Mille e più motti

Cosa ci insegna la vita... testamento spirituale di un libero pensatore

Numero2568.

 

S A P E R E   A U D E  (pronuncia: sàpere àude)

 

da un articolo pubblicato sul Berlinische Monatsschrift, 1784.

 

Nel 1784 la rivista tedesca Berlinische Monatsschrift pose ai suoi lettori la domanda: «che cos’è l’illuminismo?». Tra gli intellettuali che risposero all’interrogativo vi fu il filosofo Immanuel Kant, il quale diede una definizione destinata a fare storia, incentrata sull’idea dell’«uscita dell’uomo dallo stato di minorità». Definendo che cosa si debba intendere con il termine “illuminismo”, Kant fa riferimento al rischiaramento prodotto dall’esercizio «pubblico» della ragione, vale a dire dall’utilizzo pieno e libero di questa facoltà umana nell’ambito dello studio, della ricerca e della discussione. L’invito a diventare intellettualmente «maggiorenni» e a usare le risorse della ragione risuona nell’esortazione latina citata da Kant: sapere aude, osa sapere.

L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità di cui egli stesso è colpevole. Minorità è l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro. Colpevole è questa minorità, se la sua causa non dipende da un difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi di essa senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo dunque è il motto dell’illuminismo. […]

È dunque difficile per il singolo uomo tirarsi fuori dalla minorità, che per lui è diventata come una seconda natura. È giunto perfino ad amarla, e di fatto è realmente incapace di servirsi della propria intelligenza, non essendogli mai stato consentito di metterla alla prova. Precetti e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale, o piuttosto di un abuso, delle sue disposizioni naturali, sono i ceppi di una permanente minorità. Se pure qualcuno riuscisse a liberarsi, non farebbe che un salto malsicuro anche sopra il fossato più stretto, non essendo allenato a camminare in libertà. Quindi solo pochi sono riusciti, lavorando sul proprio spirito a districarsi dalla minorità camminando, al contempo, con passo sicuro. […]

Se dunque ora si domanda: «viviamo noi attualmente in un’età rischiarata?» Allora la risposta è: «no, bensì in un’età di rischiaramento». Che gli uomini presi assieme siano, per come stanno le cose, già in grado, o che possano anche solo essere posti in grado di valersi con sicurezza e bene della propria intelligenza in cose di religione, senza l’altrui guida, è una condizione da cui siamo ancora molto lontani. Ma che ad essi, adesso, sia comunque aperto il campo per lavorare ed emanciparsi verso tale stato, e che gli ostacoli alla diffusione del generale rischiaramento o all’uscita dalla minorità a loro stessi imputabile diminuiscano gradualmente, di ciò noi abbiamo invece segni evidenti.

 

N.d.R.: SAPERE AUDE è una frase rintracciabile nelle EPISTOLE di Orazio (Quinto Orazio Flacco poeta latino)

 

Numero2565.

 

C O L T E   A L   V O L O   D A   U N A   C O N F E R E N Z A   D I   P A O L O   C R E P E T

 

Ciò che è comodo è stupido.

Le cose belle sono difficili.

Se vuoi una cosa bella devi faticare.

Non te la regala nessuno.

Quello che ti regalano è la banalità,

la mediocrità: quella è gratis.

 

Dare sempre la colpa agli altri

non è molto intelligente.

 

I soldi non fanno venire idee,

sono le idee che fanno venire i soldi.

 

Non esiste la razza bianca

o la razza nera, o gialla:

esiste la razza umana.

Tutti quei colori della pelle

hanno lo stesso genoma.

 

Circondatevi di persone

migliori di voi.

 

Mi intriga l’idea

che la mia vita

non è servita

soltanto a me stesso.

 

Fate una rivoluzione, stupitevi!

Studiate.

Dopo vi diremo a cosa serve,

intanto fatelo. È rivoluzionario.

 

Siccome nelle scuole

è stata abolita ogni forma

d’intelligenza, anche

l’ironia, che è una forma

d’intelligenza, è stata abolita.

 

 

Numero2563.

 

I L   P E N S I E R O

 

Se mai c’è un luogo nell’universo

dove la luce partorisce il buio,

e la pioggia prosciuga il sole,

quando il tempo si fissa immoto

in uno specchio di aria tersa

e il mare affoga nel cielo immenso,

se, forse, la pelle rabbrividisce il dito

che la sfiora, distrattamente leggero,

e l’ombra prostituisce, puttana,

i contorni delle figure indefinite,

mentre il silenzio attutisce il clangore,

smorzando ovattato lontani tamburi,

se la rosa odorosa stupra il letame

e, subdola, ne prende il sopravvento

ed, intanto, il vomito del troppo cibo

ingoia la fame che lo concupisce,

colà e allora, io mi ritirerò sereno,

dopo l’orgia di sensazioni truculente

della vita terrena, che sta abdicando.

Porterò con me soltanto il pensiero,

retaggio energico e incorruttibile

d’una vitalità ormai logora  e vetusta.

Unica forma di vita dopo la mia vita,

anche altrove, il mio pensiero vivrà.

Numero2560.

 

L A   P A U R A

 

” Dobbiamo avere paura.

La paura è una virtù:

allontana dai pericoli

della tentazione. La paura

ci protegge dal male che

portiamo dentro noi stessi

e dalla voce malvagia

che ci fa confondere

fra giusto e sbagliato.

Non è la ragione, ma la fede

che ci aiuta a tenere

a bada i nostri mostri.

Al pari del dolore, si avverte

quando danneggiamo noi stessi.

La paura è un dono che

il Signore ci ha fatto.

Oggi più che mai, dobbiamo

tutti imparare ad avere paura.

Ci sono porte che non vanno

mai aperte e nemmeno

socchiuse, perché il male

sa penetrare attraverso

le più piccole debolezze.”

 

Queste parole, rivolte ai fedeli, sono pronunciate sul pulpito dal pastore cristiano protestante di uno sperduto villaggio della Groenlandia, nel film “The hanging sun – Il sole di mezzanotte”, tratto dall’omonimo romanzo di Jo Nesbo.

 

N.d.R.: Promuovere e inculcare la paura e il senso di colpa è sempre stata la formula vincente delle religioni monoteiste per implementare il controllo delle coscienze: é un disastroso e devastante disturbo dell’anima.

Vi rimando alla lettura del Numero2533. dove espongo il mio pensiero su questo tema, applicato alla mia vita.

 

 

Numero2557.

 

C A P I R E   L A   V I T A

 

Le persone disincantate,

disilluse, un po’ ciniche,

magari quasi amorali

e talvolta un po’ beffarde,

hanno capito da tempo,

o chissà, forse da sempre,

il dramma farsesco

dell’esistenza, hanno tolto

il velo ipocrita dalla realtà:

sono le persone intelligenti.

Non odiamole troppo.

Soffrono già per conto loro.