Numero2837.

 

Da cosa si capisce se una persona è molto intelligente

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

 

Quanto sei intelligente? Il concetto è sicuramente molto ampio, tant’è che non esiste, oggigiorno, una definizione univoca e accettata universalmente.  L’intelligenza viene spesso riconosciuta nella società come un tratto distintivo della persona, che ne è più o meno provvista se paragonata a un’altra. Considerando che, sulla Treccani, la definizione di intelligenza supera le 40 righe, capiamo bene che, nel corso della storia, il genere umano si è posto parecchie domande a riguardo. Per questo gli scienziati definiscono l’intelligenza in diversi modi. Alcune ricerche scientifiche fatte in varie università del mondo, sembrano confermare che ci sono alcuni comportamenti, segni e caratteristiche fisiche che sembrano essere associati all’intelligenza

Il termine deriva dal latino intelligentia, con derivazione da intelligĕre, ovvero «intendere». (N.d.R. : Per essere più precisi, “intelligere” è composto da “inter” (fra) e “legere” (leggere); sarebbe come dire: “leggere fra le righe”, una sorta di comprensione per intuizione). Generalmente, si intende un complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’individuo di pensare, comprendere o spiegare i fatti, o le azioni, ed elaborare modelli astratti della realtà. Nella psicologia umana le teorie sull’intelligenza sono molte. Secondo Charles Spearman, è una capacità comune di adattamento dell’individuo, nonché il fattore base delle attività intellettuali nel genere umano.

Come ragionano le persone molto intelligenti?

Questa domanda devo ammettere che mi affascina tantissimo. Nello specifico mi interessa la risposta non tanto per una semplice curiosità, ma perché nasconde una seconda domanda, ancora più interessante Posso migliorare drasticamente me stesso, ragionando come una persona “super intelligente”? Partiamo dalle basi: cosa c’è alla base dell’intelligenza? Guarda questo insieme di numeri e lettere:

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Noti niente di strano?

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Esattamente ogni 10 lettere e numeri casuali, si ripete quattro volte il numero “7” (il pattern “7777”). Quello che ha fatto il tuo cervello per riconoscere questo schema all’interno di un insieme di numeri e cifre, all’apparenza casuali, prende il nome di “pattern recognition” (riconoscimento di pattern). Per i non avvezzi a questa terminologia tipicamente utilizzata in ambito informatico, il riconoscimento di pattern, non è altro che l’individuazione, all’interno di dati “grezzi”, di modelli/schemi che si possono ripetere.

Dal punto di vista dell’evoluzione della specie, riconoscere i pattern ha reso noi esseri umani capaci di sopravvivere e svilupparci più efficientemente rispetto ad altri animali/organismi. Quindi questa cosa la sappiamo fare bene, ma c’è chi tra di noi riesce a farla meglio.

Cosa c’entra il riconoscimento dei pattern con l’intelligenza?

“Il riconoscimento dei pattern è l’essenza dell’intelligenza umana.” – Ray Kurzweil. Per Ray Kurzweil, che per la cronaca è colui che (tra le tante altre cose) ha inventato lo scanner, l’intelligenza è in larga parte attribuibile alla nostra capacità di riconoscere pattern. Quindi siamo più o meno intelligenti a seconda di quanto sappiamo fare bene questo lavoro. Le persone con un alto QI infatti, non sono dei semplici “collezionisti” di fatti e cultura generale, ma sviluppano una profonda comprensione dei concetti.

Cosa significa?

Prima di tutto che le persone intelligenti NON memorizzano le cose. Chi ha un QI alto è bravo a connettere tra loro idee e creare costruzioni mentali tra informazioni che magari potrebbero sembrare irrilevanti o appartenenti ad altri contesti. Quindi questi “geni” trovano con facilità schemi tra dati grezzi e li collegano tra di loro. In parole povere: riconoscono e connettono pattern.

Come allenare l’intelligenza

Torniamo alla domanda chiave: posso migliorare drasticamente me stesso, ragionando come una persona “super intelligente”? Certo! Ecco una piccola linea guida che ti può tornare molto utile se devi imparare cose nuove e per migliorare qualsiasi situazione con cui interagisci quotidianamente.

1. Comincia a notare i pattern in qualsiasi contesto

Di fronte agli eventi che ti circondano, sforzati di riconoscerne il modello che ne sta alla base. Se leggi un libro, cerca sempre di sintetizzare in poche parole un capitolo. Quando hai finito prova a creare un modello dei concetti su un foglio. Cerca sempre di semplificare il più possibile. Poi vai anche più a fondo: i libri che leggi hanno una struttura simile? Se sì, qual è?

Se stai guardando un film che ti piace, fai caso alla sequenza degli eventi: è possibile che nasconda un pattern. Una tipica struttura ricorrente ad esempio è il “viaggio dell’eroe”.

2. Ama la “confusione” iniziale

È importante riflettere su un punto: quando stai cercando di trovare un pattern il primo step è la confusione. È normale essere confusi in questo momento perché il nostro cervello sta cercando la struttura tra un mare di informazioni non rilevanti.

La cosa peggiore che puoi fare è dire che la cosa su cui stai ragionando è impossibile da studiare / imparare e non c’è un pattern chiaro. Non devi assolutamente mollare e passare alla memorizzazione dei concetti perché non sei ancora riuscito a trovare un modello. C’è solo un modo per andare avanti: pensa e cerca di esporti a quante più possibili varianti / spiegazioni di qualità del concetto o dell’evento che stai analizzando. Ci sarà un momento in cui troverai un “aggancio”. Sarà come una sorta di click mentale che ti darà un primo possibile mini-modello del tutto.

3. Usa spesso metafore ed analogie

Una volta che hai capito qualcosa in maniera generale, prova ad utilizzare metafore od analogie con situazioni simili che conosci, ma che fanno parte di altri contesti. Questo ti permette di creare connessioni con zone differenti del tuo cervello e di mettere in pratica quei collegamenti di cui ti parlavo all’inizio (collegamenti tra pattern). “Come“, “tipo“, “uguale a” sono le parole chiave da usare. Puoi cominciare con una serie di domande aperte tipo:

  • Questa idea mi ricorda….?
  • Questa idea è usata in situazioni di vita vera come…?
  • Che fenomeno simula questa idea?

Prendiamo ad esempio i numeri complessi: i numeri mi hanno sempre ricordato il camminare lungo una linea come se fosse una strada dritta. Grazie ai numeri interi puoi camminare avanti ed indietro rispetto ad un punto di partenza (che è lo zero). Con i numeri complessi, la linea diventa una piazza in cui puoi girare liberamente, ruotando intorno al punto di partenza.

4. Metti in discussione il modello

Le persone molto intelligenti sono molto brave a creare modelli e connessioni ma anche a tagliare queste ultime se non funzionano e non si applicano a dovere. Fai l’avvocato del diavolo con l’idea che hai appena creato: analizzane le implicazioni, i limiti ed i difetti e modifica il tutto. Sii scettico al massimo.

Lo scetticismo è sano se applicato nel giusto contesto. Essere scettici “tanto per” invece è da stupidi. Ma per arrivare a delle connessioni potenti devi farne tante e tagliare quelle che non funzionano. Solo in questo modo puoi farcela.

5. Anche l’esercizio aerobico fa bene al cervello

Camminare per 30 minuti al giorno 5 giorni alla settimana stimola ad esempio la produzione di Bdnf (fattore neutrofico derivato dal cervello), una molecola che favorisce la produzione di nuovi neuroni e sinapsi e migliora le capacità di apprendimento.

Altre attività che funzionano benissimo?

Studiare una nuova lingua, ad esempio, non solo migliora il QI, ma rimanda di 5 anni in media il rischio di demenza senile nelle persone esposte. Anche il cibo fa la sua parte: la dieta mediterranea (ricca di frutta, verdura, pesce, olio di oliva) migliora le capacità di apprendimento. L’intelligenza è spesso stata correlata alla corteccia prefrontale laterale del nostro cervello, se questa struttura si mantiene molto attiva, allora il gioco è fatto. Sai come allenare la tua corteccia prefrontale laterale? Lavorando su te stesso!

Perché la corteccia prefrontale laterale sembra giocare un ruolo predominante nell’intelligenza? Perché è mediante questa struttura che le varie funzioni cerebrali vengono integrate, in pratica è da essa che dipende la capacità di comunicare efficacemente con il resto del cervello. Hai presente quando senti dire “la mia parte irrazionale ed emotiva vorrebbe fare questo, ma la mia parte razionale sa che è sbagliato?” Beh, questo capita quando c’è poca integrazione tra la neocorteccia e le strutture più ancestrali del cervello, quelle legate alla ricompensa immediata. Se ci pensi ha tutto senso: a che serve essere intelligenti se non si può utilizzare questa dote per migliorare la propria qualità della vita?

Allora noi ti invitiamo a migliorare la tua intelligenza allenando proprio la tua corteccia prefrontale laterale! Sai, pochi mesi fa abbiamo pubblicato un nuovo libro che propone un percorso di auto-analisi e crescita personale, con lo scopo di massimizzare l’integrazione tra le parti di sé. Nel volume troverai diversi esercizi che ti spiegheranno come allenare la tua corteccia prefrontale per cambiare gli aspetti di te che non ti piacciono, migliorare la relazione che hai con te stesso e stabilire rapporti appaganti. Il titolo è un po’ fuorviante: «d’Amore ci si ammala, d’Amore si guarisce», ma ti garantiamo che non tratta solo di cuori infranti! È il libro più consigliato dagli psicoterapeuti, lo puoi trovare su Amazon o in tutte le librerie. Ah, se lo leggi, scoprirai che tutto (dalla soddisfazione personale al benessere di coppia) è una questione di corteccia prefrontale! 

Insomma: hai diverse soluzioni per nutrire e arricchire la tua mente. E ricorda, l’intelligenza non significa saperne di più o accumulare conoscenza. Si tratta di stimolare il cervello, essere in grado di risolvere problemi quotidiani e inserire nella propria struttura cerebrale cose nuove (apprendimenti inediti, nuovi modi di essere, di sentire, di comunicare…). Ripeto: a cosa serve essere intelligenti se poi non applichiamo questa dote in modo pratico, al miglioramento della nostra vita?!

Numero2836.

 

A T E I S M O    E    F E D E

 

Un credente, dopo aver tentato invano di spiegare ad un ateo perché crede, alla fine, in sintesi, può solo dire:
“Credo e basta, e mi va bene così”.

La stessa Chiesa, alla fine della messa, enuncia: “Mistero della fede”.
Se è un “mistero” ciò in cui credono i fedeli…. auguri!

Per un ateo non è tanto un mistero: a lui le religioni interessano moltissimo e le studia, di solito, più di molti credenti, in quanto sono un fenomeno che riguarda la natura umana.

Per l’ateo la curiosità è una virtù, per il credente è un pericolo: quello di mettere in dubbio il proprio bagaglio di “certezze” che si è caricato sulla schiena senza guardarci dentro, magari per pigrizia o per quieto vivere, per tradizione o per volontà di “buoni educatori”.

Numero2834.

 

V I T A    D O P O    L A    V I T A

 

«Non avvicinarti alla mia tomba piangendo.

Non ci sono. Non dormo lì.

Io sono come mille venti che soffiano.

Io sono come un diamante nella neve, splendente.

Io sono la luce del sole sul grano dorato.

Io sono la pioggia gentile attesa in autunno.

Quando ti svegli la mattina tranquilla,

sono il canto di uno stormo di uccelli.

Io sono anche le stelle che brillano,

mentre la notte cade sulla tua finestra.

Perciò non avvicinarti alla mia tomba piangendo.

Non ci sono. Io non sono morto»

 

~ Canto Navajo ~

Numero2830.

 

da  QUORA

 

Perché la Chiesa Cattolica è contro il piacere sessuale?

 

Risponde Cesare, un corrispondente di QUORA:

Perché il piacere è sinonimo di libertà, autonomia di pensiero, autogestione del proprio corpo, delle proprie emozioni, dei propri impulsi.

E ce lo possiamo procurare grazie a scelte individuali. Quindi non conferiamo ad alcuno il potere di elargircelo o non elargircelo, ovvero non dipendiamo da nessuno.

Il principio fondamentale dei sistemi di potere, religiosi o politici che siano, è invece proprio quello di creare dipendenza e subordinazione.

Magari in modo suadente e dando soddisfazione a qualche necessità psicologica, ma sempre dipendenza è.

Ma molti ministri di questa Chiesa, pur dichiarandosi sessuofobi e predicando l’astinenza dei fedeli dalle pratiche sessuali fuori dal matrimonio, sono autori di tremendi crimini sessuali…

Comunque sono contro tutti i piaceri, perché questi derivano da pratiche denotate da indipendenza personale, disponibilità del proprio corpo, libertà. Tutte cose che non collimano con il concetto che tu non appartieni a te stesso, ma a Dio e che devi vivere in base alle regole stabilite dai suoi rappresentanti in terra.

 

Risponde Fabian And, corrispondente di QUORA:

La colpevolizzazione del piacere tramite il “peccato” è il miglior modo  per subordinare e mettere in stato di manifesta inferiorità.

 

Risponde Cesco, corrispondente di QUORA:

 Perché è il miglior strumento di controllo.

Se voglio assoggettare un certo numero di persone, non c’è niente di meglio che indurle a sentirsi in colpa per qualcosa, a credere che una loro condotta naturale sia sbagliata perché qualcuno che li guarda dall’alto, e che ha su di loro un certo potere, ha deciso così.

Funziona più con il sesso che con altro perché il sesso è l’unico, tra gli impulsi più istintivi, a poter essere domato per un periodo considerevolmente lungo (se non per tutta la vita). Non posso dire “non mangiate” o “non respirate”, però posso dire “non fate sesso” (se non in un certo contesto e bla bla).

Controllo, null’altro. E funziona BENISSIMO, vista la sessuofobia diffusa, che ha rovinato la vita psichica di tantissimi credenti.

 

N.d.R. :
I Cristiani Cattolici sono ossessionati dal “piacere” in generale, che è peccato, e da tutto ciò che lo evoca.
Oggi, il cattolicesimo è lassista per adattamento ai tempi ma, fino a non molto tempo fa, la vita del cristiano devoto (non facente parte delle gerarchie religiose che, ipocritamente, se ne esentavano), era privazione, rinuncia, autopunizione, elevazione attraverso la sofferenza.
La ricerca del “piacere” era sinonimo di autonomia decisionale ed intellettuale e, pertanto, era il nemico numero uno dell’Ordine Costituito, ovviamente gestito, il più possibile, dalle gerarchie ecclesiastiche direttamente in proprio o per mezzo dell’appoggio al potere politico, di solito conservatore di privilegi di casta o di appartenenza.
Ogni deviazione, anche minima, era severamente perseguita e la dissidenza non ritrattata era punita con la tortura o con la morte, per opera dell’Istituto della Santa Inquisizione.
Giordano Bruno fu bruciato sul rogo, Galileo Galilei restò vivo perché abiurò, innumerevoli persone furono uccise perché possedute dal demonio e così via.

Numero2829.

 

 

E S S E R E    I N S E G N A N T I

 

Parla un insegnante che scrive su QUORA

 

Ho insegnato fisica per 30 anni. Cosa ho capito?

 

Ero felice quando gli studenti ( meglio se tutti gli studenti ) avevano assimilato le conoscenze che avevo trasmesso . Speravo tanto che fossero le più aggiornate possibili . Però non bastava era troppo poco . Non serve conoscere : il cervello non è un contenitore di informazioni ma può dare molto ma molto di più . Allora ho cercato di insegnare che la conoscenza non è la verità ( che non si trova MAI ) ma bisogna insegnare a dubitare, ad essere critico verso qualsiasi informazione . Questo ci può permettere di trovare l’inganno e combattere i mali della nostra società : l’ideologismo – il fanatismo – la credulità – il conformismo e potrei continuare . Il massimo che io mi aspettavo dai miei studenti era quando mi dicevano : “Professore mi dimostra quello che dice …o, meglio, da dove nasce la sua certezza?” . Avevo educato delle persone a usare il proprio cervello per costruire le proprie certezze ( nella conoscenza ), ad essere libere dai venditori di fumo. In fisica credere è una parolaccia e dimostrare ( o sperimentare ) è nello spirito scientifico .

Numero2827.

 

da  QUORA

 

La migliore delle esche.

 

Uno studente racconta questo episodio avvenuto in classe, il primo giorno di lezione.

Il mio insegnante di Psicologia mise una bottiglia di Estratto di Menta Piperita sulla cattedra di fronte alla classe e rimosse il tappo.

“Alzate la mano quando riuscite a sentire l’odore della Menta Piperita.”

Essendo seduto nella fila posteriore, mi ci volle un po’ di tempo e, notando come tutti attorno a me alzassero la mano, cominciai a chiedermi se il mio naso avesse qualche problema. Dopo un po’, però, riuscii a sentire l’odore della Menta Piperita e finalmente anche io potei alzare la mano.

A quel punto quasi tutte le mani erano alzate, quindi l’insegnante prese la bottiglia e bevve l’intero contenuto, suscitando il prevedibile stupore degli studenti.

“È solo acqua.”

La lezione sul “Potere della Suggestione” è una delle esperienze formative più belle che io abbia mai fatto in classe. Ancora oggi riesco a ricordare l’odore di quella Menta Piperita.

Numero2823.

 

L A    D O L C E Z Z A    D E L L A    V I T A

 

Lo zucchero raffinato cela dietro quei bei cristalli bianchi, buoni e così attraenti, effetti estremamente dannosi per la salute che sono, il più delle volte, totalmente ignorati e sottovalutati.

Se anche tu, come l’esercito di persone che adorano i dolci, sei un assiduo consumatore di questo alimento, è bene che comici a prestare maggiore attenzione.

Non voglio essere drastico o costringerti a dolorose privazioni, tuttavia è importante che tu sia a conoscenza dei possibili danni causati dalla continua assunzione di zucchero bianco.

Insieme al sale è uno dei così detti killer alimentari ed è una seria minaccia per l’integrità del tuo sistema immunitario.

La sua azione va ad inibire quella dei neutrofili, ovvero i globuli bianchi che rappresentano la prima linea difensiva dell’organismo.

Avere un sistema immunitario forte è essenziale per sconfiggere i continui attacchi batterici e poter godere di ottima salute.

Lo zucchero bianco non si limita ad indebolire i tuoi globuli bianchi ma agisce anche sul sistema nervoso rendendoti più aggressivo, agitato e irritabile. Il metabolismo viene colpito negativamente con un rallentamento a livello cellulare del così detto ciclo di Krebs: la conseguenza è un’eccessiva quantità di zuccheri che vengono trasformati in grasso, con la comparsa di quei tanto odiati accumuli di tessuto adiposo su addome, cosce e glutei.

Dal sovrappeso è facile degenerare in casi di obesità con parallelamente l’aumento del rischio di malattie cardiovascolari, problemi epatici, diabete, ecc.

Se tutto questo non fosse abbastanza, è bene che tu sappia che alcuni studi hanno dimostrato come lo zucchero causa una dipendenza del tutto simile a quella di droghe psicoattive, dell’alcol e del fumo. Il sapore dolce non è soggetto a meccanismi di repulsione come, per esempio, quando hai provato a fumare per la prima volta. Nel momento che assumi un alimento dolce le molecole di zucchero vano ad agire sugli stessi recettori sensibili alle sostanze oppiacee e rilasciando oppioidi nel sistema nervoso.

Questo penso che lo riesci a constatare tu stesso quando mangi una fetta di torta, magari abbondante di zucchero: ne vorresti mangiare ancora ed ancora. Allora non ti sembri tanto paradossale l’affermazione che le mamme, le zie, le nonne che confezionano per figli e nipoti tante buone torte, tutte piene di zucchero, sono, in definitiva, delle “pusher”, cioè delle  “spacciatrici”. Infatti rendono dipendenti i bambini dal sapore del dolce, di cui questi non si libereranno per tutta la vita. Ma come si può condannare una gratificazione così affettuosa? Il dolce è equivalente al “ti voglio bene” e, per rendere contenti i bimbi e catturare la loro riconoscenza, si continuano a propinare dolciumi dannosi. Finché i bimbi restano tali, il loro metabolismo riuscirà a smaltire l’eccesso calorico che assumono, perché sono in fase di crescita corporea, ma ormai saranno dipendenti dal sapore del dolce, vita natural durante.

Prima di analizzare le alternative allo zucchero raffinato, ti sei mai chiesto come viene realizzato un cristallo così bianco e lucido?

Per ottenere questa candida colorazione il saccarosio deve subire una serie di processi: dapprima è depurato con la calce, successivamente trattato con anidride carbonica e acido solforoso, portato ad alte temperature, raffreddato, cristallizzato ed infine decolorato con carbone animale e altre poco salutari sostanze chimiche.

Dopo aver preso coscienza di come lo zucchero raffinato agisca sul tuo organismo, probabilmente ti sarai messo immediatamente alla ricerca di possibili soluzioni per non rinunciare alla sensazione del sapore dolce.

Le alternative di certo non mancano e si suddividono in due categorie: dolcificanti sintetici e naturali.

I primi esistono ormai da moltissimi anni e sono nati proprio per sostituire lo zucchero bianco, fornendo un alto potere dolcificante ma con ridotto apporto calorico e promettendo di essere decisamente più salutari.

In realtà, i così detti edulcoranti (i più usati sono l’acesulfame K, saccarina e l’aspartame creato dalla multinazionale farmaceutica Monsanto), sono tutt’altro che migliori dello zucchero raffinato: se da una parte non rallentano il metabolismo, dall’altra alcune ricerche hanno sottolineato come ci sia l’alta possibilità che contengano sostanze cancerogene.

Per una valida e salutare alternativa allo zucchero raffinato non ti rimane che affidarti alla generosità di madre natura, scegliendo uno dei tanti dolcificanti naturali.

Tra i principali c’è il miele, un alimento semplicemente meraviglioso, rappresenta il frutto della maniacale operosità delle api ed è molto più che un semplice dolcificante naturale.

In realtà è una vera e propria miniera di enzimi, vitamine, sali minerali e aminoacidi, la cui composizione dipende dal tipo di polline e propoli utilizzati dagli insetti per la sua produzione.

L’uomo ben conosce, da tempi ormai lontani, le proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e quelle antiossidanti soprattutto presenti nelle melate e in mieli scuri.

Rispetto allo zucchero bianco offre un migliore potere dolcificante e un minore contenuto calorico, assicurando un impatto glicemico più basso e rendendolo adatto anche per dolcificare cibi e bevande durante regimi alimentari ipocalorici.

Altro dolcificante naturale è la melassa che si ottiene dalla lavorazione della canna da zucchero o della barbabietola; è un concentrato di saccarosio, fruttosio e glucosio ma anche di vitamine (specialmente la B), sali minerali, acido fosforico e potassio.

In Italia non è un prodotto molto utilizzato e nemmeno facilissimo da reperire, tuttavia è necessario prestare attenzione ad acquistare una melassa biologica per evitare che sia contaminata con sostanze chimiche utilizzate per l’estrazione dello zucchero.

Chissà quante volte avrai sentito parlare dello sciroppo d’acero o l’avrai visto in qualche film americano per condire montagne di pancake.

Probabilmente penserai che si tratta della solita porcheria d’oltreoceano poco salutare, in realtà è un dolcificante naturale estratto dalla linfa dell’acero che ti assicura un forte potere dolcificante e un utilizzo, non solo all’interno di bevande, ma anche in sostituzione dello zucchero raffinato per la preparazione di dolci.

Sciroppo di riso, di mais e di malto d’orzo sono dolcificanti che vengono raggruppati sotto un’unica categoria per via del loro identico processo di produzione: la germinazione dei cereali.

Si possono a tutti gli effetti considerare dei validi sostituti, non solo dello zucchero bianco, ma anche del miele visto l’alto contenuto di maltosio, aminoacidi e sali minerali (soprattutto potassio, sodio e magnesio).

Tra i dolcificanti naturali una menzione merita anche lo zucchero di cocco, non di facile reperibilità in negozi fisici ma che puoi trovare senza grosse difficoltà online. È un prodotto non raffinato consumato soprattutto nel sud est asiatico e ottenuto a partire dalla linfa contenuta nei fiori della palma da cocco. Presenta un sapore e una dolcezza simile allo zucchero di canna con un leggero sentore di caramello e un buon contenuto di potassio.

Sempre dall’estremo oriente arriva l’amasake: dolcificante ottenuto dalla germinazione enzimatica del riso bianco ed utilizzato principalmente in Giappone per la preparazione di dolci, ma anche in aggiunta ad acqua calda per ottenere una bevanda dal gradevole sapore. In occidente è consumato sotto forma di squisiti dessert o come ingrediente per preparare gelati e budini.

Per ultimo ho lasciato la stevia un dolcificante naturale ottenuto da una piccola pianta perenne appartenente alla famiglia delle “Compositae” e tipica di molte zone dell’America del sud.

La sua principale caratteristica è l’enorme potere dolcificante nettamente superiore a qualsiasi altro prodotto presente in natura e allo zucchero raffinato.

Al momento secondo le notizie in mio possesso non sembra presentare particolari controindicazioni, tuttavia il consumo deve rimanere entro i 4 mg per chilo di peso corporeo.

È un dolcificante che le popolazioni locali conoscevano da millenni e utilizzavano abitualmente, per poi fare ingresso sulle nostre tavole e nei nostri caffè solo in tempi abbastanza recenti.

Come vedi le alternative allo zucchero raffinato di certo non mancano: ma in definitiva qual è la soluzione più salutare?

Scartando a priori i dolcificanti sintetici, è bene che ti affidi a prodotti totalmente naturali come il miele, che è l’assoluto vincitore: unisce elevato potere dolcificante con innumerevoli proprietà benefiche per l’organismo.