Numero2754.

 

N.d.R.: invito il lettore a rileggere il Numero1014., dopo aver considerato quanto qui pubblicato.

 

da  QUORA

 

i

 · 

Sì.

Sono un romano e un nomade digitale: Nato e vissuto a Roma, ho poi trascorso gli ultimi anni esplorando il mondo, dagli USA alla Cina e tutto quel che c’è in mezzo, compresa l’Asia Centrale e l’Uzbekistan dove vivo ora.

Perciò ho un minimo di qualifiche per giustificare la mia risposta, avendo vissuto in molte città in tutto il mondo.

Roma, attualmente, è una città vecchia, malandata, degradata, abbandonata, senza manutenzione, senza servizi funzionanti, sporca, disorganizzata, senza controllo e alla mercé di chiunque.

La popolazione è composta prevalentemente da anziani e i relativamente pochi giovani hanno limitati e carenti ambienti di aggregazione, e poche opportunità, specialmente in periferia.

I giovani con sane idee, ambizioni e possibilità emigrano, e vengono sostituiti da schiavi clandestini a basso costo dal terzo mondo, mentre la popolazione romana, insieme alla sua economia, vanno a morire pian piano.

Il senso di estremo degrado è palpabile in ogni metro quadro: mondezza per terra, rivoli di piscio ed escrementi, scarabocchi che imbrattano muri sudici, automobili accatastate in ogni singolo spazio, traffico e roghi tossici che inquinano l’aria.

La cosa peggiore è che molti sembrano ormai assuefatti al degrado: non rendendosi conto che in quasi tutto il resto del mondo, anche in città di Paesi considerati come più sottosviluppati (ad esempio, Kazakhstan) la qualità di vita è nettamente migliore di Roma sotto molti aspetti.

Salubre passeggiata fra le vie di Roma:

Ho visto gente a Roma cibarsi in bar fra l’immondizia, bar dove perfino le aiuole, in teoria decorative, che li delimitavano erano diventate cestini di rifiuti. I gestori non sembrano curarsene, il decoro non esiste. Una vita senza dignità, senza bellezza, come maiali che grufolano fra l’immondizia.

In foto, le aiuole di questo bar:

Nella foto sotto, piacevole passeggiata in un parco romano. L’incuria ha fatto morire un albero di cui è rimasto solo un ceppo che, sempre per incuria, non è stato rimosso. E, come ogni cosa a Roma, è diventato un cestino di immondizia:

Personalmente ho agito spesso per migliorare le cose e ogni romano dovrebbe opporsi e combattere con ogni mezzo, anziché frignare e lamentarsi senza agire.

Quando ho chiamato la polizia per fermare un’aggressione da parte di un clandestino ubriaco, sono arrivati dopo 45 minuti. Ho dovuto agire da solo.

Quando mi sono rivolto ai vigili del fuoco per fermare degli zingari che stavano creando, come ogni singolo giorno da anni, un enorme rogo tossico inquinando l’aria di tutta la città, mi hanno detto che non potevano fare nulla. Sono dovuto entrare nel campo rom da solo a mio rischio e pericolo.
In foto (scattata da me) potete vedere quello che ho trovato:

Servono romani con le palle per cambiare la situazione, persone che stanno sul pezzo, e non i soliti lamentosi pavidi e bravi solo a frignare e a farsi sottomettere da chiunque, per poi masturbarsi a vicenda per illudersi di vivere nella “città più bella del mondo”. Sì, duemila anni fa magari. Ora i nostri antenati si staranno rivoltando nella tomba a vedere che fine ha fatto la nostra città.

Non sono una persona che si rassegna, e voglio che la mia città presto possa tornare a splendere. Ma ci dovrà essere un cambio di mano radicale, polso di ferro, e tolleranza zero per l’inciviltà.

E non fraintendetemi: io amo Roma, amo la sua storia, amo quello che potrebbe essere se solo fosse gestita in maniera intelligente. Ed è per questo che odio vederla ridotta così e considererei ogni mezzo lecito per stravolgere la situazione.

È necessario che tutti noi romani combattiamo con ogni mezzo per invertire lo stato di degrado e tornare a far essere la nostra Urbe la migliore città del mondo. Bisogna unirsi in una battaglia di civiltà, guardare oltre il proprio orticello. Quando vediamo qualcosa che non va, dobbiamo intervenire personalmente. È difficile, è rischioso, è una strada lunga e tortuosa, ma nella vita raramente ciò per cui vale la pena combattere si raggiunge senza sforzo.

E Roma questo sforzo lo merita.

Via Cavour, Roma Centro. Clandestino ubriaco si masturba fra il piscio e i graffiti che imbrattano tutta la città

Acquedotti Romani

Bike sharing romano

Marciapiede romano

Scorcio romano

Sottopassaggio romano

Carcasse di animali per strada hanno il tempo di finire di decomporsi prima che la corrotta società di gestione rifiuti pulisca. Notare inoltre il rivolo di piscio onnipresente in ogni parte della città

Opere d’arte romane

Numero2753.

 

da  QUORA

 

SEMBRA  CHE  QUESTA  SIA  UNA  STORIA  VERA

 

“Signor Abdel, perché è venuto in Tribunale oggi?”

“Perché rivoglio indietro mia moglie e mia figlia!”

“Cosa è successo?”

“Due mesi fa lei è andata via portandosi via mia figlia. Ha abbandonato la casa coniugale! Una sera sono tornato dal mio lavoro di muratore e loro non c’erano più. Così, senza spiegazione, mi hanno lasciato solo.”

“Vedo che è presente anche la signora accompagnata dai servizi sociali. Signora, è vero quello che dice suo marito?”

“Sì, ci siamo sposati sei anni fa nel nostro paese e abbiamo avuto una bambina. Io a lui voglio ancora bene ma…ma non ce la facevo più…”

“Per quale motivo?”

“Mi diceva le parolacce, mi trattava male tutti i giorni davanti alla bambina…era sempre peggio. Mi faceva mangiare seduta per terra. Adesso per la crisi lavorava meno ed era sempre nervoso.”

“La picchiava?”

“….No. No. I miei genitori al telefono mi dicevano di sopportare, di stare zitta, che una brava moglie sta sempre con suo marito…”

“Questo deve essere!”

“Signor Abdel, stia zitto, lasci parlare sua moglie. Avvocato, contenga il suo cliente. Signora vada avanti, cosa stava dicendo?”

“Qui mi sentivo sola, i miei fratelli sono lontani in Francia, ci ho provato a vivere in pace con lui ma non ci riuscivo. Allora un giorno invece di portare la bimba all’asilo siamo andate dai Carabinieri del paese che mi hanno ascoltato e poi ci hanno portato in comunità.”

“Non so nemmeno dove stanno! E’ due mesi che non vedo mia figlia!”

“Abdel, tu lo sai cosa è successo, lo sai perché me ne sono andata.”

“Non dovevi farlo! Tu devi rimanere in casa ad aspettarmi!”

“Io ti voglio bene ma tu non devi fare certe cose davanti alla bambina.”

“Stai dicendo un sacco di bugie! Sei una bugiarda come al solito. E la bambina sta crescendo come te!”

“Sai che io ho sopportato tanto. Non capisco perché sei così arrabbiato con me.”

“Perché tu, tu sei una puttana!”

“No, io non ti ho mai tradito!”

“No, tu sei una puttana perché quando facevi l’amore con me godevi!”

(la moglie umiliata scoppia a piangere ed esce dall’aula)

“Signor Abdel…”

“Dica, signor giudice.”

“Le auguro di trovare una moglie come vuole.”

“Cioè?”

“Che non gode mentre fa l’amore con lei.”

“E’ così che deve essere!”

“Basta così. Avvocato, porti via il suo cliente.”

Numero2752.

 

da  QUORA

 

A  PROPOSITO  DI  FAKE  NEWS

 

 

Il seguente testo è intitolato “Il test dei tre setacci di Socrate”. Si tratta di una conversazione immaginaria tra Socrate e uno dei suoi studenti, poiché molto probabilmente questo dialogo non è mai avvenuto ed è stato completamente inventato da qualcuno. Tuttavia, nonostante la sua origine dubbia, nasconde uno dei più splendidi messaggi che si possono trovare in rete ed è un peccato non condividerlo.


Nell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza.

Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:

– Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?

– Un momento – rispose Socrate. – Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.

– I tre setacci?

– Ma sì, – continuò Socrate. – Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci.

Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?

– No… ne ho solo sentito parlare…

– Molto bene. Quindi non sai se è la verità.
Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?

– Ah no! Al contrario.

– Dunque, – continuò Socrate, – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere.
Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. E’ utile che io sappia cosa mai avrebbe fatto questo amico?

– No, davvero.

– Allora, – concluse Socrate, – quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

Se ciascuno di noi potesse meditare e metter in pratica questo piccolo test… forse il mondo sarebbe migliore.

Numero2748.

 

da Quora

 

COSA  NON  FANNO  LE  PERSONE  INTELLIGENTI

 

1- Rimanere prigionieri dell’odio:

La rabbia, il risentimento e l’odio sono sentimenti negativi che tutte le persone provano. Il problema sta nel non liberarsene, poiché nulla di buono può o potrà derivare da tanta rabbia. Non accumulate rancore e sappiate perdonare. Lasciate che i disaccordi vengano risolti e toglietevi questo peso dalle spalle.

2- Mantenere relazioni tossiche:

“Siete la media delle 5 persone che frequentate di più”. Questa massima si avvera nel migliore stile di “dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei”. Le persone intelligenti sanno che le amicizie negative e tossiche collaborano solo a risvegliare i peggiori sentimenti e desideri dentro di voi.

3- Rifiutare l’aiuto:

Chi è intelligente sa che nella vita è importante contare sull’aiuto e sulla collaborazione. Per questo motivo, di solito questi individui non rifiutano l’aiuto quando viene loro offerto.

4- Fare critiche illimitate:

Può sembrare un consiglio banale, ma la verità è che chi è veramente intelligente non è abituato a criticare tutto, sempre. Certo, ci sono le critiche costruttive, ma lamentarsi solo di come vanno le cose non ha mai cambiato né cambierà nulla.

Le persone che hanno un buon raziocinio apprezzano le azioni pratiche ed efficaci. Il pensiero è più o meno questo: “se non va bene, cambialo”.

5- Generare false aspettative negli altri:

C’è qualcosa di più fastidioso di quelle persone che promettono e non mantengono mai? Non è sempre possibile garantire la nostra parola, ma questo dovrebbe essere sporadico. Generare false aspettative può essere una tattica per sfuggire alle responsabilità, ma a un certo punto danneggia la persona che lo fa. Le persone intelligenti si rendono conto molto rapidamente delle insidie del processo.

6- Le persone intelligenti sanno di non essere perfette:

La perfezione non è legata all’intelligenza. Anche se si ama che tutto venga millimetricamente fedele a ciò che è stato pianificato, la vita assicura sempre un po’ di improvvisazione. A volte, il risultato inaspettato può essere ancora più bello e “perfetto” di quello idealizzato all’inizio.

Numero2747.

 

Da  Alida

 

”GLI ANZIANI”

 

“Siamo nati negli anni 40-50-60”.

“Siamo cresciuti negli anni 50-60-70”.

“Abbiamo studiato negli anni 60-70-80”.

“Ci frequentavamo negli anni 70-80-90.”

“Ci siamo sposati e abbiamo scoperto il mondo negli anni 70-80-90”.

“Ci avventurammo negli anni 80-90”

“Ci stabilizzammo negli anni 2000”.

“Siamo diventati più saggi negli anni 2010”.

“E stiamo andando con decisione verso il 2030”.

“Si scopre che abbiamo vissuto OTTO decadi diverse…”

“DUE secoli diversi…”

“DUE millenni diversi…”

“Siamo passati dal telefono con operatore per le chiamate interurbane, alle videochiamate in qualsiasi parte del mondo; siamo passati dai cinema a YouTube, dai dischi in vinile alla musica online, dalle lettere scritte a mano alle email e WhatsApp”.

“Dalle partite in diretta alla radio, alla TV in bianco e nero, e poi alla TV HD”.
“Siamo andati al Video Club e ora guardiamo Netflix”.

“Abbiamo conosciuto i primi computer, schede perforate, dischetti e ora abbiamo gigabyte e megabyte in mano sui nostri telefoni cellulari e IPad”.

“Abbiamo indossato pantaloncini per tutta la nostra infanzia e poi pantaloni lunghi, stringate, bermuda, ecc.”

“Abbiamo evitato la paralisi infantile, la meningite, l’influenza H1N1 e ora il COVID-19”.

“Abbiamo guidato su pattini, tricicli, auto inventate, biciclette, motorini, auto a benzina o diesel e ora guidiamo ibridi o elettrici al 100%”.

“Sì, ne abbiamo passate tante ma che bella vita abbiamo avuto!”

“Potrebbero classificarci come “essenziali”; persone nate in quel mondo degli anni Cinquanta, che hanno avuto un’infanzia analogica e un’età adulta digitale”.

“Siamo una specie di “Yaa seen-it-all – già visto tutto”.

“La nostra generazione ha letteralmente vissuto e testimoniato più di ogni altra in ogni dimensione della vita”.

“È la nostra generazione che si è letteralmente adattata al “CAMBIAMENTO”.

“Un grande applauso a tutti i membri di una generazione molto speciale, che sarà UNICA”.

🏹🏹 IL TEMPO NON SI FERMA

“La vita è un compito che ci siamo portati a fare a casa.

Quando guardi… sono già le sei del pomeriggio; quando guardi… è già venerdì; quando guardi… il mese è finito, quando guardi… l’anno è finito; quando guardi… sono passati 50, 60 e 70 anni!
Quando guardi… non sappiamo più dove sono i nostri amici.
Quando guardi… abbiamo perso l’amore della nostra vita e ora è troppo tardi per tornare indietro.
Non smettere di fare qualcosa che ti piace per mancanza di tempo. Non smettere di avere qualcuno al tuo fianco, perché i tuoi figli presto non saranno tuoi e dovrai fare qualcosa con quel tempo rimanente, dove l’unica cosa che ci mancherà sarà lo spazio che può essere goduto solo con i soliti amici. Quel tempo che, purtroppo, non torna mai…”
È necessario eliminare il “DOPO”….

“DOPO”…
Ti chiamerò.
“DOPO”…
Io faccio.
“DOPO”…
lo dico.
“DOPO”…
Io cambio.

Lasciamo tutto per DOPO, come se il DOPO fosse migliore… Perché non lo capiamo…

“DOPO”…
il caffè si raffredda
“DOPO”…
la priorità cambia,
“DOPO”…
il fascino è perso
“DOPO”…
presto si trasforma in tardi,
“DOPO”…
la nostalgia passa,
“DOPO”…
le cose cambiano,
“DOPO”…
i bambini crescono
“DOPO”…
la gente invecchia,
“DOPO”…
il giorno è notte,
“DOPO”…
la vita è finita.

Non lasciare niente per DOPO, perché in attesa del DOPO, puoi perdere i migliori momenti, le migliori esperienze, i migliori amici, i più grandi amori.
Ricorda che DOPO potrebbe essere tardi.
Il giorno è oggi!
NON SIAMO PIÙ IN UN’ETÀ PER RIMANDARE LE COSE.

Spero che tu abbia tempo per leggere e poi condividere questo messaggio… oppure lascialo per DOPO e vedrai che non lo condividerai mai!

Sempre insieme,
Sempre uniti,
Sempre fratelli,
Sempre amici.

Passalo ai tuoi dieci migliori amici e a “me” se sono tra loro e vedrai come non tutti rispondono. Perché lo lasceranno per dopo. 😢😢😢

Numero2746.

 

da Quora

 

Q U A L C O S A   D I   B E L L O

 

Bob Marley una volta disse:

 

“Potresti non essere il suo primo,

il suo ultimo, o il suo unico.

Amava prima, amerà di nuovo.

Ma se lei ti ama ora, cos’altro conta?

Lei non è perfetta – e nemmeno tu,

e voi due potreste non essere mai perfetti insieme,

ma se riesce a farti ridere, pensaci due volte,

e ammetti di essere umano e di fare errori.

Tienila e dalle tutto quello che puoi.

Potrebbe non pensare a te ogni secondo della giornata,

ma lei ti darà un pezzo di se stessa.

Sai che puoi spezzarle il cuore:

quindi non farle del male,

non cambiarla, non analizzarla e

non aspettarti più di quello che può dare.

Sorridi quando ti rende felice,

Falle sapere quando ti fa arrabbiare,

e senti la sua mancanza quando non c’è.

Ama con tutto il tuo essere quando ricevi amore.

Perché non ci sono ragazze perfette,

ma ci sarà sempre una ragazza perfetta per te…”. ❤

Numero2736.

 

LA FORMULA DI SOCRATE 

di Cristina Dell’acqua.

 

Fate meditazione? Pensate che sia importante conoscere se stessi? (parliamo spesso di consapevolezza). Dubitate, senza per questo scivolare nel complottismo? Forse non lo sapete, ma siete potenziali discepoli di Socrate. Proprio lui, il filosofo greco.

Per usare un lessico moderno dovremmo dire che era un rompipalle (gli Ateniesi lo definivano un “tafano”), uno che insinua il dubbio, manda al macero le certezze. Un tipo provocatorio. Gentile, ma ribelle. Però più contemporaneo di altri, vicino al nostro presente.

Non ha lasciato niente di scritto. Tutto quello che sappiamo ce lo racconta Platone nei Dialoghi, dall’arte del dubbio alla cura, dall’amore alla condanna a morte con l’accusa di non credere negli Dei tradizionali e di corrompere i giovani. E se fosse arrivato il momento di riscoprirlo?

È l’idea di Cristina Dell’Acqua, appassionata di sperimentazione didattica, che insegna latino e greco al Collegio San Carlo di Milano, con La formula di Socrate, un saggio moderno senza esagerare ( le avevano suggerito di mettere in copertina Socrate con un cellulare e ha detto di no) che rivaluta la “tafanitudine” del filosofo e invita a tirar fuori il meglio di sé.

E allora proviamo a portare la formula di Socrate ai giorni nostri.

Il mondo è cambiato, la provocazione è lo sport nazionale: ne abbiamo ancora bisogno?

Sì, ma come la intendeva il filosofo. La provocazione oggi, non è dubbio, ma urlo, arroganza, egoismo. È marketing. È far parlare di sé, conquistare l’attenzione. Il metodo Socrate è l’opposto: ha la pacatezza delle opinioni, la forza dello spirito critico, senza il punto di vista del partito preso.

Facciamo un esempio?

L’intelligenza artificiale: chi la ama, chi la odia, chi ne ha semplicemente paura senza conoscerla. Piuttosto che scegliere l’opinione di un altro, ragionare, farsene una propria. Non demonizzare i vari Chatbot, ma dar loro valore nella maniera giusta. Non si tratta di saper fare e basta, ma di saper pensare. Uno che ti obbliga a riflettere è fastidioso, ma ti fa crescere, fiorire. Lo dico soprattutto per i ragazzi.

Oggi molti preferiscono diventare influencer per avere seguaci, successo, fama. Come si fa?

Capisco l’idea di appartenenza che rafforza gusto e passioni, ma ecco il “tafano” socratico. TiKTok, Istagram, i social media in genere ti fanno credere di essere sapiente, invece non è così. L’obiettivo dovrebbe essere diventare influencer di se stessi, soggetto e non oggetto, non preda delle mode altrui, non cortigiani, ma prìncipi. Dovremmo avere il coraggio di essere tutti un po’ più fastidiosi, un po’ più “tafani”.
Cerchiamo di essere accomodanti, ma in realtà è il dubbio – e chi invita a esercitarlo – a farti crescere. Dovremmo tirare fuori il filosofo che è dentro di noi. Socrate deve questa immagine alla madre, che faceva la levatrice

N.d.R.: la Maieutica era l’arte della levatrice: come la madre estraeva il parto dal ventre della gestante, così Socrate estraeva le idee dalla mente del giovane interlocutore che questi già aveva in sé, ma che non erano mai state espresse e manifestate, neanche a lui stesso.

Va bene, abbiamo cominciato a dubitare. E dopo?

Invece che verso l’esterno, dobbiamo proiettarci verso l’interno. Il boom di pratiche come mindfulness (consapevolezza) e meditazione ci dicono che ne abbiamo bisogno, che è la via giusta. “Conosci te stesso” era la frase scritta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi. Sapere chi siamo, e soprattutto chi non siamo, è la formula dell’equilibrio di ogni esistenza. Altrimenti finiremo per vivere la vita di qualcun altro.

 

 

 

Numero2730.

 

L E O P A R D I

 

Sono stordito dal nulla che mi circonda.

Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d’amore.

Io vivo, dunque io spero. È un sillogismo giustissimo.

Non si vive al mondo che di prepotenza.

Il “forse” è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze … Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito.

La felicità consiste nell’ignoranza del vero.

 

Ecco alcune frasi che compendiano e rappresentano la visione del mondo di un grande, sensibile, umanissimo poeta.

Come si può capire, la sua visione era disperatamente pessimistica, per esperienza personale.