I L T E M P O N E L L A V I T A
Non viviamo
per il futuro.
Noi viviamo
perché ci resti
un passato.
Friederich Nietzsche.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
I L T E M P O N E L L A V I T A
Non viviamo
per il futuro.
Noi viviamo
perché ci resti
un passato.
Friederich Nietzsche.
da QUORA
Scrive Todd Bessinger, corrispondente di QUORA.
Quali sono alcune verità che i medici non ti dicono?
Il mio più onesto professore di medicina ci disse questo: dei disturbi che la gente presenta, il 95% migliorerà da solo.
L’1% probabilmente ucciderà il paziente, non importa cosa faccia il medico.
Rimane circa il 4% di tutti i pazienti, per i quali si può intervenire in modo significativo e salvare la vita.
Il suggerimento era che dovremmo sempre essere alla ricerca di quel quattro per cento.
Questo mi ha aperto gli occhi, ma dopo anni di pratica medica e di riflessione, mi rendo conto che c’è una grande porzione di quel 95% la cui vita può essere migliorata con un’assistenza medica efficace e compassionevole.
Anche se miglioreranno comunque, si può comunque alleviare la sofferenza.
La teoria del 95% spiega anche perché i trattamenti pseudoscientifici funzionano, specialmente se il paziente crede che funzionino.
La combinazione dell’effetto placebo e del fatto che il paziente sarebbe guarito comunque è una medicina potente.
Scrive Richard Reese, corrispondente di QUORA
Ci sono vari aspetti della salute e della medicina che i medici potrebbero non menzionare esplicitamente ai pazienti, sia per mancanza di tempo che per complessità delle informazioni. Ecco alcuni esempi:
Se ci sono specifici ambiti della tua salute o trattamento che ti preoccupano, chiedere apertamente al tuo medico può aiutarti a ottenere una comprensione più completa delle tue opzioni e dei potenziali rischi.
Scrive Alessandra Turinetto, corrispondente di QUORA
Il principio del consenso informato e la sua rigorosa interpretazione giurisprudenziale scoraggia la reticenza dei sanitari nel corso del rapporto curativo. Secondo la giurisprudenza della Cassazione e della Corte Costituzionale, il paziente non ha solo il diritto alla salute (inteso come diritto alla sua integrità psico-fisica), ma ha anche il (diverso e distinto) diritto di autodeterminazione (inteso come diritto di disporre di sé stesso sul piano fisico e psichico). Ne discende che il paziente, dovendo essere parte attiva nel rapporto con il curante, ha diritto ad informazioni chiare ed esaustive e, correlativamente, il medico ha l’obbligo di verità.
Non esiste una legge specifica che obbliga il medico in tal senso, l’obbligo è solo contrattuale e deontologico, e la sua violazione espone il sanitario all’obbligo di risarcimento, oltre che a sanzioni disciplinari. Quindi, ad esempio, se la prognosi è nefasta e il medico, per compassione, decide di informare solo i parenti, potrebbe configurarsi un inadempimento contrattuale (illecito civile), perché, nel momento in cui ci si affida ad un medico, si instaura un rapporto contrattuale vero e proprio (detto da contatto sociale qualificato). Se l’omissione informativa ha delle conseguenze (perché, ad esempio, si scopre che la patologia, sia pur grave, era in realtà curabile, ma il silenzio del medico ha accelerato la morte), è esperibile un’azione civile per il risarcimento dei danni.
Il codice di deontologia medica (che è il corpus delle regole etiche e morali cui deve attenersi il medico e la cui violazione lo espone a sanzioni disciplinari) impone un dovere di informazione chiara e completa circa lo stato di salute del paziente, diagnosi, prognosi, terapia indicata, alternative terapeutiche, possibili rischi e complicanze, prescrizioni comportamentali da osservare. Il medico deve adeguare la comunicazione alle capacità di comprensione del destinatario e garantire un’informazione che consenta al paziente di essere parte attiva del processo decisionale e curativo.
L’incremento dei contenziosi per malpractice sanitaria ha generato il fenomeno della c.d. medicina difensiva, positiva (è, ad es, il caso del medico che prescrive più esami diagnostici del necessario per non incorrere in responsabilità) e negativa (è il caso del medico che, ad es, rifiuta un intervento altamente rischioso).
da QUORA
Scrive Max Gioia, corrispondente di QUORA.
Il Cristianesimo ha fallito la sua missione?
Se con cristianesimo ci si riferisce a quello insegnato da Gesù nel vangelo ti posso dire che non ha fallito.
Se invece ti riferisci a quello insegnato da chi ama solleticare le orecchie, cioè quello insegnato da quasi 2.000 anni, quello di chi ama mettersi in mostra, allora ti devo dare ragione.
Quest’ultimo cristianesimo in realtà, gli apostoli lo preannunciarono che sarebbe arrivato poche generazioni dopo la loro morte.
Lo definirono l’anticristo o anticristianesimo.
Gesù invece lo descrisse con queste parole:
«Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno.» (Matteo 24.4, 5). — per la cronaca, con la parola Cristo, qui Gesù si riferiva a suoi rappresentanti.
«Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.» (Matteo 24.11-14).
«Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. Ecco, io ve l’ho predetto.» (Matteo 24.23-25).
Come vedi dunque tutto era già stato previsto sin dal principio, e molto ancora. Quindi come potrei credere che il vero cristianesimo ha fallito?
Gesù nelle varie parabole lo preannuncia, però forse non ci hai fatto caso.
Ad esempio la parabola del grano e del loglio o zizzania. «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo! E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio””.» (Matteo 13.24-30).
da QUORA
Scrive Gioacchino Iapichino, corrispondente di QUORA
Il Cristianesimo è in via di estinzione?
I fenomeni di erosione riguardano tutte le religioni, che nascono per esigenze contingenti, fioriscono per circostanze favorevoli, ma sono basate sulla più evanescente delle prerogative umane: la fantasia.
Si crede spesso che sia stato il cristianesimo a segnare il tramonto del politeismo greco-romano, ma esisteva una corrente filosofica che ne aveva già minato l’essenza ed era lo stoicismo. Si trattava di una dottrina appannaggio delle classi intellettuali dominanti e per molti versi fu esso ad essere sconfitto dal cristianesimo, che aveva il vantaggio di offrire delle speranze che lo stoicismo non era assolutamente in grado di dare.
Attualmente le religioni secolarizzate stanno subendo l’attacco del neopositivismo e non riescono a risolvere il problema della assoluta mancanza di prove dei loro assunti fideistici. È verosimile che anche tra i mussulmani, così come tra gli ebrei, per parlare delle sole religioni monoteiste, il tasso di atei non confessi sia molto più elevato di quanto si creda.
Se le religioni monoteiste avessero posto l’accento sul messaggio probabilmente avrebbero avuto i mezzi per sopravvivere, ma senza la base di appoggio costituita dai fedeli che hanno bisogno della religione come viatico da una vita di cui altrimenti non si riesce a capire e vedere il senso, e che vengono fidelizzati attraverso la catechesi.
Attualmente è per tale motivo che il cristianesimo in generale si rivolge ai paesi dove maggiore è la miseria materiale ed è più probabile trovare adepti che abbiano bisogno di un messaggio salvifico e di speranza.
Oltretutto la società occidentale è una società decadente e pertanto ha difficoltà, vista la lunga durata della propria evoluzione, a non trovare i messaggi trasmessi dalla chiesa una trita ripetizione.
Probabilmente le fedi monoteiste finiranno a coda di sorcio. Gli adepti sono pronti ad affrontare lo scontro aperto con le fedi concorrenti, ma non hanno nulla contro cui ergersi, perché il loro nemico principale è l’indifferenza.
da QUORA
Scrive Luciano Ricci, corrispondente di QUORA
Il Cristianesimo è in declino?
Il Cristianesimo è in forte crescita anche se molti non se ne rendono conto e alcuni continuano a perseguitare, come nel 1° secolo, i suoi aderenti.
In declino c’è invece il cattolicesimo che ormai ha fatto il suo tempo ed è prossimo al giudizio di Dio a causa dei suoi peccati “che si sono accumulati fin al cielo”. (Rivelazione o Apocalisse 18:4, 5).
In quest’ultimo libro della Bibbia l’insieme delle false religioni, tra le quali le religioni cosiddette “cristiane”, sono tra le più riprovevoli in quanto si servono, e si sono servite indegnamente del nome di Dio e di Cristo, vengono paragonate a una simbolica donna e di costei viene detto: “Sulla sua fronte c’era scritto un nome, un mistero: ‘Babilonia la Grande, madre delle prostitute e delle cose ripugnanti della terra’”.
Nei capitoli 17 e 18 viene descritto il declino e la fine di tutte le religioni false, specie quelle che hanno causato biasimo sul nome di Dio e di Cristo Gesù.
da QUORA
Scrive Andrea Lenzi, corrispondente di QUORA
Quando sparirà il Cristianesimo?
Il cristianesimo non finirà mai, perché è la superstizione meglio organizzata e ricca del pianeta e perché continua ad investire in pubblicità e strategie per ottenere danaro e credenti:
Il crocefisso in classe e la presenza di “insegnanti” di religione a scuola sono pubblicità eccezionali, volte ad influenzare i bambini, i più influenzabili per definizione, di modo da condizionare la società fin dalle fondamenta, poiché i bambini di adesso saranno gli adulti che voteranno leggi “religiose”, come la vecchia legge 40 sulla procreazione assistita, l’ex divieto di cremazione, l’ex divieto di contraccezione, il delitto d’onore, l’istituzione della truffa dell’8×1000, l’esenzione fiscale vaticana et cetera).
Ed impediranno leggi sgradite al Vaticano, come accade oggi con il matrimonio gay, con l’eutanasia, con la ricerca sulle staminali embrionali, e molte altre.
I crocefissi, le statue e suore/preti in ospedale sono altrettanto eccezionali nello sfruttare il dolore e la paura, sia dei malati, sia dei loro cari.
La creazione di scuole/università cattoliche è un altro strumento di condizionamento della società, ed il Vaticano ha trovato il modo di farsele finanziare dallo stato italiano di modo da riuscire anche a guadagnare da queste attività.
La pubblicità “8×1000 alla chiesa cattolica” ha un costo annuo medio di 9 milioni di euro.
Radio Maria, tv 2000, e l’ufficio RAI Vaticano (la sua esistenza è poco nota volutamente) sono il nocciolo della strategia sui media usando i soldi dei fedeli e dello stato (invece di fare carità)
Da sempre i missionari vanno all’estero con lo scopo DICHIARATO di evangelizzare il prossimo, cioè sottrarre credenti e soldi alle superstizioni già presenti sul territorio nel quale si infiltrano: ecco spiegati gli scontri e le guerre di religione, nei quali i morti cristiani sono chiamati martiri, mentre erano semplici invasori, che in passato hanno inflitto morte e sofferenza a mezzo pianeta, quando le maniere “cattive” erano permesse in nome della divinità cattolica.
Nei tempi moderni le “cattiverie” non sono più tollerate e quindi “Madre” Teresa in India costringeva alla conversione al cristianesimo sia chi volesse essere curato, sia i familiari che volevano vedere il malato, mentre le suore negli anni ’20 in Cina offrivano danaro ai poverissimi contadini affinché gli affidassero “l’educazione” delle loro figlie.
Da sempre, ogni cattedrale ed opera d’arte cristiana è pura pubblicità volta a diffondere la mitologia cristiana ed a mostrarne la potenza; l’intento appare chiaro anche ai più ingenui se si considera che i soldi avrebbero dovuto essere spesi in carità ed invece hanno avuto questa destinazione;
Tale stratagemma funziona, visto che ancora oggi attraggono turismo, e soldi.
Inoltre, lo stato già si sobbarcava l’onere della manutenzione delle chiese monumentali ma, grazie al governo Berlusconi, la quota 8×1000 data allo stato è servita invece a restaurare le chiese moderne.
Ogni comune richiede il pagamento degli oneri di urbanizzazione secondaria a chiunque faccia dei lavori edili, per poi destinarli ancora una volta agli edifici di culto cattolico.
Il Vaticano è uno degli stati più ricchi del mondo, con un patrimonio immobiliare immenso (solamente in Italia detiene il 20% degli immobili) e circa il 30% dell’oro mondiale.
Tutto questo continuerà fino a che non si insegnerà ai bambini che si tratta di superstizione e che la superstizione religiosa porta divisioni e problemi alla società civile da 2000 anni.
da QUORA
Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA
Il giorno che cambiò la Chiesa: le vere ragioni delle dimissioni di Papa Benedetto XVI.
Il giorno in cui Papa Benedetto XVI annunciò le sue dimissioni, l’11 febbraio 2013, il mondo intero si fermò. La Chiesa, quella struttura marcia fino al midollo, fondata su millenni di ipocrisia e potere, era improvvisamente scossa dalle fondamenta. Ma parliamoci chiaro: Benedetto XVI non si è dimesso per “stanchezza” o per “motivi di salute”. Queste sono le solite fesserie che la Chiesa propina a quei fedeli beoti che credono ancora nella santità del sistema. Le vere ragioni delle sue dimissioni puzzano di escrementi e marciume a chilometri di distanza.
Ratzinger, al di là della facciata da topo di biblioteca e delle omelie noiose come la morte, non era un idiota. È stato per anni il perfetto guardiano del dogma, un pastore dei lupi travestiti da pecore. Ma proprio quando ha messo le mani sul trono di San Pietro, ha iniziato a scoprire cosa realmente si nasconde dietro le sacre mura vaticane. Non sono solo i preti pedofili il problema, quello lo sanno pure i sassi e la Chiesa li copre con la stessa disinvoltura con cui si soffia il naso. Il problema più profondo è il vero potere, quello che non appare nei documenti ufficiali, quello che si muove dietro le quinte con la delicatezza di una spinta in mezzo alle budella.
Benedetto si è trovato con la melma fino al collo. I soldi, le alleanze segrete, le connessioni con banche sospette, traffici illeciti, giochi di potere che avrebbero fatto impallidire Machiavelli. Si parla di ricatti, scandali sessuali, intrighi finanziari che coinvolgevano cardinali e affaristi corrotti fino al midollo. Un’intera struttura mafiosa ben nascosta dietro gli incensi e le preghiere. Che cosa credi? Che il Vaticano, quella macchina infernale di potere, stia lì a perdere tempo a predicare pace e carità? Svegliati. Sono lì a mantenere il controllo, a gestire patrimoni che farebbero sfigurare i magnati più ricchi del pianeta.
Benedetto XVI aveva capito di essersi infilato in una trappola. Ha provato a fare pulizia, a eliminare qualche scheletro dall’armadio, ma si è reso conto che quello non era un armadio, era un mausoleo. E che fare? Continuare a giocare il ruolo del pastore mansueto mentre ti soffocano alle spalle? O fare l’unica cosa possibile per evitare di finire in qualche scandalo che ti avrebbe distrutto la vita e la reputazione? Le dimissioni sono state la sua fuga, la sua via d’uscita da una gabbia di serpenti pronti a morderti alla gola appena volti le spalle.
Alcuni dicono che ci sia stato anche un ricatto vero e proprio. Non ti sorprenderebbe sapere che certe informazioni, se fatte trapelare, avrebbero portato giù non solo lui, ma un’intera generazione di vescovi e cardinali. Magari qualcuno è venuto a bussare alla sua porta, con una bella valigetta piena di prove inconfutabili su qualche schifezza che il mondo non avrebbe mai dovuto vedere. Immaginati la scena: il Papa, il vicario di Cristo in Terra, con un dossier in mano, sudato e pallido come un morto, che realizza che non c’è più scampo. Benedetto, con tutto il suo amore per la dottrina e la teologia, ha semplicemente scelto di mollare.
L’elezione di Papa Francesco, guarda caso, è arrivata subito dopo. Il buon gesuita, che si è subito posizionato come “l’uomo delle riforme”. Ma davvero c’è qualcuno che crede che la Chiesa possa essere riformata? Questa istituzione è marcia fino all’osso e non c’è niente da salvare. Ogni volta che provano a fare una “pulizia”, semplicemente spostano qualche pedina da un angolo all’altro, ma il fetore rimane.
Le dimissioni di Benedetto XVI non sono state un atto di umiltà o di saggezza. Sono state il gesto disperato di un uomo che ha capito di essere circondato da un branco di lupi affamati, pronti a sbranarsi a vicenda per una briciola di potere. Benedetto è scappato perché aveva capito che, restando, sarebbe affondato con loro. Ha preferito sparire piuttosto che essere ricordato come il Papa che ha visto crollare tutto il sistema sotto i suoi piedi.
Quindi, quando la gente parla di “motivi di salute” o di “anzianità”, puoi tranquillamente ridergli in faccia. La realtà è molto più sporca, cinica e disumana di quanto la gente voglia credere. E il Vaticano? Beh, quello continuerà a esistere, con i suoi giochi di potere, i suoi segreti e la sua dannata ipocrisia. Che Dio li perdoni, perché qui sulla Terra di perdono non ce n’è proprio per nessuno.
da QUORA
Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA
I L V A T I C A N O
Il Vaticano. Quella ridicola fortezza di ipocrisia, arroganza e potere corrotto, nascosta dietro mura che trasudano secoli di peccati.
Mi chiedi cosa si nasconde lì dentro? Te lo dico io, ma non aspettarti favolette per bambini o storielle perbeniste. Questa è una verità che ti strapperà la fede a morsi, se ne hai ancora una.
Prima di tutto, parliamo di quel finto moralismo che ammantano, come una coperta logora su un letto di porcherie.
La Chiesa Cattolica, quell’organizzazione che predica amore, compassione e povertà, è in realtà un covo di serpenti dorati che si avvolgono tra loro, sibilando parole di potere e ricchezza.
Se solo potessi vedere cosa nascondono nei loro archivi segreti, svelati con il sangue e la tortura durante secoli di inquisizioni e crociate, capiresti quanto marcio è l’intero sistema.
Ah, gli archivi segreti del Vaticano. Un nome evocativo, no? Ma sai cosa contengono davvero?
Non solo documenti storici di grande valore, ma prove delle loro collusioni, delle loro nefandezze, e dei loro accordi sottobanco con dittatori e criminali.
Sai quante vite sono state distrutte o sacrificate in nome di Dio, mentre quei porci in tunica si spartivano il bottino? Cose che nemmeno gli storici più accreditati riescono a raccontare senza un brivido di disgusto.
Poi c’è il fatto che si professano umili servitori di Dio, ma guarda le loro sontuose cerimonie, i palazzi dorati, i tesori nascosti nei sotterranei.
Ogni volta che vedo un cardinale con il suo abito rosso e dorato, mi viene voglia di sputargli in faccia.
Come possono conciliare il messaggio di Cristo con la loro ostentata ricchezza?
La risposta è semplice: non lo fanno. Non gliene frega un cazzo.
E non parliamo dei casi di pedofilia, protetti e coperti per decenni.
Quanti bambini innocenti sono stati violati, mentre il Vaticano, con la sua aria di superiorità morale, copriva quei mostri dietro confessionali e altari?
Ti racconto un episodio che ho vissuto personalmente, se hai il fegato di ascoltare.
Un mio caro amico, un ragazzo brillante, è stato distrutto per sempre da uno di quei preti di merda.
La sua vita è stata un inferno, mentre il bastardo che l’ha rovinato continuava a celebrare messa come se nulla fosse.
L’ho visto crescere, quel ragazzo, e l’ho visto crollare sotto il peso di un crimine che non è mai stato punito.
Il prete? Trasferito in un’altra parrocchia, come se si trattasse di spostare un oggetto scomodo.
Per la giustizia divina, dicono. Dio è misericordioso, dicono.
E poi ci sono i segreti veri e propri, quelli che fanno rabbrividire anche il diavolo.
Sai che si dice che sotto il Vaticano ci siano interi tunnel pieni di reliquie rubate e documenti scomodi?
Hanno persino delle ossa che attribuiscono ai santi, ma chissà da quale cimitero maledetto le hanno tirate fuori.
E ti parlo di storie di esorcismi che farebbero impallidire i film horror più disturbanti.
Non quelli orchestrati per spettacolo, ma quelli veri, dove si sono viste cose che nemmeno uno scrittore dell’orrore oserebbe inventare.
La verità è che il Vaticano è un’istituzione costruita su bugie, crimini e manipolazioni.
E se ti scandalizzi, bene. Vuol dire che hai ancora un briciolo di coscienza.
Ma sappi che la verità non ti renderà libero; ti renderà solo più consapevole della merda in cui siamo tutti immersi.
E il bello è che loro continuano a sorridere, a benedire e a contare i loro dannati soldi.
Non si preoccupano di noi, non si preoccupano di Dio.
Si preoccupano solo del potere. E se questo ti fa arrabbiare, allora benvenuto nel club.
da QUORA
COME CAPIRE I MASCHI?
Scrive Nicolò Inglese, corrispondente di QUORA
Si = Si.
No = No.
Non sto bene = Non sto bene.
Color pesca = Rosa.
Color Ketchup = Rosso.
Color Nocciola = Marrone.
Color Pistacchio = Verde.
Dopo = Dopo (non ora, né tra 30 s né tra 1/5 min).
Ci metto 5 min = 5 min di orologio, minuto più minuto meno.
Dammi 20 min = ci impiego 20 min circa a fare quella cosa.
Silenzio = Sto riflettendo/pensando su qualcosa (che non implica affatto te, né terze parti compromettenti per te). Non è mai un silenzio punitivo (bambinoni a parte)
E così via se hai capito il giro.
Altra cosa : siamo logici. Non ragioniamo coi sentimenti ma con la ragione, ergo siamo più razionali che emotivi oltre che pragmatici piuttosto che “stilistici”.
Tutto ciò per il quale una donna si fa tanti pensieri, per un uomo va ridotto all’osso, alla semplicità pura (o comunque è molto ma molto meno complicato di quanto pensiate).
Es: perdete 3 ore per scegliere il vestito adatto per uscire col vostro uomo, ma per lui state bene anche con le altre scelte (anche se non lo dice). Non importa cosa mettete perché apprezza voi di più dei vostri vestiti mettetevelo in testa (lo so che vi crucciate tanto anche per altro, ma per lui contate più voi che come apparite). Quindi vestitevi pure tranquillamente come volete che tanto a lui va bene lo stesso. Il fatto che si scazza quando scegliete i vestiti (sia a casa che quando fate shopping) non è che ce l’ha con voi o non è partecipe, quella è roba vostra, sono affari vostri come vi vestite, a noi non ci interessa più di tanto. Capisco che tra donne c’è competitività, ma non chiedete ad un pover’uomo che non distingue Il colore Pesca dal frutto quale sia meglio tra un blu notte o nero perché vede lo tesso colore (non sto neanche a dire quale dei due).
Poi, anche noi ci facciamo paranoie per la vostra apparente complessità mentale : non possiamo dirvi la verità perché se no ci trafiggete emotivamente (siamo più sensibili, altro che stereotipo) ma la pretendete ugualmente anche se non volete quelle scomode però dobbiamo essere “sinceri” ugualmente. Capisci dov’è l’inghippo ? Si crea un’ambiente confusionale che non segue nessuna logica ma solo l’umore del momento o chissà cosa di quello che passa per la testa di lei, che tiene lì e non esplicitandolo non possiamo sapere cosa ha. Non solo è frustrante, ma ci causa molto stress.
A proposito di emotività : stereotipicamente dovremmo essere “duri” e le emozioni sono poche, se non per fare i dolci con voi. Beh, in quanto esseri umani ce le abbiamo e siamo più vulnerabili perché non ci abbiamo quasi mai a che fare con le emozioni se non con la rabbia e la felicità. Il resto è tutto compresso lì, perché un uomo emotivo è ancora visto come “debole”. Dove voglio arrivare : quello che per voi è una sciocchezza e facilmente gestibile emotivamente parlando, per noi può essere un duro colpo e basta poco per metterci ko. Ci tenete in scacco perché siamo più semplici ma non siamo stupidi, le notiamo certe cose anche se non lo diciamo (anche se non sempre…). E alcune fanno davvero male. Non ci mettiamo a piangere, sopportiamo. Dopo una rottura soffriamo e siamo più paranoici nei postumi. Entrambi pretendiamo che l’altro sesso ragioni come noi, ma siamo due mondi diversi. Serve più comprensione, non imposizione. Più empatia, non guerra.
Quindi se vuoi capire un uomo, ricordati innanzitutto di non imporre mai il tuo modo di vedere le cose e ragionare su di lui, o non vi troverete mai. Sii te stessa, ma rispettando i suoi modi di fare e ragionare, comprendendo i vostri limiti e rispettandovi a vicenda. E viceversa.
Non possiamo controllare i nostri ormoni, se baci sulla guancia un’amica per te è la cosa più nomale al mondo ma per un uomo scatterebbe l’innamoramento (ricordati le nostre problematiche coi sentimenti) e forse anche qualcos’altro. Fai attenzione a ciò che fai e con chi perché alcuni fraintendono di brutto anche piccoli gesti che per te sono innocui. E no, non intendo che ci arrapiamo per un nonnulla (casi umani a parte), solo che non essendo abituati pensiamo già ad altro. Se poi c’è più sangue giù che su, è facile perdere lucidità per gli ormoni in ballo.
Stiamo molto meno attenti ai dettagli rispetto a voi. Non ci fissiamo sui dettagli, finché tutto va bene non ce ne preoccupiamo.
Comunicazione : siamo diretti e senza secondi fini. Niente giri strani o giochetti, quello è, fine. Quindi, se dici di non stare bene quando non è così, non aspettarti che magicamente capiamo che hai qualcosa che non va. Per noi è tutto a posto. Poi non ti incazzare con noi, perché facendo così te la canti e te la suoi da sola (senza offesa ma quando ci vuole ci vuole).
In sintesi per capire un uomo ricordati che :
Ovviamente non tutti e non tutte sono così, ma in linea di massima bene o male questa è la situazione.
Dio, che non esisti,
ti prego.
Dino Buzzati.
COS’È PER TE LA VITA?
Dostoevskij : Questa vita è un inferno.
Socrate : Questa vita è una prova.
Aristotele : La vita è la mente.
Nietzsche : Questa vita è potere.
Freud : Questa vita è la morte.
Marcus : Questa vita è l’dea.
Picasso : La vita è arte.
Schopenhauer : Questa vita è sofferenza.
Bertrand Russell : La vita è competizione.
Steve Jobs : La vita è fede.
Stephen Hopkins : La vita è speranza.
Kafka : La vita, questi sono gli inizi.
da QUORA
10 scomode verità sulla vita.
Scrive Re Artù, corrispondente di QUORA.
1. **L’impermanenza**: Tutto nella vita è soggetto al cambiamento e alla transitorietà, compresi i momenti di gioia e di dolore.
2. **La natura del dolore**: Il dolore è parte integrante dell’esperienza umana e può essere inevitabile in vari momenti della vita.
3. **La morte**: La morte è una parte inevitabile del ciclo della vita e riguarda sia noi stessi che coloro che amiamo.
4. **La solitudine**: Anche se siamo circondati da persone, possiamo ancora sperimentare sentimenti di solitudine e isolamento.
5. **La responsabilità personale**: Siamo responsabili delle nostre azioni, delle nostre scelte e del nostro benessere, e non possiamo sempre incolpare gli altri o le circostanze esterne per le nostre difficoltà.
6. **L’incertezza**: Il futuro è spesso incerto e non possiamo controllare completamente ciò che accadrà nella nostra vita.
7. **L’ingiustizia**: Non sempre le persone ricevono ciò che meritano nella vita e l’ingiustizia può essere diffusa in vari contesti sociali ed economici.
8. **La fallibilità umana**: Siamo tutti imperfetti e soggetti a errori e fallimenti, ma ciò fa parte dell’esperienza umana e può essere una fonte di crescita e apprendimento.
9. **La mancanza di controllo**: Non possiamo controllare completamente le situazioni esterne o gli altri, ma possiamo controllare le nostre reazioni e le nostre prospettive.
10. **La necessità di accettazione**: Accettare la realtà così com’è, con tutte le sue sfide e imperfezioni, è un passo importante verso la pace interiore e la crescita personale.
Queste sono solo alcune possibili verità che potrebbero essere considerate scomode da accettare.
Scrive Sri Sri, corrispondente di QUORA.
1.La vita è piena di alti e bassi. Ci saranno momenti di gioia, felicità e amore, ma ci saranno anche momenti di dolore, sofferenza e perdita. È importante accettare che la vita è un mix di emozioni, sia positive che negative.
2.Nessuno è perfetto. Tutti commettiamo errori. È importante imparare dai propri errori e andare avanti.
3.Il cambiamento è inevitabile. Le cose cambiano sempre, e non possiamo controllarle. È importante essere flessibili e adattarsi al cambiamento.
4.La morte è una parte naturale della vita. Tutti moriremo un giorno. È importante affrontare la morte in modo realistico e prepararsi per essa.
5.Non possiamo controllare gli altri. Possiamo solo controllare noi stessi. È importante concentrarsi su ciò che possiamo controllare e non sprecare energie a cercare di controllare gli altri.
6.La felicità è una scelta. Possiamo scegliere di essere felici, anche nei momenti difficili. È importante coltivare una mentalità positiva e concentrarsi sulle cose buone della vita.
7.L’amore è la cosa più importante della vita. L’amore può darci gioia, conforto e sostegno. È importante coltivare l’amore nelle nostre relazioni con gli altri.
8.Dobbiamo prenderci cura di noi stessi. Dobbiamo mangiare sano, fare esercizio fisico e dormire a sufficienza per prenderci cura del nostro corpo e della nostra mente.
9.Dobbiamo aiutare gli altri. Aiutare gli altri ci rende felici e ci dà un senso di scopo.
10.Dobbiamo vivere ogni momento al massimo. La vita è breve, quindi è importante vivere ogni momento al massimo e apprezzare le cose belle della vita.
***Queste verità possono essere difficili da accettare, ma sono importanti per vivere una vita piena e significativa.
Scrive Tommaso Cardini, corrispondente di QUORA.
da QUORA
Quali sono 7 scomode verità che tutti dovrebbero sapere?
Scrive Constantin Minov, corrispondente di QUORA
Preparati a odiare questa lista, ma arrivato alla fine non potrai più ignorarla.
01. La vita è un mare d’incertezza.
La vita è imprevedibile come un mare in tempesta, e noi siamo dei fragili navigatori. Nonostante gli sforzi per tenere la rotta, onde impreviste possono sempre ribaltarci. È umano, quasi istintivo, aggrapparsi alla ricerca di certezze in questo oceano di probabilità e caos, ma è un’illusione.
La gente ama vedere il mondo in bianco e nero, vero o falso, giusto o sbagliato. Ma la realtà è fatta di sfumature e gradazioni.
Pensa a questo: abbiamo otto miliardi di persone su questo pianeta, ognuna con la sua agenda, i suoi sogni, le sue follie. In questo brodo primordiale di umanità, è praticamente garantito che ogni giorno qualche genio o idiota, truffatore o fanatico, faccia qualcosa che cambi le regole del gioco.
Ogni giorno siamo bombardati da circa 30.000 stimoli, che si sommano a un milione in un mese. Non sorprenderti se di tanto in tanto ti imbatti in qualcosa che sembra un miracolo. È pura statistica!
02. Presto avrai 70 anni.
Sembra lontano, vero? Eppure, arriverà più velocemente di quanto pensi. E la vita allora sarà radicalmente diversa da quella dei tuoi 20 o 30 anni.
Ecco alcune realtà scomode che dovrai affrontare:
E c’è di peggio: al capitalismo non importa nulla della tua felicità o del tuo benessere. Gli interessa solo il progresso e il profitto. La società ti vedrà come un peso, non come una risorsa. Dipenderai dagli altri per la maggior parte delle cose che oggi dai per scontato.
È una realtà difficile da digerire, eppure accettarla è fondamentale. Non per deprimersi, ma per vivere una vita più consapevole e appagante ORA. Il momento di vivere pienamente è questo, non domani!
03.Non esiste un modo giusto per fare le cose.
Non importa quanto ci rifletti sulle tue scelte, quanto peso dai alle variabili, NON sarai mai certo di aver fatto la scelta migliore.
La buona notizia è che sei libero di fare ciò che ti sembra giusto con la tua vita. Hai il permesso di sperimentare e provare cose nuove. La realtà è che strada facendo incontri sempre meno persone, e non c’è alcuna segnaletica. Sei per conto tuo e sta a te trovare la via.
La società ci impone spesso modelli prestabiliti, ma la verità è che non esiste un percorso universale. Ciò che funziona per gli altri potrebbe non essere adatto a te.
L’importante è ascoltare la propria voce interiore, anche se ciò significa deviare dalla strada convenzionale.
La scomoda verità è che seguire i modelli prestabiliti è più comodo. Io la chiamo “zona di comfort”. Qui svolgi il tuo lavoro ordinario, dormi, mangi, bevi, ti intrattieni e fai esattamente quello che la società ha stabilito per te: andare a lavorare per conto di qualcun altro e contribuire alla realizzazione dei loro sogni. I tuoi, intanto, restano chiusi nel cassetto, accumulando polvere e rimpianti.
04. Se davvero vuoi qualcosa, devi andartelo a prendere.
Diversamente, non ti spetta per diritto e nessuno te lo darà su un piatto d’argento. Ma se vuoi davvero qualcosa, sappi che lo spazio tra aspettativa e realtà si traduce in dolore e sofferenza.
Quindi, la maggior parte degli obiettivi che valgono la pena di essere perseguiti si paga sotto forma di stress, incertezza, burnout, rapporti con persone difficili, burocrazia, sadismo e masochismo, contrasto tra i propri incentivi e quelli altrui, seccature e assurdità varie, lunghe ore di lavoro e tanti dubbi incessanti.
05. Il lavoro duro NON ripaga sempre.
Ci viene spesso ripetuto che il duro lavoro porta inevitabilmente al successo, ma la realtà è ben più complessa. Fattori esterni, fortuna e circostanze giocano ruoli altrettanto significativi. Mentre l’impegno è certamente una parte importante dell’equazione, non garantisce il successo, e i contrattempi sono altrettanto parte integrante del percorso.
Gli incentivi fanno girare il mondo, e potresti trovarti a remare con tutte le tue forze nella barca sbagliata. Nonostante gli sforzi titanici e l’overperforming, potresti renderti conto, troppo tardi, che la soluzione più semplice era semplicemente cambiare imbarcazione.
La verità scomoda è che a volte lavorare in modo più intelligente, non più duramente, è la chiave. È essenziale riconoscere quando è il momento di perseverare e quando, invece, è meglio cambiare rotta.
06. La Percezione di Sé è un Paradosso Cognitivo
Giudichiamo gli altri attraverso le loro azioni, mentre giudichiamo noi stessi attraverso i nostri pensieri e intenzioni. Questo divario percettivo è alla radice di molti malintesi.
Ecco perché spesso crediamo di avere ragione: conosciamo le nostre motivazioni interne, ma possiamo solo ipotizzare quelle altrui basandoci su ciò che vediamo esternamente.
Questo fenomeno, noto come “l’errore fondamentale di attribuzione”, ci porta frequentemente a essere troppo severi nel giudicare gli altri e eccessivamente indulgenti con noi stessi.
La scomoda verità è che, nel corso di una vita, molte persone potrebbero non riuscire mai a superare questa distorsione cognitiva, rimanendo intrappolate in un ciclo perpetuo di giudizi distorti. Questo non solo influenza le nostre relazioni interpersonali, ma plasma profondamente il modo in cui percepiamo il mondo e interagiamo con esso.
07. Siamo tutti dei piccoli delinquenti.
Ammetterlo fa male, ma è la cruda realtà: tutti noi, in un modo o nell’altro, manipoliamo, imbrogliamo e contribuiamo al male. Il male esiste ed è un equilibrio necessario che permette al bene di esistere. Tutti commettiamo errori ed è ingenuo pensare che tali errori non dovrebbero far parte della nostra vita.
Molti si credono moralmente superiori, ma questa posizione può causare più danni di quanto immagini. Un individuo consapevole, che accetta le proprie zone d’ombra e cerca di trasformarle in qualcosa di positivo, spesso fa meno danni di chi si crede un santo.
La scomoda verità è che abbiamo tutti degli scheletri nell’armadio. La differenza sta in come scegliamo di affrontarli: negarli o usarli come trampolino per la crescita personale. Forse prima o poi arriva l’ora di fare amicizia con il nostro lato oscuro.
Scrive Elizabeth, corrispondente di QUORA
Scrive Numero ….., corrispondente di QUORA.
Scrive Riccardo Cecco, corrispondente di QUORA.
1. Le cose non si svolgono mai come avevi previsto. Avere un piano è come avere una bussola che ti orienta verso i tuoi obiettivi. Ma la vita non è un’autostrada a tre corsie: è una strada dissestata e piena di curve inattese. La chiave non è seguire rigidamente il tuo piano, ma adattarti ai cambiamenti che incontrerai lungo il cammino. Le opportunità, le persone e gli ostacoli che non avevi previsto sono ciò che rendono il viaggio interessante e, spesso, ti conducono a destinazioni migliori di quelle che avevi immaginato. Abbraccia l’incertezza e sii pronto a cambiare direzione quando necessario.
2. Ciò che hai paura di fare è ciò che hai più bisogno di fare. Se vuoi viaggiare, carica lo zaino e parti. Se vuoi diventare un gamer professionista, approccia il gioco con professionalità. Se vuoi diventare un imprenditore, apri la tua azienda. L’azione è il ponte tra l’immaginazione e la realtà.
3. Nel 95% dei casi, la strada più facile è quella sbagliata. Quando la vita ti pone davanti a un bivio e non sai quale sentiero prendere, scegli sempre quello che comincia in salita. All’inizio avrai più energie e sarai più motivato. Affronta subito le difficoltà e poi goditi la discesa.
4. Non puoi aiutare chi non vuole essere aiutato. Soffrire per i dolori degli altri non rende la tua anima più nobile. Non confondere l’empatia con l’autocompiacimento. Più insisti per aiutare, più si creerà resistenza dall’altra parte. Dai la tua disponibilità e non fare altro. Se qualcuno avrà bisogno del tuo aiuto, e sarà pronto a riceverlo, te lo farà sapere.
5. Non arriverà mai il momento in cui ti sentirai pronto. Inseguire un sogno, trasferirsi dall’altra parte del mondo, lasciare un lavoro che non ti piace. Sono tutte scelte difficili e che incutono timore. Ma non c’è molto che puoi fare per renderle più facili e meno incerte. Puoi solo spalancare la porta, saltare dall’aereo e avere fede che il tuo paracadute si aprirà. Le decisioni importanti richiedono coraggio, non certezza.
6. Ogni singola persona che ami morirà, o forse morirai tu prima. Questa è la verità più dura da accettare, ma anche la più importante. La consapevolezza della morte dovrebbe spingerti a valorizzare ogni momento che passi con le persone che ami. Non dare nulla per scontato. Esprimi il tuo amore, mostra gratitudine e crea ricordi significativi. La vita è fragile e preziosa: vivila con pienezza e autenticità.
7. Non esisterà mai un tempo in cui sarai libero dai problemi. La perfezione è un’illusione. Se aspetti le condizioni ideali per essere felice, aspetterai per sempre. La vita sarà sempre piena di sfide e difficoltà. La vera serenità non deriva dall’assenza di problemi, ma dalla capacità di saperseli scegliere e vivere pienamente nonostante la loro esistenza.
da QUORA
Scrive Giulia Aglen e altri, corrispondenti di QUORA.
Come si possono riconoscere le persone intelligenti?
Hanno sempre voglia di sapere o imparare quello che non sanno, sono piene di curiosità sana;
non si annoiano mai, hanno sempre cose che vorrebbero fare/leggere/esplorare/capire;
hanno sogni, che coltivano e inseguono tutta la vita (diverso un sogno da un obiettivo concreto);
non hanno paura di discorsi astratti, non sono legati solo al materiale;
conoscono il dubbio come forma di vita, sanno che le certezze assolute non esistono, sono convenzioni;
sanno tantissimo, ma pensano di non sapere tanto e si rimettono super facilmente in discussione;
si arrabbiano e se ne vanno quando lo ritengono opportuno, senza farsi grossi problemi di quello che penseranno gli altri;
sanno ridere di se stesse, senza cadere nell’auto fustigazione (ho un dottorato in fisica, parlo francese con accento pessimo, tu ne ridi, io ne rido e passo oltre);
hanno bisogno di solitudine, di tempo per pensare;
non amano le convenzioni, nel senso che, se fare o non fare una cosa offende qualcuno, allora rispettano la convenzione, ma se non rispettare una convenzione non offende nessuno allora valutano se rispettarla o no (persona super intelligente che conosco che vive senza ferro da stiro e va a riunioni importanti con camice mai stirate).
Sembrerà paradossale ma, una grande differenza tra una persona intelligente ed una “normale” è rappresentata dal fatto che una persona intelligente comprende perfettamente di non sapere.
La persona intelligente sa che magari in certi ambiti e materie è ignorante, o comunque non molto informato.
Quindi prova a fare una domanda alla persona in questione su di un argomento che magari non conosce.
La persona comune dirà qualcosa di banale, magari ripeterà quello che hai detto tu in merito, dirà qualcosa di improvvisato e mediocre.
La persona intelligente molto semplicemente dirà: “non lo so”.
La persona comune no.
Le persone comuni… beh non si fanno problemi a trattare argomenti dei quali magari, senza neanche rendersene conto, hanno una grande confusione in testa.
Ma in alcune occasioni l’ignoranza ha il volto dell’insolenza.
Quando invece di reagire immediatamente riflette su ciò che gli hai detto e quando ha delle opinioni ma non delle certezze assolute.
L’intelligente predilige un partito o una fazione o crede in qualcosa ma non pensa che una cosa fatta dal suo partito o fazione sia necessariamente giusta.
L’intelligente non ha paura di cambiare idea nè di sbagliare e, se sbaglia, lo ammette con naturalezza senza sentirsi minimamente svalutato da questo.
L’intelligente mette in dubbio tutto quello che gli hanno insegnato e crede solo in ciò che ha sperimentato o che altri hanno ampiamente sperimentato e che è tuttora sperimentabile.
L’intelligente, anche se tutti credono in una cosa e lui no, pensa sia possibile che tutti si sbaglino tranne lui, ma senza alcuna superbia perché è sempre pronto a pensare anche a un suo errore.
da QUORA
Scrive Ajay Kumar, corrispondente di QUORA.
Come si riconosce una persona che ha un’intelligenza scarsa o mediocre?
Dalla mia esperienza personale, alcune caratteristiche generali per lo più correlate che ho notato relativamente ad una persona di scarsa intelligenza cognitiva sono:
Questa risposta viene chiaramente in sinergia con l’avvertenza che alcune o la maggior parte delle caratteristiche elencate sopra non siano determinanti o potrebbero non applicarsi a forme di intelligenza non accademica, come le abilità musicali, la sportività, l’intelligenza cinestesica, le abilità artistiche, emotive, inter/intra personali, il riconoscimento di pattern e le abilità esistenziali, spirituali e/o paranormali.