C A R A D I E T A,
le cose tra di noi
non stanno funzionando
e non per colpa mia.
Tu sei sgradevole, noiosa
e io continuo a tradirti.
È meglio finirla qui.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
C A R A D I E T A,
le cose tra di noi
non stanno funzionando
e non per colpa mia.
Tu sei sgradevole, noiosa
e io continuo a tradirti.
È meglio finirla qui.
Il lato positivo
di essere morti
è che tu non lo sai.
È come essere stupidi.
È doloroso
solo per gli altri.
Cambiate idea
ogni tanto,
altrimenti la testa
sa di chiuso.
A I U T O
Non c’è nulla
che tu possa fare
per dare aiuto
a chi non vuole
aiutare se stesso.
I S T R U Z I O N E A L C O N S U M I S M O
Sono sempre più di moda
le armi di distrazione di massa.
N.d.R.: Le più recenti tendenze dell’indottrinamento consumistico prevedono che il popolo bue venga bombardato da offerte implementate attraverso l’allenamento e l’assuefazione alla DIPENDENZA da ogni forma di consumo. Un esempio su tutti. Una volta i film erano episodi singoli: consumato uno, una volta, bastava. Poi, ci hanno presentato i sequel, cioè la prosecuzione della storia del primo episodio, Qualche rara volta, addirittura, i prequel, cioè ciò che era successo prima dell’episodio proposto. Adesso, in televisione, per il business delle fiction, tutto si propina a furia di SERIAL con una decina di puntate non tutte assieme, all’inizio, ma a distanza di una settimana fra una puntata e l’altra, in modo da stimolare la curiosità di vedere ciò che succede alla prossima puntata. Gran lavoro per la fantasia degli sceneggiatori, ma gran disgrazia per gli utenti che vengono assuefatti alla DIPENDENZA dalla curiosità. Diventeranno, perciò, consumatori perfetti.
Perché le dipendenze, tutte le dipendenze, dal fumo, dall’alcol, dalla droga, dal sesso, dal gioco, dal cibo, dalle mode, dai comportamenti, ecc., si manifestano sempre e soltanto attraverso gli stessi canali neuronali del cervello umano. E quei signori lo sanno, lo sanno bene. Ci stanno istruendo, subdolamente e surrettiziamente, alla schiavitù compulsiva, ossessiva, devastante di stimoli di cui, pian piano, non possiamo più fare a meno.
Ci vogliono drogati. E noi non ce ne accorgiamo.
Non credete all’autorità,
credete alla competenza.
Si è fatto tardi
molto presto.
La fallacia
è sempre in agguato.
Siamo seri,
non prendiamoci
troppo sul serio.
Tanta istruzione.
Nessuna educazione.
In strùere vs. E dùcere:
Instruere è un verbo latino che ha la stessa radice di strumento, costruire: vuol dire realizzare, insegnando o imparando, una formazione con disciplina, condizionamento, costrizione.
Educere è un verbo latino che vuol dire estrarre , condurre fuori: promuove una estrapolazione di valori insiti, in sé o in altri, con fantasia, creatività ed empatia. Come faceva Socrate con la sua MAIEUTICA. In greco antico, la Maieutica era l’arte della levatrice. La madre di Socrate era una levatrice e lui diceva che sapeva estrarre, come la levatrice fa col neonato dal ventre delle partorienti, la verità dalla mente dei propri interlocutori. Molto spesso la verità sta dentro di noi, ma non ce ne rendiamo conto. Con l’intuito dell’immaginazione o con la logica del ragionamento, noi possiamo e dobbiamo educarci o essere educati.
Il primo verbo viene coniugato per instaurare una stabilità morale e sociale.
Il secondo afferisce piuttosto alla facoltà e alla libertà di esprimere se stessi.
Per questo, le persone istruite non sempre sono anche educate. Mentre le persone educate non sempre sono anche istruite.
1 – Non si possono cambiare gli altri, è inutile insistere.
2 – È cento volte più difficile bruciare calorie che evitare di mangiarle.
3 – Se state parlando con qualcuno che non conoscete bene, è possibile che stiate parlando con qualcuno che sa molto più di voi. Fate attenzione quando parlate di ciò che non conoscete.
4- I malumori vanno e vengono nel corso della vita e cercare di farli sparire significa in realtà trattenerli e farli durare più a lungo.
5. Urlare peggiora sempre le cose.
6 – Ogni volta che pensate “cosa penseranno gli altri di me?”, in realtà vi preoccupate di ciò che penserete voi di voi stessi.
7 – Se non mettete mai in discussione le vostre convinzioni, probabilmente vi sbagliate di grosso.
8 – Nessuno capisce mai tutto.
9 – Tutti i volti che passano sulla strada accanto a voi rappresentano storie coinvolgenti e complicate come la vostra.
10 – La lettura può aiutare molto, da sola, a imparare a vivere in modo leggero e felice.
S U P E R P O T E R I F E M M I N I L I
Fra i tanti super poteri femminili mi sembra necessario indicare almeno i seguenti tre, che considero i principali:
-1) la capacità di “generare la vita”; basterebbe questo potere (il più importante), da solo, a dimostrare e ad esaltare la significatività e la indispensabilità delle donne;
-2) la capacità del “pensiero parallelo”, mentre noi uomini pensiamo e ragioniamo essenzialmente in “modo seriale”; il nostro pensiero sovente risulta molto profondo, preciso, concentrato, accurato, ecc., ma resta assai spesso “solitario” , essendo “uno solo alla volta”; (N.d.R.: la femmina è multitasking, cioè riesce a seguire mentalmente e a fare più cose contemporaneamente, il maschio, no);
-3) la capacità di “essere oblative” (quando riescono a raggiungere un alto livello di maturazione psichica e affettiva), diventando capaci di amare e di offrire senza attendersi alcun contraccambio, diventando altruistiche e disinteressate.
Mario Nicola Misino.
N.d.R.: le donne che vogliono la parità con gli uomini, ci perdono, perché stanno rinunciando alla loro superiorità e… non lo sanno.
CO N D A N N A A M O R T E
L A P A U R A È U N H A N D I C A P (sullo stesso argomento il Numero2560.)
La paura è la più importante e potente emozione che abbiamo: ci permette di fronteggiare al meglio le situazioni di pericolo, di reagire rapidamente, di adattarci alla realtà esterna e interna.
Eppure, se non si è in grado di gestirla e va oltre una certa soglia, diventa il meccanismo più disadattivo che si possa immaginare: basti pensare che il 50% dei disturbi della psicopatologia sono basati sulla paura.
Al primo posto nella classifica delle paure più importanti e più frequenti c’è la paura di perdere il controllo. Di sé stessi, della propria mente, del proprio corpo. La paura di perdere il controllo delle proprie sensazioni e andare in panico, la paura di arrossire e fare una figuraccia, la paura di farsela addosso in pubblico, la paura di impazzire, la paura di compiere involontariamente atti inaccettabili, la paura di pensare a pensieri osceni o immorali… sono solo alcune tra le più frequenti manifestazioni della paura di perdere il controllo.
Fino a quando siamo noi ad instaurare e dare vita alla paura, dopo un attento esame di coscienza, proviamo a rimuoverne le cause usando l’arma più formidabile di cui ci ha dotato la natura: la nostra ragione.
Ma se veniamo investiti, nostro malgrado, da una qualsivoglia aggressione esterna, raccogliamo le forze per reagire, contrastare, resistere. Altrimenti la nostra stessa paura ci bloccherà e le nostre difese saranno flebili ed inutili: inevitabilmente saremo travolti.
N.d.R.: Desidero segnalare due Numeri di questo BLOG che riguardano il presente argomento:
Numero2032. :
La paura non impedisce la morte,
impedisce la vita.
Numero2014. :
La prima qualità di un onest’uomo
è il disprezzo della religione,
che ci vuole timorosi della cosa
più naturale del mondo, che è la morte,
odiatori dell’unica cosa bella
che il destino ci ha dato, che è la vita,
e aspiranti ad un cielo dove
di eterna beatitudine vivono solo i pianeti,
che non godono né di premi,
né di condanne, ma del loro moto.
Umberto Eco.
ARTE DI VIVERE 37 consigli/comportamenti
🔵 PREMESSA
Con questa Risposta intendo mostrare la mia visione sul tema generale dello sviluppo personale.
Apprendere, migliorarsi, crescere come persona e come componente di una comunità sono fattori determinanti per vivere una vita sana, serena, ricca, partecipe e produttiva per sé e per gli altri, nell’interesse proprio e di tutti, per migliorarsi e migliorare il mondo in cui viviamo.
Qui presento la cornice del quadro generale delle mie riflessioni su come realizzare un tale percorso di crescita personale continua.
Suggerisco, in particolare, 22 consigli a livello dei PENSIERI e 15 al livello delle AZIONI.
Per realizzare una crescita personale continua è consigliabile avviare un percorso di progressivo miglioramento della qualità delle percezioni, delle osservazioni, dell’apprendimento, delle comprensioni, delle interazioni, delle relazioni, delle comunicazioni, delle decisioni, delle azioni.
La via della crescita e del miglioramento personale (da realizzare con impegno, volontà, costanza e pazienza) può essere considerata al tempo stesso infinita, poiché non esiste un limite al miglioramento, ed indefinita, poiché non esiste uno specifico comportamento da ritenere migliore (sempre e in assoluto), ma esiste invece una gamma molto vasta di diverse modalità di comportamento possibili, fra le quali è importante saper individuare (scegliere) ed utilizzare di volta in volta quelle adeguate
Nella NOTA 1 trovi un approfondimento sulle specifiche capacità/competenze necessarie per realizzare la “crescita personale continua”.
Nella NOTA 2 puoi leggere una descrizione delle modalità pratiche-operative per attuare il ciclo continuo dell’apprendimento da utilizzare lungo questo percorso di crescita personale.
Andando ora direttamente alla descrizione del processo di crescita personale continua, evidenzio che – secondo me – esso deve essere contemporaneamente realizzato a due diversi livelli: nei pensieri e nelle azioni.
Vediamo qui di seguito i due livelli, cominciando dai “pensieri”.
22 CONSIGLI NEI PENSIERI
15 CONSIGLI NELLE AZIONI
CONCLUSIONE
La vita ci viene incontro come un tutto (contemporaneo ed integrato), nel quale non possiamo separare le cose che ci possono far comodo o piacere da quelle che possono arrecarci danno o dolore: dipende da noi saperla accogliere nel modo giusto, integrandoci con essa e migliorando noi stessi (e la società, se ci riusciamo) attraverso il nostro operare.
Pertanto, anche nell’eventuale applicazione concreta dei “consigli” qui indicati, tutto dipende da noi (come al solito) e dobbiamo convincerci che non esiste alcuna possibilità di “svicolare” (e cioè di eludere le situazioni di rischio in cui può metterci la nostra libertà di agire o non agire, di cooperare o di competere, di dire il vero o di mentire, di essere leali o traditori, ecc. ecc.) addossando a qualcuno o a qualcosa “lì fuori” le colpe e/o le responsabilità per i nostri comportamenti.
Tutto dipende da noi, e cioè dalle nostre aspettative, dalla valutazione che abbiamo di noi stessi, dai modelli mentali che ci siamo costruiti nel tempo, dall’approccio che abbiamo con la vita (e con il lavoro, in particolare), dal nostro eventuale “progetto di vita”.
Nessuno è perfetto, senza dubbio, ma ciò non deve limitarci, anzi dovrebbe spingerci ad attivarci (nel modo più convinto e determinato possibile) per rendere efficace la nostra capacità di gestire i problemi e per “vivere meglio” le diverse situazioni che la vita ci propone, in maniera spesso imperscrutabile, ma sempre accettabile, se riusciamo a creare in noi la forza, la chiarezza di visione e le capacità emotive e comportamentali necessarie per affrontare tali situazioni.
A tal riguardo, una “magica” poesia di Antonio Machado (Chant XXIX, Proverbios y cantares, Campos de Castilla, 1917) mi sembra che possa rappresentare in modo appropriato i concetti e le sensazioni cui desidero fare riferimento:
Viandante, sono le tue orme
il tuo cammino, e nulla più;
viandante, non c’è via,
la via si fa con l’andare.
Con l’andare si fa il cammino
e nel voltare indietro la vista
si vede il sentiero che mai
si tornerà a calcare.
Viandante, non c’è cammino,
ma solo scie nel mare.
La bellissima poesia di Machado esprime, come solo l’arte può fare, con poche parole e forti immagini, il seguente significato profondo: è l’uomo-osservatore-attore (il viandante) che necessariamente, con il suo vivere (i suoi stessi passi), genera – istante per istante – la realtà (il cammino) in cui vive e svolge le sue azioni (mette i suoi piedi), con un atto di creazione autonoma e personale.
Nessuno potrà dargli la mappa del territorio che sta esplorando, poiché non solo la mappa non esiste, ma perché è lo stesso territorio che si determina via via durante l’atto dell’esplorazione (la vita), momento per momento.
Deve essere, di conseguenza, abbandonata (definitivamente) la speranza di poter pervenire a sintesi panoramiche delle diverse situazioni e dei vari punti di vista in competizione, sintesi che solo illusoriamente possono consentire di pervenire a giudizi acontestuali e definitivi, tramite operazioni di distinzione fra permanente e transitorio, fra essenziale e secondario, fra vero e falso, fra giusto ed ingiusto, fra bello e brutto, ecc..
Il nuovo modo di comprensione dovrebbe essere, invece, basato sulla flessibilità del punto di vista, in un’opera di ricerca continua del punto di vista più pertinente in relazione al contesto in cui di volta in volta ci si trova ad agire in un certo particolare momento della propria storia individuale.
Diventano, pertanto, sempre più importanti: il dubbio, il rispetto dell’altro e dei diversi punti di vista in competizione, la considerazione attenta della variabilità (e della potenzialità dinamica di variabilità) dei contesti in cui ci si muove, la consapevolezza (e l’accettazione) che dei contesti stessi si ha sempre e soltanto una percezione personale, in modo da poter decidere quale sia (ogni volta) ed avviare – quindi – i propri passi, costruendo un cammino verso una possibile (sperabile) soluzione del problema che in quel momento si vuole risolvere, ricordando sempre il concetto fondamentale della cooperazione e cioè:
NOTA 1
Il problema del miglioramento personale, quindi, richiede delle specifiche capacità/competenze:
Le due capacità sono, evidentemente, strettamente connesse (ognuna – da sola – é condizione necessaria, ma non sufficiente per agire adeguatamente), poiché si fallirebbe sia se si possedesse soltanto la prima (e cioè una gamma sufficientemente ampia di comportamenti) senza essere – però – in grado di saper scegliere quello di volta in volta opportuno, sia se si possedesse soltanto la seconda capacità e cioè se si sapesse scegliere, ma mancassero (cioè non fossero ancora stati fatti propri) molti comportamenti utili fra i quali poter scegliere di volta in volta quello da adottare.
Conseguentemente la strada consigliata per affrontare questo duplice problema é quella di avviare un benefico processo di sviluppo personale, che tenda contemporaneamente
NOTA 2
Per realizzare un proficuo processo di crescita personale, si può percorrere (non soltanto negli “intenti”, non solo nelle apparenze, ma “nei fatti”, con ferma volontà, sincero interesse e concreta determinazione) il ciclo continuo ed articolato dell’apprendimento, che può essere schematizzato come qui di seguito indicato:
Questo programma di miglioramento personale si basa su un cambiamento di prospettiva culturale, che considera:
In ambito manageriale, questa nuova ottica di approccio si pone l’obiettivo di armonizzare i bisogni di una organizzazione con quelli delle persone, che non possono essere considerati marginali, ma devono essere esplicitati, compresi e valorizzati per il successo dell’organizzazione, in modo da creare quel particolare clima di crescita personale degli individui, che rappresenta un importante “vantaggio competitivo” dell’organizzazione.