Mille e più motti

Cosa ci insegna la vita... testamento spirituale di un libero pensatore

Numero2036.

 

L’  E R O T I S M O

 

Ahimé, è il contrabbando

della nostra vergogna.

Noi lo viviamo quando

trasgredire bisogna,

 

però, persino amando,

sembra quasi una rogna:

e l’istinto nefando

finisce nella fogna.

 

Perché c’hanno insegnato

che il piacere è brutto

e godere in privato

è, nonostante tutto,

 

pur sempre un peccato

e l’amore è distrutto

come fosse un reato,

o come fosse un lutto.

 

Le rime che ho trovate,

da modesta  poesia,

non sono ricercate

come fosse un’elegia:

 

non le considerate

frutto di fantasia,

ma siano ricordate

perché senza ipocrisia.

 

Numero2034.

 

M O T T E T T O :    D O L C E T T O    O    S C H E R Z E T T O.            (Rappetto)

( ovvero “Il sogno di un uomo ridicolo”     di   Fjodor  Dostoevskij )

 

Non concordo con il detto

che a tavola ed a letto,

non si deve aver rispetto.

Provo, in questo poemetto,

a spiegare il mio concetto.

Quando a tavola mi metto,

io non cado nel vizietto

di fare un gran banchetto,

altrimenti, sono schietto,

per me, come a Caporetto,

è un nefasto trabocchetto.

Debbo stare circospetto,

sobrio, umile e corretto:

è in gioco il mio aspetto

di dinamico vecchietto.

Ma se faccio il furbetto,

come fossi un giovinetto,

se del cibo prediletto

ogni eccesso mi permetto,

di mangiare io non smetto

e mi faccio lo sgambetto

per quel vizio maledetto.

Per sembrare un fighetto,

a rinunce son costretto:

ogni giorno un fioretto!

 

Ma, quando sono a letto

con l’ignobile progetto

di cantare un bel duetto,

beh, allora, lo ammetto,

io non faccio l’angioletto,

ma divento un diavoletto:

le rinunce non le accetto.

Già ho fatto il chierichetto,

quando ero un ragazzetto,

Ora che sono un ometto,

e il peccato è negletto,

mi comporto da maschietto

senza tema o preconcetto.

Già intravvedo il sorrisetto

di chi nutrirà il sospetto

che sembro un po’ bulletto:

son sicuro, ci scommetto!

Ma, per gioco o per diletto,

a costui farò un dispetto

e, alla fine del sonetto,

gli suggerirò un precetto,

con un ultimo versetto:

se vuoi essere perfetto,

parco, a cena, e poveretto,

ma, spregiudicato a letto.

 

N.d.R.   Ogni riferimento a persone o situazioni reali è puramente casuale o ….. improbabile.

 

 

Numero2032.

 

Girata da Alexis

 

Un tizio, parecchio intelligente, di nome Aldous Huxley, diceva diversi anni fa:

 

La dittatura perfetta avrà

la sembianza di una democrazia,

una prigione senza muri,

nella quale i prigionieri

non sogneranno mai di fuggire,

un sistema di sudditanza dove,

grazie al consumo e al divertimento,

gli schiavi ameranno la loro schiavitù.

Numero2029.

 

Questo popolo di poveri

ha bisogno di essere

rispettato e capito

anche in ciò che non dice.

 

Libera interpretazione di un pensiero di Leonardo Sciascia.
Lui si riferisce al popolo di Sicilia.
Io, adesso, mi riferisco al popolo dell’Italia intera.

Numero2028.

 

G I Ù   L A   M A S C H E R I N A :  L E   C A P R I O L E   D E L L A   P O L I T I C A   I T A L I A N A.

 

Mi accorgo che, ultimamente, sto scrivendo un po’ troppo di politica, cosa per me insolita. Non pensavo di aver così tanto da dire, ma lo dico lo stesso perché lo faccio “liberamente”, cioè con mente libera, secondo i criteri di approccio di questo blog.

I concetti di “destra” e “sinistra”, come categorie mentali ed etichette del politichese, mi sono particolarmente ostiche, per non dire antipatiche, ma devo ricorrervi per addentrarmi in un argomento che, sicuramente, è poco palese e avviene, per lo più, sotto traccia e sotto mentite spoglie.
Lo premetto, succintamente. In Italia da molti decenni ormai, le leggi cosiddette di “sinistra” anche se annacquate, ammorbidite, devitalizzate, vengono emanate dai governi di “destra”, mentre, viceversa, le leggi connotate di “destra” vengono approvate e promulgate, con analoghe ed equivalenti modalità, dai governi di “sinistra”.
Ci avete fatto caso?
Lo spirito autenticamente riformatore di ciascuna “parte”, o schieramento di “partiti”, viene travisato, prostituito, edulcorato. Quel che ne risulta, alla fine, è quasi sempre un papocchio, un compromesso al ribasso, un’abdicazione ai principi di appartenenza che dequalificano vistosamente i provvedimenti.
Lo dico con ferma convinzione, anche se può sembrare una critica impietosa: le leggi che hanno visto la luce in questi ultimi tempi sono genericamente scadenti, non hanno quasi mai sortito risultati soddisfacenti, e sono state oggetto di “revisionismo” o “controriforma” da parte dei governi che succedevano per alternanza.

Ma qual è il motivo vero di questo fenomeno?
Lo scopo prevalente in questa procedura controversa e controproducente è quello di delegittimare la controparte politica, lo schieramento opposto, sottraendo loro i principi operativi che avrebbero potuto raccogliere il consenso.
Cercano, così facendo, di togliere acqua al mulino, far mancare aria al fuoco, o il carburante al motore della macchina della parte avversa. È più importante mettere in cattiva luce l’avversario, indebolendolo nelle rivendicazioni e negli argomenti di propaganda, piuttosto che emanare una legge fortemente caratterizzata, ma, in questo, estremizzata che abbia tutti i canoni propri dello schieramento legiferante.

Riporto qui di seguito un interessante articolo pubblicato, a firma del giovane ma attento filosofo, Diego Fusaro :

 

È IL CAPOLAVORO DEL CAPITALE: FAR FARE ALLA SINISTRA CIÔ CHE PRIMA FACEVA FARE ALLA DESTRA.

Il meccanismo è sempre il medesimo. Si usa la patologia per screditare l’organo sano. Si identifica – per restare in tema attuale – la polmonite col polmone e, così, per combattere la polmonite si attacca il polmone in quanto tale.
(N.d.R. : è una specie di malattia autoimmune).
Nel caso specifico, si prende la patologia di qualche strampalato avventuriero dell’assurdo per delegittimare il corpo sano della critica.
Come? Prendi quattro stolti, magari in giacca arancione, che dicono che “il virus non esiste” e li usi come alibi per delegittimare en bloc chiunque critichi ciò che realmente sta avvenendo e che non mi stancherò di denunciare: il virus c’è ed è, al contempo, usato come base di una nuova razionalità politica di tipo autoritario ed ultraliberista, che aggira i parlamenti, potenzia gli esecutivi, produce task forces non elette, accelera la digitalizzazione della società e il massacro dei ceti medi e dei lavoratori.
È in atto una riplasmazione decisiva del mondo capitalista della produzione, in chiave autoritaria e verticistica.
Le democrazie parlamentari sono state parentesi e ora il capitale si sta adoperando per archiviarle per sempre.
Chi non ha capito questo, non ha compreso l’ABC ed è del tutto inutile discutere con lui. Chi non ha capito che da questa situazione non si tornerà indietro, perché essa risponde alla nuova razionalità politica del mondo della produzione, è ancora alla fase tolemaica della questione.
Analogamente si dica degli sciocchi che pensano che sia tutta una questione di vaccini, come se il vaccino fosse il Sacro Graal del capitale. La questione è assai più articolate e riguarda – lo ripeto ad nauseam – la ristrutturazione verticistica del capitalismo su scala planetaria. Ce l’ha insegnato Gramsci : quando la classe dominante ha il dominio, ma inizia a perdere il consenso (in questo caso, leggi populismi, sovranismi ecc.), deve ricorrere all’autoritarismo e, all’occorrenza, alla violenza: distanziamento sociale, divieto di assembramento, confinamento.
In Italia non poteva essere la destra a gestire ciò, ché, altrimenti, sarebbe stato subito evidente il gioco: e ora tutti griderebbero “fascisti!”. Facendo fare la parte dell’autoritarismo repressivo alle sinistre ( con la stessa logica con cui il capitale ha affidato a loro, fin dagli anni ’90, il compito di massacrare nel sangue i lavoratori a colpi di jobs act e riforme liberiste), il risultato è che ora si urla “fascista!” a chi si oppone all’autoritarismo repressivo del capitalismo terapeutico.
È il capolavoro del capitale: far fare alla sinistra ciò che prima faceva fare alla destra. E lasciare alla destra la sgangherata e non credibile guida dell’opposizione. Fa ridere (più che piangere) sentire i nostalgici del Ventennio che urlano contro l’autoritarismo in atto. Essi finiscono per rafforzare l’ordine dominante.

Numero2025.

 

Ogni domanda complicata,

ha una risposta semplice,

che è sbagliata.

 

N.d.R.  Mi viene voglia di parafrasare, ribaltando i termini del discorso, in questo modo:

 

Ogni domanda semplice,

se ha una risposta complicata,

probabilmente è giusta.

La risposta, ovviamente,

perché la domanda, quando

è semplice, è sempre giusta.

E una risposta articolata

è spesso, se non sempre, esaustiva.

Se, invece, la risposta è semplice,

cioè perentoria, tranchant…..

allora le cose si complicano.

Numero2024.

 

Mandata da Gastone

 

L O   S A P E V A T E    C H E    . . . .

 

Il cibo ci mette 7 secondi ad arrivare dalla bocca allo stomaco,

Il femore è duro come il cemento,

il pene è lungo 3 volte il pollice,

il cuore di una donna batte più veloce del cuore di un uomo,

il pinguino è l’animale più fedele al mondo, ….

 

Le donne  hanno già letto tutto,

gli uomini ancora si stanno guardando …. il pollice.

Numero2023.

 

S C O N T E N T O    P O P O L A R E    E    A S T E N S I O N I S M O

 

Tutti gli avvenimenti di questi ultimi vent’anni, ciascuno a modo suo, sradicano nei cittadini l’idea di poter indirizzare, attraverso le elezioni, le scelte della comunità nazionale: di fatto indicano che le decisioni cruciali per la vita collettiva sono indipendenti dal voto (e quindi dalla volontà popolare) e si collocano in un altrove indefinito, ignoto e per questo minaccioso.
La crisi economica, venuta da fuori e refrattaria nella sua persistente durata a rimedi concepiti dalla politica, segnala l’inefficacia delle istituzioni nazionali. La caduta del governo costituito sulla base di un limpido esito elettorale, sostituito da una formazione di minoranza, indica la fragilità della politica legittimata dal giudizio dei cittadini e la forza dei vincoli esterni che condizionano l’Italia (paesi alleati, strutture economiche).

Se si svolge in termini di comunicazione questa sequenza di eventi, sono almeno cinque i messaggi di grande potenza evocativa che arrivano ai cittadini elettori:

 è interrotta la catena di fiducia che connette la scelta degli elettori alle decisioni del governo: si perde la continuità della traiettoria istituzionale e la volontà dei cittadini rimane sospesa nell’aria, evaporata nell’emergenza (spread, influenze della Bce): si può definire la rimozione degli elettori;

 le forze politiche, la cui missione è raccogliere intenti e bisogni degli elettori rappresentandoli entro le istituzioni, si rivelano inefficaci rispetto al compito ed inermi di fronte agli interventi esterni. La loro fragilità sfocia nell’inutilità: si può definire l’impotenza dei partiti;

 le competizioni elettorali in cui i partiti sono impegnati si rivelano alla fine inconsistenti, poco più che un gioco di specchi: si può definire il teatrino del voto;

 le decisioni politiche, staccate da una radice popolare, appaiono dipendenti da un nebuloso complesso di poteri che non sembra avere al primo posto l’interesse degli italiani: si può definire come l’altrove delle decisioni;

 le istituzioni, alla fine di questa lunga collana di deviazioni e fratture, producono risultati che peggiorano la vita dei cittadini e per questo appaiono sempre più inaffidabili: si può definire la nocività delle istituzioni.

In sintesi, i cittadini si sentono: espropriati della capacità di indirizzare la politica; penalizzati dall’operato di istituzioni che rispondono a logiche separate; illusi da giochi di scena privi di rilievo.
Per completare la lista dei motivi domestici che incentivano i comportamenti di astensione, va ricordato un tema di forte incidenza comunicativa che viene alla ribalta anni prima della cesura 2011-13 (Governo Monti): nel 2007 parte una serie di articoli sul Corriere della Sera che denunciano i privilegi della Casta (composta per l’essenziale da uomini politici) e ottengono un grande successo di pubblico, come dimostra il boom di vendite del libro che sviluppa per esteso l’argomento (si calcolano 1,3 milioni di copie vendute). La messa in primo piano dei privilegi parlamentari e amministrativi, associata alla percezione di una politica irrilevante e di istituzioni dannose, crea una miscela esplosiva che produce rancore e rabbia: si può definire risentimento contro i privilegi.

Le tendenze di lungo periodo formano la tela di fondo, lo schema generale di idee su cui poi si innestano i fattori nazionali che operano in tempi più stretti e con forza concentrata. Si possono indicare, come già si è accennato, quattro principali tendenze.

La prima è l’interdipendenza globale dei mercati che muove dinamiche su larga scala, sincronizzate per diversi paesi e quasi sempre vincolanti per il quadro economico – politico nazionale.

La seconda tendenza, molto rilevante in Europa (occidentale) ma significativa anche negli Stati Uniti, è la crescente importanza di norme e di istituzioni giuridiche, dedicate a dar loro attuazione, che assorbono quote crescenti di decisioni pubbliche: si restringe lo spazio della scelta strategica e si estende al suo posto l’ambito dell’applicazione normativa. Entro questa tendenza si può ricomprendere un duplice fenomeno che negli ultimi vent’anni ha conosciuto notevole espansione: anzitutto la proliferazione degli organismi sovranazionali dotati in moltissimi casi di cospicui poteri decisionali e quasi sempre costituiti e operanti su una base tecnico-giuridica, sganciata da forme di legittimazione popolare; quindi la diffusa formazione di autorità indipendenti, nell’Unione Europea più o meno connesse alla Commissione, che sottraggono molteplici competenze ai ministeri e agiscono con modalità riparate in linea di principio dalla politica.

La terza tendenza è l’idea che il processo delle decisioni politiche possa seguire metodi differenti da quelli codificati nella tradizione della democrazia rappresentativa: nel momento in cui attraverso la rete ogni cittadino può acquisire un pubblico e trasformarsi in una fonte, diventa plausibile, almeno in via teorica, immaginare forme di democrazia diretta aggiornate in chiave tecnologica. In questo modo si rafforza la convinzione, presente in molte ideologie utopiche, secondo cui la politica dei partiti e delle mediazioni istituzionali può essere superata con strumenti tecnici che puntano sulle capacità dell’individuo.
La svalutazione degli intermediari, ovvero delle strutture che collegano decisori di alto livello e singoli individui, è un’onda di lungo periodo che investe economia politica e società: l’individuo amplia il suo raggio d’azione nei consumi (internet allarga enormemente il campo di scelta), nella produzione (molte attività diventano più facili e possono essere svolte direttamente, per esempio operazioni finanziarie e test medici, oppure in concorrenza con strutture organizzate: Uber, Airbnb) e per estensione anche nella cosa pubblica.

Vi è poi un’ultima onda di opinione nella quale sfociano come componenti le tre tendenze precedenti: la si può definire come la progressiva perdita di valore della politica che restringe la propria efficacia e smarrisce prestigio. Soffre al contempo della crisi che colpisce intermediari e mediazioni, della riduzione di campo decisionale che deriva dall’incidenza sempre più diffusa e capillare dei mercati globali, del vorace impulso che spinge gli organismi sovranazionali a incorporare competenze e attività: ciò fa apparire la politica nel tempo poco comprensibile (troppi rituali che consumano tempo ed energie) e troppo pretenziosa (costi e privilegi in eccesso rispetto ai risultati).
Se si comparano le tendenze globali di lungo periodo con i fattori domestici si riscontrano nessi e vincoli. L’interdipendenza globale è il presupposto per l’altrove delle decisioni rispetto alla vita nazionale. L’imperialismo giuridico incarnato in strutture tecniche (nazionali e no) fa da premessa alla rimozione degli elettori. La caduta degli intermediari e l’esaltazione del ruolo giocato dai singoli può sfociare a lungo termine nell’idea della nocività istituzionale.

La svalutazione della politica si declina facilmente come impotenza dei partiti e teatrino del voto e alla fine può alimentare il risentimento.

Numero2022.

 

Segnalata da Alexis

 

Quello che mi ha sempre

sorpreso di più negli

uomini dell’Occidente,

è che perdono la salute

per fare i soldi

e poi perdono i soldi

per recuperare la salute.

Pensano tanto al futuro

che dimenticano di vivere

il presente, in maniera tale

che non riescono a vivere

né il presente né il futuro.

Vivono come se

non dovessero morire mai

e muoiono come se

non avessero mai vissuto.

 

Dalai  Lama.