Numero2665.

 

da QUORA

 

P A D R I   E   F I G L I

 

Che ho imparato dalle mancanze.

REPETITA IUVANT: Educare vuol dire togliere.

Quando un genitore dice: “io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio” esprime la sua totale idiozia.

Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa, perché se non ti manca niente a che ti deve servire la curiosità, a che ti serve l’ingegno, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in questa scatola magica, non ti serve a niente no?

Se sei stato servito e riverito come un piccolo lord rimbecillito su un divano, ti hanno svegliato alle 7 meno un quarto la mattina, ti hanno portato a scuola, ti hanno riportato a casa, ti hanno fatto vedere immancabilmente Maria De Filippi perché non è possibile perdersi una puntata di Uomini e Donne, perché sapete che è un’accusa pedagogicamente brillantissima.

Ma una cosa di buon senso, il coraggio di dire di no? Vedete io me lo ricordo, tanti anni dopo, l’1 in matematica e non mi ricordo le centinaia di volte che mi hanno dato 6, perché il 6 non dice niente, è scialbo, è mediocre.

Me lo disse mio padre quando tornai a casa. “Papà ho preso 1 in matematica”.
Pensai che avrebbe scatenato gli inferi, non sapevo cosa sarebbe successo a casa mia. Lui invece mi disse: “Fantastico, 4 lo prendono in tanti, invece 1 non l’avevo mai sentito. E quindi hai un talento, figliolo”.
E poi passava dall’ironia ad essere serio: “Cerca di recuperare entro giugno se no sarà una gran brutta estate”. Fine. Non ne abbiamo più parlato. Perché lui credeva in me.

E quando credi in un ragazzo non lo devi aiutare, se è bravo ce la fa. Perché lo dobbiamo aiutare? Io aiuto una signora di 94 anni ad attraversare la strada, ci mancherebbe altro. Perché devo aiutare uno di 18? Al massimo gli posso dire: “Sei connesso? Ecco, questa è la strada, tanti auguri per la tua vita”.

Si raccomandano le persone in difficoltà, non un figlio. Perché devi raccomandare un figlio? Perché non ce la fa? Che messaggio diamo? Siccome tu non ce la fai, ci pensa papà. Tante volte ho sentito dire da un genitore: io devo sistemare mio figlio. “Sistemare”. Come un vaso cinese. Dove lo sistemi? Dentro la vetrinetta, sopra l’armadio?

Hai messo al mondo un oggetto o hai messo al mondo un’anima? Se hai messo al mondo un’anima non la devi sistemare, l’anima va dove sa andare.
Educare non ha nulla a che fare con la democrazia, dobbiamo comandare noi perché loro sono più piccoli. In uno stagno gli anatroccoli stanno dietro all’anatra. Avete mai visto un’anatra con tutti gli anatroccoli davanti? È impossibile, è contro natura. Perché le anatre sono intelligenti, noi meno.

Un genitore è un istruttore di volo, deve insegnarti a volare. Non è uno che spera che devi restare a casa fino a sessant’anni, così diventi una specie di badante gratis. Questo è egoismo, non c’entra niente con l’amore. L’amore è vederli volare.

Paolo Crepet

Numero2644.

 

da  QUORA

 

U N   I N S E G N A M E N T O   P E R    L A   V I T A

 

Un topo fu posto in cima a un barattolo pieno di cereali. Era così felice di trovare tanto cibo intorno a sé che non sentì più il bisogno di correre in giro alla ricerca di cibo.

Ora poteva vivere felicemente la sua vita.

Dopo alcuni giorni in cui si era goduto i cereali, raggiunse il fondo del barattolo.

Improvvisamente, si rese conto di essere in trappola e di non poterne uscire. Ora doveva dipendere completamente da qualcuno che mettesse i grani di cereali nel barattolo per sopravvivere.

Ora non aveva altra scelta che mangiare ciò che gli avrebbero dato.

Alcune lezioni da imparare da questa vicenda:

1) I piaceri a breve termine possono portare a trappole a lungo termine.

2) Se le cose sono facili e ci si sente a proprio agio, si rimane intrappolati nella dipendenza.

3) Quando non utilizzate le vostre capacità, perdete molto più delle vostre capacità. Perderete le vostre SCELTE e la vostra LIBERTÀ.

4) La libertà non è facile da ottenere, ma può essere persa rapidamente. NULLA arriva facilmente nella vita e se arriva facilmente, forse non ne vale la pena.

Non maledite le vostre lotte. Sono le vostre benedizioni sotto mentite spoglie.

Numero2016.

 

R I F L E S S I O N E

 

Il mondo non sarà mai

dei cretini istruiti,

sarà, bensì, retaggio

dei saggi istruiti.

Non sembri una banalità,

perché la parola chiave,

quella che fa la differenza,

non è “cretini” o “saggi”,

ma, piuttosto, “istruiti”.

Di solito, un giovane

è più cretino che saggio;

di converso, un vecchio

è più saggio che cretino.

Comunque sia, la loro istruzione

sarà sempre discriminante.

Talvolta accade che un giovane,

cretino, abbia successo.

Se non sarà istruito, questo

successo sarà effimero,

perché dipende solo

dalla sua gioventù.

Ma, più spesso, un vecchio,

saggio, non avrà séguito,

pur essendo istruito,

perché non cercherà il successo,

gli basterà l’istruzione,

che sarà il premio a se stesso.

La sua “cultura di vita” è

il suo successo autoappagante.

Ma, in questo rinchiudersi

nella sua “turris eburnea”,

c’è un anello debole

nella catena di trasmissione

della cultura di un popolo, che

è una continua sedimentazione,

una stratificazione dei “saperi”

condivisi perché comunicati.

Un vecchio saggio non può

permettersi il lusso di portare

con sé, nella tomba, il “tesoro”

della sua cultura, cioè le conoscenze,

le sensibilità, le esperienze migliorative,

che hanno accompagnato il suo

personale percorso di vita.

Deve spargerlo ed espanderlo,

per condividerlo e metterlo

a disposizione degli altri,

se non di tutti, almeno di coloro

che ne sapranno cogliere la traccia.

Solo così, potrà ritagliarsi

una piccola fetta di eternità.

 

Numero1933.

 

Segnalata da Rita

 

Col tempo, impari a

tenerti le cose dentro,

ma non perché hai

un carattere chiuso,

ma perché, spesso, 

spiegare è inutile.

Tanto, alla fine,

le persone che ti

capiscono veramente,

sono quelle a cui

non hai bisogno

di spiegare nulla.

 

A.  Curnetta.