UN CONSIGLIO
Nella vecchiaia,
le risorse di energia
servono per sè,
non per servire gli altri.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
UN CONSIGLIO
Nella vecchiaia,
le risorse di energia
servono per sè,
non per servire gli altri.
7 SFIDE GENITORIALI CHE FORMANO IL FUTURO DI TUO FIGLIO.
Se vuoi un figlio dal cuore aperto, ascoltalo senza giudicare.
Se vuoi un figlio fiducioso, apprezza il suo impegno, non solo i suoi risultati.
Se vuoi un figlio amorevole, confortalo quando commette degli errori, prima di correggerlo.
Se vuoi un figlio emotivamente solido, impara tu per primo a governare le tue emozioni.
Se vuoi un figlio coraggioso, lascialo sbagliare e cadere, poi cammina al suo fianco quando si rialza.
Se vuoi un figlio rispettoso, modella ogni giorno la gentilezza con parole come “per favore”, “mi dispiace”, “grazie”.
Se vuoi un figlio onesto, apprezza il suo coraggio quando ammette il suo sbaglio.
@DailyReminderr1
UN CONSIGLIO SINCERO
Allontanati da chi ti fa stare
male psicologicamente e
non riconosce il tuo valore.
Nessuno merita la tua pace
interiore, la tua energia, la
tua serenità. Scegli chi ti
rispetta, ti apprezza, ti fa
stare bene. Con tutto il resto,
impara ad andare avanti.
da QUORA
Scrive Huniss, corrispondente di QUORA.
Madre Teresa era una donna crudele?
Non nel senso che fosse apertamente malvagia o che fosse là fuori a uccidere persone… ma aveva questa visione stranamente spartana della sanità, in cui soffrire significava imitare Cristo.
Quindi la sofferenza dei pazienti non era una cosa negativa, così come la sua stessa sofferenza non era una cosa negativa — piuttosto, era una cosa positiva per lei.
Una cosa genuina.
Essere purificati dal dolore e dal disagio e espiare i propri peccati in questo modo.
Di conseguenza, Madre Teresa teneva i suoi pazienti in condizioni spesso brutali. Non le importavano molto gli anestetici e raramente li forniva ai pazienti sotto la sua cura, perché c’era qualcosa di stranamente bello nel dolore e nella sofferenza, per lei.
Il suo approccio alla beneficenza era scomodo, per non dire un po’ sadico.
E sebbene fosse molto desiderosa di soffrire insieme al suo gregge, fece un’eccezione quando una malattia cardiaca la costrinse a confrontarsi con la propria mortalità…
È stato allora che, all’improvviso, ha accettato trattamenti salvavita e cure avanzate che negava e scoraggiava i suoi pazienti dal ricevere.
Madre Teresa aiutava le persone in modi che, dal suo punto di vista, erano genuini. Aveva però anche secondi fini — battezzava e convertiva spesso i malati e i morenti, non sempre con la loro piena conoscenza o consenso.
Credo davvero che fosse sincera e sentita nelle sue convinzioni, ma ora, col senno di poi, mi sembrano più che un po’ losche.
P E R S O N E D A N O N A I U T A R E
Quelli che ci invidiano.
Il tuo successo ricorda loro ciò che non hanno mai osato fare.
Quelli che si lamentano continuamente, ma non cambiano nulla.
Vogliono la tua comprensione, non il tuo aiuto.
Quelli che evitano ogni auto-riflessione.
Per loro la comodità è più importante della verità.
Quelli che arrivano solo quando hanno bisogno di qualcosa.
La loro lealtà finisce dove terminano i loro vantaggi.
Quelli che ti trascurano per salvare se stessi.
Le loro scuse sono perlopiù nuove trappole.
Quelli che chiedono sempre sostegno, ma ignorano i consigli.
Vogliono pietà, non cambiamento.
da YouTube
R I T A
Quello che fai, sembra un lavoro invisibile, ma io lo noto e lo apprezzo. Te ne sono molto grato.
È un lavoro senza fine, senza orari, senza stipendio.
Non si nota quando fai tutto, ma si nota subito, quando non lo fai.
Non ci sono applausi, solo obblighi.
Anche quando riposi, la tua mente corre sempre al tuo “dovere”.
Che, per me, ha un altro nome.
C’è più da fare di quello che vorresti fare.
E se un giorno crolli, è subito emergenza.
Ma la verità è un’altra: stai portando avanti un mondo intero, da sola.
Grazie, Rita.
B L O C C H I D A R I M U O V E R E
Le tue abitudini decidono il tuo futuro più dei tuoi sogni.
Il comfort è il più grande nemico della crescita.
Non puoi cambiare la tua vita se non cambi le tue scelte quotidiane.
I fallimenti ti insegnano più di mille successi.
Ogni volta che rinvii regali potere alle tue paure.
La disciplina costruisce ciò che la motivazione non regge.
Nessuno verrà a salvarti, sei tu il tuo eroe.
il tempo che sprechi oggi è il rimpianto di domani.
da YouTube.
da QUORA
Scrive Rosy, corrispondente di QUORA
A L L E V A R E F I G L I
Un’aquila diede un consiglio a una donna su come crescere al meglio i propri figli.
— Stai bene, madre umana? — chiese l’aquila.
La donna, sorpresa, la guardò negli occhi.
— Ho paura — rispose — Il mio bambino sta per nascere e ho così tanti dubbi. Voglio dargli il meglio, desidero che la sua vita sia facile e serena… ma come farò a sapere se lo sto crescendo nel modo giusto?
L’aquila la osservò in silenzio, poi si posò vicino a lei.
— Crescere un figlio non è semplice — disse. — Non si tratta di offrirgli una vita comoda. Anzi, spesso è proprio il contrario. Quando nascono i miei aquilotti, il nido è pieno di piume e foglie morbide: è un rifugio accogliente, dove possono sentirsi protetti. Ma quando arriva il momento di imparare a volare, tolgo tutto. Lascio solo i rami secchi e le spine.
La donna aggrottò la fronte, confusa.
— Le spine? Perché rendere tutto così difficile?
— Perché il disagio li sprona a cambiare — rispose l’aquila. — Se il nido resta comodo, loro non si muoveranno mai. Invece, il fastidio li costringe a cercare un nuovo posto, a scoprire la forza che hanno dentro. La comodità non insegna nulla.
La donna rifletté, ma aveva ancora dei dubbi.
— E quando cadono? Cosa fai?
— Li lancio nel vuoto — disse l’aquila con voce calma. — All’inizio precipitano, il vento li travolge. Ma io li raggiungo, li afferro con i miei artigli e li sollevo. Poi li lascio andare di nuovo. Ripeto questo gesto più volte, finché non trovano le ali. E quando finalmente riescono a volare, li lascio andare per davvero. Non intervengo più.
La donna la fissò, ancora incredula.
— Quindi non li proteggi sempre?
— No — rispose l’aquila con fermezza. — Non nutro la loro dipendenza. I miei piccoli devono imparare a volare da soli, a essere forti, a sopravvivere senza di me. Se li tenessi nel nido per sempre, non farei altro che indebolirli. Il mio compito è prepararli al volo, non trattenerli.
La donna abbassò lo sguardo, accarezzandosi il ventre.
— Dunque… devo lasciare che mio figlio affronti qualche difficoltà?
L’aquila annuì.
— Non si tratta di farlo soffrire. Si tratta di insegnargli. E anche se ti farà male, madre umana, la cosa più preziosa che puoi donargli è la forza. Non proteggerlo da tutto. Non coprirlo costantemente. Lascia che affronti il mondo. Fallo volare.
La donna annuì lentamente, guardò l’aquila con gratitudine e le sorrise.
— Grazie, madre aquila — sussurrò mentre si allontanava. — I tuoi consigli sono un dono.
Riprese il cammino, decisa a diventare la madre di cui suo figlio avrebbe avuto bisogno: saggia, coraggiosa, capace di lasciarlo andare al momento giusto.
Se vuoi che tuo figlio impari a volare alto… non fare tutto al posto suo.
Non trattenerlo in un nido di sole comodità.
Le aquile spingono i propri piccoli fuori dal nido, li costringono ad affrontare le spine, perché sanno che solo così scopriranno le proprie ali.
Non temere di vederli cadere. Come l’aquila, sarai lì per sollevarli.
Ma non tenerli sotto la tua ala per sempre.
Lasciali affrontare il vento. Lasciali diventare forti.
Il vero amore non è proteggerli da ogni difficoltà,
ma prepararli alla vita.
Anche se ciò significa lasciarli cadere.
Anche se fa male.
Lasciali trovare la loro strada.
Anche inciampando, anche sbagliando.
È così che si impara a volare.
da QUORA
Scrive James Collins, corrispondente di QUORA
I C T U S I N A R R I V O ….
L’ictus spesso arriva senza preavviso, ma in molti casi il corpo invia segnali precoci che indicano che qualcosa non va. Questi sintomi possono manifestarsi ore, giorni o persino settimane prima di un ictus. Riconoscerli in tempo può salvare la vita.
Segnali Comuni di un Ictus Imminente
1. Intorpidimento o Debolezza Improvvisa (Soprattutto su un Lato del Corpo)
2. Difficoltà nel Parlare o nel Comprendere il Linguaggio
3. Problemi alla Vista in Uno o Entrambi gli Occhi
4. Mal di Testa Forte e Improvviso
5. Perdita di Equilibrio o Coordinazione
6. Attacco Ischemico Transitorio (TIA) – Il “Mini-Ictus” di Avvertimento
FAST: Il Test Semplice per Riconoscere un Ictus
Se si sospetta un ictus, usare il test FAST per controllare i sintomi principali:
✅ F – Face (Faccia) Cadente – Un lato del viso è cadente o intorpidito? Chiedere alla persona di sorridere.
✅ A – Arm (Braccio) Debole – Un braccio è debole o intorpidito? Chiedere di sollevare entrambe le braccia. Un braccio scende?
✅ S – Speech (Parola) Difficoltosa – La persona parla in modo confuso o strano? Chiedere di ripetere una frase semplice.
✅ T – Time (Tempo di Chiamare i Soccorsi) – Se uno di questi segnali è presente, chiamare immediatamente i soccorsi.
Quando Cercare Aiuto Medico
Se si nota uno di questi sintomi, anche se scompare, è fondamentale rivolgersi subito a un medico.
L’ictus può arrivare improvvisamente, e un trattamento precoce può evitare danni cerebrali gravi o la morte.
Un ictus è un’emergenza medica—non ignorare i segnali di avvertimento.
Agire rapidamente può fare la differenza tra la vita e la morte.
Tu sai la metà
di quello che
credi di sapere,
ma, se accetti
di ascoltarmi,
io ti racconto.
a modo mio,
l’altra metà
che non sai.
V I T A D I C O P P I A
Una coppia comincia a perdersi
quando, anziché supportare
l’uno il miglioramento dell’altra,
la crescita personale e reciproca,
ci si rinfaccia di limitarsi a vicenda.
da QUORA
Scrive Lucio Presto, corrispondente di QUORA
CHE COSA ANDREBBE DETTO SENZA PAURA?
1. Le persone non stanno diventando più stupide. Le persone stupide stanno diventando più numerose.
Contribuisce Caterina Corona, corrispondente di QUORA
Aggiungo la numero 11: NO
Dire “no” può essere davvero difficile, ci troviamo spesso di fronte a situazioni in cui, per quanto semplici, non riusciamo a negare a qualcuno il nostro aiuto.
Il problema è che, spesso e volentieri per dire “sì” a qualcun altro, diciamo “no” a noi stessi, non curandoci magari dei nostri problemi, perché non ce la sentiamo di negare il nostro aiuto a qualcuno, lasciando da parte ciò che ci riguarda, anche se è altrettanto o più impellente di quello che ci sentiamo di dover fare “per forza”.
E non sempre tale riguardo viene restituito quando siamo noi a chiedere aiuto.
Prima di ogni volo, quando l’hostess spiega le procedure in caso di emergenza, ci viene sempre ricordata una cosa:
METTETE PRIMA LA VOSTRA MASCHERA PER L’OSSIGENO E POI AIUTATE CHI HA BISOGNO.
Questo perché, al fine di aiutare qualcuno, bisogna essere già in grado di aiutare noi stessi, o non saremo proprio di alcun aiuto.
T U E G L I A M I C I
Quando ti rialzi,
i tuoi amici
sapranno chi sei.
Quando cadi,
sarai tu a sapere
chi sono i tuoi amici.
da QUORA
Scrive Bortignon, corrispondente di QUORA
È vero che Madre Teresa di Calcutta lasciava morire i malati dicendo che assumere medicinali li avrebbe fatti andare all’inferno?
In realtà la domanda fa sorgere delle ipotesi interessanti sostenute da alcune prove e fatti.
Nel 1995, nel suo scritto “The Missionary Position: Mother Teresa in Theory and Practice” Christopher Hitchens scrive:
“Lodava povertà, malattia e sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia”
E, quando nel 2001 fu chiamato a testimoniare per la santificazione di Anjzë Gonxhe Bojaxhiu (il vero nome di Madre Teresa), disse:
“La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era altro che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire. Un posto dove le cure mediche erano poche, se non assenti”
Successivamente anche il The Lancet ed il British Medical Journal denunciarono le scarse cure mediche prestate.
Lo scrittore indiano Aroup Chatterjee, nel suo manoscritto “Mother Teresa, the final verdict” critica le continue posizione politiche espresse da Teresa e ne critica anche la gestione monetaria delle donazioni.
Donazioni che sono state ricevute anche da personaggi discutibili, come l’ex dittatore di Haiti e Charles Keating, che donò all’associazione buona parte dei suoi proventi ricavati da truffe.
Nelle 60 lettere che Teresa scrisse e rilasciate nel libro “sii la mia luce” nel 2007, scrive:
C’è un oscurità terribile in me, come se qualsiasi cosa sia morto, sin dal primo giorno di lavoro.
Da questo piccolo estratto si può evincere una mancanza di lucidità da parte sua.
Una persona con questo genere di pensieri sarebbe stata allontanata dalla comunità medica e, continuando:
“Mormoro le preghiere della Comunità e mi sforzo per trarre da ogni parola la dolcezza che essa deve regalare, ma la mia preghiera di unione non esiste più, io non prego più”
Teresa, prima della sua morte, aveva chiesto esplicitamente di bruciare le lettere.
Serge Larivée, professor dell’Università di Montreal assieme a Geneviève Chénard e a Carole Sénéchal (psicologa dell’Università di Ottawa) proseguirono una ricerca su di lei, confrontando più di 300 documenti e scrivono una tesi dalla quale si evince che:
“il modo piuttosto discutibile di prendersi cura dei malati, i suoi contatti politici e, soprattutto, la sua gestione sospetta delle enormi somme di denaro che ha ricevuto con le donazioni”.
Infatti al momento della sua morte, la missionaria aveva aperto 517 missioni per accogliere i poveri ed i malati in più di 100 paesi.
Le missioni però sono state descritte come “case per moribondi” da parte di medici che le hanno visitate.
La mancanza di igiene, il cibo inadeguato e l’assenza di antidolorifici non erano legata ad un problema di soldi – la Fondazione creata dalla religiosa ha raccolto centinaia di milioni di dollari – quanto piuttosto ad una particolare concezione della sofferenza e della morte di Maria Teresa.
“C’è qualcosa di bello nel vedere i poveri accettare il loro destino, vederli soffrire la passione di Cristo. Penso che il mondo tragga molto giovamento dalla sofferenza della povera gente”
Così, Maria Teresa di Calcutta rispose alle critiche.
So, help me God.
Traduzione: Così, che Dio mi aiuti.
È la frase finale di ogni giuramento o pubblica dichiarazione, con la mano sinistra sulla Bibbia, nei paesi Anglosassoni.