Seguire solo la fede
è seguire ciecamente.
Benjamin Franklin.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
Seguire solo la fede
è seguire ciecamente.
Benjamin Franklin.
Dal FATTO QUOTIDIANO del 21 Gennaio 2022
Appelli, riforme e nuove leggi, ma a che punto è la Chiesa cattolica nel contrasto della pedofilia del suo clero? La domanda diventa sempre più pressante dopo la pubblicazione dei rapporti sugli abusi sessuali sui minori commessi dai preti in Francia e Germania. Cifre spaventose che hanno scalfito perfino Benedetto XVI, accusato di quattro casi di negligenza quando era arcivescovo di Monaco e Frisinga, dal 1977 al 1981. Proprio sulla scrivania di Ratzinger, chiamato dopo il breve episcopato bavarese da san Giovanni Paolo II in Vaticano come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sono arrivati per decenni i dossier mondiali della pedofilia. Una pentola difficilissima, se non impossibile da scoperchiare durante gli anni del pontificato wojtyliano, nonostante la storica denuncia di Ratzinger sulla “sporcizia nella Chiesa” riferita proprio alla piaga degli abusi. Divenuto Papa, il tappo che per decenni ha insabbiato migliaia di questi crimini è saltato, con il rischio di minare per sempre l’immagine del cattolicesimo mondiale.
Law – A dire il vero qualcosa si era iniziato a muovere negli ultimi anni del lungo regno di Karol Wojtyla. Nel 2002, ovvero tre anni prima della morte del Papa polacco, l’allora arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, fu letteralmente travolto da un’accurata inchiesta del The Boston Globe. Inchiesta che vinse il Premio Pulitzer nel 2003 e che fu poi oggetto del film Il caso Spotlight vincitore del Premio Oscar nel 2016. Un lavoro che ebbe, tra l’altro, il merito di sfondare il muro di gomma dell’omertà sulla pedofilia nella Chiesa cattolica con lobby potentissime che rendevano quasi impossibile la ricostruzione degli abusi. Law, che guidava l’arcidiocesi di Boston dal 1984, fu smascherato per aver coperto per decenni centinaia di casi di pedofilia, occultando le denunce delle vittime e spostando gli abusatori di parrocchia in parrocchia. Ma fu semplicemente trasferito a Roma da Wojtyla con l’incarico onorifico di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore. Incarico che mantenne fino al compimento degli 80 anni come previsto dalle norme canoniche. Nessun processo e nessuna sanzione. Nel conclave del 2005 entrò regolarmente nella Cappella Sistina per votare il successore del Papa polacco.
Maciel – Altrettanto inquietante è la vicenda del fondatore dei Legionari di Cristo, padre Marcial Maciel Degollado. Un prete messicano morto con tutti gli onori nel 2008, che aveva il merito di aver fondato una delle congregazioni religiose maschili con il maggior numero di vocazioni al mondo e che, invece, si era macchiato di crimini inenarrabili, costantemente coperti dai vertici della Curia romana. Le denunce arrivavano, ma venivano puntualmente occultate. Lo stesso cardinale Ratzinger, nel ruolo di prefetto dell’ex Sant’Uffizio, aveva provato ad agire contro Maciel, scontrandosi, però, contro il muro di altre figure apicali della Santa Sede. Un uomo potentissimo e con una disponibilità economica talmente alta da assicurarsi l’omertà del Vaticano. Alla sua morte il suo patrimonio personale segreto fu stimato intorno ai trenta milioni di dollari. Maciel aveva abusato dei suoi seminaristi, coperto centinaia di casi di pedofilia all’interno dei Legionari di Cristo, avuto diverse donne che gli avevano dato alcuni figli e assunto numerose identità false. Uno scenario satanico più che l’immagine perfetta del fondatore di una congregazione religiosa. Eppure per decenni, nonostante tutto, il ritratto a dir poco edulcorato, per usare un eufemismo, del santo sacerdote aveva prevalso sulla realtà criminale.
Eletto Papa, Benedetto XVI volle una radicale purificazione dei Legionari e ammise le colpe: “Purtroppo abbiamo affrontato la questione solo con molta lentezza e con grande ritardo. In qualche modo era molto ben coperta e solo dal 2000 abbiamo iniziato ad avere dei punti di riferimento concreti. Era necessario avere prove certe per essere sicuri che le accuse avessero un fondamento. Per me, Marcial Maciel rimane una figura misteriosa. Da un lato c’è un tipo di vita che, come ormai sappiamo, è al di là di ciò che è morale: un’esistenza avventurosa, sprecata, stramba. Dall’altro vediamo la dinamicità e la forza con cui ha costruito la comunità dei Legionari”. Proprio i suoi seguaci, una volta venuta alla luce la triste verità, fecero un mea culpa per i reati commessi dal loro fondatore: “Vogliamo esprimere il nostro profondo dolore per l’abuso di seminaristi minorenni, per gli atti immorali perpetrati verso uomini e donne, per l’uso arbitrario della sua autorità e dei beni, per il consumo smisurato di sostanze stupefacenti e per l’aver presentato come propri scritti pubblicati da terzi. Ci risulta incomprensibile l’incoerenza di essersi continuato a presentare per decenni come sacerdote e testimone della fede, mentre occultava questi comportamenti immorali”.
McCarrick – Uno scenario simile a quello che avveniva negli Stati Uniti dove, nonostante le gravissime accuse di pedofilia, nel 2000 l’ex cardinale Theodore Edgar McCarrick fu promosso arcivescovo di Washington e l’anno successivo ricevette la porpora da san Giovanni Paolo II. Anche in questa vicenda le coperture e la rete di omertà tra gli Usa e il Vaticano avevano nascosto una realtà terrificante. Francesco ha voluto far luce con un’inchiesta che, per la prima volta, ha svelato le numerose complicità di cui McCarrick godeva presso i vertici della Santa Sede. Complicità che, però, non hanno impedito a Bergoglio, una volta appurata la condotta criminosa dell’ex porporato, di ridurlo allo stato laicale. Un provvedimento radicale mai preso prima. Ciò che è inquietante nella vicenda di McCarrick è che la promozione, prima alla guida della prestigiosa sede di Washington e poi alla porpora, avvenne nonostante le denunce dei suoi crimini di pedofilia.
Pell – Diverso è il caso del cardinale australiano George Pell, travolto da un lungo processo per abusi nel suo Paese, che lo ha costretto a lasciare frettolosamente il ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia. Il porporato, condannato in primo e secondo grado a sei anni di reclusione e costretto a 13 mesi di carcere in isolamento, è stato poi assolto con formula piena ed è ritornato a Roma. “Il mio processo – commentò Pell uscendo dal carcere – non è stato un referendum sulla Chiesa cattolica, né un referendum su come le autorità della Chiesa in Australia hanno affrontato il crimine della pedofilia nella Chiesa. Il punto era se avevo commesso questi terribili crimini e non l’ho fatto”. Aggiungendo che “l’unica base per la guarigione a lungo termine è la verità e l’unica base per la giustizia è la verità, perché giustizia significa verità per tutti”.
Benedetto XVI – Per anni l’ordine della Santa Sede era quello di insabbiare la pedofilia. Lo ammise lo stesso Benedetto XVI: “Perché in passato non si è reagito allo stesso modo di oggi? Anche la stampa prima non ha dato rilievo a queste cose, la coscienza a quel tempo era diversa. Sappiamo che le stesse vittime provavano grande vergogna e all’inizio non sempre vogliono essere messe subito sotto la luce dei riflettori. Molte sono state in grado di raccontare quello che era loro accaduto soltanto dopo decenni”. E aggiunse: “Quello però che non deve mai succedere è che si fugga e si faccia finta di non vedere e si lasci che i colpevoli continuino nei loro misfatti. È necessaria quindi vigilanza da parte della Chiesa, che punisca chi ha mancato e soprattutto che lo escluda da qualsiasi altra possibilità di entrare in contatto con dei bambini”.
Francesco – Il suo successore ha fatto molti passi avanti nella tolleranza zero della pedofilia del clero. Norme severissime non solo per i colpevoli, ma anche per coloro che insabbiano gli abusi. Provvedimenti a molti indigesti all’interno della Chiesa perché mettono i vescovi con le spalle al muro davanti alle loro responsabilità e alle loro omertà, ma resi necessari da una piaga decisamente devastante all’interno del cattolicesimo. Nel febbraio 2019 Bergoglio convocò in Vaticano i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo in un inedito summit sulla pedofilia del clero. Il Papa volle che a parlare fossero anche alcune vittime. Da quell’evento sono scaturiti provvedimenti concreti, come l’abolizione del segreto pontificio per gli abusi. Ma i passi da compiere sono ancora tanti. Nell’ultima assemblea generale straordinaria della Cei, nel novembre 2021, il vescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni, che è anche presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, aveva proposto un’indagine sulla pedofilia del clero anche in Italia. La stragrande maggioranza dell’episcopato italiano si è subito opposta con il timore di uno tsunami ingestibile e richieste risarcitorie impossibili da sostenere. L’ennesimo muro che fa ben comprendere quanto l’omertà sulla pedofilia nella Chiesa sia ancora difficile da far crollare.
Twitter: @FrancescoGrana
S E N Z A C O M M E N T O
Da IL FATTO QUOTIDIANO
5 Ottobre 2021
Secondo il rapporto della commissione diretta da Sauvé, alto dirigente francese già membro del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Ue, il numero delle vittime sale addirittura a “330mila se vi si aggiungono gli aggressori laici che lavorano nelle istituzioni della Chiesa cattolica”, come sagrestani, insegnanti nelle scuole cattoliche, responsabili di movimenti giovanili. “Queste cifre sono ben più preoccupanti, sono agghiaccianti e non possono in nessun caso rimanere senza conseguenze”, ha aggiunto spiegando che questi numeri sono il risultato di una stima statistica comprendente un margine di circa 50mila persone.
Sauvé ha poi aggiunto nel suo intervento che dal 1950 al 2000 “le vittime non vengono credute, ascoltate. Si ritiene abbiano un po’ contribuito a quello che è loro accaduto” e propone di “riconoscere la responsabilità della Chiesa”: “Il primo principio raccomandato dalla commissione – ha detto – consiste nel riconoscere la responsabilità della Chiesa in ciò che è successo dalle sue origini”. Questo perché l’intera istituzione ha dimostrato negli anni che i “silenzi” e le “mancanze” dinanzi agli atti di pedocriminalità perpetrati al suo interno presentano un carattere “sistemico”: “La commissione ha lungamente deliberato ed è giunta a una conclusione unanime. La Chiesa non ha saputo vedere, non ha saputo sentire, non ha saputo captare i segnali deboli”.
Da parte sua, il presidente della Conferenza episcopale francese, Eric de Moulins-Beaufort, esprime “vergogna” e “spavento” e chiede “perdono” alle vittime della pedocriminalità: “Il mio desidero, oggi, è di chiedervi perdono, perdono ad ognuna ed ognuno di voi”, ha dichiarato davanti alla stampa, aggiungendo che la voce delle vittime “ci sconvolge, il loro numero ci devasta”.
L’uomo mortale
ha una sola cosa
di immortale:
il ricordo che porta
e il ricordo che lascia.
Cesare Pavese
In questo BLOG, di quando in quando, di qua e di là, ho buttato giù delle “poesiole” su diversi argomenti, anche i più strampalati, così, senza pretese. Mi sono cimentato qui, in un’impresa un po’ greve: parlare di cose molto serie ed importanti che mi riguardano: la vita, la morte, la fede, l’aldilà. Ma appunto perché gli argomenti sono molto severi ed impegnativi, ho deciso, per parlarne, di ricorrere alla composizione, in strofe di quattro versi, di senari in rima alternata. Questo perché ho inteso togliere all’esposizione il tono austero, aulico e un po’ ridondante, che avrebbe avuto discorsivamente.
Scrivere versi non è facile. A me piace scriverli in maniera semplice, con un verseggiare magari banale e un po’ nazionalpopolare, proprio quando l’argomento è serioso e pedantesco. Per l’amor del cielo, non parliamo di poesia, ma, casomai, di filastrocca. Riesco, così, ad alleggerire il messaggio ed i concetti, rendendoli più scorrevoli e comprensibili: i versi, specialmente quelli corti, sono un concentrato, un nucleo, di pensieri appena accennati da sviluppare con la riflessione. La lettura poi è favorita dal ritmo della metrica. Sì, perché, oltre alle rime sono molto importanti le metriche, ossia le scansioni sillabiche di ogni verso. In questo caso ogni verso è composto di una successione di sei sillabe (senario). Mi raccomando, bisogna tener conto delle elisioni vocaliche.
Il duplice condizionamento della rima, in questo caso alternata (A B A B) e della scansione sillabica sempre uguale a se stessa, forma una specie di piano Cartesiano bidimensionale di ascisse e ordinate, oppure un tessuto, contesto di trama e ordito, che ingabbiano la composizione entro uno schema predefinito. Le parole, poi, cercano di restare quelle del senso comune e di immediata comprensione, evitando voli pindarici o afflati lirici che lascio a ben altri tipi letterari.
Provo così a devitalizzare, sdrammatizzare e rendere più accessibile la prosopopea delle affermazioni didascaliche od apodittiche.
Mi piace ricordare che questo modo di scrivere o verseggiare è tornato e resta di gran moda, tutt’oggi, fra i giovani con i loro idoli cantautori, i RAPPER, che scrivono e tentano di cantare dei versi rimati e ritmati. Di quello che dicono mi taccio, di come lo dicono, beh, ho qualcosa da dire: i versi hanno, magari, una rima o una assonanza, ma hanno una metrica, cioè una scansione ritmica, molto zoppicante ed approssimativa, per nulla rigorosa ed uniforme. Ci sono versi più lunghi, altri più corti, altri stiracchiati e pasticciati. Ma sembra che vada bene così. Parlando, poi, della musica, eviterei di chiamarla tale perché, tale non è. È solo ritmo ossessivo e tampinante senza un motivo musicale conduttore, con forse alcuni accordi per l’orchestrazione ritmica. Ma non so bene neanch’io di cosa sto parlando. So solo che, ascoltando, non ci capisco niente e che, delle loro canzonette, non ricordo un solo motivetto da fischiettare. E ai giovani ricordo, infine, che i testi delle composizioni epiche antiche, come l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, come anche tutte le produzioni poetiche e liriche, erano composte in versi solo scanditi ritmicamente e senza alcuna rima. Probabilmente perché si potevano raccontare meglio, senza leggere alcunché, perché gli Aedi, i cantautori dell’epoca, e Omero era uno di questi, li sapevano recitare, erano migliaia di versi, tutti a memoria. La carta era rara e la scrittura ancora di più.
LA VITA, LA MORTE, LA FEDE, L’ ALDILÀ
Mi sento onorato
e orgoglioso, certo,
per essere stato
me stesso, Alberto.
Ma sono invecchiato,
come tutti anch’io,
non sono malato
ma non sono più mio.
Il corpo è diverso
e non m’ubbidisce,
il filo s’è perso,
il fiore appassisce.
La morte è qui intorno,
ed attende anche me:
arriverà il giorno,
senza ma e senza se.
Grazie alla mia vita,
a chi me l’ha data,
a chi l’ha tradita,
a chi l’ha amata;
a chi voglio bene
e mi ha ricambiato,
alle gioie e alle pene
che abbiamo passato.
E grazie per tutto,
il dato e l’avuto,
il bello ed il brutto,
che ho conosciuto.
E ancora ringrazio,
ne sono sicuro,
se resta lo spazio,
in un certo futuro,
di un’altra presenza,
dove credo varrà
la mia esperienza
che ho avuto qua.
La vita è energia
che non muore mai,
qualunque cosa sia,
qualunque cosa fai.
Ma la morte esiste?
È una vita nuova
e non mi rende triste
mettermi alla prova.
Però non mi sfugge,
Lavoisier m’informa,
nulla si distrugge,
tutto si trasforma.
Se nell’universo
sono quasi zero,
che cosa avrò perso
in quel buco nero
che chiamano morte?
Il dono ch’ho avuto,
toccatomi in sorte,
non andrà perduto.
È un dono di vita
che per sempre resta,
anche se è finita
la corsa di questa.
L’anima non muore
e, se ho ben vissuto,,
diventa migliore
e nulla è perduto.
A chi devo la grazia
non lo so neppur io.
Dicono: “Ringrazia
sempre il buon Dio”
Una volta ho creduto,
ma ora non più,
da quando ho saputo
che è morto Gesù,
ma dopo è risorto
alla vita eterna.
Perché era morto?
Volontà paterna!
Il padre suo, forse,
si sarà pentito:
come lui risorse
non si è mai capito.
Io credo e penso
che noi risorgiamo:
se la vita ha senso
io le dico “Ti amo!”.
L’energia vitale
che sentiamo ora
rende naturale
il vivere ancora.
Lo spirito è anelo
di tornare in vita,
scendendo dal cielo
con forza infinita.
E così la natura
rinnova se stessa,
così s’assicura
che la vita non cessa.
N.d.R. : da qui in avanti, mi complico le cose, ricorrendo per ogni strofa ad una coppia di versi con rima fissa e ripetuta.
Non voglio morire,
non ancora, lo spero,
voglio solo dire
questo mio pensiero.
“Se vivi, morirai”.
Ma sono sincero:
questo non è mai
stato un gran mistero.
Alle fiabe non credo,
ciò che sembra vero
è quello che vedo
sia bianco, sia nero.
La Chiesa c’insegna
col suo magistero:
“La persona è indegna”
Non è proprio vero.
Perché il peccato,
detto per intero,
per me è sempre stato
invenzione del clero.
La mia protesta,
non come Lutero,
soltanto contesta
ciò ch’è menzognero.
Di ogni menzogna,
lo dico davvero,
io provo vergogna
e ne vado fiero.
Coi falsi e gli scaltri
sarò veritiero:
la fede degli altri
non è il mio sentiero.
Venite a trovarmi
là al cimitero
solo per portarmi
un fiore ed un cero.
Di preghiere pie,
non ditemi altero,
lasciatemi le mie,
con me sono severo.
Della mia libertà,
libertà di pensiero,
anche nell’aldilà
sarò messaggero.
E la pena che avrò
dal giudice austero
è che diventerò
“di luce prigioniero”.
N.d.R. : Del personaggio storico di Gesù Cristo mi hanno sempre affascinato il messaggio di giustizia sociale e la metafora (adoperata, però, a fini fideistici) della resurrezione dello spirito: per me è l’esempio emblematico della resurrezione di tutte le anime. Se è stata possibile per lui, perché non dovrebbe accadere per ogni uomo?
Tentare di capire, con il discernimento umano, è stato e sarà sempre considerato un atto di superbia, poiché a noi non è dato altro che credere acriticamente, come unico atto di fede possibile. Consideratemi pure un uomo superbo.
12 Ottobre 2020 Da IL FATTO QUOTIDIANO
Marco Marzano
E’ lo schema usato in altre circostanze storiche per descrivere il rapporto tra i sovrani e la loro corte, tra i dittatori e il loro seguito. “Il re e è puro e ama il suo popolo – questo è l’adagio – ma i perfidi cortigiani tramano alle sue spalle e approfittano della sua immensa bontà per compiere il male”. Oppure “il duce è onesto, sono i suoi collaboratori ad essere corrotti”. E’ questo anche lo schema adoperato all’inizio di Tangentopoli da quei leader politici che cercavano disperatamente di scaricare tutte le responsabilità degli affari illeciti dei loro partiti sui “mariuoli”, sui segretari amministrativi, su chi gestiva i cordoni della borsa.
In questo scenario, la curia romana viene descritta come una sorta di associazione di liberi professionisti indipendenti, in cui ciascuno fa un po’ quel che gli pare mentre il capo pensa solo a pregare e a celebrare messa. Quando si concludono affari di centinaia di milioni di euro quest’ultimo non viene nemmeno consultato.
Ho il sospetto che la realtà sia un po’ diversa. La Chiesa Cattolica è la più centralizzata e gerarchica delle istituzioni esistenti. Il monarca che la guida è dotato di poteri immensi e assoluti e la curia è il principale apparato organizzativo al suo diretto servizio.
Se così stanno le cose, i casi sono due: o Bergoglio si trova nella stessa posizione che fu di Ratzinger e ha perso completamente il controllo della situazione e allora siamo di fronte ad un vuoto di potere che immaginiamo sarà colmato al più presto (casomai grazie a un gesto di responsabilità, un autopensionamento del monarca) oppure il papa regna e governa a tutti gli effetti e allora qualche responsabilità l’avrà anche lui nelle vicende di cui sopra.
Quel che in ogni caso sarebbe bello sentirgli dire è che, per risolvere il problema alla radice, andrebbe direttamente soppressa la curia romana, che la struttura di governo accentrata e autoritaria ereditata dall’impero romano non funziona più, che non ha senso che un’organizzazione religiosa amministri una tale quantità di denaro e che lo investa cercandone di fare profitti, che è venuto il momento per delegare poteri, risorse e responsabilità alle periferie, facendo seguire una volta tanto alle parole i fatti. Sarebbe bello. Ma temiamo di dover aspettare ancora qualche secolo.
L E D O N N E E LA C H I E S A
Il Cristianesimo, come il Giudaismo e l’Islamismo, è stato progettato per realizzare un altro punto fondamentale del Ordine del Giorno Rettiliano: la soppressione dell’energia femminile, cioè del legame intuitivo con i livelli superiori della nostra coscienza multidimensionale. Se sopprimi la tua energia femminile, la tua intuizione, spegni la tua coscienza superiore e finisci per essere dominato dalla coscienza inferiore.
Così facendo, non puoi accedere alla tua più elevata dimensione di amore, saggezza e conoscenza, e sei in balia di informazioni “manipolate” che ti bombardano occhi ed orecchie.
È questo il motivo per cui la Confraternita Babilonese ha cercato di creare un mondo in cui l’energia maschile fosse dominante, almeno a livello superficiale. L’atteggiamento che noi definiamo da “uomo macho” è quello tipico di una persona privata dell’energia femminile e, quindi, profondamente squilibrata.
Notate che, nel Credo Niceno di Costantino, non vi è alcun riferimento alle donne. Si dice che Dio si è incarnato in Gesù “per noi uomini e per la nostra salvezza”.
Il Cristianesimo fu una roccaforte maschile fin dalle sue fondamenta, creata per sopprimere la riequilibrante energia femminile. I padri fondatori della Chiesa, come Quinto Tertulliano, bandirono le donne dall’ufficio sacerdotale, proibendo loro persino di parlare in chiesa.
Fu solo al Concilio di Trento, nel 1545, che la Chiesa Cattolica decise ufficialmente che anche le donne avevano un’anima, e questa decisione fu presa con un margine di soli 3 voti!
I semi di questo dogma antifemminile tipico della Chiesa Cristiana si riscontrano anche in quello specchio del Cristianesimo che è lo Zoroastrismo, la setta del profeta (mitico Dio-Sole) Zoroastro.
Questa religione nacque, ancora una volta, in Persia, in una zona oggi appartenente alla Turchia, dove sorgono le montagne del Taurus e la città di San Paolo, Tarso.
(N.d.R. Si vede che, da quelle parti, era diffusa questa mentalità).
Zoroastro mostrava un violento atteggiamento misogino e affermava che “nessuna donna può entrare in Paradiso, eccetto quelle che si sottoponevano al controllo da parte dell’uomo e che consideravano Signori i loro mariti“.
Quest’intera filosofia è quasi una ripetizione letterale del Brahamanesimo, l’orrendo credo induista introdotto in India dagli Ariani molti secoli prima.
San Paolo continuò ad attuare il suo piano ostile alle donne, in conformità con i dettami Cristiani, aprendo la strada alla tremenda persecuzione delle donne che si consumò nei quasi duemila anni successivi.
Tra le perle di San Paolo si legge:
“Mogli, sottomettetevi ai vostri mariti, poiché il marito è il capo della moglie, come Cristo è capo della Chiesa. Ora, se la Chiesa si sottomette a Cristo, allo stesso modo le mogli si devono sottomettere, in ogni cosa, al marito“.
(N.d.R. Cristo non era il capo di nessuna Chiesa. È stato proprio Paolo di Tarso a fondare la Chiesa Cristiana, ma non aveva il mitico carisma di Cristo. Inoltre trovo il parallelismo del tutto fuori luogo, capzioso e arrogante).
E:
“Non tollero né che una moglie educhi, né che usurpi l’autorità dell’uomo, ma solo che resti in silenzio”.
Sant’ Agostino di Ippona, come la maggior parte dei personaggi della Chiesa, proveniva dall’Africa del Nord.
Da giovane nutrì insaziabili voglie sessuali, ma, all’età di 31 anni, dopo la presunta conversione al Cristianesimo, cambiò drasticamente condotta di vita e decise che il sesso era una cosa orrenda. Sapete, un po’ come fanno i fumatori quando smettono. Non permetteva a nessuna donna di entrare in casa sua se non accompagnata, e questo valeva persino per sua sorella. Ma non riuscì ad escogitare un modo alternativo di procreare, per cui fu costretto ad accettare il sesso, per evitare l’estinzione dell’umanità.
Tuttavia, insistette sul fatto che, per nessuna ragione, esso dovesse essere una fonte di piacere.
Io ci ho provato, ma non funziona.
Ma questa era l’idea della sessualità che aveva Agostino:
“I mariti amino le loro mogli, ma le amino castamente. Indugino nella carne solo nella misura in cui ciò è necessario per la procreazione dei figli. Dal momento che non è possibile generare figli in alcun altro modo, dovete abbassarvi a ciò contro la vostra volontà, poiché questo è il castigo di Adamo”.
Queste posizioni portarono, per gradi, all’imposizione del celibato al clero da parte di Papa Gregorio VII nel 1074.
Esatto, oggi nella Chiesa Cattolica i sacerdoti sono celibi perché questo è quello che ha deciso un Papa un migliaio di anni fa, e un’infinità di bambini, violentati da uomini di Chiesa, frustrati e squilibrati, ne hanno pagato le conseguenze.
Agostino collegava il sesso al peccato originale, all’idea, cioè, che nasciamo tutti peccatori, poiché discendiamo da Adamo ed Eva. Gesù, secondo la sua teoria, fu l’unico a nascere senza peccato originale, poiché fu concepito da una vergine.
Miliardi di persone sono state controllate e manipolate in questo modo, poiché il Credo Cristiano ha insinuato la paura, il senso di colpa e la violenza nel profondo dello spirito umano.
A dire il vero, anch’io credo nel peccato originale. Alcuni dei miei “peccati” sono stati molto originali.
Se dovete proprio peccare, fatelo in modo originale, questo è ciò che vi dico.
David Icke Il segreto più nascosto.
N.d.R. Mi piacerebbe raccogliere qualche commento da parte delle rappresentanti del gentil sesso.
Segnalata da Rita
LA STORIA DELLE QUATTRO CANDELE
Raccontata, in una puntata de I FATTI VOSTRI, da Fabrizio Frizzi.
In una stanza quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso che si poteva ascoltare la loro conversazione.
La prima diceva “Io sono la pace, ma gli uomini non riescono a mantenermi.
Penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi”. E, a poco a poco,
la candela si lasciò spegnere.
La seconda candela disse “Io sono la fede, ma, purtroppo, non servo a nulla. Gli
uomini non ne vogliono sapere di me e, per questo motivo, non ha senso che io
resti accesa”. Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su
di lei e la spense.
Triste, la terza candela, a sua volta disse “Io sono l’amore e non ho la forza per
continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non
comprendono la mia importanza”. E, senza attendere oltre, la candela si lasciò
spegnere.
In quel momento, un bambino entrò nella stanza, vide le tre candele spente e,
impaurito per la semioscurità, , disse “Ma cosa fate? Voi dovete rimanere
accese. Io ho paura del buio”. E, così dicendo, scoppiò in lacrime.
Allora, la quarta candela, impietosita, disse “Non piangere. Finché io sarò
accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele: Io sono la speranza”.
Con gli occhi lucidi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e
riaccese tutte le altre.
Sto leggendo, in questi giorni, ORIGIN ,l’ultimo libro di Dan Brown.
Riporto, senza commenti, ma a solo scopo di provocatoria comunicazione, alcuni passaggi “decontestualizzati”.
“Io credo che, in alcuni casi, il perdono possa essere addirittura pericoloso.
Se noi perdoniamo il male del mondo, diamo al male il permesso di crescere e diffondersi. Se rispondiamo ad un atto di guerra con un atto di clemenza, incoraggiamo i nostri nemici a commetterne altri.
Arriverà un momento in cui dovremo fare come Gesù e rovesciare, con forza, i tavoli dei cambiamonete, gridando: “Non è più tollerabile!”.
La Chiesa Cattolica di Roma ha preso posizione come ha fatto Gesù? No!
Oggi noi affrontiamo i mali peggiori del mondo solo con la nostra capacità di perdonare, di amare, di essere clementi. E, così facendo, permettiamo…. anzi, incoraggiamo il male a crescere. In risposta ai ripetuti crimini contro di noi, esprimiamo, a mezza voce, le nostre preoccupazioni in un linguaggio politicamente corretto, rammentandoci a vicenda che una persona cattiva è tale solo a causa della sua infanzia difficile, o della sua povertà, o perché ha subito violenze contro i sui cari…. e, così, non ha colpe per il suo odio.
Io, invece, dico basta! Il male è il male. Abbiamo tutti dei problemi nella nostra vita!”
….”Il perdono non è l’unica via verso la salvezza.”
“Molti di noi hanno paura a dichiararsi atei.
Eppure l’ateismo non è una filosofia, né una visione del mondo.
L’ateismo è, semplicemente, un’ammissione dell’ovvio.”
“Il timore di essere giudicati
da una divinità onnisciente
ha sempre contribuito ad ispirare
un comportamento caritatevole”.
“Non è necessario invocare Dio
per far funzionare l’Universo.
La creazione spontanea
è il motivo per cui
esiste qualcosa
invece del nulla.” Stephen Hawking
“Il prezzo della grandezza
è la responsabilità.” Winston Churchill.
Botta e risposta fra creazionisti e ateisti:
“Fin dalla notte dei tempi, le religioni del mondo sono state
il principio organizzativo più importante per l’uomo,
una road map per la società civilizzata e la nostra
fonte primaria di etica e morale.
Minando la religione, si mina l’essenza umana.”
“La religione non può monopolizzare la moralità.
Io sono una brava persona, perché sono una brava persona!
Dio non c’entra niente.”
“Venerare Dio è come estrarre combustibile fossile.
Molte persone in gamba sanno che è una scelta imprevidente.
Ma ci hanno investito troppo per smettere.”
“In principio l’Uomo creò Dio.”
“È profondamente sconvolgente che la mente umana
abbia la capacità di elevare un evidente frutto della fantasia
a verità divina e si senta autorizzata ad uccidere in suo nome.”
“Il mio sogno non è distruggere la religione, ma piuttosto crearne una nuova,
una fede universale che unisse le persone, invece che dividerle.
Se riuscissi a convincere tutte le persone a venerare il mondo naturale
e le sue leggi che ci hanno creato, allora tutte le culture avrebbero celebrato
la stessa storia della creazione, invece di farsi la guerra per stabilire
quale dei loro antichi miti fosse il più veritiero.”
“Preferiresti vivere in un mondo senza tecnologia o in un mondo senza religione? È meglio vivere senza medicine, elettricità, mezzi di trasporto e di comunicazione …. oppure senza fanatici che si fanno la guerra per storie inventate ed entità immaginarie?”
“PREGHIERA PER IL FUTURO
…. che le nostre filosofie
riescano a stare al passo
con le nostre tecnologie,
che la nostra umanità
riesca a stare al passo
con i nostri poteri,
e che l’amore, non la paura
possa essere il motore
del cambiamento.”
“The dark religions are departed,
and sweet science reigns William Blake.
“Le religioni oscure spariranno,
e la dolce scienza regnerà.”
I farmaci non sono sempre necessari,
la fede nella guarigione, lo è sempre.
Norman Cousins
La fede è l’uccello
che percepisce la luce
e canta quando
l’alba è ancora buia.
Rabindranath Tagore.
I DIECI COMANDAMENTI
Sebbene l’originale ebraico compaia nelle Bibbie cristiane, in ambito cattolico ne esistono diverse versioni, tra le quali una ridotta, il cui scopo è quello di facilitare la memorizzazione per il destinatario della catechesi. La più diffusa è la seguente:
Pochi, tranne gli addetti ai lavori, sanno che questa versione, sintetizzata e semplificata, proviene da due elencazioni bibliche contenute in “Esodo” e in “Deuteronomio”, che sono, anch’esse, leggermente diverse tra loro. Il testo di entrambe, sostanzialmente coincidente, è però significativamente più lungo e più ampio di quello Cristiano Cattolico, con un numero di articoli che sono ben più di dieci e con una esposizione ben più prolissa e dettagliata.
Ad esempio, a corollario del Comandamento 1, nel testo dell’Esodo si legge:
Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra.
Vorrei che qualcuno spiegasse questo passaggio, che non compare nel testo Cattolico.
E, ancora, di seguito si legge:
Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai (gli idoli). Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
A voi piace questo “Dio geloso”, e punitivo, come lui stesso si definisce? A me, assai poco.
In riferimento al Comandamento 2, nell’Esodo si legge:
Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Scusatemi, ma io non capisco cosa c’è di male a pronunciare il nome di un Dio (nelle preghiere e nelle invocazioni è lecito). “Invano” si riferisce forse alle imprecazioni o alle bestemmie? O, forse, a una mancanza di rispetto? Boh!
Per il Comandamento 3, si legge nell’Esodo:
Ricordati del giorno di sabato per santificarlo:
sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro.
Spiegatemi, per cortesia, perché, per noi, il giorno di festa è la Domenica (che vuol dire Giorno del Signore).
E poi, che cosa ci stavano a fare gli schiavi e le schiave nelle tribù Israelitiche, fuoriuscite dall’Egitto, perché, colà, esse stesse erano state schiave? Boh!
Il Comandamento 4 non ha bisogno di commenti.
Mentre, invece, il Comandamento 5 merita un duplice commento, a mio personale avviso.
Il divieto di uccidere risponde ad una “categoria” morale e mentale peculiarmente umana, dettata dal principio razionale, o ragionevole, della pacifica convivenza. Esso, infatti, non trova ospitalità nella “legge naturale”, che contempla il criterio della “legge della Giungla”,ossia la regola del “mors tua vita mea”. Questo, a premessa, per introdurre la seconda parte del mio commento.
Si leggano, per obiettività e serenità di giudizio, qua e là, le pagine, numerosissime, della Bibbia. Anche a caso. Si troveranno, ovunque, con una frequenza sorprendente, guerre, stragi, genocidi, stermini di popolazioni inermi, di donne vecchi, bambini, stupri di bambine, assoggettamenti in schiavitù, e tante altre nefandezze, ascrivibili proprio ai criteri del “mors tua, vita mea”.
A commetterli erano esattamente gli Ebrei delle tribù, guidate da Mosè e successori, a cui sulle tavole del Decalogo era destinati i Comandamenti.
Alla faccia del Comandamento 5!
Il Comandamento 6, nel testo sintetico Cattolico, dice di “non commettere atti impuri”.
Invece, i testi della Bibbia Ebraica dell’Esodo e del Deuteronomio dicono di “non commettere adulterio”.
C’è, a ragion veduta, una bella differenza!
La proibizione di “commettere adulterio” si riferiva al mantenimento di un ordine morale, sociale e civile, all’interno di una tribù di Israele, dove si sapeva tutto di tutti, perché vivevano a contatto di gomito ed altissimo era il pericolo di rivalità e faide, provocate a causa di “sconfinamenti” sessuali.
Ma il testo Cattolico parla, genericamente, di “atti impuri”, estendendo così ad ogni manifestazione o pratica sessuale, anche in privato ( rapporti al di fuori del matrimonio, masturbazione ecc.), l’anatema del Dio dall’alto dei cieli. Boh!
Sui Comandamenti 7 ed 8, non c’è niente da dire. Sono ovvietà contemplate in ogni ordinamento legislativo civile.
I Comandamenti 9 e 10 riguardano “desideri”.
Nel testo Cattolico sono sdoppiati gli argomenti di un solo pronunciamento, ad esempio, del Deuteronomio (quello dell’Esodo è quasi uguale) che dice:
Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.
A parte il bue e l’asino, che sono retaggio di pagine “bibliche” pastorali, si ripete, anche qui, la citazione degli schiavi come oggetto di possesso e di proprietà. Di certo non potevano essere schiavi Ebrei, ma gente catturata nelle sanguinose campagne belliche di questo feroce “Popolo di Dio”.
A proposito, quello che le traduzioni bibliche Cattoliche chiamano Dio, si riferisce a YAHWEH, che non era un Dio ma un ELOHIM.
Mi limito a rimandare la trattazione di questo argomento ai filmati numerosissimi, reperibili su YOU TUBE, sulle conferenze e sui testi di Mauro Biglino, un vero “guru” di questo eclatante, ma fondamentale, equivoco storico. (Invito a leggere il numero 1744 seguente)
LA LETTERA D
La lettera D è una lettera da non sottovalutare:
Dio, Diavolo, Dubbio, Dopo, sono tutti concetti che cominciano per D.
“Il Dopo? Che cos’è il Dopo?”
“Il Dopo è la domanda numero uno, quella che ci angoscia. A proposito, anche Domanda comincia per D. Ma sentiamola pure questa Domanda: che cosa accadrà Dopo? Vivremo una nuova vita, Dopo? O ci annienteremo nel Nulla?”
“E qual è la risposta?”
“La risposta è: non lo so.”
“Un po’ deludente!”
“Perché mai? Che senso ha credere alla cieca, quando basta aspettare qualche anno per conoscere la verità? Perché credere in qualcosa che, Dopo, potrebbe rivelarsi non vero?”
“Perché anche la Fede presenta i suoi vantaggi, toglie l’ansia, per esempio, e perché, alla fine, pure Dogma comincia per D.”
“Il problema non si pone. Il Caso, o il Destino (comincia per D), il Big Bang o Nostro Signore, non fa alcuna differenza. Un giorno lo verremo a sapere. Quando io combatto la Fede, non lo faccio perché non credo all’esistenza di Dio, ma perché desidero “non riposarmi” sul Dogma. Preferisco vivere dubitando, piuttosto che archiviare Dio come un dato acquisito. Vivo più io in compagnia dell’idea di Dio che non un cattolico osservante.”
“E si può vivere senza certezze?”
“Sì, se si è capaci di sperare.”
Luciano De Crescenzo Sono stato fortunato.
Il Punto Interrogativo
è il simbolo del Bene.
Il Punto Esclamativo
è il simbolo del Male.
Quando, sulla strada, vi imbattete nei Punti Interrogativi, nei sacerdoti del Dubbio Positivo, allora andate sicuro che sono tutte brave persone, quasi sempre tolleranti, disponibili e democratiche.
Quando, invece, incontrate i Punti Esclamativi, i paladini delle Grandi Certezze, i puri della Fede Incrollabile, allora mettetevi paura, perché la Fede, molto spesso, si trasforma in violenza.
E, badate bene, che io, qui, non sto parlando solo di Fede religiosa, ma anche di Fede politica e di Fede sportiva, di qualsiasi tipo di Fede, insomma.
Gli integralisti islamici, i tifosi di calcio, i brigatisti neri o rossi, appartengono tutti ad una stessa razza, quella che ritiene di essere la sola a possedere la Verità, come se poi potesse esistere davvero una Verità unica e incontrovertibile.
Il Dubbio, invece, è una divinità discreta, è un amico che bussa con gentilezza alla vostra porta. Il Dubbio espone con calma le proprie idee ed è pronto a cambiarle radicalmente non appena qualcuno gli dimostrerà che sono sbagliate.
Luciano De Crescenzo Sono stato fortunato.
L’amore è un atto di fede
in un’altra persona,
non un atto di sottomissione.
Non cercare di essere amato
a qualsiasi prezzo,
perché l’amore non ha prezzo.
Paulo Coelho.
“Fede” significa
non voler sapere
ciò che è vero.
Friederich Nietzsche.