The best gifts
are the ones
we buy ourselves.
I migliori regali
sono quelli che
ci compriamo da noi stessi.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
The best gifts
are the ones
we buy ourselves.
I migliori regali
sono quelli che
ci compriamo da noi stessi.
Non serve avere tutto,
ma tutto quello che serve.
R I F L E S S I O N E
Il mondo non sarà mai
dei cretini istruiti,
sarà, bensì, retaggio
dei saggi istruiti.
Non sembri una banalità,
perché la parola chiave,
quella che fa la differenza,
non è “cretini” o “saggi”,
ma, piuttosto, “istruiti”.
Di solito, un giovane
è più cretino che saggio;
di converso, un vecchio
è più saggio che cretino.
Comunque sia, la loro istruzione
sarà sempre discriminante.
Talvolta accade che un giovane,
cretino, abbia successo.
Se non sarà istruito, questo
successo sarà effimero,
perché dipende solo
dalla sua gioventù.
Ma, più spesso, un vecchio,
saggio, non avrà séguito,
pur essendo istruito,
perché non cercherà il successo,
gli basterà l’istruzione,
che sarà il premio a se stesso.
La sua “cultura di vita” è
il suo successo autoappagante.
Ma, in questo rinchiudersi
nella sua “turris eburnea”,
c’è un anello debole
nella catena di trasmissione
della cultura di un popolo, che
è una continua sedimentazione,
una stratificazione dei “saperi”
condivisi perché comunicati.
Un vecchio saggio non può
permettersi il lusso di portare
con sé, nella tomba, il “tesoro”
della sua cultura, cioè le conoscenze,
le sensibilità, le esperienze migliorative,
che hanno accompagnato il suo
personale percorso di vita.
Deve spargerlo ed espanderlo,
per condividerlo e metterlo
a disposizione degli altri,
se non di tutti, almeno di coloro
che ne sapranno cogliere la traccia.
Solo così, potrà ritagliarsi
una piccola fetta di eternità.
Segnalata da Rita
Col tempo, impari a
tenerti le cose dentro,
ma non perché hai
un carattere chiuso,
ma perché, spesso,
spiegare è inutile.
Tanto, alla fine,
le persone che ti
capiscono veramente,
sono quelle a cui
non hai bisogno
di spiegare nulla.
A. Curnetta.
Ora non è tempo per pensare
a ciò che non hai.
Pensa a quello che puoi fare
con quello che c’è.
Ernest Hemingway.
CONFESSIONE
” I vantaggi di avere 60 anni o più”.
Riderai quando vedrai il messaggio di risposta.
“Non cambierei mai i miei fantastici amici, la mia vita meravigliosa, la mia amata famiglia per i capelli meno grigi o una pancia più piatta.
Crescendo sono diventata più amichevole e meno critica con me stessa.
Sono diventata mia amica…
Non mi biasimo per aver mangiato biscotti extra, per non aver fatto il letto o per aver comprato qualcosa di stupido di cui non avevo bisogno.
Ho il diritto di essere disordinata, di essere stravagante.
Ho visto molti cari amici lasciare questo mondo troppo presto, prima di rendermi conto della grande libertà dell’ invecchiamento.
Chi mi biasimerà, se decido di leggere o giocare sul mio computer fino alle quattro e dormire fino a mezzogiorno?
Chi mi renderà felice come stare a letto o davanti alla TV per tutto il tempo che voglio?
Ballerò con quei meravigliosi successi degli anni ’70 e ’80 e se allo stesso tempo voglio piangere per un amore perduto …
Io vado!
Se voglio, camminerò lungo la spiaggia in pantaloncini troppo distesi su un corpo in decomposizione e mi tufferò tra le onde con abbandono, nonostante gli sguardi penalizzanti degli altri del jet set.
Invecchieranno anche loro.
So che a volte dimentico, ma ci sono alcune cose nella vita che dovrebbero anche essere dimenticate.
Ricordo le cose importanti. Certo, nel corso degli anni il mio cuore si è rotto.
Ma i cuori infranti ci danno forza, comprensione e compassione.
Un cuore che non ha mai sofferto è immacolato e sterile e non conoscerà mai la gioia di essere imperfetto.
Sono fortunata ad aver vissuto abbastanza a lungo da avere i miei capelli grigi e le mie risate giovanili incise per sempre in profondi solchi in faccia.
Molti non hanno mai riso, molti sono morti prima che i loro capelli diventassero d’argento.
Man mano che invecchi, è più facile essere positivi.
Ti importa meno di quello che pensano gli altri.
Non mi interrogo più.
Mi sono guadagnata il diritto di sbagliare. Quindi, per rispondere alla tua domanda, mi piace essere vecchia.
Mi piace la persona che sono diventata.
Non vivrò per sempre, ma mentre sono ancora qui, non perderò tempo a rimpiangere ciò che potrebbe essere stato o preoccuparmi di ciò che sarà.
E se ne ho voglia, mangerò dessert ogni giorno.
Ce l’hai?
Possa la nostra amicizia non essere mai separata, perché proviene dal cuore!
Invia questo ad almeno 7 persone oltre i 60 anni e vedrai cosa succede sullo schermo.
Riderai!
Farà bene alla testa.
Solo da oltre 60 anni.❤❤❤ va bene anche se sei più giovane!?
È sempre faticoso imparare,
è spesso difficile capire,
ma conoscere non basta mai
e credere è semplice assai.
PIACERSI
“Ogni volta che cerchi di apparire
in modo che gli altri ti approvino,
sacrifichi la tua individualità”.
Schiere, manipoli, coorti, centurie, legioni, eserciti di persone pensanti ed agenti sono ormai in balia di una nuova categoria di conduttori, ispiratori, indicatori, opinion leaders, advisors che si identificano e si compendiano nella figura dell’ INFLUENCER : l’ultimo “pifferaio magico”. Questi, è colui che, forte di una assiduità di frequentazione sui temi in argomento, di un bagaglio di conoscenze di non comune reperibilità, di una sensibilità istintiva ma anche ragionata ed aggiornata, fornisce dati, notizie, algoritmi, suggerimenti ed esempi, che possono “influenzare” i comportamenti dei fruitori, i “followers”, o seguaci, che a lui si rivolgono e che, supinamente, si adeguano alle di lui direttive.
Questa abdicazione, a prescindere, dalle proprie capacità di conoscenza, di ragionamento, di critica, a mio modo di vedere, è sconvolgente e devastante.
Nulla da eccepire sulla legittimità dell’esistenza di una tale figura e di una tale funzione: è in linea con i tempi e i modi del nostro vivere, nuovo e diverso. Se c’è mercato, in questo senso, è normale che crescano e si sviluppino le risposte a determinate esigenze, che si riempiano dei vuoti che si vengono a creare. Quello che mi fa specie, è che si sono determinate le condizioni per lo sdoganamento di queste “operatività di supporto” a carenze che, un tempo, non esistevano: allora, ogni essere dotato di un proprio “hardware” cerebrale, provvedeva a relazionarsi con il relativo “software” operativo, attraverso la paziente formazione, l’allenamento faticoso e diuturno, l’esercizio teorico/pratico sul campo applicativo. E ne usciva una esperienza da mettere a frutto, con cognizione di causa, con consapevolezza di praticantato, con dotazione di conoscenze dirette e di facoltà critiche e correttive. Insomma, un bagaglio di esperienze che non aveva bisogno di “consulenze” di nessun tipo.
Oggi, purtroppo, tutto questo gran “da fare” non lo si sa, o non lo si vuole, praticare. È molto più comodo riferirsi e rivolgersi agli “specialisti” o “specializzati” che, a pagamento, sostituiscono e supportano il proprio impegno personale, in qualunque campo. Sono loro che ti dicono cosa fare, dove andare, quali tempi e modi devi osservare per ottenere, in maniera rapida e sicura, il raggiungimento del tuo obiettivo.
Non è più la stagione della tua, personale, formazione culturale, argomentativa, operativa: troppo tempo, troppo impegno, troppo dispendio di energie, con il rischio che il “business”, di cui trattasi, diventi rapidamente obsoleto o non più remunerativo. Si bruciano le tappe e, pertanto, si brucia anche la crescita, l’esperienza, il miglioramento nel divenire. Allora, accorciamo tutto: dal “prète a porter” al “prète a penser”: invece di fare la pasta in casa, compriamo la pasta già pronta, confezionata.
Stiamo, ormai, diventando una tipologia umana di “decerebrati” che, invece di “mettersi in proprio”, delega le proprie funzioni cognitive, razionali, imprenditoriali, operative e, in fin dei conti, anche la propria creatività e fantasia, che sono il vero “tesoro” della iniziativa umana, a dei “professionisti” del “know how”, del “come fare”. È così che stiamo diventando sempre più pecoroni, che stiamo sempre in fila intruppati nel gregge, guardando la coda della pecora davanti a noi, seguendola dovunque vada, purché ci porti dove c’è l’erbetta da brucare. Perché è questa, che ci sta davanti, la pecora che vede e sa dove c’è l’erba che noi cerchiamo.
Di questa “nuova” schiera di umani, di questi soldatini di piombo fatti con lo stampino, di questi “replicanti”, vuoti a perdere e spersonalizzati, non so che farmene se non una pessima opinione.
….ma io che sono bella dentro,
per farmi un selfie decente,
mi devo ingoiare lo smartphone?
Essere se stessi
è una virtù esclusiva
dei bambini,
dei matti,
dei solitari.
Fabrizio De André.
Prima di morire, però,
voglio lottare per la vita.
Se sono in grado
di camminare da solo,
posso andare dove voglio.
Paulo Coelho.
Investi in te stesso.
È l’investimento che
paga i più alti
interessi.
Regala la tua assenza
a chi non dà valore
alla tua presenza.
Oscar Wilde.
Sono SINGLE
per legittima difesa.