Numero2490.

 

PERCHÈ  LA  MEDICINA  SI  BASA  SUL  CONSUMO  DI  FARMACI  E  NON SULLA  PREVENZIONE  DELLE  CAUSE  DELLE  MALATTIE ?

 

Bellissima domanda.

Una domanda che vale letteralmente centinaia di miliardi su scala mondiale.
Risponde uno studente di Medicina al VI anno che si vuole specializzare in Igiene e Prevenzione, la cui “futura” professione sarà focalizzata sull’evitare le malattie, non sulla loro cura.
Per rispondere darà 3 chiavi di lettura:

STORICA,

ECONOMICA,

PROFESSIONALE/MEDICA.

Tutte e 3 hanno un minimo comune denominatore.
Un rumore di fondo comune, un bias cognitivo di cui si parlerà alla fine.
Procediamo con ordine.

STORICA

Il dottor John Snow, Inglese, è tra i padri dell’Igiene e della Medicina Preventiva.
Siamo a Londra nel 1854 e nella città c’è una epidemia di colera: nessuno riesce a fermarla. Tutti i medici sono impegnati a salvare il salvabile dei malati. Snow, un giorno, decide di fare un passo che cambierà per sempre la Medicina.
Prende la mappa di Londra e si ferma a guardare dove sono registrati più casi di colera. Scopre che gran parte dei casi sono concentrati nel quartiere di Soho, in particolare c’è un picco anomalo intorno ad una pompa d’acqua.
Allora Snow blocca la pompa d’acqua: si blocca l’epidemia. Aveva intuito che il problema fosse in alcune parti del sistema idrico londinese inquinato. Pubblica i suoi risultati nel suo “On the Mode of Comunication of Cholera”.
Risultato? Il The Lancet (la rivista più autorevole di Medicina) lo ricoprì di critiche. Il suo lavoro fu rifiutato dalla comunità scientifica.
Non morirà in disgrazia solo perché era anche tra i padri della Anestesiologia.

ECONOMICA

Quanto vale tutto il settore Biomedico?  (dalla siringa al farmaco chemioterapico, passando per la ricerca e sviluppo del settore pubblico e privato).
Tra il 10% e il 15% del PIL degli Stati.
Rimaniamo umili (pur sapendo che negli U.S.A. la partita vale il 16% del PIL) e diciamo il 10% del PIL globale.
In termini assoluti si tratta di circa di 8000 Miliardi di Dollari.
Se il comparto biomedico fosse uno Stato, sarebbe il terzo più ricco del mondo.
Ovviamente, non tutte le patologie influiscono nello stesso modo dal punto di vista economico.
Quali sono le patologie più remunerative?
Sono quelle croniche. Durano decadi e il paziente è costretto a terapie costanti e, prima o poi, andrà incontro ad un qualche intervento chirurgico e ad ospedalizzazioni.
Quali sono le patologie croniche più diffuse?
Sono quelle cardiovascolari.
Per l’amor del vero, ci sarebbero da citare le patologie genetiche rare, come le sindromi metaboliche, estremamente costose e “non prevenibili”, che colpiscono una piccola percentuale della popolazione. Ci sarebbe da parlare delle patologie psichiatriche ed oncologiche, che spesso e volentieri sono prevenibili, ma così, esce fuori una Tesi di Laurea.

Quali sono i fattori che determinano le patologie cardiovascolari?

1 Fumo (prevenibile)

2 Dislipidemie (gran parte dei casi prevenibile)

3 Ipertensione (gran parte dei casi prevenibile)

4 Diabete (gran parte dei casi prevenibile)

5 Inattività fisica ( gran parte dei casi prevenibile)

6 Obesità (gran parte dei casi prevenibile).

In altre parole, con una dieta controllata ed uno stile di vita adeguato, non esisterebbero gran parte delle patologie che affliggono l’umanità oggi.

Se tutti vivessimo in modo più ragionevole, tutto il comparto biomedico collasserebbe su se stesso.
Per dirlo nella maniera più esplicita possibile: una Medicina Preventiva efficiente farebbe chiudere gran parte degli Ospedali, dei Laboratori e delle Industrie Biomediche come oggi le conosciamo. Liberando risorse utili per nuove sfide per migliorare l’Umanità.

Il problema non sarebbe solo biomedico. Si pensi all’Industria Alimentare: McDonalds e CocaCola che fine farebbero?. Sarebbe un terremoto a 360° mal digeribile per molti.

E qui, ahimè, si apre una triste parentesi personale.
Il nostro studente del VI anno va da10 medici e dice loro che vuol diventare un medico specializzato in Medicina Preventiva e chiede loro cosa pensano del Medico Igienista/Preventivo.
Il 90% gli risponde così (commenti veramente ricevuti da Professori Universitari, parenti Medici o Medici Ospedalieri ecc.):
il Medico Preventivo è solo un burocrate;
per me non è Medicina se non cura i malati;
è un lavoro inutile;
serve solo a fare il manager dell’Ospedale;
wow, davvero una Specializzazione Medica hai scelto ( con sorriso in faccia);
hai studiato 6 anni per poi non fare il Medico?

Solo una piccola parte abbraccia l’idea che la Medicina Preventiva abbia un vero valore medico.

N.d.R. : invito tutti i lettori a riflettere sui concetti di SALUTE e SANITÂ. E a non confonderli.

QUAL È IL PROBLEMA DI FONDO?

I problemi vengono gestiti sempre dopo. Solo di fronte a delle conseguenze gravi ed imminenti ci si attiva. Mai di fronte a dei rischi potenziali e lontani. E questo vale soprattutto per la Medicina, dove girano 8000 Miliardi di dollari su questo “bias cognitivo”.

 

Il bias cognitivo (pronuncia inglese baɪəs]) o distorsione cognitiva  è un pattern (modello) sistematico di deviazione dalla norma o dalla razionalità nei processi mentali di giudizio. In psicologia indica una tendenza a creare la propria realtà soggettiva, non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppata sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque a un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio.

I bias cognitivi sono forme di comportamento mentale evoluto: alcuni rappresentano forme di adattamento, in quanto portano ad azioni più efficaci in determinati contesti, o permettono di prendere decisioni più velocemente quando maggiormente necessario; altri invece derivano dalla mancanza di meccanismi mentali adeguati, o dalla errata applicazione di un meccanismo altrimenti positivo in altre circostanze. Questo fenomeno viene studiato dalla scienza cognitiva e dalla psicologia sociale.

L’etimologia del termine bias è incerta: in italiano arriva dall’inglese, col significato di “inclinazione”, ma a sua volta discende dall’antico francese biais e ancora prima dal provenzale, col significato di “obliquo” o “inclinato”.

Il bias è una forma di distorsione della valutazione causata dal pregiudizio. La mappa mentale di una persona presenta bias laddove è condizionata da concetti preesistenti non necessariamente connessi tra loro da legami logici e validi.

Il bias, contribuendo alla formazione del giudizio, può quindi influenzare un’ideologia, un’opinione e un comportamento. È probabilmente generato in prevalenza dalle componenti più ancestrali e istintive del cervello.

Dato il funzionamento della cognizione umana, il bias non è eliminabile, ma si può tenerne conto “a posteriori” (per esempio in statistica e nell’analisi sperimentale) o correggendo la percezione per diminuirne gli effetti distorsivi.

Un’applicazione alla sociologia è il modello di propaganda, che vuole spiegare le distorsioni (dette media bias) delle notizie nei mezzi d’informazione.

 

Del bias cognitivo si parla più approfonditamente nel Numero2489. che segue.

 

 

Numero2489.

 

Bias cognitivo

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Relazione tra convenzioni, bias cognitivi e abitudini.

 

Il bias cognitivo (pronuncia inglese baɪəs]) o distorsione cognitiva è un pattern (modello) sistematico di deviazione dalla norma o dalla razionalità nei processi mentali di giudizio. In psicologia indica una tendenza a creare la propria realtà soggettiva, non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppata sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque a un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio.

I bias cognitivi sono forme di comportamento mentale evoluto: alcuni rappresentano forme di adattamento, in quanto portano ad azioni più efficaci in determinati contesti, o permettono di prendere decisioni più velocemente quando maggiormente necessario; altri invece derivano dalla mancanza di meccanismi mentali adeguati, o dalla errata applicazione di un meccanismo altrimenti positivo in altre circostanze. Questo fenomeno viene studiato dalla scienza cognitiva e dalla psicologia sociale.

L’etimologia del termine bias è incerta: in italiano arriva dall’inglese, col significato di “inclinazione”, ma a sua volta discende dall’antico francese biais e ancora prima dal provenzale, col significato di “obliquo” o “inclinato”.

Aspetti cognitivi

Il bias è una forma di distorsione della valutazione causata dal pregiudizio. La mappa mentale di una persona presenta bias laddove è condizionata da concetti preesistenti non necessariamente connessi tra loro da legami logici e validi.

Il bias, contribuendo alla formazione del giudizio, può quindi influenzare un’ideologia, un’opinione e un comportamento. È probabilmente generato in prevalenza dalle componenti più ancestrali e istintive del cervello.

Dato il funzionamento della cognizione umana, il bias non è eliminabile, ma si può tenerne conto “a posteriori” (per esempio in statistica e nell’analisi sperimentale) o correggendo la percezione per diminuirne gli effetti distorsivi.

Un’applicazione alla sociologia è il modello di propaganda, che vuole spiegare le distorsioni (dette media bias) delle notizie nei mezzi d’informazione.

Cause e condizioni

In ogni momento della vita l’individuo deve utilizzare le proprie facoltà cognitive per decidere cosa fare o per valutare la situazione che ha di fronte. Questo processo è influenzato direttamente dai seguenti fattori:

  • esperienza individuale;
  • contesto culturale e credenze;
  • giudizio altrui;
  • schemi mentali;
  • paura di prendere una decisione che causi danno.

Se da una parte questi fattori consentono di prendere una decisione in tempi piuttosto brevi, dall’altra ne possono minare la validità.

La correttezza può dipendere da ulteriori fattori, tra cui, ad esempio, il tempo disponibile per acquisire informazioni o per prendere una decisione.

Esperienza individuale

Ogni persona cerca di valutare la situazione presente in funzione delle esperienze passate, omettendo le differenze ove possibile, al fine di poter riutilizzare gli stessi criteri adottati in una situazione passata simile. Omettere tali differenze può essere determinante nell’invalidazione della valutazione finale.

Contesto culturale, credenze e giudizio altrui

L’individuo tende a omettere certi parametri se nella sua cultura di appartenenza tali aspetti sono visti come tabù, mentre tenderà ad esaltare il ruolo di quelli che sono ritenuti valori positivi.

Schemi mentali

Il cervello agisce sulla base di mappe o schemi mentali validi per affrontare larga parte delle situazioni. Esiste, però, un certo numero di situazioni che possono essere affrontate correttamente solo uscendo dalle mappe mentali consolidate. L’individuo che si limita a utilizzare tali mappe cade in errore quando affronta nuovi scenari.

Paura di prendere la decisione errata

La paura di prendere la decisione errata può portare a prendere la decisione errata, per il famoso paradosso della profezia che si autoavvera.

Tipi di bias cognitivi

Il bias di ancoraggio

L’ancoraggio è un metodo euristico psicologico che descrive la propensione a prendere decisioni basandosi sulle prime informazioni trovate. Secondo questo metodo, gli individui cominciano da un punto di riferimento implicito (l’àncora) e vi fanno aggiustamenti per raggiungere la propria valutazione. Per esempio, il primo prezzo offerto per un’automobile di seconda mano imposta lo standard per il resto della negoziazione, nel senso che un prezzo inferiore sembra ragionevole anche se è comunque superiore al valore dell’automobile. Oppure una caratteristica da considerare diventa talmente dominante in un tutto più ampio tale da informare tutte le sue parti: ad esempio una persona non viene considerata per la sua interezza ma in quanto donna, uomo, nero, bianco, criminale, poliziotto, prima di qualsiasi altra cosa si possa pensare di questa.

L’ancoraggio influisce sul processo decisionale nelle negoziazioni, nelle diagnosi mediche e nelle sentenze giudiziarie.

Apofenia

L’apofenia, nota anche come patternicity, o agenticity, è la tendenza umana a percepire pattern significativi tra dati casuali. L’apofenia è ben documentata come razionalizzazione per il gioco d’azzardo. I giocatori d’azzardo immaginano di vedere pattern nei numeri che compaiono in lotterie, giochi di carte o roulette. Una delle manifestazioni di questo fenomeno si chiama gambler’s fallacy.

La pareidolia è la forma visiva o uditiva dell’apofenia. Si è ipotizzato che la pareidolia combinata con la ierofania fosse d’aiuto nelle società antiche a organizzare il caos e limitare l’entropia al fine di rendere intelligibile il mondo.

Il bias di conferma

Il bias di conferma è un fenomeno cognitivo al quale l’essere umano è soggetto. È un processo mentale che consiste nel selezionare le informazioni possedute in modo da porre maggiore attenzione, e quindi maggiore credibilità, su quelle che confermano le proprie convinzioni e, viceversa, ignorare o sminuire quelle che le contraddicono.Questo processo, se abilmente sfruttato, è uno strumento di potere sociale, in quanto può portare un individuo o un gruppo a negare o corroborare una tesi voluta, anche quando falsa. A tal proposito può farsi riferimento al concetto di argomento fantoccio.

Lo hindsight bias o bias del senno di poi

 

Un altro tipo di bias cognitivo è lo hindsight bias (Bias del senno di poi), che consiste nell’errore del giudizio retrospettivo. Lo hindsight bias è la tendenza delle persone a credere, erroneamente, di aver saputo prevedere un evento correttamente, una volta che l’evento è ormai noto. Il processo si può sintetizzare nell’espressione: “Ve l’avevo detto io!”. Nella cultura popolare questo processo ha preso forma, nel tempo, con il proverbio “Del senno di poi son piene le fosse”.

Outcome bias o bias di risultato

 

Con “bias di risultato” s’intende la tendenza a rileggere il passato sulla base di conoscenze acquisite in momenti successivi che modificano la qualità della visione di quello stesso passato.

Bias dei dettagli seduttivi

 

Se un argomento è supportato da dettagli con informazioni vere e magari importanti, ma non pertinenti o legate all’argomento, questo viene valutato più convincente. Si tende cioè a considerare implicitamente una qualche forma di correlazione con le informazioni vere aggiuntive anche quando, a pensarci bene, non c’è.

 

Bias di memoria

 

Esistono molti tipi di bias di memoria, tra cui:

  • Bias di supporto della scelta: il ricordo di scelte effettuate in passato è migliore del ricordo di possibilità di scelta scartate (Mother, Shafir, Johnson, 2000)
  • Bias del cambiamento: dopo uno sforzo atto a produrre un cambiamento, il ricordo della propria azione è più difficile di quanto lo era al momento
  • Amnesia infantile: presenza di pochi ricordi relativi al periodo di vita precedente ai quattro anni (l’età è puramente indicativa)
  • Bias della coerenza: tendenza a ricordare in modo errato di propri comportamenti, atteggiamenti o opinioni passati, in modo da farli assomigliare a propri comportamenti, atteggiamenti, opinioni presenti
  • Effetto del contesto: attività passate vengono ricordate più velocemente e/o più accuratamente se, al momento del recupero, ci si trova nello stesso contesto dell’attività in questione (ad esempio, ricordi collegati al proprio lavoro, vengono ricordati peggio se si è a casa)
  • Effetto del gruppo etnico: tendenza a riconoscere in modo migliore le persone del proprio gruppo etnico, rispetto a quelle degli altri gruppi etnici
  • Bias dell’egocentrismo: ricordare un evento in modo che soddisfi dei criteri di autostima
  • Bias della dissolvenza dell’affetto: lo stato affettivo collegato a ricordi spiacevoli si attenua più rapidamente di un affetto relativo ad un ricordo piacevole
  • Hindsight bias: impressione, ad uno sguardo retrospettivo, di aver predetto un evento, quando in realtà non lo si era predetto, almeno in modo sicuro. Sintetizzabile nell’espressione “Ve l’avevo detto!”
  • Effetto dell’umorismo: gli eventi a contenuto divertente vengono ricordati meglio di eventi neutri da questo punto di vista. Questo effetto può essere spiegato con l’incremento dei processi cognitivi (sia a livello temporale che come profondità dell’elaborazione) atti a comprendere il messaggio umoristico o con attivazione emozionale causata dall’evento divertente
  • Effetto dell’auto-produzione: informazioni (ricordi, affermazioni) auto-prodotte sono ricordate meglio di informazioni prodotte da altri e di cui si è venuti a conoscenza
  • Effetto dell’illusione di verità: il grado di familiarità di un’informazione (ovvero il fatto di possedere in memoria una certa informazione precedentemente acquisita, anche se in modo inconsapevole), porta la persona a crederla come vera, in un compito di riconoscimento, a prescindere dal reale stato di verità dell’informazione.
  • Effetto del ritardo
  • Livellamento e affinatura: per livellamento si intende una perdita di dettagli, durante il tempo, dell’evento ricordato. Spesso il livellamento è accompagnato dall’affinatura, ovvero la selezione di certi dettagli in modo tale che i dettagli ricordati assumono un’importanza esagerata rispetto ai dettagli non rievocati. Entrambi i bias possono rinforzarsi vicendevolmente lungo ripetute rievocazioni e narrazioni.
  • Effetto del livello di elaborazione: differenti modalità di codifica delle informazioni hanno un differente grado di efficacia nella capacità di rievocazione delle informazioni stesse
  • Effetto della lunghezza della lista: più la lista è lunga, maggiore è il numero assoluto di elementi ricordati
  • Attribuzione erronea o amnesia della fonte: mancato richiamo della fonte di un’informazione, ovvero il contesto spazio-temporale dell’evento ricordato.
  • L’attribuzione erronea è stata divisa in:
  • confusione della fonte: è una forma di attribuzione erronea (o amnesia della fonte) in cui il contesto spazio-temporale di un’esperienza viene scambiato con un altro contesto. Per esempio, credere di aver assistito ad un evento per strada, mentre invece lo si è visto al televisore
  •  criptomnesia
  • falso richiamo/riconoscimento
  • Effetto della modalità: il richiamo di una lista di argomenti è migliore se la lista è stata presentata in forma orale invece che in forma scritta
  • Bias della congruenza dell’umore: le informazioni congruenti con l’umore al momento del ricordo, vengono richiamate più facilmente
  • Effetto del prossimo a turno: in una discussione a turno in un gruppo, i ricordi di ciò che è stato detto dalla persona immediatamente precedente e quella successiva a sé sono ricordati peggio
  • Effetto Osborn: L’intossicazione con sostanze psicoattive diminuisce la capacità di richiamo di pattern di movimento dai gangli della base
  • Effetto di indizio parte-lista
  • Effetto dell’informazione errata: un’informazione errata data al soggetto prima del richiamo di un evento, porta a delle modifiche nel ricordo che tendono ad essere coerenti con l’informazione errata
  • Effetto picco-fine: di un’esperienza, vengono ricordati meglio i momenti emotivamente intensi e il come si è conclusa
  • Persistenza di un ricordo: ricordo consapevole involontario e indesiderato di ricordi, spesso traumatici. La presenza di questo processo è uno dei criteri diagnostici del disturbo post-traumatico da stress
  • Effetto della superiorità dell’immagine visiva: uno stesso elemento è più facilmente richiamabile alla memoria se è stato presentato in forma visiva rispetto che in forma scritta
  • Effetto della positività: le persone anziane richiamano più facilmente i ricordi piacevoli che quelli negativi
  • Effetto primacy ed effetto recency: di una lista di item, vengono ricordati più facilmente gli elementi finali e quelli iniziali, seppur in misura minore. Gli elementi centrali sono quelli ricordati peggio
  • Effetto della difficoltà di elaborazione
  • Balzo della reminiscenza: gli eventi autobiografici relativi alla propria adolescenza e alla prima età adulta vengono ricordati meglio rispetto agli eventi di altri periodi della propria vita
  • Retrospettiva rosea: quando il passato viene ricordato in modo più positivo di quello che è stato in realtà
  • Effetto della rilevanza per il Sé: le informazioni che sono collegate alla propria persona sono ricordate meglio di informazioni simili ma riferentesi ad altre persone
  • Effetto dell’intervallo: più l’arco di tempo di esposizione a un’esperienza è lungo, migliore sarà il successivo richiamo
  • Bias dovuto allo stereotipo: si ha quando vengono aggiunti o distorti elementi di un ricordo, in modo tale che questi elementi siano coerenti con uno stereotipo (ad esempio, di genere o di razza)
  • Effetto del suffisso: indebolimento dell’effetto di recency allorquando viene aggiunto, in fondo alla lista, un item che non è richiesto di rievocare (Morton, Crowder & Prussin, 1971)
  • Suggestionabilità: forma di attribuzione erronea con la quale idee suggerite da un interlocutore sono scambiate come ricordi propri
  • Effetto telescopio: tendenza a posizionare cronologicamente gli eventi in memoria, in modo che gli eventi recenti risultino più lontani nel tempo rispetto a ciò che erano veramente, e quelli più remoti più vicini
  • Effetto della verifica: materiale da ricordare sottoposto frequentemente a verifica viene ricordato meglio
  • Fenomeno “sulla punta della lingua”: si ha quando viene rievocato parte dell’item o informazioni correlate allo stesso ma non si riesce a rievocare l’intero item. È caratterizzato da un senso di frustrazione. Si pensa sia una forma di blocco mentale dovuta all’interferenza prodotta dalla rievocazione simultanea di elementi con caratteristiche simili
  • Effetto “parola per parola”: il senso generale di un discorso, viene ricordato meglio delle parole precise dette (Poppenk, Walia, Joanisse, Danckert & Köhler, 2006).
  • Effetto von Restorff: un item che si distingue dagli altri per qualche caratteristica è ricordato meglio (von Restorff, 1933).
  • Effetto Zeigarnik: azioni o compiti non completati o interrotti vengono ricordati meglio rispetto a quelli portati a termine
  • Survivorship bias: è un errore logico che consiste nel concentrarsi su persone o cose che in passato hanno superato dei processi di selezione ed ignorare completamente coloro che non li hanno superati solo perché poco conosciuti. È un bias che può comportare errori di valutazione estremamente gravi soprattutto in ambito finanziario, economico ed ingegneristico (ad esempio si può credere che gli edifici vecchi fossero fatti meglio perché più “resistenti”, quando invece al giorno d’oggi noi vediamo solo una piccolissima parte degli edifici antichi poiché la maggior parte sono crollati o comunque ritenuti inagibili nel corso dei decenni)

 

Applicazioni

Nel metodo scientifico

Nella scienza sperimentale e applicata, i bias costituiscono dei fattori psicologici che intervengono nella verifica delle ipotesi, influenzando ad esempio la registrazione dei risultati. Possono essere d’origine culturale, cognitiva, percettiva, e tendono in particolare a confermare una certa previsione al di là di quella che può essere l’evidenza.

Il bias può essere considerato come un errore sistematico. Nelle pubblicazioni scientifiche si cerca di escludere queste distorsioni tramite la revisione specialistica (detta peer review).

Nelle scienze sociali

Molte ricerche scientifiche, soprattutto nel campo delle scienze sociali, sono viziate dal fatto che i risultati dei test rappresentano solo una piccola fetta di popolazione mondiale, chiamata con l’acronimo WEIRD (Western, Educated, Industrializated, Rich, Democratic), ovvero persone occidentali, istruite, ricche e democratiche. Tale distorsione prende il nome di WEIRD bias.

Nel marketing

Il meccanismo del bias può essere utilizzato al fine di ottenere un vantaggio nella negoziazione e/o nella vendita. Il settore della pubblicità si basa largamente sull’uso di bias piuttosto che sulle reali capacità dei prodotti offerti.

Il negoziatore o il venditore possono far cadere il cliente in una trappola cognitiva utilizzando tecniche che fanno leva sui fattori di bias. Al fine di indurre il cliente a cadere in trappola, il venditore può accorciare i tempi, fare leva sul contesto culturale e sulle credenze del compratore e fornire informazioni addizionali, non sempre veritiere, che hanno lo scopo di oscurare le informazioni già a disposizione del compratore.

Anche le truffe ai danni delle persone anziane si basano sull’innesco di trappole cognitive. Gli anziani tendono infatti a essere più soggetti a cadere nel bias, a causa della minore adattabilità dei processi cognitivi.

Numero2488.

 

MASSONERIA

 

La definizione

Partiamo dalla definizione. La Massoneria è: una società segreta, la quale, formando i suoi iscritti secondo un proprio metodo, detto di “iniziazione”, si sforza di infondere loro le proprie massime, affinché, a loro volta, si adoperino a farle trionfare nella società.

Analizziamo questa definizione.

La Massoneria è una società segreta. Dunque, la Massoneria è una società occulta, nascosta; la quale forma i suoi iscritti secondo un proprio metodo, detto di “iniziazione”, pertanto siamo nell’ambito della prospettiva esoterica: realtà nascosta a cui possono accedere in pochi. Questa realtà si sforza di infondere loro le proprie massime. Per “proprie massime” s’intende una determinata visione della vita, una determinata mentalità, una determinata prospettiva ideologica; affinché, a loro volta, si adoperino a farle trionfare nella società. La conoscenza di queste massime, quindi di queste idee, non deve ridursi ad una sorta di arricchimento culturale, bensì queste deve essere utilizzata per poter cambiare la società.

In merito alla definizione dobbiamo porci una domanda importante: se è giusto parlare al singolare, cioè di “Massoneria”; oppure utilizzare il plurale, e quindi parlare di “Massonerie”. Per rispondere dobbiamo fare una distinzione. Se intendiamo la dottrina e il metodo massonico, allora è giusto utilizzare il singolare. Ma se invece facciamo riferimento ai vari “riti”, allora è più opportuno utilizzare il plurale.

Padre Siano così scrive: “(…) è possibile parlare di ‘Massoneria (al singolare)?, oppure si deve parlare solo di ‘Massonerie’ (al plurale)? Rispondo: possiamo parlare di ‘Massoneria’ e di ‘Massonerie’. Dal punto di vista storico e sociologico (…) esistono tante Massonerie (Logge, Grandi Logge, Grandi Orienti, Supremi Consigli, ecc.) che non di rado mostrano anche antipatie e antagonismi tra di loro. Ad esempio consideriamo le Massonerie ‘regolari’ e ‘religiose’ filo-inglesi e quelle ‘regolari’ e laiciste più vicine al laicissimo Grande Oriente di Francia. Pensiamo anche, in Italia, alla forte antipatia che regna tra massoni del ‘Grande Oriente d’Italia’ (GOI) e quelli della ‘Gran Loggia Regolare d’Italia’ (GLRI). Il GOI è di fatto ‘laicista’, cioè promuove una ‘politica’ di separazione dello Stato e della società italiana dalla Chiesa Cattolica. La GLRI è più discreta, non si fa sentire in questioni di etica-società-politica. Eppure GOI e GLRI custodiscono i medesimi principi massonici (umanesimo, ritualità, esoterismo). Dunque possiamo e dobbiamo parlare indistintamente anche di Massoneria, al singolare. Ammesso che non esista nessun centro occulto controllore e supervisore di tutte le varie forme di Massonerie, eppure queste ultime presentano una unità (sebbene non giuridico-amministrativa), cioè una sostanziale unità e identità di teorie e prassi che sono, ripeto, ‘umanesimo’, ‘ritualità’ ed ‘esoterismo’.”

La nascita e la storia

La conoscenza della nascita della Massoneria è importante per capire poi l’essenza della Massoneria stessa.

La Massoneria moderna, che è interdetta ad ogni cattolico, si è sviluppata sul tronco di alcune associazioni cristiane, prendendone a prestito, almeno in parte, le strutture e la terminologia, ma modificandone completamente lo spirito, tanto da diventare una cosa del tutto diversa.

Se abbiamo precisato “massoneria moderna” è perché esiste anche una “massoneria pre-moderna”. Infatti il termine “massoneria” indica l’antica corporazione medioevale dell’arte muratoria.

La Massoneria moderna prende spunto dalla simbologia della massoneria medioevale per modificarne totalmente il fine. Se la massoneria medioevale era tutta orientata a costruire i fabbricati (in particolar modo le cattedrali); la massoneria moderna, invece, si orienta a tutt’altra “costruzione”, poi vedremo quale.

Nel medioevo le corporazioni di muratori, ai quali si devono le più belle cattedrali del nostro continente, ebbero una tale importanza che papi, vescovi e sovrani fecero a gara nell’assicurarsene la cooperazione, arricchendole di privilegi e franchigie: di qui il loro appellativo di “liberi muratori” o, alla francese, franc-macons, da cui framassoni.

Si tenga presente che l’economia medioevale era costituita dalle corporazioni, ovvero da associazioni di mestiere. Queste, pur con i loro limiti, rispecchiavano una visione “organica” tipica di quel periodo. Infatti entravano a far parte della corporazione tanto gli operai quanto i datori di lavoro.

Nel medioevo le corporazioni erano molto importanti. D’altronde in quella società si era convinti che il rapporto sociale non poteva ridursi ad un rapporto dialettico tra l’individuo da una parte e lo Stato dall’altra. Tra lo Stato e il singolo uomo dovevano porsi tutta una serie di realtà intermedie. Tra queste vi era principalmente la famiglia, ma anche le corporazioni e tanto altro ancora.

Queste corporazioni svolgevano anche una sorta di mutuo soccorso al loro interno; per esempio, aiutando i figli rimasti orfani di operai appartenenti alla corporazione stessa. Questo mutuo soccorso, proprio in coerenza con la mentalità medioevale ch’era di compenetrazione di naturale e soprannaturale, era anche nella dimensione spirituale. Le singole corporazioni avevano le loro cappelle, i loro direttori spirituali, i loro santi protettori, la loro spiritualità…. i loro segreti. Segreti che riguardavano le abilità del mestiere.

Col passare dei secoli, però, profonde lacune si aprirono in queste associazioni. L’arte muratoria perse la sua antica importanza. Per sopravvivere, le corporazioni iniziarono ad ammettere anche dei nobili, in qualità di membri onorari, che col loro nome e prestigio, le salvassero o almeno ne ritardassero la decadenza. Questi nobili, però, vi portarono pure le proprie ambizioni politiche, le loro idee filosofiche.

Fu così che nel 1717, a Londra, il pastore protestante James Anderson fondò la Gran Loggia d’Inghilterra. Ormai si era realizzata la rottura con le origini: nasceva la Massoneria speculativa moderna, speculativa perché non più operativa, cioè legata effettivamente alle costruzioni delle cattedrali.

Qualcuno afferma che ci sarebbe anche un fatto significativo come fondamento della nascita della massoneria speculativa moderna, un fatto che in un certo qual modo ne retrodata la nascita stessa. Ci riferiamo alla comparsa dei cosiddetti “manifesti rosacruciani”. Tra il 1613 e il 1614 nelle più grandi città europee comparvero dei manifesti firmati da una fantomatica confraternita dei Rosa-Croce, dove si diceva che in Germania, nella Foresta Nera, vi fosse la tomba di un certo mago, Christian Rosenkreuz, il quale, dopo aver scoperto l’unità trascendentale di tutte le religioni, si sarebbe portato il segreto (scritto) nella tomba. Oggi si sa che questo Christian Rosenkreuz con ogni probabilità non è mai esistito e che la Confraternita fu un’invenzione fatta a tavolino da tre-quattro persone, fra cui un pastore protestante svizzero, Johan Valentin André, per un ben preciso disegno politico. Si stava preparando la Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), ovvero il grande scontro tra il mondo protestante e quello cattolico. Ebbene, mentre il mondo cattolico poteva vantare di reggere su una tradizione più che millenaria; il mondo protestante era relativamente giovane. Ecco dunque la necessità di “inventare” una tradizione addirittura più antica di quella cattolica, fondendo il Cristianesimo con l’antica magia precristiana. Dunque è da qui che sarebbe partito il metodo massonico che è inequivocabilmente un metodo relativista, cioè di unire tutte le religioni.

Chiediamoci: perché la corporazione dei muratori e non un’altra? La risposta sta nella dimensione simbolica. L’arte muratoria richiama la costruzione ed eventualmente la demolizione prima della costruzione. Ed è proprio questo la finalità della Massoneria. Demolire un vecchio mondo per costruirne uno nuovo. Demolire la vecchia cattedrale dove si adorava Dio, per costruire una nuova cattedrale dove si debba adorare l’uomo.

La dottrina

Le sorgenti del pensiero massonico possono raggrupparsi nelle cinque seguenti correnti di pensiero: naturalismo, umanesimo, illuminismo e razionalismo, che trovano come comune denominatore lo gnosticismo. Poi vedremo in che senso la Gnosi costituisce l’errore più profondo anche della Massoneria.

Tutto si riduce al trionfo del naturalismo

Questi sistemi contengono un’indebita ed esagerata esaltazione dei valori puramente umani e naturali. Per conseguenza, almeno implicitamente, essi rinnegano l’ordine soprannaturale e tutte le verità che vi sono connesse: la rivelazione divina, la fede, la grazia, ecc…

Viene negata, in pratica, l’esistenza di una verità assoluta. La ragione umana –dicono i massoni- può conoscere ogni verità solo con le sue forze, ma spesso essa s’inganna e crede vera una cosa che poi sarà dimostrata falsa. Ed allora, con una conclusione che illegittimamente va al di là delle premesse particolari, si generalizza affermando che nulla può dirsi definitivamente vero e certo, neppure la rivelazione divina, quando eventualmente la si volesse accettare.

D’altra parte, chi professa il naturalismo ritiene che la ragione umana sia dotata di tanta forza e di tanta luce, da essere in grado di capire da sola ogni cosa. Non può ammettere, perciò, l’esistenza dei misteri della fede o dogmi, e tantomeno può rassegnarsi ad accettarli con l’umiltà illuminata del credente.

Tali sistemi naturalistici professano un ottimismo illimitato nelle doti e nella bontà della natura umana: il peccato originale e le sue conseguenze sono considerate fantasie; tutta l’attività umana viene racchiusa nella vita presente, in cui l’uomo sarebbe reso fine a se stesso ed esortato ad un’utopistica dedizione disinteressata al perfezionamento proprio e dell’umanità.

La ragione è considerata autosufficiente; l’uomo è buono e non deve essere angustiato dall’idea di peccato, di colpa e di sanzioni ultraterrene.

Ne deriva che la morale deve essere assolutamente autonoma: l’uomo è anche legge a se stesso; deve rendere conto solo alla sua coscienza. Solo nella sua coscienza deve fondare il criterio del bene e del male.

E così tutto si finalizza nel trionfo della libertà: libertà di pensiero, di coscienza, di azione, d’indagine.

Ed ecco le conseguenze che questi princìpi comportano nel campo religioso.

1.L’assoluta libertà di coscienza: la pretesa libertà morale di credere o meno in Dio, di concepirlo in un modo o in un altro, di accettare o meno la Rivelazione e il Magistero della Chiesa. L’unico imperativo sarebbe quello di obbedire alla propria ragione. L’autentico Cattolicesimo, che ovviamente rifiuta questa assoluta libertà di coscienza, viene definito dai massoni: “il più feroce nemico di quest’unico tesoro di cui si è dotato l’uomo!”.

2.Rifiuto della valenza soprannaturale della religione: nella dottrina massonica, nella migliore delle ipotesi, trova posto solo una certa religiosità naturale, cioè l’adesione ad alcune verità che l’uomo riesce a conoscere esclusivamente con la ragione. Per i seguaci del naturalismo non è concepibile una religione soprannaturale, con verità comunicate da Dio per rivelazione, con obblighi ben precisi imposti dall’autorità del Creatore o di chi ne ha ricevuto da Lui il mandato. Nulla quindi di oggettivo, ma solo una religiosità vaga e soggettiva, che ognuno può definire e determinare a modo suo. Negli scritti massonici si dice continuamente che i dogmi sono solo superstizione, oscurantismo e assurdità.

3.Relativismo religioso: nessuna religione può accampare il diritto di essere la vera. Tutte sarebbero ugualmente buone ed ugualmente false, in quanto nessuna sarebbe definitiva. A tal proposito si pone una questione importante. Ovvero se la Massoneria abbia una vera e propria dottrina o proponga solo un metodo, che sarebbe appunto quello del relativismo. In realtà, si tratta di una questione che ha poco senso, perché già il relativismo costituisce una dottrina e una ben precisa visione delle cose.

4.Promozione di una nuova religione universale: l’ultima parola spetta alla scienza, che andrebbe demolendo uno dopo l’altro i dogmi e gli errori delle religioni, e andrebbe preparando il terreno ad una religione universale, la religione degli spiriti superiori veramente liberi, al cui avvento la Massoneria si gloria di collaborare sbarazzando il terreno con la lotta contro la superstizione e l’errore. Termini, quest’ultimi, con cui gli scritti massonici indicano la Chiesa Cattolica.

Cosa la Massoneria pensa di Dio e della vita ultraterrena?

Ufficialmente la Massoneria non è atea. Piuttosto la divinità va identificata con l’appellativo di Grande Architetto dell’universo. Si tratta di una concezione deistica, secondo cui Dio è sì creatore di tutto, ma completamente disinteressato alle sorti della sua creazione e quindi anche dell’uomo. Ovviamente una tale concezione può portare all’ateismo; ecco perché alcuni riti massonici sono dichiaratamente atei.

La vita ultraterrena è concepita in maniera molto vaga ed è detta Oriente eterno. Morire, quindi, è passare all’Oriente eterno. Su questo punto ritorneremo in seguito.

Cosa la Massoneria pensa di Gesù?

Gesù è considerato solo come simbolo di un umanitarismo filantropico che troverebbe il perfetto compimento nella fraternità massonica; il prototipo dell’uomo martire del libero pensiero, della libertà di coscienza, e quindi soprattutto vittima della “tirannia sacerdotale”.

È una demolizione completa del Cristo storico. Ma non solo: anche del suo Corpo Mistico, perché gli si nega l’intenzione di aver voluto fondare la Chiesa o almeno l’organizzazione essenziale di essa in quanto visibile e gerarchica. La Chiesa è accusata di aver operato, divinizzando Cristo, una stolta deformazione, allo scopo di servirsene per i propri interessi.

Cosa pensa la Massoneria della Chiesa Cattolica?

La Massoneria si proclama anticlericale ma non anti-ecclesiastica, ciò significa che essa auspica una Chiesa senza gerarchia, senza sacerdozio, senza una regola fissa di fede, senza fermezza nel difendere il Deposito della Rivelazione, senza la doverosa intransigenza verso l’errore, senza i poteri ricevuti da Cristo per legiferare, insegnare, giudicare e condannare.

La Chiesa che la Massoneria sogna (e sarebbe disposta a tollerare) è una una chiesa dove praticamente ognuno sia lasciato più o meno libero di credere e di fare ciò che vuole, senza vera autorità, senza sacramenti.

La Massoneria si considera erede di quelle sétte, di quei ribelli, di quei movimenti che da secoli lottano contro la Chiesa. Perciò li celebra e li commemora. Si pensi ai Catari, a Giordano Bruno, e a tanti altri. E si preoccupa di convincere i suoi affiliati del fatto che la Chiesa cattolica avrebbe tradito il messaggio di Cristo.

La Massoneria sente il dovere di ribellarsi alla Chiesa e nello stesso tempo di riformarla dall’interno, attirando i migliori del clero e del laicato all’adesione delle sue dottrine.

L’organizzazione

L’organizzazione interna della Massoneria rispecchia quella delle corporazioni muratorie. Vengono chiamate logge o officine i luoghi di riunione; squadrare la pietra grezza significa preparare l’animo ad assorbire i principi massonici; la squadra, il compasso, il filo a piombo, il grembiule… sono altrettanti simboli di questa pseudo architettura spirituale.

ApprendistaCompagno e Maestro sono i tre Gradi fondamentali di ogni tipo di Massoneria, così come un tempo in altrettante categorie si dividevano i muratori; Venerabile è detto il capo della Loggia, perché nel medioevo, con tale appellativo veniva designato l’architetto, che molte volte era un monaco.

Siccome nella Massoneria moderna andarono a confluire una quantità di idee e di elementi organizzativi propri di correnti pseudo spiritualistiche o filosofiche, magiche, cavalleresche, cabalistiche, ecc… oppure attinti dall’ebraismo, dal paganesimo, dalle antiche società segrete, degli ordini equestri e così via… il bagaglio dottrinale della Massoneria divenne sempre più appesantito e complesso. Si sentì allora il bisogno di frammentare la formazione degli iscritti, aggiungendo nuovi gradi, cioè nuovi scalini verso la conoscenza di quella verità assoluta, al cui raggiungimento la Massoneria pretende essere l’unica via.

La molteplicità dei gradi distingue un tipo di Massoneria dall’altra, cioè, per dirla con loro linguaggio, un rito dall’altro.

In tal modo la Massoneria sarebbe come un ceppo, da cui dipartono molteplici rami (i riti), differenziati fra loro dal diverso numero di foglie (i gradi).

Nella storia della Massoneria si contano una cinquantina di riti diversi. I più comuni sono:

Il rito simbolico, che conserva solo i tre gradi fondamentali ed è molto diffuso in Francia e in Italia (Palazzo Giustiniani).

Il rito scozzese antico e accettato, che conta 33 gradi, suddivisi in gruppi (gradi simbolici, capitolari, filosofici, amministrativi) ed anch’esso è molto diffuso.

Il rito di York o dell’Arco Reale, comune nei Paesi anglosassoni.

Il rito di Misraim (95 Gradi), che è preferito dagli ebrei.

Gli scopi

La Massoneria si propone il dominio del mondo e della società, eliminando o -se fosse possibile- distruggendo la Chiesa e la Religione cattolica, in cui vede i suoi più temibili avversari, al fine di costruire un mondo totalmente alternativo all’ordine naturale e quindi al progetto di Dio.

Ma su questo torneremo, per adesso, a conferma di ciò che abbiamo appena detto, leggiamo ciò che scrisse papa Leone XIII (1810-1903) nell’enciclica Humanum genus“Il principale ed ultimo dei suoi fini (della Massoneria) è distruggere dalle fondamenta tutto l’ordine religioso nato dall’istituzione cristiana e creare un nuovo ordine a suo arbitrio che tragga fondamenti e norme dal materialismo.”

L’azione

L’azione massonica in seno alla società si svolge secondo due direttive: la segretezza e la larga penetrazione.

La segretezza

Scrive il gesuita padre Caprile: “Se oggi la Massoneria va dicendo di non essere più una società segreta, ciò è solo per avere mano libera di agire, senza incappare nella proibizione contenuta nella nostra Costituzione; ma non è certo per merito suo se sono stati conosciuti i suoi rituali, le costituzioni e tante altre cose che la riguardano.”.

Molte cose restano ancora occulte; non per nulla uno dei giuramenti più stretti e più ripetuti nei rituali è il seguente: “Prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera Muratoria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà svelato, sotto pena di aver tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le viscere lacere, fatto il mio corpo cadavere in pezzi, indi bruciato e ridotto in polvere, questa sparsa al vento per esecrata memoria e d’infamia eterna!”Linguaggio metaforico -lo speriamo- ma che indica l’importanza annessa alla cosa giurata.

Dire che la Massoneria, al pari di ogni altra società, ha soltanto dei segreti, ma non è segreta, è una difesa che non regge. Delle altre società, infatti, si conoscono apertamente tutti i membri, si sa dove e quando si riuniscono. La Massoneria, invece, è detta, dai suoi stessi fautori, “essenzialmente segreta”. Le sue logge sono mascherate sotto altri appellativi; non si conoscono i suoi iscritti, anzi questi sono esortati a non svelarsi come tali.

La larga penetrazione

Veniamo adesso alla seconda direttiva di azione: la larga penetrazione.

Ammantata di segreto, la Massoneria tenta di infiltrarsi dappertutto, specialmente in quei posti dove potrà più facilmente manovrare le leve della vita pubblica e politica. Di qui la sua preferenza per il ceto dei professionisti, delle università, dei centri di ricerca, degli impiegati statali, dei militari, mirando il più possibile agli alti gradi e alle posizioni chiave. Perfino, se è possibile, nelle organizzazioni cattoliche.

Dove si infiltrano, i massoni devono cercare di non farsi conoscere come tali, perché “massone scoperto non sarebbe più”; devono tutelare gli interessi della sétta, manovrando abilmente per farne trionfare gli scopi politici. Ogni massone è convinto di porre, così, la propria pietra alla costruzione di un mondo nuovo.

La Massoneria si serve dei suoi iscritti per promuovere un’azione concorde, per far trionfare il laicismo, per estromettere la Chiesa da ogni forma di vita associata. Persegue l’istruzione laica, cercando di escludere i cattolici nelle attività educatrici dei giovani. Propugna l’abolizione dell’insegnamento della Religione nelle scuole, l’allontanamento totale del clero dalla scuola, la soppressione degli istituti cattolici d’istruzione, di educazione e di beneficenza e persegue perfino il controllo sui seminari. Afferma, inoltre, che i concordati con la Chiesa Cattolica dovrebbero essere eliminati e soppressi, perché costituirebbero un’umiliazione per gli Stati.

La Massoneria è satanista?

Molti studi confermano il fatto che la “religione massonica” coincida, in ultima analisi, con il satanismo. Certamente si tratta di un’affermazione che va espressa con molta prudenza.

Bisogna fare una premessa: se effettivamente è così, in realtà sarebbero pochi gli affiliati alla Massoneria che arriverebbero consapevolmente a constatare la coincidenza tra essenza massonica e satanismo. Per i più la massoneria è satanica, cioè “scuola di anticattolicesimo”.

Insomma, se può esserci qualche difficoltà in merito all’affermazione di un’essenza satanista della Massoneria, non ve ne è per quanto riguarda la sua natura satanica, ovvero il fatto che questa realtà si pone al servizio dell’azione del Maligno nella storia.

Comunque un’attenzione va rivolta ai riferimenti divini della tradizione massonica. Imperversano divinità precristiane a chiara connotazione gnostica.

Come abbiamo già detto, i liberi muratori sostengono che per partecipare ai rituali massonici è necessario credere all’esistenza di un Essere Supremo. Scrive il massone Ralph Anderson: “La Massoneria è aperta ad ogni uomo di buona reputazione che crede in un ‘Essere Supremo’, ed è chiusa solamente agli atei dichiarati e agli agnostici.”.

Ma –attenzione- l’Essere Supremo non è l’unica divinità che i massoni riconoscono. Anche se molti liberi muratori sono all’oscuro del politeismo praticato dalla massoneria, molti dèi e dèe sono oggetto di adorazione nel simbolismo e nel corso dei riti massonici: Bacco, Osiride, Adone e Mithra, ne sono alcuni.

Osiride è il dio egizio dei morti ed una divinità solare; esso veniva chiamato anche con molti altri nomi. In Tracia e in Grecia era noto come Dioniso, il dio dei piaceri, dell’orgia e del vino. Alcune feste date in suo onore comprendevano anche sacrifici umani e spesso riti orgiastici. A Roma, egli veniva chiamato Libero o Bacco. I Lidiani lo identificano con Bassareus, ed in Persia era chiamato Mithra, dove l’astrologia veniva praticata dai suoi seguaci. Presso i Cretesi era noto come Zagreus. I Frigi identificavano Osiride con Sabazius, lo onoravano come una divinità solare (un dio-Sole), lo rappresentavano con le corna, ed il suo emblema era un Serpente. In altri luoghi esso era noto con altri nomi ancora: Deouis, il Giovane Giove, il Centauro, Orione, il Giovane Pluto, Iswara, l’Alato, Nimrod, Adone, Hermes, Prometeo, Poseidone, Butes, Dardano, Himeros, Imbros, Iasius, Zeus, Iacchus, Hu, Thor, Bel, Serapis, Ormuzd, Apollo, Thammuz, Atus, Hercules…e anche Baal.

L’adorazione del Sole, dissimulata nell’uso di nomi di dèi o nei simboli, gioca un ruolo molto importante nella Massoneria. E’ Osiride (con il nome di Hiram Abiff), che i massoni onorano nel 3° grado.

Jim Shaw, un ex-massone convertitosi al Cristianesimo, racconta ciò che accadde quando si recò al tempio per essere insignito del 33° grado: “La cosa che più colpiva era che i muri erano decorati con serpenti. Ce n’erano di tutti i generi; alcuni assai lunghi e grandi. Molti gradi del Rito Scozzese includono la rappresentazione di Serpenti, ed io li riconobbi fra quelli che decoravano le pareti.”

Il celebre massone Albert Pike insiste molto sull’importanza e sull’adorazione dei serpenti negli ambienti massonici. Scrive: “Il fenicio ‘Agathodemon’, detto il Serpente, è lo spirito buono.”

Dato che gli dèi della Massoneria (Thor, Baal, Shiva, Dioniso, Pan, Osiride…) rappresentano Satana sotto diversi travestimenti, e che il culto del Serpente è molto diffuso tra i liberi muratori, e che la Bibbia afferma espressamente che il Serpente è Satana, ci sono argomenti per sospettare che i massoni adorino Satana (Lucifero).

Prima abbiamo detto che l’essenza della Massoneria è la Gnosi. Ebbene, leggiamo come Hutchinson commenta la caduta del primo uomo: “Ma, ahimè, egli (Adamo) cadde! Con la disubbidienza perse tutta la sua gloria e la felicità; e, cosa meravigliosa da narrare, mentre si trovava in questo stato elevato, Satana prevalse.”. La nota in calce relativa a questa frase recita: “Ciò originò l’introduzione del Serpente fra i simboli della Massoneria (…). L’adorazione del Serpente trae la sua origine dalla medesima fonte.”. Un’altra nota in calce in un’altra pagina di questo libro costituisce una citazione estratta dall’opera Key to the New Testament (“Chiave di lettura del Nuovo Testamento”) che afferma: “Alcune corruzioni provenienti dalla filosofia egizia, si adattarono al cristianesimo. Esse pretendevano che il Dio degli ebrei e dei cristiani fosse il Demiurgo (…), e che il Serpente che ingannò Adamo ed Eva deve essere onorato per aver liberato gli uomini dalla schiavitù in cui li teneva il Demiurgo.”. Aggiunge il già citato Albert Pike: “Lucifero, il ‘portatore di Luce’! Nome strano e misterioso per lo Spirito delle Tenebre! Lucifero, il Figlio del mattino! E’ lui che porta la Luce? Non c’è dubbio che sia così!”.

Dunque, un eventuale satanismo della Massoneria sarebbe né nell’ottica di un satanismo razionalista (riferimento a Satana come simbolo della sovversione), né in quello di un satanismo personalista (convinzione dell’esistenza personale di Satana), bensì in quello cosiddetto luciferiano, ovvero gnostico e cabalistico.

Il vescovo cattolico, monsignor Josef Stmpfle (1916-1996), che a nome dell’episcopato tedesco guidò una delegazione incaricata di verificare con alti dignitari massonici la possibilità per un cattolico di aderire alla massoneria, riaffermò l’inconciliabilità tra Chiesa e Massoneria. Stmpfle ricorda che i dignitari massonici si rifiutarono sempre “in modo radicale, quasi brutale” di svelare qualsiasi dettaglio circa i gradi massonici superiori ai primi tre. Il perché di questo ostinato rifiuto sta forse anche nel fatto che egli negli alti gradi massonici –ricorda Stmpfle- al posto del “Grande Architetto dell’Universo” venerato dai massoni (e che per qualche ingenuo si riferirebbe al Dio cristiano) compare il nome Jah-bul-On, che è da intendersi così: Jah starebbe per Jahwé, Bul per Baal e On per Osiride. Ora, secondo la Bibbia, Baal è l’oppositore di Dio e il suo culto è per Dio un orrore. Anche da qui si capisce bene perché il cattolico che aderisce alla massoneria debba essere scomunicato.

La condanna della dottrina e del metodo massonici

Il riferimento principale è all’enciclica Humanum genus. In questa si condanna il veicolo del naturalismo, che è il sistema del razionalismo – ma anche dello scetticismo– e che si traduce nella pratica del laicismo, dell’indifferentismo e del relativismo. Sono quindi radicalmente condannati, per esempio, la morale indipendente o civile, o libera, il matrimonio civile, l’egualitarismo, il permissivismo, la radicale separazione tra Chiesa e Stato, il monopolio scolastico statale, e così via fino al divorzio.

Da questa enciclica, che è del 20 aprile 1884, leggiamo: “Conformemente a quanto più volte confermarono i Nostri Predecessori, nessuno ritenga che per qualunque motivo gli sia lecito iscriversi alla sétta massonica, se la sua professione di cattolicità e la sua salvezza gli stanno a cuore nella misura in cui devono. Nessuno si lasci ingannare di una simulata onestà; infatti, a qualcuno potrà sembrare che i massoni non impongano nulla di apertamente contrario alla santità della religione o dei costumi; ma, essendo essenzialmente malvagio lo scopo alla natura della sétta stessa, non può essere lecito né aggregarsi ai massoni né aiutarli in qualunque modo.”

Così poi si esprime la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede il 26 novembre del 1983: “I fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione.”

Numero2487.

 

I L    P A D R E    E T E R N O

 

Figlio mio, perdonami, purtroppo

io non sono un padre eterno,

e nemmeno un bolso supereroe,

ma solo un frammento di infinito

che si è incarnato, non per caso,

dando vita a te e ai tuoi sogni.

Questa mia vita sta finendo:

cogline il germe dell’eternità

nel bene che noi ci vogliamo,

strappa brandelli di luce,

come stelle dal buco nero

nascosto nell’universo immoto,

e fugaci attimi di pensiero

beneagurante e grato

nel brivido  del nostro sentire.

Forse, almeno nel tuo ricordo,

ci sia la mia piccola eternità.

Mi basta: la porterò con me.

Numero2484.

 

E    C O S Ì …..

 

E così, anche io, ho compiuto ottant’anni.

Per fortuna, non li sento proprio tutti,

alcuni ne ho preservati dai danni,

sopravvivendo a periodi belli e brutti.

 

Non sono stato schiavo dei tiranni

più comuni: troppo cibo, alcol e fumo

e, se con le donne ho fatto il dongiovanni,

beh, la responsabilità me l’assumo.

 

Perché ho sempre vissuto nei miei panni

e le cose giuste e sbagliate, da solo

sempre ho fatto, senza segreti o inganni,

interpretando degnamente ogni ruolo.

 

Che cosa aspettarmi dai prossimi anni?

Se il pessimismo della mia ragione

mi dice che avrò soltanto malanni,

e che poche saranno le cose buone,

 

nonostante che le pene e gli affanni

siano in agguato, mi concederò il meglio

che posso, per i prossimi compleanni,

prima del lungo sonno senza risveglio.

Numero2482.

 

I N N O    A L L A    V I T A

 

La vita non è un sogno vuoto!

La vita è reale! La vita è seria!

E la tomba non è il suo obiettivo.

Tu, mio cuore, robusto e coraggioso,

batti, come un tamburo smorzato,

la tua marcia funebre verso il nulla.

Nel campo di battaglia del mondo,

nel bivacco della vita, lascia pure

che il passato morto seppellisca

i suoi cadaveri, ma non fidarti

del futuro illusorio e mutevole,

sconfiggi la fallacia proterva del destino,

impara a camminare senza avere i piedi,

Agisci, agisci nel presente vivente!

Rendi questa vita sublime e degna

e, partendo, lasciati alle spalle

le tue impronte sulle sabbie del tempo.

Procedi con coraggio, giocando

fino all’ultimo riposo, all’ultimo sipario,

quando lo spettacolo sarà finito,

solo che si muore davvero, e non per gioco.

Tu, cuore di uomo, disperato e naufrago,

impara a morire, cantando l’inno alla vita

e continua a morire, perché ami vivere.

Numero2477.

 

26  Giugno 2022: Elezioni Amministrative – Ballottaggi. Si reca a votare il 42% degli aventi diritto.

Gli eletti amministreranno città e paesi d’Italia pur se rappresentano una infima percentuale (circa il 20 – 25%) dell’elettorato.

Perché non si fa la stessa cosa (cioè si fanno valere i voti espressi) con i REFERENDUM? Come noto, questi non sono validi se non si supera il QUORUM del 50 + 1 %.

Questa non è DEMOCRAZIA.

 

Se alle Elezioni Politiche del 25 Settembre 2022 esprimesse il proprio voto valido meno del 50% del corpo elettorale Italiano, potrebbero gli eletti da una minoranza arrogarsi il diritto di rappresentare tutto il popolo,  ovvero anche coloro che non si riconoscono nei partiti eletti?

Questa non sarebbe DEMOCRAZIA.

 

È NECESSARIO TROVARE UN MODO PER RAPPRESENTARE ANCHE GLI ASTENUTI DISSENZIENTI.

Numero2468.

 

Da WIKIPEDIA

Ergotismo    

 

L’intossicazione da ergot, detta «ergotismo», era conosciuta nel medioevo con il nome di «fuoco di Sant’Antonio» (soprannome in seguito attribuito anche all’herpes zoster), «fuoco sacro» o «male degli ardenti». Il fenomeno era noto già fin dal XVII secolo, tanto che nel 1676 gli scienziati francesi riuscirono a convincere le autorità a proibire l’uso della segale in luogo del frumento per preparare il pane.

Claviceps purpurea  è un ascomicete del genere Claviceps parassita delle graminacee. Il suo nome comune è il termine francese ergot, che in italiano significa “sperone” Detta specie, infatti, genera nelle piante infette degli sclerozi simili a speroni o spesso — come nel caso della segale — delle escrescenze a forma di corna, da cui anche il nome comune di segale cornuta per indicare il cereale affetto da ergotismo.

Claviceps purpurea è la specie più studiata e conosciuta per i suoi rilevanti effetti nella contaminazione di alimenti confezionati con cereali da essa attaccati. Gli speroni della segale cornuta sono corpi fruttiferi del fungo stesso contenenti diversi alcaloidi velenosi o psicoattivi del gruppo delle ergotine (tra cui l’acido lisergico) che presentano vari tipi di effetti sui soggetti che li assumono. Tali alcaloidi, essendo vasocostrittori, compromettono la circolazione; inoltre interagiscono con il sistema nervoso centrale, agendo in particolare sui recettori della serotonina.

L’ergotismo era spesso fatale e aveva sempre effetti devastanti sulle comunità che ne erano colpite. Esso poteva presentarsi in due forme: ergotismus convulsivus, caratterizzato da sintomi neuroconvulsivi di natura epilettica, oppure ergotismus gangraenosus, che provocava gangrena alle estremità fino alla loro mummificazione.

Gli alcaloidi della segale cornuta sono resistenti anche alle alte temperature dei forni di cottura del pane e ciò è ritenuto essere all’origine di molti fenomeni di allucinazione e superstizione tipici di realtà campestri in epoca preindustriale. Pare infatti riconducibile a ergotismo l’ondata di fenomeni registrati a fine Seicento a Salem, nel Massachusetts, che diedero origine alla più grande caccia alle streghe mai vista sul suolo americano. Parimenti attribuibili a effetti allucinatori da ergotismo sono, altresì, presunti eventi soprannaturali quali le cosiddette apparizioni (si citino a esempio Lourdes o Fátima), caratterizzate dall’accadere, sempre in un contesto socio-economico di estrema povertà e di scarsa alfabetizzazione, in cui il nutrimento più diffuso era il pane di segale verosimilmente infetto da ergotismo e in cui i fenomeni allucinatori erano pesantemente influenzati dalle esperienze pregresse e dalla credulità popolare.

Una possibile ipotesi circa il nome “Fuoco di Sant’Antonio” è che nel Nord Europa, dove il pane veniva fatto con la segale, spesso si contraeva questa malattia, dovuta al fungo che infettava la segale. I malati, recandosi in pellegrinaggio verso i santuari di sant’Antonio in Italia, man mano che scendevano verso Sud cambiavano alimentazione mangiando pane di grano, e ciò attenuava o eliminava i sintomi dell’intossicazione. Tale effetto veniva attribuito a un miracolo per opera di sant’Antonio.

 

N.d.R. : Rilevo con stupore che spiegazioni scientifiche (che riguardano medicina, tossicologia, chimica, nutrizionismo) di questo tipo siano così poco conosciute, anche oggi. Io stesso sono venuto a conoscenza di questi fatti storici solo per vie traverse, senza un preciso intento o preconcetto.
Ho approfondito un termine e mi sono imbattuto in un’ipotesi  storica che spiegherebbe gli stati allucinatori di “miracoli” come quelli di Lourdes e Fàtima, come dovuti al tipo di alimentazione con il consumo quotidiano di pane di segale cornuta. Capisco, tuttavia, molto bene perché questa ipotesi, che continuo a considerare tale, non sia di pubblico dominio. Su ciò che non conviene parlare, non si parli.

Numero2467.

 

Dal  FATTO QUOTIDIANO  del 1 Giugno 2022.

 

di Ferdinando Boero, zoologo all’Università Federico II.

 

I ragazzi non capiscono? È utile che sia così. La scuola senza pratica è destinata a fallire

 

Una collega, madre di uno scolaro, mi manda la foto del Manuale per le prove Invalsi della scuola primaria. Ci sono anche io, citato in un capitoletto sulle meduse… Finire su un testo per le elementari mi riempie dei orgoglio. Ma per poco: le prove Invalsi sono andate male. Percentuali significative di studenti non sono in grado di comprendere un testo e di fare calcoli. Gli anziani, categoria alla quale appartengo, si strappano le vesti: il sistema educativo è troppo permissivo, ah… ai miei tempi! I maestri ci rifilavano ceffoni, se sgarravamo. E a casa sarebbe arrivato il resto, se mai la notizia fosse trapelata. Se non si studiava la pena era certa e implacabile, oggi invece non si boccia più, è diseducativo!
Non è che non studiassi, allora. Leggevo, e imparavo senza sforzo, libri che trattavano di argomenti differenti da quelli proposti dai docenti. Risultato: sempre rimandato a partire dalla prima media, bocciato due volte al liceo. Giusto: rifiutavo le regole e ne pagavo le conseguenze. All’università ho scoperto che studiare è bellissimo e, da allora, non ho più smesso.

Ho tenuto corsi universitari per decenni. Alcuni entusiasmanti (biologia marina) altri che potrebbero essere pesanti mattoni (zoologia). Imparare a memoria i nomi di animali, assieme alle litanie che descrivono le loro caratteristiche, può risultare indigeribile a individui poco inclini a studiare a memoria qualunque assurdità, sapendola ripetere a comando. Quell’esame può essere un ostacolo quasi insuperabile, oppure quello di cui gli studenti si ricordano per sempre.

Per comprendere il livello di competenza dei miei studenti, all’inizio di un corso del primo anno, stimolato da una pubblicità, domandai: bevete un litro d’acqua e poi fate la plin plinChe strada fa l’acqua? Per rispondere si devono conoscere gli apparati digerente, circolatorio e respiratorio, il metabolismo cellulare, l’apparato escretore e un po’ di sistema nervoso e endocrino. Ma non basta: bisogna metterli assieme, collegandone le funzioni. Le informazioni sui singoli apparati non sono conoscenza. Per la prima volta, si accorsero della loro fantozziana ignoranza. Era così anche “ai miei tempi”: informazioni che non diventavano conoscenza.

Non sapere come funziona il proprio corpo è sintomo di grave carenza culturale, forse più dell’ignoranza di un teorema, o dell’origine della metafora nel primo verso del Purgatorio.
Noi siamo animali che imparano, e comunichiamo verbalmente. Come impariamo a parlare? Studiamo la grammatica e la sintassi, e poi parliamo, oppure prima parliamo e poi studiamo le regole? Quando, qualche eone fa, studiai lingue straniere (dal latino al francese all’inglese) il sistema di apprendimento era proprio quello: declinazioni, liste di parole da imparare, regole. Di parlare non se ne parlava. Se ci insegnassero così la nostra lingua madre, saremmo degli infelici.

Prima viene la pratica e poi la teoria: approccio induttivo. L’approccio deduttivo, fondamentale in moltissime scienze, prevede che si elabori prima la teoria, e poi si passi alla pratica: per perseguirlo, però, si parte da percorsi induttivi, esperienziali.

Se la formazione comincia con la teoria e manca di concretezza, soprattutto nelle fasi iniziali, la sua efficacia diminuisce. La mia interpretazione del fallimento del sistema educativo è tutta qui: adotta un sistema deduttivo, quando sarebbe necessario un sistema induttivo a cui far seguire l’approccio deduttivo. Inutile imparare a priori tutti gli apparati e i sistemi che compongono il nostro corpo se poi non si sa come interagiscono per farlo funzionare (la pipì). Sempre restando in acqua… quali mari bagnano l’Italia? Ligure, Tirreno, Ionio, Adriatico, giusto? E l’Atlantico? Quando piove in Italia, da dove viene l’acqua che ci bagna? Pensate alle previsioni del tempo. Le perturbazioni (le nuvole) si formano in Atlantico e poi si spostano verso l’Europa, Italia inclusa. Quando piove, è l’acqua dell’Atlantico che ci bagna. Il Po è in secca perché non piove. La sorgente è il Monviso, ma l’acqua del Po viene prima di tutto dall’Atlantico. Quando lo sai è così ovvio.Ci volevano cinque minuti a spiegare la plin plin; che l’Atlantico bagni l’Italia richiede ancor meno tempo. La plin plin e la pioggia sono “pratica”, e si passa dal livello del nostro corpo a quello planetario. Con quella “pratica” si arriva a capire il significato della “teoria”. “Capire”, non “imparare a memoria”. In 13 anni di scuola non c’è spazio per la pratica, a meno di avere docenti illuminati che la propongono in percorsi extracurriculari. I bambini, magari, studiano l’importanza della biodiversità… ma non sanno i nomi degli alberi che incontrano tornando a casa da scuola.

Questo sistema educativo, e ora faccio il complottista, sembra fatto apposta per chi vuole che i cittadini adulti abbiano i livelli di comprensione di scolari svogliati che siedono nell’ultimo banco. È utile che non capiscano… Talmente utile che siamo chiamati a votare un referendum che vuole abolire il divieto per i condannati di sedere in parlamento, chiedendo misure restrittive per i magistrati. Una bella prova Invalsi che misura l’intelligenza dell’italiano medio, o il tasso di delinquenzialità degli elettori.

Numero2466.

 

LODE ALL’ AMICO RISANATO.

 

Antonietta Fagnani Arese: chi era costei?
Era una contessa Milanese, ben conosciuta nel giro della Nobiltà Meneghina, amica ed amante, per qualche tempo (1800 – 1803) di Ugo Foscolo, il nostro poeta, noto esponente del Neoclassicismo del Primo Ottocento, di cui abbiamo studiato a scuola odi e sonetti.
A questa gentile Signora, il Foscolo ha dedicato un’Ode, pubblicata nel 1802, dal titolo ALL’AMICA RISANATA, un polpettone ottocentesco e neoclassico, che oggi farebbe ridere, ma che allora, secondo i criteri didattici dei nostri tempi giovanili, si doveva studiare come esemplare storico della nostra Letteratura. È un omaggio all’innamorata che usciva da un periodo di malattia e ritornava alla vita normale. Evito ogni ulteriore dettaglio sull’opera: non varrebbe la pena approfondire.
Invece, la cito qui, come aggancio e riferimento, per il suo titolo, che mi è venuto in mente oggi, 1 Giugno 2022, dopo aver giocato l’ennesimo doppio di tennis, avendo come avversario il mio caro amico “biondo”. Detto per inciso, anche per la brillante prestazione del giocatore ora citato, che mi giocava contro, ne sono uscito, seppur di poco, sconfitto. E lo riferisco con grande piacere perché, dopo tanti mesi di traversie, lui, “il biondo”, ha oggi dimostrato di essere pienamente recuperato ad una condizione fisico – atletica accettabile e soddisfacente. La sua palla malefica ha ricominciato a tormentarmi e a mettermi in difficoltà: complimenti e congratulazioni, con l’augurio che questa condizione di benessere si prolunghi per tanto tempo ancora.

Ma, Ugo Foscolo scrisse l’ODE “ALL’AMICA RISANATA”.
Io scrivo, invece, questa LODE ALL’AMICO RISANATO.

Numero2465.

 

Ricevo da Giuliana e…. diffondo.

 

A  PROPOSITO DI …. CERVELLO.

 

Questa è per noi !!!!

Il direttore della George Washington University School of Medicine sostiene che il cervello di una persona anziana è molto più pratico di quanto si creda comunemente.
A questa età, l’interazione degli emisferi destro e sinistro del cervello diventa armoniosa, il che espande le nostre possibilità creative. Ecco perché tra le persone con più di 60 anni puoi trovare molte personalità che hanno appena iniziato le loro attività creative.

Naturalmente, il cervello non è più veloce come in gioventù. Tuttavia, guadagna in flessibilità. Pertanto, con l’età, è più probabile che prendiamo le decisioni giuste e siamo meno esposti alle emozioni negative. Il picco dell’attività intellettuale umana si verifica intorno ai 70 anni, quando il cervello inizia a funzionare a pieno regime.

Nel tempo aumenta la quantità di mielina nel cervello, una sostanza che facilita il rapido passaggio dei segnali tra i neuroni.
Per questo motivo, le capacità intellettuali aumentano del 300% rispetto alla media.

Interessante anche il fatto che dopo 60 anni una persona può utilizzare 2 emisferi contemporaneamente. Ciò consente di risolvere problemi molto più complessi.

Il professor Monchi Uri, dell’Università di Montreal, ritiene che il cervello del vecchio scelga la strada che consuma meno energia, elimina il superfluo e lascia solo le giuste opzioni per risolvere il problema. È stato condotto uno studio che ha coinvolto diverse fasce di età. I giovani erano molto confusi quando affrontavano i test, mentre quelli con più di 60 anni prendevano le decisioni giuste.

Ora, diamo un’occhiata alle caratteristiche del cervello tra i 60 e gli 80 anni. Sono davvero rosa.

 

CARATTERISTICHE DEL CERVELLO DI UNA PERSONA ANZIANA.

 

1. I neuroni nel cervello non muoiono, come dicono tutti intorno a te. Le connessioni tra di loro semplicemente scompaiono se non ci si impegna nel lavoro mentale.

2. La distrazione e l’oblio sorgono a causa di una sovrabbondanza di informazioni. Pertanto, non è necessario che tu concentri tutta la tua vita su sciocchezze inutili.

3. A partire dai 60 anni, una persona, quando prende decisioni, non usa un singolo emisfero, come i giovani, ma entrambi.

4. Conclusione: se una persona conduce uno stile di vita sano, si muove, svolge un’attività fisica praticabile ed è pienamente attiva mentalmente, le capacità intellettive NON diminuiscono con l’età, semplicemente CRESCONO, raggiungendo un picco all’età di 80-90 anni.

 

Quindi non aver paura della vecchiaia. Sforzati di svilupparti intellettualmente. Impara nuovi mestieri, fai musica, impara a suonare strumenti musicali, dipingi quadri! Danza! Interessati alla vita, incontra e comunica con gli amici, pianifica il futuro, viaggia come meglio puoi. Non dimenticare di andare in negozi, caffè, spettacoli. Non stare zitto da solo: è distruttivo per chiunque. Vivi con il pensiero: tutte le cose belle sono ancora davanti a te!

 

FONTE: New England Journal of Medicine.

 

Trasmetti queste informazioni alla tua famiglia e ai tuoi amici tra i 60, i 70 e gli 80 anni in modo che possano essere orgogliosi della loro età 😉

 

 

N.d.R. : Obiettivamente, non posso che confermare queste teorie recenti ed un po’ controcorrente. A partire dall’età della pensione, ho registrato in me un rigurgito di attività cerebrali, specialmente di tipo creativo. Ho imparato da solo a suonare la chitarra, ho cominciato a scrivere di tutto e di più su questo BLOG, cose che mai mi sarei sognato di fare in precedenza. E, soprattutto, mi è aumentata la brama di conoscere ed assaporare novità e stimoli di ogni tipo e natura, con una curiosità proporzionale alla quantità di tempo che ho a disposizione: tanta.
Quando sei giovane, sembra che la vita ti sfugga dalle mani, come sabbia dalle tue dita: non ti resta un gran che. Sembra che sia la vita che ti divora il tempo, in pensieri, emozioni ed attività che è lei stessa a gestire e dispensare. Quando, come ora per me, il tempo lo gestisci tu, ti accorgi che la classifica delle priorità e delle importanze è tutta cambiata: i valori, i ritmi, le scadenze, gli approcci e le conseguenze sono molto più intrinsecamente vicini alle loro reali carature, non alterati da una compressione artificiale, indotta e, a volte, truffaldina, che la scarsità del tempo instaura inevitabilmente.