Numero3009.

 

da  QUORA

 

Scrive Oliviero Zanardi, corrispondente di QUORA.

 

È normale desiderare di fare sesso con altre donne, anche se si sta veramente bene con la propria?

 

Sì, è normale.

Il desiderio, è biologicamente normale.
È normale, in particolare per i maschi, meno per le femmine (e spiegherò questo “meno”) perché, piaccia o no, l’evoluzione ci ha fatti così.
Il fine di ogni specie è sopravvivere, ma per sopravvivere bisogna che ci sia la trasmissione dei geni di generazione in generazione.
Nelle specie dove la trasmissione avviene attraverso il sesso, se ciò non avviene… fine della specie.
Tra i mammiferi solo circa il 5% delle specie è fedele e tra i primati (a cui appartiene la specie umana) il 15%.
Al contrario la poligamia, e quindi l’infedeltà, è un istinto innato sia per i maschi che per le femmine.
Siamo quindi “traditori” per natura.
L’evoluzione è un po’ come la finanza: “diversifica” il rischio investendo su più linee genetiche.

L’uomo è un caso un po’ particolare.
In termini di dispendio energetico c’è chi teorizza che nel genere umano migliaia di anni di evoluzione hanno plasmato una strategia riproduttiva per la salvaguardia della specie differente tra maschio e femmina.
Nel maschio l’atto riproduttivo è a basso costo perché gli spermatozoi sono a buon mercato, costano molto poco, ne ha in quantità industriali (vengono prodotti con una frequenza approssimativa di 500 milioni al giorno con un picco tra i 18 e i 23 anni e diminuendo ovviamente nella vecchiaia) e questo lo incoraggia ad accoppiarsi con più partner femminili possibili e quindi a tradire di più.

Per la donna invece la situazione è molto diversa.
In primo luogo il “tesoro” che le viene fornito dalla Natura già alla nascita sotto forma di qualche milione di ovociti non maturi, viene in parte perduto per cui alla pubertà ne restano “solo” dai 300.000 ai 500.000 e mediamente a circa 45 anni solo qualche migliaio, contro i miliardi di spermatozoi prodotti dai testicoli nel corso della vita di un maschio.

Poi per lei l’atto sessuale ha un costo molto più alto di una semplice eiaculazione in termini di energie investite perché può concretizzarsi in una gravidanza.

Ecco perché la donna si è evoluta sviluppando una strategia che non consiste nell’accoppiarsi il più possibile, ma nell’assicurarsi un maschio con i migliori geni e che le garantisca una presenza costante e partecipe nell’accudimento della prole (da ciò il mito del macho e del miliardario).

Questo da un punto di vista biologico.

Altra cosa invece è rispondere alla domanda in una prospettiva etica, morale.

Ma qui entrano in gioco e sono prevalenti, categorie sociali, culturali e religiose su cui non mi addentro perché ognuno, sulla base di quelle categorie dà una sua risposta.

Numero2996.

 

da  QUORA

 

Scrive Oliviero Zanardi, corrispondente di QUORA

 

È normale desiderare di fare sesso con altre donne, anche se si sta veramente bene con la propria?

 

Sì, è normale. Il desiderio è biologicamente normale.

È normale, in particolare per i maschi, meno per le femmine (e spiegherò questo “meno”) perché, piaccia o no, l’evoluzione ci ha fatti così.

Il fine di ogni specie è sopravvivere, ma per sopravvivere bisogna che ci sia la trasmissione dei geni di generazione in generazione.

Nelle specie dove la trasmissione avviene attraverso il sesso, se ciò non avviene… fine della specie.

Tra i mammiferi solo circa il 5% delle specie è fedele e tra i primati il 15%.

Al contrario la poligamia, e quindi l’infedeltà, è un istinto innato sia per i maschi che per le femmine.

Siamo quindi “traditori” per natura.

L’evoluzione è un po’ come la finanza: “diversifica” il rischio investendo su più linee genetiche.

L’uomo è un caso un po’ particolare.

In termini di dispendio energetico c’è chi teorizza che nel genere umano migliaia di anni di evoluzione hanno plasmato una strategia riproduttiva per la salvaguardia della specie differente tra maschio e femmina.

Nel maschio l’atto riproduttivo è a basso costo (emissione di sperma che a partire dalla pubertà si forma continuamente) e questo lo incoraggia ad accoppiarsi con più partner femminili possibili e quindi a tradire di più.

Per la donna invece la situazione è molto diversa. In primo luogo il “tesoro” che le viene fornito dalla Natura già alla nascita sotto forma di qualche milione di ovociti non maturi, viene in parte perduto per cui alla pubertà ne restano “solo” dai 300.000 ai 500.000 e mediamente a circa 45 anni solo qualche migliaio, contro i miliardi di spermatozoi prodotti dai testicoli nel corso della vita di un maschio.

Poi per lei l’atto sessuale ha un costo molto più alto di una semplice eiaculazione in termini di energie investite perché può concretizzarsi in una gravidanza.

Ecco perché la donna si è evoluta sviluppando una strategia che non consiste nell’accoppiarsi il più possibile, ma nell’assicurarsi un maschio con i migliori geni e che le garantisca una presenza costante e partecipe nell’accudimento della prole (da ciò il mito del macho e del miliardario).

Questo da un punto di vista biologico.

Altra cosa invece è rispondere alla domanda in una prospettiva etica, morale.

Ma qui entrano in gioco e sono prevalenti, categorie sociali, culturali e religiose su cui non mi addentro perché ognuno, sulla base di quelle categorie dà una sua risposta.

Numero2085.

 

A M O R E

 

L’amore è il bisogno di rendere felice la/il propria/o partner.

Assistere, sostenere, proteggere, rispettare l’altra/o, procurare, favorire il suo benessere e piacere sono atteggiamenti dello spirito che possono configurarsi come espressioni d’amore.

Se non senti questo impulso, probabilmente non si tratta di amore ma di qualcos’altro.

Se non fai felice lei/lui, non sei felice nemmeno tu.

E così scopri che amare un’altra persona è amare te stessa/o: la sua felicità è la tua.

È la forma di amore più raffinata, completa, universale che possa esistere.

Numero2947.

 

S E S S O    E    A M O R E

 

Dice Venditti (e non solo lui) che “non c’è sesso senza amore”, ma lui, quando cantava questo, era innamorato.
Molti, specialmente gli uomini, vogliono fare sesso anche senza essere innamorati. Si tratta di una pulsione naturale che considera il sesso un atto ricreativo e di personale gratificazione, come può essere anche l’autoerotismo del resto, che può essere desiderato a prescindere dall'”alibi” del rapporto d’amore con il/la partner.

Una donna è molto più coinvolta emotivamente ed affettivamente e vorrebbe che il rapporto sessuale fosse l’espressione più alta del desiderio reciproco che è la risultante di tante componenti.
Per il maschio queste componenti sono prevalentemente di ordine fisico: ed esempio la bellezza corporea, “il sex appeal”, la complicità e la partecipazione erotica di un certo livello e via dicendo. Tutte cose riscontrabili e reperibili anche genericamente, senza bisogno di concentrarsi e monopolizzarsi su una sola e unica donna.

Per la femmina, invece, conta molto di più il bisogno di essere amata e desiderata per quella che è, intendendo per questo di godere di una certa esclusività ed anche di un “ascendente” particolare che lei detiene come arma di seduzione personale che, ovviamente, si attribuisce per sana autostima.
Essere concupita sessualmente dal maschio, legittimo od occasionale, le conferisce una straordinaria conferma della propria caratura umana ed erotica.

 

Ma ribaltiamo l’ipotesi: esiste l’amore senza il sesso?
È ancora e sempre amore quello che i due componenti di una coppia provano reciprocamente, senza avere rapporti sessuali?

Possono essere tanti i motivi per cui, in una coppia, non si pratica più il sesso.
Può succedere che uno dei due diventi portatore di una patologia ostativa, o di una carenza o di una condizione fisica debilitante, oppure riporti qualche trauma, anche psicologico, che pregiudichi in modo continuativo la sua praticabilità dal punto di vista della sessualità.
Oppure, molto più banalmente, è scemata del tutto l’attrazione fisica ed emotiva preesistente.
Però, possono persistere immutati i rapporti, psicologicamente appaganti, della stima personale, del rispetto reciproco, dell’affetto, vero e profondo, che, magari da tanti anni, ha unito i componenti della coppia.

Il sesso può anche passare in secondo, terzo o quarto piano ma estrometterlo del tutto vuol dire rinunciare all’unico vero momento intimo e gratificante di una coppia. Il momento in cui ci si guarda dentro. Un momento in cui il tempo si ferma, si fermano i pensieri e si lascia il mondo fuori. E non è solo sesso… È anche il prima: come ci si arriva. È il dopo: come ci si sente…
Due componenti fondamentali! È abbandonarsi. Desiderarsi. Concedersi in modo esclusivo.

Per rispondere al quesito di partenza, direi che non si tratta più di Amore con la A maiuscola, quello della gioventù, quello della pienezza dei sensi, quello degli exploit, quello che De André chiama “l’amore che strappa i capelli”.

L’amore senza sesso è, però, una specie di “amore in tono minore”, senza esaltazioni, non conclamato, non gridato od esibito, ma vissuto a basso profilo, molto intimizzato, molto complice e, a suo modo, egualmente profondo.
Anzi, è fatto di tante piccole cose ed attenzioni, anche di tante parole che rispecchiano lo stato d’animo, di due che, consapevolmente e onestamente, hanno scelto di continuare la loro relazione su un altro binario che, ben lungi dall’essere un binario morto, li può portare molto lontano, con condizioni di viaggio molto più confortevoli e confacenti alla loro età presente e futura.
Io lo considero un “coronamento” dell’amore della prima fase.

Insomma, l’Amore con la A maiuscola non è un assoluto, non è per sempre. È una chimera transeunte.
Decade e si trasforma, adattandosi alla legge del tempo, e diventa un Affetto con la A maiuscola.
E questo è la versione più nobile e umanamente gestibile del rapporto di coppia, che si consolida e rimane valido, nella misura in cui era valido l’amore originale, quello dei tempi migliori.

Numero2922.

 

C O L L O Q U I O    S U R R E A L E

 

 

“Il posto c’è. E  tu?”

“Sì, ci sono anch’io”.

 

“Io e te ci siamo ancora?”

“Forse non ci siamo ancora stati?”

 

 

“Tu mi pensi qualche volta

in quel modo che sai?”

 

“Sempre, ma tu, nella realtà,

sei meglio dei miei pensieri”.

 

 

“Non voglio farti sentire

una persona che non sei”.

 

“Io sono quella persona,

solo che non lo sapevo”.

Numero2885.

 

N A R C I S I S M O

 

Anna De Simone    Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia.

 

L’abuso narcisistico è una forma di violenza psicologica perpetrata da una persona con tratti narcisistici o con disturbo  narcisistico di personalità che aderisce a un modello di comportamento in cui cerca di ottenere potere, controllo e gratificazione a spese dell’altro. Chi ha spiccati tratti di personalità narcisistica o addirittura un disturbo della personalità, tende a sfruttare le loro emozioni e bisogni degli altri per alimentare il proprio senso di grandiosità e autoimportanza.

Le persone con tratti narcisistici o un disturbo di personalità narcisistica tendono ad avere un eccessivo bisogno di ammirazione, si fingono attenti e comprensivi ma in realtà, mancano del tutto di empatia verso gli altri! Presentano una visione distorta di sé in quanto si percepiscono come superiori, più competenti, capaci e, in definitiva, speciali. Nelle relazioni interpersonali, con lo scopo di ottenere conferme della propria grandiosità e auto-gratificarsi, finiscono per manipolare e danneggiare gli altri, cercando di sottometterli emotivamente fino ad annullarli. Nella relazione con un partner manipolatore, la vittima inizia a perdere terreno fino a cedere la cosa più importante che ha: la sua identità.

Dall’euforia allo sconforto

Le tattiche comuni utilizzate nell’abuso narcisistico includono la manipolazione emotiva, la critica costante, il sabotaggio, l’isolamento sociale, l’umiliazione pubblica, la colpevolizzazione, la proiezione delle proprie debolezze sugli altri e l’uso di ricompense e punizioni per controllare il comportamento degli altri. Nella relazioni di coppia, le ricompense e le punizioni, possono essere elargite in forma di: attenzioni, cene romantiche, carinerie… intervallate da silenzi, offese, critiche aggressive, esplosioni di rabbia. In pratica la relazione si trasforma in un ottovolante emotivo fatto a tratti da euforia e amore oppure, all’opposto, angoscia, rifiuto e devastazione.

Le vittime di abuso narcisistico spesso sperimentano un deterioramento della loro autostima, problemi di fiducia, confusione, senso di colpa e depressione. Possono sentirsi intrappolate in una relazione tossica e trovarsi in una costante lotta per soddisfare le esigenze insaziabili del narcisista.

È importante sottolineare che l’abuso narcisistico non è limitato alle relazioni romantiche, ma può verificarsi anche in famiglia, nelle amicizie, nell’ambiente di lavoro o in altri contesti sociali. Riconoscere i segni dell’abuso narcisistico è fondamentale per porre fine a tali dinamiche distruttive e cercare supporto e protezione. Ecco perché di seguito, ti proporremo alcune frasi con attente riflessioni utili per contestualizzarle. Infatti, è importante notare che queste frasi, da sole, non sono necessariamente indicative di manipolazione affettiva. È il contesto complessivo della relazione e dei comportamenti che determina se si tratta di una situazione d’abuso o meno. Se ritieni di essere coinvolto/a in una relazione manipolatoria, è fondamentale cercare il supporto di amici, familiari o professionisti qualificati.

Frasi tipiche di chi ha subito un abuso narcisistico

 

«Sento che la mia vita mi sta sfuggendo di mano»

Questa frase può emergere come un pensiero fulmineo, legato alla lucidità del momento! Sì perché chi è intrappolato in una relazione manipolatoria è spesso poco lucido: tende ad allontanarsi dalle sue emozioni e a sentirsi confuso su ciò che prova e che desidera. L’affermazione rimanda a un senso di impotenza, la vittima sente di non avere più controllo sulla sua vita, si sente sopraffatta dalle dinamiche relazionali tanto da perdere di vista se stessa.

A questo punto, se la persona prova a rallentare i ritmi della relazione e a concentrasi su se stessa, ecco che la morsa del narcisista inizia a stringersi! Il manipolatore affettivo, infatti, può far sentire la vittima in colpa o minacciata, qualora decidesse di prendersi cura di sé stessa dedicando attenzioni ad attività che non lo coinvolgono. Le continue minacce di abbandono e le punizioni (spesso subdole) creano dipendenza emotiva e, così, la vittima rinuncia alle proprie esigenze per soddisfare quelle del manipolatore. Sente letteralmente che la sua vita le sta sfuggendo di mano perché di fatto è in balia di qualcun altro!

 

«Mi sento in trappola»

Come premesso, la manipolazione affettiva può creare una dipendenza psicologica dalla relazione. Il manipolatore può minacciare la vittima con reazioni di rabbia, silenzi punitivi, abbandoni e allontanamenti. Cosicché, il partner può sentirsi senza via di fuga e impotente nel porre fine alla manipolazione.

«Ciò che provo e che penso non conta nulla per lui/lei»

Il manipolatore affettivo attua una costante opera di invalidazione. Con ogni sua condotta tenta costantemente di sminuire l’altro, sia nelle sue opinioni, che nei suoi pensieri ed emozioni. I desideri, i sentimenti… e tutto ciò che riguarda la vittima, non conta o meglio, il manipolatore narcisista pone tutto su un livello di inferiorità, minando la sua fiducia che la vittima nutre in se stessa. Ciò contribuisce a creare dipendenza emotiva, alla lunga, la vittima si sente insicura e non riesce a difendere i propri bisogni.

 

«Non va mai bene nulla di ciò che faccio», «non è mai abbastanza!»

Chi subisce l’abuso narcisistico viene continuamente svilito. Il manipolatore affettivo, infatti, utilizza costantemente il giudizio e le critiche per minare l’autostima dell’altro e controllare così i suoi comportamenti. Chi stringe una relazione con un partner narcisista, si sente costantemente sotto esame e incapace di soddisfare le aspettative irrealistiche del manipolatore: tutto ciò che fa, non è mai abbastanza.

«Non potrò mai trovare un altro come lui/lei» oppure «nessuno mi amerà mai»

Queste affermazioni rimandano certamente al tema della manipolazione ma, ancora una volta, riportano il focus sulla dipendenza affettiva. Il manipolatore, come premesso, fa leva sui bisogni di chi ha di fronte proprio per controllarlo ed esercitare il suo potere. Così, con i suoi atteggiamenti, attua un’incessante opera di convincimento: sostenendo di essere meraviglioso, speciale e unico, finisce per convincere il partner malcapitato che nessun altro potrà mai amarlo come lui/lei. Nel farlo, ancora una volta, crea dipendenza emotiva e paura dell’abbandono. Le vittima del manipolatore, infatti, sono quelle che più hanno bisogno di rassicurazioni, sono quelle che più hanno paura di essere abbandonate a se stesse.

 

«Mi sento come se stessi camminando sui gusci d’uovo»

Esperienza molto comune per chi è vittima di un abuso narcisistico, è quella di essere in una situazione difficile e delicata, in cui qualsiasi azione rischia di provocare una presunta offesa all’altro. Al primo sgarro, il manipolatore infatti può scattare su tutte le furie, può affermare di sentirsi offeso nel suo altissimo valore o non apprezzato. Per questo motivo, la vittima di manipolazione affettiva vive in costante ansia e ipervigilanza, cercando di evitare qualsiasi comportamento o parola che potrebbe scatenare la rabbia o le critiche dell’altro. Ciò crea un ambiente di paura e controllo costante. A lungo andare, inconsapevolmente, il partner del narcisista manipolatore si ritroverà ad aderire e conformarsi ai desideri narcisistici per evitare conflitti o punizioni.

«È tutta colpa mia»

Tra le tecniche manipolatorie utilizzate dal narcisista vi è la colpevolizzazione del partner (e non solo!). Il narcisista non fa altro che scaricare le proprie frustrazioni (e responsabilità) sui malcapitati di turno. Per ogni problema o difficoltà che sorgono nella relazione, il colpevole è sempre il partner. Per ogni impedimento che trova sul lavoro, il colpevole è sempre il collega…  Nella coppia, il partner del narcisista finirà per sentirsi responsabile di tutto e auto-incolparsi anche per situazioni che sono al di fuori del suo controllo.

Non pensi di dover meritare il meglio dalla vita?

È fondamentale comprendere a pieno fin dove si spinge la condotta manipolatoria che stai subendo perché, generalmente, gli effetti coercitivi si fanno sentire anche fuori dalla relazione di coppia. L’errore che commettono molte persone è quello di sottovalutare completamente le proprie risorse emotive. Anzi, nelle relazioni d’amore, molti di noi ignorano la possibilità di sfruttare su se stessi la propria capacità di cura, di attenzione e di auto-accudimento. Siamo bravissimi a prenderci cura dell’altro a farlo sentire amato ma poi, quando si tratta di noi, diventiamo pessimi. Ecco, allora, da dove partire: dal diventare più consapevoli di ciò che possiamo fare per noi stessi.

Durante la nostra crescita, ci insegnano come non deludere l’altro, ci insegnano a rispettare le regole e persino a non dar fastidio. Nessuno si prende la briga di insegnarci a “maneggiarci con cura” e “trattarci con amore”.

Numero2884.

 

da QUORA

 

Perché noi donne facciamo così fatica a venire?

 

Scrive un corrispondente di QUORA, Walter Cianferra:

 

Ti rispondo come uomo di 63 anni. Noi uomini siamo abbastanza simili e la nostra sessualità è più semplice. Invece ogni donna è unica (e meravigliosa). Quindi, è anche unica la sua sessualità e dobbiamo scoprirla, a volte anche indovinarla.

Non è un compito facile. Quello che va bene per Tizia va male per Caia; quello che piace a Caia, dispiace a Tizia. Non sempre ci riusciamo.

E voi insoddisfatte ma ZITTE.

PARLATE con noi, chiedete, esigete. COMUNICATEVI senza vergogna. A volte per capirvi dobbiamo essere quasi chiaroveggenti, indovini, medium …. adoperare una sfera di cristallo e neanche così ….

Aiutateci ad aiutarvi.

Numero2863.

 

Chi vuole svalutarti usa queste frasi

Anna De Simone      Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia.

 

Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologa.

 

Sei brava/o a distinguere chi ti vuole genuinamente bene da chi, invece, ti usa per alimentare il suo insaziabile ego? In teoria, discernere il bene dal male non dovrebbe essere così difficili ma in pratica lo è, e anche tanto. Falliamo in questa impresa tutte le volte che riponiamo la nostra fiducia nella persona sbagliata, tutte le volte che sistematicamente ci deludono, tradiscono e che, in qualche modo, ci fanno sentire usati, sviliti e ignorati. Ignorati nei nostri bisogni di stima, validazione e affetto. Già, perché chi ti sta accanto per rinforzare il suo ego, ignora completamente cosa vuoi tu: è dannatamente concentrato su se stesso.

A tutti può capitare di riporre fiducia e speranze nella persona sbagliata, tuttavia, una volta notato il gap relazionale, chi sa discernere il bene per sé dal male per sé, sa come correre ai ripari e impara dall’esperienza. Al contrario, chi non riesce a fare agilmente questa distinzione, si ritrova spesso in relazioni del tutto sbilanciate e fa fatica a uscirne. A volte, distinguere ciò che è davvero bene per sé non è facile, perché nella nostra storia personale, nessuno ce l’ha mai mostrato davvero, in più, chi tenta di sminuirci, spesso lo fa in modo subdolo ed è molto bravo a camuffare i suoi reali scopi. Allora vediamo quali sono le caratteristiche tipiche di chi, per stare bene con se stesso, ha bisogno di farti sentire sbagliato e quali sono le frasi che potrebbero fungere da campanellino d’allarme.

Le caratteristiche di chi ha un «ego insaziabile»

Chi ha un ego insaziabile, dà un’immagine di sé irrealistica e, in parallelo, usa il riconoscimento esterno per compensare i propri vuoti e gli inaccettabili fallimenti personali. Tutti noi cerchiamo accettazione e consenso all’esterno, e fin qui è tutto bene: siamo animali sociali, abbiamo bisogno di sperimentare senso di appartenenza e gratificazione interpersonale e questi bisogni possono essere soddisfatti instaurando rapporti paritetici fatti di stima reciproca. Il problema insorge quando il riconoscimento esterno viene ricercato con la svalutazione, il controllo e il dominio sull’altro.

Queste persone, infatti, stanno bene con se stesse solo quando possono sentirsi migliori degli altri, le ho definite con un «ego insaziabile» perché è talmente grande la precarietà affettiva che si portano dentro, da essere impossibile da colmare, almeno non dall’esterno, almeno senza una profonda presa di consapevolezza. In realtà, queste sono così barricate nel loro stesso ego, da perdere ogni lucidità: esistono solo loro, ciò che pensano e ciò che vogliono. Gli altri non sono altro che strumenti e guai a farli sentire incompresi: uno dei tanti modi che hanno per piegare l’identità altrui e il non accettare che si possano avere valori diversi dai propri. Nelle relazioni che stringono, se l’altro ha idee diverse, semplicemente non ha valore, non viene accettato. L’accettazione, infatti, può passare solo per l’accondiscendenza più totale.

Quel grande ego smisurato e insaziabile, finisce per dissipare le energie altrui, per esercitare controllo, umiliare, disprezzare e distruggere tutto ciò che ha a tiro, fino a sminuire anche la più nobile e benevola delle intenzioni. Si nutre delle attenzioni degli altri ma non lo fa sempre in modo palese: l’ego insaziabile, infatti, è ben nascosto sotto una scintillante armatura costruita ad hoc. In più, l’ego insaziabile può indossare diverse armature, tante quanto sono le occasioni: più che una persona, ti ritrovi davanti un prestigiatore che fa giochi di magia distorcendo fatti ed emozioni. L’armatura più usata è quella del cavaliere senza macchia e senza paura, che si prodiga per gli altri. Un’armatura mantenuta scintillante per raccogliere consensi.

Esistono, poi, molte variabili, spesso l’armatura scintillante proietta un’immagine sempre affaccendata: tempo e risorse, all’apparenza, sono investiti in una «più alta causa»: il lavoro, la famiglia, il volontariato… Attenzione! È bellissimo dedicare del tempo ai propri affetti, avere ambizioni lavorative o fare volontariato, ma queste persone, enfatizzano il sacrificio. In fondo, se si sacrifica e se si sta impegnando così tanto per gli altri e non per sé, come potrebbe essere accusato di egocentrismo?

Frasi tipiche di chi vuole sminuirti

Queste persone, nelle relazioni, possono essere estremamente caustiche, corrodono anche la personalità più forte e tenace. La difficoltà sta nel fatto che all’apparenza non sono «persone tossiche» (estremamente lamentose, che parlano male di tutti…), sono piuttosto degli affabulatori, dei racconta storie che condiscono la realtà a loro piacimento, che possono dartela vinta al momento ma che poi hanno sempre in serbo per te una frecciatina, un rimprovero, un’osservazione scomoda da fare. Per queste persone c’è sempre un però, c’è sempre un ma, «Sì, tutto è bello ma…»; c’è sempre un modo più o meno velato per farti pesare tutto, ciò che hai fatto e ciò che non hai fatto. Come premesso, riescono a sentirsi soddisfatte, solo facendoti sentire in difetto.

Le critiche nascoste di chi dice di volerti bene

Chi ha un ego vuoto può sfruttare falsi complimenti per screditarti . I falsi complimenti finiscono spesso con un punto interrogativo, un punto di domanda che però non solleva un dubbio concreto, piuttosto sottolinea un’ipotetica fragilità.

  • Bellissimo questo appartamento, sicuro di potertelo permettere?
  • Ti sta bene questo cappotto, ma non è un po’ troppo stravagante per te?
  • Sei meravigliosa con quel vestito ma mi chiedo, non avresti dovuto prenderlo di una taglia più grande?
  • Ora hai ottenuto questo nuovo lavoro, ma ne vale la pena?

Altre frasi possono svalutare qualcosa che fai, sfruttando una generalizzazione o riportando casi reali o fittizi. Per esempio, ti sei laureato e, dopo repentine congratulazioni, ecco che arriva: «anche Tizio ha la tua stessa laurea, ora lavora nella paninoteca in fondo alla strada, speriamo che a te vada meglio». Oppure, hai vinto un concorso «beh, ormai tutti possono farlo, non è più come una volta…» o ancora «beato te, a me queste fortune non capitano mai», per sottintendere che non hai alcuna abilità, che sei solo stato baciato dalla fortuna mentre lei/lui, le cose, deve sudarsele. Sì, perché l’armatura scintillante che mostrano è quella di una persona che non ha mai avuto alcuno sconto dalla vita, come se tutti gli altri, invece, avessero trovato realizzazioni pronte all’uso in confezioni regalo! E, come se non bastasse, le realizzazioni degli altri sono sempre banali e scontate ma non le sue, le sue sono sempre imprese epiche!

Altri esempi di svalutazioni vertono sull’invalidazione di un’esperienza o un traguardo. Per esempio: «ho fatto un corso d’inglese, mi è piaciuto tantissimo». La replica: «Sì, sono contentissima per te, ma l’hai fatto con un madrelingua? Dovresti trascorrere qualche mese all’estero come ho fatto io, è l’unico modo vero per imparare la lingua». Lo scopo è quello di spegnere l’entusiasmo e la validità dell’impresa dell’altro.

«Carina quella borsa, ormai si vedono tanti falsi in giro». Una velata frecciatina sull’autenticità dell’accessorio che indossi. Queste persone hanno sempre da mettere becco su come gestisci il tuo tempo, il tuo denaro, le scelte che fai… lo fanno sentendosi legittimati. Si prendono anche più confidenze del dovuto e non si inalberano se tu provi a mettere distanze: sono bravissimi a fare gli offesi e si vendono egregiamente come vittime.

In tutte le frasi c’è una costante: una netta incongruenza. Quando un complimento non è esattamente un complimento e quando una domanda in realtà nasconde un’allusione scomoda, l’interlocutore è disorientato e, nella più calda ingenuità, si tende a ignorare il messaggio sgradito che però, avrà sortito il suo effetto: avrà istillato dubbi, avrà creato una crepa, avrà fatto sentire l’altro migliore.

Un breve aneddoto per comprendere meglio fin dove si spingono alcune persone per non affrontare i propri limiti

Condivido con voi un’esperienza personale: un episodio vero e molto emblematico. Sono nella sala d’attesa di un centro medico. Un uomo non sa come azionare la macchinetta automatica che eroga bibite. La moglie mi chiede di aiutarlo. L’uomo è restio ma dopo qualche minuto e diversi tentativi falliti, accetta suo malgrado il mio aiuto: la moglie aveva sollecitato il mio intervento in quanto aveva un forte calo di pressione.

Mi avvicino alla macchinetta, inserisco una moneta, immetto il codice e la bibita esce puntuale: porgo la bibita alla moglie. Sto per andare via quando l’uomo esordisce: «Senta, qui ci sono 50 centesimi di resto, ma non è capace neanche a prendersi il resto?». Un uomo decisamente corrosivo, troppo preso da se stesso e dalle sue paure per ammettere una banale difficoltà. Pur di non accettare un limite (in questo caso, una palese difficoltà con la tecnologia), quell’uomo stava causando disagio a sua moglie e ha sentito il bisogno di sminuire il mio gesto.

Alcune persone sono così rigide che, per loro, ammettere un limite, significa ammettere di non valere. Vivono una precarietà interiore tale da dover riversare tutto il loro malessere nel mondo che li circonda. Una condizione molto triste che solo raramente riesce a trovare un aiuto adeguato: come premesso, queste persone mancano completamente di capacità introspettiva. Non potendo leggersi dentro, spostano tutto all’esterno.

A volte, le critiche sono spudorate, altre volte sono nascoste ma in tutti i casi, non raccontano nulla su chi le riceve, raccontano piuttosto il mondo emotivo di chi le muove. Chi sta in pace con se stesso non sente il bisogno di sminuire il tuo nuovo lavoro, non sente il bisogno di dire «acquistare un’auto super-accessoriata è una cazzata, fai lievitare il prezzo per nulla, è da fessi», dopo che ha saputo del tuo ultimo acquisto full optional.

Ma se non è un’auto, è lo smartphone, il vestito, le scarpe, il tuo aspetto, i tuoi capelli… queste persone trovano sempre il modo di disprezzarti, e lo fanno! Lavorare sui propri confini, sul proprio valore personale e senso di auto-efficacia, è l’antidoto migliore per qualsiasi critica, anche alla più distruttiva e subdola di tutte!

Per affermare il tuo valore

Dobbiamo stabilire dei limiti. Non bisogna tollerare critiche e disprezzo celato. Il disprezzo costante è un abuso psicologico che può danneggiare chi ha già delle fragilità di fondo. Non possiamo normalizzare il disprezzo. Permettere agli altri di sminuirci significa precipitare in un abisso in cui perdiamo di vista il nostro valore. Allora cosa fare? Per cambiare radicalmente la tua vita, inizia a formarti e a capire come funzionano davvero le cose.

Esiste una realtà ben concreta in cui tu sei al centro della tua vita. In cui tutti i tuoi bisogni hanno un senso, vanno ascoltati e appagati! Una realtà in cui puoi affermare te stesso, accoglierti e amarti. In tal modo, attrarrai a te solo persone che sono capaci di darti la considerazione che meriti. Che, come nel mio esempio, hanno cura del legame che instaureranno con te. Non si tratta di un’utopia. Tutto questo è possibile e puoi averlo in tutti i rapporti.

 

Numero2854.

 

U N    C O M A N D A M E N T O    S B A G L I A T O

 

Nono Comandamento: Non desiderare la donna d’altri.

Decimo Comandamento: Non desiderare la roba d’altri.

 

La donna, allora, alla stessa stregua della roba, è proprietà dell’uomo?

 

Il Dio della Bibbia, creato da civiltà moralmente e civilmente patriarcali, ne riflette e rappresenta le mentalità ed i precetti che in essa sono codificati. È un Dio patriarcale quello che ha ispirato e dettato i Dieci Comandamenti.

È a questo Dio e a questi principi che si riferiscono i moniti comportamentali della Chiesa Cattolica: vengono insegnati nel Catechismo.

E la storia di Giulia Cecchettin e di Filippo Turetta ne è la tragica deriva.

Si badi bene. La povera ragazza era uscita dal rapporto di appartenenza col giovane Filippo, non per tradirlo con un altro, ma solo per appartenere a se stessa, per autoaffermarsi, nei propri studi e nella realizzazione di sé, per la propria autostima.  Stava per laurearsi prima del compagno: questa è stata la trasgressione. E il femminicidio non è avvenuto per amore, malinteso o tossico che fosse, ma soltanto per invidia di genere che Filippo Turetta non ha saputo accettare e sopportare.

Numero2852.

 

Segnali che stai sprecando la tua vita con la persona sbagliata

Ana Maria Sepe   Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. 

 

Capita a tutti: abbiamo passato dei bei momenti con il partner, abbiamo condiviso tante cose, ma non sempre tutto va come dovrebbe e siamo al punto in cui il rapporto fa stare male. Quando una relazione è sbilanciata (in termini di amore, dedizione, attenzione, impegno, rispetto), bisogna decidere se rimanere fedeli a un amore sbilanciato (quindi non corrisposto) o restare fedeli a se stessi. Questa è la scelta che siamo chiamati a compiere, questa è la nostra responsabilità.

Ognuno di noi ha caratteristiche differenti nel modo di relazionarsi agli altri

Risalire ai fattori che possono avere determinato queste differenze resta un’operazione estremamente complessa. Queste caratteristiche che ogni persona ha avuto in eredità, sono sempre la risultante di come siamo stati cresciuti dai nostri genitori o da persone che per prime si sono presi cura di noi. Tutto questo avviene quando ancora le strutture mentali non possiedono una forma definita e ogni aspetto della personalità è in piena fase di costruzione.

Amiamo come siamo stati amati

Già nei primi momenti di vita, il bambino può acquisire esperienze negative non sempre semplici da digerire. Per ipotesi, diamo all’inconscio una dimensione e immaginiamocelo come un apparato digerente. Ogni giorno della vita, l’inconscio è alimentato da esperienze belle e brutte che riesce più o meno a digerire e modellarsi di conseguenza. Un inconscio ben nutrito sarà sano e in forma, privo di ogni conseguenza.

Per rendere meglio il concetto: se ci capita di ingoiare un pezzo di vetro, questo non potrà essere scisso in alcun principio attivo, resterà lì e non riuscirà a dissolversi in nessun modo. Col passare degli anni, quel pezzo di vetro resterà integro nel nostro inconscio, mantenendo la forma originaria, ovvero come un oggetto estraneo. Bene, quell’oggetto estraneo è il nostro trauma. Non processato e non elaborato. Nei casi migliori, quel corpo estraneo diventa causa di disarmonie mentre nei casi peggiori, causa conseguenze più tangibili che prendono la forma di una ferita interiore che in un certo senso resterà sempre aperta.

Qual è il “motivo interiore” che ci porta a sacrificare le nostre esigenze e a mettere al primo posto quelle del partner?

È come se la caratteristica di fare di più di quanto facciano loro risponda a un bisogno personale inconsapevole. Un esempio può essere la necessità di porsi sempre in una posizione di “credito”, e mai in una posizione di “debito”.

Per molte persone è difficile pensare di dover qualcosa all’altro. Al contrario, ci si sente molto più sereni nell’essere dalla parte di chi dà, invece che ricevere. Ragionare sulle motivazioni profonde che ispirano questo tipo di rapporto con l’altro significa ripercorrere la propria storia personale; riflettere sulle emozioni, i bisogni, le paure che si associano a questo tipo di relazione. Si tratta di un lavoro difficile da spiegare a parole perché unico e diverso per ogni persona, così come uniche e diverse sono le esperienze di vita che hanno costruito un certo tipo di atteggiamento nei confronti del mondo.

Quando si è adulti, cosa succede?

Si diventa insicuri, inadeguati, non meritevoli d’amore. Una condizione costante, anche se disfunzionale; quasi come se fosse una sorta di seconda pelle cucita addosso che  ci porta ad adottare comportamenti più disparati pur di soddisfare ogni bisogno del partner e scongiurare così il rischio dell’abbandono e dell’ennesima sofferenza. Si asseconderà l’altro/a, sacrificandosi per lui/lei e preoccupandosi in tutto e per tutto del suo benessere, così da colmare le carenze affettive, emotive nonostante l’assenza, la svalutazione e la mancanza di riconoscimento da parte dell’altro.

Come spreca la vita chi vive una relazione sbilanciata

Amare una persona richiede reciprocità, preoccupazione e compromesso. Certo, è inevitabile dipendere dalla persona che si ama, soprattutto quando fa parte della nostra vita in modo così intimo e speciale. E’ legittimo preoccuparsi di tutto quello che fa, che esprime e che pensa.

Tuttavia, è necessario essere in armonia con le nostre emozioni se teniamo alla nostra salute emotiva. Dare tutto all’altro fino al punto di rimanere vuoti, ci trasforma in una specie di piccolo satellite che ruota attorno a un pianeta senza mai cambiare orbita. In pratica entriamo nell’orbita della dipendenza affettiva.

Se ne diventiamo consapevoli possiamo invertire la rotta per intraprendere una nuova strada…. quella che porta all’autoconsapevolezza, alla volontà di emergere e sentirsi apprezzati e meritevoli di rispetto e attenzioni.  Se ti trovi in una relazione sbilanciata voglio spiegarti come stai sprecando qualcosa di prezioso: la tua vita

1. Stai anteponendo i desideri del tuo partner ai tuoi

È molto comune intraprendere una relazione malsana senza nemmeno rendersene conto, una relazione in cui si mettono i desideri e i capricci dell’altra persona al primo posto, anche al di sopra dei propri. Il problema è che lo stai facendo di tua spontanea volontà e con amore, perché pensi sia giusto doverlo fare. In realtà, stai solo elemosinando amore da una persona che non ti corrisponde

Sappi che arriverà un giorno in cui ti sentirai davvero frustrata/o perché ti renderai conto che non sei mai stata apprezzata/o, che non ti è mai stato riconosciuto nulla. Aprirai gli occhi e vedrai quella realtà che cerchi di nascondere a tutti i costi: di essere stata/o una marionetta nelle mani di chi ha voluto fare leva sulle tue fragilità.

2. Stai pensando che puoi essere felice solo se hai una persona al tuo fianco

Il tuo partner non ha le chiavi della tua felicità. Non puoi anteporre i suoi bisogni e i suoi interessi alla tua famiglia, al tuo lavoro, ai tuoi interessi.. È giusto? Assolutamente no. È così che si rischia di cadere nella dipendenza emotiva, di dimenticarsi di sé stessi…..e per cosa? Per concentrarti sull’altra persona. Arriverà un giorno in cui tutto questo più che renderti felice ti distruggerà emotivamente.

3. Farai fatica a dire no

Dire no significa negare. E negare è qualcosa di inconcepibile quando si è innamorati. Come si può negare qualcosa alla persona che si ama? Come scegliere diversamente da quello che dice il proprio partner? Si ha paura a contrariare, disturbare o inquietare la persona amata, e per questo molta gente mette da parte l’assertività necessaria, ossia il difendere ed esprimere quello che si sente, che si crede o di cui si ha bisogno.

4. Se il tuo partner non ti ama, ti senti una nullità

Può sembrare esagerato, ma chi è invischiato in una relazione sbilanciata vive l’amore in modo eccessivo. Se non ricevono dimostrazioni d’affetto quotidianamente, se non si sentono amate o, ancor di più, se non hanno un partner, si vedono come le persone più sfortunate al mondo. Persone che non concepiscono il fatto di vivere senza un compagno o una compagna, per esempio. Queste persone hanno bisogno di essere amate per sentirsi bene con sé stesse e per valorizzarsi. Se non si sentono confermate da una persona al proprio lato, soffrono di una grande infelicità.

5. Inizierai a tenere tutto sotto controllo

La dipendenza emotiva è un’ossessione, e le ossessioni richiedono controllo, alimentano la sfiducia e la gelosia. Di sicuro ti è capitato qualche volta di voler controllare l’altro! E allora ecco che lo/la “insegui” virtualmente con telefonate, messaggi, mail, chat e via dicendo perché proprio non puoi farne a meno. Stai manifestando una mania del controllo ingiustificata, un atteggiamento che non porta nulla di buono in una relazione.

Non abituarti alle briciole!

Non adattarti a un amore non corrisposto, con l’idea che non possa esserci dell’altro, perché tu puoi avere molto di più. Ma dipende soprattutto da te, dalle tue scelte, dalle tue azioni, e da quanto credi di meritare. Se ancora stai leggendo questo articolo, forse hai davvero voglia di rinegoziare le tue scelte di vita.

Come puoi evitare di cadere nelle relazioni sbilanciate?

Mi piace pensare che ognuno di noi ha due immense dosi d’amore da donare. La prima dose è destinata a sé, ci spetta per diritto, è nostra. La seconda dose può essere donata agli altri.

Non ti chiederò di smettere di amare chi non ti ama, sarebbe folle. Ma posso invitarti a donare a te stesso quell’amore che finora ti sei negato. Posso invitarti a investire più energie in te stesso, nella splendida persona che sei. Potrei dirti di iniziare un nuovo hobby o riscoprire passioni dimenticate, potrei dirti di chiamare un vecchio amico, passare del tempo nella natura…

Queste sono tutte attività costruttive, ma solo tu sai cosa ti piace e cosa può farti stare bene: ogni giorno, scegli di fare qualcosa per te stesso, che sia un piccolo gesto o un’attività che richiede ore, non importa, ciò che conta è iniziare a dedicarti quelle attenzioni che un tempo ti sono state negate, quei riconoscimenti che meriti da una vita; ciò che conta è che inizi a destinarti quella prima dose d’amore. La meriti.

Pianteresti mai un seme dove non cresce nulla?

Probabilmente no. Sceglieresti un terreno che possa accogliere e nutrire quel seme. E allora perché non fai lo stesso per la tua mente, il tuo corpo, le tue relazioni e i tuoi sogni? Nel mio secondo libro «d’Amore ci si ammala, d’Amore si Guarisce» (editore Rizzoli) ti spiego come prenderti cura di te e disinnescare le dinamiche relazionali più scomode, sia in coppia che in famiglia.  È un viaggio introspettivo che ti consentirà di trasformare le tue ferite e la tua attitudine difensiva in un’inattaccabile amor proprio. Già, perché l’armatura che più di tutte può difenderti (dalle umiliazioni, dai torti, dalle delusioni e dalla rabbia…) è proprio l’amor di sé. Perché come ho scritto nell’introduzione al mio libro: “Non è mai l’amore di un altro che ti guarisce ma l’amore che decidi di dare a te stesso”.

Numero2851.

 

Le persone che attrai sono il riflesso delle ferite che ti porti dentro

Anna De Simone    Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia.

 

Se sei una calamita per casi umani, non temere! Il titolo vuole indicare semplicemente che i partner che attiri possono raccontarti molto sul tuo vissuto interiore perché questi, in qualche modo, riflettono parti di te e della tua vita emotiva. Per capire quali parti di te riflettono i tuoi ex o l’attuale partner, basterà solo imparare ad analizzare il significato delle tue storie d’amore e nel testo che segue proverò a spiegarti come.

Se non ti piacciono i cenni teorici psicoanalitici, salta subito al paragrafo «quando è il dolore a guidarti nella scelta del partner» perché, come vedremo, è la sofferenza appresa a guidarti nella scelta del partner sbagliato. La stessa sofferenza che innesca la tendenza a stringere sempre relazioni disfunzionali e sbilanciate, dove tu sei quella/o che ci rimette di più. Perché se è vero che quando una coppia si lascia non esistono né’ vincitori né vinti, è altrettanto vero che spesso nelle coppie disfunzionali c’è una persona che dà di più, troppo.

La scelta del partner: ecco perché siamo dei pessimi decisori

Nell’ideale, l’essere umano dovrebbe muoversi e fare scelte volte al profondo e duraturo appagamento. Eppure, quando si tratta di scelte, talvolta dimostriamo di essere pessimi decisori; la scelta del partner sbagliato ne è una testimonianza. Secondo la teoria freudiana, l’uomo si muove alla ricerca di gratificazioni immediate, alla costante ricerca del piacere. Questa teoria non spiegava però le nevrosi, la coazione a ripetere e l’esistenza di alcuni schemi disfunzionali ripetitivi. A risolvere il quesito è stata una successiva teoria psicoanalitica, quella delle relazioni oggettuali (W. Fairbairn). Stando a questa visione, le azioni umane non sono motivate dalla gratificazione ma dalla ricerca di un legame. E’ stringere un legame significativo ciò che ci preme.

Poco dopo, biologi dell’evoluzionismo hanno riferito che gli essere umani sono geneticamente programmati per stringere legami di attaccamento. Quando veniamo al mondo, infatti, siamo del tutto indifesi e abbiamo bisogno di stringere un legame affinché qualcuno ci garantisca sostentamento. Tra le strategie evolutive che ci garantiscono le cure c’è il sorriso e il pianto. Sorridiamo letteralmente per ammaliare l’adulto che dovrà curarsi di noi, e facciamo di tutto per preservare quel legame: tutto questo è nel nostro codice genetico. E’ una forma di adattamento che nei millenni si è evoluta per garantirci la sopravvivenza.

I bambini sono geneticamente programmati per creare legami con i genitori con qualsiasi forma di contatto gli forniscano e quelle forme di contatto diventano modelli relazionali che durano per tutta la vita. Ecco perché, in qualche modo, gli uomini o le donne che attiri, sono il riflesso di ciò che sei e che sei stata/o in passato. Di seguito userò il genere femminile, ma questo varrà anche al maschile!

Attirare il partner appagante

Se da bambina ti è stata garantita gratificazione e sicurezza come forma di contatto, ricercherai la gratificazione non come fine a sé stessa ma come forma appresa di relazione con l’altro. Il partner che attirerai ricercherà le tue stesse cose: interdipendenza, reciprocità, stima, comunicazione, supporto e intimità.

Purtroppo spesso i genitori procurano molte esperienze dolorose. Dal distacco forzato al primo giorno di asilo, senza la minima preparazione per il bambino ancora spaventato dal mondo, ai ricatti emotivi e agli obblighi morali. Gli adulti dovrebbero rendere il mondo a misura di bambino, tuttavia la mentalità genitoriale vede il bambino come subordinato al genitore, quasi come una proprietà.

Quando è il dolore a guidarti nella scelta del partner

W. Fairbairn, medico e psicoanalista, studiò a fondo le dinamiche che accompagnavano i bambini maltrattati. In particolare, lo psicoanalista rimase colpito dall’intensità del legame e dalla fedeltà che quei bambini mostravano verso i genitori maltrattanti. Più tardi, quegli stessi bambini finivano per ricercare la sofferenza come forma di relazione con gli altri. Il dolore era diventato la forma di contatto privilegiata. I bambini, e più tardi gli adulti, cercano nell’altro la stessa forma di contatto che hanno sperimentato all’inizio del loro sviluppo.

In altre parole, costruiamo i nostri modelli relazionali e la nostra vita emotiva intorno al tipo di interazioni che abbiamo avuto con chi si è preso cura di noi all’inizio della nostra vita. Cosa ti raccontano i tuoi ex partner della tua vita emotiva? L’attrazione è scattata quando l’altro ha fatto risuonare in te quel modello che nella prima infanzia ti è stato proposto come esempio fondamentale d’amore. Se reputi di aver vissuto un’infanzia tranquilla, sappi che anche i bambini osservati da W. Fairbairn non erano consapevoli dei torti subiti, ma questi torti risuonavano ancora in loro fino a condizionarne le (cattive) scelte affettive.

Secondo W. Fairbairn, il bambino, per proteggere il legame con il genitore, non sarebbe sempre in grado di riconoscere nel genitore una figura abusante; seguendo il modello d’amore interiorizzato, da adulto, quel bambino potrebbe passare dalle braccia di un partner abusante all’altro. Questo spiega perché alcune persone finiscono sempre con il partner sbagliato, perché il partner sbagliato riflette la vita emotiva inconscia di chi lo ha attirato.

Cosa ci raccontano i tuoi ex-partner della tua vita emotiva?

Dopo tanta teoria, è il momento di passare alla pratica, tirare le somme e fare una sana auto-analisi. Ripensa alle tue storie d’amore, riesci a individuare dei modelli ricorrenti? Se all’apparenza le storie e le personalità dei tuoi ex partner sembrano tutte diverse, soffermati su come ti hanno fatta sentire. Noti una certa ricorrenza dei vissuti emotivi? Questi vissuti emotivi hanno molto a che fare con il tuo funzionamento psichico. Ti faccio alcuni esempi.

Una bambina che ha dovuto sempre combattere (o competere con un fratello/sorella) per le attenzioni genitoriali, finirà per essere attratta (e attrarre a tua volta) persone incoerenti e discontinue. Non solo, questa bambina avrà interiorizzato «l’amore dai grandi gesti». Sarà portata a fare pazzie, impegnarsi al 110%, realizzare sorprese, cene romantiche, regali studiati (…) e tutto questo per convalidare la sua identità e affermare un forte: «io ci sono e voglio essere amata». Purtroppo il modello d’amore interiorizzato durante l’infanzia parla più di un bisogno insoddisfatto che di amore vero, un amore subordinato ad affanni e grandi imprese.

Anche l’essere sempre attratti da persone che non ci filano per nulla racconta qualcosa del genere. Il partner irraggiungibile diventa il riflesso dell’amore negato. Sul partner che non ti corrisponde tu proietti desideri, ideali e valori che in realtà non esistono. Quell’oggetto dei desideri diviene un concentrato di aspettative e speranze creato apposta per far risuonare in te un nuovo rifiuto. La tua attenzione si focalizza su chi non ti desidera perché stai riproponendo il tuo modello d’amore interiorizzato. L’ironia della sorte? Quando quella persona diviene raggiungibile e si avvicina, il tuo interesse svanisce!

Ancora, chi è cresciuto con un genitore scostante e costantemente rifiutante, potrebbe strutturare la sua vita emotiva sull’incompiuto: iniziare attività per non finirle, cimentarsi in imprese impossibili, inseguire sogni irrealizzabili, standard irraggiungibili e partner impegnati. La bambina cresciuta con un genitore altalenante, che alternava periodi di presenza con periodi di assenza e rifiuto, potrebbe finire con l’attrarre partner abusanti e ambivalenti, che ti idealizzano per poi svalutarti e hanno bisogno di sminuirti per sentirsi meglio.

Come spezzare il circolo vizioso?

Capire entro quali termini il partner che attiri è il riflesso di ciò che hai dentro, ti aiuterà a uscirne. In che modo? Ti mostrerà le tue vulnerabilità e ti farà capire su quali aspetti della tua vita emotiva hai bisogno di lavorare.

Solo guarendo il modello ancestrale interiorizzato potrai finalmente scegliere di amare chi ti piace e non chi fa risuonare in te l’amore disfunzionale appreso. L’introspezione e la profonda conoscenza di te ti mostreranno la via. In questo contesto potrebbe essere utile iniziare un «diario dell’introspezione» che ti avvicinerà a nuove esperienze emotive correttive garantite da un partner disponibile e accudente. Attenzione! Anche tu dovrai essere pronta a questa nuova stabilità, se non lo sarai, finirai per annoiarti subito del partner.

Se è vero che la tua vita emotiva è costruita sulla base di esperienze passate, è anche vero che se fai nuove esperienze emotive puoi correggere quei modelli appresi. Anche le amicizie che stringi possono raccontare molto sulla tua vita interiore e potrebbero fungere da fattore di mantenimento di una vita interiore fatta di bisogni insoddisfatti, oppure metterti sul cammino dell’appagamento a lungo termine.

I sani confini

Che sia un genitore, un partner o un amico, ti farà sentire accettato con la condizionale. Fin quando aderisci al modello del subordinato in cui la relazione è completamente sbilanciata e i carichi gravano tutti sulle tue spalle (sei accondiscendente, lasci che invalidi le tue emozioni, non esci dal ruolo che ti ha assegnato…), allora le cose filano lisce. Ma quando provi ad affermare te stesso o una tua necessità, emergono le minacce. La minaccia dell’abbandono, della rabbia, dell’isolamento, dell’esclusione… Non sempre le minacce sono affettive, qualcuno può utilizzare ricatti economici e sfruttare una posizione di potere in ambito lavorativo. Ecco perché non è sempre facile venirne fuori. Ma un modo sano e sicuro per gestire i confini con queste persone c’è. Un modo per affermare te stesso esiste. Pensaci bene, non sarebbe perfetto avere accanto persone capaci di convalidare le tue emozioni? Di condividere con te la stessa realtà senza tentare di distorcerla?

Esiste una realtà ben concreta in cui tu sei al centro della tua vita. In cui tutti i tuoi bisogni hanno un senso, vanno ascoltati e appagati! Una realtà in cui puoi affermare te stesso, accoglierti e amarti. In tal modo, attrarrai a te solo persone che sono capaci di darti la considerazione che meriti. Che, come nel mio esempio, hanno cura del legame che instaureranno con te. Non si tratta di un’utopia. Tutto questo è possibile e puoi averlo in tutti i rapporti.

Il rispetto di sé è la base

Si parla pochissimo di rispetto di sé. Eppure si tratta di una componente essenziale per la salute (fisica e mentale) e per il mantenimento di relazioni sane. Se ti riconosci in questi punti, vuol dire che stai trascorrendo la tua vita remandoti contro. È mai possibile andare “contro se stessi”? Purtroppo sì, questo capita quando non ti hanno insegnato a riconoscere il tuo valore. Come spiego nei miei incontri e come ho dettagliato nei miei due libri (entrambi bestseller), siamo la sintesi dei nostri vissuti e, il modo in cui ci comportiamo con noi stessi, riflette in qualche misura il modo in cui gli altri ci hanno trattato durante l’infanzia.

È lì, a quell’età che impariamo come scendere a patti con noi stessi, se rispettarci e stimarci oppure se metterci da parte e calpestare i nostri diritti emotivi e finanche negare i nostri bisogni!

Numero2840.

 

P E R S O N E    I N S T A B I L I

 

Autore: Ana De Simone, psicologo esperto in psicobiologia.

 

 

L’equilibrio emotivo è un elemento fondamentale per il benessere individuale e la qualità della vita. Eppure, nessuno di noi ha un umore costantemente stabile: è del tutto normale e naturale che vi siano delle oscillazioni capaci di fare emergere tonalità diverse del nostro stato d’animo e che possono essere causate da eventi specifici, fattori biologici ed anche ormonali. La cosa importante è che tali oscillazioni non abbiano una durata, una intensità e una frequenza tali da compromettere il nostro funzionamento e la nostra quotidianità.

Puoi entrare in punta di piedi, usare tutta la tua empatia ma nella relazione con una persona instabile, finirai per sentirti come quel famoso elefante nella stanza dei cristalli: decisamente poco delicato! Per le persone instabili, la delicatezza è tutto e non è mai abbastanza, ecco perché nella loro vita è meglio muoversi in punta di piedi. Fare poco rumore, esprimersi con chiarezza e usare un linguaggio tenue, senza termini ridondanti. Vediamo insieme quali sono gli atteggiamenti tipici delle persone emotivamente instabili e come relazionarsi con tutto quel subbuglio psicoaffettivo.

Siamo ciò che siamo per una moltitudini di ragioni rintracciabili nei nostri vissuti

Ciò che cerco spesso di spiegare a tutti quelli che mi conoscono (compresi i miei lettori) è che se oggi siamo come siano, se facciamo determinate scelte e abbiamo tratti di personalità caratteristici, un motivo c’è. Il nostro carattere non viene fuori dal nulla ma è la sintesi di tutti i nostri vissuti e, in quanto tale, racconta la nostra storia personale. Ciò che significa? Che se ti senti sbagliato, è solo perché hai vissuto esperienze sbagliate, che ti hanno indotto a sentirti così. Quella sensazione non parla di te ma di qualcosa che hai vissuto nel tuo passato. Analogamente, gli atteggiamenti che vedremo tra poco sono il riflesso di determinati vissuti. Ci raccontano la storia di persone che non hanno mai avuto modo di apprendere stabilità, sicurezza, calma, un senso del sé integro e coeso. Non posso chiederti di comprendere queste persone, ne’ di farti carico di loro. Non è tuo dovere salvarle. Se ne incroci una sulla tua strada, semplicemente, non giudicarla. Non tenerla nella tua vita per biasimarla e amplificare le sue sofferenze… Se non sai come rapportarti, semplicemente, lasciala andare. Vediamo insieme quali sono i comportamenti tipici delle persone instabili.

Inciampano nel bias tutto/nulla

N.d.R. :

Cosa vuol dire il termine bias?
I bias sono delle forme particolari di euristiche (metodologia di ricerca di fatti o verità), usate per generare opinioni o esprimere dei giudizi, su cose di cui non si è mai avuto esperienza diretta. Per questo, i bias consentono di parlare e giudicare comportamenti spesso sulla base di cose apprese per sentito dire.
Che differenza c’è tra euristiche e bias?
In sintesi, se le euristiche sono scorciatoie comode e rapide estrapolate dalla realtà che portano a veloci conclusioni, i Bias cognitivi sono euristiche inefficaci, pregiudizi astratti che non si generano su dati di realtà, ma si acquisiscono a priori senza critica o giudizio.

L’instabilità emotiva fa anche questo: induce a vivere le cose in modo assolutistico. Però, nel vivere tutto intensamente, si perdono le sfumature che si trovano nel mezzo perdendosi tutta la bellezza e le opportunità della vita.

Questo atteggiamento tutto nulla si manifesta molto anche nella coppia. Se l’altro dice un «no» e fissa un confine, chi è instabile lo vive come una prova della mancanza di amore! Invece di integrare quel piccolo “no” in un panorama molto più ampio, lo generalizza pensando che si tratta della prova schiacciante del disinteresse altrui. Per questo motivo, chi è instabile, finisce per fraintendere intenzioni, azioni e parole! Diventa davvero difficile comunicare con loro anche quando si hanno le miglior intenzioni.

Prendono tutto sul personale

Qualsiasi cosa parla di loro! Così, una leggera conversazione può trasformarsi in un campo minato. L’interlocutore è messo in difficoltà tanto che inizia a dover pensare molto alle parole da scegliere. Vedono doppi significati anche quando non ce ne sono e tendono a interpretare tutto in senso negativo. Ritengono che nessuno sia capace di capirle e additano gli altri di essere insensibili quando, in realtà, hanno solo una sensibilità differente dalla loro. Per legittimare se stesse, sentono il bisogno di delegittimare l’altro.

Sono irrequiete

Proprio non sanno essere inattive. Se sono ferme con il corpo, la loro mente non lo è affatto! Vaga, rimugina, fa giri enormi, voli pindarici, macina e rimacina lo stesso argomento. Vivono con una tensione di sottofondo associata al bisogno di attivarsi, muoversi o di fare qualcosa. Queste persone hanno bisogno di imparare a praticare la calma, attività come lo yoga o sport come il bowling e il golf (che richiedono un’ottima dose di pazienza) possono essere molto utili. La calma, infatti, è qualcosa che va praticato e alimentato, è un po’ come un muscolo da esercitare.

Nelle relazioni, questo stato di irrequietezza si trasforma in estenuanti richieste e nella volontà di sperimentare con il partner nuovi orizzonti. Quando l’irrequietezza è associata a paura dell’abbandono, paura del rifiuto e altre insicurezze affettive, allora nella relazione insorgono veri e propri momenti drammatici. Queste persone, infatti, tendono a fare dei costanti tira e molla. Mettono alla prova l’altro, la sua pazienza e purtroppo anche la sua fiducia.

Si annoiano subito

Nel percorso individuale, l’irrequietezza si trasforma spesso in noia. Le persone instabili, infatti, hanno bisogno sempre di nuovi stimoli. La facilità alla noia le porta a sperimentare sempre nuove attività, in casi estremi, anche rischiose.

Si distraggono facilmente

Qualsiasi stimolo può diventare distraente. Queste persone, spesso, manifestano un problema legato al mantenimento dell’attenzione, della concentrazione e della costanza nel portare a termine dei compiti. La distraibilità si riflette in molti aspetti: perde oggetti, dimentica le chiavi di casa, di pagare le bollette, mentre le si parla, sembra assente e… ha imparato ad agire con il pilota automatico. Per ovviare alla distraibilità, queste persone hanno imparato a portare a termine anche lavori complessi “in assenza mentale”, cioè usando una sorta di pilota automatico.

Esercizi di attenzione focalizzata potrebbero essere molto utili per recuperare questo aspetto carente. È sempre opportuno rivolgersi a un professionista della salute mentale, intanto, per iniziare in autonomia, potrebbe essere utile impegnarsi in esercizi di ascolto attivo, può essere utile iniziare con le persone affettivamente più vicine.

Si autosabotano

Sentono di voler chiudere il cerchio, di voler portare a termine o trovare una fonte stabile di appagamento… tuttavia non sanno come fare perché i loro schemi disfunzionali li inducono ad autosabotarsi. Questo succede nella vita professionale così come in quella affettiva.

Sono rigide

Quando hanno un’idea sulla realtà o su come dovrebbero andare le cose, quest’idea è rigida e vivono con ostilità tutto ciò che può deviare da quell’idea! Questo è un bel problema perché gli imprevisti della vita possono trasformarsi in splendide opportunità e non tutti gli imprevisti sono dannosi. Le persone instabili per rassicurarsi, hanno bisogno di controllare la realtà, aspettativa del tutto irrealistica. In questa aspettativa, costruiscono idee su come dovrebbero essere i rapporti, su come dovrebbe andare una giornata… e così, le giornate finiscono per “andare storte” molto facilmente.

La rigidità si ripercuote fortemente sulle relazioni interpersonali. Queste persone, infatti, vogliono decidere loro e, al fine di portare avanti la loro idea, finiscono per prevaricare sull’altro. Non riescono ad accettare compromessi (anche se morbidi), ne’ cambiano idea ne’ tollerano chi ha un’idea diversa dalla propria. La loro rigidità è tale da rendere qualsiasi relazione difficile e spinosa. Costringono l’altro a fare mille passi indietro quando in realtà dovrebbero imparare a mettersi in discussione e accettare le variazioni sul tema. È in quelle variazioni che risiede la loro possibilità di crescita!

Moltissimi dei nostri comportamenti quotidiani sono frutto di automatismi rinforzati da stimoli positivi o negativi, sono il frutto di apprendimenti inconsapevoli. Nella nostra vita, impariamo continuamente cose nuove o andiamo a confermare nozioni che rinforzano vecchi schemi di comportamento, se non diamo spazio alle diversità, se rigidamente pretendiamo che la realtà rispetti le nostre idee, non ci diamo la possibilità di imparare ciò che per noi è ancora inedito.

Si conoscono poco

Le persone instabili non hanno un chiaro senso di chi sono e dove sono dirette. Si limitano a reagire agli stimoli esterni senza però avere la minima idea di quali stimoli interni la muovono! Presumono di conoscersi ma in realtà non hanno mai esplorato la moltitudine di complessità che si portano dentro. Non conoscono l’origine dei loro comportamenti e sono del tutto inconsapevoli circa i loro vissuti interiori. Questa inconsapevolezza fa emergere un mucchio di meccanismi di difesa.

Riprendere il controllo della propria vita

E’ chiaro, chi è emotivamente instabile conosce poco se stesso e, seppur è dura da ammettere, nonostante la sua apparente attitudine al controllo, non ha la minima padronanza della sua vita perché è in balia degli eventi e delle emozioni. Dover lavorare sulla propria emotività potrebbe sembrare un lavoro estenuante: districare una matassa di vissuti, significati nascosti, emotività e ferite, non è affatto semplice… ma non deve spaventare. Tutti dovrebbero avere la volontà di conoscersi davvero e di aprire gli occhi su quella che è la propria vita!

Chi rinuncia all’idea di essere responsabile di se stesso, rinuncia anche alla possibilità di una vita appagante. Ecco, allora ognuno di noi dovrebbe prendere in carico se stesso, prendersi in carico la responsabilità del proprio benessere! Questa assunzione di responsabilità finirà per fare una cernita nella propria vita, una selezione naturale dei legami, trattenendo solo persone genuine.

 

Numero2785.

 

da QUORA

 

Cosa vuole un uomo da una donna oltre il sesso?

 

Vorrei far notare ciò che il sesso IMPLICA per un uomo, che egli spesso non sa di se stesso e che le donne anche spesso non sanno.

Un uomo vuole essere amato e accettato così com’è.

Con i suoi bisogni, le sue carenze e i suoi difetti.

E il sesso è, per l’uomo medio (ci sono certamente delle eccezioni), il veicolo più forte per sperimentare l’amore, l’accettazione e l’essere accettato.

Ci sono altri veicoli, ma sono più complicati.

Chi lo accetta quando lui vuole semplicemente ciò che vuole e come lo vuole, gli dà amore nella sua percezione.

La donna che gli dice e dimostra: “Mi piace il tuo modo di fare, sono felice con te”, lo rende felice.

In realtà non ha bisogno di molto più di questo , ma proprio questo è abbastanza e difficile da trovare.

La seconda cosa che vuole un uomo forse è la lealtà verso di lui.

Per questo, lui è disposto a dare molto, cioè quasi tutto ciò di cui lei ha bisogno.

In cambio, mette anche i suoi bisogni in attesa.

Ma questo include che anche lei, in questa materia, metta da parte i suoi bisogni a volte, e facendo sesso solo quando lui lo vuole e come lo vuole.

Poi farà altre cose quando lei vorrà e come vorrà, anche se al momento potrebbe non pensare che siano così fantastiche.

In realtà lei vuole molte più cose di lui.

Anche se sembrano poche, però “coprono” quasi tutto per lui.

So che tutto questo può non sembrare fantastico a prima vista. Nemmeno io penso sempre che sia fantastico.

Ma è così.

Queste cose non sono la mia “opinione”. È così che funziona nella mia esperienza.

Ma io non sono un uomo.

Sentitevi liberi di correggermi.