Numero3342.

 

QUATTRO  PASSI  NEL  MONDO  DI  VOLTAIRE.

da un articolo di Alessia Alfonsi

 

Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet, è stato uno dei pensatori più brillanti, controversi e influenti dell’Illuminismo. Satirico, razionalista, polemico, amava la verità quanto detestava il fanatismo. La sua arma preferita? La parola affilata, una voce che brucia ancora oggi, tagliente come una lama, arguta come una satira, viva come una risata nel mezzo dell’ipocrisia.

Uomo di teatro, romanziere, storico, polemista, intellettuale engagé ante litteram, ha attraversato il Settecento da protagonista e da provocatoreIl suo pensiero è un inno alla libertà di espressione, alla tolleranza religiosa, alla battaglia contro il fanatismo, l’ignoranza e la superstizione. Ma non lo ha fatto con il tono grave del predicatore: ha scelto l’arma dell’ironia, dello sberleffo, dell’intelligenza acuta.

Voltaire non credeva nelle verità assolute, ma nella necessità di interrogare ogni autorità, ogni dogma, ogni certezza comoda. Diceva: “La libertà consiste nel poter dire che due più due fa quattro. Se ciò è concesso, tutto il resto segue.”

Dietro il suo sarcasmo, si nascondeva una visione del mondo umanista e profondamente etica: non basta pensare, bisogna agire, coltivare il proprio giardino, esercitare la ragione come forma di giustizia.

Chi lo legge oggi, scopre un autore che parla alla nostra epoca con una chiarezza disarmante. Che ci ricorda quanto la libertà non sia solo un diritto, ma un dovere di coscienza. E quanto la parola, anche quella più ironica, possa cambiare la storia.

Con i suoi scritti, i suoi pamphlet e le sue lettere, ha scardinato dogmi, smascherato ipocrisie e difeso la libertà di pensiero con un’ironia acuminata ma profonda.

In tempi oscuri, Voltaire ha saputo ridere dell’assurdo senza rinunciare alla lotta: il suo pensiero ci ricorda ancora oggi quanto pensare liberamente sia un atto rivoluzionario.

Curiosità su Voltaire:

 

Il suo vero nome era François-Marie Arouet. Adottò il nome Voltaire probabilmente anagrammando il cognome Arouet e aggiungendo qualche lettera: era già un personaggio.

Fu imprigionato più volte per le sue parole. Venne incarcerato alla Bastiglia per aver offeso un nobile e poi esiliato: usava la satira come arma politica e intellettuale.

Amava l’Inghilterra (più della Francia). Nel suo “Lettere filosofiche”, elogiò la tolleranza religiosa inglese, scatenando scandalo in patria.

Fu un instancabile epistolare. Scrisse più di 20.000 lettere, corrispondendo con sovrani, filosofi, scienziati e intellettuali di tutta Europa.

Morì da libero pensatore, ma… Non fu sepolto in terra consacrata. I suoi resti furono portati al Panthéon decenni dopo, come simbolo della libertà di pensiero.

Libro consigliato: “Candido, o l’ottimismo”. Una satira pungente e irresistibile sul mondo, sull’illusione della filosofia ottimista, sulla crudeltà umana e sul bisogno di agire, non solo di pensare.

 

10 Frasi di Voltaire sulla libertà

Voltaire ci insegna che il pensiero è un atto civile. Che la libertà non si eredita: si difende. Che l’ironia è una forma altissima di resistenza, e che coltivare la propria mente è il primo passo per essere davvero liberi. In un mondo ancora pieno di dogmi e chiusure, le sue frasi restano armi leggere e precise: fanno sorridere, pensare, e a volte svegliare.

1.
Non condivido la tua opinione, ma darei la vita perché tu possa esprimerla.
– Attribuita, sintesi del suo pensiero sulla libertà di espressione

Una delle più celebri frasi sull’importanza della tolleranza e del dissenso: la libertà vale più della vittoria.

 

2.
Dio ha fatto l’uomo a sua immagine, e l’uomo gliel’ha restituita.
– Dizionario filosofico

Una critica lucidissima all’antropocentrismo religioso: creiamo Dio come riflesso dei nostri limiti.

 

3.
Chi sa parlare bene, pensa bene.
– da Lettere e discorsi

Il linguaggio come strumento di chiarezza mentale e libertà.

 

4.
Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola.
– Lettere filosofiche

Una lezione di umiltà intellettuale: meglio dubitare che affermare per dogma.

 

5.
Coltiviamo il nostro giardino.
– Candido

Una delle frasi chiave del pensiero voltairiano: non fuggire nel pensiero astratto, ma agire nel reale.

 

6.
Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
– Zadig

La responsabilità morale non è solo evitare il male, ma anche fare il bene quando possiamo.

 

7.
Il fanatismo è un mostro che osa chiamarsi figlio della religione.
– Trattato sulla tolleranza

Una condanna senza appello: la fede senza ragione è pericolosa.

 

8.
La superstizione è alla religione ciò che l’astrologia è all’astronomia.
– Dizionario filosofico

La superstizione distorce la fede come l’astrologia distorce la scienza.

 

9.
La lettura allarga l’anima, e una buona biblioteca è un gran tesoro.
– Lettere

La cultura come nutrimento dell’essere, non solo dell’intelletto.

 

10.
Scrivete solo ciò che vale la pena di essere letto. Fate solo ciò che vale la pena di essere scritto.
– Massima epistolare

Una frase che parla a chi crea: scrivere, vivere e pensare con intenzione.

 

ALCUNI  DEI  TANTI  SUOI  AFORISMI

 

Dio è un commediante che

si esibisce davanti a un pubblico

troppo spaventato per ridere.

 

Gli uomini si sbagliano.

I grandi uomini confessano

di essersi sbagliati.

 

Il medico abile

è un uomo che

sa divertire,

con successo,

i suoi pazienti,

mentre la Natura

li sta curando.

 

È difficile liberare

gli sciocchi dalle

catene che venerano.

 

Chi può farti credere

assurdità,

può farti commettere

atrocità.

 

 

Numero3319.

 

da  QUORA

 

Scrive Gianni Demb, corrispondente di QUORA

 

C R I S T O    C O M E    A L T R I ?

 

Le supposte similitudini tra Cristianesimo , Mitraismo e antiche religioni pagane.

  • Molti studiosi ritengono che le origini del cristianesimo siano da ricercare in antichi culti pagani di carattere misterico. Scorrendo l’elenco delle analogie tra le vicende della vita di Gesù e quelle di molte divinità dell’antichità è impossibile rimanere impassibili innanzi alle numerose e sconcertanti somiglianze.

Uno dei motivi per cui molti studiosi, dal XIX secolo ad oggi, dubitano della storicità di Gesù è stata la scoperta che la sua vicenda presenta molte somiglianze con quelle di note divinità mitologiche, in particolare con gli dei morti e risorti dell’antico Medio Oriente, che erano adorati nei culti misterici contemporanei o preesistenti al cristianesimo.

Come scrisse J.M. Robertson in “Pagan Christs”, pubblicato nel 1903:

  • “Come Cristo, e come Adone e Attis, anche Osiride e Dioniso muoiono e risorgono.
  • Congiungersi con loro è la mistica aspirazione dei seguaci di questi culti.
  • Essi sono simili perché la partecipazione ai loro misteri dà l’immortalità.
  • Dal mitraismo Cristo prende le chiavi simboliche del paradiso e assume la funzione di “Saoshayant”, il nato da vergine e distruttore del maligno.
  • Perciò, negli aspetti fondamentali, il cristianesimo è un paganesimo rimodellato.
  • Il mito cristiano assorbe molti aspetti dai culti pagani.
  • Come il dio bambino nel culto di Dioniso, egli fu rappresentato in fasce in una mangiatoia.
  • Era nato in una stalla come Horus, il figlio della dea vergine Iside, regina del cielo.
  •  Di nuovo, come Dioniso, trasformò l’acqua in vino; come Esculapio, fece risorgere gli uomini dalla morte e ridiede la vista al cieco; e ancora, come Attis e Adone, venne pianto dalle donne, che poi gioirono della sua resurrezione.
  • La sua resurrezione ebbe luogo, come quella di Mitra, da un sepolcro di roccia.
  • Non c’è una concezione associata a Cristo che non sia comune a qualcuno o a tutti i culti del Salvatore dell’antichità“.

Un altro studioso, Burton L. Mack, nel 1994 scrisse:

  • “Studi recenti hanno mostrato che il cristianesimo dei primi tempi non era una religione originale, ma era influenzato dalle religioni dell’antichità.
  • E’ stato sconvolgente scoprire la sua somiglianza con i culti misterici ellenistici, soprattutto per aspetti fondamentali come i miti degli dei morti e risorti e i rituali del battesimo e della cena sacra“.

Ahmed Osman nel libro “House of the Messiah“, scrive che:

  • “I Vangeli propongono la rappresentazione di un mistero risalente a molti secoli prima, all’antico Egitto.
  • Esso si basa sugli impressionanti paralleli tra il mito di Gesù e le storie dell’antica religione egizia, e solleva dubbi circa l’esistenza storica dello stesso Gesù.”

Continua dicendo che:

  • “I seguaci di Giovanni Battista hanno inventato Gesù perché si compisse la profezia del loro maestro a proposito di “uno che doveva venire dopo di lui“.
  • Tuttavia, i seguaci di Giovanni non avrebbero costruito una storia in cui il loro maestro giocasse un ruolo così marginale nelle origini del cristianesimo.
  • Tra l’altro non è neppure certo che Giovanni abbia formulato questa profezia.”

Altri studiosi invece formulano una teoria diversa.

  • Pensano che le vere origini del cristianesimo, nella loro forma più “pura”, sono da ricercare nella Chiesa di Gerusalemme, guidata da Giacomo.
  • I suoi membri facevano riferimento al Tempio di Gerusalemme ed è pertanto ragionevole pensare che compissero pratiche religiose di tradizione ebraica.
  •  La Chiesa di Giacomo fu annientata durante la rivolta dei giudei e la diffusione del cristianesimo fu affidata, da allora in poi, all’azione missionaria di Paolo di Tarso.
  • In questo modo si spiegherebbero, secondo alcuni studiosi, gli elementi pagani del cristianesimo.

Numero3306.

 

M O N O T E I S M I

 

Sono 3 le Religioni sulla terra che sono moniteiste: Cristianesimo, Islamismo, Ebraismo.

Quando tu hai un dio solo, che è la verità assoluta, non puoi più dialogare con qualcun altro.

Nel monoteismo c’è il principio dell’intolleranza.

Cosa fanno le religioni monoteiste? Controllano i ventri, perché così hanno il potere in mano.

Il potere si esercita controllando le passioni e le passioni più forti sono quelle sessuali.

Numero3255.

 

BARUCH DE ESPINOZA (SPINOZA), ebreo sefardita, filosofo razionalista (1632 – 1677)

 

Chi detiene il potere

ha bisogno che le persone

siano affette da tristezza.

 

Questo è uno dei pensieri controcorrente di questo martire dell’umanità.

 

QUI  DI  SEGUITO  ALCUNI  SUOI  RAGIONAMENTI

 

1   Smetti di lottare contro l’inevitabile.
L’universo segue le proprie leggi e la nostra frustrazione nasce dal non comprenderle o dal desiderare che siano diverse.

 

2   La libertà non consiste nel fare ciò che vogliamo, ma nel comprendere perché vogliamo ciò che vogliamo.
La persona libera non è quella che fa ciò che le pare, ma quella che agisce sulla base della conoscenza e non della reazione automatica.
Chi non conosce se stesso non è libero.

 

3   La felicità non si trova all’esterno, ma nella chiarezza interiore.
La nostra felicità non si basa su ciò che possediamo, ma su come comprendiamo la nostra stessa esistenza.

 

4   L’amore basato sulla dipendenza non è amore ma schiavitù.
L’amore è una forza che deve nascere dalla comprensione e non dal possesso.
Amare non è cercare nell’altro ciò che ci manca, ma condividere con lui ciò che già siamo.
La vera connessione con un altro essere umano non si fonda sul bisogno ma sulla libertà.
Nessuno può completare nessuno, perché nessuna relazione può riempire il vuoto di chi non ha imparato a stare in pace con se stesso.
L’amore più forte non è quello che nasce dalla paura della solitudine, ma quello che si dona senza pretese, senza l’ossessione di trattenere o l’angoscia di perdere.
Amare è comprendere e comprendere è accettare che l’altro non ci appartiene.

 

5   La paura è la radice della schiavitù, sia mentale che emotiva.
Temiamo il futuro, l’opinione degli altri, il dolore, la morte.
Ogni paura nasce dall’ignoranza.
La paura non può esistere senza la speranza, né la speranza senza la paura.
Finché continueremo a sperare che il mondo funzioni come vogliamo, la paura continuerà a governare le nostre vite.
Il potere che la paura esercita su di noi dipende dal fatto che ci fa credere di non avere controllo sulla nostra esistenza, ci spinge a cercare salvatori, guide, autorità esterne che ci dicano cosa fare e cosa pensare.
Per questo la paura è lo strumento più efficace per la manipolazione.
Chi controlla la paura della gente ne controlla anche la volontà.
I governi, le religioni, i sistemi di potere hanno usato la paura per mantenere le persone nella sottomissione,  facendo loro credere di aver bisogno di essere protette da minacce che spesso nemmeno comprendono.
Ma chi capisce la natura della paura smette di essere schiavo.
Si tratta di non lasciarsi governare da ciò che non possiamo controllare.
La paura ci fa vedere problemi dove non ci sono, ci obbliga a vivere in un’ansia costante per cose che, forse, non accadranno mai.
L’unico modo per superare la paura è la conoscenza.
Quando la paura smette di esercitare il suo dominio, la libertà diventa un ideale vicino ed un modo nuovo di vivere.

 

6   Il pensiero razionale è l’unica via verso la vera libertà.
La maggior parte delle persone crede di essere libera perché può scegliere fra diverse opzioni.
Ma questa è un’illusione.
Non è libero chi agisce per impulso, chi si lascia trascinare dalle emozioni o dalle aspettative degli altri.
La libertà autentica non è fare ciò che vogliamo in un determinato momento, ma comprendere perché vogliamo ciò che vogliamo e decidere con chiarezza.
Un uomo è libero nella misura in cui vive secondo ragione.
Non significa che la ragione debba annullare le emozioni, ma che queste non devono governarci senza la nostra comprensione.
Il problema è che molti confondono la propria libertà con la soddisfazione immediata dei propri desideri.
La persona veramente libera non è quella che segue ogni impulso, ma quella che ha compreso la natura dei propri pensieri.
La rabbia, l’invidia, l’avidità, l’attaccamento incontrollato, tutte queste emozioni che ci imprigionano sono ostacoli alla libertà, non perché siano cattive in sé, ma perché offuscano il nostro giudizio e ci rendono schiavi di reazioni automatiche.
La ragione non è fredda o priva di umanità, ma è il cammino che ci permette di agire in funzione di ciò che è realmente benefico per noi.
Questo consiglio non significa che dobbiamo essere completamente razionali in ogni momento, ma che la ragione deve essere la nostra guida.
Quanto più comprendiamo il mondo e la nostra natura, tanto meno dipendiamo da illusioni e false aspettative.
La libertà non è vivere senza regole, ma vivere con comprensione e chi ha raggiunto questo stato non è più prigioniero del proprio ambiente, perché ha trovato dentro di sé la fonte del proprio potere.

 

7   La pace interiore si trova nell’armonia con la natura, non nel senso di ritirarsi nei boschi, o di disconnettersi dal mondo, ma nell’accettare che siamo parte di un tutto più grande che non possiamo controllare.
L’uomo libero non pensa a nulla meno che alla morte e la sua saggezza è una meditazione non sulla morte ma sulla vita.
Non ha senso vivere nella paura del destino, della perdita, del cambiamento.
La natura segue il suo corso, con o senza la nostra approvazione e, prima lo comprendiamo, prima possiamo vivere senza angoscia.
Questa visione è radicalmente diversa da altre filosofie che cercano la felicità in ideali irraggiungibili o in promesse di un’altra vita.
Il senso dell’esistenza non sta in ciò che speriamo ma in ciò che già è.
La gioia non è una meta futura, ma uno stato che nasce quando smettiamo di lottare contro l’inevitabile.
Non è l’assenza di problemi a darci serenità, ma la comprensione che la nostra sofferenza nasce dalla nostra resistenza ad accettare la realtà.
Chi comprende questo non vede più la vita come un campo di battaglia, ma come l’espressione della natura che, semplicemente, è.
Non è una strada facile, non ci sono promesse di un conforto immediato.
Ci vuole un cambiamento profondo nel nostro modo di vedere il mondo.
Ma chi lo comprende, scopre qualcosa che pochi riescono a trovare, una libertà che non dipende da nulla di esterno, una felicità che non si spezza con le circostanze, una vita in cui non si cerca più di fuggire dal presente, ma di abitarlo e viverlo in totale chiarezza e pienezza.
E, forse, dopo tutto, questa è forse l’unica vera maniera di superare la paura, il dubbio e la sofferenza.

 

Non è tutto qui il pensiero di Spinoza: ci sono molti altri argomenti di carattere teologico, metafisico e fideistico che hanno fatto sollevare contro di lui tutta la comunità ebraica olandese, portatrice e custode dei dogmatismi ancestrali di quella religione.
Per aver detto le cose sopra scritte e per le sue posizioni contrarie alle istituzioni religiose ebraiche, tale e tanto era il livore che nutrivano i suoi correligionari nei suoi confronti che le autorità religiose formularono un anatema spaventoso contro di lui, una scomunica che è qui sotto riportata.

 

“Secondo la decisione degli angeli e del giudizio dei santi,
bandiamo, scomunichiamo, malediciamo e cacciamo Baruch de Espinoza.
Sia maledetto nel giorno, sia maledetto nella notte, sia maledetto quando si posa, sia maledetto quando si leva, sia maledetto se esce, sia maledetto se entra.
Che Dio mai lo perdoni.
L’ira e il furor di Dio si infiammino contro quest’uomo e riversino su di lui tutte le maledizioni che stanno scritte nel libro della legge.
Si cancelli il suo nome sotto il cielo.
Che Dio lo recida, per il suo tormento, dal ceppo di Israele, con tutte le maledizioni che stanno scritte nel libro della legge.
Noi ordiniamo che nessuno abbia rapporti orali o scritti con lui, che nessuno lo soccorra, che nessuno rimanga con lui sotto il suo tetto, che nessuno gli si avvicini a meno di 4 passi, che nessuno legga alcuno scritto redatto o pubblicato da lui.”

 

 

Numero3232.

 

da  QUORA

 

Scrive Graziano Marceddu, corrispondente di QUORA

 

 

Si…Dio esiste perché esiste l’Uomo.

Un essere senziente ha decretato che esiste Dio e Dio è fatto esistere in quanto creatore di tale essere.

La fede nella ricerca di un essere superiore è sempre stata la base del Credo, serve a dare una risposta a ciò che ancora non sappiamo spiegare…

 

N.d.R.:

Non è Dio che ha creato l’uomo,
ma è l’uomo che ha creato Dio.

 

 

Numero3162.

 

da  QUORA

 

10    A R G O M E N T I    C O N T R O    L’ E S I S T E N Z A    D I    D I O

 

Scrive Synesthesy, corrispondente di QUORA.

 

Innanzitutto bisogna definire cosa è dio, altrimenti stiamo parlando del nulla.

1

Una argomentazione valida per tutte le definizioni è il rasoio di Occam, che dice che tra due spiegazioni la più semplice è la più probabile. Poiché praticamente tutto ciò che capita è spiegabile senza tirare in ballo dio, non c’è nessun motivo per postularne la presenza e dover poi piegare le spiegazioni scientifiche a questo.

2

Parliamo di un dio trascendente e inconoscibile? Possiamo tirare in ballo Kant, e capire che parlare di questo è privo di significato. Un dio esterno all’universo e che non interagisce con esso equivale a un dio che non esiste.

3

Ma poi che senso ha dimostrare l’inesistenza di qualcosa? È l’esistenza a dover portare l’onere di una prova! Altrimenti finiamo come Russell e la sua teiera, che orbita incessantemente tra Marte e Giove, che nessuno ha mai visto ma a cui occorre credere per fede.

4

Ok ora definiamo dio come quell’essere descritto nella Bibbia (andrebbero bene anche altri testi, ma parlo di quello che conosco meglio). Bene, come si sa la coerenza di uno scritto non dimostra la sua verità (oppure sarebbero veri anche i Valar di Tolkien per dire), ma l’incoerenza può dimostrarne la falsità. E la bibbia è piena di contraddizioni, racconta miti ormai obsoleti e contiene troppi falsi storici. E persino ignorando tutti questi fatti, anche considerando solo il sistema morale, esso è obsoleto. La bibbia giustifica razzismo, schiavitù, sottomissione della donna all’uomo, guerra santa e sterminio dei nemici, lapidazione delle adultere, e tante altre belle cose.

5

Vogliamo ignorare i pezzi di bibbia che non ci piacciono? Ok. Dobbiamo comunque considerare il fatto che nei secoli nel nome di dio si sono fatte le peggiori cose: guerre, persecuzioni, stermini, omicidi, furti, stupri, schiavitù, conquiste. Insomma, dalle prime persecuzioni contro i pagani del quarto secolo fino alle SS tedesche con scritto “Gott mit uns” dio è con noi, e gli attuali fondamentalisti che sono meno di un tempo ma non certo zero, dobbiamo pensare che dio esista e abbia permesso tutto ciò nel suo nome. Siamo sicuri che questo sia dio?

6

Lasciamo stare le specifiche religioni. Definiamo dio come un essere buono, onnipotente, e ovviamente esistente. Bene, guardiamoci in faccia: il mondo fa schifo, uomini o topi che siano i suoi abitanti. Un dio che governa questo mondo non può avere tutte quelle caratteristiche. O è buono ma non è onnipotente, o è onnipotente ma non è buono. O magari è buono e onnipotente, ma non esiste.

7

Cerchiamo di passare alla logica, e definiamo Dio ontologicamente (attraverso il fondamento dell’esistenza). Se dimostriamo che non può non esistere abbiamo visto giusto? Bene, da Sant’Anselmo a Gödel, passando da san Tommaso e Cartesio, Kant, e tutti i secoli di filosofia, è uscito fuori che non si può. Qualunque definizione si dia, o non regge, o non contiene l’esistenza come proprietà.*

8

A questo punto tocca a Carl Sagan. La conoscete la foto più famosa che ha fatto? Si chiama pallido puntino blu, pale blue dot.

That’s it. That’s home. That’s us. (Questa è essa. Questa è la nostra casa. Questo siamo noi).

Quella è la terra fotografata dalla sonda Voyager dai confini del sistema solare. Un puntino. Puntino dove le persone si uccidono letteralmente perché convinti che un essere trascendente stia lì tutto il giorno a guardare quello che fanno. Non è arroganza questa?

9

Da quando abbiamo messi in orbita il James Webb telescope, sappiamo che l’universo è enorme. Così enorme che non ha nemmeno senso che io scriva qua quante stelle esistono, è un numero che nessuno di noi capirebbe. In quante di quelle stelle esiste la vita? In quante ci sono, o ci sono state, o ci saranno esseri intelligenti che si fanno queste domande? E noi, che siamo più piccoli del più piccolo granello di sabbia, vogliamo arrogarci l’idea di un dio che ama e guarda proprio noi? Che in questo sterminato cosmo gli importa di aiutarci, ma decide anche chi aiutare e chi no? Grande arroganza, e piccola consolazione.

10

E allora perché nonostante tutto ci crediamo? Charles Darwin aveva un cane. E stavano insieme in giardino, mentre lui scriveva. Darwin aveva una specie di gazebo, con dei teli, e aveva notato che quando tirava vento, l’aria sollevava i teli e il cane ringhiava istintivamente. Perché? Perché non sapeva come mai il telo si muoveva, e allora dava la colpa a un qualche agente che non riusciva a vedere, e da cane ringhiava e abbaiava. Ecco, con dio funziona la stessa cosa. Vediamo cose che non capiamo, e diamo la colpa o il merito a un invisibile agente dotato di volontà. Aggiungiamo che questa idea viene impiantata ai bambini fin da piccolissimi, ed ecco che la frittata è fatta. Ma noi siamo migliori di così. Dobbiamo liberarci dalla superstizione e chiamare le cose col loro nome.

 

* Prova ontologica, il più noto degli argomenti per dimostrare a priori l’esistenza di dio, formulata per la prima volta da Sant’Anselmo d’Aosta (1033 – 1109) è fondato sulla necessità che l’esistenza appartenga agli attributi dell’essere perfettissimo, che altrimenti mancherebbe di una perfezione essenziale.

 

Scrive Alberto (non sono io), corrispondente di QUORA

 

Alcuni argomenti che, secondo me, dimostrano che Dio (quello cristiano, ma anche gli altri) non esiste:

  • nessuno potrà darti la stessa definizione di Dio, cambia da persona a persona, quindi per una questione linguistica nessuna delle miliardi di definizioni di Dio sarà valida;
  • tutti nasciamo atei;
  • tutti neghiamo almeno 4999 divinità, l’ateo ne nega 5000 (tutti neghiamo Zeus, Odino e Geova);
  • Dio può tutto? Può Dio creare un Dio più potente di lui? Se sì non è onnipotente, se non può, non è onnipotente;
  • Se uno sostiene di vedere un fantasma è un pazzo, se sono tanti a sostenerlo è una religione;
  • Dio ha difetti umani come la vendetta e la gelosia;
  • senza scrittura non c’è Dio nella storia…;
  • Dio non è in grado nemmeno oggi con internet di raggiungere tutti gli esseri umani con la sua religione, è un fenomeno geografico, non per nulla non esiste un solo cristiano nell’impero degli Aztechi, prima dell’arrivo degli europei;
  • non esistono nemmeno religioni simili, se troppo distanti geograficamente (per quelli che credono che tutti crediamo in un dio comune);
  • l’uomo non ha gli strumenti per comprendere Dio;
  • L’idea di Dio che hai non è minimamente vicina a quella (nella stessa religione) di 100 anni fa, cosa significa?;
  • le fonti su cui si costruiscono le religioni sono piene di inesattezze, errori scientifici, contraddizioni;
  • è casuale che man mano che la tecnologia ed il benessere avanza meno persone credono in Dio?;
  • non esiste una sole regola morale religiosa che non si possa ottenere da un ragionamento (quindi la religione non è una fonte necessaria per la morale);
  • il fatto che esistano matematici che credono in Dio, non è un argomento, esistevano grandi matematici nazisti;
  • la bellezza del mondo non dimostra l’esistenza di Dio, soprattutto perché è soggettiva, non c’è bellezza in tanti luoghi della terra;
  • cresciamo sempre credendo nel Dio giusto (e gli altri sono in torto)?;
  • c’è chi si dichiara agnostico, io onestamente no come non mi dichiaro agnostico verso i vampiri, so solo che non esistono e che sono frutto di una fantasia;
  • non è un po’ arrogante che l’intero universo esista solo per noi 8 miliardi?;
  • se distruggiamo tutti i libri i scienza verranno riscoperte le stesse leggi fisiche, mentre se distruggiamo tutte le Bibbie non ne avremo una uguale;
  • Dio non è donna! Guarda un po’ che coincidenza;
  • Dio, la sua concezione, descrizione e caratteristiche variano da popolo a popolo, da periodo storico a periodo storico, nella stessa persona con il passare degli anni.
  • La consistenza della frase “dimostrami che Dio non esiste” ha la stessa consistenza della frase “dimostrami che le fate non esistono” o “dimostrami che un Dio che ha creato Dio non esiste” o “dimostrami che Dio non è donna”
  • Tutti i testi sacri che parlano di Dio descrivono il profilo psicologico di un essere: invidioso, bugiardo, vendicativo, iracondo (sono chiaramente un prodotto umano).
  • Tutti i testi sacri sono pieni di errori storici, geografici, scientifici, psichiatrici e medici (sono chiaramente un prodotto umano).
  • Nessuno nasce credente, tutti la impariamo una religione crescendo.
  • Non esiste un solo esempio di religione che abbia una sua copia perfetta (o anche solo simile) in un’altra parte del mondo (con cui non ci siano stati contatti).
  • Se scoprissimo anche solo un pianeta alieno con forme di vita intelligenti qualsiasi “Dio terrestre” perderebbe di senso e di valore.
  • Infine vi lascio con domande che mettono un po’ di dubbi: Dio ha creato un passato finito, ma un futuro infinito? In cosa è contenuto l’universo? Chi ha creato Dio?

Numero2966.

 

da QUORA

 

A N C O R A    S U L L ‘    A T E I S M O

 

Scrive Tere Riboli, corrispondente di QUORA.

 

L’ateismo e in generale il non credere in Dio ha sempre fatto paura al potere religioso, perché chi non crede in Dio è una persona che si pone delle domande e non accetta passivamente ciò che viene detto loro dalla religione.

In passato i pensatori liberi erano chiamati eretici dalla Chiesa e venivano uccisi o peggio ancora bruciati sulla pubblica piazza come monito alla popolazione: chi si ribellava avrebbe fatto la stessa fine.

Uno degli esempi più lampanti è Giordano Bruno bruciato perché non si è piegato al Papa.

In occidente il progresso e le conquiste sociali hanno permesso la libertà di potersi esprimere liberamente e la libertà di non seguire alcuna religione.

Mentre nel mondo islamico chi mette in dubbio i dettami della religione o si professa ateo viene frustato ed imprigionato.

Nel mondo occidentale chi si professa ateo fortunatamente non subisce conseguenze penali, ma e ancora molto forte l’ostilità verso chi non crede in Dio.

La Chiesa da secoli ha inculcato nel credente l’equazione “ateo = malvagio”, di conseguenza molti credenti si sentono autorizzati ad insultare chi non è credente.

L’ateo è un libero pensatore e non è allineato al pensiero religioso: non è controllabile, allora va attaccato, insultato e denigrato. Quantomeno suscita diffidenza e sospetto.

 

 

Scrive Roberto Piazzolla, corrispondente di QUORA

 

Qualcuno mi ha convinto a diventare ateo?

Si, un prete.

Ero poco più che bambino quando mi è morto il cane con cui ero cresciuto, che per me era praticamente un fratello.

All’epoca andavo a catechismo perché avrei dovuto fare a breve la cresima. Approfittai quindi per chiedere al prete-catechista se il mio cane sarebbe andato in paradiso.

Rispose di no, perché gli animali non hanno anima.

Mi sembrò profondamente ingiusto che Dio, dopo averlo condannato ad una vita troppo breve in rapporto alla mia, non avesse neppure concesso l’anima a mio fratello.

Questo pensiero aprì le prime crepe, che si ingrandirono molto rapidamente nei giorni successivi. Man mano che riflettevo su una simile insensatezza, mettevo in dubbio l’intero impianto della fede a cui mi avevano insegnato molto bene a credere, fino a quel momento.

Arrivato il giorno della cresima, alla fine della cerimonia, il prete raccomandò a tutti di non smettere mai di andare a messa, anche se ormai eravamo cresimati.

Ho ancora l’esatto ricordo di me bambino, che scendo le scale del sagrato fuori dalla chiesa pensando: “col cavolo che mi rivedrete”.


Peraltro, molti anni dopo, la chiesa in parte cambiò idea. Adesso infatti alcuni ecclesiasti sono possibilisti sul fatto che anche gli animali vadano in paradiso.

Era quello che mi serviva per capire definitivamente che la religione non viene da Dio, ma la inventano gli uomini, che poi la modificano al bisogno, a seconda delle variazioni dei costumi e delle convinzioni sociali.

 

Scrive Diego Lovato, corrispondente di QUORA

 

Le persone non diventano atee.

RITORNANO ad essere atee. L’uomo nasce ateo, e poi viene “educato” a credere in qualcosa che viene elaborato da istituzioni che sono a tutti gli effetti umane, anche se queste millantano autoispirazione divina.

Bisogna specificare un particolare: è vero che tutti nasciamo atei, ma con alcune caratteristiche che la psicologia chiama distorsioni cognitive.

Fra queste, ci terrei a sottolinearne alcune, che riguardano il nostro argomento: innanzitutto l’uomo non riesce a concepire l’annullamento del sé.

Nel senso che, sì, può immaginarsi un morto o immaginare sé stesso morto; ma dal momento che lo fa, lui ne è spettatore: quindi immagina sé stesso morto da vivo!

Dal momento che qualcuno pensa, vuol dire che neuroni e sinapsi compiono un lavoro od un movimento; pensarsi morti, nel senso di immaginare un enorme vuoto, ma che comunque nemmeno si vedrà appunto perché la rete neuronale adibita alla comprensione sarà immobile è appunto impossibile.

Insomma, pensare alla morte è un ossimoro! Quando si pensa si è vivi…quando si è morti, non si pensa.

Da questo “scherzo mentale” nasce l’idea di anima o concetti equiparabili: la percezione di una continuazione dell’esistenza anche quando il corpo e la mente sono tristemente ma evidentemente morti.

Un’altra distorsione cognitiva che caratterizza l’uomo è la pretesa di trovare uno scopo od un motivo per tutto lo svolgersi degli eventi, come la sua esistenza e l’intrinseco soffrire di questa vita terrena.

Ebbene la religione viene appresa dapprima perché viene insegnata da esegeti fin quando, da piccoli, siamo più manipolabili. E poi trova terreno fertile in molti di noi in quanto danno una conferma o una risposta alle esigenze di quelle distorsioni percettive descritte sopra.

Numero2965.

 

da QUORA

 

CHI  ERANO  GLI  ELOHIM

 

ELOHIM

 

Un nome per Dio usato frequentemente nella Bibbia ebraica.

La parola biblica per Dio è in realtà un titolo e non un nome. Questo titolo può riferirsi ad altri esseri spirituali oltre che al Dio creatore. In questo video esploriamo la terminologia biblica per gli esseri spirituali e come questo ci aiuta a capire cosa significa la Bibbia quando dice che “Dio è uno”.

Quando la maggior parte della gente pensa alla storia della Bibbia, pensa a una storia su Dio e sugli uomini.

Ma ricordate, abbiamo imparato che c’è un intero altro cast di personaggi che appare in tutta la Bibbia e gioca un ruolo davvero importante.

Giusto. Esseri spirituali: angeli, demoni e simili.

Giusto. Nella Bibbia, essi abitano il regno celeste che è parallelo alla nostra realtà terrena e si sovrappone a essa.

Tutti questi esseri spirituali hanno le loro caratteristiche uniche.

Ma ecco ciò che è affascinante.

Gli autori biblici hanno una parola che può riferirsi a tutti gli abitanti del regno spirituale.

Nell’ebraico dell’Antico Testamento la parola è “Elohim”.

Nel Nuovo Testamento greco è “Theos”.

Ma il fatto è questo.

Questa parola viene tradotta in molti modi diversi, a seconda dell’essere a cui si fa riferimento:

angeli, dio con la “d” minuscola, o anche dio con la “D” maiuscola.

Aspetta, una parola può riferirsi a uno qualsiasi di questi esseri?

Sì.

È perché Elohim è un titolo di categoria.

Può designare qualsiasi essere spirituale che appartiene al regno celeste.

Ok, un titolo, non un nome.

Come la parola “mamma”.

Sì, giusto!

La parola mamma può riferirsi a molti tipi di persone veramente diverse, ma tutte hanno in comune lo stesso ruolo in una famiglia.

Poi, diciamo che un gruppo di fratelli e sorelle stanno parlando e uno dice: “Ehi, è il compleanno della mamma!

Usano il titolo come se fosse un nome.

Ma è chiaro che non si riferiscono a nessuna mamma, ma alla loro mamma.

Sì. E lo stesso vale per gli autori biblici.

Hanno chiamato il loro Dio “Yahweh”, che è il nome rivelato a Mosè.

Ma a volte si riferiscono a lui anche con il titolo di categoria “Elohim”,

Usato come un nome perché tutti sanno a chi si riferiscono.

Va bene, ma gli autori biblici non pensano che Yahweh sia in una classe tutta sua, non come gli altri?

Lo pensano.

Per questo dicono cose del tipo: “Yahweh è l’Elohim di Elohim”.

Cioè, l’Elohim capo tra tutti gli altri.

Oppure, diranno: “Non c’è nessun Elohim oltre a Yahweh”.

Significa che nessun altro essere spirituale è paragonabile a lui, perché solo lui è il sovrano e il creatore di tutte le cose.

Ok, vi seguo. Ma pensavo che la Bibbia insegnasse il monoteismo, il che significa che c’è un solo Dio.

Bene, gli autori biblici sostengono che tra tutti gli esseri spirituali là fuori, solo uno è la fonte e il creatore di tutte le cose, incluso l’Elohim.

Questo è il monoteismo biblico: che un solo Elohim, Yahweh, è al di sopra di tutti gli altri Elohim.

Cioè gli altri esseri spirituali.

Ora, con tutto ciò che è stato detto, siamo pronti a sapere di più su chi sono questi altri Elohim

e come si inseriscono nella storia biblica.

C’è un gruppo affascinante di Elohim a cui la Bibbia dà molti titoli:

le “schiere del cielo”, “i figli di Dio” o anche “il consiglio divino”.

Gli Elohim sono esseri spirituali.

 

Secondo molti studiosi i primi ebrei non erano monoteisti, ma politeisti e veneravano un pantheon di divinità simile a quello di altre popolazioni del Medio Oriente come i Fenici e i Cananei, in cui Yahweh era il capo, come Zeus o Odino per Greci e Norreni. Di conseguenza Yahweh aveva anche una moglie di nome ASHERAH.

Solo in seguito gli Ebrei avrebbero adottato il monoteismo ed eliminato il culto degli altri dèi minori, tra cui Asherah.

Il suo nome è simile a quello della dea Astarte o Ishtar e potrebbe significare “Colei che cammina sui mari”.

 

 

 

Numero2952.

 

da  QUORA

 

A N C O R A     S U    C R E D E N T I    E    A T E I

 

Scrive Guido Capuani, corrispondente di QUORA.

 

Sono credente. Più precisamente mi considero un teista agnostico: credo che Dio esista, ma che non sia possibile conoscerlo per via esclusivamente razionale. Dio è al di fuori del campo di applicazione della scienza.

Nel confronto con gli atei, do più importanza all’agnosticismo che al teismo. Dopotutto, posso fornire prove razionali in favore dell’uno, ma non dell’altro. L’ateismo agnostico (“non credo che Dio esista, ma non posso dimostrare razionalmente che non esiste”) è una posizione assolutamente legittima, secondo me. Discutere con un ateo agnostico è per me spesso più proficuo che discutere con un teista, perché mi costringe a mettere in discussione i presupposti della mia fede. Essere agnostici non vuol dire essere irrazionali: significa piuttosto sapere che qualsiasi argomento razionale in favore o contro l’esistenza di Dio non è conclusivo. Per questo è sano esporre i propri argomenti soggettivi alla critica di chi la pensa diversamente.

Quello che faccio fatica a capire è l’ateismo gnostico: “Dio non esiste, io ne ho le prove”. Le dimostrazioni “razionali” della non esistenza di Dio non sono meno fallaci delle dimostrazioni di esistenza, e spesso sono più ingenue dal punto di vista filosofico (penso soprattutto alla propaganda del cosiddetto New Atheism). Per me non vale la pena discutere con un ateo gnostico: posso rispettare le sue argomentazioni, ma non me ne faccio nulla. Così come non mi faccio nulla delle argomentazioni di un teista gnostico.

Mentre scrivo, mi risuona in testa il versetto evangelico in cui Gesù invita a “sforzarsi di entrare per la porta stretta”: forse è un’interpretazione eterodossa, ma mi sembra che si possa intendere come un invito a non considerare mai conclusa la propria “lotta” con l’idea di Dio. Gli gnostici, teisti o atei, ritengono di aver risolto la questione in un senso o nell’altro (“sono entrato per la porta stretta” o “non esiste alcuna porta”). Gli agnostici, al contrario, ritengono che l’importante sia continuare a sforzarsi.

A quanto pare, l’ateismo fa crescere la barba.

Numero2949.

 

da  QUORA

 

Scrive un corrispondente di QUORA

 

Perché gli atei non credono che Dio esista?

 

In verità “la gente” crede che dio esista. Gli atei/agnostici come me sono solo il 15%.

La fede è quindi un sentimento diffuso seppur sbagliato e inconsistente. Ho già scritto mille volte delle contraddizioni della bibbia, dell’incoerenza dei principi religiosi, dell’impossibilità di stabilire quale sia la fede religiosa corretta, per non parlare della mostruosità dei campioni della fede… non ci torno sopra e rispondo al perché alcune persone non credono.

Chi non crede non lo fa per pigrizia o per fare come gli pare o per stuprare i bambini (a questo ci pensano altri). Sarebbe molto più comodo credere, soprattutto quando muore un genitore o un amico. Sarebbe comodo avere tutta una serie di regole morali già belle che pronte, e se fai una porcata con un pater ave gloria ti sei già perdonato. La moralità di un ateo è molto complessa perché esercita la propria libertà di giudizio e sceglie davvero, non per paura dell’inferno, quello che è bene.

Chi non crede lo fa perché comprende che il concetto di divinità è una bugia illogica e insensata. Dio è un racconto per bambini su cui gli adulti hanno costruito un potere immenso sugli altri uomini. E poi se uno non ci crede non ci crede, è inutile che ci guardiate come mostri, non ci crediamo. Siamo diversi? Si siamo una minoranza con un QI discretamente alto.

 

Scrive un altro corrispondente di QUORA, Nicolas Mattos

 

Ti parlo della mia esperienza personale.

Io ero religioso. Ma proprio un casino. La mia massima aspirazione a 7 anni era diventare papa. Si, mentre gli altri bambini volevano fare il calciatore io volevo diventare il pontefice. Ero uno di quelli che passava davanti alle chiese e si faceva il segno della croce così come pregavo inginocchiato al mio letto ogni mattina ed ogni sera.

A catechismo, il prete della mia parrocchia vista la mia devozione parlò con i miei genitori per far presente loro che una carriera ecclesiastica per me sarebbe stata non solo possibile, ma anche consigliabile!

Ero, insomma, una persona molto religiosa.

Alla fine della mia comunione, a tutti i bambini del mio corso di catechesi venne regalato un libro: la “Bibbia dei bambini” e di questo dono fui molto grato. Era un libricino giallo, abbastanza grosso e colorato dentro, e conteneva una versione edulcorata sia dell’antico testamento sia del nuovo. Purtroppo non ricordo su quale Vangelo si basasse il nuovo. Quel libro non lo lessi in quei giorni.

Passano gli anni. Io cresco e comincio ad pensare al mio futuro.

Avevo più o meno 11 o 12 anni ed iniziavo a creare i miei primi videogiochi su RPG Maker e simili. Mi si aprì un mondo di logica davanti in cui ad ogni azione corrisponde una reazione, un mondo in cui C ha come requisiti A e B. Imparare per la prima volta a programmare è un trauma per chiunque anche su Python, ed anche lì logica a manetta. Non succede B se prima non si verifica A. Da Pontefice ero passato a Programmatore.

Poi ritrovai quel libro. Ed ovviamente lo lessi.

Rimasi traumatizzato dalla quantità di decisioni illogiche fatte da Dio nel corso dell’antico testamento. Decisioni che secondo me non avevano senso e logica. Ne parlai con il mio parroco e lui mi disse che “Dio agisce per vie misteriose” e che “Dio ha sempre un disegno per tutto e non pensa come noi”.

Dio però ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, non dovremmo quindi essere in grado di fare gli stessi suoi ragionamenti?

Ricordo un momento molto specifico, in cui pensai “Dio non può essere così cattivo”. Pensiero SUBITO auto-censurato dalla mia mente.

Per pura curiosità quindi, cominciai ad analizzare criticamente l’operato di Dio, smettendo quindi di “fidarmi” del  giudizio della chiesa e della gente. Rimasi meravigliato dalla quantità di gente uccisa dalle sue azioni durante l’antico testamento quando esistevano infinite alternative atte a “salvare” i suoi figli. Le le sue continue richieste barbare come “sacrifica tuo figlio” erano semplicemente troppo assurde per avere dei motivi logici in grado di giustificare queste decisioni.

Subito dopo abbiamo Gesù Cristo, che si palesa come figlio di Dio e allo stesso tempo Dio. Dio stesso cambia personalità e da “ammazza tuo figlio per me” diventa “va beh sta volta il figlio lo ammazzo io”. Almeno non uccide tutti i primogeniti questa volta…

Subito dopo la morte di Gesù, Dio sparisce dalla circolazione, quasi come nella canzone “La Paranza”. Vedo il cielo e non ci trovo più Dio perché manca qualsiasi segno della sua esistenza. E non mi vengano a parlare di miracoli perché credo più ad una anomalia scientifica o al fatto che qualcuno vinca la lotteria Divina, perché per ogni buon cristiano che guarisce miracolosamente dal cancro (che attenzione, succede in natura che il cancro regredisca da solo, raramente ma succede), MILIONI muoiono pregando.

La gente MUORE pregando nelle chiese in certi paesi. Bambini africani MUOIONO DI FAME e la soluzione di Dio è contare sulla (poca) generosità del mondo nel donare soldi ai più poveri per giunta spesso di altre religioni (ah, forse per questo Dio le ignora?).

Da quando DIO ha bisogno dell’essere umano per risolvere i problemi?

Questo fottuto pianeta è un posto di merda in cui vivere e Dio non fa ASSOLUTAMENTE UN CAZZO. Il nostro Padre che così tanto ci ama non si fa vedere da duemila anni. Duemila cazzo di anni!

E non mi si venga a raccontare la storia del libero arbitrio perché è una puttanata colossale.

  • Se il libero arbitrio esiste, Dio presentandosi non influenzerebbe nessuno, avremmo tutti la possibilità di capire che lui c’è e potremmo davvero credere in lui, senza fidarci di un libro scritto da persone interamente per sentito dire.
  • Se il libero arbitrio non esiste, tutto questo non ha importanza. Veniamo creati già destinati al paradiso o all’inferno e non abbiamo margine di manovra. In poche parole o Dio ci ama o ci odia e questo già dal momento del nostro concepimento.
  • In ogni caso, l’onnipotenza e l’onniveggenza di Dio fotte tutto perché lui sa già cosa faremo e cosa penseremo ancora prima di farlo e di pensarlo. In poche parole sa già prima della nostra nascita come vivremo e come moriremo, e se andremo in paradiso o in inferno.

Per poi arrivare al fatto che il cristianesimo sia l’unica vera religione. Davvero siamo così arroganti? Vuol dire che altre 8 miliardi di persone si stanno sbagliando…

Se fossero gli ebrei ad avere ragione? Se fossero gli induisti? Se fossero gli islamici?

Qualcuno qui sta sbagliando, e considerando la quantità incredibile di religioni nel mondo, ANCHE quelle estinte perché non più praticate, quante possibilità abbiamo di vincere la lotteria delle religioni?

Ti immagini la scena? Muori e sali al cielo, attorno a te nuvole ed isole galleggianti. Ad un tratto noto che c’è un tizio alto 6 metri che ti guarda incazzato. Lui è Zeus e ti dice “hai sbagliato religione stronzo!” e ti fulmina. A dire il vero, fulmina chiunque da duemila anni a questa parte.

Insomma, per farla breve, io non sono diventato ateo per via della sofferenza. La sofferenza fa parte della vita. Ogni cosa su questo pianeta è sofferenza. La fame è sofferenza. La sete lo è. Il sonno, il desiderio sessuale, tutto! Tutto è sofferenza altrimenti non ne avremo bisogno.

Il problema è che la sofferenza nella Bibbia è assolutamente immotivata ed inutile. E quando realizzi ciò diventa tutto pericoloso, perché cominci a farti domande sulla coerenza di tutta la baracca teologica, e questo tipo di costituzioni mentali tendono a collassare appena metti alla prova una qualsiasi colonna portante…

Invidio i credenti, almeno loro hanno qualcosa per cui credere in un domani migliore.

Io neanche facendo finta ci credo…

 

Numero2938.

 

A T E I    E    R E L I G I O N I

 

Gli atei pensano che la dottrina teologica

e la religione siano artefatti umani, ossia,

risultati di leggende ed opere letterarie UMANE.

Pertanto, non vi attribuiscono alcun valore

di “comandamento divino”, ma soltanto

di “legge umana scritta per un certo luogo e tempo”.

Essa, però, è stata ed è strumentalizzata

per scopi nient’ affatto “divini”,

ma solo per detenere e gestire poteri terreni.

Numero2914.

 

da QUORA

scrive Paolo Lo Re, corrispondente di QUORA

 

 

Cosa diresti a qualcuno per convincerlo a credere in Dio?

 

 

Anche se argomentati con garbo e capacità espositiva, questi sono gli argomenti del “disegno intelligente”, contro cui valgono tutte le risposte date con intelligenza da Richard Dawkins in The god delusion (La delusione di Dio) o in The blind watchmaker (L’orologiaio cieco).

Con meno capacità e brillantezza espositiva, e con argomentazioni più rozze ma fondamentalmente analoghe, è espresso da ogni testimone di Geova che bussa alla porta di qualcuno.

Si chiama principio antropico.

Noi esistiamo perché l’Universo è fatto in modo da permettere la nostra esistenza. Questo è sicuro. Se alcune costanti fisiche fossero diverse, tutto l’Universo sarebbe diverso, e non sarebbe possibile la vita nella forma che conosciamo.

Ma da questo, alle idee che l’Universo sia così perché realizzato da qualcuno in base a un progetto specifico, e che questo progetto contempli la (o addirittura sia centrato sulla) nostra esistenza, è un passo molto lungo.

E’ parecchio più realistico (e onesto!) dire che l’Universo è fatto come è fatto, e perché è fatto così non si sa.

E che, per come è fatto l’Universo, è tecnicamente possibile lo sviluppo della vita come la conosciamo.

E che, seppure con probabilità bassissime, la vita come la conosciamo può evolvere verso lo sviluppo di intelligenza ed autocoscienza.

E che anche un evento a probabilità bassissime si verifica, se c’è un numero sufficiente di tentativi.

Osservo che la probabilità di centrare un 6 al superenalotto è all’incirca una su 600 milioni, eppure c’è regolarmente chi vince. E’ bassa e trascurabile la probabilità che una specifica persona vinca ma, dato il numero di tentativi (schedine giocate) è quasi certo che qualcuno vincerà.

Allo stesso modo era a priori particolarmente bassa la probabilità che si sviluppasse vita intelligente sulla sola base di reazioni chimiche naturali proprio sul terzo pianeta proprio della nostra stella ma, considerato l’immane numero di galassie, stelle e pianeti, era quasi certo che da qualche parte sarebbe potuto succedere.

Non si vede la necessità di introdurre una variabile indipendente come una causa prima non creata. Anzi, i principi di economia in logica come l’Ockham razor (rasoio di Ockham) raccomandano di NON farlo.

E l’argomento di trovare per “il tutto” una “causa prima” si scontra con la ovvia necessità di giustificare l’esistenza della “causa prima”. La risposta standard che la necessità di una causa prima non si applica alla causa prima stessa è una discreta arrampicata sugli specchi.

Equivale a dire: “Applichiamo la logica: l’Universo esiste, e sappiamo che tutto ha un inizio, quindi qualcuno lo ha creato, secondo logica deve aver avuto un inizio. Ma questo qualcuno da dove è venuto fuori? No, su questo non si applica più la logica. Questo qualcuno c’è sempre stato, non ha un inizio.”.

Possibile che chi ricorre all’argomento della creazione non veda la contraddizione? Si usa la logica solo quando sembra serva al proprio scopo e, quando genera una contraddizione, invece di ammettere l’errore intrinseco dell’argomento la si abbandona?

Quanto ai miracoli, se confrontiamo i dati rilasciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla percentuale di casi di remissione spontanea di malattie (sul totale dei casi di malattia) con i dati ufficiali su numero e qualità di miracoli definiti tali dalla chiesa e avvenuti a Lourdes, in confronto al numero di pellegrini, se ne deduce semmai che, se si ha un cancro, si ha più probabilità di guarire se si resta a casa e non ci si cura, che se si va a Lourdes e si prega tanto tanto.

Spiacente, ma non credo che esistano argomenti che possano convincere dell’esistenza di dio un ateo che sappia ragionare…

Numero2912.

 

C R E D O    I N    D I O ?         OVVERO  IL  DUBBIO  CATEGORICO

 

Ovviamente, ognuno è libero di credere quel che gli pare, ma lo riservi alla sua sfera individuale senza pretese di possedere e di dover insegnare qualcosa di universale e di assoluto: lo smentisce qualsiasi osservazione quotidiana del reale e delle persone intorno a noi, raccontando e mostrando sempre tutt’altro da quanto atteso e voluto per fede, autoconvincimento, idealismo, bisogno di sicurezze, paura della morte ed altre pulsioni terra-terra che si pretendono trascendentali. Perché, si sa, ci vengono molto meglio, più comode e più piacevoli le illusioni.

Quello che non sappiamo è assai più di quello che crediamo di sapere.
La scienza naturale è lo strumento migliore di cui disponiamo per illuminare l’universo intorno a noi, ma sarebbe assai arrischiato costruire su di essa una “metafisica”: non possiede certezze assolute ed è in un processo di continua evoluzione.
Non esistono prove schiaccianti per non credere, come non ne esistono per credere.
Per decidere, ognuno deve consultare il suo cuore e mettere in gioco la sua libertà.

Lascio certamente il giusto spazio al libero esercizio intellettuale e alla immaginazione di chi dissente da me.

Seppur le considerazioni scientifiche, ed in particolare quelle socio-antropologiche moderne, debbano necessariamente essere il fondamento per ogni pensiero e giudizio razionale in merito al presente quesito, realizzo, tuttavia, che un certo grado di “trascendentale” possa verosimilmente permeare la nostra vita, eludendo funzioni reali come la ragione.

Rimango diffidente di santoni, predicatori o pensatori/pifferai magici di qualsiasi sorta, come anche delle forme più diffuse ed organizzate di culto, orbitanti attorno ad ogni assetto arbitrario di elementi sacri, salvifici ed imperativi. Ma, per onestà intellettuale, non mi sento di condannare  il “credere” in qualcosa di più grande e di metafisico, così come riconosco giustificata la necessità di “umanizzarlo” e renderlo compatibile con la propria cultura e accettabile per il proprio cuore.

Non tutti, però, hanno l’acume o la forza interiore di accettare l'”incertezza” con vera serenità, sia essa fideistica oppure atea. Coltivare una fede è già, di per sé, padroneggiare una certezza. Scade  quasi a istanza secondaria, ma non è meno importante, il particolare che essa sia fondata o meno.

Io ho imparato a farlo proprio dalla mia vita: vivo nella “fede del dubbio”, senza certezza alcuna che non sia la morte, ne ho fatto un oracolo di coscienza e un blasone di obiettività mentale e comportamentale e mi ci trovo bene.

Non “credere”, ma “dubitare” è il paradigma di ogni mio passo nel cammino dell’esistenza e, tuttavia, ho passato il mio tempo alle prese con il feroce e martellante assillo del problem solving (metodo per risolvere i problemi), che è per me, in definitiva, il vero e giusto modo di saper vivere. Parodiando Renè Descartes (Cartesio), grande uomo di scienza e filosofo della prima metà del XVII secolo, invece che “Cogito, ergo sum” (Penso, dunque esisto), dico semplicemente: “Dubito, ergo sum” (Dubito, quindi esisto).

Modestamente e umilmente, considero le “certezze” ( non dico solo quelle della fede) un lusso intellettuale che non mi appartiene e che non ho mai preso in considerazione, ancor più quando e perché esse sono dogmatiche, apodittiche, indimostrabili e indimostrate. Esse sono persino un approccio fasullo, una distorsione della realtà ed un allontanamento da essa che inducono a inquadrare l’esistente entro schemi preconfezionati, entro scatole chiuse dove il diverso della natura, l’inatteso della morale, il nuovo del sociale, il razionale del contraddittorio speculativo non trovano mai ospitalità.

Sono un “comodo” rifugio preservativo e consolatorio ed affrancano apparentemente da ogni rischio ed azzardo: sono una specie di salvifica “assicurazione sulla vita”, risarcitoria a beneficio indeterminato, illusorio e tranquillizzante antidoto contro le sorprese squilibranti delle vicende umane.
E queste sono un pericoloso, ma meraviglioso “divenire” in costante aggiornamento.

Oggi semplificherei col dire: “sono agnostico”. Forse in fondo, oltre i miei filtri critici, spero davvero che ci sia “qualcosa” di più grande e vivo, di conseguenza, in pace con me stesso, se non altro perché non vorrei che la vita fosse priva di un significato, se non di un sogno. Se ce n’è uno anche per me, non sia il delirio reazionario di chi ha gli occhi per contemplare la propria natura e la coscienza di non accettarla coerentemente.

E questo é, forse, un modo saggio di vedere la vita. Ma ho, come sempre, i miei dubbi: sono ancora  e tuttora un apprendista degli imperscrutabili algoritmi di questo stupendo viaggio che è la mia esistenza. E di questo itinerario, il percorso è non meno importante e affascinante della sua destinazione e della sua meta che rimane, per quanto certa, sconosciuta e misteriosa.

 

O sol che sani ogne vista turbata,

tu mi contenti sì quando tu solvi,

che, non men che saver, dubbiar m’aggrata.

 

O sole (riferito a Virgilio), che rendi chiara ogni vista disturbata,

tu mi soddisfi tanto quando risolvi (i dubbi)

che dubitare mi piace non meno che sapere.

 

Dante, Inferno canto XI, vv 91-93