essere un segnale che il flusso sanguigno al cervello è compromesso.
  • Alcune persone hanno anche difficoltà a tenere in mano oggetti o improvvisa goffaggine.

2. Difficoltà nel Parlare o nel Comprendere il Linguaggio

  • Parlare in modo confuso o incomprensibile, avere difficoltà a trovare le parole giuste o non riuscire a comprendere quello che dicono gli altri può essere un segnale precoce di ictus.
  • Se qualcuno inizia a parlare in modo strano o sembra disorientato, bisogna prenderlo seriamente.

3. Problemi alla Vista in Uno o Entrambi gli Occhi

  • Visione offuscata, visione doppia o perdita parziale della vista in un occhio possono essere sintomi di un ictus imminente.
  • Alcune persone descrivono la sensazione di vedere una sorta di tenda scura su un occhio o un’improvvisa oscurità totale.

4. Mal di Testa Forte e Improvviso

  • Un mal di testa improvviso e intenso (diverso da qualsiasi altro mal di testa avuto in precedenza) potrebbe essere un segnale di ictus o aneurisma cerebrale.
  • È particolarmente preoccupante se accompagnato da vertigini, vomito o confusione.

5. Perdita di Equilibrio o Coordinazione

  • Sentirsi storditi, instabili o incapaci di camminare correttamente senza motivo potrebbe indicare che un ictus sta colpendo la parte del cervello responsabile del movimento.
  • Se abbiamo improvvisamente difficoltà a camminare, se cominciamo ad inciampare o a non mantenere l’equilibrio, è importante cercare subito aiuto medico.

6. Attacco Ischemico Transitorio (TIA) – Il “Mini-Ictus” di Avvertimento

  • Un TIA (mini-ictus) provoca sintomi simili a quelli di un ictus, ma che durano solo pochi minuti o ore prima di scomparire.
  • Anche se i sintomi spariscono, un TIA è un campanello d’allarme: significa che un ictus più grave potrebbe verificarsi presto. Bisogna rivolgersi immediatamente a un medico.

 

FAST: Il Test Semplice per Riconoscere un Ictus

 

Se si sospetta un ictus, usare il test FAST per controllare i sintomi principali:

 

✅ F – Face (Faccia) Cadente – Un lato del viso è cadente o intorpidito? Chiedere alla persona di sorridere.
✅ A – Arm (Braccio) Debole – Un braccio è debole o intorpidito? Chiedere di sollevare entrambe le braccia. Un braccio scende?
✅ S – Speech (Parola) Difficoltosa – La persona parla in modo confuso o strano? Chiedere di ripetere una frase semplice.
✅ T – Time (Tempo di Chiamare i Soccorsi) – Se uno di questi segnali è presente, chiamare immediatamente i soccorsi.

 

Quando Cercare Aiuto Medico

 

Se si nota uno di questi sintomi, anche se scompare, è fondamentale rivolgersi subito a un medico.
L’ictus può arrivare improvvisamente, e un trattamento precoce può evitare danni cerebrali gravi o la morte.

Un ictus è un’emergenza medica—non ignorare i segnali di avvertimento.
Agire rapidamente può fare la differenza tra la vita e la morte.

Numero3226.

 

da  QUORA

 

Scrive Richard Reese, corrispondente di QUORA

 

Quali sono le abitudini peggiori
da evitare in una relazione.

 

Una relazione sana richiede impegno, rispetto e comunicazione. Tuttavia, alcune abitudini possono danneggiare il rapporto e creare tensioni. Ecco le peggiori da evitare:

1. Comunicazione Tossica

  • Evitare il silenzio punitivo, il sarcasmo e le critiche costanti. Una comunicazione negativa può minare la fiducia e il rispetto.

2. Mancanza di Ascolto Attivo

  • Non ascoltare realmente il partner o interromperlo costantemente dimostra disinteresse e mancanza di empatia.

3. Essere Eccessivamente Critici o Giudicanti

  • Criticare il partner su dettagli insignificanti può farlo sentire inadeguato o non apprezzato.

4. Neglect o Disattenzione Affettiva

  • Non dedicare tempo di qualità o trascurare i bisogni emotivi del partner può creare distanza.

5. Gelosia eccessiva o Possessività

  • La mancanza di fiducia e il controllo soffocante possono portare al deterioramento della relazione.

6. Mancanza di Compromessi

  • Insistere sempre per avere ragione o imporre il proprio punto di vista senza considerare i desideri dell’altro genera squilibri e conflitti.

7. Non Chiedere Scusa Quando Serve

  • Non ammettere i propri errori e non scusarsi può far percepire una mancanza di responsabilità.

8. Trascurare la Crescita Individuale

  • Dipendere completamente dal partner senza coltivare interessi personali o amicizie può creare un rapporto soffocante.

9. Risentimento Accumulato

  • Evitare di affrontare i problemi quando si presentano può far crescere il rancore e portare a esplosioni emotive.

10. Bugie o Mancanza di Trasparenza

  • Anche le piccole bugie minano la fiducia. L’onestà è fondamentale per una relazione duratura.

Come Migliorare?

  • Comunicare Aperti e Onesti: Esprimere i propri sentimenti in modo rispettoso.
  • Praticare l’Empatia: Mettersi nei panni del partner.
  • Dedicare Tempo di Qualità: Ritagliarsi momenti speciali insieme.
  • Coltivare Fiducia: Essere affidabili e sinceri.

Evitando queste abitudini negative, è possibile costruire una relazione più forte, armoniosa e soddisfacente. 💕

 

 

Cosa provoca la mancanza
di attività sessuale?

 

La mancanza di rapporti sessuali può avere vari effetti, sia fisici che psicologici. Ecco alcuni dei principali:

  1. Cambiamenti fisici:
    • Riduzione del desiderio sessuale: La mancanza di attività sessuale può portare a una diminuzione della libido.
    • Secchezza vaginale o problemi di erezione: Nelle donne, può verificarsi secchezza vaginale, mentre negli uomini possono insorgere difficoltà di erezione.
  1. Effetti psicologici:
    • Stress e ansia: La mancanza di intimità fisica può aumentare lo stress e l’ansia, influenzando l’umore generale.
    • Depressione: In alcuni casi, la mancanza di rapporti sessuali può contribuire a sentimenti di depressione o isolamento.
    • Problemi relazionali: Può causare tensioni nella relazione con il partner, portando a conflitti o a una maggiore distanza emotiva.
  1. Cambiamenti ormonali: L’attività sessuale stimola la produzione di ormoni come la dopamina e l’ossitocina, che influenzano il benessere e la connessione emotiva. La mancanza di questi stimoli può portare a uno squilibrio ormonale.
  2. Impatto sulla salute fisica: L’attività sessuale ha anche benefici per la salute, come migliorare la circolazione sanguigna e rafforzare il sistema immunitario. La sua mancanza potrebbe ridurre questi benefici.

In generale, è importante mantenere una comunicazione aperta con il partner e considerare il proprio benessere emotivo e fisico. Se la mancanza di rapporti sessuali è una fonte di preoccupazione, potrebbe essere utile consultare un professionista della salute.

Numero3208.

 

I P P O C R A T E

 

Ippocrate di Cos (460 a.C. – 377 a.C.) è considerato il fondatore della scienza medica ed anche uno dei padri dell’aforisma occidentale. Se nei testi di Ippocrate l’aforisma è anzitutto una forma letteraria rivolta alla cura del corpo (attraverso l’indagine delle cause naturali della malattia), nel corso dei secoli l’aforisma si trasforma, divenendo una cura per la mente (da qui anche il termine “pillole di saggezza”), conservando però il suo valore terapeutico di guida e aiuto (in termini di saggezza e esperienza) che un uomo offre a un altro uomo.

Presento una raccolta di frasi, citazioni, massime e aforismi di Ippocrate.

 

Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo.

Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare.

Il corpo umano è un tempio e come tale va curato e rispettato, sempre.

Esistono soltanto due cose: scienza ed opinione; la prima genera conoscenza, la seconda ignoranza.

Tra i medici molti lo sono per i titoli, pochi per i fatti.

L’uomo deve armonizzare lo spirito e il corpo.

Definirò ciò che ritengo essere la medicina: in prima approssimazione, liberare i malati dalle sofferenze e contenere la violenza della malattia, e non curare chi è ormai sopraffatto dal male.

Lavorare, mangiare, bere, dormire, amare: tutto deve essere fatto con misura.

Camminare è la migliore medicina dell’uomo.

La timidezza nasconde l’impotenza e la temerarietà l’ignoranza.

Le malattie che sfuggono al cuore divorano il corpo.

Molti ammirano, pochi conoscono.

Dal cervello, e dal cervello solo, sorgono i piaceri, le gioie, le ri­sate e le facezie così come il dolore, il dispiacere, la sofferenza e le lacrime. Il cervello è anche la dimora della follia e del delirio, delle paure e dei terrori che ci assalgono di notte o di giorno.

Descrivere il passato, comprendere il presente, prevedere il futuro: questo è il compito della medicina.

Un uomo saggio dovrebbe considerare la salute come la più grande delle gioie umane, ed imparare come, col suo stesso pensiero, trarre beneficio dalle sue malattie.

La natura è il medico delle malattie. Il medico deve solo seguirne gli insegnamenti.

La guerra è la sola vera scuola per un chirurgo.

Se ti udrà un medico di schiavi, ti rimprovererà: “Ma così tu rendi medico il tuo paziente!”
“Proprio così – dovrà dirti – se sei un bravo medico”.

I vecchi sopportano molto più facilmente il digiuno; poi vengono le persone di mezza età. I giovani lo sopportano con difficoltà, e peggio di tutti lo sopportano i fanciulli, specialmente quelli che hanno una vivacità maggiore del solito.

Né la società, né l’uomo, né ogni altra cosa per essere buona deve eccedere i limiti stabiliti dalla natura.

Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne.

È più importante sapere che tipo di persona abbia preso una malattia, che sapere che tipo di malattia abbia preso una persona.

Se c’è amore per l’uomo, ci sarà anche amore per la scienza.

In qualunque malattia è buon segno se il malato serba lucidità e appetito, cattivo segno se gli accade il contrario. I vecchi generalmente si ammalano meno dei giovani, ma se le loro malattie diventano croniche, durano quasi sempre fino alla morte.

Quando due dolori si verificano insieme, ma non nello stesso posto, il più violento oscura l’altro.

Ogni malattia può capitare in qualunque stagione, ma alcune sono più facili a verificarsi e ad aggravarsi in determinate stagioni.

La guarigione è legata al tempo e a volte anche alle circostanze.

Non fare nulla a volte è un buon rimedio.

Il bere vino puro calma la fame.

Ciò che le medicine non curano, lo cura il bisturi, ciò che il bisturi non cura, lo cura il fuoco, ciò che il fuoco non cura, va reputato insanabile.

Gli uomini di esperienza sanno bene che una cosa è ma non sanno il perché; gli uomini d’arte conoscono il perché e la causa.

Per mali estremi, estremi rimedi, spinti fino al massimo rigore, sono i più validi.

Le cose sacre non devono essere insegnate che alle persone pure; è un sacrilegio comunicarle ai profani prima di averli iniziati ai misteri della scienza.

Le vecchie abitudini, anche se cattive, turbano meno delle cose nuove e inconsuete. Tuttavia, talvolta è necessario cambiare, passando gradualmente alle cose inconsuete.

Sia il sonno che l’insonnia, oltre la giusta misura, sono malattie.

Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell’esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.